Composizione

Le linee di forza nella composizione

Le linee di forza nella composizione

In composizione siamo abituati a sentir parlare della regola dei terzi e questa viene generalmente sfruttata con i punti di forza dati dalle intersezioni delle line orizzontali con quelle verticali. Tuttavia anche le line orizzontali sono esse stesse dei punti di forza, ovvero delle “linee di forza” che puoi sfruttare per migliorare la composizione della tua fotografia.

Come utilizzare il fotogramma in composizione

Come utilizzare il fotogramma in composizione

Negli episodi precedenti ti ho già fatto intendere che posizionare il soggetto al centro del fotogramma non è la scelta migliore (tranne per alcuni tipi di fotografia) nonostante istintivamente sia questa la tendenza.


Ti ho anche anticipato alcune soluzioni che consistono nel “decentrare” il soggetto in modo da togliere “equilibrio” alla composizione e renderla, di fatto, più interessante. Tuttavia non bisogna fare le cose a caso. Esistono infatti delle “regole” che ti possono tornare utili per apprendere questa tecnica. Sono consapevole che in fotografia spesso le “regole” non contino, anzi sono deleterie, ma sono essenziali per imparare.

La prospettiva nella composizione

La prospettiva nella composizione

Quando si parla della prospettiva si intende in sostanza il “punto di vista” dalla quale fai la foto. Per farti un esempio, se scatti stando in piedi nella posizione normale avvicinando la fotocamera ai tuoi occhi (o posizionandola davanti a te all’altezza degli occhi se scatti usando il liveview) si dice che stai scattando dalla prospettiva dell’occhio umano.

Lati ed angoli nella composizione

Lati ed angoli nella composizione

Un altro vincolo della composizione è dato dai lati ed angoli del nostro fotogramma. Quando guardi attraverso il mirino della fotocamera vedi infatti un’area rettangolare (e in qualche caso quadrata se hai la fortuna di scattare con una medio-formato quadrata) ed in questo contesto, oltre al formato, entrano in gioco anche gli angoli ed i lati che condizionano la composizione.

Fotografare con la nebbia

Ma con la nebbia è possibile fotografare? Cosa può darti la “nebbia” in ambito fotografico? Cosa può darti un “muro completamente bianco”.

Per tante persone la “nebbia” il mattino o la sera diventa la scusa buona per evitare di uscire a fotografare e starsene belli comodi al caldo seduti sul divano. Io non la penso così e ne parlo in questa puntata!

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 Photo by  Katie Moum  on  Unsplash

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Fotografia minimalista: come può migliorare l’impatto dei tuoi lavori

Quella per la fotografia è una passione a dir poco dilagante. Sia che si possegga una macchina fotografica professionale che si preferisca scattare con un semplice smartphone, difficilmente si riesce a rinunciare alla voglia di immortalare ogni momento delle nostre giornate. Alle volte, però, si punta eccessivamente sul sensazionalismo, tentando ad ogni costo di stupire lo spettatore.

Questo presupposto, però, potrebbe rivelarsi a dir poco sbagliato soprattutto se si considera che ad essere stupefacente non è tanto il sensazionalismo quanto, piuttosto, il minimalismo.

Cosa c’entra il minimalismo con il meraviglioso mondo della fotografia?

minimalista

Per prima cosa, voglio precisare che quando si parla di minimalismo non si fa riferimento affatto ad una corrente dei nostri tempi.

Il minimalismo, al contrario, è una corrente di pensiero che nel corso degli anni, seppur in maniera rivisitata, è stata protagonista delle arti visive in maniera pressoché ciclica.

Per quanto riguarda la fotografia, quando si parla di minimalismo si fa riferimento ad una semplificazione che, oltre a rappresentare un vero e proprio esercizio di stile, è un ottimo modo per comunicare un messaggio in maniera semplice e diretta.

Grazie al minimalismo, quindi, avrai la possibilità di prendere le distanze da ogni genere di artificio formale, lasciando spazio solo ed esclusivamente al contenuto e al messaggio che vuoi trasmettere allo spettatore.

Il richiamo all’arte contemporanea è palese come, del resto, lo è quello alla cosiddetta minimal art, una manifestazione di natura artistica che mirava a ridurre al massimo ogni genere di elemento contenutistico, alla ricerca dell’oggettività e dell’emozione.

Ma quali sono le caratteristiche della fotografia minimalista e perché questo tipo di fotografie sono così d’impatto?

Scopriamolo insieme, cercando di capire quali sono le tecniche e i segreti per scattare foto minimaliste e come migliorare l’impatto dei lavori in poche e semplici mosse.

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minimalista

FOTOGRAFICA MINIMALISTA: COME RICONOSCERLA

Se hai intenzione di approcciarti con la fotografia minimalista devi essere consapevole del fatto che la semplicità di questo stile non è sinonimo di pochezza di contenuti.

Al contrario, rappresenta un valore aggiunto non indifferente.

Come ti ho già detto in precedenza, quando si decide di scattare una fotografia in stile, appunto, minimalista si ha intenzione di stupire attraverso elementi semplici, uniformi e, soprattutto, puliti.

A fare la differenza, quindi, devono essere solo i dettagli.

Per riuscire a scattare una foto minimalista non dovrai fare altro che tenere a mente alcuni semplici consigli che riguardano principalmente la linearità delle forme che intendi immortalare, i dettagli, i colori scelti ed altri aspetti che di seguito ti illustrerò più nel dettaglio.

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FAI ATTENZIONE ALLA COMPOSIZIONE

Ricordandoti ancora una volta che semplicità non è affatto sinonimo di superficialità, la prima e più importante cosa che dovrai fare nel momento in cui deciderai di scattare una foto minimalista sarà appellarti alla tua creatività.

Grazie ad essa, avrai la possibilità di collocare l’elemento da immortalare nella giusta posizione.

La collocazione perfetta è ciò che consente alla foto di risultare agli occhi dello spettatore magnifica.

Ricorda, poi, che l’oggetto che hai intenzione di fotografare non deve essere necessariamente grande, a patto che risulti particolarmente significativo e sia in grado di catturare l’attenzione dello spettatore.

Volendo, potresti anche provare a scattare una foto in cui il soggetto risulti essere parzialmente fuori dall’obiettivo.

Questa, però, è un’impresa molto ardua che ti consiglio di intraprendere solo dopo aver maturato un po’ più di esperienza in fatto di fotografia minimalista.

In ogni caso, per riuscire a trovare l’inquadratura perfetta, ti consiglio di fare più di uno scatto e di confrontarli solo in seguito in modo tale da poter decidere se è il caso di continuare a fare tentativi o se, invece, tra quelli fatti c’è uno scatto che può fare al caso tuo.

Dopo le prive volte, comunque, tutto sarà molto più semplice e riuscirai a scattare fotografie minimaliste anche al primo colpo.

Un consiglio: cerca di fare buon uso della profondità di campo. Grazie ad essa avrai la possibilità di isolare alla perfezione il soggetto dallo sfondo sfruttando un’apertura del diaframma più ampia possibile. In merito, ti suggerisco di optare per il numero più piccolo di quelli a disposizione.

I COLORI E LA TEXTURE

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A rendere speciali le fotografie minimaliste sono proprio i colori.

Come ti spiegherò meglio in seguito, per rendere la foto perfetta serve un contrasto eccezionale.

Il medesimo discorso, ovviamente, vale anche per la texture. Ciò vuol dire che, anche se al primo impatto avessi la sensazione che la foto scattata non sia venuta esattamente come la desideravi, dovresti cercare di guardarla con occhi diversi.

In pratica, dovresti riuscire ad immedesimarti nello spettatore ed a capire se guardando quello scatto hai la sensazione di percepire la trama o se, invece, essa resta solo sullo sfondo.

Quando si parla di colori e texture non c’è altro da fare che sperimentare.

Più esperimenti farai e meglio riuscirai a capire quali sono i colori che tra loro generano un impatto visivo più forte e quali sono le texture che riescono ad andare al di là della foto.

STORYTELLING: CERCA DI ESSERE BREVE E CONCISO

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La prima e più importante cosa che devi tenere a mente è che la tua foto deve raccontare una storia.

Chi guarderà il tuo scatto dovrà riuscire a cogliere al volo il significato del messaggio che intendevi trasmettere e, proprio per questo motivo, il minimalismo è uno strumento molto importante.

Per riuscire a scattare una fotografia minimalista devi assolutamente tenere conto di alcune semplici regole che dovranno diventare un vero e proprio mantra.

In primo luogo, lo sfondo della foto che andrai a scattare dovrà essere pulito. Inoltre, dovresti cercare anche di ricorrere allo spazio negativo ogni qual volta se ne dovesse presentare la necessità.

Ti ricordo, poi, che l’argomento deve essere sempre molto ben definito.

Per fare ciò ti consiglio di separare sempre lo sfondo dal soggetto, eliminando ogni genere di elemento distruttivo.

Le eventuali distrazioni, quindi, devono essere ridotte al minimo se non addirittura eliminate.

Dovresti, invece, cercare di esaltare al massimo lo spazio cosiddetto negativo e le sfocature in modo tale da mettere ancora più in evidenza l’argomento e attirare l’attenzione di chi guarderà il tuo scatto.

In pratica, il tuo compito è quello di consentire alla foto di fare un ulteriore passo in avanti e di interloquire con lo spettatore.

Scattando una fotografia minimalista, quindi, dovrai cercare di far emergere l’elemento umano di quell’immagine.

Quello sarà, senza alcun dubbio, il plus valore della foto.

In merito, devi sapere che alle volte l’ambiente e la storia si fondono alla perfezione.

Altre volte, invece, dovrai essere tu a trovare quel sottile filo rosso in grado di unirli in un sodalizio eterno.

Ovviamente, ti servirà tanta pazienza ma ti assicuro che il tuo lavorò sarà ben ripagato dagli sguardi sorpresi degli spettatori.

L’unica cosa che dovrai imparare a fare, quindi, sarà riuscire ad aprirti al mondo e vedere tutto ciò che ti circonda non solo con gli occhi ma anche e soprattutto attraverso l’obiettivo.

RICORDATI DI ISOLARE IL SOGGETTO DELLA TUA FOTO

formato foto

Come ti ho già detto, la cosa più importante è concentrarsi sull’argomento della foto. Per fare ciò, devi tenere conto del fatto che il posizionamento del soggetto potrebbe essere cruciale.

La cosa migliore da fare è andare alla ricerca di sfondi lisci ed il più possibile cremosi. Gli sfondi sfocati o solidi, al contrario, rischiano di mettere in ombra il soggetto e di mettere bene in evidenza il messaggio che si intende trasmettere con le foto.

Ciò, comunque, dipende essenzialmente dal tipo di fotografia che si intende scattare.

Se, ad esempio, dovessi decidere di immortalare un paesaggio, ti consiglio di ricorrere alle sfocature, anche se sempre con molta attenzione.

L’importante è non dare troppa importanza a ciò che, invece, dovrebbe rimanere di sfondo.

Ricorda sempre che nelle fotografie minimaliste sono i dettagli che contano. I panorami mozzafiato ti consiglio di lasciarli per le fotografie classiche.

FAI ATTENZIONE AI CONTRASTI

Come ti ho già detto, uno dei segreti della fotografia minimalista è l’utilizzo dei colori.

A tale riguardo, ti consiglio di fare molta attenzione nella fase relativa alla scelta. Quando si parla di fotografia minimalista i colori devono essere utilizzati principalmente per creare un contrasto.

Ciò non vuol dire che si deve andare alla ricerca forzata di una contrapposizione ma che, comunque, è bene che tu scelga colori che siano in grado di creare uno stacco particolarmente significativo.

I contrasti servono per rimanere sempre ben legati a quella semplicità che tanto piace a chi predilige lo stile minimal.

Una delle combinazioni migliori di colori in contrasto tra loro potrebbe essere, ad esempio, quella composta tra il rosso ed il blu.

Un consiglio: spesso i colori che sembrano non essere accostabili sono proprio quelli che creano contrasti forti ed ideali per una fotografia minimalista. per questo motivo, ti invito a sperimentare il più possibile ed a fare più di uno scatto.

In questo modo, avrai l’opportunità di selezionare il contrasto ideale per il tipo di messaggio che intendi trasmettere o, in alternativa, potrai decidere di continuare a scattare fino a che non riuscirai a trovare la giusta combinazione.

minimalista

TIENI SEMPRE SOTTO CONTROLLO LE LINEE

Come ti ho già detto, uno dei cardini della fotografia minimalista è la semplicità.

Per questo motivo, i fotografi minimalisti tendono a scegliere texture e linee per rendere il racconto ancora più fluido e per accompagnare lo spettatore in un percorso fatto di emozioni e sensazioni.

Il vero talento sta nell’individuare le linee guida cosiddette naturali in modo tale da consentire allo spettatore di guardare con i tuoi stessi occhi.

Nel fare ciò, dovrai fare attenzione a non esagerare con gli elementi presenti nella foto. Per raccontare la storia ti servono solo gli elementi più significativi.

Ti stai chiedendo come fare a individuare le linee? In realtà, non c’è niente di più semplice.

Ti basterà andare alla ricerca di strade, ferrovie, marciapiedi e il gioco sarà fatto. Attenzione, però: anche in questo caso dovrai fare attenzione a non esagerare.

Le linee, infatti, non devono rappresentare un elemento di disturbo ma, piuttosto, uno strumento attraverso il quale rendere più semplice lo scatto.

Se non dovessi riuscire a raggiungere questo obiettivo, faresti meglio a cambiare soggetto. Ricorda sempre che se in una foto ci sono linee forti anche lo scatto sarà forte.

Questa riflessione è un ottimo partenza per guardarsi intorno e trovare lo spunto giusto. Il mondo contemporaneo offre moltissime alternative a riguardo.

Basti pensare, ad esempio, ai numerosi edifici che ci circondano, ma non solo: immortalare un uccello che si è posato su una linea dell’elettricità potrebbe rivelarsi uno scatto minimalista perfetto in cui a fare la differenza è proprio una linea.

Non devi fare altro, quindi, che imparare a riconoscere le linee ed immortalarle al momento giusto.

A questo punto, sei in possesso di tutti gli strumenti necessari per scattare fotografie minimaliste degne dei più grandi fotografi professionisti.

Colori, linee, texture, contenuti, spazi e storie per te non hanno più segreti.

Non ti resta altro da fare, quindi, che iniziare a sperimentare in modo tale da individuare un approccio del tutto personale con questo stile grazie al quale avrai la possibilità di farti riconoscere e di lasciare un segno nel mondo della fotografia.

Come avrai capito, il segreto sta nel riuscire a mettere in ogni scatto una piccola parte di sé, Il minimalismo si basa essenzialmente sulla soggettività e sul punto di vista del fotografo.

Per tale ragione, ti invito a fare tesoro dei consigli che ti ho appena dato, cercando, però, di metterci del tuo e di plasmarli esclusivamente sulla base delle tue esigenze e dei tuoi desideri.

Pur essendo vero che per scattare foto minimaliste devono essere seguite determinate regole, è altrettanto vero che per riuscire a coinvolgere lo spettatore è necessario stupirlo.

Semplicità e creatività, pertanto, devono andare di pari passo, dando forma ad una sinergia costruttiva e duratura attraverso la quale dovrai comunicare e cercare di trovare il giusto canale per comunicare con gli spettatori.

Ricordati, infine, che le emozioni contano più di ogni altra cosa.

Cerca, quindi, di scattare sempre e solo quando pensi di poter cogliere le sfumature di una storia.

Così facendo, riuscirai ad entrare in empatia con chiunque si troverà davanti la tua foto, stabilendo una comunicazione basata essenzialmente sulle sensazioni condivise.

Cosa rende una foto bella? Analisi oltre la fotografia

“Se nel mirino vedi una persona lascia perdere. È il suo pensiero che devi ritrarre.” Qualcuno disse questo a proposito di una “foto bella”. Perché così come non esiste un manuale di istruzioni per scattare una bella fotografia, al tempo stesso non esiste un formulario che suggerisca quale sia il soggetto vincente o l’attimo giusto da immortalare. È una questione di fiuto emotivo, di contenuto, di poesia, di animo che deve essere trasposto su carta.

Un’immagine bella può anche essere oggettivamente brutta, non del tutto corretta dal punto di vista tecnico, eppure in grado di emozionare. Quelli che vengono comunemente definiti “”errori”” nel campo della fotografia possono anche trasformarsi in pregi o addirittura in scelte stilistiche.

E allora tu ti starai chiedendo: come provare a mettere ordine a qualcosa che per definizione ordinato non è?

Ci sono dei punti di vista da cui puoi prendere spunto per arricchire la tua sensibilità visiva, educandola al concetto di “bello”. Prosegui nella lettura e coglierai dei suggerimenti che ti saranno molto utili da mettere in pratica.

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foto bella

1. BELLO O NON BELLO: QUESTO È IL PROBLEMA

Sulla bellezza si sono interrogati filosofi, letterati, musicisti, pittori, persino matematici.

È un concetto che abbraccia discipline umanistiche e scientifiche, adulti e bambini, semplicemente per un motivo: la bellezza è quotidiana emozione.

Tutti i giorni siamo circondati da stimoli visivi che reputiamo gradevoli, sensazionali o di poca importanza.

I greci hanno provato a creare la bellezza ideale e nonostante alcuni riconoscano la perfezione delle loro sculture, non gli lascia nulla se non una gradevole visione. Per altri invece l’armoniosità di quelle proporzioni diventa il sublime e li emoziona tantissimo.

Ma tu cosa reputi bellezza? Perché è qui il cuore della questione. Ti sei mai chiesto, prima ancora di trasmetterla in uno scatto, cosa significa per te?

La bellezza non deve essere condivisa da chiunque e non per questo sarà meno bella, a patto che sia tu a reputarla tale. Se sei disposto a difendere uno scatto perché per te è giusto, hai trovato lo spirito vincente.

Se la fotografia è un modo per comunicare, nel momento in cui hai scelto di comunicare qualcosa, questo sarà evidente. Che possa piacere o meno, questo è tutto un altro discorso.

Tu non fotografi per ricevere consensi, ma per dare un messaggio.

Allo stesso modo di come avviene in un dialogo, questo può essere condiviso o meno, ma ci deve essere, altrimenti diventano parole vuote e quindi, scatti vuoti.

Esempio: una giornata di pioggia, il cielo è particolarmente ricco di colori che sembrano essere la tavolozza di un pittore: plumbei e nitidi, forti e deboli, accesi e spenti, ogni nuvola ha un suo percorso e qualcosa da dire. Eppure a te emoziona il riflesso di un ombrello giallo in una pozzanghera scura. Cosa decidi di scattare?

Entrambe sono immagini che evocano un evento atmosferico, ma quello che fa la differenza è il tuo modo di sentire. Quando senti profondamente qualcosa, inevitabilmente finirai per riuscire a trasmetterlo.

Al contrario, difficilmente farai cogliere qualcosa che possa andare oltre ad una semplice immagine, che potrà anche essere reputata gradevole, ma non per questo rimarrà addosso il ricordo di essa.

Ricorda: è quando riuscirai a far impigliare uno scatto addosso a qualcuno che avrai scattato una bella foto.

foto bella

2. POSSIBILITÀ INFINITE: QUALI ASSECONDARE?

Un fotografo ha una fortuna di cui a volte si dimentica: non c’è limite alle sue possibilità. La quotidianità, i posti, le persone, gli eventi atmosferici, i luoghi, le espressioni, il tempo…

Tutte caratteristiche che si possono fermare in un “clic”.

Questa però può essere un’arma a doppio taglio perché se da una parte crea possibilità infinite, dall’altro non si sa da che parte cominciare.

Non sai quali possibilità scegliere? Sceglile tutte. Prova a passare una giornata di furiosa creatività, gioca con il tuo obiettivo, ma datti delle regole altrimenti rischi di creare tutto e non creare nulla.

Esempio: sei in un luogo all’aperto dove ci sono monumenti, persone, particolari, stimoli visivi ovunque. E se tu cominciassi a scattare tutto in modo complessivo, rischieresti di non concludere nulla di qualitativo ma solo quantitativo.

Fai questo gioco: scrivi una lista di tre (o più) parole. Poniamo il caso che siano cultura, purezza, stupore. Ora quando siete tu e il tuo obiettivo, quando stai guardando nell’immagine che potrebbe venir fuori, pensa a una di quelle parole. Se ne corrisponde una, scatta.

Questo piccolo trucco ti sarà utile per i primi passi, per capire quello che ti piace di più e quello che preferisci, per far sì che le possibilità infinite diventino più accessibili e ti possano fare meno timore.

Piano piano acquisirai una consapevolezza automatica, dove saprai riconoscere le possibilità e la potenza di quello scatto, senza tentennare incertezza alcuna e, proprio in quel momento, la tua “bella foto” l’avrai scattata senza essertene accorto.

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3. UN FOTOGRAFO COLLABORA CON IL SOLE

“La fotografia è un’arte; anzi è più che un’arte, è il fenomeno solare in cui l’artista collabora con il sole”.

Quando Alphonse de Lamartine pronunciò questa frase, intendeva un concetto molto semplice: la migliore alleata di un fotografo è la luce.

Quando si parla di luce in fotografia non si deve intendere per forza qualcosa di chiaro, anche se viene spontaneo farlo, è un errore comune.

Caravaggio fece la sua fortuna con una luce fioca, lui dipingeva il buio con la luce non la luce con il buio.

Fare riferimento all’illuminazione nel campo fotografico, vuol dire creare un modo per far sì che la luce dia l’effetto desiderato al tuo soggetto.

Grazie alla luce la fotografia può cambiare nettamente, sei tu a decidere “la parola” (vedi l’esempio del passo 2) che vuoi mettere in quello scatto e la luce ti aiuta proprio in questo senso.

Esempio: sei in una stanza che non ha finestre, vuoi scattare una foto a una donna che cuce. Puoi usare una luce diretta, fredda, calda, direzionale o diffusa.

Sappi che a seconda della tua scelta, cambierà la maniera in cui viene visto il tuo soggetto, poiché la luce suggerisce l’emozione con la quale guardare uno scatto.

Se questa foto vuole avere lo scopo di raccontare una donna che sta cucendo, con una luce calda sembrerà la nonna di una volta, con la luce fredda sembrerà un tutorial che spiega come cucire.

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4. LA SEZIONE AUREA: UN AIUTO PER LA COMPOSIZIONE

Non dimenticarti mai che per quanto la tecnologia abbia aiutato molto la fotografia, rimane sempre un supporto e non la base su cui fare affidamento.

In uno scatto tradizionale, il formato di una fotografia nell’obiettivo è sempre quadrato e in alcune circostanze rettangolare, ma mai rotondo o triangolare.

La https://www.tecnicafotografica.com/newsletter aiuta ogni fotografo nei primi scatti. Si tratta di un metodo matematico, chiamato anche “proporzione divina”. È una spirale molto particolare che, messa in orizzontale e ribaltata sopra e sotto, così come in verticale, aiuta il fotografo a capire le regole della composizione.

Se non sai mai dove mettere il tuo soggetto, se non riesci a individuare la posizione, se non riesci a capire se centrarlo o lasciarlo di lato, aiutati con la sezione aurea.

Immagina che sia all’interno del tuo schermo, supponi il suo perimetro nel tuo obiettivo, visualizza attentamente il soggetto all’interno di questo schema e muoviti di conseguenza per cercare di seguirne i confini.

Da questo passaggio, potrai capire come muoverti di conseguenza. Ricordati che la sezione aurea è utilizzata moltissimo: fiori, piante, galassie, elementi vegetali, corpo umano ecc.

Piccolo trucco: immagina una fotografia come un foglio protocollo quando scrivi un tema. I margini servono come riferimento per rendere il testo armonioso e ordinato, di certo non andrai a mettere le parole tutte attaccate per finire la riga, andrai a capo.

Con la composizione della fotografia succede lo stesso: non andrai a mettere il tuo soggetto completamente a margine e quindi sul bordo, ma lascerai sempre quel tanto che basta per dare alla foto una dignitosa composizione.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post condividendo questo articolo.

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5. LA TECNOLOGIA AIUTA LA BELLEZZA O LA DISTRUGGE?

Una foto, oggi, la può fare chiunque. Ma una bella foto, oggi, non la può fare chiunque.

Avere in mano uno strumento che permette di scattare delle immagini non equivale a saperle raccontare. La tecnologia, per questo motivo, è molto rischiosa.

Ha dato una carta di accesso a chiunque mentre prima non c’era questa possibilità. Ad ogni modo sarebbe anche sbagliato non ammetterne l’utilità, ma quando questa va ad agire come aiuto non come fondamenta.

Quando scatti una foto, non pensare “tanto poi la modifico”, perché quella modifica post-produzione renderà la tua foto una finzione, una rielaborazione, il frutto di un contenuto che non è puro.

Piuttosto utilizzala, quando hai scattato una bella foto, se si è verificato un imprevisto.

Esempio: hai trovato il tuo scatto perfetto, stai per immortalare una Cattedrale medievale, magari con un bianco e nero che sa di storia e fascino antico, quando un pallone da gioco con cui stavano facendo dei passaggi alcuni bambini nelle vicinanze finisce all’improvviso nella tua fotografia, solo in parte, magari lateralmente.

Ecco in quel caso eliminare il pallone o ritagliarne l’immagine se il margine te lo consente, può essere un aiuto.

Ma andare ad agire sull’intera fotografia, mostrando la Cattedrale medievale solo in un secondo momento in tutta la sua maestosità per sottolineare il messaggio della grandezza architettonica, non sarà creatività bensì finzione.

Gli occhi attenti, quelli che scelgono di osservare con il cuore, si accorgeranno sempre di uno scatto non puro.

Le immagini parlano prima ancora che voi gli diate la parola, per questo motivo un bravo fotografo dovrebbe consentire alla tecnologia di esserci, ma con le dovute e famose pinze.

UN PROMEMORIA FINALE SULLA FOTO BELLA

“Per maestro ho avuto i miei occhi” disse Michelangelo Antonioni. E voi, chi volete avere come maestro? Perché una bella foto, parlerà proprio della vostra risposta.”

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La sezione aurea nella composizione fotografica

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La perfezione non è di questo mondo e l’idea di creare una foto perfetta appartiene a qualcosa di astratto che ben merita il regno dell’utopia. Ma c’è qualcosa di molto più concreto e raggiungibile: fotografare la perfezione tramite la sezione aurea. Questo concetto è realistico e si nasconde nella natura, nella geometria delle cose e negli oggetti quotidiani di cui a malapena ci accorgiamo: la sezione aurea. Cos’ha di tanto speciale questa sezione, al punto da essere chiamata “occhio di Dio”?

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

CHE COS’È IL RAPPORTO AUREO

sezione aurea La sezione aurea è chiamata anche proporzione divina e non risulta incredibile crederlo dato che è alla base di opere umane come architettura, pittura, scultura, ma anche all’interno di strutture anatomiche, forma delle galassie ed elementi del mondo minerale e naturale.

La sezione aurea è un concetto presente in matematica, così come nella musica, nell’arte così come nella zoologia. Quanta magia si nasconde in essa?

Risulta chiaro che c’è molto di più in questo concetto.

Teoricamente è il risultato del rapporto tra due grandezze diverse, la cui grandezza maggiore è il medio proporzionale tra la grandezza minore e la somma delle due. Il risultato è un numero irrazionale che viene approssimativamente abbreviato a 1,6.

Questa costante matematica ha origini antiche e venne introdotta in geometria dai pitagorici ma era noto già ai tempi dell’antico Egitto se si pensa che un numero molto vicino a 1,6 è il risultato delle proporzioni della piramide di Cheope. In seguito verrà utilizzata dagli antichi Greci e dai pittori rinascimentali. Ma qual è il motivo di questo manierismo? Perché é ed è stato così importante cercare di introdurlo nelle varie composizioni?

SPIRALE FIBONACCI NELLA FOTOGRAFIA

La regola dei terzi in fotografia Il motivo di questa passione smodata per la sezione aurea è che le composizioni strutturate seguendo i suoi rapporti matematici sono molto apprezzate dall’occhio umano per estetica e gradevolezza generale.

Per ottenere una fotografia coerente con essa è necessario utilizzare una griglia ripartita in 9 quadrati (ottenuta tramite una modulazione di due linee orizzontali e due linee verticali). Vi ricorda qualcosa? La regola dei terzi? Ipotesi esatta. Si potrebbe asserire che la regola dei terzi sia una semplificazione della regola aurea.

La differenza è che la sezione aurea utilizza una griglia leggermente diversa con le colonne centrali più strette rispetto a quelle laterali. Il motivo è che questa griglia è conforme ai calcoli della proporzione aurea.

PROPORZIONI AUREE

La regola dei terzi in fotografia Il quadrato centrale rappresenta il punto diretto dell’osservatore, quello guardato in primis, e i 4 angoli sono i punti di intersezione in cui vanno posizionati gli elementi principali.

La difficoltà è sicuramente nel capire velocemente i punti di intersezione e le linee della sezione aurea che, rispetto alla regola dei terzi, gioca il proprio equilibrio in modo più complesso.

Questo problema era particolarmente sentito nell’era dell’analogico dove i fotografi dovevano affidarsi esclusivamente alla loro immaginazione per cercare di comporre la scena dello scatto coerentemente con la sezione aurea ma oggi è sicuramente più semplice.

Alcuni programmi di fotoritocco permettono di montare in un secondo momento questa griglia (Adobe Lightroom, Capture One-Pro), permettendo al fotografo di ritagliare la foto.

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COME AIUTARSI NELLA COMPOSIZIONE DELLA REGOLA AUREA

sezione aurea All’atto pratico, comporre la scena e immaginare una griglia basata sul rapporto tra due grandezze diseguali e immettere gli oggetti o i soggetti lungo le linee o i punti di intersezione non è l’ideale.

Il rischio è cercare di ottenere un risultato equilibrato e naturale e ritrovarsi con una foto rigida e sbilanciata. Esistono però due trucchetti che semplificano questo meccanismo e usano due figure geometriche a mo’ di guida: il triangolo aureo e la spirale aurea.

Il triangolo aureo è ottenuto tracciando una diagonale lungo l’inquadratura e un segmento dalla diagonale all’angolo antistante. Ne risulteranno 4 possibili combinazioni il cui punto di intersezione è l’incontro tra la diagonale e il segmento.

La spirale è costruita su una serie di rettangoli aurei, la sua coda parte dall’angolo estremo della composizione e si attorciglia su se stessa nel punto di intersezione, ma quest’ultimo non è l’unico punto focale della ripresa. Anche la curva della spirale fornisce un ottimo spunto per uno scatto degno di nota.

Ovviamente, come nel caso precedente, le combinazioni sono 4 e ciò permette al fotografo un’ampia possibilità di personalizzazione.

SEZIONE AUREA FOTOGRAFIA: COME APPLICARLA

sezione aurea Molto difficile capire quale composizione si presti alla sezione aurea, la complessità del suo disegno comporta un approccio razionale all’obiettivo e non tutti i fotografi sono contenti di lasciare il proprio istinto in virtù di questo meccanismo composito.

La realtà è che il consiglio è quello di partire scattando foto seguendo la regola dei terzi, più semplice e intuitiva. E solo quando l’occhio avrà internalizzato questa tecnica, si potrà passare al livello successivo.

La fotografia viene cementata prova dopo prova, fotografia dopo fotografia.

Esistono filtri con griglie della sezione aurea per aiutare i principianti con la messa in atto di questa fantastica tecnica. Una volta conquistata confidenza e scioltezza ci si può cimentare senza filtro, facendo affidamento esclusivo al proprio occhio.

Se invece volete provare ad applicare la griglia in post-produzione ricordate di tenervi molto lontani durante gli scatti per poter effettuare un eventuale crop successivamente.

Per il ritratto, la sezione aurea è l’ideale per composizioni decentrate che vogliono ispirare dinamicità all’osservatore. Questa tecnica, al pari della regola dei terzi, vuole portare il fotografo ad un livello superiore permettendogli di affrontare una ricerca fotografica personale e raffinata.

Allo stesso modo anche la fotografia paesaggistica e naturalistica riesce a trovare la sua massima resa grazie ai suoi innumerevoli soggetti che ben riescono a inserirsi all’interno di una scena aurea.

LE CRITICHE ALLA SEZIONE AUREA

sezione aurea Molti fotografi ribadiscono l’impossibilità di questo concetto in quanto basta utilizzare qualsiasi punto di ripresa o analisi di una fotografia per poter in qualche modo trovare la sezione aurea.

La difficoltà di ripresa di scatto unita alla facilità con cui questa regola può essere interpretata ha scatenato i suoi detrattori.

La realtà non è sicuramente lontana da quanto asserito ma vi invito a fare delle prove, a scattare una foto senza tenere conto di alcuna composizione studiata e a cropparla successivamente in base alle regole auree.

Guardate la prima foto (naturale, istintiva e pura) e la seconda (studiata, bilanciata, canonica), quale delle due vi piace di più? In base alla risposta saprete se siete amanti delle regole o preferiate qualcosa di più empatico.

Non è sempre detto infatti che le foto scaturite dalla tecnica aurea siano per forza di cose migliori delle altre.

Nella storia della fotografia esistono milioni di scatti che non rispettano alcuna regola eppure trasmettono e arrivano ugualmente all’osservatore.

Cosa significa questo?

CONCLUSIONE

sezione aurea “Impara l’arte e mettila da parte”, questo detto raccoglie in sé la saggezza e la necessità di imparare per poter osare.

Un buon fotografo legge e studia le varie tecniche e si cimenta in esse, le interiorizza fino a metterle in pratica in maniera naturale.

La sezione aurea merita uno studio scrupoloso a causa della complessità delle sue nozioni ma non deve essere una legge inderogabile per il fotografo. La regola è un concetto a cui ci si può attenere o meno a seconda delle situazioni.

In fondo, una fotografia è fatta anche di colori, bilanciamenti, composizioni, esposizioni, regole visive capaci di trasformare uno scatto ordinario in qualcosa di straordinario. Pensare a tutte queste cose nel momento fatidico espone il fotografo ad una serie di priorità e solo lui stesso deciderà a cosa affidarsi per ottenere una buona foto.

In poche parole, scattate e divertitevi. Non rimanete ancorati al concetto di tecnica pura. Non lasciatevi plasmare dalla ricerca della perfezione perché semplicemente non esiste.

E se esiste, può essere il risultato di una fotografia spontanea scattata in un momento di libertà assoluta e frutto della più grande e sincera passione.

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La regola dei terzi nella composizione fotografica

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L’approccio alla macchina fotografica è più complesso rispetto ad una semplice pressione di un clic. Checché ne dicano gli altri, la fotografia è un mondo sommerso tutto da scoprire e la regola dei terzi è sicuramente il fulcro compositivo protagonista. L’immagine è un quadro e l’occhio del fotografo compie un’attenta indagine della scena per poter finalizzare un ottimo scatto. Non sorprende che la regola dei terzi sia una delle regole più conosciute e usate dai fotografi, amatoriali e professionisti. Ma è davvero così importante?

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CHE COS’È LA REGOLA DEI TERZI

La regola dei terzi in fotografia

Slide tratta dal Corso di Fotografia Online (clicca qui)

La regola dei terzi è una regola compositiva. Immagina un quadro diviso da due linee orizzontali e due verticali, il risultato sono 9 quadrati perfettamente uguali. Quello al centro è il fulcro ed ogni suo angolo è costituito da un punto di forza. In totale quindi abbiamo 4 punti di forza in cui immettere un soggetto della scena.

Perché sono chiamati punti di forza? Perché è qui che si concentra l’occhio visivo dopo aver visualizzato il centro.

In occidente l’occhio scrutinatore tende a fissare i punti in senso orario partendo dal primo a sinistra per poi procedere per gradi. In oriente — o comunque in un altra cultura — potrebbe invece venir utilizzato un altro tipo di tecnica, coerentemente con il proprio sistema di lettura. In pratica la lettura di una immagine è strettamente legata anche alle altre abitudini culturali tipiche.

Questa regola può essere applicata a qualsiasi scenario e formato, l’importante è utilizzare in maniera equilibrata e regolare le due linee orizzontali e verticali.

Le fotocamere di nuova generazione consentono di visualizzare la griglia al momento dello scatto tramite un apposito tasto, in modo da avere una chiara visione e non imbattersi in un errore di valutazione che pregiudicherebbe il risultato finale.

Il consiglio però è quello di utilizzare questa funzione solo agli inizi e affinare il proprio occhio successivamente. Questo serve per velocizzare la propria ripresa e migliorare l’approccio con la macchina fotografica.

PERCHÉ UTILIZZARE LA REGOLA DEI TERZI?

La regola dei terzi in fotografia

Slide tratta dal Corso di Fotografia Online (clicca qui)

Ma perché è così importante spostare lateralmente i soggetti? Non è più semplice centrarli?

Sicuramente la via più rapida è puntare l’obiettivo al centro e scattare ma in questo modo si otterrebbe una foto statica e irrimediabilmente banale (almeno nella maggioranza dei casi, poi ovviamente ci sono dei distinguo da tenere in considerazione). Il lavoro di un fotografo è cercare di superare i propri limiti e proporre il proprio punto di vista in maniera non convenzionale.

La regola dei terzi si presta a questo standard permettendo al fotografo di mettersi alla prova e, al tempo stesso, di ottenere una foto dinamica ma bilanciata. La regola dei terzi in fotografia

Slide tratta dal Corso di Fotografia Online (clicca qui)

ORIGINE E INVENZIONE DELLA REGOLA DEI TERZI

La nascita di questa tecnica risale agli antichi greci, capostipiti dell’equilibrio e della ricerca delle perfezione.

La sezione aurea è l’antenata della regola dei terzi e utilizzava il concetto di proporzione come risultato tra due grandezze non uguali, di cui la maggiore era il risultato medio tra la grandezza minore e la somma delle due. Questa proporzione ha un valore matematico di 1,618933… Il cosiddetto numero d’oro (clicca qui per leggere l’articolo sulla sezione aurea).

Da questa sezione aurea nasce il Partenone, gioiello di architettura e simbolo della perfezione greca. In seguito, gli antichi romani carpirono i segreti di questa proporzione utilizzandola anch’essi fino ad arrivare ai grandi maestri della pittura come Da Vinci e Botticelli.

La fotografia, come figlia diletta dell’arte visiva, ne ha tratto la stessa forza, applicandola a diversi generi.

COME APPLICARE LA REGOLA DEI TERZI NEI RITRATTI

La regola dei terzi in fotografia

Slide tratta dal Corso di Fotografia Online (clicca qui)

Siamo abituati a vedere un ritratto nella sua totalità senza prestare attenzione alla sua composizione. Anche un ritratto può infatti prestarsi alla regola dei terzi.

Facendone un esame analitico si può affermare che gli occhi corrispondono solitamente ai punti di forza ma è possibile dare un’impronta più innovativa alla foto proponendo un taglio laterale, molto usato in campo pubblicitario.

Allo stesso modo anche una figura intera può risultare noiosa se centralizzata, la regola dei terzi riesce a vivacizzare la foto ponendo la figura su una delle sue linee verticali. La regola dei terzi in fotografia

Slide tratta dal Corso di Fotografia Online (clicca qui)

Ovviamente è importante anche prestare attenzione alla simbologia e alla rappresentazione della foto.

Cosa vuole trasmettere il fotografo? A cosa serve la fotografia?

Se l’intento è focalizzare l’attenzione su un punto in particolare ponendo posizione e composizione in secondo piano (molto usato nella fotografia di moda per rappresentare al meglio il capo d’abbigliamento) allora la visione centralizzata è consona. La regola dei terzi in fotografia

Slide tratta dal Corso di Fotografia Online (clicca qui)

Qualora invece si voglia trasmettere un concetto di movimento, attività ed energia, è consigliabile concentrare il soggetto e/o gli elementi sui lati lungo uno dei punti di forza.

Allora come ti sembra questo articolo? Ti piace? Perché non lo condividi con i tuoi amici o sul tuo social network preferito? Aiuterai sia il blog a crescere e potresti suggerire qualcosa di interessante a chi ti sta attorno!

COME APPLICARE LA REGOLA DEI TERZI NEI PAESAGGI

La regola dei terzi in fotografia Un paesaggio è un’opera d’arte naturale. I colori e gli elementi terrestri sono soggetti che non necessitano di alcuna presentazione ma può essere ostico rappresentarli in modo degno e non banale.

La regola dei terzi può essere usata in modo ottimale grazie alle sue linee orizzontali che ben si schierano con quella retta dell’orizzonte.

IN CHE MODO SI APPLICANO?

Basta pensare al paesaggio come un quadro diviso in due, una parte di terra e una parte di cielo. In base al risultato finale si potrà abbassare o alzare la linea d’orizzonte in modo da avere una composizione da due terzi. La regola dei terzi in fotografia Se il cielo ha un romantico gioco di nuvole o dei colori brillanti e luminosi basterà appoggiare idealmente l’orizzonte sulla seconda linea della griglia per dare la giusta enfasi al cielo.

Al contrario, se si vuole massimizzare l’attenzione sulla terra basterà alzare l’orizzonte alla prima linea della griglia. La regola dei terzi in fotografia Il fotografo dovrà quindi decidere sul punto di vista migliore per il paesaggio e prestare ulteriore attenzione ad eventuali elementi aggiuntivi.

Se nella scena di ripresa c’è un albero, il sole, la luna o qualsiasi altro elemento singolo e contraddistinto, allora si potrà inserirlo in uno dei punti di forza in modo da rafforzare il concetto e sottolinearne la presenza.

COME APPLICARE LA REGOLA DEI TERZI IN STILL-LIFE

La regola dei terzi in fotografia Questa composizione è comoda in ambito pubblicitario. Questa immagine infatti, composta in questo modo, permette di sfruttare la parte destra per inserire dei messaggi e slogan.

La regola dei terzi è molto usata nella fotografia per finalità commerciali. Guarda la foto sopra e poi comincia a guardare le foto che trovi nelle copertine dei giornali e riviste per vedere com’è stata fatta l’impaginazione della foto.

Gli oggetti ritratti devono essere inseriti lungo le linee orizzontali e verticali lasciando che pochi elementi principali si inseriscano lungo i punti di forza.

Originale la composizione che viene sviluppata seguendo le linee verticali in quanto in netto contrasto con il punto di vista orizzontale dell’osservatore.

QUANDO NON APPLICARE LA REGOLA DEI TERZI

La regola dei terzi è una guida classica adatta ai più svariati tipi di fotografia ma non sempre è l’ideale.

Basti pensare alle foto geometriche o di architettura che funzionano in virtù della loro simmetria.

Il fotografo in questo caso non pensa a come incastrare gli elementi in una griglia quanto a come collocarli in modo che vengano rispettate l’equilibrio e la geometria dell’ambiente.

Allo stesso modo la macro photography presta attenzione a visualizzare i piccoli dettagli, riportandoli su una superficie estesa. In questo caso il macro viene centralizzato per accentuare al massimo il particolare.

Oppure la fotografia di moda, come già accennato, che pone al centro i suoi soggetti per dare risalto ad abiti, gioielli ed accessori senza causare alcuna fuga di sguardo. Il cliente deve visualizzare subito il prodotto per esserne attratto.

Esistono molti altri esempi di fotografie che non seguono la regola dei terzi e si sono rivelate vincenti. Quindi come si capisce quando usarla e quando evitarla? Il segreto è nel provare e riprovare. L’unica vera grande regola del fotografo.

CONCLUSIONE

La regola dei terzi in fotografia La regola dei terzi è stata ed è tuttora la guida per molti fotografi che hanno trasformato foto banali in foto belle solo applicando i pochi e semplici passaggi della composizione.

Una volta entrati nel circolo delle griglie non si avrà alcun bisogno di concentrarsi per trovare i punti di forza. Verrà tutto spontaneamente.

E se si hanno dei dubbi in merito all’effettivo valore dato dalla regola dei terzi è bene ricordare che in fotografia è tutto guadagnato.

Ogni tecnica, ogni tutorial e ogni lezione fotografica può fornire il giusto spunto per migliorare e migliorarsi senza permanere ulteriormente nel limbo della sufficienza.

La conoscenza della teoria permette di far leva sulla pratica ma quest’ultima può essere il risultato di canoni, studi e sperimentazioni.

Un buon fotografo sa come seguire le regole ma soprattutto come infrangerle. La regola dei terzi in fotografia Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

3 idee speciali per migliorare la composizione fotografica

Migliorare la composizione fotografica è importante secondo te? Al giorno d’oggi è facile improvvisarsi fotografi, anche grazie alle nuove tecnologie e a fotocamere sempre più sofisticate: si pensa, erroneamente, che basti un “click” sul tasto dello scatto, ed ecco ottenuta una foto da incorniciare. Certo, a volte lo scatto di un principiante fortunato può anche essere più che riuscito, ma è sempre opportuno avere delle basi solide, prima di improvvisarsi fotografi.

Anche a livello amatoriale, a volte bastano alcuni semplici consigli per rendere uno scatto davvero degno di nota. In primis, ad essere molto utili sono dei consigli “tecnici”: avere delle nozioni, anche minime, su megapixel, livelli ISO o stabilizzazione dell’immagine farà sicuramente eseguire lavori migliori.

Ma ciò che è fondamentale e che non deve mai mancare per nessun motivo, per ogni fotografo o aspirante tale, è la fantasia: fantasia, idee innovative, lampi di genio.

Questo ti aiuterà a migliorare la composizione di una foto: ed è proprio la composizione che può rendere uno scatto mozzafiato o indelebile nella mente di chi osserva.

Ecco dunque alcuni consigli che voglio dare per migliorare la composizione fotografica di uno scatto.

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1) COMPORRE INTORNO ALL’ELEMENTO PRINCIPALE

composizione fotografica

Solitamente, quando si è in un ambiente esterno a scattare foto, lo sguardo viene catturato da un elemento, che secondo il fotografo merita di essere immortalato.

E’ un oggetto, un elemento a catturare l’attenzione: esso può essere ad esempio un disegno particolarmente bello su un muro, una gonna colorata indossata da una donna in una serata estiva o ancora un’ombra, il sorriso di un bambino o qualsiasi altra cosa che riesca veramente a stupire.

Quando il mio sguardo si sofferma su qualcosa di così esteticamente gradevole, cerco di non focalizzare la mia attenzione esclusivamente su quello, ma andare oltre, immaginare una sorta di composizione che potrebbe essere creata attorno all’elemento principale.

Questo è il consiglio che mi sento di dare: perché concentrarsi esclusivamente su un livello unidimensionale dello scatto, quando invece si potrebbe stuzzicare l’attenzione di chi guarda su un livello più profondo?

Non so se sono riuscito a spiegarmi: invece di fotografare il singolo elemento, si può giocare con esso, fino a creare una profondità di livelli, quasi una stratificazione dei piani di inquadratura.

L’abilità di un fotografo non sta solo nel catturare un dettaglio particolarmente affascinante, sta nel collocare quel dettaglio in un contesto ove esso potrebbe avere ancora un maggiore risalto. Cerco di spostare il mio personale interesse dall’elemento prescelto, alla costruzione di una composizione che renda ancora più interessante l’elemento stesso.

Per migliorare la composizione fotografica è importante scegliere le luci giuste, le gradazioni di colore più corrette nonché lo sfondo che potrebbe esaltare il soggetto prescelto.

Il primo livello dove deve avvenire la stratificazione dei piani è nella mente: è lì che si riesce a creare l’immagine, che poi sarà realizzata tramite lo scatto fotografico e la composizione vera e propria degli elementi da fotografare.

Se c’è una cosa che non può assolutamente mancare all’interno di una bella fotografia, questa è l’equilibrio: difficilmente un solo elemento fornirà l’equilibrio necessario. Per questo, stratificando i piani di inquadratura dei diversi elementi, sarà più semplice contrapporre un secondo piano al soggetto principale, in modo da creare il giusto equilibrio.

2) MIGLIORARE LA COMPOSIZIONE CON LA REGOLA DEI TERZI

composizione fotografica

Cosa significa pensare in triadi? Cercherò di spiegarlo con parole semplici, in modo che sia per tutti di facile comprensione. Quando scatta una fotografia, la maggior parte dei fotografi sostiene che l’immagine debba essere il più minimalista e “pulita” possibile. Questo significa che la scena deve essere il più semplice e semplificata possibile, per non suscitare troppe distrazioni nello spettatore che guarda.

Ci sono, da anni, moltissime discussioni su questo tema, che continuerà ad essere dibattuto ancora a lungo.

Sul fatto che l’immagine debba essere semplice e pulita posso anche concordare, ma molti fotografi, anche i più esperti, traducono tutto questo in fotografie con un unico elemento.

Scena semplice e pulita non significa, necessariamente, ridotta ad un unico elemento solitario. Il rischio che si corre nel concentrarsi su un solo soggetto è quello di realizzare uno scatto noioso, banale, che non solleciti né stimoli i sensi dello spettatore e non catturi la sua attenzione.

Bisogna quindi stravolgere la scena, reinterpretarla e renderla il più accattivante possibile. E qui subentra il pensiero “in triadi” (regola dei terzi).

Pensare in triadi significa concentrarsi sì su un soggetto principale, un elemento che colpisca il fotografo tanto da volerlo immortalare, ma incorporare nello scatto anche due altri soggetti, magari minori, che supportino ed esaltino quello cardine. In questo modo la composizione può assumere praticamente infinite declinazioni, tutte molto più interessanti per l’occhio di chi osserva.

Se si predilige un ritratto ad esempio, la composizione potrebbe essere formata dal soggetto principale, in primo piano e in posizione centrale, con altre due persone collocate in background, con funzione di supporto all’elemento di base dello scatto.

Lo stesso può avvenire se si vuole immortalare un paesaggio: perché concentrarsi su una splendida scogliera, quando nella foto possono comparire, arricchendola, anche una piccola cascata o un raggruppamento di alberi esteticamente molto gradevoli? Con questi elementi di supporto la scogliera apparirà ancora più maestosa.

Si crede, erroneamente, che l’inserimento di ulteriori elementi possa distogliere l’attenzione da quello principale: ma con una buona composizione fotografica ciò che avviene è precisamente il contrario.

Gli elementi cardini di ogni scatto, per usare un eufemismo, brilleranno di una luce ancora maggiore, supportati dai due minori che lo esalteranno.

Uno degli scatti che praticamente ogni fotografo, in erba o più esperto, ha realizzato almeno una volta nella sua vita è quello di un tramonto.

La luce, così intensa ed arancione, che riesce a sprigionare il sole durante questa fase del giorno è talmente suggestiva che in pochi resistono alla sfrenata voglia di scattare una fotografia: anche in questo caso, migliorare la composizione fotografica di un tramonto con una triade di elementi può concorrere ad uno scatto sicuramente più interessante.

Se davanti alla luce predominante di un tramonto comparissero tre balle di fieno, tipiche del paesaggio estivo, lo scatto risulterebbe sicuramente più gradevole.

Ma il pensiero in triadi non si riferisce, necessariamente, ad una triade di elementi. Le triadi (regola dei terzi) possono anche essere inserite in termine cromatici: tre sfumature differenti di uno stesso colore, ad esempio. Le triadi possono essere interpretate in tutte le forme e dimensioni che hanno la loro applicabilità in fotografia.

Dietro al pensiero in triadi c’è anche una spiegazione filosofica o psicologica, che aiuta a creare un aspettativa positiva negli spettatori, alla vista di scatti che inglobano questo tipo di composizione. Mi spiego meglio: in Occidente, il modello triadico è molto presente, anche nella quotidianità. Basti pensare alle dimensioni: ne esistono di medie, grandi e piccole. O al numero dei pasti principali che la maggior parte degli Occidentali compie durante il giorno: la colazione, il pranzo e la cena. O ancora, i momenti principali di una giornata: c’è il mattino, il pomeriggio e la sera. Questo vuol dire che la mente è già culturalmente allenata a fare pensieri in triadi. Per questo motivo, alla vista di una fotografia con composizione in triadi, la mente è sollecitata nel riconoscere qualcosa di familiare ed attribuirle quindi una connotazione positiva.

3) TROVARE LA BELLEZZA NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

composizione fotografica

Mi stupisco molto quando vedo esimi colleghi che trascorrono intere giornate a cercare la scena perfetta per una foto magistrale. Si crede, erroneamente, che un buono scatto possa essere realizzato solo avendo un modello davanti alla propria macchina fotografica: niente di più sbagliato, almeno secondo il mio pensiero.

Non serve la cascata più suggestiva del mondo o il tramonto più incredibile che si riflette nel mare per fare una bella foto: bastano occhi curiosi e consigli specifici per esaltare anche il soggetto più semplice che si ha davanti.

Un consiglio che dò sempre a chiunque voglia ascoltare, sia per migliorare la composizione fotografica che per realizzare scatti originali e interessanti, è quello di cercare la bellezza nella vita di tutti i giorni.

A tal proposito potresti anche leggere il mio articolo su come fotografare in modo originale i luoghi famosi. Clicca qui per leggere l’articolo.

Qualcuno diceva che la bellezza è negli occhi di chi guarda: mai frase fu più azzeccata, soprattutto se associata all’arte della fotografia. Un fotografo, laddove un semplice passante vede soltanto un muro sporcato da un graffito, vede uno splendido murales da immortalare e magari da inserire in un contesto metropolitano che ne esalti e ti permette di migliorare la composizione fotografica.

Spesso è proprio nelle più semplici e banali scene di vita quotidiana che si nascondono gli scenari più interessanti da fotografare. Gli edifici di una città o di un determinato quartiere di essa possono nascondere trame perfette per scatti suggestivi; luci e ombre in un parco o in un cortile meritano solo di essere scoperti da un occhio curioso che sa apprezzarli; papere e cigni che nuotano nel laghetto di un parco possono integrarsi alla perfezione con il contesto circostante, basta solo saper giocare con essi.

Tutto questo significa che l’abilità di un fotografo, o di un aspirante tale, non sta solo nel sapere abbinare cromatismi, luci e avere importanti nozioni tecniche: la dote più grande è anche — o proprio — quella di saper scovare bellezza ove gli altri non ne vedono.

Non si deve pensare che questa sia un’impresa troppo ardua: più si cercherà bellezza nella vita quotidiana, più si allenerà la mente a farlo. Più si creerà immagini dinamiche e interessanti, più questo diventerà il modus operandi e l’occhio saprà catturare soggetti ed elementi anche nelle situazioni più semplici.

L’arte della fotografia nasce prima nella testa e solo in un secondo momento può tradursi su pellicola o carta fotografica. In bocca al lupo!”

Ah, ultima cosa importantissima. L’articolo ti è piaciuto? Lasciami un commento qui sotto o condividi l’articolo con i tuoi amici!

9 suggerimenti per migliorare la composizione fotografica

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Durante questa pausa estiva mi sono messo a visionare vari video e a pianificare i lavori da fare nella stagione autunnale, quando mi sono imbattuto in un video (in inglese) che da 9 suggerimenti utili per migliorare la composizione fotografica e che ho trovato estremamente efficace nella sua semplicità. Per questo motivo ho deciso subito di crearne una versione in italiano in modo e condividerlo con te

Di seguito trovi il video che ho realizzato, ma ci allego anche un articolo scritto, così magari puoi seguirlo con calma senza il rischio che ti mangi tutta la banda internet, ma prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

https://youtu.be/dxWDXjd24EA

#1 LA REGOLA DEI TERZI

La regola dei terzi è probabilmente la più famosa e nota delle regole di composizione fotografica. Applicarla è molto semplice, basta dividere la scena (o inquadratura) in tre parti orizzontali e verticali in modo da creare delle intersezioni che dovrai usare come punti di riferimento sui quali far combaciare l’elemento chiave della tua foto.

Meglio degli esempi? Eccoli! composizione fotografica composizione fotografica Molte fotocamere permettono di visualizzare questa “griglia” direttamente in fase di scatto; controlla bene nelle istruzioni della tua fotocamera.

Allo stesso modo puoi usare queste linee di suddivisione verticali ed orizzontali come riferimento per suddividere gli elementi naturali (e non ) della tua scena.

composizione fotografica

#2 LINEE CONVERGENTI

composizione fotografica Molte scene presentano naturalmente delle linee convergenti, prova a pensare ad una strada ad esempio. Puoi sfruttare queste linee convergenti per guidare in modo del tutto naturale l’occhio dell’osservatore sul fulcro di interesse della tua scena.

#3 LE DIAGONALI COME COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

Puoi sfruttare le diagonali naturali tipiche di molte scene per dare dinamicità e senso di movimento alle scene fotografate.

composizione fotografica

#4 LE CORNICI

Hai ben chiaro cos’è una cornice di un quadro vero? Si tratta di un elemento che racchiude l’immagine giusto?

In fotografia è la stessa cosa: puoi mettere una cornice ad una foto stampata, ma puoi anche sfruttare delle situazioni reali per creare delle cornici attorno al soggetto fulcro dell’immagine.

composizione fotografica10

#5 I CONTRASTI

Quando si dice di ricercare dei contrasti in fotografia non si tratta solo di abbinare elementi concettualmente molto diversi tra di loro (tipo un barbone che dorme sul marciapiede davanti ad una vetrina di un negozio di lusso ecc), ma si tratta anche di cercare dei contrasti nel vero senso della parola e significato luminoso.

composizione fotografica

#6 SFRUTTA TUTTO IL FOTOGRAMMA

Uno degli errori tipici del principiante, se non l’errore per definizione, è quello di stare troppo distante dal soggetto da fotografare facendolo risultare troppo piccolo rispetto a tutto il resto.

composizione fotografica Non devi aver paura di avvicinarti! Riempi il fotogramma più che puoi limitando gli elementi di disturbo!

#7 CENTRA L’OCCHIO DOMINANTE

Fare dei ritratti non è semplice, ci sono molti aspetti da tenere in considerazione, ma sicuramente uno dei suggerimenti più utili e semplici da ricordare è quello di posizionare l’occhio dominante del ritratto esattamente al centro della nostra foto. Come? Ecco degli esempi che ti fanno capire:

composizione fotografica composizione fotografica

#8 PATTERN E RIPETIZIONI

Ricercare Pattern (anche se sarebbe più corretto dire “patterns”) ed elementi ripetitivi attorno a te non è una scelta sbagliata. Spesso possono essere un valido riparo nel quale rifugiarsi in quei casi dove veramente non trovi nulla di interessante e dinamico da fotografare.

composizione fotografica composizione fotografica

#9 SIMMETRIE

L’occhio umano ama le simmetrie. Le simmetrie danno un senso di sicurezza ed equilibrio, per questo motivo sono sempre apprezzate. composizione fotografica

CONCLUSIONI

Ti è piaciuto questo video? Che ne dici di condividerlo con qualche tuo amico o nei tuoi social preferiti? Non ti costa nulla e ti garantisco che in questo modo permetti al blog di sopravvivere e crescere ancora di più per offrirti altri contenuti interessanti!

Ho realizzato velocemente questo video perché lo trovo di una utilità enorme nella sua semplicità. Sono sicuro che ti piacerà e se vuoi gustarti ancora di più l’occhio, guarda la versione in Inglese realizzata con le foto e su concessione del fotografo Steve McCurry (fotografo National Geographic!).

Il video si chiama 9 Photo Composition Tips (feat. Steve McCurry) e lo puoi vedere cliccando qui.

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