3 idee speciali per migliorare la composizione fotografica

Migliorare la composizione fotografica è importante secondo te? Al giorno d’oggi è facile improvvisarsi fotografi, anche grazie alle nuove tecnologie e a fotocamere sempre più sofisticate: si pensa, erroneamente, che basti un “click” sul tasto dello scatto, ed ecco ottenuta una foto da incorniciare. Certo, a volte lo scatto di un principiante fortunato può anche essere più che riuscito, ma è sempre opportuno avere delle basi solide, prima di improvvisarsi fotografi.

Anche a livello amatoriale, a volte bastano alcuni semplici consigli per rendere uno scatto davvero degno di nota. In primis, ad essere molto utili sono dei consigli “tecnici”: avere delle nozioni, anche minime, su megapixel, livelli ISO o stabilizzazione dell’immagine farà sicuramente eseguire lavori migliori.

Ma ciò che è fondamentale e che non deve mai mancare per nessun motivo, per ogni fotografo o aspirante tale, è la fantasia: fantasia, idee innovative, lampi di genio.

Questo ti aiuterà a migliorare la composizione di una foto: ed è proprio la composizione che può rendere uno scatto mozzafiato o indelebile nella mente di chi osserva.

Ecco dunque alcuni consigli che voglio dare per migliorare la composizione fotografica di uno scatto.

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1) COMPORRE INTORNO ALL’ELEMENTO PRINCIPALE

composizione fotografica

Solitamente, quando si è in un ambiente esterno a scattare foto, lo sguardo viene catturato da un elemento, che secondo il fotografo merita di essere immortalato.

E’ un oggetto, un elemento a catturare l’attenzione: esso può essere ad esempio un disegno particolarmente bello su un muro, una gonna colorata indossata da una donna in una serata estiva o ancora un’ombra, il sorriso di un bambino o qualsiasi altra cosa che riesca veramente a stupire.

Quando il mio sguardo si sofferma su qualcosa di così esteticamente gradevole, cerco di non focalizzare la mia attenzione esclusivamente su quello, ma andare oltre, immaginare una sorta di composizione che potrebbe essere creata attorno all’elemento principale.

Questo è il consiglio che mi sento di dare: perché concentrarsi esclusivamente su un livello unidimensionale dello scatto, quando invece si potrebbe stuzzicare l’attenzione di chi guarda su un livello più profondo?

Non so se sono riuscito a spiegarmi: invece di fotografare il singolo elemento, si può giocare con esso, fino a creare una profondità di livelli, quasi una stratificazione dei piani di inquadratura.

L’abilità di un fotografo non sta solo nel catturare un dettaglio particolarmente affascinante, sta nel collocare quel dettaglio in un contesto ove esso potrebbe avere ancora un maggiore risalto. Cerco di spostare il mio personale interesse dall’elemento prescelto, alla costruzione di una composizione che renda ancora più interessante l’elemento stesso.

Per migliorare la composizione fotografica è importante scegliere le luci giuste, le gradazioni di colore più corrette nonché lo sfondo che potrebbe esaltare il soggetto prescelto.

Il primo livello dove deve avvenire la stratificazione dei piani è nella mente: è lì che si riesce a creare l’immagine, che poi sarà realizzata tramite lo scatto fotografico e la composizione vera e propria degli elementi da fotografare.

Se c’è una cosa che non può assolutamente mancare all’interno di una bella fotografia, questa è l’equilibrio: difficilmente un solo elemento fornirà l’equilibrio necessario. Per questo, stratificando i piani di inquadratura dei diversi elementi, sarà più semplice contrapporre un secondo piano al soggetto principale, in modo da creare il giusto equilibrio.

2) MIGLIORARE LA COMPOSIZIONE CON LA REGOLA DEI TERZI

composizione fotografica

Cosa significa pensare in triadi? Cercherò di spiegarlo con parole semplici, in modo che sia per tutti di facile comprensione. Quando scatta una fotografia, la maggior parte dei fotografi sostiene che l’immagine debba essere il più minimalista e “pulita” possibile. Questo significa che la scena deve essere il più semplice e semplificata possibile, per non suscitare troppe distrazioni nello spettatore che guarda.

Ci sono, da anni, moltissime discussioni su questo tema, che continuerà ad essere dibattuto ancora a lungo.

Sul fatto che l’immagine debba essere semplice e pulita posso anche concordare, ma molti fotografi, anche i più esperti, traducono tutto questo in fotografie con un unico elemento.

Scena semplice e pulita non significa, necessariamente, ridotta ad un unico elemento solitario. Il rischio che si corre nel concentrarsi su un solo soggetto è quello di realizzare uno scatto noioso, banale, che non solleciti né stimoli i sensi dello spettatore e non catturi la sua attenzione.

Bisogna quindi stravolgere la scena, reinterpretarla e renderla il più accattivante possibile. E qui subentra il pensiero “in triadi” (regola dei terzi).

Pensare in triadi significa concentrarsi sì su un soggetto principale, un elemento che colpisca il fotografo tanto da volerlo immortalare, ma incorporare nello scatto anche due altri soggetti, magari minori, che supportino ed esaltino quello cardine. In questo modo la composizione può assumere praticamente infinite declinazioni, tutte molto più interessanti per l’occhio di chi osserva.

Se si predilige un ritratto ad esempio, la composizione potrebbe essere formata dal soggetto principale, in primo piano e in posizione centrale, con altre due persone collocate in background, con funzione di supporto all’elemento di base dello scatto.

Lo stesso può avvenire se si vuole immortalare un paesaggio: perché concentrarsi su una splendida scogliera, quando nella foto possono comparire, arricchendola, anche una piccola cascata o un raggruppamento di alberi esteticamente molto gradevoli? Con questi elementi di supporto la scogliera apparirà ancora più maestosa.

Si crede, erroneamente, che l’inserimento di ulteriori elementi possa distogliere l’attenzione da quello principale: ma con una buona composizione fotografica ciò che avviene è precisamente il contrario.

Gli elementi cardini di ogni scatto, per usare un eufemismo, brilleranno di una luce ancora maggiore, supportati dai due minori che lo esalteranno.

Uno degli scatti che praticamente ogni fotografo, in erba o più esperto, ha realizzato almeno una volta nella sua vita è quello di un tramonto.

La luce, così intensa ed arancione, che riesce a sprigionare il sole durante questa fase del giorno è talmente suggestiva che in pochi resistono alla sfrenata voglia di scattare una fotografia: anche in questo caso, migliorare la composizione fotografica di un tramonto con una triade di elementi può concorrere ad uno scatto sicuramente più interessante.

Se davanti alla luce predominante di un tramonto comparissero tre balle di fieno, tipiche del paesaggio estivo, lo scatto risulterebbe sicuramente più gradevole.

Ma il pensiero in triadi non si riferisce, necessariamente, ad una triade di elementi. Le triadi (regola dei terzi) possono anche essere inserite in termine cromatici: tre sfumature differenti di uno stesso colore, ad esempio. Le triadi possono essere interpretate in tutte le forme e dimensioni che hanno la loro applicabilità in fotografia.

Dietro al pensiero in triadi c’è anche una spiegazione filosofica o psicologica, che aiuta a creare un aspettativa positiva negli spettatori, alla vista di scatti che inglobano questo tipo di composizione. Mi spiego meglio: in Occidente, il modello triadico è molto presente, anche nella quotidianità. Basti pensare alle dimensioni: ne esistono di medie, grandi e piccole. O al numero dei pasti principali che la maggior parte degli Occidentali compie durante il giorno: la colazione, il pranzo e la cena. O ancora, i momenti principali di una giornata: c’è il mattino, il pomeriggio e la sera. Questo vuol dire che la mente è già culturalmente allenata a fare pensieri in triadi. Per questo motivo, alla vista di una fotografia con composizione in triadi, la mente è sollecitata nel riconoscere qualcosa di familiare ed attribuirle quindi una connotazione positiva.

3) TROVARE LA BELLEZZA NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

composizione fotografica

Mi stupisco molto quando vedo esimi colleghi che trascorrono intere giornate a cercare la scena perfetta per una foto magistrale. Si crede, erroneamente, che un buono scatto possa essere realizzato solo avendo un modello davanti alla propria macchina fotografica: niente di più sbagliato, almeno secondo il mio pensiero.

Non serve la cascata più suggestiva del mondo o il tramonto più incredibile che si riflette nel mare per fare una bella foto: bastano occhi curiosi e consigli specifici per esaltare anche il soggetto più semplice che si ha davanti.

Un consiglio che dò sempre a chiunque voglia ascoltare, sia per migliorare la composizione fotografica che per realizzare scatti originali e interessanti, è quello di cercare la bellezza nella vita di tutti i giorni.

A tal proposito potresti anche leggere il mio articolo su come fotografare in modo originale i luoghi famosi. Clicca qui per leggere l’articolo.

Qualcuno diceva che la bellezza è negli occhi di chi guarda: mai frase fu più azzeccata, soprattutto se associata all’arte della fotografia. Un fotografo, laddove un semplice passante vede soltanto un muro sporcato da un graffito, vede uno splendido murales da immortalare e magari da inserire in un contesto metropolitano che ne esalti e ti permette di migliorare la composizione fotografica.

Spesso è proprio nelle più semplici e banali scene di vita quotidiana che si nascondono gli scenari più interessanti da fotografare. Gli edifici di una città o di un determinato quartiere di essa possono nascondere trame perfette per scatti suggestivi; luci e ombre in un parco o in un cortile meritano solo di essere scoperti da un occhio curioso che sa apprezzarli; papere e cigni che nuotano nel laghetto di un parco possono integrarsi alla perfezione con il contesto circostante, basta solo saper giocare con essi.

Tutto questo significa che l’abilità di un fotografo, o di un aspirante tale, non sta solo nel sapere abbinare cromatismi, luci e avere importanti nozioni tecniche: la dote più grande è anche — o proprio — quella di saper scovare bellezza ove gli altri non ne vedono.

Non si deve pensare che questa sia un’impresa troppo ardua: più si cercherà bellezza nella vita quotidiana, più si allenerà la mente a farlo. Più si creerà immagini dinamiche e interessanti, più questo diventerà il modus operandi e l’occhio saprà catturare soggetti ed elementi anche nelle situazioni più semplici.

L’arte della fotografia nasce prima nella testa e solo in un secondo momento può tradursi su pellicola o carta fotografica. In bocca al lupo!”

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