Obiettivi

Ha senso prendere ottiche luminose?

Scommetto che anche tu ti sei fatto questa domanda: ha senso acquistare un’ottica luminosa quando puoi ti vanno a consigliare di chiuderla a f/4 oppure f/5,6 per ottenere la massima nitidezza?

Oppure ti sarà capitato di notare che un’ottica particolarmente luminosa poi non sia proprio così nitida a piena apertura?

Beh… tutto normale in fondo e non devi farti prendere dall’ansia di avere per le mani un obiettivo “scarso”. Scopriamo assieme il perché.

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FishEye ed il fattore di moltiplicazione

È abbastanza chiaro a tutti come funziona il fattore di moltiplicazione, come incide di fatto “nell’inquadratura” che vai a visualizzare sulla tua fotocamera e come questo incide molto sulla focale di riferimento che vai ad usare nel tuo obiettivo.

Ma con i FishEye come funziona? Perché esistono FishEye da 8mm e altri da 15mm? Cosa cambia?

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Il circolo di confusione

In questa puntata parlo del “circolo di confusione”, un concetto molto tecnico che probabilmente la maggior parte degli ascoltatori non ha nemmeno la minima idea di cosa si tratta o chi ne ha sentito parlare non ha mai capito in cosa consiste e a cosa serve.

Qui te lo spiego nel modo più semplice possibile.

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Una digitale con ottiche analogiche?

Ha senso acquistare una fotocamera digitale pensando di utilizzarla con un parco ottiche analogico con il fine ultimo di non spendere troppi soldi?

Beh... può aver senso se hai un parco ottiche analogico di "qualità" o se ti piace proprio la resa e fotografare con ottiche vintage. In caso contrario non ha molto senso visto che le ottiche moderne, pensiamo ad esempio ad Olympus, Panasonic e Sony, sono ottimizzate proprio per lavorare meglio con i sensori digitali.

Le ottiche vintage invece erano pensate e progettate per lavorare e soddisfare le esigenze della pellicola che, per quanto simile nella finalità, si comporta diversamente e he esigenze diverse rispetto ad un sensore digitale ad alta definizione.

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Lo Stabilizzatore d'immagine

Oggi analizzo la questione sugli stabilizzatori. Quali tipi di stabilizzazione esistono? Funzionano o sono inutili? Possono sostituire un treppiede? Ha senso disattivarlo sui treppiedi?
Tutte domande che si sento spesso online nei gruppi e forum!

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Consigli per gli acquisti Micro 4:3

Un amico ascoltatore mi chiede consigli su degli obiettivi da prendere. Di solito non sono propenso a rispondere a queste domande perché spesso fatte da persone che non sanno bene cosa vogliono realmente, ma in questo caso la domanda è il risultato di una ricerca fatta a priori. Per questo motivo do volentieri una risposta alla questione!

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L'iperfocale questa sconosciuta

L'iperfocale in fotografia è una tecnica che ti permette, in modo rapido e sicuro al 100%, di ottenere gli elementi posti all'infinito "pefettamente a fuoco".

Erroneamente tanti fotografi interpretano l'iperfocale come il metodo per ottenere la massima profondità di campo, ma non è vero!

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L'ERRORE COMUNE SULL'IPERFOCALE

Spesso viene spiegato che l'iperfocale è il metodo per ottenere la massima profondità di campo, ma non è corretta come affermazione o quanto meno possiamo dire con sicurezza che è "approssimativa" come affermazione.

La massima profondità di campo si ottiene esclusivamente chiudendo al massimo il diaframma, con tutte le conseguenze del caso (diffrazione ecc...), ma come si sa bene saresti un fotografo "stupido" a chiudere il diaframma a f/32 su una APS-C per ricercare questo risultato.

L'iperfocale quindi non serve per ottenere la MASSIMA profondità di campo ma serve piuttosto per raggiungere un altro risultato.

QUANDO SI USA L'IPERFOCALE

 Photo by  Mark Basarab  on  Unsplash

Photo by Mark Basarab on Unsplash

È più corretto dire che l'iperfocale è il metodo per avere la sicurezza di ottenere tutti i soggetti a fuoco (quindi nitidi) dal punto di messa a fuoco impstato fino all'infinito.

Questo è un concetto fondamentale che devi tenere a mente:

L’iperfocale è l’impostazione che ti permette di avere tutti i soggetti a fuoco (quindi nitidi) da un determinato punto scelto fino all’infinito

L'iperfocale quindi puoi calcolarla (ed ottenerla) sia usando il diaframma f/2 come a f/11. Di fatti quando si fotografano le stelle la procdura corretta è per l'appunto quella di tenere il diaframma aperto al massimo e calcolare l'iperfocale per avere la sicurezza di avere le stelle "nitide" e "puntiformi".

L'iperfocale tuttavia ti può essere comoda anche per fare fotografia "street", "paesaggistica" e anche "sportiva"!

COME SI CALCOLA L'IPERFOCALE?

 Photo by  Pietro De Grandi  on  Unsplash

Ci sono vari modi ma fortunatamente le applicazioni ci danno una mano, quindi ti posso consigliare questa: 

Siamo giunti alla fine. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo PodCast sul tuo social network preferito!

Canon 16-35 f/4 L un Signor Grandangolo!

Dopo essermi immerso nel mondo Olympus per varie recensioni di corpi macchina oggi torno, cambiando brand e anche parte della fotocamera, ti parlerò dell’ottica Canon 16-35 f/4L IS USM: uno dei migliori grandangoli nei 1000€

PRIMA DI TUTTO COS’È UN GRANDANGOLO?

Dall’articolo di Alessio dovresti esserti già fatto un’idea di cos’è un’ottica grandangolare e dei suoi maggiori utilizzi, ma facciamone un sunto veloce :

Per quanto siano simili tra loro, ognuna di esse è una tipologia di fotografia che ha bisogno (dove sia la situazione che la tasca lo possa permettere) di una lente con una caratteristica particolare.

In questo articolo voglio ripercorrere con te tutte le mie valutazione ed i miei ragionamenti di come mai la mia scelta è ricaduta su questa lente e le varie impressioni che mi ha dato.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

DI COSA STIAMO PARLANDO?

canon 16-35 1

Ti sto parlando di un’ottica in particolare, il Canon 16-35 f/4L IS USM, una delle migliori lenti grandangolari per macchine Full Frame che puoi acquistare rimanendo in un budget di 1.000 €.

Cerchiamo di analizzare un po’ da questo nome e da questi acronimi che cosa si intuisce solo leggendone il nome:

  • Canon: Ovviamente la casa produttrice.
  • EF: (Electro Focus) è una tipologia di innesto tra lente e copro macchina, brevettata da casa Canon ad ora in uso, dove nel montaggio tramite anello alettato presente sull’ottica, la lente si serra in maniera meccanica al corpo macchina. A differenza del EF-S (per le reflex Canon con sensore APS-C) e del EF-M (per le mirrorless Canon) è compatibile con tutte le macchine della gamma con ottica intercambiabile (per le EF-M è necessario adattatore ma è compatibile al 100% con autofocus, controllo apertura del diaframma e stabilizzatore).
  • 16-35mm: La lunghezza focale, ovvero la distanza tra il centro ottico dell’obiettivo ed il sensore. Con questa riusciamo a capire sia la tipologia di ottica che l’angolo di campo dell’obiettivo. Dal doppio valore riusciamo a capire che è uno zoom, ovvero che questo valore, tramite la ghiera di zoom può essere variato da 16mm a 35mm e quindi, di conseguenza, anche il suo angolo di campo. Sotto i 35 mm, un’ottica è classificata come un grandangolo e questa ci rientra a pieno in tutta la sua escursione.
  • f/4: Il valore di apertura massimo del diaframma. Come ben saprai e come si intuisce da come esso viene riportato, si tratta del risultato di una frazione. Cerchiamo di capire meglio… Considera il foro interno dell’ottica che si apre e si chiude muovendo le lamelle del diaframma, come se fosse una circonferenza. Ecco il rapporto di questa divisione tra f (leggasi lunghezza in mm della lente) e il valore di apertura in stop , non rappresenta altro che il valore in mm del diametro per far si che la superficie di questo foro in millimetri quadrati, sia perfettamente rispecchiante il valore di “luce” che colpisce il sensore imposto al congresso di Liegi nel 1905. Per questo sia che sia un 20mm o che sia un 300mm ad f/4 la luce che colpirà il sensore sarà la medesima.
  • L: È l’acronimo della parola Luxury, ovvero lusso. Canon ha marchiato con questa lettera rossa tutte le ottiche che durante i loro studi, sono state progettate per essere il più resistenti, performanti e durature possibile. In molte di quelle di ultima generazione ne identifica anche la tropicalizzazione come in questo caso.
  • IS: Image stabilizer, ovvero lo stabilizzatore di immagine. Esso non è altro che un sistema di lenti basculanti che permettono di assorbire le vibrazioni e le oscillazioni che colpiscono la macchina mentre sta scattando. Esso si attiva durante la semi pressione del pulsante di scatto (in messa a fuoco per intenderci). Questo stabilizzatore come dichiara Canon, riesce ad aiutare ad evitare un effetto di mosso fino a 4 stop.
  • USM: (Ultra Sonic Motor) Con questa sigla Canon indica il motore ad ultrasuoni ad anello che muove la meccanica di messa a fuoco della lente. Questa tipologia di motore è un motore dalle alte prestazioni, con una risposta prontissima ed estremamente silenzioso. Queste lenti professionali Canon vengono anche definite full-time manual focus, ovvero che la ghiera della messa a fuoco manuale è sempre disponibile per l’uso senza dover spostare il selettore meccanico da AF a MF per staccare il motore.

Quindi per trasformare in una frase quell’ammucchiata di acronimi, possiamo definirlo così: Uno zoom professionale ultra-grandangolare Canon, compatibile con corpi macchina Full Frame, con un valore di apertura diaframmale massima di f/4 per tutta la lunghezza, stabilizzato con motore al ultrasuoni.

PERCHÉ UN GRANDANGOLO Canon 16-35 ?

Perché mi sono ritrovato a valutare l’acquisto di un grandangolo?

  • Ti sei mai ritrovato in una cattedrale o in una bellissima chiesa ed essere spalle al muro ma incapace di poter raccogliere in una sola foto tutto?
  • Ti sei mai ritrovato in una piazza, che nonostante che ti sposti ad ognuno dei suoi estremi non hai modo di far entrare tutti i suoi particolari nel fotogramma?
  • Ti sei mai ritrovato in spazi interni dove non potevi più indietreggiare e fare zoom-out e nonostante tutto ti ritrovavi sempre troppo “vicino” al tuo soggetto?

Beh per me era una questione costante.

E se anche tu ti sei ritrovato in una situazione simile molto spesso vuol dire che mentalmente tendi ad avere una visione grandangolare dei tuoi scatti che poi non riesci a realizzare perché hai una lente troppo “lunga”.

Andando ad analizzare gli scatti che facevo con un 24-105 mm tutto fare, più del 70% delle mie foto era sotto i 35mm e quasi tutte a 24mm e nonostante tutto, dopo a casa su Lightroom, ripensavo a cosa avrei potuto fare se avessi avuto una lente grandangolare più spinta.

Da qui mi sono messo alla ricerca del giusto grandangolo.

COSA CERCARE IN UN UNA NUOVA LENTE?

Ovviamente mi sono messo a tavolino e ho iniziato a fare le mie valutazioni, partendo da ciò che ritenevo più importante, ciò che era abbastanza necessario, ciò che proprio non poteva mancare nella mia futura lente e quello di cui potevo fare a meno.

I REQUISITI MINIMI

I miei requisiti minimi erano i seguenti:

  • Compatibile con un corpo macchina FF. Avendo una full frame non potevo prendere, per motivi di compatibilità, una lente per una macchina APS-C perché non sarebbe stata utilizzabile.
  • Lente zoom per una massima versatilità. Dopo aver provato lenti fisse e lenti zoom, mi sono reso conto che anche se talvolta perdo in aperture massime del diaframma rispetto alle lenti fisse, avere troppa attrezzatura da portarmi dietro ed i troppo frequenti cambi lente mi portavano a scattare meno rispetto ad una lente zoom e ciò era controproducente. Quindi se anche tu ti sei ritrovato a corto di voglia nei frequenti cambi lente inizia a valutare una lente zoom da aggiungere al tuo parco ottiche.
  • Lunghezza minima inferiore di 24mm. Fino a 24mm ero coperto da un atra lente zoom quindi abbastanza inutile avere delle lenti che si sovrappongono.

LE PREFERENZE

Al momento della selezione avevo certamente delle preferenze:

  • Il prezzo più contenuto possibile. Se non era un problema, state tranquilli che vi stavo descrivendo il Canon EF 11-24mm f/4 L USM oppure non mi ponevo il problema di fare una selezione e così tanti ragionamenti. Dovevo restare nei 1000€.
  • Prodotto dalla stessa casa madre del corpo macchina. Ebbene seppur vengono spesso prodotti per determinate macchine fotografiche da produttori terzi, sono stati spesso riscontrati casi di incompatibilità fra la lente (ovviamente prodotta da terze parti) ed il corpo macchina. A volte sono facilmente risolvibili, a volte si rischia di aver buttato via dei soldi. Ciò non toglie che alcune marche come Tamron ormai sono da considerare quasi sicuri al 100%.
  • Controllo del diaframma dal copro macchina ed autofocus. Si, esistono ancora delle lenti economiche, talvolta da non sottovalutare per niente, che hanno il controllo del diaframma a ghiera e sono sprovviste di autofocus (con la mia miopia, mi fido sempre di più della messa a fuoco della mia fotocamera rispetto ai miei occhi).
  • Tropicalizzazione. Avendo un corpo macchina tropicalizzato, avere anche una lente tropicalizzata ti fa completare la tenuta stagna alle intemperie e polvere.
  • Un prodotto non troppo datato. Fare un’acquisto errato capita a tutti ma comprare un’oggetto non rivendibile è un doppio errore. Durante i miei acquisti valuto sempre la capacità che avrà l’oggetto di poter essere appetibile anche nel mondo dell’usato se volessi poi in futuro fare un upgrade oppure se mi rendo conto di aver acquistato un’oggetto che non fa al caso mio. Molte lenti tengono il prezzo anche dopo anni, ma rischiare di dover svendere il pezzo perché sul mercato ci sono già i più recenti non è un grande affare.
  • La possibilità di applicare dei filtri ND. Alcune lenti grandangolari vengono prodotte con un paraluce di serie non rimovibile e ciò obbliga a dover spendere molti soldi per poter applicare un paraluce.
  • Compattezza. Alcune lenti per via del sistema zoom, della presenza dello stabilizzatore e anche per la dimensione dei vetri presenti al suo interno per garantire una grande apertura diaframmale sono estremamente pesanti ed ingombranti. Più sei leggero più sei stimolato a portarti dietro la tua attrezzatura e scattare.

 COSE DI CUI POTEVO FARE A MENO

Aperture estreme. L’apertura diaframmale massima di una lente ne definisce il costo, ebbene si perché a parità di focale guardate i prezzi:

Poi perché durante l’uso di una lente grandangolare, in media si cerca sempre un’apertura tra f/8 e f/16 per avere una maggiore profondità di campo.

Stabilizzatore. Se c’è meglio ma se non c’è non è la fine del mondo. Nella maggior parte dei suoi usi paesaggistici, le lenti grandangolari vengono utilizzate sul cavalletto, dove lo stabilizzatore viene disattivato.

IL BUDGET

canon 16-35

Essendo arrivato alla conclusione dei miei ragionamenti mi sono ritrovato a fare il conto più importante ovvero il budget. Volevo contenere il più possibile l’acquisto nei 1000,00 €.

Questo mi ha obbligato a escludere oggetti magnifici come:

Però mi ha permesso di puntare più in alto rispetto a oggetti validi ma con alcune lacune come:

Quindi i finalisti erano sostanzialmente due:

  • Canon 16-35 f/4L IS USM
  • Tamron 15-30mm f/2.8 VC USD

IL CONFRONTO TRA I FINALISTI

Entrambe le lenti sono due oggetti degni di nota e di ottima fattura, compatibili con un corpo full frame, zoom ed una lunghezza focale minima inferiore ai 24mm: perfettamente dentro i requisiti minimi.

Entrambi tropicalizzati, di fattura recente, autofocus performante USM, stabilizzate e controllo del diaframma dal corpo macchina.

Però cosa notiamo appena confrontiamo le due lenti a vista, prima di tutto che la ghiera di messa e fuoco e quella dello zoom sono invertite di posizione. Ovvero che la ghiera zoom nel Tamron è quella più esterna e funziona anche in senso opposto al Canon.

Non spaventati non è un problema grave, ma per me, ad istinto, con un parco ottiche Canon che hanno come prima ghiera lo zoom e seconda ghiera la messa a fuoco sono sicuro che mi sarei trovato, fino alla fine del suo utilizzo, per la forza dell’abitudine a sbagliare ghiera al primo tentativo, ed a volte è un’attimo perdere il momento perfetto.

Secondo ne notiamo l’ingombro, il Tamron è sia più lungo che più spesso.

La maggiore lunghezza è dovuta in parte alla convessità della lente esterna ed in parte al suo paraluce non rimovibile.

Lo spessore è determinato dalla sua ottima apertura che arriva a f/2.8 ma ne determina anche il doppio del peso rispetto al Canon:

  • Canon 16-35 - 615g
  • Tamron - 1100g.

ERGONOMIA

canon 16-35 5

Per quanto riguarda compattezza, peso ed ergonomia, sono tutti e tre punti a favore del Canon.

  • La vignettatura è molto tenue e si alleggerisce a fondo zoom, per entrambe le lenti è facilmente rimovibile in post produzione con software come Lightroom.
  • Resistenza al flare, un colpo basso per il Tamron. Questa caratteristica è una di quelle che determinano molto la qualità (ed a volte anche il costo) di una lente grandangolare.

Purtroppo il Tamron nonostante il suo invadente paraluce, soffre di flare anche in casi un cui il sole o forti fonti luminose non sono presenti nel fotogramma.

Rimuovere artefatti luminosi non è per niente facile, a volte sono gradevoli a volte danneggiano completamente lo scatto. E qui un altro punto va al Canon.

Il paraluce in questi casi è fondamentale e la possibilità di poterlo rimuovere e montare tranquillamente dei filtri ND/polarizzatori circolari a vite dal prezzo contenuto senza bisogno di costosissimi sostegni mi ha portato ulteriormente verso il Canon.

Da tenere di conto che per le ottiche più comuni come questa (ed anche il 17-40, il 24-70, il 24-105, il 70-200) di casa Canon il diametro esterno per i filtri è da 77mm e quindi i tuoi ND, UV e Polarizzatori che hai già o che acquisterai saranno utilizzabili.

Il prezzo inferiore di un paio di centinaia di euro, una borsa fotografica più leggero, uno stabilizzatore performante che ti permette di scattare anche con tempi di scatto più lunghi della velocità di sicurezza ed una meccanica ed ergonomia familiari, mi hanno fatto scegliere definitivamente il Canon.

DOPO QUALCHE MESE CON IL Canon 16-35 f/4 L IS USM

canon 16-35

Dopo qualche mese dall’acquisto e averlo testato nelle condizioni più difficili come: lunghe esposizioni notturne, paesaggi diurni con un utilizzo di cavalletto e filtri ND, street photo, fotografia di interni, musei e fotografia sottopalco di concerti, ti posso garantire che ha soddisfatto a pieno le mie aspettative e ben oltre.

Mi sento veramente di consigliarti questa lente che a parte rari casi è la lente che resta sempre innestata al mio corpo macchina.

Ad oggi, se devo uscire con una sola lente, senza dubbio la mia sete grandangolare me la fa scegliere rispetto ad altri tuttofare e fissi dalle grandi aperture.

La qualità e la nitidezza sono veramente incredibili e mi sento anche di consigliartela se hai un corpo macchina APS-C e prevedi per il futuro un upgrade in Full Frame (In questo caso si comporterà come ottimo tuttofare dalla qualità eccelsa con una lunghezza equivalente di circa 25-60 mm).

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LE ALTERNATIVE

In caso tu possa permetterti di spendere quei 100/200 € in più rispetto al Canon 16-35 mm f/4L IS USM, e tu necessiti di aperture maggiori rispetto alla possibilità di mantenere contenuti i costi di eventuali filtri ti consiglio comunque il Tamron 15-30mm f/2.8 VC USD, che comunque in questo scozzo ha retto il colpo fino alla finale.

Nel caso in cui i tuo budget è più contenuto, predecessore del Canon EF 16-35mm f/4L IS USM e sempre molto valido c’è il Canon EF 17-40mm f/4L USM.

Lo si trova ad oggi sul sito di Mr Bezos (Amazon) tenendo d’occhio le offerte, al prezzo di 628,00€ .

Alla fine dei conti, i concorrenti di terze parti costano circa la stessa cifra ma non reggono assolutamente il confronto sulla qualità.

Nel caso opposto invece, ovvero che il tuo budget te lo permette, la terza versione del f/2.8, ovvero il Canon 16-35 mm f/2.8 L III USM , è veramente un’ottica molto molto valida.

Oppure se vuoi un grandangolo superlativo che nemmeno il tuo sguardo riesce ad avere così tanto campo il Canon EF 11-24mm f/4 L USM saprà soddisfare le tue esigenze.

Cosa sono gli obiettivi tilt-shift? A cosa servono?

Non ne ho mai parlato effettivamente in modo specifico, tuttavia gli obiettivi Tilt-Shift attirano l’interesse bene o male di tutti. Forse proprio perché non si capisce bene il loro significato, uso e particolarità. Sono degli obiettivi specialistici, non adatti come “obiettivo generico da usare tutti i giorni” ma con delle caratteristiche che non si trovano in nessun altro obiettivo e che, in quei contesti dove si prestano, ti semplificano (non poco) l’ottenimento di immagini perfette.

Di solito si tende a dire che gli obiettivi Tilt-Shift servono per chi fa fotografia di architettura ma sei sicuro che si possa limitare la loro caratteristica solo a questo aspetto?

Secondo me no! Quindi parto dal principio, cercando di capire (e far capire) quali sono le loro caratteristiche.

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CARATTERISTICHE OBIETTIVO TILT SHIFT

Gli obiettivi Tilt-Shift derivano dal termine “Tilt - and - Shift” ovvero un modo per indicare che l’obiettivo dispone di alcuni snodi che ti permettono - senza muovere la fotocamera - di far slittare l’obiettivo verso l’alto o verso il basso, come pure di inclinarlo verso destra o sinistra.

In pratica immagina di piazzare una fotocamera con l’obiettivo su un treppiede e fissarlo per bene - perfettamente in bolla - in modo che non si muova di un millimetro.

Questa è una situazione abbastanza comune no? In pratica tu non puoi far altro che scattare sull’inquadratura come scelta.

Questo se usi un obiettivo “normale”.

Tuttavia un obiettivo Tilt-Shift permette di essere fatto slittare leggermente verso l’alto o verso il basso e anche di essere inclinato verso sinistra o verso destra.

A cosa serve questa particolarità?

È necessaria ed utile per far fronte a due possibili problematiche che si vogliono risolvere.

La prima è quella relativa alle linee cadenti.

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LINEE CADENTI

Sai bene anche tu che se fotografi dei palazzi (o delle chiese/basiliche) molto alti da vicino le foto che otterrai saranno caratterizzate da delle linee “cadenti”, ovvero un effetto ottico che ti fa sembrare questi edifici estremamente “grandi” alla base per poi vedere le pareti che si inclinano e deformano verso l’interno man mano che sali verso la cima.

Tilt-Shift
Tilt-Shift

Questo è un effetto ottico assolutamente normale, chiamata distorsione prospettica ed è causata dal fatto che tu, per catturare tutto l’edificio dalla base alla cima, sei costretto a da inclinare la fotocamera leggermente verso l’alto.

Il fatto che, agendo in questo modo, il piano del sensore della fotocamera non è parallelo alla “facciata” dell’edificio, crea la distorsione prospettica.

Tuttavia non è compromessa la possibilità di fotografare “correttamente” questi contesti architettonici, infatti esistono gli obiettivi di cui stiamo parlando in questo articolo creati per risolvere questa problematica.

SHIFT SIGNIFICATO

Questi obiettivi, grazie alla possibilità di essere spostati verso l’alto e verso il basso - ma senza spostare la fotocamera che rimane pertanto parallela all’edificio - permettono i catturare tutto l’edificio dalla base alla cima senza far comparire la distorsione prospettica.

Questa possibilità di spostamento dell’obiettivo è chiamato SHIFT.

Tilt-Shift
Tilt-Shift

LA MODALITA TILT

Certi obiettivi hanno solo la funzionalità SHIFT, ma quelli più moderni integrano anche un’altra possibilità; ovvero quella di inclinare l’obiettivo verso destra o verso sinistra.

Questa modalità è chiamata TILT a cosa serve? Te lo spiego procedendo per gradi, ovvero cominciando dalle basi.

Probabilmente, se hai fatto un corso di fotografia, sai anche tu che il piano di messa a fuoco in una immagine è solo e soltanto uno.

Puoi giocare con la profondità di campo gestendo il diaframma ma questo non toglie il fatto che il piano di messa a fuoco rimane sempre parallelo al piano del sensore della tua fotocamera.

Quando fotografi dei paesaggi con diaframmi molto chiusi forse non ci fai caso, tutti gli elementi dal primo piano allo sfondo sono perfettamente a fuoco, ma se fai fotografia macro o still-life noterai subito dei limiti.

Anche usando un diaframma molto chiuso ti rendi conto che la profondità di campoè veramente limitata e rischi spesso di trovarti con il soggetto sfocato in vari punti prima e dopo il punto di messa a fuoco prescelto.

Tilt-Shift
Tilt-Shift

Questo succede perché, come detto prima e come ti dovrebbero aver spiegato ad un corso di fotografia, il piano di messa a fuoco è sempre e soltanto uno.

Se tutto il soggetto non combacia perfettamente con il piano di messa a fuoco, ottieni delle aree sfocate.

Puoi risolvere questa problematica con la tecnica del focus-stacking, ovvero la tecnica che ti ho già spiegato in altri contesti dove in sostanza vai a fare più fuoco allo stesso soggetto cambiando leggermente il punto di messa a fuoco tra uno scatto e l’altro.

006-4.jpeg

Con tutta questa serie di scatti effettuati poi vai in post-produzione e li unisci (di solito in modo automatizzato tramite le varie funzionalità dei nuovi software) ottenendo una unica immagine nitida in tutto il range che ti interessa.

Se da un lato questa tecnica è veramente fenomenale, dall’altro è comunque limitata a soggetti statici, infatti basta che ci sia un micro movimento del soggetto (magari per un colpo di vento) tra uno scatto e l’altro e potrebbe essere difficile per il software fare una “fusione/elaborazione” congrua delle immagini.

È qui che torna utile la “tecnologia” del “Tilt” negli obiettivi di cui stiamo parlando.

In pratica immagina di fotografare il tuo bel fiore in macro. Posizioni la fotocamera come si deve inquadrando il soggetto da un angolo di circa 45° ma, invece di avviare la tecnica multiscatto tramite focus staking, sfrutti la possibilità di inclinare vedo destra o verso sinistra il tuo obiettivo (Tilt).

Tilt Shift
Tilt Shift

Questa particolarità dell’obiettivo - che sfrutta la Regola di Scheimpflug - permette di far si che il piano di messa a fuoco del soggetto venga allineato con il piano di messa a fuoco della fotocamera, ottenendo di fatto un’unica immagine perfettamente a fuoco.

Il tutto spesso senza nemmeno avere la necessità di chiudere il diaframma perché il sistema di basculaggio “Tilt” non varia la profondità di campo, ma solo il piano di messa a fuoco.

DOVE TORNANO UTILI QUESTI OBIETTIVI

Ok, ma vendiamo alla questione pratica. Dove tornano utili questi obiettivi?

Mettendo sul piano il fatto che questi obiettivi si sporcano le mani sulla gestione della distorsione prospettica e del piano di messa a fuoco, è naturale comprendere che sono utilissimi che per chi fa fotografia di architettura.

Tuttavia, per lo stesso motivo, possono essere ottimi anche per la fotografia paesaggistica o di reportage urbano, perché ti danno modo di avere un controllo assoluto sulle linee cadenti e messa a fuoco del soggetto.

Tilt Shift
Tilt Shift

ALTRI USI

Interessante è l’uso che ne faceva un collega che lavorava nell’ambiente “stock”.

Ricordo che girava sempre e solo con un obiettivo Tilt-Shift e si divertiva a creare effetti particolari realizzando immagini inconsuete o con caratteristiche veramente interessanti.

Infatti con la storia che puoi gestire il piano della messa a fuoco, puoi ottenere immagini che a primo impatto sono originali e che di base non siamo abituati a vedere.

Se sfrutti “sangoogle” e cerchi “effetto modellino fotografia” trovi degli esempi fotografici che fanno capire di cosa parlo.

Ecco degli esempi:

I LIMITI

Nella domanda veniva anche chiesto se questi obiettivi sono difficili da usare e se si possono usare anche come obiettivi “normali”.

Beh… parto dalla fine.

Si, possono essere usati come obiettivi normali. Ovviamente se li lasci nella posizione “zero”, ovvero senza Tilt e senza Shift, si comportano esattamente come un qualsiasi obiettivo normale.

Tuttavia questi obiettivi, e vado a rispondere alla prima parte, sono privi di autofocus (per ovvi motivi visto che grazie ai loro basculaggi renderebbero impossibile il lavoro dell’autofocus che non sarebbe in grado di lavorare correttamente) e sopratutto sono un po’ più pesanti ed ingombranti.

Sempre il collega che dicevo prima e che usava questo obiettivo per fare fotografia di tutti i giorni, mi indicava che l’aspetto pratico che si doveva imparare a maneggiare tra tutti era la capacità di mettere a fuoco “prima” che il soggetto fosse nel punto corretto di messa a fuoco.

In pratica non hai tempo con questi obiettivi di fare tutte le regolazioni dovute, pertanto prima decidevi cosa volevi ottenere e solo successivamente cercavi il contesto (o aspettavi il soggetto giusto) da fotografare.

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Obiettivo fotografico o fotocamera. Quale cambiare prima?

Oppure in quale dei due investire prima i propri soldi? Beh… non è così scontato. Se vai in un qualsiasi circolo fotografico o parli con qualsiasi appassionato di fotografia di questo aspetto è probabile che ti dia la più scontata delle risposte:

Non ci sono dubbi! Investi nell’obiettivo!

Io voglio, con questo articolo, affrontare un punto di vista diverso ed in parte “sfatare” questo luogo comune.

Ascolta il podcast:

Dalle mie parti — sono Veneto per chi non lo sa — si usa dire:

“El sajo no’l sa gnente, l’inteigente el sa poco, l’ignorante el sa tant, el mona el sa tut!”

(Il saggio non sa nulla, l’intelligente sa poco, l’ignorante sa tanto, l’imbecille sa tutto).

Ok, premessa un po’ divertente ma il succo del discorso è che spesso ci si focalizza in luoghi comuni — buoni magari un tempo — ma estremamente inadatti ed inadeguati all’evolversi e situazione attuale del mondo della fotografia.

Ed è questa la cosa che tante persone tralasciano: un’analisi attenta di come stanno attualmente cose

E smettiamola pure anche con le solite frasi fatte che spesso ricevo come:

“se non sei un professionista non serve avere un corpo macchina moderno ma anzi, puoi usare obiettivi vintage e mettere a fuoco manualmente”.

Perché scusa? Una persona deve essere professionista per voler un corpo macchina efficiente, moderno ed estremamente tecnologico?

O deve sentirsi un detrattore della “vera fotografia” se vuole coniugare la passione per la fotografia con quello della tecnologia?

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Obiettivo o Fotocamera
Obiettivo o Fotocamera

OBSOLESCENZA. CAPIAMO IL SIGNIFICATO DEL TERMINE

Avrai spesso sentito dire o parlare — in altri ambiti che non sono fotografici come quello automobilistico — di “obsolescenza” o di “automobile obsoleta”.

In modo specifico questo è il significato (Dizionario):

In economia, la perdita di valore e di efficienza economica subita da un bene (capitale o di consumo) per effetto della comparsa sul mercato di un bene (macchinario oppure prodotto) tecnicamente più perfezionato e più competitivo, o anche, più semplicemente, a causa della sua usura.

Magari in ambito informatico è più facile da capire: un computer di 10 anni fa non riesce minimamente a competere in velocità di calcolo con un computer moderno e per questo motivo viene definito “obsoleto”.

In fotografia le cose non stanno tanto diversamente, specie se guardiamo le fotocamere digitali moderne che — di fatto — racchiudono nei loro firmware ed hardware delle caratteristiche che si avvicinano molto agli aspetti informatici.

Anche gli obiettivi, man mano che diventano più evoluti, stanno integrando dei componenti elettronici che vanno oltre al semplice “motore autofocus ad ultrasuoni” ma mantengono ancora una predominanza dell’aspetto “materiale” (qualità delle lenti e schema ottico).

OBSOLESCENZA. OBIETTIVI VS CORPI MACCHINA

La questione riguarda proprio la differenza tra l’influenza dell’elettronica negli obiettivi rispetto ai corpi macchina prodotti negli ultimi 10 anni.

Un buon obiettivo di qualità prodotto nel 1997 non ti darà una qualità d’immagine tanto diversa da quella di un medesimo obiettivo prodotto nel 2017.

A distanza di 20 anni se vai a fare delle analisi approfondite noterai che le grandi innovazioni ed evoluzioni negli obiettivi riguarda principalmente l’inserimento di stabilizzatori d’immagine (che magari hanno portato allo stravolgimento dello schema ottico) ma che non ha — senza considerare la stabilizzazione ovviamente — portato miglioramenti tangibili sotto l’aspetto risolutivo (Olympus a parte che ha realizzato obiettivi con capacità risolutive sopra la media).

Anzi, ad essere sinceri, ci sono molti casi e test che hanno dimostrato come lo stabilizzatore ottico inserito all’interno degli obiettivi moderni hanno portato ad una leggera perdita qualitativa, se pur minima e del tutto compensata dal grande vantaggio dello stabilizzatore.

Completamente diversa è la storia per quanto riguarda i corpi macchina.

Una reflex del 2003 (Canon 300D) ora sarebbe “improponibile” con i suoi 6.3 megapixel!

Per essere semplici e chiari:

  • gli obiettivi hanno sentito poco l’effetto dell’obsolescenza.
  • i corpi macchina hanno risentito dell’obsolescenza alla stregua di un computer.

Ma quindi? Conviene cambiare corpo macchina piuttosto che cambiare l’obiettivo?

Obiettivo o Fotocamera
Obiettivo o Fotocamera

IL PUNTO: CAMBIO OBIETTIVO O CORPO MACCHINA?

Volutamente non voglio prendere una posizione su questo aspetto perché voglio portarti a fare un ragionamento che ti permetta di capire — da solo (o da sola) — se ti conviene cambiare uno o l’altro.

Un tempo le fotocamera svolgevano tutto sommato un ruolo marginale: erano dei semplici contenitori di un “rullo fotografico analogico” dove veniva impressa l’immagine.

I rullini fotografici tutto sommato erano sempre quelli, prodotti con la stessa formula da decenni e con caratteristiche standardizzate nel corso degli anni.

Per questo motivo “tutta la qualità” era data — sotto l’aspetto tecnico — dall’obiettivo.

Oggi le cose stanno diversamente.

Un corpo macchina digitale controlla:

  • la gamma dinamica
  • l’esposizione
  • la messa a fuoco
  • la misurazione esposimetrica

Un corpo macchina digitale è inoltre responsabile e determina:

  • la risoluzione (e dimensione) delle immagini scattate
  • la velocità di registrazione delle immagini su scheda di memoria
  • la qualità “video” (perché fanno anche video)
  • la qualità dell’immagine (effetto moiré)
  • la resistenza al rumore

Di seguito voglio fare una piccola rassegna su delle caratteristiche importanti da tenere in considerazione per capire cosa ti conviene fare e si basta tutto sul tipo di fotografia che “tendenzialmente” fai o vorresti fare.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

FOTOGRAFIA DI RITRATTO

modalità di scatto
modalità di scatto

Se ti piace fare fotografia di ritratto oppure vuoi approfondire questo aspetto, allora gli aspetti che ti tornano più utili sono:

  • un buon autofocus
  • un numero maggiore di punti di messa a fuoco

Già partendo da questi primi due punti tendenzialmente un corpo macchina moderno ti porterebbe maggiori benefici rispetto all’uso di uno più vecchio, usato ed obsoleto.

Allo stesso modo però torna comodo un corpo macchina più moderno per poter disporre di:

  • gamma dinamica maggiore
  • gamma ISO più elevata e di qualità maggiore
  • possibilità di scattare con tempi di scatto oltre 1/10000 di secondo (per creare un ottimo bokeh in pieno giorno).

Gli obiettivi nei ritratti…

Certamente anche gli obiettivi hanno un ruolo determinante nella fotografia di ritratto — specie nella gestione dello sfocato — ma in questo contesto ritengo che spendendo veramente poco (esempio un 50mm f/1.8) puoi avere per le mani già un obiettivo interessante per questo scopo.

Quindi, in questo contesto, forse ti conviene dare una quota di budget maggiore al corpo macchina sacrificando magari l’obiettivo ripiegando su uno di più economico (oppure usando con intelligenza quello di cui già disponi come spiego nel mio manuale sul bokeh — clicca qui per vederlo).

STREET PHOTOGRAPHY

Esposimetro
Esposimetro

In questo ambito forse ci sei arrivato da solo senza che io ti anticipi nulla.

Se hai già fatto street sai bene come il corpo macchina sia determinante ma in modo diverso da quello che ti aspetti di sentire.

In questo ambito fotografico in genere hai la necessità di:

  • un corpo macchina compatto, ridotto all’osso e discreto ma estremamente versatile
  • autofocus preciso, rapido e senza intoppi
  • schermo LCD basculante per poter vedere cosa stai fotografando tenendo in alto, in basso o per passare inosservato alla faccia delle persone inquadrate
  • esposimetro preciso
  • sistema di scatto poco rumoroso o totalmente silenzioso

Ed ovviamente non mancano gli elementi basilari della fotografia di ritratto quindi:

  • gamma dinamica
  • poter usare ISO elevati (visto che si scatta a mano libera)

Poco da fare… se queste sono le premesse allora secondo me le fotocamere ideali per te sono le MIRRORLESS.

Il problema è che attualmente le mirrorless sono ancora piuttosto costose visto che sono ancora nella fase di affermazione sul mercato.

In questo contesto è quasi naturale dover dedicare la quota maggiore del budget sull’acquisto del corpo macchina.

Ciò non toglie che da sempre si sia fatta street-photography anche con le reflex, quindi prendi sempre queste indicazioni come un concetto di massima applicato alla situazione attuale del mondo della fotografia.

Gli obiettivi nella street photography…

In questo contesto — senza peli sulla lingua — ti dico che l’obiettivo in dotazione (il classico 18–55) è più che valido per fare street photography.

LA FOTOGRAFIA DI PAESAGGI

profondità di campo
profondità di campo

In questo contesto fotografico è l’obiettivo secondo me che fa da padrone.

Se fai fotografia di paesaggi è probabile che la tua attenzione ricada su:

  • un angolo di ripresa molto ampio per catturare tutti gli spazi
  • ricerca di una deformazione “minima” data dall’obiettivo
  • una ridotta presenza di aberrazione cromatica
  • una vignettatura minima o assente

Se poi hai idea di fare delle stampe di grandi dimensioni, piuttosto che disporre di tanti megapixel, ti devi preoccupare:

  • della capacità risolutiva dell’obiettivo

Tanti tralasciamo questo aspetto

Avere una fotocamera con 36 megapixel ma abbinarla ad un obiettivo di “scarsa” qualità, ti porta ad ottenere delle immagini che potrebbero essere disastrose perché il sensore ti permette di ottenere immagini così dettagliate che mette in evidenza in modo più tangibile i limiti fisici (risolutezza) dell’obiettivo economico.

I corpi macchina nella fotografia di paesaggi…

Tutto sommato è evidente come le caratteristiche di un obiettivo siano fondamentali sulla riuscita dell’immagine e per questo forse ti conviene desinare il budget maggiore su quest’ultimo.

Un qualsiasi corpo macchina “moderno”, a patto che non ne prendi uno di 20 anni fa, sarà adeguato allo scopo.

CONCLUSIONI

Ovviamente i dibattiti su questo argomento potrebbero andare avanti per molto tempo, per questo motivo avevo già anticipato la questione con un mio podcast al riguardo (clicca qui per ascoltarlo).

Il brutto — o bello — sta nel fatto che già dal podcast ho ricevuto un paio di mail veramente… tristi…

Persone che, ci è mancato poco, mi hanno quasi offeso perché non ho detto che:

“l’obiettivo è sempre la scelta migliore sul quale investire”

Ma prova ad indovinare chi mi ha fatto queste osservazioni? Tutte persone che hanno giustificato la loro “autorevolezza” con un “io faccio foto da 40 anni”, il spesso condito dai soliti “…io scatto ancora a pellicola perché i minchiapixel sono più scarsi” (si… proprio “minchiapixel”).

Si ritorna quindi al concetto iniziale:

“Se non hai una mente aperta e rimani fossilizzato sulle convinzioni analogiche pretendendo che siano valide anche nel mondo digitale il problema non sono io e cosa scrivo. Il problema sei tu”

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Obiettivi per paesaggi. Quali tenere in considerazione?

La scelta dei migliori obiettivi per paesaggi è forse uno dei temi più sentiti tra i fotografi amatoriali e non solo. La fotografia di paesaggi in fondo si può applicare sia alla consueta “fotografia naturalistica”, ma anche all’ambiente urbano senza tanti problemi. Con questo articolo voglio suggerirti una serie di obiettivi fotografici che possono tornarti utili per fotografare paesaggi e che spaziano varie marche e soluzioni.

Inoltre fare fotografia di paesaggi non significa solo ricercare obiettivi per paesaggi grandangolari, ma gli obiettivi per paesaggi possono anche spaziare ed arrivare a focali molto più spinte di quelle che di solito ci immaginiamo quando pensiamo ai paesaggi.

Termini fotografici

PREMESSA DOVUTA

In questo articolo troverai anche i link ai prodotti presenti nello store Amazon (acquistandoli aiuti e sostieni indirettamente il Blog che riceve un piccolo riconoscimento economico da Amazon), tuttavia la selezione degli obiettivi riportati in questo articolo non è vincolata al “ritorno economico”, ma è stata fatta basandomi su un parere che mi sono fatto utilizzando determinate ottiche o filtrando/valutando molti pareri avuti da un discreto numero di utenti che hanno utilizzato quel specifico obiettivo per paesaggi.

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

OBIETTIVI PER PAESAGGI GRANDANGOLARI

Ho già scritto un articolo dove parlo degli obiettivi grandangolari, ma se vogliamo riassumere brevemente la questione possiamo dire che sono obiettivi generalmente usati per i paesaggi che permettono di inquadrare un’area molto più ampia di quella che siamo in grado di percepire ad occhio nudo senza muovere gli occhi da un lato o l’altro della scena che abbiamo difronte.

In pratica sono proprio apprezzati per il fatto che inquadrano un’area molto ampia e per questo rientrano nello stereotipo dell’obiettivo ideale per i paesaggi.

Ne esistono di vari tipi, da quelli fissi a quelli zoom ed io ho usato entrambe le soluzioni trovando quelle zoom più idonee se puoi permetterti una sola ottica. Quindi si, se hai un budget ben definito che ti permette di acquistare un solo obiettivo fotografico allora il mio consiglio è quello di investirlo tutto in un’ottica grandangolare zoom.

Uno zoom grandangolare in linea di massima ti torna buono nella maggiorate dei contesti che andrai a fotografare, dai paesaggi alle foto di gruppo, passando per il reportage urbano e anche qualche ritratto particolare.

Ecco alcuni suggerimenti come obiettivi per paesaggi:

CANON EF 17–40MM F/4.0 L USM

obiettivi per paesaggi canon Canon offre varie soluzioni se cerchi un obiettivo per paesaggi grandangolare, puoi trovare infatti il 16–35mm f/2.8 oppure il 24–70 f/4 (soprattutto se scatti con fullframe), ma tra tutti quello che mi ha impressionato meglio e che mi ha sorpreso per l’ottimo rapporto qualità/prezzo è il 17–40 f/4.

Questo obiettivo è ideale perché è un ottimo grandangolo se usi una FullFrame, ma rimane comunque grandangolare anche quando vai ad usarlo su una fotocamera con sensore APS-C.

Ha una distanza minima di messa a fuoco molto corta, dandoti così delle opportunità artistiche molto interessanti (prova ad immaginare di fare un primo piano ad un oggetto vicino potendo godere di un’inquadratura grandangolare per lo sfondo). Inoltre dispone del sistema USM per la messa a fuoco estremamente rapida e silenziosa.

A molti fa paura il fatto che dispone di un diaframma “solo” f/4, ma se sei nel mondo della fotografia da qualche tempo forse sei già al corrente che minore è la focale e più lenti sono i tempi di sicurezza pertanto — stando ad una regola generale — puoi arrivare fino a 1/17° di secondo a mano libera senza aver problemi di micromosso.

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SIGMA 8–16MM F/4.5–5.6 DC HSM

obiettivi per paesaggi Sigma Questo obiettivo non lo conosco personalmente, ma chi lo utilizza ne parla un gran bene. Il Sigma 8–16mm f/4.5–5.6 DC HSM è un obiettivo grandangolare per formato APS-C prodotto con attacco Nikon e Canon. La messa a fuoco avviene tramite Motore AF a ultrasuoni (Ring-USM), non è presente stabilizzazione d’immagine.

Certo si tratta di un obiettivo per paesaggi ultra grandangolare adatto sia ad essere usato su FullFrame che APS-C, quindi potrebbe risultare particolarmente estremo sulla FullFrame, ma a quanto pare non delude o compromette la qualità d’immagine.

Tra i suoi pregi viene segnalata proprio la possibilità di avere un grande angolo di campo, ma non è esente da dei difetti (o compromessi da tenere in considerazione) primo fra tutti il fatto che non permette di montare dei filtri fotografici, poi il fatto che soffre un po’ di “flare” alle estremità (minori sul formato APS ovviamente) e che alla focale più lunga è particolarmente “buio”.

Il fatto che sia particolarmente “buio” alla focale maggiore non mi farebbe preoccupare più di tanto, di certo non andrei ad usarlo per fare fotografia d’azione in ambienti con poca luce, ma piuttosto mi da fastidio il fatto che non permetta — senza modifiche artigianali — di montare dei filtri fotografici. Che ci voleva a fare questa predisposizione?

Ad ogni modo l’obiettivo è uno dei migliori disponibili in casa Sigma.

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FUJIFILM XF 18–55 F/2.8–4R LM OIS

obiettivi per paesaggi Fuji Non sapevo se inserirlo nell’elenco di obiettivi grandangolari ma tenendo conto che si tratta dell’obiettivo standard che viene proposto in dotazione con tutte le Fujifilm ed il fatto che sia ritenuto uno dei migliori obiettivi “standard” esistenti (ed avendolo usato posso confermare) si prende di gran diritto questa citazione.

Il Fujifilm XF 18–55 f/2.8–4R LM OIS è un obiettivo standard per formato APS-C Fujifilm e dispone della stabilizzazione d’immagine.

La sua qualità ottica elevatissima è versatilità lo rende un obiettivo straordinario sia per il paesaggio, anche se in alcuni casi potresti sentire la necessità di qualcosa di più ampio, ma anche per tutti gli altri usi come il ritratto o foto in studio.

Di fatto si dimostra uno degli obiettivi per paesaggi migliori nel mercato e nel parco ottiche Fujifilm.

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NIKON AF-S 18–35MM F/3.5–4.5 G ED

obiettivi per paesaggi Nikon Premetto subito che qualcuno potrebbe obiettare il fatto che non abbia citato il AF-S DX 10–24mm f/3.5–4.5 G ED al posto di questo, cosa che potrebbe avere senso visto che si tratta di un obiettivo molto valido e buono, ma l’ho scartato perché solo per formato APS-C e non idoneo ad uso su FullFrame.

Il Nikon AF-S 18–35mm f/3.5–4.5 G ED è un obiettivo grandangolare per formato FF e APS-C, la messa a fuoco avviene tramite Motore AF a ultrasuoni (Ring-USM) ma non è presente stabilizzazione d’immagine.

Tutti ne parlano un gran bene, sopratutto per la quasi totale mancanza di difetti evidenti, mentre ne esaltano le qualità che — oltre a quelle ottiche — consistono in una leggerezza estremamente interessante ed utile per l’uso di queste ottiche.

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OLYMPUS M.ZUIKO DIGITAL ED 12MM F/2

obiettivi per paesaggi Olympus Quando si adotta Olympus, come pure Panasonic, devi tenere in conto una caratteristica fondamentale: il fattore di moltiplicazione.

Essendo obiettivi per paesaggi rivolti a fotocamere MTF (ovvero con sensore Micro 4/3), le focali vanno moltiplicate X2. Questo comporta che questo M.ZUIKO DIGITAL ED 12MM F/2 in realtà ti rende come un 24mm.

Onestamente non ci sono tante alternative se non vuoi andare a parare su obiettivi molto costosi come il M.Zuiko Digital ED 7–14mm f/2.8 Pro, ma in questo caso si fa veramente un salto di categoria che non rientra nel mio interesse in questo articolo.

Se vuoi rimanere quindi con un budget sulle 600–700 Euro per un’ottica specifica, non ti resta che puntare al 12mm qui segnalato.

Tra i pregi l’estrema qualità ottica e quasi totale assenza di difetti anche ad apertura massima. Essendo un obiettivo molto luminoso ti da molte opportunità creative.

Tra i difetti viene segnalato il paraluce non proprio ben progettato secondo alcuni.

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PENTAX SMC DA 12–24MM F/4 ED AL

obiettivi per paesaggi Pentax In casa Pentax le alternative non sono molte, ma fortunatamente buone. Non voglio scomodare gli obiettivi “vintage”, ovvero quelli prodotti nei decenni scorsi ed ancora compatibili, perché preferisco guardare a cosa offre oggi la casa di originale e moderno.

Il Pentax SMC DA 12–24mm f/4 ED AL è un obiettivo grandangolare per formato APS-C con messa a fuoco tramite Motore AF della reflex, primo di stabilizzare.

Di questo obiettivo la qualità ottica è sicuramente il pregio, mentre come difetto si può solo dire il fatto che è compatibile per fotocamere APS-C e non può quindi essere usato su delle ipotetiche FullFrame.

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SONY E 10–18MM F/4 OSS

obiettivi per paesaggi Sony Sony è una realtà molto interessante perché sta aggredendo il mercato fotografico in modo deciso.

Le varie fotocamere formato FullFrame e APS-C sembrano rendere immagini estremamente valide (caratteristica dovuta probabilmente anche al fatto che sono i maggiori produttori di sensori al mondo; quasi tutte le fotocamere digitali montano sensori di produzione “Sony”).

Tuttavia, Sony si fa riconoscere anche per l’elevato costo delle sue ottiche.

Rimanendo sotto i 1000 € questa è l’unica ottica che mi sento di selezionare ed inserire in questa classifica anche se — purtroppo — è buona solo per le fotocamere APS-C e non FullFrame.

Tra i pregi l’atuofocus, leggerezza e qualità costruttiva. Tra i difetti il fatto che verso i bordi cala un po’ la qualità ottica.

Io aggiungo il fatto che è solo per APS-C, quindi se hai una FullFrame dovrai mettere mani al portafogli per quasi il doppio della cifra spesa in questo obiettivo per paesaggi.

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TAMRON 15–30MM F/2.8 VC USD

obiettivi per paesaggi Tamron Tamron, come Sigma, tende a produrre obiettivi per paesaggi compatibili con le marche più note e negli anni si è dimostrata tendenzialmente “migliore” rispetto a Sigma, anche se le cose effettivamente sono cambiante parecchio ultimamente.

Il Tamron 15–30mm f/2.8 VC USD è un obiettivo grandangolare per formato FF e APS-C con messa a fuoco che avviene tramite Motore AF a ultrasuoni (Ring-USM), è presente la stabilizzazione d’immagine.

L’obiettivo con i suoi 15mm di focale di partenza non si può certo definire certamente un grandangolare spinto, specie se usato su fotocamere con sensore APS-C, ma ha molte cose interessanti che lo fanno piacere a molti.

Lo stabilizzatore è ritenuto fenomenale in questo obiettivo, come pure la presenza di una distorsione minima e non fastidiosa. Autofocus veloce e buona qualità ottica.

Tra i difetti il più sentito è la necessità di usare dei filtri a lastra da 150mm per poter usare ad esempio dei filtri neutri. Il fatto è che i filtri da 150mm sono i più costosi, un gran peccato che non sia stato possibile applicare dei filtri da 100mm oppure 80mm.

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TOKINA AT-X 16–28MM F/2.8 PRO FX + TOKINA AF 17–35MM F/4 AT-X PRO FX

obiettivi per paesaggi Tokina Come obiettivi Tokina non ho potuto fare a meno di selezionare due

Il Tokina AT-X 16–28mm f/2.8 Pro FX è un obiettivo grandangolare per formato FF e APS-C con messa a fuoco che avviene tramite Motore AF obiettivo (non a ultrasuoni), non è presente stabilizzazione d’immagine.

Il Il Tokina AF 17–35mm f/4 AT-X Pro FX è un obiettivo grandangolare per formato FF e APS-C. La messa a fuoco avviene tramite Motore AF obiettivo (non a ultrasuoni), non è presente stabilizzazione d’immagine.

Entrambi gli obiettivi sono — costruttivamente parlando — molto validi e hanno un’ottima resa ottica. Qualcuno lamenta una scarsa esistenza ai rilessi (flare).

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OBIETTIVI PER PAESAGGI STANDARD

Gli obiettivi per paesaggi standard possiamo individuarli in quelli che sono buoni bene o male per ogni tipo di necessità, quindi non solo per i paesaggi ma alcuni sono molto interessanti e forse più indicati di altri se vuoi fare dei paesaggi ma allo stesso tempo non vuoi perdere l’opportunità di fare anche scatti di altro tipo.

Ecco quelli che posso consigliarti:

CANON EF 24–70MM F/4 L IS USM

obiettivi per paesaggi canon Il Canon EF 24–70mm f/4 L IS USM è un obiettivo standard per formato FF e APS-C con Motore AF a ultrasuoni (Ring-USM) e con stabilizzazione d’immagine.

Si tratta di un modello di nuova generazione e progettazione nonostante sia in produzione già dal 2012 e forse per questo motivo la sua resa è molto buona.

Il grande vantaggio sta nel fatto che la focale è estremamente versatile, specie su FullFrame, ma abbinata ad un diaframma f/4 costante lo rende estremamente compatto e leggero e con una definizione di elevata qualità.

Di difetti non ne ha molti: qualche flare come normale che sia in un’ottica zoom come questa ed il fatto che ha una dimensione considerevole come filettatura filtri (77mm).

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NIKON AF-S 24–120MM F/4 G ED VR

obiettivi per paesaggi Nikon Anche Nikon offre un ottimo prodotto con apertura costante f/4. Il Nikon AF-S 24–120mm f/4 G ED VR è un obiettivo standard per formato FF e APS-C. La messa a fuoco avviene tramite Motore AF a ultrasuoni (Ring-USM) e dispone di stabilizzazione d’immagine.

Questo obiettivo — nonostante alcune debolezze — è un obiettivo che nel complesso è apprezzato moltissimo dagli utenti.

Ha un’ottima stabilizzazione ed una nitidezza complessiva sopra la media oltre che permetterti di ottenere un bokeh molto bello sfruttando la focale più lunga.

Tra i difetti il fatto che è un po’ “morbido” sopra i 100/120mm di focale, ma nulla di fastidioso.

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OLYMPUS M.ZUIKO DIGITAL ED 12–40MM F/2.8 PRO

obiettivi per paesaggi Olympus Il Olympus M.Zuiko Digital ED 12–40mm f/2.8 PRO è forse in assoluto il più apprezzato obiettivo di casa Olympus ed il fatto che faccia parte della serie “PRO” è una garanzia.

La messa a fuoco avviene tramite Motore AF obiettivo (Stepper Motor) e l’apertura costante f/2.8 lo rende un obiettivo straordinario.

Essendo un obiettivo per MFT (Micro 4/3) il fattore di moltiplicazione (2x) fa si che corrisponda in pratica ad un 24–80mm.

È talmente apprezzato che quasi nessuno riesce a riscontrare dei difetti evidenti. Tutto il resto non ha importanza!

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SIGMA 18–35MM F/1.8 DC HSM ART

obiettivi per paesaggi Sigma Se disponi di una fotocamera APS forse questo obiettivo potrebbe essere il tuttofare per eccellenza senza passare per gli obiettivi dei Brand ufficiali.

Sigma è riuscita a realizzare un obiettivo “tuttofare” con un’apertura costante f/1.8 che ti permette di ottenere fantastici bokeh e allo stesso tempo disporre di un’ottica tutto sommato compatta.

Tra i difetti forse una non perfetta capacità Autofocus, ma è estremamente difficile trovare ottiche di questo calibro prive di qualche difettuccio.

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COME SCEGLIERE L’OBIETTIVO PER PAESAGGI GIUSTO

Difronte a tutta questa scelta spesso risulta difficile determinare l’obiettivo giusto per fare fotografia paesaggistica e le cose si complicano ancora di più se poi hai a disposizione delle alternative da marche che producono obiettivi compatibili come Sigma, Tamron e Tokina.

Quello che ti consiglio di fare io è di controllare tutte le tue foto che hai fatto in questi mesi/anni e capire quali sono le focali che prediligi. Software come Adobe Lightroom permettono infatti di “filtrare” le immagini per il tipo di focale usata e questo è molto utile per capire la “%” di scatti che realizzi con determinate focali.

L’altra analisi che puoi fare è:

  • mi serve lo stabilizzatore? Nella fotografia di paesaggi, specie se usi un obiettivo grandangolare, non è poi così necessaria la stabilizzazione visto che andrai ad usare un treppiede per fotografia presumibilmente.
  • mi serve un diaframma luminoso? Nella fotografia di paesaggi in genere si ricerca la profondità di campo maggiore, che significa chiudere il diaframma a valori elevati come f/8, f/16 o f/22 se l’obiettivo non ti crea diffrazione. Un obiettivo molto luminoso, ovvero che ti permette di aprire molto il diaframma, potrebbe non essere necessario. Quando apre a f/4 è sufficiente.
  • mi serve un autofocus performante? Nella fotografia di paesaggi non è necessario avere un autofocus con motore ultrarapido. A dire il vero ti può andar bene anche la messa a fuoco manuale.

Per finire, con gli obiettivi per paesaggi che ti restano tra cui scegliere, devi capire quanto puoi o vuoi spendere in base al budget che ti sei prefissato/a.

Per ora è tutto, se l’articolo ti è piaciuto lasciami un commento qui sotto e twitta il post ai tuoi followers.

8 cose che devi sapere sugli obiettivi fotografici

Gli obiettivi fotografici sono un tema molto scottante tra i fotografi. Ogni persona ha un suo parere e considerazione, ma ci sono delle caratteristiche oggettive che devono essere tenute in considerazione e da conoscere. Chiunque si avvicini alla fotografia digitale spende molto tempo su internet alla ricerca di informazioni, consigli, recensioni delle varie marche. I più esperti sanno che, prima ancora di porsi il problema della scelta tra un nome e un altro, è bene imparare quali sono le tipologie di obiettivi presenti sul mercato, quali le più utili e in quale contesto danno il meglio di se.

Dopo aver parlato di tutto quello che devi sapere per scegliere la fotocamera giusta e su come iniziare a fotografare col passo giusto, oggi cercheremo di rispondere a tutte le principali domande relative gli obiettivi fotografici, facendo una panoramica generale sulle tipologie e caratteristiche.

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LUNGHEZZA FOCALE E DIAFRAMMA: LA GIUSTA MISURA

La lunghezza focale è, in parole semplici, la misura in millimetri della distanza tra il centro dell’obiettivo (con il fuoco all’infinito, ma non ha importanza per ora comprendere cosa sia), e la superficie del sensore.

Ma a cosa serve, perché è importante conoscere la focale del proprio obiettivo? Perché è proprio grazie a questa misura che sapremo che tipo di obiettivo stiamo utilizzando, e se è quello più adatto per lo scatto che abbiamo in mente.

La lunghezza focale è quella misura che ci permette di sapere se il nostro obiettivo è un’ottica cosiddetta normale (circa 50 mm), o se è invece rientra tra i teleobiettivi (dai 50mm in su) o ancora se si tratta di un obiettivo grandangolare (se con focale inferiore ai 50mm).

Per capire la funzione del diaframma, basta analizzarne la conformazione: si tratta infatti di una specie di buco/foro che si apre o si chiude in base a determinati fattori. Quando si acquisisce dimestichezza con questo concetto, si può iniziare ad impostare il diaframma in modo da ottenere un particolare effetto desiderato.

Profondià di campo in fotografia L’apertura del diaframma consente il controllo della quantità di luce che decidiamo di far arrivare al sensore e determina anche l’incidenza della messa a fuoco, ovvero la profondità di campo:

  • un diaframma molto aperto determina una ridotta profondità di campo, ma facendo passare molta più luce permette di utilizzare dei tempi di scatto più rapidi.
  • un diaframma molto chiuso determina un’ampia profondità di campo, ma in questo modo arriva poca luce al sensore e sarà necessario usare dei tempi di scatto più lunghi, per far in modo di ottenere la giusta esposizione.

In quest’ultimo caso si consiglia quindi di porre la macchina sul cavalletto, per evitare vibrazioni che potrebbero compromettere la buona riuscita dello scatto.

Se vuoi approfondire l’argomento sulla profondità di campo, ci sono altri due articoli su questo blog che potrebbero interessarti:

OBIETTIVI: TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE

La funzione di un obiettivo è principalmente quella di gestire il flusso della luce. Spieghiamoci meglio: gli obiettivi sono formati da un tubo (detto anche barilotto), e al loro interno contengono una serie di lenti.

Ognuna di queste lenti ha una funzione differente: alcune servono per gestire e ottimizzare i colori, altre per minimizzare la distorsione e gestire la nitidezza. Esistono diversi tipi di obiettivi: andiamo ad esaminare i principali.

TIPOLOGIE DI OBIETTIVI: L’OBIETTIVO GRANDANGOLARE

Grandangolo

Vuoi realizzare uno scatto panoramico e spettacolare? Questo è indubbiamente l’obiettivo che fa per te.

Come suggerisce il nome, la particolarità di questo obiettivo è quella di riuscire ad inquadrare un angolo maggiore di paesaggio rispetto a come siamo abituati a vederlo ad occhio nudo.

Per questo motivo è usato frequentemente da chi si occupa di paesaggistica, di reportage o da chi è interessato a scattare fotografie giocando con la prospettiva.

Suggerimento #1 leggi l’articolo: Grandangolo. L’obiettivo di cui non puoi fare a meno

TIPOLOGIE DI OBIETTIVI: IL TELEOBIETTIVO

zoom

Qualcosa di molto interessante si presenta all’orizzonte e nessun obiettivo riesce a raggiungerla? Nessun problema. Grazie al teleobiettivo riuscirai ad arrivare (quasi) ovunque.

Questo perché questi obiettivi hanno la caratteristica di poter ingrandire moltissimo i soggetti ed elementi inquadrati. In altri termini può essere paragonato ad un binocolo, infatti si comportano allo stesso modo.

Ma il teleobiettivo non fa solo questo: serve anche ad isolare un soggetto, e questo è molto importante quando si vuole giocare con la composizione dell’immagine e con la prospettiva (pensiamo ad esempio ad un ritratto rubato, ovvero catturato senza che il soggetto se ne renda conto).

Suggerimento #2 leggi l’articolo: Teleobiettivo. Perché usarlo, pregi e difetti.

TIPOLOGIE DI OBIETTIVI: L’OBIETTIVO FISH-EYE

obiettivi fotografici

La traduzione letterale del nome di questo obiettivo è “occhio di pesce”. E basterebbe questo a descrivere la sua utilità.

Non si tratta di un obiettivo convenzionale, classico. Il fish-eye scatta foto particolari, divertenti, trasgressive, poiché permette di fotografare un angolo campo enorme (180°), donando agli scatti una forma tondeggiante, simile alla visuale di un pesce appunto.

Una meraviglia quindi, ma non lasciatevi ingannare: imparare ad utilizzarlo con maestria non è così semplice

TIPOLOGIE DI OBIETTIVI: IL MACRO

obiettivi fotografici

Macro e teleobiettivo sono o non sono la stessa cosa? Sì e no.

  • Sì, perché un obiettivo macro serve ad ingrandire.
  • No, perché un obiettivo macro funziona… al contrario del teleobiettivo.

Se con il teleobiettivo il nostro scopo è quello di ingrandire ad un soggetto lontano per metterlo a fuoco nel modo giusto e catturarlo, il fine dell’obiettivo macro è quello di poter scattare un’ottima fotografia ad un soggetto estremamente vicino e, spesso, molto piccolo.

Il classico esempio di utilizzo è quello degli insetti: grazie a questo obiettivo si possono fotografare anche i più piccoli dettagli di un insetto, potendo ingrandire moltissimo il soggetto e metterlo a fuoco.

Suggerimento #3 leggi l’articolo: Macrofotografia. Guida passo-passo per affrontarla.

TIPOLOGIE DI OBIETTIVI: L’OBIETTIVO TILT — SHIFT

Canon-Tilt-Shift-Lenses-Tilted E’ detto anche obiettivo decentrabile o basculante.

Interessante, ma cosa vuol dire? È più semplice di quanto possa sembrare: questo obiettivo può inclinarsi rispetto al corpo macchina, oltre che decentrarsi.

L’esempio migliore per farti capire l’utilità di questo obiettivo è quello di immaginare di dover fotografare un edificio molto alto. Con un qualsiasi altro obiettivo, soprattutto se grandangolare, gli edifici assumono forme asimmetriche tanto da sembrare pendenti da un lato o convergenti verso il centro della foto, in modo del tutto innaturale.

Con un obiettivo Tilt-Shift questo può essere evitato, grazie al suo sistema caratteristico che gli permette il basculaggio e decentraggio dello schema ottico, e di conseguenza correggere la prospettiva e linee cadenti/convergenti.

Altra caratteristica di questo obiettivo è la possibilità, giocando con i basculaggi, di creare immagini tali da ingannare l’occhio umano, dando origine a delle scene che sembrano irreali o tipiche di un diorama come la foto di esempio riportata qui sopra.

TIPOLOGIE DI OBIETTIVI: LO ZOOM

Non credo sia necessario spiegarti a cosa serve un obiettivo zoom, in quanto è ben noto che la sua funzione è quella di ingrandire ciò che stiamo inquadrando. Per questo motivo scegliamo di concentrarci sul perché sarebbe bene possedere un buon obiettivo zoom.

La prima motivazione è che lo zoom ci consente una grande versatilità: quando non sappiamo con certezza cosa ci troveremo a fotografare, è bene avere un obiettivo che sia in grado di coprire tutte le nostre esigenze, e che ci consenta quindi di poter immortalare un soggetto vicino così come uno più lontano.

Un’altra motivazione è di tipo economico: ci sono obiettivi zoom di elevata qualità, pertanto è possibile avere la funzionalità di più obiettivi (più focali) spendendo una cifra nel complesso inferiore.

Suggerimento #4 leggi l’articolo: Obiettivo Zoom tuttofare? Vale la pena o no?

CONCLUSIONE ED APPROFONDIMENTI

Finisce qui la nostra panoramica sui principali obiettivi per macchine fotografiche.

Non crediamo di aver esaurito l’argomento, perché ci sarebbe molto altro da dire e da approfondire, ma siamo certi di averti fornito le linee guida che ti permetteranno di scegliere con giudizio e cognizione di causa il tuo prossimo obiettivo.

Se vuoi fare qualche domanda, hai la necessità di un chiarimento o dubbio da risolvere, sono a disposizione! Usa il blog nella sezione commenti qui sotto!

Obiettivo zoom tuttofare? Vale la pena o no?

Uno degli argomenti e domande che mi viene posto più spesso è quello relativo all’obiettivo zoom tuttofare. Quale acquistare, quale prendere, meglio il nikkor 70–200 oppure l’80–400? Sai dirmi se il Tokina 24–70 è valido? Allora, premesso il fatto che ho usato Canon per una buona fetta di anni e nonostante abbia avuto la fortuna e possibilità di utilizzare tra le migliori ottiche da loro prodotte, non posso ovviamente conoscere tutti gli obiettivi e le loro caratteristiche sul lato pratico.

Tuttavia… un consiglio e suggerimento me lo sento di dartelo in modo del tutto gratuito: evita gli zoom tuttofare come il 18–300mm.

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zoom

PERCHÈ ESISTE L’OBIETTIVO ZOOM TUTTOFARE

È veramente una domanda interessante. Ovviamente c’è dietro una richiesta di mercato, ma mettendola anche sul ridere io ho individuato alcune motivazioni plausibili:

  • Esiste una buona fetta di utenti che acquistano delle fotocamere reflex per la fama sulla loro qualità d’immagine, ma vogliono usare tale fotocamera come una normale compatta dotata si zoom;
  • Ci sono utenti che non possono permettersi di avere più obiettivi e preferiscono acquistarne solo uno.
  • Ci sono utenti che hanno una tremenda paura di cambiare spesso obiettivo e quindi preferiscono usare un “tuttofare”.
  • Sono indubbiamente comodi in quanto con un solo obiettivo puoi fare dei passaggi e, allo stesso tempo in caso di necessità, fare anche dei ritratti o fotografia naturalistica.

PERCHÈ NON ACQUISTARLI

Io sono di parte e lo ammetto senza nascondermi: non consiglio a nessuno di prendere degli obiettivi zoom tuttofare come un 18–300.

LA QUALITÀ D’IMMAGINE

Generalmente questi obiettivi hanno una qualità decente solo in determinate focali; generalmente alla minima e massima escursione.

La motivazione sta semplicemente nel fatto che un’escursione così ampia della focale (da 18mm a 300mm di focale) non permette da punto di vista tecnico/costruttivo la possibilità di avere una qualità ottica ottimale in tutta l’escursione zoom.

OBIETTIVO POCO LUMINOSO

L’altro motivo per il quale li sconsiglio sono il poco margine di lavoro con la luce. Obiettivi zoom tuttofare con escursioni così ampie in genere hanno la possibilità di usare un diaframma poco ampio. Obiettivi del genere possono avere diaframmi che si aprono massimo fino a f/3.5 alla focale minima ed arrivare ad aprirsi al massimo fino a f/5.6 — f/6.3 alla focale di 300mm.

Ricorda: maggiore è la focale e maggiore è la probabilità di incappare nel micromosso, pertanto l’ideale sarebbe invece poter avere un diaframma più luminoso alle focali maggiori. Proprio l’inverso di quello che ti danno questi obiettivi zoom tuttofare.

INGOMBRANTI

Non meno importante è l’ingombro secondo me. Obiettivi del genere comunque sono costruiti per focali fino ai 300mm e in questo senso la “fisica” non da tante vie di scampo…

zoom

DOVE TI POTREBBERO TORNARE UTILI?

Se esistono c’è un perché, spesso è dettato dal mercato, ma credo che un aspetto positivo di questa tipologia di obiettivi si possa trovare nel loro costo.

Un obiettivo zoom tuttofare come il Nikon AF-S DX Nikkor 18–300 mm f/3.5–6.3G ED VR (clicca qui) costa tra le 650 e le 700 Euro nuovo (usato si riesce a trovare sui 3–400 Euro) pertanto, anche se non sono proprio cifre facili da sostenere per tutti, va dato atto che non è un prezzo altissimo.

Un obiettivo zoom tuttofare del genere potresti infatti acquistarlo in vista di un viaggio in Africa per fare un safari, visitare il deserto o fotografare un rally nel fango, ovvero in tutti quei contesti dove ci sono alte probabilità di “maltrattare” la strumentazione.

So che fa paura quando si parla di “maltrattare la strumentazione”, ma credimi… meglio rischiare di rovinare un obiettivo come il 10–300 da 700 Euro e portare a casa comunque delle foto decenti piuttosto che rischiare di rovinare un costoso obiettivo da 2.000 Euro per realizzare delle foto “ricordo”.

Ovvio che le cose cambiano se devi fare un lavoro, ma questo è un’altro discorso.

zoom

UNA LISTA PER TE

Ho creato una serie di liste su Amazon dove ho raccolto gli obiettivi migliori che consiglio. Prova a dare un occhio se ci sono promozioni in corso:

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo un semplice +1 e una condivisione su Facebook!

Teleobiettivo. Perché usarlo, pregi e difetti

Nella borsa di un fotografo c’è un elemento che non può assolutamente mancare: il teleobiettivo. Molti fotografi principianti, purtroppo, male interpretano la sua funzione. Ma cos’è un teleobiettivo? In maniera molto basica si potrebbe dire che il teleobiettivo permette di riprendere i soggetti più lontani come se fossero vicini ma in realtà questa è una descrizione troppo semplicistica per un obiettivo così complicato e merita un doveroso approfondimento.

teleobiettivo

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COS’È IL TELEOBIETTIVO: LE CARATTERISTICHE TECNICHE

teleobiettivi

La caratteristica tecnica peculiare che contraddistingue il teleobiettivo e che gli conferisce la sua principale funzione è derivante dalla lunghezza focale. A differenza degli obiettivi tradizionali, infatti, il teleobiettivo vanta una lunghezza focale maggiorata.

Cosa significa questo? Significa che la distanza tra il centro focale della lente e il sensore misura più di un normale obiettivo. Non devi fare confusione tra teleobiettivi e obiettivi a lunga focale, perché anche se la sostanza, nei fatti, è la medesima, si tratta di due obiettivi differenti che assolvono a scopi altrettanto diversi.

Il teleobiettivo, tra gli obiettivi a lunghezza focale maggiorata, è senza dubbio il più diffuso per un motivo tanto semplice quanto pratico.

Infatti, è stato realizzato applicando una lungimirante modifica sullo schema di base, ossia realizzando un sistema formato da un gruppo anteriore di lenti convergenti e da un gruppo posteriore di lenti divergenti.

Qual è lo scopo di questa formazione? Semplicemente ridurre l’ingombro rispetto alla lunghezza focale.

Questa è la caratteristica che lo distingue dall’obiettivo a lunga focale, molto meno diffuso, che invece presenta una lunghezza focale pari al suo ingombro. Va da sé che nel caso in cui si abbia necessità di acquistare un teleobiettivo con focale superiore ai 400mm, l’obiettivo a lunga focale si dimostra essere eccessivamente ingombrante per il trasporto e, quindi, scomodo.

COS’È IL TELEOBIETTIVO: LE CARATTERISTICHE PRATICHE

zoom

Fatta questa doverosa premessa sulle caratteristiche fisiche di un teleobiettivo, bisogna mettere il focus sul significato: quando un obiettivo può definirsi tele?

A grandi linee, secondo le definizioni generali, viene considerato tele qualsiasi obiettivo la cui focale supera i 50mm.

Detto ciò, c’è un’altra importante distinzione che va fatta nel campo dei teleobiettivi. Infatti, anche in questo campo, si distinguono obiettivi a focale fissa e zoom: qual è la differenza?

Come dice il nome stesso, il teleobiettivo a focale fissa non permette nessuna escursione ma è bloccato su una sola lunghezza mentre l’obiettivo zoom permette un’escursione all’interno di un range determinato. Per esempio gli obiettivi 70–300 mm garantiscono al fotografo tutte le lunghezze focali comprese tra 70 mm e 300 mm.

teleobiettivo zoom Molti fotografi ritengono che l’obiettivo con focale fissa garantisca una migliore qualità dell’immagine in termini di luminosità e di definizione ma, di contro, c’è un ingombro relativo piuttosto ingente che, invece, viene ridotto con l’obiettivo zoom che, una volta riposto e chiuso, anche se la sua lunghezza focale è spinta all’estremo, ha un ingombro relativo più contenuto.

I teleobiettivi non passano facilmente inosservati e richiedono una grande cura per il trasporto: trattandosi di lenti con un ingombro così elevato, molti fotografi preferiscono trasportarli in borse apposite, specialmente quando si tratta di lenti con focale molto elevata e, inoltre, questi obiettivi, soprattutto quelli a lunga focale, necessitano quasi sempre di essere utilizzati con un treppiede.

Teleobiettivo

Si tratta di obiettivi pesanti e poco maneggevoli, che non permettono al fotografo l’interazione senza l’utilizzo di un supporto atto a sostenere con sicurezza l’intera struttura fotografica.

In certi casi bisogna acquistare anche un supporto che permetta di bilanciare perfettamente il peso per evitare che lo squilibrio tra l’ingombro del corpo macchina e quello del teleobiettivo sbilanci la struttura in avanti e causi danni considerevoli all’attrezzatura.

In generale, il treppiede è fondamentale in qualsiasi caso si utilizzi un teleobiettivo con una lunghezza focale superiore ai 200 mm, perché la lente, anche quelle stabilizzate di ultima generazione, richiede una stabilizzazione ulteriore che, per ovvi motivi, il fotografo non può garantire con l’utilizzo a mano dell’apparecchiatura fotografica ma che solo un treppiede può assicurare.

Ogni minimo movimento che viene compiuto sulla macchina, anche una semplice vibrazione, quando si scatta con un teleobiettivo può incidere negativamente sulla nitidezza e sulla messa a fuoco dell’immagine risultante dallo scatto, vanificando il lavoro fin lì compiuto.

Se vuoi approfondire come si valuta e sceglie un treppiede ti consiglio di leggere il mio articolo dedicato: come scegliere un treppiede.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post condividendo questo articolo.

PREGI E DIFETTI DI UN TELEOBIETTIVO

Come tutti i prodotti dedicati alla fotografia, il teleobiettivo ha i suoi pregi e i difetti. anche in questo caso va specificato che si tratta sempre di considerazioni altamente soggettive, non essendo la fotografia una scienza esatta.

Infatti, ciò che un fotografo potrebbe considerare un difetto del teleobiettivo, un altro potrebbe, invece, considerarlo un pregio.

Da cosa dipende questo? Si tratta soprattutto di come un fotografo approccia la fotografia, delle tecniche che utilizza e dalla sua visione di quest’arte, che in quanto tale è talmente ampia e ricca di sfumature che non si può ritenere possibile trovare dei difetti e dei pregi assoluti per gli strumenti impiegati nella sua applicazione.

Il teleobiettivo è presente nella borsa di ogni fotografo: ovviamente ciascuno sceglie la lunghezza focale più adatta al suo lavoro ma, in linea generale, un obiettivo che supera i 50mm è imprescindibile per lo svolgimento di questa attività.

Anche i fotografi amatoriali difficilmente riescono a fare a meno del teleobiettivo, soprattutto nella sua variante zoom, ma questo è un altro discorso che verrà affrontato in seguito relativamente ai campi di applicazione dello strumento in questione.

Vediamo, dunque, quali sono i pregi e i difetti relativi di un teleobiettivo.

PREGI

Uno dei pregi principali del teleobiettivo è la possibilità di riprendere in maniera nitida un soggetto distante, come se fosse relativamente vicino.

Questa applicazione è particolarmente apprezzata quando si desidera anche porre l’attenzione dell’osservatore su un dettaglio di un oggetto posto a una distanza considerevole oppure quando non si ha la possibilità di avvicinarsi ulteriormente per scattare la fotografia.

Questo è il vantaggio più immediato che qualunque persona nota avvicinandosi al mondo della fotografia, prendendo in mano un teleobiettivo ma, spostandosi sul piano più tecnico della questione, ci sono tanti altri aspetti interessanti che rendono il teleobiettivo il perfetto alleato del fotografo.

Tra questi, indubbiamente, va riconosciuta la messa a fuoco selettiva, un grande trucco fotografico che permette di ottenere immagini evocative e dall’alto impatto estetico.

Cosa significa? Significa che è possibile mettere a fuoco un solo elemento della nostra fotografia ponendo tutto il resto in secondo piano, lontano dall’attenzione dell’osservazione, creando una sfocatura ad hoc.

diaframma in fotografia

Questo si rende possibile utilizzando un diaframma abbastanza aperto e trovando un punto di ripresa adatto a porre il focus esclusivamente sul soggetto in primo piano.

In questo modo, lo sfondo che poteva essere un ostacolo alla realizzazione di un’immagine interessante e non dispersiva, diventa quasi informe e, quindi, poco interessante per l’osservatore che può concentrare la sua attenzione solo su ciò che desidera il fotografo senza dispersioni.

Ho realizzato un manuale specifico dove vado ad illustrare in modo dettagliato come sfruttare queste caratteristiche per realizzare sfocati d’impatto. Clicca qui per scaricare il manuale.

Lo sfondo invasivo è spesso il principale cruccio del fotografo perché tende a sovrastare il soggetto principale della fotografia: se il fotografo non fa attenzione a questo dettaglio, che dettaglio non è, il rischio è quello di vedere realizzate immagini che non soddisfano le aspettative perché troppi soggetti si contendono il ruolo principale, con il risultato che l’osservatore percepisce l’immagine come caotica e poco interessante.

Tutto questo è possibile evitarlo sfruttando a pieno le caratteristiche peculiari del teleobiettivo.

L’altro vantaggio tecnico nell’utilizzo del teleobiettivo è rappresentato dalla compressione dei piani.

Non tutti sanno, infatti, che tra le caratteristiche di questo obiettivo, proprio per la sua particolare conformazione, permette un avvicinamento dei piani che, in alcuni casi, arriva fino a quasi alla sovrapposizione.

E’ un’applicazione particolarmente interessante che può essere impiegata in diversi ambiti che approfondiremo in seguito ma è importante sapere che il livello di compressione aumenta all’aumentare della lunghezza focale: grazie a questa applicazione se, per esempio, inquadri una macchina posta a qualche decina di metri da un’abitazione, la percezione sarà quella dei due elementi posti su uno stesso piano.

RAW

Sopra: esempio tipico di COMPRESSIONE DEI PIANI. tutte le montagne, nonostante distanti molti km tra loro, sembrano grossomodo alla stessa distanza.

Compressione dei piani

Sopra: anche in questo caso i due aerei sembrano quasi “toccarsi”…. ma è solo un’illusione ottica data dalla compressione dei piani.

Così come succede con il grandangolo, quindi, anche con il teleobiettivo puoi intervenire sulla prospettiva per ridurre i piani e ottenere un effetto diverso e piacevole sulla fotografia.

DIFETTI

Spostandosi sui punti dolenti dell’utilizzo del teleobiettivo, oltre all’ingombro notevole per il trasporto e l’utilizzo, l’altro elemento che potrebbe creare qualche problema è, come detto prima, la sensibilità: con un teleobiettivo devi sempre fare attenzione al mosso.

Questa è una delle frasi che ci si sente ripetere sempre quando si impara a fotografare con questo strumento. Infatti, il teleobiettivo è il difetto di amplificare il movimento e, quindi, basta anche una piccolissima e impercettibile vibrazione durante lo scatto per creare quel fastidioso effetto mosso che rovina inevitabilmente la fotografia.

La combinazione tra lunga focale e tempo di scatto prolungato con un teleobiettivo è letale e non dovresti mai scattare a mano libera se vuoi ottenere immagini nitide e piacevoli.

Questo può rappresentare un grosso limite per chi desidera viaggiare leggero o per chi non ha disposizione una piattaforma o, comunque, un luogo adeguato in cui piazzare il treppiede con l’attrezzatura fotografica per effettuare scatti piacevoli.

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I CAMPI DI APPLICAZIONE DI UN OBIETTIVO TELE

Ora che sai com’è fatto un teleobiettivo e quali sono le sue principali caratteristiche, con i relativi punti a favore e contro, bisogna capire quando è il caso di utilizzarlo e quando, invece, no. Va precisato che si tratta di un obiettivo piuttosto versatile, che quindi trova applicazione in vari campi della fotografia.

L’ambito in cui è più frequente il suo utilizzo è, indubbiamente, quello naturalistico. Con il teleobiettivo, infatti, si entra dentro la scena che si deve riprendere, ci si immerge e si possono ottenere dettagli che in altro modo potrebbero inevitabilmente sfuggire.

diaframma in fotografia

Pensa ai fotografi del National Geographic, impegnati in vere e proprie imprese fotografiche per scattare immagini agli animali più svariati: certamente, non è possibile avvicinarsi a un orso, a una balena o a un qualsiasi animale selvatico ma è necessario appostarsi in posizioni favorevoli e impiegare gli obiettivi tele per riprenderli da vicino, cogliendone quanti più dettagli possibili.

Per loro, il teleobiettivo è fondamentale ma lo è per chiunque ami fotografare la natura: per evitare di scontrarsi con la diffidenza degli animali e con il loro istinto è importante fotografarli senza che loro notino la presenza dell’uomo. Anche per questo motivo, molto spesso, i fotografi usano mimetizzarsi con escamotage spesso originali e alternativi.

Particolare attenzione merita anche la fotografia macro, ossia quella che permette di fotografare nei dettagli anche gli oggetti e i soggetti più piccoli sfruttando al massimo gli ingrandimenti: viene utilizzata per la fotografia degli insetti o dei dettagli infinitesimali di un oggetto o di una pianta e il teleobiettivo funge perfettamente allo scopo.

modalità di scatto

Devi essere bravo a giocare con le luci e a individuare le inquadrature, ci vuole molta applicazione ed esperienza per ottenere immagini degne di nota, ma con un buon tele il risultato è garantito. Se vuoi approfondire l’argomento sulla fotografia macro leggi la guida introduttiva alla fotografia macro!

Anche la fotografia ritrattistica gode dei vantaggi del tele obiettivo che, a differenza del grandangolo che tende a distorcere i lineamenti, li armonizza. Questo è dovuto alla compressione dei piani che mitiga anche i lineamenti più marcati e favorisce uno scatto piacevole e armonico.

Non devi sottovalutare i vantaggi del teleobiettivo nemmeno se la tua passione e il tuo campo lavorativo è, o vuole essere, la fotografia sportiva. Ovviamente, è impossibile seguire da vicino un’azione sportiva con un obiettivo inferiore ai 50mm, perché solitamente il fotografo deve operare a una distanza considerevole da dove si svolge l’azione o l’attività e, pertanto, necessita di poter entrare all’interno della scena senza essere un intralcio per lo sportivo.

QUANDO NON UTILIZZARE UN OBIETTIVO TELE

L’obiettivo tele è sconsigliato nella fotografia paesaggistica. Sembra quasi un controsenso ma, essendo questo un obiettivo in cui l’angolo di campo è notevolmente ridotto rispetto a un grandangolo, nella fotografia paesaggistica il suo impiego è sicuramente limitato a pochi casi in cui il fotografo si trova impossibilitato ad avvicinarsi maggiormente per la composizione della scena che aveva in mente.

Il fotografo tendenzialmente cerca di avvicinarsi quanto più possibile e rifugge dall’utilizzo del teleobiettivo nelle sessioni di scatto paesaggistico, ciò nonostante ci sono tanti fotografi paesaggisti che hanno realizzato delle fotografie spettacolari proprio con i teleobiettivi: come detto prima la fotografia non è una scienza esatta.

Altro ambito particolare in cui l’uso del teleobiettivo va moderato è la fotografia di strada: la street-photography nasce con l’intento di catturare momenti di vita quotidiana, di immortalare le scene senza essere notati.

E’ l’esaltazione dello scatto spontaneo e non artefatto, pertanto se vai in giro con un cannone come obiettivo, difficilmente riuscirai a passare inosservato e a non farti scoprire dai passanti che fotografi. Inoltre, va ricordato che la fotografia di strada deve seguire determinate regole e una di queste è la contestualizzazione dello scatto.

Avendo il teleobiettivo un angolo di campo ristretto, è difficile riuscire a inserire il soggetto nel contesto in cui sta operando e lo scatto rischia di perdere in forza e in efficacia, risultando anonimo e banale.

Detto ciò, hai tutti gli strumenti per iniziare a scattare con il teleobiettivo: sperimenta e non aver paura di sbagliare. Solo così imparerai davvero a conoscere ogni segreto del tuo strumento.

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Grandangolo. L’obiettivo di cui non puoi fare a meno

La borsa del fotografo è spesso ricchissima di strumenti e di lenti indispensabili per lo svolgimento del suo lavoro quotidiano. Tra i vari obiettivi che non dovrebbero mai mancare nelle dotazioni del fotografo c’è, senza dubbio, l’obiettivo grandangolo, un alleato fondamentale per tantissimi scatti, anche se sono tanti quelli che, avvicinandosi a questo mondo, sottovalutano le sue potenzialità e i suoi impieghi. Può essere considerato l’asso nella manica per il fotografo che vuole stupire e realizzare scatti particolari e suggestivi, sia in ambito paesaggistico che ritrattistica anche se, va detto, ci vuole tanta esperienza per imparare a usarlo nel migliore dei modi, ma con un po’ di pratica niente è impossibile.

Vediamo, dunque, cos’è l’obiettivo grandangolare, facendo una panoramica sulle sue caratteristiche peculiari e sulle sue potenzialità.

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 Grandangolo

Grandangolo

LE CARATTERISTICHE DELL’OBIETTIVO GRANDANGOLARE

La caratteristica principale dell’obiettivo grandangolare, che lo differisce da tutte le altre lenti conosciute, è insita nella sua focale che, infatti è più corta rispetto a quelle tradizionali.

La lunghezza focale è la distanza che intercorre tra il centro ottico dell’obiettivo di riferimento e il sensore quindi, in questo specifico caso, si considerano generalmente come grandangolari gli obiettivi in cui questa lunghezza è inferiore ai 50 mm.

Va, poi, specificato che sussistono importanti differenze nelle fotocamere moderne, perché un 50 mm è già grandangolo solo nelle macchine fotografiche 35 mm o full frame, pieno formato, mentre in tutti gli altri casi bisogna scendere al di sotto di questa misura per trovare un grandangolo propriamente detto.

Nelle fotocamere con obiettivo APS, per esempio, è necessario moltiplicare la focale per il coefficiente di 1.5 per ottenere la lunghezza focale effettiva. Stiamo parlando del fattore di moltiplicazione, che puoi trovare spiegato in modo più dettagliato in questo articolo (clicca qui).

COME CAPIRE SE UN OBIETTIVO È GRANDANGOLARE?

Molto semplicemente, questa lunghezza viene indicata da ogni produttore sull’obiettivo stesso ed è quindi di facile individuazione.

 grandangolo 24mm

grandangolo 24mm

Fatta questa doverosa premessa tecnica sull’obiettivo grandangolare, bisogna capire come funziona.

Nonostante venga spesso ignorato dai fotografi alle prime armi, paradossalmente dai professionisti viene considerato imprescindibile per una semplice ragione: è l’obiettivo che meglio si avvicina alla percezione dell’occhio umano nella visione d’insieme di una composizione fotografica.

Qual è la motivazione che spinge una persona ad avvicinarsi al mondo della fotografia? Sostanzialmente è l’idea di fotografare quello che le sta intorno, quello che vede: quindi, per questo motivo, questo obiettivo è quello che meglio degli altri asserve a tale scopo finale.

Tuttavia, bisogna comunque entrare più nello specifico per capire le caratteristiche degli obiettivi grandangolari.

Lo spazio ridotto tra il sensore e il centro ottico di tale obiettivo, infatti, ha tra gli effetti principali quello di dilatare le distanze: cosa significa? Significa che gli oggetti ripresi con un obiettivo grandangolare appaiono ben più distanti di quello che in realmente sono, al contrario degli obiettivi tele.

LA PROSPETTIVA NEL GRANDANGOLO

Questa caratteristica stuzzica la fantasia del fotografo che può giocare sulla resa delle sue immagini, enfatizzando uno degli elementi che, più di tutti, incidono sulla composizione e sul risultato finale di una fotografia: la prospettiva.

Un obiettivo grandangolare, infatti, è in grado di esaltare l’aspetto prospettico: se è vero, come è vero, che la prospettiva deriva dalla distanza dell’osservatore dal soggetto osservato, è vero anche che non si può non considerare quella che è la percezione dell’occhio umano, facilmente ingannabile.

Sfruttando i giochi prospettici, il fotografo è in grado di realizzare immagini in cui è in grado di esaltare efficacemente il soggetto in primo piano allontanando ulteriormente i piani secondari: non solo per i ritratti, ma anche nella fotografia paesaggistica questa caratteristica può essere sfruttata a favore del fotografo per una resa prospettica efficace. Degli impieghi specifici nella fotografia, però, parleremo dopo.

 Grandangolo

Grandangolo

L’ANGOLO DI CAMPO

Oltre alla prospettiva, quindi alla percezione della distanza degli elementi della composizione dal punto di ripresa, l’altro elemento su cui agisce il grandangolo è l’angolo di campo, ossia l’ampiezza della scena ripresa.

Questo è ciò a cui ci si riferiva in precedenza quando si diceva che l’obiettivo grandangolare è quello che maggiormente si avvicina alla percezione di campo dell’occhio umano ma, ovviamente, nella grande famiglia delle ottiche con lunghezza focale al di sotto del 50 mm, ci sono tantissime differenze di visuale.

Gli obiettivi dai 50 mm ai 20 mm vengono chiamati grandangoli ma, al di sotto di questa lunghezza focale, vengono spesso identificati come ultra grandangolari. Ovviamente, tenendo in considerazione quanto detto fino a questo momento, è evidente che più si accorcia la lunghezza focale, maggiore sarà l’angolo di campo e più esasperata sarà la prospettiva.

Ma concentrandosi sull’angolo di campo, è chiaro come riducendo la focale l’orizzonte visivo appaia più ampio e questo è un elemento amatissimo dai fotografi: chi cerca un obiettivo che abbia più o meno lo stesso angolo di campo dell’occhio umano, quindi di circa 75°, scegliere un obiettivo con una lunghezza focale di 28 mm.

Da questa focale in poi, si ottengono immagini con orizzonti molto aperti come nel caso dell’obiettivo da 15 mm, quindi quasi la metà di quello con le caratteristiche più simili alla percezione umana, che arriva a coprire un angolo di ben 110°, molto di più rispetto a quello che l’occhio umano è in grado di vedere senza spostarsi da una parte all’altra.

Questo aspetto risulta in certi casi limitante per la resa fotografica, soprattutto nei fotografi meno esperti, ancora incapaci di gestire la composizione complessiva con un obiettivo grandangolare e inserendo, quindi, nell’immagine risultante elementi di disturbo che distolgono l’attenzione da quello che è, invece, il soggetto dell’immagine.

Si tratta di dettagli, di inconvenienti che vengono limati con la pratica e con l’esercizio.

 Grandangolo

Grandangolo

PROFONDITÀ DI CAMPO E MESSA A FUOCO

Oltre all’angolo, la profondità di campo è uno degli elementi caratterizzanti l’obiettivo grandangolo (qui puoi trovare un articolo dove ne parlo in modo specifico).

Tutti gli obiettivi con focale inferiore inferire a 50 mm danno sempre la percezione di una profondità di campo maggiorata proprio grazie alla ridotta lunghezza della focale.

Uno dei vantaggi di questa peculiarità riguarda la messa a fuoco, perché con una profondità di campo così esasperata il fotografo è in grado di ottenere la messa a fuoco di tutti gli elementi della composizione, dal primo piano all’infinito.

Risulta quindi facile capire come, con un obiettivo come questo, sia decisamente più agevole calibrare la messa fuoco di tutti gli elementi presenti della composizione, a differenza degli obiettivi tele in cui, invece, è necessario fare una scelta sul soggetto da esaltare e da mettere a fuoco lasciando gli altri con una sfocatura più o meno voluta.

DISTORSIONE DELLE LINEE

Le immagini scattate con obiettivi grandangolari si riconoscono da un particolare particolarmente evidente: le linee oblique.

Sarà capitato a tutti, infatti, di vedere bellissime fotografie in cui le linee oblique tendono tutte a congiungersi in un unico punto.

Questo aspetto è particolarmente importante quando si vuole condurre l’attenzione dell’occhio umano verso un determinato particolare all’interno della fotografia. Infatti, proprio grazie all’elemento prospettico di cui sopra, quando nella composizione si trovano linee non parallele all’obiettive queste tendono sempre a convergere verso il punto di fuga e danno maggiore profondità all’immagine.

 Grandangolo

Grandangolo

Bisogna, però, fare attenzione alle linee cadenti, ossia alle distorsioni vere e proprie che nulla hanno a che fare con la convergenza e le linee oblique.

Infatti, spesso, quando si inclina la fotocamera verso il basso o verso l’alto le linee tendono a distorcersi: prendi in caso in cui, con un grandangolare, cerchi di riprendere in tutta l’altezza un edificio.

Solitamente ci si posiziona al di sotto e si punta verso l’alto ma se la fotocamera non è perfettamente verticale, questo causa l’effetto delle linee cadenti che in alcuni casi può essere facilmente corretto con un normale programma di fotoritocco.

PREGI E DIFETTI DI UN OBIETTIVO GRANDANGOLO

L’obiettivo grandangolare, quindi, alla luce di quanto spiegato fino a questo momento, gode di caratteristiche piuttosto interessanti per il fotografo, ma tra i tantissimi pregi che ha, nasconde inevitabilmente anche dei piccoli difetti, assolutamente gestibili con l’esperienza e con la furbizia che si acquisisce nel tempo, con l’utilizzo.

Vediamo prima, quindi, quali sono i 3 principali pregi di questo obiettivo:

VERSATILITÀ

Può essere utilizzato in tantissime occasioni per la realizzazione delle fotografie più varie, sfruttando le sue caratteristiche peculiari.

COMPATTEZZA

Inutile negarlo, anche questo è un aspetto che il fotografo considera fondamentale per la scelta del suo corredo fotografico.

L’obiettivo grandangolare gode di dimensioni ridotte, è facile da trasportare e non ingombra, a differenza di altre lenti, quindi può essere sempre inserito in borsa e non è necessario dovervi rinunciare per fare posto ad altro. Inoltre, rende meno visibile la macchina, e quando si scatta in strada questo è un vantaggio non indifferente.

ENFATIZZAZIONE DELLE IMMAGINI

Con il grandangolo si possono costruire scatti di grandissimo impatto estetico sfruttando la profondità di campo e l’angolo di ripresa maggiorato.

Questi tre vantaggi, racchiudono l’essenza della fotografia, permettono al fotografo di giocare con le immagini e di offrire a chi guarderà le sue foto un punto di vista alternativo sul mondo e sulla realtà. Avere la possibilità di spaziare e di lavorare con la fantasia, è forse il più grande vantaggio che un fotografo possa trovare in un obiettivo.

 Grandangolo

Grandangolo

Fatta questa rapida panoramica sui pregi dell’obiettivo grandangolare, non possono mancare i 3 principali difetti:

VIGNETTATURA NATURALE

Questo è considerato tra i maggiori difetti di questi obiettivi, che tendono a scurire eccessivamente gli angoli dell’immagine. Si tratta di un difetto strutturale che non può essere eliminato, particolarmente marcato nei modelli più economici: non esiste un sistema per rimuoverlo in fase di scatto, si può solo agire in post produzione

EFFETTO LENS FLARE

Ecco un altro esempio di difetto collegato con la struttura di questi obiettivi a focale ridotta. Con un angolo di campo così vasto, infatti, è spesso inevitabile che il sole entri in inquadratura e che, quindi, colpisca direttamente il sensore causando l’effetto lens flare.

Si può ovviare a questo inconveniente utilizzando un paraluce ma vista l’ampiezza d’angolo dell’obiettivo, non può essere particolarmente lungo e il sole rischia comunque di entrare.

INCOMPATIBILITÀ CON IL POLARIZZATORE

Ci sono fotografi che non possono prescindere dall’utilizzo del polarizzatore, soprattutto negli scatti in esterna e con una determinata luce. Purtroppo il grandangolare non si presta per l’utilizzo di questo supporto, giacché, sempre in riferimento all’ampio angolo di campo, i lati hanno un incidenza diversa rispetto alla parte centrale.

Dal momento che affinché il polarizzatore svolga al meglio la sua funzione, dev’essere orientato a 90 gradi rispetto ai raggi del sole, ma la conformazione del grandangolo impedisce uniformità su tutta la lente. Sotto i 20 mm, quindi, è sempre meglio evitarlo per evitare effetti di luce non propriamente piacevoli.

Sono tutti difetti facilmente arginabili con un po’ di lavoro in più, che non minano minimamente quelle che sono le caratteristiche eccezionali di questa tipologia di obiettivi.

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QUANDO UTILIZZARLO E QUANDO NON UTILIZZARLO

L’obiettivo grandangolare trova la sua massima espressione nella fotografia paesaggistica. È l’ambito in cui viene maggiormente impiegato proprio per l’angolo di campo ampio e per la profondità di campo aumentata, caratteristiche che si prestano alla perfezione per gli scatti all’aperto.

È il suo utilizzo più ovvio, i fotografi paesaggistici possono fare a meno di qualsiasi altro obiettivo se nella loro borsa sanno di poter contare su un buon grandangolo.

Anche la fotografia architettonica impiega su larga scala gli obiettivi grandangolari grazie alle sue qualità sulla percezione prospettica e sull’angolo di campo: in questo caso ci vuole molta più abilità per evitare le linee cadenti, ma nel momento in cui si prende la giusta confidenza con lo strumento, i punti di fuga e le linee oblique sanno regalare grandi soddisfazioni.

Anche nella ritrattistica il grandangolare ha un suo perché, purché non venga impiegato per scatti eccessivamente vicini che causano distorsioni esteticamente sgradevoli: nasi grossi e distanza tra gli occhi aumentata sono i due inconvenienti più frequenti, ma il bravo fotografo ha la capacità di sfruttare a suo favore anche questo obiettivo per ritratti straordinari, stando alla debita distanza dal soggetto.

 Grandangolo

Grandangolo

Inutile dire, poi, che visto l’ampio angolo di campo l’obiettivo grandangolare è perfetto per le foto di gruppo, per la street photography e per tutte quelle occasioni in cui è necessario che nell’inquadratura vengano incluse tante persone e il contesto che le ospita, anche grazie alla velocità di messa a fuoco.

L’obiettivo grandangolo, però, non è assolutamente da consigliare per la fotografia sportiva in velocità perché non permette di cogliere il dettaglio e la straordinarietà del particolare. Non è adatto nemmeno per fotografare monumenti, soprattutto nelle versioni più spinte. Questo sempre in via generale, ci saranno sicuramente delle eccezioni.

In generale, sempre ricordando che la famiglia degli obiettivi grandangolari comprende ottiche svariate dai 50 mm in giù, sta alla percezione del fotografo e alla sua capacità di lettura delle situazioni individuare quale sia il miglior utilizzo dell’obiettivo e prevederne il comportamento in ogni situazione.

Va da sé, infatti che la distorsione causata da un obiettivo da 35 mm in un ritratto è senza dubbio inferiore, e spesso nemmeno evidente, rispetto a quella che viene provocata da un obiettivo da 6 mm che, invece, è fortemente sconsigliato nella realizzazione di ritratti.

Ogni fotografo conosce il suo strumento di lavoro, sa come comportarsi e sa anche come fare per divertirsi nello straordinario gioco di prospettive e di giochi di luce che crea un grandangolare.

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