Fotocamere

Raw Fujifilm ed Adobe Lightroom

Fujifilm adotta i sensori X-Trans nelle sue fotocamere e questo potrebbe essere un problema in fase di sviluppo dei file RAW in quanto sono una tecnologia diversa da quella usata dai sensori tradizionali installati nel 99% delle fotocamere in commercio.

Con Adobe Lightroom infatti qualcuno dice di aver notato dei difetti di sviluppo. È vero o si tratta di bufale? Ne parlo in questo episodio.

::: Link suggerito :::

https://www.phaseone.com/it-IT/Capture-One.aspx

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Ha senso prendere ottiche luminose?

Scommetto che anche tu ti sei fatto questa domanda: ha senso acquistare un’ottica luminosa quando puoi ti vanno a consigliare di chiuderla a f/4 oppure f/5,6 per ottenere la massima nitidezza?

Oppure ti sarà capitato di notare che un’ottica particolarmente luminosa poi non sia proprio così nitida a piena apertura?

Beh… tutto normale in fondo e non devi farti prendere dall’ansia di avere per le mani un obiettivo “scarso”. Scopriamo assieme il perché.

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Bande viola sulle immagini?

Una volta mi è capitato con la mia fotocamera (moderna e costosa) di ottenere delle foto assolutamente “assurde”. Presentavano delle bande viola una parte dell’immagine e la cosa mi dava letteralmente fastidio e non capivo.

Pensavo fosse un problema della fotocamera. Ma in realtà non è così… il motivo è un altro! Ne parlo in questo PodCast.

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Il circolo di confusione

In questa puntata parlo del “circolo di confusione”, un concetto molto tecnico che probabilmente la maggior parte degli ascoltatori non ha nemmeno la minima idea di cosa si tratta o chi ne ha sentito parlare non ha mai capito in cosa consiste e a cosa serve.

Qui te lo spiego nel modo più semplice possibile.

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A che servono i punti di messa a fuoco?

Una volta c'era la rincorsa ai megapixel, ora invece c'è la rincorsa ai "punti di messa a fuoco". Ormai tutte le fotocamere sembrano sfornare questi dati come elemento di pregio avanzato e che non ne puoi fare a meno.

Canon con la sua EOS R ha addirittura dichiarato "5655 posizioni AF selezionabili". Alla faccia! Ma che aiuto danno tutti questi punti di messa a fuoco?

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Mirrorless consigliate | Settembre 2018

Rubrica sperimentale dove punterò a darti il mio consiglio sulle migliori Mirrorless da tenere in considerazione mese per mese! È una rubrica in rodaggio quindi attendo i tuoi feedback per sapere se preferiresti una rubrica differenziata per prezzo (mirrorless sotto i 500 euro... mirrorless sotto i 1000 euro... ecc...) o se vuoi che le raggruppi per "brand" un po' come sto facendo ora. 

Questo è il nuovo episodio di Tecnica Fotografica PodCast 🎙

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LINK AI PRODOTTI CITATI NELLA PUNTATA:


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Ha senso acquistare una Fuji X-T2 ora?

Sempre più spinti dalla ricerca dell'ultimo modello di fotocamera, dall'analisi dei dettagli tecnici dei nuovi modelli e con la convinzione che una nuova macchina ci faccia migliorare la nostra fotografia, finalmente arriva una domanda concreta: ma cambia qualcosa se prendo un modello "precedente"?

Beh... No! Non cambia nulla. Parliamone in risposta al quesito di Matteo!

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Front & Back Focus nelle fotocamere

Esiste un "problema" noto che si chiama "front" o "back" focus, ovvero in sostanza un problema dove ti ritrovi che la fotocamera non ti rende delle immagini perfettamente a fuoco sul punto che hai indicato in fase di scatto.

Questo è un problema "noto" e che riguarda in particolare un problema di "taratura" tra fotocamere ed obiettivi o, in modo più specifico, tra l'obiettivo ed il sistema di messa a fuoco degli obiettivi.

In questa puntata parlo della questione e ti spiego anche cosa esiste (eventualmente) in commercio per sistemare questa problematica.

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Reflex compatta o Bridge?

In questo inusuale podcast del Sabato vado a rispondere ad una domanda di Guido, che mi chiede un parere/confronto tra le reflex compatte di cui ho parlato negli episodi precedenti e la Bridge Panasonic FZ1000

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LINK UTILI IN QUESTA PUNTATA

RIASSUMENDO

Cosa sono le bridge? Sono fotocamere "ibride", ovvero una cosa intermedia tra una compatta e una reflex. Include infatti tutte le caratteristiche di una reflex in fatto di comandi ed impostazioni, ma:

  • Dispongono di un sensore molto più piccolo che soffre in condizioni di scarsa luce.
  • Non hanno l'obiettivo intercambiabile.

Acquistare una bridge ha senso? Tutto sommato no.

Ha senso solo se:

  • ti serve una fotocamera con uno zoom molto potente
  • vuoi avere tutte le funzioni di una reflex/mirrorless
  • se scatti prevalentemnete di giorno
  • non vuoi avere la rottura dell'obiettivo intercambiabile

Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni qui sotto…! In più, se la puntata ti è piaciuta, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo PodCast sul tuo social network preferito!

Salvare un RAW in HDR

La fotografia non è solo composta da domande e quesiti tecnici complessi. A volte bisogna dare anche risposte a domande semplici (almeno all'apparenza) ma che sono fondamentali.
Com'è la storia? Nessuno nasce "imparato"?

Qui la domanda è molto semplice ma interessante: si può salvare un RAW in HDR?

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 Photo by  Andrea Natali  on  Unsplash

Photo by Andrea Natali on Unsplash

UN FILE RAW SI PUÒ SALVARE IN HDR?

No, attualmente non è possibile (per quanto ne so io...) per un semplice motivo: l'HDR è una unione di scatti differenti con esposizioni differenti. 

  • Uno scatto viene fatto per ottimizzare le luci
  • Uno scatto viene fatto per ottimizzare le ombre

Il file RAW invece è un file "singolo", o comunque "grezzo", ovvero incorpora i dati nativi catturati dal sensore.

LA TECNOLOGIA OLYMPUS

Olympus tuttavia ci ha abituati a vedere delle novità in questo senso, ad esempio pensando al "live compose" o "live time" che sono delle modalità dove la fotocamera fa registrazioni multiple salvando tutto in un unico file RAW.

Pertanto chissà se in futuro vedremo qualcosa di simile anche con l'HDR!

Siamo giunti alla fine. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo PodCast sul tuo social network preferito!

L'illusione delle mirrorless compatte

Inizialmente quando si tiravano in ballo le "mirrorless" come alternativa alle reflex si faceva riferimento, tra i principali vantaggi, alla questione dell'estrema portabilità e compattezza.

Ma le cose stanno ancora così?

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Negli ultimi anni si sono visti degli sviluppi interessanti nel sistema con delle caratteristiche che si sono nel tempo affermate in modo abbastanza deciso.

FUJIFILM

Ha il merito di aver creduto forse tra le prime in questo sistema proponendo le prime APS-C ad ottica fissa (le famose XT100). Fotocamere estremamente compatte e dalla qualità elevata.

OLYMPUS/PANASONIC

Hanno credoto nell'essenza vera della Mirrorless adottando il sistema Micro 4/3 (MFT) che permette, a fronte di un sensore leggermente più piccolo e dalla forma più quadrata, di costruire ottiche di qualità elevatissima in dimensioni estremamente ridotte.

SONY

Nonostante si tratti di un colosso è comunque un'azienda relativamente "nuova" nel settore della fotografia (ha acquisito Minolta per poter affrontare questa sfida) ma si è subito affermata per essere "l'unica" casa che produce Mirrorless FULLFRAME a portata di consumatore "normale" (lascio volutamente fuori Leica che è rivolta ad un utenza di nicchia).

LE DIMENSIONI SONO REALMENTE DIVERSE?

Proprio partendo da Sony faccio questa analisi. Una Mirrorless Sony con sensore FF alla fine è veramente così compatta? NO. Sicuramente un po' più leggera, ma dal punto di vista degli ingomrbi non siamo distanti dalle relfex "normali".

ERGONOMIA

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Diciamolo. Uno dei fattori che portano queste "mirrorless" ad essere "compatte" è principalmnete il fatto che, non avendo tutto il sistema meccanico "reflex", possono essere realizzate concentrando tutti i comandi in poco spazio.

Ma poco spazio significa anche "scomodità", specie per chi non ha delle mani piccole. E di questo le case produttrici se ne sono accorte e ancora di più se ne sono accorti i professionisiti e chi usa spesso la fotocamera. 

Se è troppo piccola è scomoda. Se è "scomoda" si torna ad usare quella più grande (reflex).

Quello che si sta vedendo ora è che TUTTI cominciano a produrre mirrorless più grandi ed ergonomicamente più comode.

  • Olympus EM1 Mark II
  • Sony A9
  • Fujifilm H1

Tutte le marche, compreso chi ha adottato il MFT (Micro 4/3), hanno a catalogo dei modelli più grandi, comodi da tenere in mano e che, di fatto, non sono tanto più piccoli di un sistema reflex.

In ogni caso non sufficientemente piccolo da dire "Prima lasciavo a casa la fotocamera ora invece la porto sempre in giro con me".

Sony e il punto della (mia) situazione

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Ogni tanto è necessario fare il punto della situazione nella propria esistenza fotografica. No… aspetta… non è nulla di filosofico o ragionamenti da chi sta decidendo se abbandonare o meno la fotografia.

Quello di cui parlo ed intendo è che oggi ho le mie fotocamera sopra la scrivania:

Ma allo stesso tempo sono rimasto destramente impressionato da come Sony sta letteralmente conquistando il mercato.

DOVUTE PREMESSE

Si ok, so che ora qualcuno penserà “ecchecavoli ha sopra il tavolo oltre 6.000 Euro di strumentazione fotografica e sta qui a fare il punto della situazione?”

Comprendo e capisco. So che l’attrezzatura di cui dispongo è tra le migliori disponibili sul mercato per quanto riguarda le mirrorless, ma vorrei che il ragionamento andasse oltre; questo è il mio lavoro.

IL CASO SONY

Sony mi sta impressionando non tanto per quello che è, infatti in più di qualche caso ti ho detto che Sony produce credo i sensori presenti nel 90% delle fotocamere che ci sono in commercio.

Sony mi sta impressionando perché sembra una delle poche aziende che comincia ad ascoltare le richieste ed esigenze dei fotografi.

Con la Sony A9 e le attuali Sony A7 di terza generazione sta sembra aver esaudito tutte le richieste (o quasi tutte) che da tempo facevano i fotografi.

IL SISTEMA È MATURO

  • Le ottiche non sono tante quante quelle di Nikon e Canon, ma ci sono tutte quelle che servono.
  • Non cosano poco ma sono di qualità (o quasi).
  • Sony vanta comunque una compatibilità enorme, tramite adattatori, con praticamente tutte le ottiche in commercio.
  • Poi c’è Sigma e Samyang che comunque per non sbagliare hanno pensato che realizzare ottiche compatibili col sistema Sony fosse una scelta saggia… e il cerchio si chiude.

EPILOGO

E così eccomi qui. Con le mie fotocamere sopra al tavolo e due decisioni da prendere:

  • la prima riguarda la voglia o meno di “provare” il sistema Sony, ma si tratta di una decisione già presa.
  • la seconda, conseguenza della prima, riguarda la scelta di quale fotocamera “vendere” per finanziare l’acquisto della Sony A7III.

Ascolta il podcast per sapere (forse) come va a finire.

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Olympus E-PL7 e E-PL8. Valgono la pena?

Ciao, sono di nuovo qui su Tecnica Fotografica per esprimerti la mia opinione su queste due fotocamere Olympus E-PL. Quella che leggerai qui è una mia personale opinione su queste macchine e non devi prenderla come un valore assoluto, ma interpretare questo articolo solo come un consiglio, esente da interessi, nel caso in cui tu fossi interessato a sapere qualcosa in più su questi due corpi macchina. Dichiarazione etica: non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te ma sostieni il progetto! Grazie!

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

UNA RECENSIONE DI COPPIA E-PL

In questi giorni sto analizzando per Tecnica Fotografica i prodotti di tutta la gamma Olympus per cercare di fare chiarezza su ogni modello attualmente sul mercato, esaminarne le caratteristiche, commentarle e farti capire come la penso, facendo un’analisi complessiva di ciò che ogni macchina è in grado di fare e soprattutto di non fare.

Sono sicuro che anche tu avrai notato una cosa strana in questo articolo. Come mai, questa volta, sotto i riflettori ci sono due macchine in contemporanea?

Non meritano ognuna delle due una recensione dedicata? Sì e no.

PRIMA DI TUTTO VEDIAMO COSA SONO

La E-PL 7 e la E-PL 8 sono due fotocamere mirrorless della Olympus. Entrambe con sensore Micro QuattroTerzi.

Olympus E-PL

Sono due modelli della gamma PEN, e questo è sinonimo di compattezza senza compromessi ma, come abbiamo visto nella recensione della PEN E-PL9, la compattezza non è indice di basse prestazioni.

PER QUALE TIPOLOGIA DI FOTOGRAFO VENGONO PENSATE?

Ami la fotografia? Vuoi sempre con te qualcosa per scattare? Ti piace viaggiare leggero? Non vuoi nemmeno sentir parlare di borse, bagagli e zaini fotografici? Beh, se la tua risposta è sì a tutte e quattro queste domande dovresti veramente valutare l’idea di acquistare una fotocamera mirrorless Olympus della serie PEN.

Il loro rapporto tra compattezza, portabilità, prezzo e prestazioni le rende macchine con una vera marcia in più.

OLYMPUS E-PL. VALIDE MA...

Sono sempre rimasto molto stupito nello sviscerare le caratteristiche e le prestazioni dei modelli del marchio Olympus per Tecnica Fotografica, innamorandomi ogni volta di ognuno dei prodotti analizzati.

Grazie alla recensione di Alessio ho scoperto le incredibili prestazioni della Olympus PEN-F (clicca per leggere l'articolo). Ho avuto modo di poterti parlare dell’intera gamma Olympus e in modo molto entusiastico della OM-D EM 5 Mark II.

Penserai: “facile entusiasmarsi per modelli che sono quasi dei top di gamma!”

Ebbene, sappi che stai sbagliando, perché quando ho recensito la PEN E-PL9, sono partito con aspettative molto basse, ma ne ho successivamente rivalutato la posizione nella mia personale classifica delle macchine fotografiche in commercio.

Questa volta, però, la scintilla per queste due macchine non è scattata. Cerchiamo di capire il perché.

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE OLYMPUS E-PL

IL SENSORE

La prima cosa che salta all’occhio è che in entrambe le fotocamere troviamo lo stesso sensore Micro QuattroTerzi da 16,1 Megapixel, utilizzato tuttora nella E-PL9. Si tratta anche del medesimo sensore della OM-D E-M10 Mark III.

Il sensore, quindi, è un ottimo punto a favore di queste macchine.

LO STABILIZZATORE

Lo stabilizzatore è il pezzo forte delle Olympus e anche su queste PEN troviamo uno stabilizzatore della tipologia di spostamento del sensore.

Lo stabilizzatore sul sensore è un’ottima invenzione che permette ai sensori Micro QuattroTerzi di sopperire alla loro superficie più ridotta, dandoti la possibilità di dilatare di molto la velocità minima di scatto, senza avere effetti di mosso o micromosso nelle foto.

Come già spiegato nei miei articoli precedenti questo sistema è vincente perché ti permette di non dover acquistare lenti stabilizzate molto costose e, generalmente, meno definite.

(Le lenti stabilizzate hanno dei gruppi di lenti in più al loro interno rispetto alle lenti non stabilizzate, questo per permettere all’ottica la stabilizzazione. Di conseguenza la luce che entra nella tua fotocamera sarà sempre meno nitida per ogni vetro che attraversa; quindi meno vetri la lente contiene, più ne guadagna in nitidezza).

Lo stabilizzatore in queste macchine fotografiche lavora su 3 assi. Questo vuol dire che permette di assorbire micro shock di movimenti su 3 assi. Non è fenomenale come il 5 assi della OM-D EM 5 Mark II, ma fa il suo lavoro ed è il medesimo stabilizzatore della E-PL9.

IL MONITOR

Lo schermo di queste macchine fotografiche è il medesimo, con la solita comodissima possibilità di muoversi di 80° verso l’alto per quando dobbiamo scattare con la macchina più bassa del nostro viso e di 180° verso il basso per poterti scattare comodamente dei selfie, senza dover fare più tentativi per aver azzeccare l’inquadratura.

La possibilità di snodarsi è la medesima della E-PL9 con la differenza che nella OLYMPUS E-PL 7 e nella OLYMPUS E-PL 8 la risoluzione è di 1037 mila punti e nella E-PL9 è di 1040 mila punti. Oserei dire una differenza quasi impercettibile su di uno schermo da 3 pollici.

I FORMATI DI SCATTO

Entrambe le macchine scattano sia in RAW che in JPG con una frequenza media fino a 8 fps per circa 20 fotogrammi RAW e a capacità della memoria per i file JPG.

Tutto ottimo, ma niente in più o in meno rispetto alla E-PL9.

IL WI-FI

Anche in questo caso, come per il modello superiore, ritroviamo il Wi-Fi che ti permette di spostare in modo immediato i files dalla memory card allo smartphone (ovviamente con l'app dedicata, disponibile sia per iOS che per Android).

C’è da dire, però, che nella E-PL9 sono riusciti a diminuire sensibilmente i consumi della batteria per queste operazioni wireless, considerato che la sua durata non è elevata..

I FILTRI CREATIVI

I filtri creativi non mancano e sono più o meno gli stessi in entrambe le macchine.

Sono in numero minore rispetto a quelli della E-PL9, ma sapete già come la penso…meglio scattare in RAW e apportare le modifiche successivamente in Lightroom con dei buoni preset (come quelli di Alessio Furlan e Marco Fadelli).

L’opzione dei filtri creativi la reputo poco necessaria, ma questa è una visione soggettiva dovuta al mio modo di scattare. Preferisco, infatti, scattare con la fotocamera e importare i RAW nel computer per poi svilupparli con un software dedicato.

Se sei, però, una persona che non può permettersi tutto questo iter, oppure che non ha sempre a disposizione con sé il proprio computer, che scatta spesso fuori casa e ha la necessità di postare entro poco tempo lo scatto sui social, la scelta di questa fotocamera può essere una soluzione valida e veloce. Per come scatto io, invece, non risulta un'opzione ottimale.

LE DIMENSIONI

Pochi decimi di millimetro separano una macchina dall’altra, rendendole veramente poco differenti tra di loro e rispetto alla sorella maggiore.

Olympus E-PL

Per quanto riguarda il peso la differenza tra la più leggera e la E-PL9 è di soli 23 grammi (includendo memory card e batteria).

Come un po’ per tutte le Olympus la compattezza ha determinato la presenza di una batteria di dimensioni più piccole e, quindi, di durata ridotta obbligando tutti gli utenti che scattano molto o che rimangono fuori per molte ore e giorni a doversi dotare di un sostanzioso parco batterie oltre che al parco memory card.

IL MIRINO

Entrambe le fotocamere sono sprovviste di mirino ed è possibile inquadrare la scena solo tramite il monitor. Per alcuni può essere un limite, ma per chi si sta avviando verso il mondo delle mirrorless la mancanza del mirino non dovrebbe risultare un problema.

Per chi, però, non può proprio farne a meno, esiste un view finder prodotto da Olympus che si può applicare sulla slitta del flash e funziona perfettamente come se si trattasse di un view finder built-in.

Le OLYMPUS E-PL 7 e la OLYMPUS E-PL 8 sono gli ultimi due modelli dov'è possibile montare il view finder esterno. La compatibilità è stata rimossa sulla E-PL9. Di conseguenza se proprio non puoi farne a meno tienine di conto. Personalmente ti consiglio di tenere conto anche dell’ingombro in più che ha quest'optional, che, oltretutto, va ad occupare la slitta per un eventuale flash.

IL FLASH

In queste due macchine il flash c’è, ma non è integrato. Ovvero nella confezione c’è un piccolo flash esterno da poter inserire nella slitta superiore della macchina. Non è, invece, presente un flash integrato nel corpo macchina.

Questo fattore ti obbliga a dover portare con te un, seppur piccolo, componente in più.

La mancanza del flash è stata, poi, colmata nella E-PL9 mediante l'integrazione di un flash pop-up nel corpo macchina.

IL DESIGN

Il design di queste macchine è vincente, estremamente compatto e tutto in metallo con finiture in ecopelle; tutti i modelli sono disponibili in diverse colorazioni. Ispirato al design retrò delle vecchie PEN, esso rimane fedele ma, allo stesso tempo, rinnovato. Con le ottiche tuttofare di serie rimane molto compatto.

La sporgenza sul lato destro della fotocamera ne favorisce l’impugnatura, ma rimane, comunque, un po’ esigua e di poco aiuto nel caso in cui andassi a montare un’ottica più pesante e sporgente.

MODELLI DI FASCIA BASSA O MODELLI VECCHI?

C’è da fare chiarezza su questa strategia di mercato inusuale per altre case produttrici.

Solitamente, sia nell’ambito dei computer che degli smartphone e delle macchine fotografiche, siamo abituati che quando esce un nuovo modello il modello precedente tende a sparire in pochi mesi. Perché?

Questo favorisce un’impennata nelle vendite del nuovo prodotto e una svalutazione e un’obsolescenza del vecchio molto più veloce.

Questo fatto, inoltre, rende la gamma dei prodotti sul mercato molto all’avanguardia e più solida alle critiche esterne, permettendo al marchio di non “svalutare” i propri prodotti abbassandone il prezzo pur di renderli vendibili.

A differenza di altri marchi e modelli le E-PL attualmente sul mercato non sono delle macchine uscite contemporaneamente, con differenti caratteristiche e potenziali.

Sono semplicemente l’evolversi dello stesso modello negli anni.

Ebbene sì, siamo di fronte a due modelli un po’ più vecchiotti dell'attuale ultima uscita, la PEN E-PL9:

  • La OLYMPUS E-PL 8 è uscita sul mercato nel 2016
  • La OLYMPUS E-PL 7 è uscita sul mercato nel 2014

Questo vuol dire che tutta l’evoluzione tecnologica che c’è stata negli ultimi 4 anni in casa Olympus non ha riguardato questi modelli, nei quali molte cose sono rimaste invariate.

AMAZON: “VEDI IL MODELLO PIÙ RECENTE DI QUESTO ARTICOLO!”

Io cerco sempre di non farmi influenzare dalle strategie di marketing che ti spingono a spendere per avere sempre l’ultimo modello disponibile.

Ammettilo, anche tu non vedi l’ora di puntare un nuovo prodotto per comprarlo e testarlo.

E questo desiderio si fa ancora più forte quando il nuovo modello della tua fotocamera esce in commercio.

Tranquillo, è successo anche a me. Ti consiglio, però, di fermarti un attimo e ragionare.

In questo caso ammetto di essermi trovato in difficoltà, quando sono andato a guardare i prezzi di queste due fotocamere per scrivere questo articolo.

Anche Amazon nella pagina mi consigliava di visualizzare il modello più recente in commercio e da qui mi sono sorti i dubbi se fosse ancora un acquisto valido o meno.

TIRANDO LE SOMME NE VALE LA PENA?

Andiamo a fare un’analisi finale, tirando in ballo anche qualche prezzo.

Sul sito di Mr. Bezos troviamo i seguenti prezzi:

OLYMPUS E-PL 7

OLYMPUS E-PL 8

I prezzi non seguono una reale logica, perché troviamo il modello più nuovo, ovvero la OLYMPUS E-PL 8 con obiettivo kit ad un prezzo inferiore della OLYMPUS E-PL 7, quindi, senza dubbio, ti consiglierei la OLYMPUS E-PL 8.

Bisogna, però, valutare l’offerta nel complesso e non fermarsi solo a ciò che ho scritto in questo articolo. Va tenuto conto di quanta differenza c’è con gli ultimi modelli usciti, ed è questo che secondo me porta a escludere questi due modelli meno recenti.

Se osservi i prodotti consigliati da Amazon, nella stessa pagina visualizzerai una E-PL9 solo corpo a 549,00 € ed una E-PL9 con Kit M. Zuiko 14-42mm f/3,5-5,6 a 699,00 €.

Se sei, quindi, un possessore di altre fotocamere Olympus e hai già delle ottiche per Micro QuattroTerzi, senza alcun dubbio ti consiglio la E-PL9 solo corpo.

Non perché non siano valide le altre due, ma perché si tratta di un modello più recente e più performante che puoi ottenere per una differenza di soli 110€.

Se invece devi partire da zero perché non hai ottiche e quindi si tratterebbe della tua prima Mirrorless Micro QuattroTerzi, l’offerta della OLYMPUS E-PL 8 in kit a 551,82 € non è per niente male. Se non sei proprio alle strette aspetta qualche mese perché con solo 140€ in più ti potrai prendere il modello più recente e performante della serie PEN-E.

Per quanto riguarda la OLYMPUS E-PL 7 mi sento di sconsigliartene l’acquisto perché rischi veramente di trovarti un oggetto (seppur valido) tecnologicamente un po’ passato e di difficile rivendita, nel caso in cui ti trovassi in un futuro a voler fare un upgrade della tua attrezzatura e a volerla rivendere nel mondo dell’usato.

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OLYMPUS E-PL9. Concepita per i social

Sono nuovamente qui per cercare di capire cosa sia una PEN E-PL9 e soprattutto se sia una fotocamera che valga la pena acquistare. Nasce per essere compatta, ma è degna di stare nella mano di un influencer.

Che si tratti di un selfie in un camerino mentre fai shopping, che tu sia in giro per lavoro, che tu voglia viaggiare leggero senza portarti dietro un quintale di attrezzatura fotografica, non significa che tu debba (o voglia) scattare solo con lo smartphone per essere attivo sui tuoi social.

OLYMPUS E-PL9

Dichiarazione etica: quella che trovi qui è una mia opinione su questa fotocamera e non devi prenderla come un valore assoluto, ma devi interpretare questo articolo solo come un consiglio, esente da interessi, nel caso in cui tu fossi interessato a sapere qualcosa in più su questa fotocamera. Non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo dal produttore. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimarranno gli stessi per te, ma sosterrai il progetto! Grazie!

PEN E-PL9 IN SINTESI

Devo essere sincero, sono partito con delle aspettative molto basse per recensire questa macchina ed invece… sono rimasto piacevolmente stupito!

Se dovessi concentrare in pochissime parole la Olympus PEN E-PL9 penso che te la descriverei così:

  • Una OM-D EM 10 Mark III ancora più compatta.

LA PEN E PIÙ EVOLUTA

La PEN E-PL9 nasce chiaramente destinata a farsi strada nel mercato delle compatte e delle entry level.

Ma questo piccolo oggetto ha molte marce in più di una semplice “compattina”, che le permettono di non essere solo destinata al mercato delle compatte e delle entry level, ma bensì a spiccare fuori dalla massa.

Saprai anche tu, dal mio articolo precedente, che la serie PEN è una serie che si evolve nel tempo ma con un grande punto fisso a cui fare riferimento: la compattezza.

Per la compattezza non ci sono problemi, ormai è assodato… ma le prestazioni?

UN PRIMO SGUARDO SULLA PEN E-PL9

Questa è una mirrorless a tutti gli effetti: compatta è solo un aggettivo!

Ad un primo sguardo dato alla PEN E-PL9 notiamo subito che è molto compatta ma, allo stesso tempo, decisamente superiore alle semplici compatte tascabili.

Qui sotto possiamo vederla paragonata ad una reflex entry level molto compatta di casa Canon:

OLYMPUS E-PL9

Olympus da ormai molti anni ha deciso di convertire nettamente tutta la sua produzione su un formato particolare, il sistema Mirrorless Micro 4/3.

Questo l’ha resa una delle più importanti case produttrici di macchine fotografiche nel mondo.

Grazie a questa scelta tutta le macchine della Olympus sono molto compatte, ma la serie PEN lo è molto di più.

Perché ti dico che è molto di più di una compatta? Perché subito, con il primo colpo d’occhio, puoi notare che la lente è intercambiabile e, come avrai imparato, le lenti sono la parte grossa della qualità di una foto e ciò su cui in futuro vale la pena investire.

OLYMPUS OM-D E-M5

Il corpo è in metallo solido come le sorelle della fascia superiore e ciò gli conferisce robustezza, sia al tatto che all’atto pratico per ripararla dagli urti.

Altre macchine di altre marche sulla stessa fascia di prezzo hanno il corpo in policarbonato invece che in metallo

Dal lato destro ha un po’ più di spessore che gli conferisce, insieme al rivestimento in similpelle applicato esternamente ,un maggior grip nell’impugnatura.

Questa fotocamera è concepita per essere tascabile o “da borsetta”, quindi gli obiettivi pancake le si addicono alla perfezione.

L’ergonomia dell’impugnatura probabilmente diventa meno comoda se andrai ad innestare nella macchina delle lenti più lunghe e pesanti.

L’innesto del Micro 4/3 ti permette di poter attaccare alla macchina lenti Olympus destinate anche alla serie OM-D e tutte le lenti del mondo Micro 4/3 prodotte da terzi come Sigma e Samyang e anche lenti Panasonic che vengono prodotte con Leica (anche se, però, non ha molto senso).

Con due mani e con la tracolla, per stare sicuro, puoi sicuramente affrontare il tutto.

Qui puoi vedere come cambia l’ingombro della PEN E-PL9 con innestato il classico Pancake di serie 12-40 mm f/3.5-5.6 e l’ingombrante (seppur molto più piccolo rispetto ai concorrenti di altre marche) 40-150 mm f/2.8 .

OLYMPUS E-PL9

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UNO SGUARDO PIÙ APPROFONDITO

Devo essere sincero, non mi piace essere troppo tecnico nei miei articoli, ma è proprio questo aspetto che mi ha sbalordito di questa macchinetta.

La PEN E-PL9 ha lo stesso sensore da 16mp e lo stesso processore di immagine Truepic 8, video 4K, touchscreen e menù semplificato per il touch della OM-D EM 10 Mark III (clicca qui per leggere una recensione).

Non è proprio una copia, ha delle cose in meno ovviamente, ma ha anche delle cose in più!

LE PRINCIPALI COSE IN PIÙ (RISPETTO ALLA OM-D EM 10 MARK III)

Rispetto alla sorella maggiore OM-D EM 10 Mark III, ha in più un piccolo flash integrato.

Ovviamente starai già pensando anche tu che non è il flash adatto per lavorare sui servizi fotografici con le fotomodelle.

È piccolo ma c’è e può essere utilizzato, regolato ed impostato (ovviamente nelle sue capacità) come uno esterno.

Diciamo che può salvarti in alcune situazioni a breve distanza in cui gli ISO non sono sufficienti.

E, sempre in più, in questa fotocamera troviamo un sistema Wi-Fi e Bluetooth a basso consumo energetico.

Questo ti permette di scattare e trasferire le tue immagini con dei filtri già applicati direttamente dalla macchina ai tuoi social nello smartphone senza finire la batteria di entrambi.

Un’altra cosa interessante è che con il Wi-Fi integrato e i flash prodotti da casa Olympus, che hanno il Wi-Fi integrato, si possono comandare dalla macchina 4 gruppi di flash su 4 canali senza bisogno di trigger.

LE PRINCIPALI COSE IN MENO (RISPETTO ALLA OM-D EM 10 MARK III)

OLYMPUS E-PL9

Ha qualcosa in meno? Sì, ha delle cose in meno, ovviamente, ma probabilmente non è una grande tragedia.

La cosa che ha in meno di più eclatante è lo stabilizzatore che non è più su 5 assi ma solo su 3 ed è un altro modello rispetto a quello di fascia superiore, rendendolo un po’ più carente rispetto alle maestose performances del 5 assi. Rimane, comunque, un buon stabilizzatore di immagine.

Un altra cosa che vediamo subito, appena la si impugna, è la mancanza di view finder ed Olympus ha deciso di negare l’accesso anche a quello da slitta, rendendolo incompatibile con questo modello.

Se non riuscite proprio a scattare senza, questa, allora, non è la fotocamera per voi.

Se, però, avete intrapreso la strada delle mirrorless, scattare guardando in un piccolo monitor tipo mirino o guardare la stessa immagine in un monitor sul retro della macchina non dovrebbe crearvi troppe differenze se non in situazioni di luce esterna troppo forte.

TIRANDO LE SOMME

OLYMPUS E-PL9

Tirando le Somme questa è una macchina che nasce per essere polivalente, ma dalla dimensioni ridotte.

Hai la possibilità di scattare in RAW e di elaborare i tuoi scatti sul computer in un secondo momento, oppure di scattare applicando dei filtri molto creativi e generare degli ottimi JPEG da condividere subito sui tuoi social.

I tempi di scatto variano da 1/4000 di secondo a 60 secondi e questo ti dà la possibilità di scattare foto in momenti estremamente veloci e di sfogare la tua creatività con tempi di esposizione molto lunghi.

  • Muovendoti nel menù potrai scegliere lo scatto silenzioso che con l’otturatore elettronico ti permette di raggiungere addirittura 1/16000 di secondo.
  • In modalità Bulb, con il comando remoto, si possono raggiungere anche i 30 minuti di esposizione.

La messa a fuoco (con scatto) tramite tocco sullo schermo è veloce e ti permette di fare un vero punta e scatta.

Sia che ami fotografare piatti gourmet per la tua pagina Instagram, sia che tu sia un maniaco dei selfie, con il riconoscimento automatico dei volti ( fino ad 8 ), lo schermo inclinabile di 80 gradi verso l’alto e di 180 verso il basso ti sarà di grande aiuto.

I comandi sono intercambiabili e personalizzabili, sia per i pulsanti che per la ghiera, e i suoi 380 grammi (per corpo macchina, batteria e memory card) per 699,00 € (in kit con il 14-42 mm f/3.5-5.6) la rendono veramente una gran macchina.

PER CHI È DESTINATA LA PEN E-PL9 ?

Non è una macchina mirrorless che consiglierei ad un utilizzatore di DSLR professionali, come secondo corpo macchina per lavorarci oppure come corpo di backup.

(C’è sempre un bel po’ di strada tra questa Mirrorless ed una macchina professionale)

Ma la trovo estremamente azzeccata per:

  • qualunque viaggiatore che vuole restare leggero e senza ingombri;
  • qualunque neofita sia interessato ad avvicinarsi alla fotografia, partendo con delle buone basi e lasciandosi aperto il portone del mondo delle ottiche Micro 4/3;
  • chiunque si dedichi molto al mondo dei social e ha bisogno di uno step superiore alla fotocamera del proprio smartphone…

…esatto probabilmente è la macchina giusta per fotografare il tuo prossimo piatto a base di avocado e postarlo direttamente su Instagram!

SCOPRI IL PREZZO DELLA E-PL9 SU AMAZON (CLICCA QUI)!

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Olympus OM-D E-M5 Mark II come la vedo

Dopo aver analizzato tutta la gamma dei prodotti Olympus per fare un punto generico, mi risulta ancora difficile avere un’opinione non soggettiva di questi prodotti di alta qualità, soprattutto ora che mettiamo sotto i riflettori un prodotto di fascia OM-D: la Olympus OM-D E-M5 Mark II. Voglio esprimerti un’analisi soggettiva, ovvero le mie impressioni su questa fotocamera. Inoltre (diciamocelo chiaro), visto il prezzo, cosa potrei fare con quel budget? Te lo spiego in questo articolo.

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COSA È LA OLYMPUS OM-D E-M5 MARK II ?

Te la descrivo nella sintesi più grande che posso fare?

È una fotocamera professionale Mirrorless micro 4/3.

La OM-D E-M5 Mark II detiene il secondo posto sul podio dei prodotti di casa Olympus, seconda solo alla E-M1 Mark II.

A mio avviso non è da sottovalutare molto rispetto alla sorella maggiore, ma analizziamola bene a fondo.

Per chi è stata pensata questa macchina?

La E-M5 è un prodotto che può essere valido sia per un professionista che per un fotoamatore molto avanzato.

Con questo intendo dire che non è una macchina adatta ad un principiante?

La risposa è sia sì, che no.

Dipende da che tipo di principiante sei. Ritieni di sentirti a disagio trovandoti tra le mani un piccolo pezzo di metallo ultra tecnologico, ricoperto di ghiere e pulsanti, con un menù da studiare per filo e per segno, per non ritrovarti a dover scattare in automatico perché non sai dove mettere le mani?

Allora, probabilmente, non è adatta ad un principiante come te.

(Parto sempre e comunque dal presupposto che se devi comprare un oggetto di questo livello per utilizzarlo in modalità completamente automatica, perché non sei nemmeno interessato a capire cosa siano le basi della fotografia, allora probabilmente dovresti iniziare a pensare ad un’altra tipologia di macchina. Le automatizzazioni servono a semplificare il lavoro in rapidità ma non ad annullare le capacità cognitive del fotografo).

Se, invece, sei pronto a spendere un po’ del tuo tempo oltre che sulle basi della fotografia, anche nel cercare di stabilire un feeling per domare questa belva allora sei un potenziale acquirente di questo prodotto.

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DI QUESTA MIRRORLESS

OLYMPUS OM-D E-M5

Per quale motivo ho affermato che questa macchina è stata pensata sia per il fotoamatore avanzato che per il professionista?

Perché essa ha veramente un grande potenziale e queste due tipologie di personaggi (spesso però nemmeno loro) possono essere in grado di portare il contagiri della Olympus OM-D E-M5 Mark II al fondo scala delle prestazioni.

Tra le principali caratteristiche che la caratterizzano e che vengono elencate ovunque si parli di questa mirrorless, troviamo queste caratteristiche principali:

  • Sistema di stabilizzazione su 5 assi;
  • Tropicalizzazione del corpo macchina;
  • Sistema micro QuattroTerzi;
  • Wi-Fi;
  • 40M High Resolution Shot;
  • Filtri creativi;
  • Display LCD Touch screen orientabile;
  • Compattezza e leggerezza

Andiamo ad analizzare punto per punto.

IL SISTEMA DI STABILIZZAZIONE VCM (5 ASSI)

OLYMPUS OM-D E-M5

A essere sincero questa è la prima caratteristica delle Olympus che mi viene in mente pensando a queste macchine.

Questo sistema di stabilizzazione è un sistema innovativo che è stato progettato intorno al sensore.

Riesce ad assorbire e neutralizzare vibrazioni e shock su 5 assi di diversa inclinazione, aiutandoti a scattare in condizioni veramente difficili.

Perché, secondo me, si tratta di un sistema vincente? Primo, perché è un sistema built-in ovvero costruito dentro la macchina e non nelle lenti (come fanno molti altri marchi) e questo ti permette di non dover scendere a compromessi nella scelta dell’utilizzo e dell’acquisto della tua nuova ottica.

Ti faccio l’esempio classico del fotoamatore medio?

Hai comprato il bundle pack con camera e l’obiettivo kit stabilizzato. Dopo noti che la sua apertura o la sua lunghezza focale non è abbastanza per fotografare in certe condizioni.

Oppure desideri una lente che enfatizzi le tue tendenze di scatto o, semplicemente, hai voglia di spendere per la tua passione (stai tranquillo, non ti sto criticando, ci casco dentro con tutti e due i piedi ogni volta).

Quindi ti ritrovi su Amazon a comprare la nuova lente non stabilizzata e molto probabilmente fissa per risparmiare qualche soldo.

Passeranno solo pochi scatti e ti accorgerai che se avessi avuto lo stabilizzatore, che ti aiutava di qualche stop, si sarebbero salvate foto che all'apparenza sembravano buone, ma una volta aperte su Lightroom a casa si sono rivelate mosse…

Sappi che da quell’istante a poche ore più avanti il tarlo del nuovo obiettivo con stabilizzatore si farà strada nella tua mente…Ti avevo avvertito…

Ed eccoti che ti troverai nuovamente su Amazon (con in più la rottura di “rivendere” l’ottica appena acquistata perdendo dei soldi) oppure sempre nell’indecisione di capire quale lente usare e quale no perché potrebbe starti stretta.

Ecco, Olympus con questo sistema ha eliminato completamente questo problema; qualunque lente Micro QuattoTerzi che monterai potrà essere supportata dal sistema di stabilizzazione.

(Le lenti Olympus munite di IS ti aiuteranno ancora di più perché il sistema IS della lente comunicherà con quello in camera per amplificarne maggiormente l’effetto).

Un ulteriore punto a favore di questo sistema è che le lenti non stabilizzate, a parità di qualità, saranno molto più nitide.

A parità di lente, quella stabilizzata ha più elementi al suo interno e la luce che passa attraverso perderà sempre più di qualità per ogni vetro attraversato.

Questo stabilizzatore è un cavallo di battaglia per la Olympus e ti permetterà di utilizzare tempi di scatto più lunghi e/o diaframmi più chiusi a parità di ISO.

Quindi, anche se più piccoli, i sensori Micro 4/3 potranno essere esposti per più tempo alla luce generando un risultato con molto meno rumore del previsto (ovviamente considerando di fotografare elementi statici).

IMMAGINE STABILIZZATA IN DIRETTA

Esatto, dobbiamo ricordarci che quando guardiamo per inquadrare il nostro scatto, sia che si utilizzi il LiveView sia che si guardi nel mirino, osserveremo sempre un’immagine su di un piccolo schermo già elaborata dal sensore e quindi possiamo già avere un’anteprima della foto che andremo a scattare.

Questo vale per le lunghe esposizioni, i filtri creativi, la correzione delle distorsioni prospettiche degli obiettivi (ti trasforma un fisheye in un grandangolo che non distorce sfericamente) ed è compresa anche la stabilizzazione.

LA TROPICALIZZAZIONE

Olympus, grazie alla sua tropicalizzazione, in accoppiata con la compattezza, consiglia questa macchina per ogni genere di avventura.

Sì, avventura e non giro dell’isolato. Garantiscono (ovviamente in accoppiata con lente tropicalizzata) un corpo macchina:

  • Splashproof (a prova di schizzi): quante volte ti sei ritrovato di fronte ad un paesaggio bellissimo oppure in una situazione da immortalare, ma combattuto ed in ansia a causa della pioggia che stava cascando minacciosamente sulla tua attrezzatura? Ovvio, non puoi immergerla o lasciarla ore sotto l’acqua piovana ma per i pochi secondi che utilizzerai per scattare potrai sentirti sollevato.
  • Dustproof (a prova di sabbia e polvere): ti trovi in condizioni estreme per un reportage di lavoro in condizioni difficili? Sul Quad nel deserto in nord Africa? O semplicemente sdraiato al mare? Non scattare, per non sciupare la macchina, è una delle più grandi paure di tutti noi, ammettiamolo.
  • Freezeproof (a prova di freddo): con una temperatura dell’attrezzatura, fino a -10 gradi, questa macchina non sente difficoltà. Sembra una sciocchezza, ma sai quanto soffrono le digitali il freddo? Tanto!

Mi sembrano tutti elementi a favore di questa fotocamera. Inoltre, difficilmente si trovano sul mercato corpi macchina tropicalizzati al prezzo di 1000€.

IL SISTEMA MICRO QUATTROTERZI (MFT 4/3)

OLYMPUS OM-D E-M5

Il sistema Micro Quattro-Terzi è già stato tirato in ballo svariate volte su questo sito e sono convinto che tu sappia già di cosa si stia parlando.

Nel caso tu non lo sapessi, si fa riferimento alla dimensione del sensore che monta questa macchina fotografica.

Questa tipologia di sensori è molto efficiente, nonostante la sua dimensione minore che permette a chi produce, poi, il corpo macchina attorno ad esso, di creare una fotocamera dalla dimensioni molto compatte.

Hanno un fattore di moltiplicazione di 2x rispetto ad una fotocamera Full Frame e quindi a parità di lunghezza focale avrai il doppio dello zoom e anche il doppio della profondità di campo.

Considero il sensore M4/3 come un vantaggio per la sua compattezza e non come un deficit per la macchina fotografica.

La Olympus OM-D E-M5 Mark II monta un sensore da 16 megapixel…so già quello che pensi e non farti ingannare, non sono affatto pochi Si tratta di un sensore densissimo che ti permetterà di fare dei bei crop in postproduzione e senza perdita di dettaglio.

Considera il paragone con una macchina di pari gamma di un’altra casa produttrice, ovvero una Canon Eos 6D Mark II.

La 6D Mk II ha un sensore Full Frame 36 x 24 mm da 26,2 Megapixel, quindi con una superficie di 864 mm² ed un rapporto di 30.000 pixel per mm².

La OLYMPUS OM-D E-M5 Mk II ha un sensore MFT 4/3 17,4 x 13 mm da 16 Megapixel, quindi con una superficie di 226,2 mm² ed un rapporto di 70.000 pixel per mm².

IL WI-FI NELLA E-M5 Mk II

Per me il Wi-Fi ha un aspetto abbastanza utile e uno assolutamente inutile.

Il sistema Wi-Fi con App dedicata per smartphone consente l’utilissima possibilità di utilizzare quest’ultimo in condizioni di emergenza come comando remoto per le foto.

Ma è davvero necessario? Probabilmente no…

Lo scatto in remoto si utilizza nel caso in cui abbiamo posizionato la macchina sul nostro cavalletto e vogliamo scattare senza rischiare di far muovere la macchina durante una lunga esposizione oppure di muoverla anche semplicemente schiacciando il pulsante di scatto.

La maggior parte delle volte in cui ti troverai a dover scattare una foto del genere lo avrai già messo in conto quindi ti sarai già dotato dell’attrezzatura necessaria.

La volta che non avrai dietro con te il pulsante per lo scatto remoto potrebbe essere un’ottima idea scattare utilizzando il tuo smartphone…ma se ti dicessi che nei complessi menù della macchina è presente una funzione che permette di regolare con quanti secondi di ritardo scatta la foto dal momento del rilascio del pulsante e anche per quanti secondi sarà aperto l’otturatore, ti sembra sempre una buona idea scaricare in maniera drastica le batterie di entrambi gli apparecchi? Probabilmente no…

Tramite il Wi-Fi puoi passare le foto dalla memorycard della macchina direttamente alla memoria del tuo smartphone. Beh la cosa più inutile in assoluto della funzione Wi-Fi.

Veramente vuoi spostare e condividere sui social un file con un potenziale di lavorazione in post produzione incredibile, così, senza passare dal computer?

Beh o siamo su una lunghezza d’onda diversa oppure faresti prima ad investire i tuoi soldi in uno smartphone più moderno e scattare con quello.

LO SCATTO AD ALTA RISOLUZIONE

OLYMPUS OM-D E-M5

Lo scatto ad alta risoluzione è una grande innovazione che permette di scattare delle foto come se la macchina avesse 40 megapixel invece dei suoi 16.1 effettivi.

Aspetta un attimo… com’era la storia del confronto con la FullFrame 6D Mk II? Ah sì… te lo ricordo... ha un sensore da 26,2 Megapixel.

Com’è possibile allora? È più semplice del previsto, ovvero la macchina in automatico, sfruttando la possibilità di muovere il sensore (ti ricordi lo stabilizzatore?) scatta molte foto e le unisce in un file che supera fino i 60 MB.

Questa funzione non è utilizzabile in tutte le condizioni, ma ha dei limiti:

  • L’uso del cavalletto è obbligatorio;
  • Lo scatto è limitato al massimo di 8 secondi;
  • Il diaframma può essere chiuso al massimo a f/8;
  • Gli ISO sono limitati a 1600;
  • Il Flash (ne è contemplato l’utilizzo) ne limita la velocità di scatto a 1/20 di secondo;
  • In questa modalità non possono essere utilizzate le funzioni di: HDR, Time Lapse, Filtri artistici, Live Composite e anche altre;
  • Come potevate immaginare, non è adatta a soggetti in movimento, foglie che si muovono, acqua eccetera…perché? Perché nella fusione dello scatto i pixel non combaceranno creando delle strane bande ed errori nel file.

Rimane comunque un’ottima risorsa per Still life, foto di interni e panorami statici.

Fai fotografia di interni o di architettura? Che faccia farebbe il tuo cliente quando gli dicessi che la tua fotocamera sfornerà file da 40mpx?

E quanto sarà comodo per te gestire un’immagine con un dettaglio così estremo? Ovvio… ci vuole un computer adeguato a supportare questo sforzo di lavoro, ma questo è un altro discorso.

I FILTRI CREATIVI

Cerco di trattenermi…non è questa la creatività che andiamo a cercare in quest’oggetto.

La macchina ci deve dare la possibilità di fare degli scatti ottimi in RAW e poi di svilupparli con calma successivamente a casa o in studio con un programma dedicato.

Se volessi dei filtri creativi inclusi, mi scaricherei la app di Instagram e scatterei con lo smartphone In caso contrario li reputo abbastanza inutili anche perché ti obbligano a generare in file JPG e non un RAW.

IL DISPLAY DELLA OLYMPUS OM-D E-M5

OLYMPUS OM-D E-M5

Il Display è il pezzo forte di questa macchina, può essere inclinato e ruotato, ha una buona risoluzione ed è touch.

Si può navigare nelle funzioni del menù e raggiungere i controlli semplicemente toccando lo schermo.

Questa è un’ottima possibilità di semplificare i controlli della macchina, ma è condito dalla complessità del menù quindi siamo punto a capo.

COMPATTEZZA E LEGGEREZZA

La OLYMPUS OM-D E-M5 Mark II è una macchina molto compatta. È il 34% più piccola e il 36% più leggera rispetto alle reflex digitali ad ora sul mercato. Il corpo macchina compreso di batteria e scheda SD arriva appena a 417 grammi.

Ecco qui un link per il confronto con una pari gamma della Canon.

OLYMPUS OM-D E-M5

Forse è talmente piccola da risultare poco valida per chi ha le mani grosse? Non credo che sia un fattore di demerito oppure che sia una situazione che la rende inutilizzabile, ci si può adattare.

L’unica pecca è che riducendo tutto hanno ridotto anche le dimensioni della batteria che non garantisce una durata molto performante.

Se scatti foto per una giornata intera o sei in giro per dei giorni ti consiglio di affiancare almeno una batteria di scorta a quella di serie.

L’ASPETTO ESTERIORE

Secondo te è una cosa che conta meno di altre in una macchina fotografica? Forse sì, ma spenderesti i tuoi soldi in un buon prodotto che il tuo occhio non apprezza solo perché sulla carta è un buon prodotto? Credo di no…

Che dire oltre alla parola "Affascinante"? Ebbene sì, come detto e ridetto, i gusti son gusti, ma il design retrò di questo pezzo da novanta della tecnologia di Olympus crea un fascino da non sottovalutare.

Il design non sempre è fine a se stesso, infatti il sistema di ghiere nella parte superiore, che ricorda le vecchie Olympus OM, e i pulsanti dedicati offrono degli short-cut non indifferenti tra le tantissime funzioni di questa macchina e del tutto personalizzabili.

Da poco hanno messo sul mercato il color Titanio oltre al color Acciaio e Nero già presenti.

Un colore veramente molto bello e dovrai sbrigarti se ne sei attratto: ne hanno prodotti solo 7000 modelli in tutto il mondo.

TIRANDO LE SOMME

È una macchina molto valida a partire dalle prestazioni fino ad arrivare al prezzo. Attualmente su Amazon la Olympus OM-D E-M5 Mark II si trova a 999,99 € il solo corpo macchina e 1.691,32 € il kit che comprende il 12-40mm f/2.8. Un valido prezzo per entrambi, se disponi di quel budget.

I prezzi sono, però, sempre ballerini! Cliccando qui puoi accedere ad una lista di fotocamere mirrorless consigliate e trovi nell’elenco anche la Olympus OM-D E-M5 Mark II.

Se con l’acquisto del solo corpo macchina vai off budget allora mi sento di consigliarti di valutare la OM-D E-M10 Mark III, che è sempre molto valida ma ha un prezzo, per il kit, più contenuto.

Se invece disponi del budget per il kit con il 12-40mm f/2.8 mi sento di consigliartelo perché disporresti da subito di un’ottica M4/3 di alta qualità (che corrisponde ad avere un tuttofare su Full Frame di 24-80 mm ma ovviamente molto più compatto come puoi vedere nel confronto link sotto).

OLYMPUS OM-D E-M5

Per queste caratteristiche resta difficile trovare qualcosa di equivalente a questo prezzo, considerato che il prezzo ridotto te lo ritrovi non solo nell’acquisto della macchina ma anche nei futuri acquisti di lenti nel mondo Micro 4/3.

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Olympus. Facciamo un'analisi sulla gamma prodotti

Ciao a tutti, scrivo questo articolo per andare ad analizzare la gamma dei prodotti di una delle più grandi case produttrici di apparecchiature fotografiche attualmente in commercio: Olympus.

Dichiarazione etica: non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te ma sostieni il progetto Tecnica Fotografica! Grazie!

PRIMA DI TUTTO, CHI È OLYMPUS?

Una beve storia di questo piccolo grande colosso

Olympus nasce nel 1919 in Giappone a Tokyo, come fabbrica specializzata nella produzione di apparecchiature ottiche, fotografiche e microscopi.

Come gli altri marchi del settore, nella sua storia Olympus si è sempre mantenuta al passo con i tempi. Ha dimostrato di essere in grado di includere nei propri prodotti grandi innovazioni tecnologiche che le hanno permesso di mantenere in maniera salda la sua fetta di mercato negli anni, fino ad oggi, adottando una filosofia di produzione rivoluzionaria che le ha permesso, nel tempo, di essere unica nel suo genere.

Quali sono le più importanti scelte che possiamo individuare nella sua storia? Beh, a mio avviso sono tre:

  • La prima, adottata sin dal 1959, è la miniaturizzazione dei componenti.
  • La seconda, adottata nel 2003, è la scelta di utilizzare nei propri prodotti digitali il sistema Micro QuattroTerzi.
  • La terza, adottata nel 2013, è l’abbandono della produzione del sistema reflex.

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CORPI IN MINIATURA, SENSORE 4/3 E SISTEMA MIRRORLESS: UN BUCO NELL’ACQUA O UN CAVALLO DI BATTAGLIA?

Le scelte giuste al momento giusto; Olympus nasce nel 1919…bla bla bla…

Avete avuto paura che vi facessi una noiosissima lezione di storia? Ed invece, fortunatamente per voi, non mi dilungherò oltre sulla storia di Olympus, raccontandovi di come questo marchio negli anni della seconda guerra mondiale abbia convertito la produzione da ottiche fotografiche a strumenti ottici per le armi o di come nel 1950 con la scoperta della fibra ottica abbia realizzato il primo strumento per fare le gastroscopie.

Questi cenni storici, tuttavia, mi sono serviti solo per evidenziarvi tre punti importanti:

  • 60 anni nella ricerca per diminuire le dimensione delle macchine;
  • 15 anni di produzione e miglioramenti attraverso il sistema Micro QuattroTerzi ;
  • 5 anni di completa focalizzazione della gamma di produzione su soli corpi mirrorless.

Risulta chiaro che Olympus non è un marchio che adotta scelte a livello “modaiolo”, ma che delle sue scelte e filosofie ne ha fatto un cavallo di battaglia, con ricerche decennali.

Queste scelte, che magari a una prima occhiata vi faranno spaventare, anche senza aver mai posseduto un’azione in borsa della Olympus Corporation, in realtà danno una grande idea di quanto una scelta, che a primo impatto sembra limitante, abbia dato a Olympus la possibilità non solo di difendersi da altri marchi, come Nikon e Canon, ma anche di farsi strada.

Ebbene sì, di farsi strada!

Basti pensare al fatto che, come dicevo prima, dal 2013 in Olympus hanno abbandonato il mondo reflex, mentre marchi come Nikon hanno sospeso la ricerca e messo da parte alcuni progetti relativi al mondo mirrorless. Canon vi si sta affacciando solo negli ultimi anni, ma con ancora tantissima strada da fare per raggiungere Olympus.

LA GAMMA DEI PRODOTTI OLYMPUS

Olympus

In questo articolo voglio provare a descrivere e fare chiarezza sui maggiori prodotti Olympus, su quale sia la suddivisione della gamma e sulle differenze tra i modelli e soprattutto, cerco di spiegare a quale tipologia di fotografo sono destinati questi oggetti.

Come detto prima, il mondo Olympus è un mondo mirrorless a 360° e possiamo suddividerlo in 3 grandi gruppi:

  • La serie OM-D
  • La serie PEN (a sua volta divisibile nella serie F e nella serie E-PL)
  • La serie Tought

LE OM-D

Dall’ammiraglia per i professionisti alla top performer per i foto amatori principianti, le OM-D sono la scelta giusta sia per il foto amatore principiante, con tanta motivazione ad imparare (è risaputo che il menù delle Olympus è particolarmente complesso per chi non mastica la fotografia) e sono adatte anche al professionista che sa quello che vuole senza sentirsi “nudo” se sulla macchina e sulla tracolla non c’è una scritta Canon o Nikon grossa come una casa.

Tutte le OM-D presentano un mirino con una risoluzione di 1024 x 786 px e live View, stabilizzatore in corpo macchina, display orientabile e touch screen e obiettivo intercambiabile.

I modelli attualmente in produzione sono:

  • EM1 Mark II - Volete il top che offre la casa? Eccolo, senza mezzi termini. Stabilizzatore a 5 assi in corpo, video 4K, raffiche a 18 fotogrammi al secondo (per 77 RAW) in poco più di 570 grammi (poco più di un pacco di pasta)…ah, dimenticavo, con batteria e scheda di memoria! >> LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA <<
  • EM5 Mark II - Il miglior compromesso tra dimensione (non che quelle della EM1 Mark II siano grandi), prezzo e prestazioni. Un tempo di esposizione che scende fino al 1/16000 di secondo (per farvi capire, mentre lo leggevate ne sono passati 24000 il che equivale a 1,5 sec.), stabilizzata e design retrò. Si difende dalla sorella maggiore senza battere ciglio in meno di 1000€ (solo corpo). >> LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA <<
  • EM10 Mark III - La sorella minore con delle belle sorprese. Qui si parla di foto, ma questa piccola grande macchina, da poco immessa sul mercato, si vanta di avere al suo interno, rispetto alle sorelle superiori, la possibilità di registrare video 4K a 30fps e una modalità 720p a 120 fps. >> LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA <<

PICCOLO È MENO EFFICACE?

No, ragazzi, non cadiamo nel banale e nelle battute da 100 lire! Questo non è assolutamente il modo corretto di affrontare l’argomento.

Qui le dimensioni non contano in termini di efficienza, ma contano tanto solo in termini di portabilità e, fidatevi, sono solo un vantaggio!

Proviamo a fare un confronto in tema di dimensioni con due colossi della fotografia.

Qui sotto possiamo vedere come l’ammiraglia della casa sia nettamente più compatta confrontata con altre due top di gamma:

Olympus

Proviamo, invece, a paragonare una medio gamma di casa Canon con una medio gamma delle OM-D.

Proviamo a non limitarci al corpo macchina, ma facciamo il confronto con un “assetto” che il foto amatore/professionista medio possiede o aspira, ovvero il classico 24-70mm f/2.8, il tuttofare luminoso che ti risulta utile nella maggior parte dei casi.

(Per la OM-D, che come sapete ha un sensore 4/3” e quindi un fattore di crop di x2, ho scelto il 12-40mm f/2.8 che nell’utilizzo ha una lunghezza focale equivalente di 24-80mm)

Olympus

Vogliamo fare anche un ultimo confronto? Entry level della serie OM-D con la corrispettiva pari prestazioni di casa Canon?

Ecco qui sotto il confronto tra la EM10 Mark III ed una Canon EOS 50D

Olympus

Le differenze sono minime, con la differenza che la EM10 Mark III è un prodotto già affermato sul mercato da anni e Canon ha aspettato il 2018 per mettere sul mercato una mirrorless degna di nota e di attenzioni.

OM-D STANDS FOR?

Le prime OM escono sul mercato nel 1972 e il loro obbiettivo era quello di riuscire a fare un prodotto compatto già all’epoca. Indovinate un po'?

Obbiettivo raggiunto: lanciarono sul mercato una macchina reflex 35mm con un peso e dimensioni inferiori del 35% rispetto al resto del mondo.

Il nome OM-D è l’acronimo di Olympus Maitani - Digital .

O: Olympus sapete già chi è…

M: Maitani Yoshihisa è stato per ben 40 anni il designer della Olympus. È lui che dobbiamo ringraziare se ancor oggi restiamo affascinati dallo stile inconfondibile delle Olympus perché i designer moderni non fanno altro che cercare di emulare i suoi 40 anni di successi.

D: Digital; quest'ultima lettera è stata aggiunta con l’avvento dell’era digitale.

(In origine la serie si doveva chiamare solo M ma la Leica fece una grandissima pressione affinché il nome da loro già utilizzato restasse un'esclusiva per le loro macchine).

LA SERIE PEN

La serie PEN è una serie che riconosce sempre come padre del design il signor Maitani.

Perché PEN? Perché, come dissero al momento del lancio i progettisti, la serie PEN avrebbe dovuto avere la portabilità di una Penna, in modo da essere sempre pronta in qualsiasi momento.

(Quando furono lanciate sul mercato per poter essere il più compatte possibili, le PEN usavano il mezzo formato, ovvero scattavano due foto in un fotogramma da 35mm e con un rullino si facevano 72 foto…il concetto di portabilità e compattezza stava già volando alto).

La serie PEN va presentata subito con una grandissima distinzione al suo interno.

  • La PEN-F:  Come ha scritto Alessio nella sua recensione la PEN-F è un prodotto a sé stante della serie. Un piccolo capolavoro, ma un grande mostro! Sostanzialmente è un progetto OM-D impiantato in un corpo PEN.

Hanno restaurato lo stile retrò delle vecchie PEN analogiche, con la tecnologia delle sorelle della gamma superiore.

Probabilmente la così alta portabilità è andata a discapito dell’ergonomia rendendo necessario, a chi ha le mani un po’ più grandi, l’acquisto del battery grip.

Intendiamoci, non lo reputo assolutamente un aspetto che possa rendere la macchina meno interessante di quello che già è.

Si aggiungono poi le sorelle minori che presentano un menù meno complesso e un design sempre retrò ma più particolare:

  • E-PL9 - L’ultima immessa sul mercato. Il menù è stato rivisto ed ottimizzato per il suo ottimo touch screen. La sua semplicità di utilizzo viene paragonata a quella di uno smartphone per i social. Il sistema Wi-Fi integrato permette di poter scambiare le foto dalla memory card allo smartphone senza dover passare dal computer e i suoi filtri integrati permettono di dare gli effetti desiderati senza passare da programmi di editing per applicare dei preset.
  • E-PL8 - Anche qui il Wi-Fi integrato e la possibilità di esportare ciò che è sulla memory card direttamente sui social ne fanno la caratteristica più fondamentale per questo modello.
  • E-PL7 - Il primo prezzo di casa Olympus per avere una mirrorless (anche questa con Wi-Fi integrato) con ottiche intercambiabili.

Una pecca, a mio gusto, che ho trovato nella serie PEN (ovviamente modello F escluso), è l’assenza di un mirino, con l'obbligo di scattare in Live View.

Un design sempre retrò completa la scena di questa serie. Forse l’impostazione delle pubblicità di Olympus crea un’immagine stereotipata che dà l’idea che la serie PEN sia dedicata ad un pubblico femminile (probabilmente anche per via delle colorazioni presenti oltre al classico nero/alluminio), ma sono adatte a tutti ovviamente.

LA SERIE PEN A CHI È DEDICATA?

Olympus

La serie PEN è dedicata a tutti coloro che hanno voglia di avere con sé una macchina mirrorless dall'altissima portabilità, che non sia una macchinetta giocattolo o un triste compromesso tra una mirrorless e una “compattina”.

La possibilità di avere ottiche intercambiabili le rende molto versatili e un ottimo punto di partenza a chi si vuole avvicinare alla fotografia.

La ricchezza di funzioni creative e di preset in camera le rendono adatte ad ogni fotografo che cerchi la massima portabilità.

Parliamoci chiaro, non sono (tranne forse la PEN-F) in grado di essere professionali, però non tutti scattano per professione giusto?

LA SERIE THOUGHT

Action Cam è sempre sinonimo di GoPro ?

No, non per forza. Anche qui Olympus si difende con tre modelli che hanno delle caratteristiche molto interessanti sia per chi cerca una compatta che sia pronta ad ogni condizione, sia per chi cerca una action cam performante.

  • TG-4 - Una compatta che ha uno zoom equivalente a 25-100 mm in full-frame, un ottimo schermo posteriore e una serie di scene e modalità di cui mi sembra doveroso elencare: la modalità Live composite, il focus stacking, il focus bracketing, una modalità macro che diminuisce la distanza minima di messa a fuoco a 1 cm , Wi-Fi, GPS, impermeabilità fino a 15m e la possibilità di scattare in RAW.
  • TG-5 - Wi-Fi, GPS e ovviamente tutto ciò che è già stato elencato nella sorella minore non mancano nemmeno qui, ma si aggiunge una grande capacità in più, ovvero i video in 4K e lo slow motion in Full HD a 120fps. Per questo modello Olympus ha brevettato un sistema di resistenza agli urti per impatti da oltre due metri di caduta, un’impermeabilità a 15m e non batte ciglio fino a -10°C .
  • TG-Tracker - Oltre non si può andare…ma spingersi oltre i 30 metri di profondità senza necessità di custodie aggiuntive non è poco. Lente ultra grandangolare, video 4K e stabilizzatore di immagine in 5assi in un solo piccolo corpo, una luce LED ad alte prestazioni per illuminare in caso di scarsa luminosità e una funzione di timelapse integrata rendono questa la più estrema delle action cam della Olympus.

PERCHÉ SCEGLIERE OLYMPUS?

La compatibilità delle lenti nel mondo Olympus quanto mi deve preoccupare?

Sappiamo tutti che, con l’acquisto del corpo macchina non stiamo facendo il passo più grande, ma è la qualità delle lenti che ci andremo ad innestare che farà la reale differenza sul risultato che otterremo.

Beh... anche qui Olympus ne esce vincitrice, avendo adottato come sistema di innesto un sistema universale tra tutte le macchine in produzione.

Questo vuol dire che potremo andare a montare la miglior ottica a livello di qualità e prestazioni, anche nel corpo più entry-level della gamma sopra elencata.

Essendo un sistema di innesto brevettato e adottato anche da altri marchi non solo abbiamo l’imbarazzo della scelta tra i prodotti Olympus e le ottiche prodotte da marchi di concorrenza come Samyang e Sigma, ma possiamo pensare anche di utilizzare tutte le ottiche prodotte da Panasonic (alcune anche in collaborazione con Leica) che funzionano perfettamente con il mondo Olympus e viceversa.

A CHI È DESTINATO IL PRODOTTO OLYMPUS?

Talvolta parlando con amici o leggendo discussioni online questo marchio, del tutto degno di grande rispetto, viene spesso considerato come una seconda scelta ma non è così.

I prodotti di questo marchio sono la scelta ottimale per:

  • Chiunque voglia avvicinarsi al mondo della fotografia iniziando l’approccio con un prodotto tecnologicamente più avanzato, ovvero il sistema mirrorless;
  • Chi decide di cambiare e rinnovare la propria attrezzatura ma non è legato ad un parco ottiche già esistente e lo vuole creare andando verso un marchio che offre una copertura completa a livello di corpi e ottiche;
  • Chi possiede già l’apparecchiatura professionale ed è troppo spesso colto dalla pigrizia di scattare o addirittura di portarsi dietro la macchina perché ingombrante e scomoda ed ha quindi deciso di rinnovarsi pensando a un prodotto più compatto e leggero.

CANON EOS M50. Fallimento totale o astuta scelta di mercato?

Marzo 2018, Canon ha finalmente svelato la sua nuova mirrorless, aspettata dai fan per mesi e mesi. La EOS M50. Una mirrorless con sensore APS-C da:

  • 24 megapixel,
  • scatto continuo fino a 10fps,
  • processore Digic 8,
  • la prima mirrorless in casa Canon capace di riprendere video in 4K, bluetooth/wi-fi/NFC.

Tutto in un piccolo e portabilissimo corpo in policarbonato disponibile in due colorazioni, bianco e nero, che pesa soltanto 390 grammi.

E perché non un'attesissima fullframe? A questa domanda può rispondere solo la Canon e probabilmente la EOS M50 è la risposta.

EOS M50

Intanto la piccola Canon è sul mercato, è reale e stando alle dichiarazioni della casa madre è anche più che capace di dar filo da torcere alla concorrenza.

Ma vediamo un'attimo cosa ha messo sul mercato la Canon e di cos'è capace questa piccola mirrorless, almeno sulla carta!

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IL CORPO EOS M50

Le specifiche tecniche della Canon EOS M50, reclamano un corpo macchina con dimensioni 116,3 x 88,1 x 58,7 mm, di soli 390 grammi compresa batteria e scheda di memoria, in policarbonato con un range di temperature di funzionamento tra 0 e 40 gradi con 85% di umidità.

Considerando che il valore di umidità nelle giornate piovose è di circa 90%, questo mi da la confidenza che, nonostante l'assenza di tropicalizzazione, questo corpo non deluderà in condizioni di scatto avverse.

Nonostante le minuscole dimensioni del corpo, la casa nipponica è riuscita a mantenere lo schermo touch da 3 pollici, orientabile.

Una cosa non da poco, sopratutto nel mondo dei vlogger.

L'unica pecca secondo me è il layout dei tasti e la mancanza di tasti dedicati alle varie funzioni che possono tornare utili in fase di scatto.

Ma dobbiamo ricordare che si tratta di un corpo macchina più piccolo della entry-level della casa Canon: la 1300D che misura 129,0 x 101,3 x 77,6 mm.

EOS M50

IL SENSORE EOS M50

L’occhio della nuova mirrorless Canon è un sensore con tecnologia CMOS, Formato APS-C con dimensioni 22,3 x 14,9mm quindi un 3:2, si presenta con 25,8 megapixel totali dei quali 24,1 sono utilizzati per captare l'immagine.

Una cadenza di 10fps in AF Singolo e ben 7,4fps in AF continuo, tutto sostenuto dal ultimo performante processore Digic 8, video in 4K, bluetooth, NFC/WiFi, dual pixel autofocus ed un mirino elettronico da 2,3 milioni di punti.

Anche se gli manca la stabilizzazione, il sensore della Canon EOS M50 vanta una sensibilità ISO da 100 a 25 600 ISO con la possibilità di espandere fino a 51 200 ISO.

C’è anche la possibilità di usare l’utilissima funzione AUTO ISO (100-6400), che permette di scegliere un range ISO, oltre o sotto il quale non si può andare.

Fin qui tutto bene e sinceramente niente di nuovo, ma la Canon EOS ci riserva qualcosa di molto interessante per quanto riguarda l’acquisizione immagini.

Grazie alla combinazione dell’ottimo sensore che sembra preso in prestito dalla sorella maggiore 80D con il nuovissimo processore Digic 8, la EOS M50 è anche la prima a sfornare il nuovo file RAW a 14bit CR3.

Questo la dice lunga sull’eccellente profondità colore della neonata Canon, ma anche sulle prossime uscite della casa.

EOS M50

AUTOFOCUS EOS M50

La Canon EOS M50 si presenta con lo stesso ottimo sistema Dual Pixel AF della 80D, quindi sia con autofocus a rilevazione di contrasto che rilevazione di fase.

Con 143 punti autofocus, l’inquadratura viene coperta al 100%, questo portando anche ad un netto miglioramento del tracking dei soggetti in movimento.

Il numero dei punti AF, non rimane sempre uguale, e stando alle specificazioni della Canon, con certi obiettivi si possono avere soltanto 99 punti AF a disposizione.

Direi che anche questi sono più che sufficienti in qualsiasi situazione.

La novità nella sezione Autofocus è il RILEVAMENTO OCCHI, ma anche la possibilità di scegliere una zona specifica, funzione chiamata dalla Canon con Smooth Zone. Anche in questo caso, le zone selezionabili variano in base al obiettivo utilizzato.

Nella messa a fuoco è disponibile anche per la EOS M50, la funzione MF Peaking, di grande aiuto nella messa a fuoco in modalità manuale, ma anche la funzione AF+MF che offre la possibilità di regolare la messa a fuoco manualmente anche se impostata la modalità Autofocus.

Tutto questo solo quando si scatta AF One Shot (Scatto Singolo).

Altra novità che sicuramente sarà presente su tutti i futuri modelli della Canon, è il "Touch and Drag AF", funzione che consente di regolare il punto di messa a fuoco senza staccare l'occhio dal mirino.

EOS M50

MIRINO EOS M50

La nuova Canon EOS M50, è stata posizionata nel ranking Canon tra la EOS M100 e le più performanti M5 ed M6.

Anche se sembrava scontato avere un corpo più simile alla M100, la Canon ha scelto per la EOS M50, una veste simil reflex SLR, quindi con un mirino posizionato come sulle reflex.

Stavolta si parla di un mirino elettronico EVF (Electronic View Finder) OLED da 0,39 pollici di diagonale con copertura al 100%.

Un bel traguardo per la piccola M50, visto che tante reflex anche superiori, raggiungono soltanto il 97% di copertura dell’inquadratura.

Il mirino della Canon EOS M50 e personalizzabile visto che attraverso il pulsante INFO si possono impostare le informazioni che si desiderano avere a “portata d’occhio”.

EOS M50

VIDEO EOS M50

Il sensore della EOS M50 vanta 24 megapixel in modalità foto , mentre passando al video 4K, bisogna fare i conti con un fattore crop di 1,7.

Comunque sia, la Canon EOS M50 riesce a girare video in formato MPEG-4 AVC/H.264 con le seguenti risoluzioni e bitrate:

  • UHD (3840×2160) at 25fps or 23.98fps at 120Mbps
  • Full HD (1920×1080) at 23.98fps, 25fps, or 29.97fps at 30MBPS
  • FULL HD (1920×1080) at 50fps and 59.94fps at 60Mbps
  • HD (1280×720) at 100fps or 119.9fps at 52Mbps
  • HD (1280×720) at 50fps or 59.94fps at 26Mbps

Anche se questi valori sono molto interessanti e sopratutto la possibilità di filmare a 120 frame al secondo è molto appetibile, bisogna ricordare che questo lo si può fare solo in formato 720p e che nella modalità video, la EOS M50 perde il Dual Pixel Autofocus essendo limitata all’autofocus a rilevazione di contrasto.

Sempre nella modalità Video la sensibilità ISO utilizzabile raggiunge una massimo di soli 6400 ISO in 4K, mentre in Full HD si può arrivare fino 25600.

VERDETTO

Ripassate tutte le specifiche, rimane comunque la domanda iniziale: fallimento o astuta scelta di mercato?

Secondo me, la Canon ha fatto bene i suoi calcoli orientando la produzione verso un corpo che fa numeri. Mi spiego meglio!

Molti fan boy della casa nipponica aspettavano qualcosa che potesse competere con i mostri lanciati dalla Sony.

Tuttavia questo avrebbe significato sfornare un corpo con un prezzo di partenza di minimo 2.000 euro e la necessita di rivedere il parco ottiche, visto che le mirrorless hanno un sistema diverso dalle reflex.

Canon ha scelto invece di orientarsi verso il mondo “low-cost” che tecnicamente (e probabilmente) porta più vendite e maggiori entrate economiche.

E già risaputo che i grandi numeri le fanno le vendite di corpi entry-level e medium level.

EOS M50

Un altro punto a favore della scelta Canon è il fatto che il 90% dei utilizzatori di questo tipo di macchine fotografiche sia molto interessato dal migliorare la sua fotografia attraverso le funzionalità della fotocamera piuttosto che attraverso un corso di fotografia e cambiano più facilmente marchio e sistema, rispetto ai PRO.

Però considero che il motivo principale della scelta è il desiderio di entrare in un mondo in fortissima espansione, che è quello dei vlogger.

Rispetto a due anni fa il numero dei fotografi e dei blogger che hanno abbracciato la i video e raddoppiato e continua crescere. Un corpo molto leggero e portabile, schermo orientabile e un’ottimo reparto video farà gola a tantissimi videomaker.

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Olympus EM10  Mark III - Recensione

Ho volutamente scelto di provare la Olympus EM10 Mark III, non è una fotocamera fornita dal brand in prestito per testarla e dare una valutazione. È stata quindi volutamente scelta ed acquistata da me su Amazon ed esprimere dei pareri strettamente personali.

Olympus EM10 Mark III

Tra l’altro sono stato anche possessore di una Olympus OM-D E-M5 Mark II e di una PEN-F, oltre ad aver usato la EM1 Mark I, quindi so benissimo cosa poteva offrirmi Olympus dal punto di vista tecnico (in fondo la EM5 Mark II e PEN-F non è tanto lontana dalla EM1 dal punto di vista delle funzionalità).

Quello che mi interessava comprendere è se questa Olympus EM10 Mark III aveva un senso o se era una oggetto di una semplice “strategia commerciale” che prevede la necessità (quasi obbligo) di rinnovare forzatamente i modelli ogni tot di tempo.

Infatti, almeno come impressione, non è stata proprio ben vista dagli amatori ed utilizzatori Olympus che la vedono sotto molti punti di vista un “passo in dietro” rispetto al modello precedente EM10 Mark II.

PERCHÈ HO SCELTO LA EM10 Mark III?

Questa è domanda legittima che mi è stata fatta da molti utenti.

Premetto che di modelli mirrorless ce ne sono tantissimi pertanto non è stata una scelta prettamente oggettiva.

Di base mi ero messo alcuni “paletti” che tra l’altro sono requisiti sui quali di solito mi baso anche per consigliare fotocamere ed obiettivi agli utenti e consistono in queste caratteristiche:

  • la fotocamera doveva essere “moderna”, ovvero un modello possibilmente uscito da meno di un anno e non fuori produzione ovviamente.
  • la fotocamera non doveva avere un suo modello evoluzione.
  • la fotocamera doveva costare, obiettivo standard incluso, non più di 750 Euro (più o meno…).

Questi sono i motivi per i quali ad esempio ho scartato modelli come:

  • E-M10 Mark II (modello precedente)
  • Sony A5000, a6000, a6300 o a6500

Ovviamente allo stesso tempo c’erano modelli che invece “ci stavano” come la Canon EOS M6 ma potevo sceglierne solo una, quindi ho puntato su quella che mi incuriosiva di più.

In futuro spero di poter testare per bene la EOS M6 (ho cercato invano di mettermi in contatto con Canon per avere delle demo ma non riesco mai ad avere dei riscontri in tal senso, quindi se tra i lettori c’è qualcuno che lavora in Canon beh… sono qui…).

Magari non appena termino questa recensione farò l’investimento sulla EOS M6.

PRIME IMPRESSIONI DALL’UMBOXING DELLA EM10 Mark III

Parto dall’unboxing, con impressioni pratiche e tangibili come può essere solo un primo impatto diretto col prodotto appena scartato dalla sua confezione.

https://youtu.be/psezj3wXXHY

Ritiro in ballo la premessa fatta all’inizio: sono stato un possessore (per oltre un anno) di una E-M5 Mark II e PEN-F, quindi ho ben presente cosa significa avere un prodotto “di qualità”.

Non si tratterà di una E-M1 ma ci si va molto vicini sotto il punto di vista della qualità costruttiva e materiali utilizzati.

Sulla E-M10 Mark III invece sentivo dire parecchie cose “preoccupanti”.

Già si tratta di un modello posizionato su una categoria di prezzo decisamente inferiore alla E-M5 Mark II, quindi mi aspettavo materiali meno pregiati e un “feeling” al tatto più “plastico”, ma i feedback che si sentivano online dicevano che la Olympus EM10 Mark III era anche “peggio” del modello precedente.

Queste erano le premesse all’apertura della confezione.

Ma secondo me si sbagliano.

Appena scartata e presa in mano ho subito percepito un’ottima qualità costruttiva.

Onestamente non ho percepito al tatto questa differenza sui materiali e solidità rispetto alla E-M5 Mark II.

Le differenze ci sono, non sono dati nascosti, ma ribadisco che prendendola in mano non mi rendo per nulla conto di questo aspetto. Ovviamente le dimensioni ridotte (già era piccolina la EM5) si sentono ma questa è un’altra cosa.

In sostanza: prima impressione ok! Promossa a pieni voti.

IL NUOVO MENÙ

Chiunque possiede ed usa le Olympus fin prima del modello Olympus EM10 Mark III o E-M1 Mark II è d’accordo su un punto:

  • il menù delle Olympus è talmente “complesso” che bisogna girare col manuale sempre dietro per un mese prima di smanettarci in modo naturale. Se poi si deve usare una funzione particolare… ciaooo è quasi obbligatorio cercare sul manuale la funzione.

Certo… col tempo e con la pratica tutto diventa naturale ma oggettivamente le Olympus hanno talmente tante funzioni e una tale evoluzione tecnologica che è veramente complesso farci stare tutto in un menù funzionale e semplice.

Ma nonostante tutto, Olympus ne era consapevole e per questo ha investito risorse per cercare di semplificare al meglio anche questo aspetto.

Nella E-M10 Mark III il menù è oggettivamente meno complesso di quello che ricordavo nella E-M5 e PEN-F ma rimane comunque una spanna indietro ai vari menù delle Canon, Fujifilm ecc…

Anche in questo caso, se devo tirare una somma, devo dare un voto positivo allo sforzo di Olympus nel semplificare le cose.

Ho quasi il dubbio che non si possa fare di meglio se non “tagliando” delle funzionalità. Io preferisco così però! Meglio adattarmi al menù che tagliare funzioni utili.

GRAFICHE, SCHERMO E MIRINO

Una cosa che proprio non sopporto sono le grafiche utilizzate da Olympus. Sembra di guardare degli schermi stile videogioco/cellulare anni ’90.

Non me ne voglia Olympus ma è dal 2013 che non rinnovate le grafiche dei vostri menù!

L’istogramma e le livelle sono una cosa “inguardabile” ma anche tutte le altre rappresentazioni ed informazioni non scherzano.

Non ha senso secondo me dotare le fotocamere di schermi e mirini elettronici ad altissima risoluzione per poi mostrarci grafiche di sistema pixellate.

Crolla il palco. Ti da l’impressione che il mirino e lo schermo siano in realtà a risoluzione ridotta rispetto la concorrenza!

Non cito Leica (sono possessore di Leica Q) che costano “un zero” in più, ma basta prendere in mano una Fujifilm o Canon per avere l’impressione di usare qualcosa di più moderno, raffinato ed attento ai particolari.

Aggiornamento: ho attualmente in mano una EM1 Mark II e per quanto riguarda il monitor le cose vanno un pelo meglio per via della maggiore risoluzione, ma le livelle e l’istogramma rimangono come detto prima… inguardabili.

Per il resto fanno ovviamente il loro dovere.

MECCANICA E DISPOSIZIONE DEI COMANDI

La cosa che mi piace un sacco nelle Olympus è che hanno le doppie ghiere per la regolazione dei dati di scatto che ti permettono di gestire ad esempio:

  • apertura e tempo di scatto quando si scatta in manuale
  • apertura diaframma (oppure tempo) e compensazione quando si usano dei semiautomatici.

Non sono una cosa scontata! Spesso non si trovano nemmeno nelle reflex “evolute” (figuriamoci nelle entrylevel).

Già questo decreta secondo me una votazione positiva su questo aspetto senza possibilità di appello ma anche tutti gli altri pulsanti sono al loro posto.

Certo, va preso atto che si tratta di un corpo macchina piccolissimo, quindi non c’è modo di giocare tanto con la disposizione dei pulsanti, tuttavia ho usato la Olympus EM10 Mark III in condizioni di buio assoluto senza mai aver problemi a capire quale tasto premere per accedere ai menù e/o impostare qualche parametro specifico (ISO, punto di messa a fuoco ecc…).

LO SCHERMO ESTERNO

Lo schermo è rimasto quello standard presente anche nella EM1 Mark I, ovvero ruota verso l’alto di 90° e verso il basso di 45°.

Ammetto di aver sempre apprezzato questa tipologia di snodo perché ti da modo di fare foto e controllare l’inquadratura anche mettendo la fotocamera per terra o alzandola.

Se però vuoi fare anche video in modo abituale, allora non lo reputo adatto a questa fotocamera. Non è snodabile lateralmente in stile “videocamera” come nella E-M5 Mark II o PEN-F.

Le necessità sono cambiate. Una volta le fotocamere venivano usate solo per fare fotografia ma ora gli utenti richiedono anche la possibilità di fare video.

La Olympus EM10 Mark III permette di fare ottimi video in 4K, tra l’altro sfruttando lo stabilizzatore, e le sue dimensioni la renderebbero una fotocamera IDEALE per i Vlogger!

Peccato che i Vlogger abbiano la necessità di potersi vedere durante le riprese, senza andare alla cieca. In questo contesto lo schermo “snodabile” è decisamente più logico, pratico e sensato.

Se per te il “video” non è un aspetto fondamentale, o lo fai solo saltuariamente, allora puoi far a meno di queste mie valutazioni in tal senso.

USO QUOTIDIANO

Dai… siamo sinceri. Ci può essere una differenza sull’uso quotidiano tra una Olympus EM10 Mark III e la versione precedente Mark I o da una E-M5 o una EM1?

Sul lato pratico non c’è nessuna differenza.

Ovviamente c’è l’ergonomia, ma per tutto il resto - generalmente e per la maggiorate dei fotografi - non ci saranno chissà quali differenze nell’uso quotidiano.

Ed infatti non è che usare una LeicaQ (che attualmente possiedo) o la Olympus EM10 Mark III (che sto utilizzando ora) mi ha fatto sentire in difficoltà nello scambio.

Nemmeno ho dovuto star un ora a prendere confidenza con la nuova fotocamera.

Conoscevo il menù della Olympus per i motivi detti prima e nonostante siano passati 2 anni da quando avevo l’ultima Olympus - nel frattempo sono passato per Fuji e ora appunto ho una Leica - alla fine le mie foto le ho fatte ugualmente e rapidamente.

C’è però una cosa che trovo IMPAGABILE ed IMPAREGGIABILE nelle Olympus. Le funzionalità:

  • LIVE TIME
  • LIVE COMPOSE

Queste rimangono per me le funzionalità che valgono ogni euro speso per una Olympus. Due funzionalità che ti semplificano la vita fotografica (e NON POCO) se sei amante delle fotografie notturne ed esposizioni lunghe.

Detta in parole povere il con il live-time è come scattare in BULB ma con la possibilità di vedere l’immagine che si crea pian piano “realtime” sullo schermo LCD della fotocamera.

Con la modalità BULB tradizionale in fondo eri abituato a fotografare alla cieca.

Premevi il tasto di scatto e stavi li… ad aspettare un “tot” di secondi, magari con dei calcoli matematici alla mano, per poi cliccare sull’anteprima una volta terminato per vedere il risultato ottenuto.

Spesso i calcoli erano sbagliati, oppure le condizioni ti ingannavano e quindi eri costretto a “rifare” lo scatto. Se facevi scatti da 3-4 minuti di esposizione poteva voler dire anche “perdere 10-15 minuti a scatto.

Con il LiveTime no… vedi esattamente come si tra creando l’immagine “in diretta” e puoi stoppare l’esposizione non appena noti che ti soddisfa.

Il LIVE COMPOSE è una cosa ancora più interessante. In pratica è una modalità di scatto dove la fotocamera fa uno scatto iniziale di partenza per esporre il paesaggio, dopo di ché inizia ad esporre “catturando” e “registrando” solo i cambi di luminosità.

Puoi così fare startrail direttamente “on camera” ottenendo tra l’altro dei file RAW!

olympus em10

Ecco… secondo me questi sono due aspetti che rendono questa Olympus EM10 Mark III veramente ottima per l’uso quotidiano.

QUALITÀ DELLE IMMAGINI

Uno dei dubbi, se non il dubbio principale, per chi non conosce il formato 4/3 è la grandezza del sensore.

Siamo cresciuti col digitale e ci è stato sempre insegnato che un sensore più grande soffre di meno rumore ad alti ISO (tanti magari si ricordano come la Canon 5D - prima “fullframe” raggiungibile economicamente anche per un “non professionista” - dava una pista a tutti i sensori APS-C in fatto di resistenza ad alti ISO).

Per questo motivo l’idea di prendere una fotocamera con sensore 4/3, che è più piccolo di un sensore APS, figuriamoci di un FullFrame, fa sorgere molti dubbi.

Ed in realtà è più o meno così dal punto di vista tecnico.

Un sensore più piccolo con “gli stessi megapixel di una FULLFRAME” ovviamente soffre di una densità maggiore che porta ad avere tendenzialmente più rumore a parità di ISO.

La questione però che tanti tralasciano sta nel fatto che il micro 4/3 non va usato come una fotocamera FullFrame o una APS.

Il formato 4/3 gode di una profondità di campo “doppia” rispetto ad una fotocamera con sensore FullFrame.

Questo significa che se con il FullFrame abituato a scattare a f/8 per ottenere una certa profondità di campo in determinati contesti, con la Olympus EM10 Mark III puoi ottenere la stessa PDC scattando a f/4!

Cosa centra questo discorso con la resistenza ad alti ISO? Beh… significa che arriva più luce nel sensore della Olympus EM10 Mark III e per questo motivo puoi ridurre gli ISO di ben 2 stop (riducendo di conseguenza il rumore generato e percepito).

Se con la FullFrame scatti a 3200 ISO, col formato 4/3 puoi usare 800 ISO.

Non male come caratteristica del sensore 4/3 vero?

Se poi hai dubbi sull’eccessiva quantità di profondità di campo beh… ecco alcune foto che ti possono far cambiare idea:

CONCLUSIONI FINALI ED ASPETTI NEGATIVI

Questa fotocamera tutto sommato si presenta bene. Decisamente di quello che pensavo.

Dal punto di vista costruttivo e dei materiali non sento poi queste grandi differenze rispetto alla sorella E-M5 Mark II. Le differenze, sulla carta, ci sono ma se non le percepisco dal lato pratico allora significa che in Olympus hanno fatto le cose bene.

Tuttavia non è esente da “difetti” che proprio non vanno giù.

No… non si tratta di difetti costruttivi o ergonomici. Non li considero questi dei difetti perché sono delle scelte tecniche necessarie per mantenere il prezzo basso e dargli una sua collocazione specifica (dimensioni, ingombri ecc…).

Quello che non mi va giù sono mancanze nella Olympus EM10 Mark III di queste funzioni presenti nei modelli superiori (EM5, PEN-F e EM1):

  • lo scatto silenzioso
  • lo scatto high-res (alta risoluzione).

Queste due caratteristiche sono presenti nella E-M5 Mark II, nella PEN-F… nella EM1 Mark II e in parte anche nella EM1… e mancano nella Olympus EM10 Mark III ?!

Queste mancanze non sono una motivazione “tecnica” ma una scelta strategica. Una limitazione delle funzionalità impostata a livello FIRMWARE.

Per essere schietti, secondo me, la Olympus EM10 Mark III potrebbe avere queste funzionalità ma Olympus ha volutamente deciso di “eliminarle” dal menù per non affossare il mercato della sorella maggiore E-M5.

Lo scatto HighRes permette di sfruttare lo stabilizzatore del sensore per realizzare file in alta risoluzione. Anche la Olympus EM10 Mark III ha lo stabilizzatore, allora perché non abilitarlo?

Ok… la limitazione nello scatto in Alta risoluzione posso anche capirlo, ma perché eliminare lo “scatto silenzioso” dalla Olympus EM10 Mark III ?!?

Lo scatto silenzioso è una sciocchezza... ma utile! Indipendentemente dal modello! Dovrebbe essere disponibile nella fotocamera “professionale” ma anche nella fotocamera “amatoriale”.

Io mi sono fatto un’idea. La E-M10 è troppo simile alla E-M5 che costa quasi il doppio e tutto sommato sono “identiche” sul lato pratico. Si ok… la EM5 ha qualche tasto rapido in più e lo schermo snodabile, ma non ti cambia la vita.

Bah… non lo comprendo.

IL RAPPORTO QUALITÀ - PREZZO

Ad ogni modo la E-M10 Mark III rimane una gran macchina. Prezzo abbordabile e con meno di 800 euro puoi avere una macchina in Kit:

  • con un ottimo obiettivo, comodo per fare tutto;
  • che registra in 4k (il che non guasta);
  • che permette di scattare in live-comp e live-time;
  • che sforna ottime immagini;
  • che può disporre di un parco ottiche di tutto rispetto che poco ha da invidiare a Canon e Nikon;

Non credo ci sia altro da dire. Se hai un budget di 800 Euro questa Olympus EM10 Mark III è una delle migliori mirrorless per lanciarti in questo mondo. Clicca qui per vederne il miglior prezzo su Amazon.

GoPro Hero 6 Strepitosa e deludente

L’articolo di oggi è un po’ diverso dai soliti. Chi mi sta attorno sa bene quanto ami testare e provare di tutto e in questo caso ti parlo della GoPro Hero 6.

GO PRO HERO RECENSIONE?

Ad essere sinceri gli articoli sul blog dedicati alle recensioni sono veramente una minima parte rispetto al numero di strumenti, fotocamere e sopratutto apparati di cui faccio uso ogni anno.

È una cosa strana effettivamente, forse dovrei impegnarmi un po’ di più nel mettere nero su bianco le cose che provo e testo e voglio provare proprio da oggi parlandoti della GoPro Hero 6.

Dichiarazione etica: il materiale recensito è stato acquistato direttamene da Tecnica Fotografica. Non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te.

ASCOLTA IL PODCAST SULLA GO PRO HERO

Questo articolo può essere anche ascoltato come PodCast!

Il nome GoPro è ovviamente sinonimo di “Action Cam”, è la prima cosa che ti viene in mente nonostante ci siano tantissime altre case produttrici di Action Cam che producono buoni prodotti.

È un po’ come paragonarla alla “Apple”. Tanti produttori realizzano tablet ma quando si pensa al “tablet” ci viene quasi sempre in mente il prodotto di punta della Apple: l’iPAD.

Lo stesso vale per la GoPro con la Action Cam “Hero” ora alla versione 6.

GoPro
GoPro

Ed è di questo che voglio parlare oggi in questo articolo: della GoPro Hero 6, action cam che è entrata a far parte (per un pò e poi ti dico il perché) delle mie attrezzature aggiungendosi alla Hero 4 Black, Hero 5 Session ed Hero 5 Black che ho avuto negli anni scorsi.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PI٠»

COSA CENTRA UNA GO PRO HERO CON LA FOTOGRAFIA

GoPro
GoPro

Prima di dare un significato al titolo di questo articolo la domanda che forse ti sei fatto è:

Cosa centra una GoPro con la fotografia?

La domanda è tutt’altro che scontata. Anzi… è perfettamente legittima.

Una Action Cam ha senso in ambito fotografico? Beh, se devo essere sincero pure io non ne ho mai trovato il nesso, però questo aveva un senso fino alla Hero 3 oppure Hero 4.

Con la GoPro Hero 5, e sopratutto la 6, le cose sono cambiate un pochino.

Le GoPro 5 e 6 (non ricordo la 4) integrano infatti delle caratteristiche interessanti ed utili per l’ambito fotografico:

  • possibilità di scattare foto in formato RAW;
  • possibilità di gestire ISO e TEMPO di scatto;
  • possibilità di gestire il tipo di esposizione;
  • possibilità di gestire le compensazioni di esposizione;
  • possibilità di gestire la temperatura colore;

Quello che manca è la possibilità di gestire l’apertura del diaframma, probabilmente per il fatto che non ha il sistema meccanico per la gestione di questo aspetto, ma se ci pensi bene sono caratteristiche che spesso mancano anche alle nelle fotocamera compatte!

Vogliamo poi parlare dei timelapse che puoi fare?

Ad ogni modo non sono tanto le funzioni in se che la rendono interessante “anche” in ambito fotografico.

È piuttosto tutto il pacchetto che la rende interessante.

La GoPro Hero è veramente una cam che ti sta nel pugno di una mano, estremamente compatta, con un angolo di campo elevatissimo che torna buona quindi per fare le classiche foto “d’effetto” ed è poi resistente agli urti ed impermeabile fino a 10 metri.

GO PRO FOTO

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Si è vero. La GoPro Hero ha un sensore microscopico ovviamente.

In fondo per poter realizzare un oggetto così piccolo bisogna per forza ricercare dei compromessi.

Ed infatti la GoPro Hero 4 non era poi così interessante per usi fotografico.

Si ok… va bene per fare le foto agli amici durante le vacanze, poi con l’introduzione del comando vocale nella Hero 5 le cose sono diventate ancora più divertenti.

Ma se si metteva alla prova con la sfida più ostica per tutte le fotocamere? Le foto notturne?

Ovviamente la storia finiva qui. Usarla in ambito “notturno” o di scarsa luce non aveva proprio senso.

Ma il primo vero salto di qualità si è visto con la Hero 5 Black (non nella “session” che è stata limitata via firmware sotto questo aspetto).

La GoPro Hero 5 effettivamente ti da modo di ottenere delle interessanti foto notturne. Intendo fare lunghe esposizioni.

L’abbinamento di un angolo di campo molto ampio (che da quindi anche una grande profondità di campo) con un’apertura di diaframma maggiore rispetto ai modelli precedenti, ti permette di ottenere delle immagini veramente interessanti.

Certo… non adatte magari a farci stampe fineart, ma guardando gli esempi che trovi nel mio articolo sul blog penso che tu possa concordare che può ritagliarsi uno spazio anche tra i fotografi.

Specie se si decide di sviluppare qualche progetto particolare. Poi sono comode perché non servono pesanti ed ingombranti treppiedi per fare foto notturne.

Ti basta un mini-treppiede magnetico della Joby per poterla attaccare praticamente ovunque per ottenere foto veramente particolari. Se poi fatte con una luna esposizione si apre un mondo.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

L’ULTERIORE MIGLIORAMENTO CON LA GO PRO HERO 6?

GoPro
GoPro

È qui che è avvenuta la vera cosa interessante. Con la GoPro Hero 6 la qualità migliorata ancora di più.

E non lo dico per “sentito dire”. Ho ascoltato recensioni online dove dicono che “per chi ha la Hero 5 non conviene fare il cambio” e io non sono assolutamente d’accordo. Almeno dal punto di vista fotografico.

Ho infatti avuto la fortuna di avere contemporaneamente la Hero 5 e la Hero 6 e ho fatto le foto ai medesimi contesti (passeggiate notturne col cane) con entrambe le Cam.

Ed i risultati sono stati disarmanti secondo me.

La GoPro Hero 6 ha una qualità sia ottica che di immagine generata dal sensore che è una spanna avanti rispetto alla Hero 5.

Nelle foto notturne (e lo vedi anche tu negli esempi che ti riporto nel mio articolo) c’è un salto qualitativo veramente enorme.

È noto e constato il miglioramento della gamma dinamica che permette di ottenere immagini e video di qualità più elevata ma secondo me hanno lavorato anche sulla lente perché è molto più resistente ai controluce.

Con la Hero 5 comunque bisognava stare attenti a non avere degli elementi troppo luminosi (lampioni ad esempio) che finivano per rovinare la foto.

Con la Hero 6 invece si possono fare riprese e foto senza tanti scrupoli anche se ci sono tanti elementi luminosi e forti contrasti. Resisterà molto bene.

DOVE STA IL PROBLEMA ALLORA?

Il problema, almeno… per quello che ho constatato e vissuto io, sta purtroppo in altri aspetti. Aspetti che riguardano un controllo qualità scarso o una particolare sfortuna da parte mia.

Aspetti che mi hanno portato ad avere ben 2 GoPro Hero 6 che ho, purtroppo, dovuto restituire entrambe ad Amazon che ha provveduto a rimborsarmi di tutto.

Per questo motivo prima ti ho detto che la fotocamera non fa più parte del mio correndo.

Ripeto… magari sono stato sfortunato, ma mi è sembrato di rivivere i tempi passati quando per l’acquisto di un obiettivo Sigma dovevi già mettere in conto di fare dei possibili recessi.

Prendevi due obiettivi Sigma identici e ti potevi trovare uno con una qualità ottica “professionale” e l’altro che magari si rompeva in mano.

LA MIA VICENDA CON LA GOPRO HERO 6 E AMAZON

La mia vicenda è questa.

Ho acquistato una GoPro Hero 6 su Amazon, come al solito il mio negozio online di fiducia, che puntualmente me l’ha consegnata dopo 2 giorni.

Esteticamente identica, più costosa e con meno accessori in dotazione, ma che non mi sono mancati quando ho potuto constatare la qualità di cui ti parlavo sopra.

Bellissima! Era di fatto diventata la mia “fotocamera portatile”. Sempre nel taschino del giubbotto tanto che stavo pensando di avviare due progetti con questa cam:

  • il progetto #PH360 (che consiste nel fare 1 foto al giorno per 360 giorni) dal quale ricavare un progetto fotografico che volevo poi far vedere alla GoPro a distanza di un anno o a step intermedi (3 mesi, 6 mesi ecc…);
  • un progetto che non centra nulla col blog e la fotografia, ma piuttosto una cosa che riguarda il mondo dell’online. In quanto imprenditore online volevo fare una sorta di “diario” dove ogni giorno parlavo del mio lavoro per poi condividere i video con le persone che mi seguono sotto l’aspetto “imprenditoriale/tecnico”.

Fino a che… non ho fatto caso che lo schermo posteriore presentava un punto bianco molto fastidioso.

Controllo bene e si tratta di un pixel “bloccato”. L’ho notato quando mi sono messo a fare foto notturne al cielo e le stelle.

Quel punto bianco non si vede nelle foto e video diurne di tutti i gironi, ma di sera o in ambienti poco luminosi era veramente fastidioso quanto della polvere sul sensore.

Controllando meglio poi noto che ci sono più pixel bianchi ma meno visibili.

Volendo potevo tenerla così, non sarebbe stata la fine del mondo ed in fondo le immagini che generava non erano colpite da questo difetto. Era solo il pannello posteriore con questa caratteristica.

Ma poi ho pensato “che cavoli… i miei 509 Euro mica erano difettosi… Amazon permette il rimborso e ho pure un diritto di recesso, richiedo la sostituzione”.

Amazon sempre fenomenale appena faccio la richiesta di reso/sostituzione me ne spediscono subito una di nuova e nel frattempo io potevo continuare ad usare quella che avevo. L’importante era che la rimandassi in dietro entro 30 giorni.

Ad ogni modo… dopo un paio di gironi mi arriva il pacco con la “nuova” GoPro Hero 6.

Grande Amazon! Spacchetto tutto e cosa faccio secondo te? Controllo subito - che non mi faccia fregare come la prima volta che non ci ho fatto caso di giorno - che lo schermo sia privo di difetti.

RAGGELATO

GoPro
GoPro

Eh si… quello che ho provato è stato proprio questo. Ho pensato “oddio qui siamo difronte ad un controllo qualità imbarazzante”

Non servono parole, le foto le vedi qui anche tu. Lo schermo della “nuova GoPro Hero 6” era anche peggio della precedente in mio possesso.

Non aveva pixel bloccati ma una disomogeneità della retroilluminazione che era inguardabile. E purtroppo colpiva anche le immagini di giorno.

Inutile dire che ho subito fatto la richiesta di reso ad Amazon anche di questa ed il giorno dopo sono partite entrambe per il “Centro Resi Amazon”.

GoPro
GoPro

E io me ne sono tornato ad usare la mia GoPro Hero 5, qualitativamente inferiore, ma almeno priva di difetti.

CONCLUSIONI SULLA GO PRO HERO 6

La GoPro Hero 6 è indubbiamente un accessorio per il fotografo che ha il suo perché.

  • Non è “il massimo” come videocamera.
  • Non è nemmeno “il massimo” come fotocamera ovviamente.

Ma fa il suo lavoro in modo decisamente egregio e da degli sbocchi creativi enormi.

Certo, non si può pretendere di avere una qualità paragonabile ad una Reflex o una Mirrorless, pensare il contrario è una cosa da sciocchi e lo hai visto anche tu.

Tuttavia l’idea di affiancarla alla tua attrezzatura ha un senso e vale la pena acquistarla.

Sul prezzo possiamo aprire un dibattito enorme. Attualmente questa GoPro Hero 6 costa circa 430 Euro ed è un prezzo “alto” se paragonato a cosa puoi acquistare con questa cifra:

Tuttavia, come detto prima, non consiglio a nessuno di prendere la GoPro Hero 6 per “sostituire” una fotocamera ma piuttosto di prenderla se vuoi affiancare un apparato divertente e che ti darà tante soddisfazioni ad un corredo esistente.

Tanti online dicono che se si ha già una GoPro Hero 5 non ha senso cambiare. Io non sono d’accordo. La GoPro Hero 6 ha un livello qualitativo superiore e di tanto.

Per me è stato particolarmente “difficile” re-impacchettare tutto per restituire le fotocamere difettose ad Amazon. Pur avendo già la Hero 5.

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Ho anche pensato per un attimo di tenermi quella con i pixel bloccati perché in fondo ci potevo anche “convivere” ma poi ho pensato che non è giusto.

Spero tanto che GoPro migliori il suo processo di controllo qualitativo perché attualmente, nonostante tante soluzioni alternative he costano anche meno, nessuna è in grado di generare una tale qualità d’immagine.

Aggiungo anche un piccola frecciatina a GoPro… ho provato più volte a mettermi in contatto con loro prima di fare questo articolo e podcast, sperando di poter fare una chiacchierata, anche visto il fatto che gestisco un blog seguito da una community di oltre 60k persone, ma non mi hanno mai dato nemmeno una risposta.

Ecco… anche questo non è un buon biglietto da visita.

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Recensione Olympus OM-D E-M1 Mark II

Questa non è la solita recensione tecnica, perché ho scritto questo materiale, cercando di esprimere al meglio le sensazioni che ho provato dopo la svolta avvenuta nella mia carriera fotografica, quando ho deciso di provocare la sorte, rinunciando al titolo di Ambasciatore Nikon in Romania, per fare un tuffo di testa, in un mare imprevedibile e vorticoso. (Mircea Bezergheanu) Solo pochi mesi fa, mostravo tanta ignoranza, deridendo il sistema mirrorless a prescindere da chi fosse il produttore.

E-M1

A dir la verità, ero comunque attratto da un nuovo prodotto della Fuji, però le macchine del noto marchio giapponese, avevano tutte grossi problemi di autonomia, aspetto vitale per me e per il tipo di fotografia che prediligo.

Passo settimane intere fuori casa, in luoghi remoti dove non ho la possibilità di ricaricare le batterie e sinceramente, nemmeno portandomi dietro una borsa piena, non avrei risolto il problema.

Sono stato ignorante, e lo riconosco, omettendo i sforzi fatti dai produttori nell’implementare in queste macchine funzioni che non si ritrovano nelle classiche DSLR.

In qualche modo, proprio sotto il mio naso, sono passati anni e anni di evoluzione tecnologica ed il mio primo contatto serio con il sistema mirrorless è stato un bel colpo.

Non e mai troppo tardi riconoscere di aver sbagliato ….

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, egratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ 

PREMESSA

Tutte le fotografie presenti all'interno di questa recensione, insieme alle opinioni e valutazioni sul prodotto recensito, sono il frutto del lavoro e appartengono in tutto e per tutto al fotografo romeno Mircea Bezergheanu.

Tecnicafotografica per mano del redattore Flavius Filimon, previo accordi con l’autore, non ha fatto altro che tradurre i testi cosi some sono stati redattati da quest’ultimo, senza togliere ne aggiungere niente.

Dichiarazione etica: non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te ma aiuterai il blog a crescere.

Premessa di Mircea Bezergheanu

Tutte le fotografie all’interno di questa recensione, sono state riprese in formato nativo ORF, quindi convertite in TIFF/JPEG usando il software PhaseOne Capture One Pro.

Per abitudine fotografo solo in Neutral senza modificare nessun parametro in macchina.

In questo caso, i colori ed il contrasto hanno meno intensità rispetto a quello che noi vediamo a occhio nudo, e di conseguenza le foto sono state lavorate a livello di contrasto e saturazione.

Ci sono tanti scatti dove non e stato bisogno di intervenire in alcun modo dopo la conversione. Se qualcuno ha qualche problema con questo … beh, sono problemi suoi!

Per la precisione, ma anche per mettere il cuore in pace a tutti quanti, ci sarà a disposizione anche un’archivio con le foto a risoluzione massima insieme ai file ORF (RAW). La lettura di questa recensione NON E’ ASSOLUTAMENTE OBBLIGATORIA!

LA STORIA

A soli 5 giorni dopo la annuncio della mia rinuncia al titolo di Ambasciatore Nikon in Romania e di conseguenza alla collaborazione con la Nikon ma anche annunciando che sono in cerca di un nuovo sistema con il quale mettere alla prova tutta la mia carriera fotografica, ho ricevuto un corredo completo Olympus.

Beh … sinceramente non ero molto contento e non gli davo molte speranze di vita nelle mie mani.

Ero ancora radicato in quella mentalità conservativa che sostiene che un sensore piccolo NON PUO essere migliore di uno più grande.

Ebbene … qui inizia lo show! Cercherò di presentarvi quello che ho trovato riguardante questi “piccoli” sensori.

Ho cercato informazioni anche in rete — come tutti — però tutto era molto schematico o copriva soltanto una piccola nicchia, in base alla specializzazione del fotografo che aveva utilizzato l’apparecchio.

Ho anche letto per intero il manuale utente … due volte.

Ho letto più materiale possibile sul sistema mirrorless e sopratutto sui due brand più importanti in questa fascia di mercato: Panasonic e Olympus.

Sono andato a cercare persino la documentazione ed i brevetti registrati in Giappone per la tecnologia che si trova all’interno di queste macchine, quindi mi sono messo a studiare.

Il tutto combinato con uscite fotografiche giornaliere che mi hanno portato ad avere, dopo circa 2–3 mesi, oltre 100.000 (si cento mila) scatti realizzati con i seguenti obiettivi:

Clicca qui per vedere il prezzo di tutti gli obiettivi e fotocamere Olympus suggerite.

Questo penso che mi da il diritto di trarre qualche conclusione pertinente riguardante il sistema mirrorless sopratutto quello di Olympus.

I metodi utilizzati per testare il materiale sono stati gli stessi usati per testare i prodotti Nikon.

Questi comprendono:

  • uscite sul territorio
  • test nelle più svariate condizioni meteorologiche, partendo dalle montagne innevate con temperature sotto zero fino al caldo infernale del deserto e la polvere dei vulcani nelle isole Canarie.

Lo riconosco, ho provato a non fare paragoni tra il sistema DSLR della Nikon e quello che avevo in mano della Olympus ma non ci sono riuscito.

Ero troppo curioso di vedere e capire ciò che stavo perdendo passando da un sensore più grande ad uno più piccolo, cioè il micro 4/3.

Sbalordito dai risultati, ho capito che non stavo perdendo niente, anzi guadagnavo. Seguitemi …

LO STABILIZZATORE

La prima cosa che ho notato usando il sistema Olympus, è stato il fantastico stabilizzatore incorporato nel corpo macchina.

Riuscivo a fotografare a mano libera laddove non ero mai riuscito a fotografare con il treppiede perché il vento si portava via tutto. Treppiede e macchina fotografica. [n.d.r. le condizioni per arrivare in quel contesto non davano modo di girare con molta attrezzatura tecnica]

Sotto potete vedere scatti di 2–3 o addirittura 4 secondi realizzati a mano libera.

Qui ero a Roque Nublo, subito dopo il tramonto, con un vento infernale. Il treppiede era effettivamente un accessorio inutile.

Seguono dei scatti ripresi sopra delle rocce spazzolate costantemente da fortissime onde che muovevano il treppiede anche se mi appoggiavo sopra.

Cosi ho preferito scattare queste foto a mano libera.

Sono fate di giorno con un obiettivo 12–40mm f2.8 PRO e un filtro ND1000.

Queste sono delle riprese all’interno di una caverna, dove non c’era lo spazio per montare il treppiede e non avevo nemmeno il tempo per farlo.

Quindi, ho scattato a mano libera, appoggiandomi alle rocce.

Che sia chiaro, questo non e un vantaggio che dipende dalla dimensione del sensore.

È solo l’eccellente tecnologia IBIS (In Body Image Stabilization) che si ritrova all’interno del corpo della Olympus OM D E-M1 Mark II.

Tuttavia è avvantaggiata dalle dimensioni del sensore usando una realtà fisica a tutto vantaggio del sensore micro 4/3.

MACROFOTOGRAFIA

Sappiamo tutti che nella fotografia macro ma anche nei ritratti quando si scatta con un diaframma aperto a f/1.8 e a distanza ravvicinata, abbiamo grossi problemi per quanto riguarda la profondità di campo in quanto ridottissima.

In questo senso, se si fotografa un soggetto in modalità macro o close-up, con un sensore FF o APS-C ci si trova nella situazione che a f/8 il soggetto non è comunque tutto a fuoco ma solo una piccola parte di esso sarà nitida.

Una situazione poco gradevole che ci obbliga a due scelte:

  • Chiudere il diaframma
  • ricorrere alla tecnica chiamata FOCUS-STACKING.

Chiudere il diaframma

Nella prima e immediata soluzione ci si vede obbligati ad alzare la sensibilità ISO, quindi riducendo la gamma dinamica e rinunciando anche a un po di dettaglio fine.

Focus Stacking

Nella seconda situazione ci s’imbatte nell’impossibilità di fotografare soggetti che si muovono spostando l’attenzione sui soggetti morti o immobili scattando solo con la macchina sul treppiede e perdendo dai 10 ai 30 minuti per ogni scatto.

Ebbene, Olympus ha integrato molto bene questa funzione nel menu della fotocamera, sfruttando anche la dimensione ridotta del sensore che ci presenta già il primo vantaggio.

Una Profondità Di Campo maggiore che permette di scattare con aperture più ampie e senza alzare troppo la sensibilità ISO che riduce la gamma dinamica [n.d.r. per via del fattore di moltiplicazione].

Dunque, abbinando la maggiore PDC anche con diaframmi più aperti alla funzione Focus Stacking, si può fotografare qualsiasi soggetto mantenendolo a fuoco e senza andare in diffrazione come succede con diaframmi molto chiusi.

L’integrazione di questa tecnologia mi ha permesso di fotografare soggetti vivi che si muovevano lentamente o soggetti mossi dal vento.

La percentuale di riuscite era di circa 6 su 10.

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IL FOCUS STACKING OLYMPUS

Nel focus stacking la macchina esegue una successione di scatti a raffica — impostabili da 2 a 199 — spostando il punto di messa a fuoco dopo ogni scatto.

Il tutto avviene generalmente in un tempo al di sotto di un secondo e lo stabilizzatore integrato fa si che gli scatti sono abbastanza allineati.

Successivamente avviene la fase due del processo con due varianti:

  • la prima richiede il salvataggio delle foto per un’ulteriore editing con Photoshop o diversi altri software dedicati al focus stacking. In questo caso si possono scattare fino a 199 ORF cioè RAW alla massima risoluzione per ogni esposizione.
  • Nella seconda situazione si può decidere di lasciare alla macchina il compito di unire tutti gli scatti ottenendo in circa 15–20 secondi un file JPEG a risoluzione massima. L’unico neo di questa modalità e che nella composizione della foto finale verranno utilizzati soltanto 9 scatti. I file ORF che compongono la foto finale verranno anch’essi salvati sulla scheda di memoria, nel caso in cui si desidera di lavorarli ulteriormente con il computer.

Personalmente sono completamente soddisfatto dal risultato ottenuto lasciando tutto alla macchina.

Nelle foto sottostanti sono i risultati del focus stacking in macchina, con i primi mostrando lo stesso soggetto fotografato con e senza la funzione focus stacking attiva.

Un’altra sequenza di scatti senza la funzione Focus Stacking attiva.

Altri scatti realizzati con la funzione Focus stacking attiva.

Un’altra sequenza di scatti senza la funzione Focus Stacking attiva.

In fine uno scatto forse impossibile da realizzare con una DSLR tradizionale usando il focus stacking.

La mia affermazione si basa sul fatto che avrei dovuto piazzare il treppiede — in questo caso ho scattato a mano libera — mentre l’insetto era vivo, in leggero movimento, e dopo circa 3–4 secondi ha spiccato il volo.

Anche il tempo avrebbe lavorato contro di me in quanto, per tutti i 9 scatti, ci sarebbero voluti circa 15 minuti.

Ancora una volta, la prova che questo sistema mi offriva degli “attrezzi” che non avrei avuto in un DSLR, con il conseguente fallimento nell’ottenimento uno scatto del genere:

Devo precisare però che la funzione focus stacking con l’unione degli scatti direttamente in macchina può essere attivata soltanto in accoppiata con un numero limitato di obiettivi Olympus della gamma PRO e obiettivi Macro.

Questi obiettivi hanno nel processore interno un’algoritmo che permette di spostare il piano focale in modo indipendente, lasciando libero il processore della macchina fotografica per effettuare lo sviluppo ed unire gli scatti realizzati.

La macchina fotografica riconoscerà l’obiettivo e, leggendo la memoria interna di quest’ultimo, userà lo schema registrato specifico per ogni obiettivo.

Ho anche scoperto che uno degli obiettivi nella mia lista dei desideri, nel quale avrei voluto avere questa funzione integrata, non era nella lista di quelli compatibili con la funzione. Mi riferisco al Olympus 25mm f/1.2.

La foto sottostante è l’esempio perfetto per mostrarvi il lavori dove avrei utilizzato la funzione focus stacking con l’obiettivo 25mm f/1.2, obiettivo non macro.

Questo è un ritratto ripreso di semi-profilo, cioè a 45 gradi. Scattando con il mio nuovo sistema e la funzione focus stacking avrei avuto tutti e due gli occhi a fuoco. Semplice ed efficace!

Con questa immagine riporto in vista un’altro concetto fisico malinteso da chi usa le macchine a pieno formato. Questo sbaglio lo facevo anch’io per essere sincero:

“Credevo fosse impossibile avere una ridotta profondità di campo con un bel bokeh usando un sensore piccolo fin quando ho messo le mani sul micro 4/3 Olympus”

La teoria dice cosi e non sbaglia: sensore più piccolo = PDC più grande.

Però ho osservato che non è poi così evidente ma sopratutto risolve l’eterno problema riscontrato con il formato 36mm, quando scattavo ritratti con inquadratura stretta, tipo testa e spalle, usando un diaframma molto aperto.

Parlo della difficoltà estrema nell’avere tutti e due gli occhi a fuoco.

Non era solo la colpa dei miei micro movimenti ma bastava anche un leggerissimo movimento del soggetto per dire addio ad uno dei occhi a fuoco.

E dobbiamo tener presente che scattavo a f/1.4 perché se avessi osato fare il “tamarro” scattando per esempio con un 85mm a f1.2, la foto sarebbe stata compromessa in partenza vista la PDC di soli 3–4 millimetri.

Per questo motivo, con il formato 36mm, dovevo chiudere per forza a f/2.2… f/2.8… persino a f/3.5 quando facevo questo tipo di ritratti, nonostante avessi montato un obiettivo f1.4 o f1.2 sulla macchina. È fisica!

Il sistema micro 4/3 invece mi ha offerto la possibilità di scattare a f/1.2 anche dalla minima distanza di messa a fuoco del obiettivo.

Tutto combinato con la funzione focus stacking, i limiti nella composizione sono spariti.

La seguente lista contiene obiettivi identificati da me che supportano l’attivazione della funzione FOCUS STACKING con l’unione degli scatti IN CAMERA.

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IL VANTAGGIO ISO ED APERTURA

Un’altra rivelazione scattando ritratti e macro con il micro 4/3 è stata quella che, avendo una maggiore PDC, potevo di conseguenza usare una sensibilità ISO inferiore quando scattavo con poca luce.

Questo perché io faccio ritratti in qualsiasi condizione di luce senza mai usare il flash.

Lo stesso concetto viene applicato anche nella fotografia Wild-life.

Ipotizzando che il mio soggetto si trovi nel bosco e voglio fotografarlo da vicino:

  • mi trovo nella situazione di dover alzare gli ISO oltre 1600
  • la PDC ridotta mi obbliga a chiudere il diaframma di uno o due stop
  • Tutto questo mi fa alzare di ancora di più la sensibilità arrivando a 3200 o 6400 ISO.

Seguono 2 scatti realizzati con la Nikon D800 e Nikon D5, rispettivamente con il teleobiettivo Nikkor 600mm f4 e 300mm f4, per mostrarvi quanto ridotta era la PDC, mettendomi nell’impossibilità di avere tutta la testa a fuoco.

Avevo soltanto pochi millimetri a f/7.1, sia col 600mm che con il 300mm.

Aggiungo una foto a ISO 1600, scattata con la Olympus OM D M1 MkII, con una focale equivalente a 300mm ma con il diaframma a f/2.8.

Se avessi scattato con una macchina Full Frame avrei dovuto scattare intorno ai 6400 ISO per avere la stessa esposizione ma non con la stessa pulizia e gamma dinamica.

Avrei avuto un’immagine con la stessa qualità da tutti i punti di vista scattando con la D5 … ma non tutti si permettono una Nikon D5!

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Per quanto riguarda il dettaglio nelle fotografie realizzate con il sistema Olympus micro 4/3, ecco una carrellata di scatti eseguiti nel range ISO 200 — ISO 5000.

Fate voi!

ISO 250

ISO 1600

ISO 200

ISO 640

ISO 5000

SCATTI IN NOTTURNA

Visto che si parla di dettaglio a ISO alti ecco a voi qualche scatto notturno a 3200–6400 ISO.

A queste sensibilità credevo di avere grossi problemi. Mi sono subito tranquillizzato dopo i primi scatti.

Un altro vantaggio molto valido è stato un’obiettivo unico e particolare. Si tratta di un fish-eye della Olympus con un diaframma massimo di f/1.8, obiettivo che nessun’altra casa produce. E unico sul mercato!

Per quanto affermato fatemi spiegare facendo un paragone con il sistema Nikon più precisamente con la Nikon D810.

Con la Nikon D810 in abbinamento al fish-eye Nikkor, che tra l’altro ha un diaframma massimo di f/2.8, per fotografare la Via Lattea sono obbligato a chiudere fino a f/4 per avere un po di dettaglio nella foto in quanto il fish-eye Nikkor è molto morbido a f/2.8 in particolare ai bordi e angoli dell’inquadratura.

Invece, fotografando con la Olympus, il loro fish-eye mi permette di impostare il diaframma a f/1.8 guadagnando cosi circa 2–3 stop di luce.

Questo si traduce in ISO più bassi. Praticamente in una situazione dove con la Olympus OM D E-M1 MkII scatto a ISO 1600 dovrei impostare ISO 6400 sulla Nikon per avere risultati simili.

Ad ogni modo il fish-eye della Nikon ha uno schema ottico di ormai 25 anni e non può competere con il fish-eye Olympus, nemmeno chiuso a f5.6.

Ho sentito che la Nikon ha lanciato una versione nuova del fish-eye ma più buio, quindi … niente da perdere.

Ecco uno scatto a ISO 6400, fatto con la Olympus, nel buio totale in una notte senza la luna. Il diaframma dell’obiettivo è a f/1.8.

Ora, lascio a voi i calcoli per capire a che valore dovrei salire con la Nikon D810 ed il nuovo obiettivo Nikkor fish-eye, che offre soltanto un f4 su FF. Per caso oltre 25000 ISO? … A me risulta questo.

Quindi, un’altra volta mi sono chiesto:

dov’è il vantaggio di una FF nella vita reale, in campo? Lo so in studio è migliore non lo contesto. Ma io non fotografo in studio… pam, pam!

Dimenticavo … Ecco uno scatto a ISO 6400, a mano libera, in una grotta.

C’è di tutto: gamma dinamica e anche cromatica, esattamente come in qualsiasi altro apparecchio fotografico moderno.

Questo e stato soltanto un test eseguito per curiosità.

Sempre di notte e non solo — utili anche per la fotografia nello studio — possiamo scegliere tra due funzioni implementate in modo eccellente.

LA FUNZIONE LIVE COMPOSITE

Con la prima — Live Comp — si possono fare esposizioni fino a 3 ore facendo Light Painting o Star trails.

E, cosa molto interessante, non c’è più quella noiosa riduzione per il rumore sulle lunghe esposizioni che richiede un’altra esposizione “a vuoto” con la durata uguale a quella di prima. In questo caso sarebbero state 3 ore.

Olympus ha implementato un altro tipo di riduzione rumore sulle lunghe esposizioni, più efficiente e molto più corta, che fa uno scatto a vuoto di circa 60 secondi prima ed un’altro scatto di 60 secondi, sempre a vuoto, dopo l’esposizione.

Finalmente liberi da quell’attesa spaccamaroni, dove non si faceva niente, con la macchina che consumava la batteria in quando si esponeva per niente, perdendo il resto della notte soltanto… aspettando.

I miei test hanno rilevato una durata della batteria di circa 4 ore per un’esposizione continua e il doppio dell’autonomia aggiungendo il grip/booster. Più che sufficiente direi!

Per questa tecnica bisogna fare attenzione che il primo scatto abbia l’esposizione corretta.

Il resto dei scatti si limita ad aggiungere soltanto gli elementi luminosi sopra l’esposizione base.

Inoltre… durante la fase di scatto si può osservare la costruzione degli star trails direttamente sul display della fotocamera.

LA FUNZIONE LIVE TIME

Con la seconda funzione — Live Time — si possono fare scatti di 60 secondi sommati in sequenza ed il numero di scatti viene dato dal valore degli ISO.

Più e alta la sensibilità e minore sarà il numero di scatti necessari per l’esposizione.

Da 8 scatti a ISO 1600 fino a 24 scattando a ISO 200.

Quindi abbiamo approssimativamente mezz’ora di esposizione multipla dove la luce si accumula con il rumore andando sempre a calare.

Possiamo semplicemente vedere sul display come la scena inquadrata s’illumina con l’istogramma che si sposta. Interrompendo l’esposizione quando ci conviene!

Devo spiegarvi che Olympus OM D M1 MkII è l’unica fotocamera che ti permette di avere un’anteprima della Via Lattea sul display consentendo di inquadrare e comporre anche nella notte più buia?

Cosa che con le altre fotocamere tradizionali era molto difficile con un mirino praticamente nero sforzandomi nel fare test su test per centrare l’inquadratura.

Ecco una foto realizzata in una notte senza luna, a ISO 200!!!

È stata la prima volta dove sono riuscito ad avere un dettaglio nell’erba presente nel primo piano con in più il colore.

Questo piccolo sensore umiliava tutte le altre fotocamere che si ritenevano “di un certo livello”, che io stesso lodavo fino ad un certo punto.

Tutto questo solo perché gli ingegneri della Olympus sono riusciti ad implementare in modo geniale queste funzioni, dimostrando che capiscono molto bene come si lavora con la luce.

Certo… ci sono anche cose da rimproverare ma le facciamo alla fine perché c’è una lista…

Altri scatti notturni o al tramonto, con esposizioni fino a 60 secondi.

La nuova Olympus OM D E-M1 MkII permette di impostare direttamente dal menu, esposizioni fino a 60 secondi, a differenza dei 30 secondi della maggior parte delle DSLR.

Passiamo ora alla presentazione di alcuni scatti che possono aiutare ad valutare la capacità del sensore di riprodurre scene con un elevatissimo contrasto, permettendo di valutare anche la gamma dinamica.

Per finire, pubblico una foto realizzata in una situazione impossibile.

Avevo fotografato la luna all’80% della luminosità quando questa era vicina alla Via Lattea sulla volta celeste.

Mi aspettavo un risultato molto diverso. Invece, quello che e uscito, mi ha lasciato a bocca aperta.

Notte… controluce… e ho beccato sia la Via Lattea che il dettaglio nelle colline. Si amico mio, questo significa essere figo!

La scena non e artistica ma fa quanto tre trattati sull’esposizione e gamma dinamica.

E se non ve l’avevo ancora detto … notte, controluce, Via Lattea, la Luna, colline … tutto in uno singolo scatto … alla faccia del nemico. :)

Da quel momento in poi ho piena fiducia in questo attrezzo perché ha dimostrato che PUO!

ALBA E TRAMONTO

E visto che abbiamo parlato tanto di notturne ecco qualche alba, giusto per poter valutare ancora meglio la gamma dinamica di questa macchina…

Passiamo ora ad un’altro capitolo — il Ritratto.

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IL RITRATTO

Pensavo che la faccenda sarebbe stata “così-così” perché il sensore più piccolo avrebbe dato un bokeh più debole, invece la realtà e stata molto più dolce.

Pare che gli obiettivi della Olympus sono realizzati tenendo conto di questo handicap del sensore.

Ma dopo tanti ritratti fatti con la Olympus OM D E-M1 MkII ho capito che posso compensare con la tecnica ciò che stavo perdendo per via delle leggi della fisica.

Ora sto aspettando gli obiettivi con apertura massima di f1.2 … Sara da divertirsi!!!

Nel frattempo ho valutato la riproduzione del colore e la texture della pelle scoprendo che gli ingegneri della Olympus utilizzano un metodo molto ingegnoso per rendere i loro prodotti speciali.

Mi chiedevo come hanno fatto a scoprire quel effetto magico, trovato fin`ora soltanto nel Nikkor 105mm f/1.4.

Ebbene hanno lavorato sulla l’MTF realizzando uno schema ottico ottimizzato per la riproduzione dei toni della pelle.

Precisamente i dettagli più grossi sono riprodotti molto bene e molto definiti mentre la texture della pelle, tipo i pori e le piccole imperfezioni sono più morbidi.

In questo modo l’obiettivo risulta molto nitido generalmente, però morbido a livello cromatico, di micro-contrasto e dettaglio fine della pelle.

Tanto di capello!

Mi chiedevo anche per il bokeh come mai è cosi bello e ho scoperto:

  • Il passaggio da nitido/definito a sfocato è molto brusco sfruttando una progressione algoritmica molto bene studiata ed implementata.

Ecco un’esempio seguito da un crop al 100%.

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Aggiungo alcuni scatti dove ho osservato attentamente il bokeh.

Sono foto scattate nella folla, con distanze veramente ridottissime tra il soggetto e le persone che lo circondavano.

Soltanto in questa occasione mi sono accorto della progressività del bokeh.

Cosi ho iniziato a studiare la documentazione dei brevetti degli obiettivi e gli MTF sulla base di quanto riuscito a trovare in rete.

Comunque si può vedere che ho la possibilità di separare il soggetto dallo sfondo persino quando questo si trova immerso nella folla con altri soggetti molto vicini.

La profondità di campo ha un passaggio molto netto da nitido a sfocato ma è abbastanza incidente da permettermi di avere tutti e due gli occhi del soggetto all’interno della zona nitida.

Si raggiunge cosi un’equilibrio eccellente tra la zona nitida e lo sfocato.

E dovrei ancora sognare una FF?

LA FOTOGRAFIA DI PAESAGGI

E cosi siamo passati alla fotografia paesaggistica e qui avevo a disposizione un’altra funzione rivoluzionaria implementata dal produttore.

LA FUNZIONE HI-RES

Con la funzione Hi-Res ho la possibilità di ottenere file RAW da 80 MPix e 50 MPix in formato JPEG.

Questo e possibile spostando il sensore da 20 megapixel in otto posizioni differenti durante l’esposizione facendo praticamente 8 esposizioni poi combinate in camera generando cosi un file nativo da 80 megapixel.

Non si tratta di interpolazione perché i pixel sono reali quando viene effettuata la ripresa.

Sempre con la funzione Hi-Res attivata riesco anche a guadagnare circa 1,5 stop per quanto riguarda il rumore digitale.

Cioè questo è minore negli scatti dove ho usato Hi-Res rispetto agli scatti normali. Ho fatto questa osservazione fotografando di notte con la funzione Hi-Res attiva.

La sensibilità ISO massima alla quale si può ancora attivare la funzione Hi-Res è 1600 ISO con un diaframma massimo di f/8. Sinceramente qui non vedo alcuna limitazione.

In più con Hi-Res attiva impostando tempi di esposizione diversi nelle otto esposizioni dello stesso scatto si va in pratica a simulare l’effetto di un filtro neutro digradante anche se è comunque leggermente diverso.

I seguenti scatti sono stati realizzati sia con un filtro ND che con la funzione Hi-Res.

Altri paesaggi, Hi-Res disattivata.

FOTO IN STUDIO

Si va avanti, entrando nello studio, dove il livello di riproduzione del dettaglio fine ha superato tutte le mie aspettative.

Tanto di capello anche in questo caso. È veramente un piacere lavorare nello studio con la Olympus OM-D E-M1 Mark II.

Ne parlerò di come si possono sfruttare le funzioni Live Comp usando sorgenti di luce banalissimi, come un telefonino o una torcia a LED. Questo però sarà in un’altro articolo.

LA FUNZIONE PROCAP

Un’altra funzione che non riesco a trovare cosi bene inserita in nessun’altra fotocamera — c’è l’hanno alcune compatte ma fa veramente pena — e la funzione ProCap.

Veramente … da sogno!

Questa funzione mi ha dato la possibilità, per la prima volta nella vita, di riprendere arcieri mentre lanciano le frecce o il fuoco uscendo dalla canna del fucile, tutto già dai primi scatti.

Semplicemente perché quando metto la macchina d’avanti agli occhi e premo il pulsante di scatto a metà:

  • la macchina inizia a scattare usando l’otturatore elettronico
  • registrando le foto nel buffer, ma senza scriverle nella memory card.

La velocità di scatto e allucinante! 60 scatti al secondo a risoluzione massima!!!! E posso scattare sia RAW che RAW+JPEG. Questo rileva e conferma la presenza di due processori “quad core” in funzione.

Tornando alla nostra discussione, la macchina scatta e mantiene nel buffer i sessanta scatti, continuando a scattare anche dopo aver premuto completamente il pulsante di scatto finche quest’ultimo viene rilasciato.

Ma e alla fine di questo processo che accade la magia.

Dopo aver finito la sequenza di scatto nella memory card vengono registrati, oltre agli scatti ripresi normalmente, anche 14 scatti ripresi prima di aver premuto completamente il pulsante di scatto. Pam, pam!

In questo modo anche se io avevo perso l’attimo/il movimento/lo sparo ho la possibilità di ritrovare nei 14 scatti precedenti anche la foto che “pensavo” di riprendere.

Guardate…

La stessa funzione usata con successo anche nel wild life

La raffica continua per qualche secondo, fino a quando il buffer e pieno, poi cala a 9.5 frame al secondo fino al riempimento della scheda di memoria.

E visto che si parlava di wild life, passiamo al prossimo capitolo.

LA FOTOGRAFIA WILD-LIFE

Questa e stata l’occasione ideale per testare l’efficacia del autofocus

Ho usato anche soggetti umani per testare l’autofocus

Ho usato anche soggetti umani per testare l’autofocus

LE CRITICHE

E cosi ho costatato che la velocità di focalizzazione è veramente eccezionale ma il sistema di gestione dello stesso e l’algoritmo della focalizzazione non sono proprio all’altezza. L’implementazione e molto semplicistica, nonostante sembri qualcosa di sofisticato.

AUTOFOCUS

Rimprovero anche la mancanza un punto autofocus master quando scelgo di mettere a fuoco usando un gruppo di punti autofocus.

La macchina sceglierà da sola il punto sul quale farà la focalizzazione iniziale, cosa che mi crea grossi problemi quando devo fotografare un’animale posto a 45 gradi rispetto al piano focale.

L’apparecchio non sa qual’è la testa o la coda e cosi focalizza usando il primo punto che trova la zona più contrastata. Questo mi obbliga ad usare un solo punto AF per avere la certezza che la zona nitida sarà la dove voglio io.

Per ora il menu mi da la possibilità di scegliere tutti i punti AF (eccessivi) o solo alcuni (troppo pochi) il che rende estremamente difficile tenere a fuoco un’uccello in volo rapido specialmente quando lo sfondo non e pulito e non e indicato attivare tutti i punti AF.

Anche la dimensione dei punti AF è troppo grande. In più dopo aver scattato, andando a rivedere la foto su display, non posso veder evidenziato il punto di messa a fuoco scelto.

IL MIRINO

Sempre al capitolo rimproveri … la qualità del mirino. Ci sono state situazioni quando non mi veniva di premere il pulsante di scatto perché quello che vedevo attraverso il mirino sembrava brutto, quindi non valeva la pena scattare.

Invece appena toglievo l’occhio dal mirino mi si presentava davanti un paesaggio da sogno… Meno male che nella fotografia wild-life non c’è neanche quel lag fastidioso.

Per ora considero il mirino soltanto uno strumento aggiuntivo che mi aiuta nell’inquadratura e basta. Non lo uso per nient’altro.

L’AVVIO DELLA FOTOCAMERA

All’accensione della fotocamera c’è un lag — tempo morto — troppo lungo.

Io con la Nikon potevo fotografare dopo circa mezzo secondo dall’identificazione del soggetto essendo l’apparecchio sostanzialmente sempre acceso. Ora, me lo posso dimenticare… purtroppo.

IL BATTERYGRIP

Un’altro malcontento — il booster/batterygrip non ha la funzione di ricarica delle batterie attraverso la porta USB.

Sony invece ha implementato questa funzione con successo.

IL SISTEMA FLASH

Un’altro aspetto negativo e la mancanza dei flash TTL dedicati. L’unica soluzione offerta da ProFoto mi sembra molto cara… troppo cara.

Il lampeggiatore di casa, Olympus 900, ha un lag inaspettatamente lungo quando in modalità TTL però si muove bene in manuale.

AUTONOMIA

La Olympus OM -D E-M1 MkII è una sorpresa nella durata della batteria.

Dopo aver fotografato una modella sulle dune, dopo la visualizzazione di vari file e registrando anche un paio di filmati in 4K, la batteria si è fermata quando il numero d scatti con una sola ricarica segnava 3078 scatti.

Non parlo del WildLife, perché in questo genere è difficile fare una statistica sul consumo della batteria. Potresti scaricare una batteria soltanto tenendo premuto il pulsante di scatto, aspettando che l’uccello spicchi il volo. Il battery grip con la batteria aggiuntiva e d’obbligo in questo caso.

CONCLUSIONI

Tutto sommato ora ho a disposizione un’attrezzo professionale che mi permette di fare tutto quello che so fare, senza farmi sentire limitato da nessun punto di vista.

La macchina fotografica non è altro che un’attrezzo, tutto ciò che è importate si trova dietro al mirino.

Oggi Olympus offre un sistema maturo, con circa 200 obiettivi, se prendiamo in considerazione anche i produttori di terze parti, che coprono focali da 7mm a 840mm e con esemplari che vantano aperture anche di f/0,95.

Ho anche adocchiato un Voightlander Nocton 10,5mm f/0,95 per fare fotografia notturna, abbinandolo ad un’altro obiettivo Olympus. Il fish-eye 8mm f/1,8, che vanta una qualità ottica sorprendente.

Le ottiche professionali hanno prezzi più economici di circa la metà, o addirittura un terzo, rispetto alla controparte Canon/Nikon con una qualità ottica che supera gli obiettivi Canon/Nikon ed offrendo fino a 74 l/m rispetto allo standard Canon/Nikon di 45 l/m.

Abbiamo cosi una definizione molto più alta capace di risolvere l’alta densità di pixel dei sensori micro 4/3.

Questo si traduce in dettaglio estremamente ricco. Vedi la texture degli obiettivi fotografati, presenti nella sezione macro, di questa recensione.

Olympus offre gratuitamente anche un software prodotto dalla casa per la trasformazione dei file ORF in TIFF o JPEG, però è molto lento e ogni tanto si blocca.

Personalmente ho scelto di utilizzare un programma prodotto da Phase One che offre una soluzione professionale estremamente potente per la conversione dei file.

E veramente sopra Adobe Lightroom, software che non raccomando per niente.

Sembra che Lightroom non riesca in alcun modo a convertire in modo efficiente i file ORF in file TIFF.

SCOPRI QUANTO COSTA

Si tratta ovviamente di una fotocamera di primissimo livello e top di gamma, quindi non aspettarti un prezzo sotto i 3000 Euro… Ma anche no!

Il bello di questa Mirrorless è che ha un prezzo che mediamente trovi nelle Reflex semi-professionali, con molte meno funzioni e tecnologicamente meno avanzate.

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