Alex Majoli. Scopriamo questo grande fotografo - Tecnica Fotografica

Alex Majoli. Scopriamo questo grande fotografo

Alex Majoli è un fotografo nato a Ravenna nel 1971 e si avvicina al mondo della fotografia fin dalla giovane età. Quella che si potrebbe immaginare come una fotografia scontata e semplice che spesso caratterizza i giovani aspiranti fotografi, diviene immediatamente una fotografia dinamica e particolare, presa dalla strada.


Appena diciottenne Majoli propone scatti della guerra civile in Jugoslavia, con veri e propri reportage e lo stesso farà successivamente in Kosovo e in Albania.

In questo articolo non troverai foto, ma una serie di video-interviste al grande fotografo tra una sezione e l’altra che non hanno uguali. Non c’è cosa migliore del sentire come pensa e come esprime i concetti un autore.

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LA FOTO APPARTIENE ALLA STORIA

Un fotoreporter ha il dovere di trasmettere, mediante immagini, informazioni sugli accadimenti a cui assiste, cercando di trasferire i sentimenti che traspaiono dalle persone: gioia, dolore, tristezza, violenza e tutto ciò che ne consegue.

E’ questo il lavoro che Majoli riesce a svolgere egregiamente, vivendo la situazione sul campo.

Un bravo fotografo di guerra sa utilizzare le immagini in luogo delle parole, riprendendo scene di ingiustizia e dolore in modo che sappiano comunicare un messaggio all’osservatore.

Lo scopo è quello di fare di una fotografia non una semplice immagine, ma una notizia vera e propria.

Uno scatto sicuramente non può mutare gli eventi, non può modificare la storia, ma se ben eseguito, ad essa appartiene.

L’utilizzo del bianco e nero spesso enfatizza gli eventi, soprattutto se l’immagine vuole esprimere dolore, malinconia o tristezza, ma proprio grazie al contrasto sa essere anche estremamente immediata e diretta agli occhi dell’osservatore, penetrando nel cuore e creando spunti di riflessione.

Dagli scatti di Majoli, moltissimi dei quali proprio in B/N, traspare tutto il dolore della guerra, della ribellione di un popolo, trasmesso mediante l’osservazione delle singole persone.

Ogni evento storico è composto infatti da singoli drammi umani che il fotografo deve saper cogliere al fine di raccontare la storia di un popolo.

Con il bianco e nero il cielo appare spesso grigio chiarissimo e il profilo delle figure umane sa risaltare maggiormente, regalando alla foto un impatto ancor più penetrante.

Se sei un fotografo e aspetti l’attimo giusto significa che lo perderai, perché quando si verifica già sei in ritardo nello scattare.

Spesso una foto d’effetto è quella scattata al momento giusto nel posto giusto: una scena ripresa da una fotocamera che inquadra la disperazione di una donna che sta per essere portata via dalla sua casa è in grado di trasferire il senso di appartenenza alla propria terra, ma anche un estremo dolore.

E’ qui che Majoli sa offrire il meglio della sua tecnica, con tempi di scatto tendenzialmente brevi e aperture focali estremamente dinamiche.

Flessibilità è la parola chiave per poter fotografare in strada.

RACCONTARE LA VITA CON LA FOTOGRAFIA

Majoli non è soltanto un fotografo di guerra, ma un fotografo di strada a cui piace raccontare la vita della gente, di un luogo, discutere e porre a confronto varie realtà.

Dopo l’esperienza in Jugoslavia, Georgia, Kosovo e Albania, il progetto che il fotografo ha in mente è tutt’altro e richiede nuove prerogative: raccontare la vita che si sviluppa nelle zone portuali di diverse città.

Il porto è un luogo di passaggio, dove transitano merci e persone provenienti da diverse parti del mondo, con differenti status sociali. Incontrare una persona per un attimo, immaginare la sua storia, pensare che dietro di essa si cela una famiglia oppure una malattia o un profondo dolore, ricchezza o povertà e immortalare il momento con uno scatto cercando di trasmettere tutto questo.

Un compito proibitivo e impegnativo che richiede tempi di scatto ridotti in alcuni casi mentre in altre situazioni si possono osare tempi lievemente più lunghi, per porre in evidenza il passaggio della gente nell’area inquadrata, donando dinamismo alla tipica staticità fotografica, offrendole quasi la parola.

Oltre al bianco e nero in questi casi è anche il colore che sa comunicare: in un porto spesso prevalgono colori diversi, contrastanti, proprio come le personalità della gente che vi transita.

Uno scatto fotografico che pone in risalto i colori sa essere d’impatto senza andare fuori tema.

Inoltre il colore sa offrire informazioni aggiuntive all’osservatore, come ad esempio il colore della pelle delle persone, suggerendone la provenienza a sottolineare lo sviluppo della vita nell’ambiente portuale.

Sa esprimere la fatica del lavoro, oppure il relax di una crociera, ma anche le speranze di tanta gente che magari l’indomani è già lontana diverse miglia da quella realtà, proiettandosi in un nuovo contesto dall’altra parte del mare.

Praticare fotogiornalismo significa raccontare la vita con le sue bellezze e le sue preoccupazioni, con le gioie e coi dolori, per celebrare un luogo, un evento o un incontro.

Majoli è stato coinvolto in un progetto che ha previsto una trasferta in Congo con il collega Paolo Pellegrin.

Insieme hanno avuto piena libertà dando sfoggio alla loro creatività fotografica nel raccontare la vita della gente congolese, immersa nella povertà.

Occhi tristi in alcuni casi, occhi di speranza in altri: il saper riprodurre quei messaggi racchiudendoli in uno scatto è un compito difficile ma al tempo stesso stimolante.

VIVERE IL REPORTAGE

Afghanistan, Iraq, Ruanda e Lettonia: quattro Paesi differenti ma accomunati da un destino simile di sofferenza, guerra, rassegnazione, attaccamento alla patria e speranza.

La foto da reportage deve saper essere scattata al momento, vivendo il luogo in cui ci si trova, immedesimandosi nella realtà locale per cercare di comprendere al meglio le dinamiche tipiche di quella nazione e di quel popolo.

Cogliere i motivi di una sofferenza o di una gioia, conoscere i valori che albergano nell’anima della gente, captare le speranze delle persone, sono obiettivi che un fotografo deve sapersi prefissare, in quanto solamente così potrà essere in grado di vivere la storia, di trasmetterla agli altri svolgendo un lavoro migliore e puntuale.

Se la fotografia deve nascondere un messaggio, è bene che esso sia in prima battuta chiaro al fotografo, il quale sceglie cosa vuole trasmettere con uno scatto fotografico.

Per questo il fotoreporter va sul campo non per una toccata e fuga, ma per gestire un progetto almeno a medio termine facendo in modo di trovare continuità e stimoli nel proprio lavoro.

La tecnica adottata potrà essere sempre la stessa delle volte precedenti, in altri luoghi, con altre persone e in altri periodi dell’anno, ma quello che deve cambiare è la storia da raccontare attraverso il linguaggio fotografico composto da immagini che riprendono scenari e azioni.

Majoli è stato anche in Grecia a svolgere un reportage in un ospedale psichiatrico che era prossimo alla chiusura: la medesima tecnica del bianco e nero in questo contesto veniva utilizzata per riprendere scene differenti rispetto alla guerra e quindi sapeva trasmettere messaggi ancora diversi.

CONTRASTI DI LUCE E DI IMMAGINI

Molte fotografie di Alex Majoli vedono il controluce.

Tale tecnica fotografica prevede un attento controllo della fotocamera in quanto il rischio è di creare un’immagine eccessivamente scura, specie se scattata in bianco e nero.

La gestione dei parametri di scatto, il bilanciamento del bianco e l’utilizzo di impostazioni particolari di messa a fuoco, devono consentire una fotografia di effetto e non banale o “bruciata”.

Sono diverse le fotografie che Majoli scatta in questo modo per poter mettere in risalto il disordine di una stanza, contrastando la scena in primo piano con la bianca luce che appare sullo sfondo, oppure attraverso le grate di una finestra.

I contrasti possono però anche essere di immagini.

Immagina uno spazio sconfinato, apparentemente insignificante e una figura umana che fa capolino nella scena, oppure la durezza di un cannone o di un carro armato dal quale spunta il viso di un militare in primo piano, quasi a stemperare quel messaggio di violenza che le armi trasmettono.

Contrasti di ombre e luci, che pongono in risalto una sola parte dell’immagine, come un soldato intento a fumare all’interno di una fotografia tendenzialmente nera o molto scura, con il fumo che appanna un’arma o su cui volutamente è incentrato il focus dello scatto.

Sono tutte scene che sanno creare dei messaggi, delle interpretazioni mai banali.

Ciascun osservatore potrà interpretare lo scatto ma non è detto che l’interpretazione data sia la medesima pensata e vissuta dal fotografo al momento del click.

LA TECNICA DELLA FOTOGRAFIA DI STRADA

Majoli non si lascia distrarre dal paesaggio, ma come un buon fotografo di strada dovrebbe fare, pone l’attenzione sulle persone, concentrandosi su esse

Alcune riprese a loro insaputa, altre invece con lo sguardo nell’obiettivo della macchina fotografica.

Sono infatti i soggetti i protagonisti di un momento, di un attimo da cogliere e, di conseguenza, dello scatto fotografico.

Una focale pari a 35 mm sarebbe l’ideale, ma non disturba nemmeno il classico obiettivo 50 mm: con l’utilizzo di queste focali il fotografo rimane vicino alla scena, è al suo interno e non la vive in modo distaccato (nel qual caso servirebbe il teleobiettivo).

Tanto più il fotografo è immerso nella scena in prossimità dei soggetti protagonisti, tanto meglio riuscirà a trasmettere il messaggio voluto rendendo lo scatto più vivo e dinamico.

Talvolta è consigliabile riprendere anche parte dello scenario intorno alla scena principale, in modo da fornire una collocazione e una spazialità all’immagine.

Majoli nelle sue foto ricerca le scene. Non punta a crearle con una luce particolare, con forme o volumi, ma nemmeno con i visi delle persone.

Questi sono dettagli che possono conferire all’immagine un valore aggiunto, ma nelle foto di strada il vero protagonista deve essere l’intero soggetto in azione, la scena.

E’ la persona che deve comunicare una storia o un’emozione, un sentimento o uno stato d’animo!

Se in una foto di strada resta impressa la luce, oppure un sorriso, o un oggetto, significa che l’immagine non ha saputo comunicare quanto dovuto.

Osservando gli scatti di Majoli non traspare unicamente interesse per la fotografia, ma ciò che viene a galla è l’attenzione per le persone, per la vita, per i problemi sociali e culturali.

Lui sa leggere nei cuori delle persone, si incuriosisce delle loro storie, segue l’istinto ma anche le dinamiche del luogo in cui si trova. Sono queste le tipicità di una foto di strada scattata in maniera esemplare.

LO SCOPO DI UNA FOTOGRAFIA

Majoli usa una tecnica in grado di trasmettere immagini forti, capaci di far riflettere e di rendere partecipi le persone di quanto accade dall’altra parte del mondo.

Questa è l’abilità di un fotografo come quello qui narrato che fa dell’utilizzo del bianco e nero uno dei suoi principali cavalli di battaglia al fine di porre enfasi ulteriore sul messaggio che desidera recapitare con il suo scatto.

Una fotografia non deve stravolgere la mente e il pensiero, ma essere vista come un seme in grado di crescere piano piano all’interno dell’osservatore.

La foto mostra un’immagine il più delle volte incompleta e spetterà all’anima e alla coscienza dell’osservatore completarla, dandole una propria interpretazione.

Alessio

Blogger, Autore, Fotografo ed Imprenditore Online, Questo è il mio progetto più importante. Guarda le mie foto su 500px o SmugMug.

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