A scuola di fotografia con Annie Leibovitz - Tecnica Fotografica

A scuola di fotografia con Annie Leibovitz

Oggi ti racconterò la storia di una delle ritrattiste americane più celebri e ricercate del pianeta: Anna-Lou Leibovitz.

Dalla sua storia — straordinaria come tutte, o quasi, le storie dei grandi artisti — e dalla sua opera proverò a trarre alcuni insegnamenti che potranno essere utili a illuminare anche il tuo personale percorso di formazione nell’arte fotografica.

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L’IMPORTANZA DI TROVARSI NEL POSTO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO

Anna-Lou Leibovitz nasce nel Connecticut nel 1940 in una famiglia di origini ebree.

Sua madre è una ballerina, mentre suo padre un ufficiale della marina militare. Il lavoro del padre le consente di girare il mondo fin da piccola e, all’età di 19 anni, in Giappone, acquista la sua prima macchina fotografica: una Minolta SR-T101, con cui scatta le prime fotografie sul Monte Fuji (la prima macchina fotografica non si scorda mai!).

A questo punto — siamo nel 1970 — interviene il destino (o il caso, se preferisci): sulla scrivania della nota rivista Rolling Stone, compare una sua fotografia scattata durante la manifestazione contro la guerra in Vietnam a San Francisco.

La foto, non solo viene pubblicata, ma diventa la copertina di un numero della rivista.

È da qui che comincia la fulminea carriera di Annie Leibovitz: la sua collaborazione con Rolling Stone la porterà a scattare foto ormai diventate delle icone, come ad esempio quelle parte di un memorabile reportage su Yoko Ono e John Lennon.

Diventa, tra l’altro, manco a dirlo, anche la fotografa ufficiale dei Rolling Stone (la band).

Ebbene, quale indicazione si può trarre dagli esordi della Leibovitz? Innanzitutto, se ci rifletti, non è possibile che la fotografia sulla scrivania della nota rivista si sia materializzata da sé. Evidentemente qualcuno deve avercela messa.

Da questa lapalissiana considerazione, si può trarre una sola conclusione.

Finché scatterai le tue foto e le terrai chiuse nel cassetto della tua scrivania o, meglio, nelle cartelle del tuo hard-disk, nessuno potrà vederle e, di conseguenza, nessuno potrà pubblicarle sulla copertina di qualsivoglia rivista.

Quindi, se desideri diventare un professionista (possibilmente di successo) e se è vero che ci vuole fortuna nella vita, è anche vero che la fortuna va in qualche modo aiutata.

Non esitare, dunque: fai circolare le tue foto senza timori o remore e, se riesci, cerca di farle arrivare sulle scrivanie giuste con tutti i mezzi leciti.

Oggi sembra tutto più facile, grazie anche al ruolo ormai capillare che giocano i social network. Ma fai attenzione!

Proprio perché questi mezzi sono alla portata di tutti, è molto più difficile riuscire ad emergere nel mare magnum di immagini di ogni tipo pubblicate a ritmi incessanti.

Non dimenticare mai che, salvo rare eccezioni (di cui non starò qui a disquisire), nella vita professionale di ogni fotografo che si rispetti non ci sono trucchi e non ci sono inganni: la prima regola per emergere è la qualità del tuo lavoro, la dedizione con cui operi e, solo alla fine, quel pizzico di fortuna in più che non guasta mai. Dunque, mettiti al lavoro!

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COME SCATTARE RITRATTI CONVINCENTI

(Ossia, come fotografare l’anima delle persone)

Si racconta che alcuni popoli indigeni dell’Africa siano letteralmente ostili alla macchina fotografica e che si rifiutino categoricamente di essere fotografati, perché temono che chi cattura l’immagine di un uomo, ne catturi anche l’anima.

Se ci pensi bene, in fondo non hanno poi così torto.

Senza andare troppo lontano, prova a pensare a quanto potere ha un’immagine nella nostra società.

Nonostante tutto, le immagini e in particolare i ritratti sono ancora i veicoli privilegiati di tutta una serie di contenuti più o meno importanti (vedi la pubblicità, in cui l’immagine è ancora il mezzo di comunicazione più potente) e, non da meno, riescono a smuovere pensieri, emozioni profonde e desideri in chi le osserva.

È naturale, però, che non sia proprio da tutti scattare immagini che in qualche modo possano rispecchiare non solo quello che si vede, ma anche quello che non si vede di una persona, cioè la sua anima, qualunque cosa si intenda con questa parola.

Per questo, spesso, come avrai notato, molte persone manifestano pudore ad essere fotografate e, quando si rivedono nelle immagini scattate, stentano a riconoscersi e dicono:

“no, questo non sono io, non sono venuto affatto bene”

E nella maggior parte dei casi, questa reazione non è dovuta a errori fotografici veri e propri, come ad esempio gli occhi rossi, una deformazione ottica non voluta dovuta al cattivo uso dell’obiettivo o una messa a fuoco sbagliata: è che proprio non ci si riconosce.

Se quello che ho detto finora è vero, allora si capisce perché una ritrattista come Annie Leibovitz sia così ricercata.

Pare che vi siano personaggi del cinema e dello spettacolo che non vogliano farsi fotografare da nessun altro, se non da lei.

Se dovessi attribuire un solo aggettivo ai ritratti delle star di tutto il mondo scattati dalla Leibovitz, il primo che mi viene in mente è: convincenti.

Mi spiego meglio.

Tutti noi ci saremo cimentati almeno una volta nella vita nel tentativo di ritrarre qualcuno. In genere, si comincia con parenti, amici, fidanzate e fidanzati…

Ebbene, quando poi rivediamo le immagini che abbiamo prodotto, solo di alcune riusciamo a dire:

“ecco, questa è quella giusta. In questa foto sei proprio tu!”

Cosa significa quel “sei proprio tu” della foto più riuscita?

Anche nelle altre foto il soggetto è sempre se stesso, ma perché il nostro amico/parente/amore in quella foto è più se stesso che nelle altre?

Probabilmente perché siamo riusciti a cogliere (più o meno casualmente e più o meno consapevolmente) qualcosa in più dell’aspetto esteriore del nostro modello, siamo andati oltre, abbiamo afferrato l’attimo fuggente in cui la sua anima si è rivelata, anche solo per un istante, attraverso un gesto, un’espressione, un impercettibile abbandono.

La fotografia prescelta è, dunque, in una parola, convincente e ci fa esclamare: “è proprio così!”

Ecco. Questo è quello che Annie Leibovitz è capace di fare (e lei ci riesce sempre), con chiunque sia di fronte alla sua macchina fotografica.

Ma come fa Annie Leibovitz a scattare fotografie così convincenti?

Qualche indizio lo dà lei stessa, quando afferma:

“Quando dico che voglio fotografare qualcuno, significa, in realtà, che vorrei conoscere qualcuno, consultarne la personalità. Per realizzare il miglior scatto possibile devo calarmi nel contesto, nella situazione. La fotografia perfetta immortala ciò che ti circonda, un mondo di cui divieni parte”

Ebbene sì, per scattare un ritratto memorabile devi diventare un po’ psicologo, un po’ investigatore, un po’ poeta (che non guasta mai).

Devi cioè cercare di conoscere quanto più possibile colui che hai di fronte, entrare in sintonia con lui, immedesimarti perfino.

Cercare il giusto feeling è indispensabile per creare le giuste condizioni affinché colui che fotograferemo si senta a suo agio davanti alla nostra macchina fotografica e lasci affiorare un po’ della sua anima o, come si dice spesso in questi casi, si metta a nudo.

Poi, devi essere anche in grado di sentirti parte del contesto, dello spazio e del tempo di chi fotograferai: devi entrare a far parte della sua vita, insomma.

Difficile? Forse sì, ma se il risultato è quello che vediamo nei ritratti della Leibovitz, vale proprio la pena provare.

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OGNI PERSONA È UN MONDO DA STUDIARE NEI PIÙ PICCOLI DETTAGLI

Quando Annie Leibovitz affronta un lavoro, lo fa preparandosi fin nei minimi particolari.

Questo, del resto, è molto spesso ciò che fa la differenza tra una professionista e un dilettante.

Lei stessa ha affermato che, quando ha dovuto fotografare Carla Bruni, ha compiuto una serie di complesse ricerche preliminari, cercando di acquisire familiarità con l’ambiente (nientemeno che l’Eliseo, in quel caso) e perfino con coloro che ci avevano vissuto prima di lei.

Prima di incontrarla ha, inoltre, ascoltato le sue canzoni e guardato tutte le fotografie che è riuscita a reperire in cui la Bruni era stata ritratta.

Se, dunque, ti troverai a dover realizzare dei ritratti, non dimenticare mai questo insegnamento: più costruirai l’immagine attraverso la dettagliata conoscenza della location (e dei punti di vista su di essa), attraverso la conoscenza del soggetto e delle sue varie sfaccettature, più sarai pronto a coglierne gli aspetti peculiari e a realizzare una fotografia ben fatta ed efficace.

Per esercitarti, come consiglia la Leibovitz ai giovani fotografi in erba, puoi cominciare anche dai luoghi e dalle persone che conosci già:

“Cominciate con i vostri amici e la vostra famiglia, con le persone disposte a lasciarsi fotografare da voi. Scoprite che cosa significa immergersi in questo lavoro ed entrare in intimità con il soggetto”

Solo dopo, in seconda battuta, potrai confrontare questa esperienza con quella di fotografare gli sconosciuti e valutarne le differenze.

Ti troverai spesso a dover superare diffidenze, resistenze, pudori… Tutti stati d’animo che un bravo fotografo ritrattista conosce bene e che saprà governare.

La fotografia, come avrai capito, è un lungo, paziente lavoro di ricerca e sperimentazione se si vuole sperare di raggiungere uno stile personale e particolarmente comunicativo.

Non bisogna mai scoraggiarsi, però, anche se come sostiene la stessa Leibovitz:

“Ci sono casi in cui ottenere ciò che si vuole è davvero impossibile. A volte ho l’impressione di raggiungere a malapena il dieci per cento di ciò che desidero”

Ricorda sempre che la fotografia è un mezzo per sua natura limitato e che, per quanto ne controlliamo gli aspetti tecnici nei minimi dettagli, non sempre riusciamo a piegarla al nostro volere e a riprodurre quello che vediamo nella realtà.

È senz’altro importante non smettere di esercitarsi, continuare a provare, a scattare, a valutare la migliore combinazione di parametri tecnici che possano rendere il tuo scatto migliore, ma ciò non garantisce sempre una riuscita sicura.

I professionisti lo sanno bene e sanno soprattutto quanto la frustrazione che ne deriva possa essere pericolosa per la nostra motivazione a continuare.

Per questo, suggeriscono di maturare il giusto distacco nei confronti della fotografia stessa e di raggiungere un sano equilibrio tra ciò che vorremmo e ciò che i mezzi di cui disponiamo possono realmente offrirci.

Oggi, grazie alla possibilità di intervenire a posteriori con il foto ritocco, forse avrai la sensazione che sia tutto più semplice e che si possa rimediare a tutti gli eventuali errori.

Ma anche qui devo metterti in guardia: non è mai consigliabile demandare troppo alla post produzione se non vuoi rischiare di strafare e di ottenere risultati artificiosi.

Mai come in questo caso vale la regola del giusto equilibrio.

Cerca sempre di scattare una fotografia buona in partenza senza pensare troppo a come salvarla grazie ai mille stratagemmi di Photoshop.

Ecco, a proposito, un altro esercizio per te: scatta come se Photoshop non esistesse. Ti stupirai di quante potenzialità ha la tua macchina fotografica!

APPENDICE. UNA FRASE ANCORA

Bene. Siamo giunti alla fine di questa piccola esplorazione nel mondo pieno di fascino e di glamour (fosse anche solo per i bellissimi scatti pubblicati su Vogue e Vanity Fair) di Annie Leiboviz.

Ti lascio con un’ultima considerazione della stessa Leiboviz che mi sembra degna di nota e che può offrirti un ulteriore spunto di riflessione su quanto detto, oltre a farti conoscere meglio il pensiero di questa grandissima protagonista della fotografia contemporanea:

“Ben presto ho imparato che un’immagine all’apparenza insignificante può divenire piena di significato ed è un aspetto della fotografia che ho sempre adorato. Non mi stanco mai di guardare: ovunque volga lo sguardo, vedo istanti da incorniciare. Le foto di famiglia o gli incarichi di lavoro non fanno differenza per me. Non ho due vite, la mia vita è una sola”

È soltanto una suggestione, ma sono certo che, se letta con la dovuta attenzione, può indurti a riflettere a fondo e a trovare spunti utili per la tua crescita artistica.

Nella vita di molti grandi fotografi c’è una sorta di fame di immagini, c’è la tendenza un po’ ossessiva a voler catturare tutto il visibile.

Forse ti sarà capitato qualche volta di essere uscito di casa senza macchina fotografica e, all’improvviso, di aver visto qualcosa di sorprendente e di rammaricarti per l’occasione persa.

Ecco, ci sono fotografi, come la Leibovitz, a cui questa cosa capita continuamente, di fronte a quasi tutto il visibile.

Naturalmente, non è necessario arrivare a questi eccessi. Ti basti sapere che potenzialmente non vi è nulla, nella realtà, che non sia degno di essere fotografato.

Tutto dipenderà dalla tua capacità di osservare il mondo senza pregiudizi e dalla tua capacità di cogliere la bellezza nascosta nelle piccole cose: dal tuo punto di vista sul mondo, insomma.

Dunque, cosa aspetti? Vai e fotografa

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di condividere questo articolo sul tuo social network preferito!


Alessio

Blogger, Autore, Fotografo ed Imprenditore Online, Questo è il mio progetto più importante. Guarda le mie foto su 500px o SmugMug.

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