Robert Capa: scopri il suo talento - Tecnica Fotografica

Robert Capa: scopri il suo talento

Robert Capa è fondamentale. E se non lo conosci ora puoi recuperare l’occasione. L’arte fotografica, è la sola che — nel tempo di uno scatto — cattura, cristallizzando, un frammento di realtà destinato, forse, a divenire storia.

Quello che la macchina fotografica restituisce è un disegno di luci ed ombre che, a partire dal tempo presente, raggiunge la dimensione eterna — magicamente — fermando le lancette dell’orologio.

Hic et nunc, letteralmente qui ed ora: l’espressione latina sintetizza in modo eccellente il miracolo che la fotografia compie, nelle due dimensioni dello spazio e del tempo, immagine dopo immagine.

La fotografia, coi suoi scatti di una serie infinita di colori vividi e sfumature accennate, è stata la testimone silenziosa degli anni che si sono susseguiti a partire dalla prima immagine catturata in Francia durante l’estate del 1826, prendendo ispirazione da quel tutto onnipresente che (chissà perché) rapisce, in un tempo senza tempo, l’attenzione di colui che ne è l’esecutore: il fotografo.

  • La fotografia “Ragazza Afgana” di Steve Mc Curry, copertina del National Geographic Magazine nel giugno 1985.
  • Gli scatti di denuncia di Sebastião Salgado, quelli “”glam”” di Mario Testino,
  • i paesaggi in bianco e nero di Michael Kenna, le trasgressive immagini pubblicitarie di Oliviero Toscani, i teneri ritratti di Anne Geddes, le curiose nature morte di Timothy Hogan, gli imponenti luoghi sacri di Kenro Izu.

Questo è quanto ci offre la fotografia contemporanea, grazie a coloro che sono considerati i suoi rappresentanti viventi più illustri.

Volgendo però, lo sguardo indietro nel tempo, non posso non fare un nome: Rober Capa.

IL PODCAST SU ROBERT CAPA FOTOGRAFO

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

Robert Capa

Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative CommonsAttribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale

Robert Capa — L’uomo

Robert non è il suo nome e Capa non è il cognome di suo padre.

Si chiama Endre Ernő Friedmann e nasce a Budapest nel 1913.

Negli anni trenta frequenta l’università di Berlino, città che deve presto abbandonare a causa delle persecuzioni naziste contro il popolo ebraico di cui fa parte.

Trova rifugio in Francia, a Parigi ed è qui che, con lo pseudonimo di Robert Capa, inizia a catturare immagini, in un susseguirsi di scatti che racconteranno, a noi posteri, la storia di quei terribili anni di guerra.

E’, infatti, quello della guerra il leit motiv dell’ispirazione di Capa che, a tutt’oggi, è considerato senza tema di smentita alcuna, il più famoso fotografo-documentarista di guerra mai nato.

5 i conflitti ricostruiti grazie alle immagini di Capa:

  • la guerra civile di Spagna (1936–1939),
  • il secondo conflitto sino-giapponese (1938),
  • la seconda guerra mondiale (1941–1945),
  • la guerra tra arabi ed israeliani (1948),
  • la prima guerra in Indocina (1954).

20 anni di storia dell’umanità intera in una serie infinita di scatti di un uomo solo.

Gli interessi dell’artista vanno anche oltre, raggiungendo il grande schermo alla fine degli anni trenta quando lo troviamo a girare alcune scene di “Spagna 36” di Jean Paul Le Chanois.

Pare, la leggenda narra, che ebbe una love story con la bellissima Ingrid Bergman quale passepartout per effettuare alcuni preziosissimi scatti durante le riprese di “Notorius”, uno dei capolavori di Alfred Hitchcock datato 1946.

E’ in quegli stessi anni che Capa in società con David Seymour, Henri Cartier-Bresson, William Vandivert e Gergeos Rodger fonda una agenzia di fotografia, la “Magnum Photos”.

Ed uno scatto lo tradì: trova la morte cadendo su di una mina nel 1954 in Vietnam.

Rara selezione di negativi di Robert Capa | Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative CommonsAttribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale

ROBERT CAPA FOTOGRAFO

“L’importante è stare dentro le cose”

In questa frase, tra l’altro molto simile ad una citazione che si trova nel film I sogni segreti di Walter Mitty” (che ti consiglio assolutamente di guardare), Capa racchiude l’intero segreto della sua arte che completa con:

“Se le tue foto non erano buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino”.

Frasi dalle quali è facile percepire il senso assoluto del lavoro di Capa che si “immergeva empaticamente” tra, con e nei soggetti dei suoi scatti, fino a divenirne un tutt’uno, la cui unica essenza era destinata ad essere immortalata per sempre, cristallizzata in uno scatto.

L’artista Capa e l’uomo Robert erano la stessa cosa, esattamente come la vita del fotografo e le sue immagini; nessuna soluzione di continuità, nessuna distonia.

Robert Capa era anticonformista, trasgressivo, spericolato, sprezzante del pericolo ed incurante del rischio.

Questa sua natura lo rese protagonista di tante storie personali decisamente fuori dalle righe, potenziali straordinari soggetti di inusuali scatti, non suoi, però.

Lui rimase, infatti, sempre fedele, almeno nell’arte, ai temi del dramma, della tragedia, della sofferenza, del caos.

In buona sostanza, Capa ha avuto la capacità di sostituirsi agli occhi degli spettatori, donando loro la possibilità di vivere un’esperienza quasi surreale, come se stessero vivendo l’evento e non stessero solo guardandolo attraverso una foto.

In circa quarant’anni, questo artista con i suoi scatti ha raccontato ben 5 guerre, consentendoci di conoscere realtà lontane e perlopiù ignote.

Ricordato per essere stato l’unico civile ad avere avuto l’opportunità i arrivare in Normandia e per essere caduto in Vietnam, Capa nel corso della sua carriera ha messo a segno una lunga serie di successi.

Il suo desiderio era quello di permettere agli spettatori di guardare il mondo da vicino ed è riuscito a metterlo in pratica attraverso i suoi scatti agili, veloci, immediati e quanto mai immersi nell’evento.

Per Capa il confine tra la realtà e la simbologia aveva un confine labile e, per tale ragione, cercava sempre di andare al di là di ciò che vedeva, tentando di cogliere l’essenza, il messaggio profondo di ogni situazione.

Non solo giornalismo, dunque, ma una vera e propria forma d’arte capace di incantare, sorprendere ed emozionare.

Per questo motivo, le fotografie di Capa rifuggono da ogni genere di inquadramento di carattere estetico.

I suoi scatti non sono belli, sono veri. Leggerli utilizzando questa chiave interpretativa significa riuscire a cogliere il vero messaggio dell’artista.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo.

Refugiados andando na praia. Campo de internação francês para exilados republicanos, Le Barcarès, França. Março de 1939.

La leggenda di Robert Capa

Una cosa è certa: quando si parla di Robert Capa non si fa riferimento ad un fotografo come tutti gli altri ma ad una vera e propria leggenda.

Tutti i suo scatti, infatti, sono entrati di diritto nel patrimonio collettivo.

Quell’artista così bizzarro, immortalato sempre con la sigaretta in bocca e con la sua macchina fotografica rigorosamente al collo, sempre perso nei suoi pensieri, nel corso del tempo è diventato una vera e propria icona che, generazione dopo generazione, non ha perso il suo carisma ma, al contrario, è riuscita a diventare un punto di riferimento non solo per gli aspiranti fotografi ma per tutti gli artisti in generale.

Capa con le sue fotografie ha fornito numerosi spunti di riflessione, tanto da diventare un vero e proprio maestro a cui ispirarsi. Capa non era solo un reporter, era un testimone.

E in un mondo in cui la fotografia si è trasformata in un’azione quotidiana e nel quale tutti possono diventare reporter per un giorno, si tratta di una differenza abissale di cui tenere conto.

Le immagini di Robert Capa nel tempo sono rimaste immutate. La sua volontà di raccontare la verità, al contrario di quanto era solita fare la borghesia dell’epoca ha un che di eroico.

Questo suo atteggiamento tutt’oggi risulta essere degno di nota e si diversifica dalla moltitudine di scatti artificiosi e finalizzati solo ed esclusivamente a fornire un’interpretazione parziale della realtà.

Il foto-giornalismo attuale, dunque, seppure ispirato allo stile di Capa, in alcuni casi nulla ha a che vedere con il suo stile diretto ed immersivo.

US generals Theodore Roosevelt Jr., Terry Allen and George Patton. Patton lead the US Army to it’s first victory against German forces at El Guettar

L’eterno conflitto tra presente e passato

Chi ha intenzione oggi di seguire gli insegnamenti di Robert Capa lo fa principalmente per l’anelito di soddisfare una personale aspirazione piuttosto che per mettersi al servizio della collettività.

Capa era innamorato del brivido, del rischio, delle esperienze intense, al limite del possibile.

Oggi, quel rischio si è trasformato in una miriade di scatti in alcuni casi sempre troppo uguali a sé stessi e comunque raramente intrisi di personalità.

Una cosa che in pochi sanno è che Robert Capa nel corso della sua vita non ha immortalato solo ed esclusivamente scene al limite dell’incredibile.

A volte, infatti, è stato costretto ad accettare lavori ordinari come, ad esempio, scattare fotografie a hotel di montagna piuttosto che negli studios di Hollywood.

Per lui questi incarichi erano snervanti e non rappresentavano altro che una battuta di arresto.

In ogni caso, un vero fotografo potrebbe imparare quasi più dagli scatti che Capa ha effettuato in tali contesti che dalle sue pietre miliari.

Un esempio molto interessante è quello del Tour de France. In occasione del suo reportage del giro, Capa decise di immortalare i ciclisti stesi sul fieno e i paesaggi rigorosamente innevati.

Questi scatti raccontano alla perfezione il linguaggio di Capa e lo fanno senza passare attraverso le fotografie in cui è il soggetto ad avere la meglio sulla tecnica.

Ciò a dimostrazione del fatto che Capa non aveva solo la capacità di scattare al momento giusto ma aveva anche la fortuna di poter contare su un talento innato che gli consentiva di effettuare scatti irripetibili anche quando si trovava a davanti ad un panorama piuttosto che ad un evento come il Tour de France.

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Alessio

Blogger, Autore, Fotografo ed Imprenditore Online, Questo è il mio progetto più importante. Guarda le mie foto su 500px o SmugMug.

Ti potrebbe anche interessare...