Recensioni

Tracolle Fles. Il prodotto "made in Italy"

Di tracolle fotografiche, come ormai sai anche tu, ne ho provate e testate parecchie e di tutti i tipi. Ma per quale motivo mi piace testare le tracolle?

Personalmente le ritengo un accessorio fondamentale, spesso sottostimato proprio dai produttori delle stesse fotocamere che mettono a disposizione sempre e solo tracolle che hanno più la funzione di “mostrare il brand” piuttosto che rendere agevole il supporto della fotocamera.

In alternativa alle tracolle standard in dotazione con la fotocamera posso riassumerti tra i concorrenti diretti queste soluzioni:

  • le tracolle tipo “fune” come le Stroppa che ho recensito ultimamente
  • le tracolle con attacco singolo “BlackRapid”
  • le tracolle con ancore smontabili “PeakDesign”

Se le conosci sai che sono tutti prodotti con delle loro caratteristiche particolari e per questo motivo sono molto apprezzate dagli utilizzatori che le adottano e si sono ritagliate una loro nicchia di utilizzatori molto soddisfatti.

Di fatti è spesso difficile confrontarle tra loro.

Poco da fare, se non fosse per Stroppa che è Polacca, per il resto gli Americani sono troppo avanti, solo loro sanno inventarsi qualcosa di particolare.

O FORSE NO?

Beh… se ti dicessi che esiste un prodotto Italiano che potrebbe buttarsi nella mischia che penseresti?

Illusione? Mah… anche no se consideriamo he l’Italia è piuttosto conosciuta per la qualità dei prodotti come tracolle e fondine che realizza, specie in pelle, quindi cosa ci sarebbe di strano?

Ed infatti ho avuto la fortuna, ammetto… è stato piuttosto casuale la cosa, di venire a conoscenza di una realtà Italiana particolarmente interessante.

Le premesse sono:

  • realizza un prodotto di qualità nei materiali
  • realizza un prodotto originale come caratteristica tecnica e funzionale
  • realizza un prodotto estremamente versatile e diverso da quelli citati precedentemente

Il marchio del prodotto si chiama FLES e puoi vedere i loro prodotti sul loro sito ufficiale www.fles.it. Ho avuto modo di provare tutta una bella selezione di prodotti e questo è il mio punto di vista.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

Dichiarazione etica: il materiale mi è stato inviato per la recensione da FLES su mia richiesta. Non mi è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né è stato fornito un compenso di alcun tipo.

COSA HO PROVATO

Clicca per ingrandire

La ditta FLES mio ha fornito tutto un corredo completo di tracolle ed attacchi per mirrorless e reflex nello specifico:

  • Tracolla modello START
  • Tracolla modello FL
  • Tracolla modello ES
  • Sistema di connessione FLY
  • Sistema di connessione miniFLY

Va dato atto che le tracolle sono più pensate per il sostengo di carichi pesanti, quindi reflex ben carrozzate, piuttosto che per l’uso di leggere mirrorless con ottica compatta.

Ciò non toglie comunque che siano comunque utilizzabili in tal senso grazie proprio alla loro versatilità.

Ed è proprio la loro versatilità che le rende originali e diverse da quello che offre attualmente il mercato e di questo voglio parlare.

CARATTERISTICHE DELLA TRACOLLA

Quando pensiamo ad una tracolla immaginiamo ad un qualcosa che si mette al collo con due estremità che vanno collegate alla fotocamera; il classico tipo di tracolla fornita in dotazione.

Al massimo possiamo immaginare una tracolla con un solo attacco in stile “BlackRapid” o alla soluzione “PeakDesign” che prevede la possibilità di sganciare velocemente le estremità dalla fotocamera.

Le tracolle FLES integrano entrambi i vantaggi dei due sistemi di cui sopra ma con una aggiunta interessante: sono modulari. Questo è l’aggettivo che mi è venuto in mente appena le ho scoperte.

Quando le ho prese in mano per la prima volta e ho visto che assieme alla tracolla fornivano un manuale d’istruzione sono rimasto un attimo spiazzato (una tracolla con un manuale di istruzioni? Mai visto!).

La confezione delle tracolle appena estratta dal pacco

LE TRACOLLE PERSONALIZZABILI

Le tracolle FLES infatti hanno la caratteristica ed idea di fondo nella possibilità di essere personalizzate ed adattate in base alle necessità.

Sono infatti composte da due elementi che si collegano tra loro tramite un sistema semplice quanto efficace. Di fatto la tua tracolla puoi comporla assemblando:

  • Una sezione centrale (che io chiamo “spallina)
  • Le estremità che si vanno a collegare alla fotocamera (chiamati cinturini).

Le “spalline”, ovvero la parte centrale di tracolla che giri attorno al collo o sulla spalla, può essere scelta in due colori:

  • nero (A-1)
  • grigio argento (A-3)

A queste ci aggiungi quelli che loro chiamano “CINTURINI”, ovvero le estremità che si collegano alla fotocamera. 

Qui si apre una rosa di possibilità, infatti puoi scegliere di avere dei:

  • cinturini neri o grigi con attacco classico (identificati nel sito come “SELF”)
  • cinturini neri o grigi con due attacchi a sgancio rapido (identificati come “ES”)
  • cinturini neri o grigi con un solo attacco a sgancio rapido (identificati come “FL”)

I KIT

Una precisazione comunque va fatta.

I modelli FL e ES vengono venduti sempre con un sistema di connessione e aggancio rapido (cinturini) mentre per la START si parte dalla semplice tracolla "nuda" alla quale si possono aggiungere tutti gli accessori che necessitano.

DOVE STA IL VANTAGGIO DEL SISTEMA

Ammetto che inizialmente ho pensato “troppo complicata questa cosa”, non tanto perché sia complicata in se ma quanto piuttosto perché conosco le persone e so che una soluzione troppo articolata fa perdere facilmente la pazienza agli acquirenti di oggi.

Tuttavia è un dubbio che passa velocemente e dovuto solo dal fatto che mi hanno mandato tutto il kit completo di varianti disponibili a catalogo e mi sono trovato un attimo spiazzato.

Ripeto… di solito ci si aspetta una tracolla in un “pezzo unico” ma qui mi è arrivata una serie di accessori da assemblare.

Ad ogni modo il bello è proprio questo: se vai sul loro sito online ti mettono a disposizione dei kit già pronti, ovvero delle soluzioni di abbinamento tradizionali, ma di fatto tu puoi comporti la tracolla (ovvero prendere i pezzi che ti servono) in modo del tutto autonomo.

I CINTURINI

Un’altra cosa interessante che ho subito apprezzato sono stati i CINTURINI.

Questi cinturini, pensati per attaccarsi facilmente con la sezione centrale che è dotata di un attacco particolare ed esclusivo, infatti sono del tutto sfruttabili come anche come cinturini da polso.

Sono infatti stati dotati di un cursore di regolazione veloce per adattarli alla larghezza del polso rendendoli di fatto molto sicuri.

Questo significa che se prendi una serie di cinturini SELF di fatto puoi sfruttarli anche come 2 cinturini da polso per due macchine fotografiche differenti. 

E se prendi i cinturini ES ti ritrovi, di fatto, anche due cinturini da polso dotati di sgancio rapido. Eccezionale.

Tutte le altre marche ti avrebbero costretto ad acquistare dei prodotti specifici!

I SISTEMI DI CONNESSIONE

Passo ora ai sistemi di connessione. Le tracolle si possono collegare direttamente alla fotocamera (specie con i cinturini SELF), ma se opti per la soluzione con cinturini FL o ES ti suggerisco di dotarti anche di un sistema di connessione.

I sistemi di connessione sono in pratica dei punti di ancoraggio idonei e pensati in modo specifico per poter collegare lo sgancio rapido in sicurezza.

Ci sono varie soluzioni disponibili:

  • miniFLY
  • FLY-Arca
  • FLY-200PL
  • FLY

Nel sito FLES trovi una spiegazione dettagliata delle caratteristiche di ogni uno di essi: 4 soluzioni diverse per ogni esigenza.

Io ti dico cosa penso di quelli che ho avuto in dotazione.

miniFLY

minifly-sfondo-nero.jpg

Questo sistema di connessione è il più piccolo, meno ingombrante ed estremamente pratico. 

Si avvita sul filetto treppiede della fotocamera e ti permette di godere di due punti di attacco per gli sganci rapidi, ma puoi sfruttarlo anche come punto singolo se usi la tracolla con cinturino FL.

La vera “innovazione” l’ho però vista con il FLY

FLY

base-fly-sfondo-nero.jpg

Questo sistema di connessione è il più versatile in quanto integra due punti di attacco per gli sganci rapidi ma allo stesso tempo non compromette l’uso di un treppiede.

Infatti, nonostante si avviti sul filetto treppiede della fotocamera, ha queste caratteristiche:

  • è sagomato in modo tale da poter essere compatibile con le teste standard Arca-Swiss (quindi si… diventa di fatto un attacco rapido per testa Arca Swiss)
  • dispone a sua volta di una filettatura per avvitarci, eventualmente, un attacco treppiede con standard diverso (tipo Manfrotto). In questo caso però forse ti conviene valutare una delle altre due soluzioni che hanno a catalogo.

Unico difetto di questo prodotto sta nel fatto che diventa un po’ ingombrante, specie se lo usi su soluzioni compatte come mirrorless.

QUALITÀ DEI MATERIALI

Sull’aspetto qualitativo dei materiali non c’è molto da dire. Sono di alto livello.

Le parti in stoffa sono destramente resistenti e hanno pochi punti di cucitura; i cinturini con sganci rapidi sono addirittura fissati con delle borchie di notevoli dimensioni, ma allo stesso tempo eleganti, che non tralasciano a dubbi sulla solidità, affidabilità e durata nel tempo.

I punti di aggancio di tutti i sistemi di connessione sono in acciaio inox, le viti in ottone nichelato e il corpo centrale della FLY in alluminio anodizzato nero.

Insomma stiamo parlando si solidità ai massimi termini.

I PUNTI DI FORZA

Come detto prima il punto di forza di queste tracolle è la loro versatilità e possibilità di essere “assemblate” nel modo che torvi più congeniale alle tue esigenze.

Descrivere tutte le possibilità in un articolo lungo come questo è davvero difficile, la cosa che ti consigli di fare è andare subito sul sito della FLES e vedere tutte le possibilità che questo prodotto ti garantisce.

Stranamente il punto debole, se proprio devo trovarne uno, del sistema FLES è il suo stesso pregio. Una persona che non sa bene di cosa ha bisogno potrebbe trovarsi un pò in difficoltà nell’individuare cosa è a lui più congeniale.

Se ti ritrovi in questa situazione puoi fare in due modi:

  1. Contatti direttamene loro chiedendo un consiglio e ti sapranno suggerire la soluzione migliore per te.
  2. Mi scrivi e io ti darò il mio parare su cosa potrebbe fare al caso tuo.

DIFFERENZA DALLE ALTRE MARCHE

Di FLES ho apprezzato proprio il fatto che non hanno “copiato” quello che fanno gli altri, ma hanno invece analizzato i pregi e punti di forza di quello che si trova in commercio per poi studiare e creare un prodotto ottimizzato e di estrema qualità.

CONCLUSIONI

Vogliamo poi parlare di prezzi? Beh… non anticipo nulla. 

Di solito quando si parla di prodotti “artigianali”, infatti FLES sembra più un prodotto artigianale che un prodotto di consumo, ci si prepara a spese elevatissime.

Nella realtà i prezzi di questa soluzione è molto interessante ed onesta, anche considerando quanto detto sui cinturini: sono stati studiati e puoi sfruttarli anche come cinturini da polso, quindi di fatto non sei costretto ad acquistare una pluralità di accessori come fanno generalmente le altre case produttrici.

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Canon 16-35 f/4 L un Signor Grandangolo!

Dopo essermi immerso nel mondo Olympus per varie recensioni di corpi macchina oggi torno, cambiando brand e anche parte della fotocamera, ti parlerò dell’ottica Canon 16-35 f/4L IS USM: uno dei migliori grandangoli nei 1000€

PRIMA DI TUTTO COS’È UN GRANDANGOLO?

Dall’articolo di Alessio dovresti esserti già fatto un’idea di cos’è un’ottica grandangolare e dei suoi maggiori utilizzi, ma facciamone un sunto veloce :

Per quanto siano simili tra loro, ognuna di esse è una tipologia di fotografia che ha bisogno (dove sia la situazione che la tasca lo possa permettere) di una lente con una caratteristica particolare.

In questo articolo voglio ripercorrere con te tutte le mie valutazione ed i miei ragionamenti di come mai la mia scelta è ricaduta su questa lente e le varie impressioni che mi ha dato.

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DI COSA STIAMO PARLANDO?

canon 16-35 1

Ti sto parlando di un’ottica in particolare, il Canon 16-35 f/4L IS USM, una delle migliori lenti grandangolari per macchine Full Frame che puoi acquistare rimanendo in un budget di 1.000 €.

Cerchiamo di analizzare un po’ da questo nome e da questi acronimi che cosa si intuisce solo leggendone il nome:

  • Canon: Ovviamente la casa produttrice.
  • EF: (Electro Focus) è una tipologia di innesto tra lente e copro macchina, brevettata da casa Canon ad ora in uso, dove nel montaggio tramite anello alettato presente sull’ottica, la lente si serra in maniera meccanica al corpo macchina. A differenza del EF-S (per le reflex Canon con sensore APS-C) e del EF-M (per le mirrorless Canon) è compatibile con tutte le macchine della gamma con ottica intercambiabile (per le EF-M è necessario adattatore ma è compatibile al 100% con autofocus, controllo apertura del diaframma e stabilizzatore).
  • 16-35mm: La lunghezza focale, ovvero la distanza tra il centro ottico dell’obiettivo ed il sensore. Con questa riusciamo a capire sia la tipologia di ottica che l’angolo di campo dell’obiettivo. Dal doppio valore riusciamo a capire che è uno zoom, ovvero che questo valore, tramite la ghiera di zoom può essere variato da 16mm a 35mm e quindi, di conseguenza, anche il suo angolo di campo. Sotto i 35 mm, un’ottica è classificata come un grandangolo e questa ci rientra a pieno in tutta la sua escursione.
  • f/4: Il valore di apertura massimo del diaframma. Come ben saprai e come si intuisce da come esso viene riportato, si tratta del risultato di una frazione. Cerchiamo di capire meglio… Considera il foro interno dell’ottica che si apre e si chiude muovendo le lamelle del diaframma, come se fosse una circonferenza. Ecco il rapporto di questa divisione tra f (leggasi lunghezza in mm della lente) e il valore di apertura in stop , non rappresenta altro che il valore in mm del diametro per far si che la superficie di questo foro in millimetri quadrati, sia perfettamente rispecchiante il valore di “luce” che colpisce il sensore imposto al congresso di Liegi nel 1905. Per questo sia che sia un 20mm o che sia un 300mm ad f/4 la luce che colpirà il sensore sarà la medesima.
  • L: È l’acronimo della parola Luxury, ovvero lusso. Canon ha marchiato con questa lettera rossa tutte le ottiche che durante i loro studi, sono state progettate per essere il più resistenti, performanti e durature possibile. In molte di quelle di ultima generazione ne identifica anche la tropicalizzazione come in questo caso.
  • IS: Image stabilizer, ovvero lo stabilizzatore di immagine. Esso non è altro che un sistema di lenti basculanti che permettono di assorbire le vibrazioni e le oscillazioni che colpiscono la macchina mentre sta scattando. Esso si attiva durante la semi pressione del pulsante di scatto (in messa a fuoco per intenderci). Questo stabilizzatore come dichiara Canon, riesce ad aiutare ad evitare un effetto di mosso fino a 4 stop.
  • USM: (Ultra Sonic Motor) Con questa sigla Canon indica il motore ad ultrasuoni ad anello che muove la meccanica di messa a fuoco della lente. Questa tipologia di motore è un motore dalle alte prestazioni, con una risposta prontissima ed estremamente silenzioso. Queste lenti professionali Canon vengono anche definite full-time manual focus, ovvero che la ghiera della messa a fuoco manuale è sempre disponibile per l’uso senza dover spostare il selettore meccanico da AF a MF per staccare il motore.

Quindi per trasformare in una frase quell’ammucchiata di acronimi, possiamo definirlo così: Uno zoom professionale ultra-grandangolare Canon, compatibile con corpi macchina Full Frame, con un valore di apertura diaframmale massima di f/4 per tutta la lunghezza, stabilizzato con motore al ultrasuoni.

PERCHÉ UN GRANDANGOLO Canon 16-35 ?

Perché mi sono ritrovato a valutare l’acquisto di un grandangolo?

  • Ti sei mai ritrovato in una cattedrale o in una bellissima chiesa ed essere spalle al muro ma incapace di poter raccogliere in una sola foto tutto?
  • Ti sei mai ritrovato in una piazza, che nonostante che ti sposti ad ognuno dei suoi estremi non hai modo di far entrare tutti i suoi particolari nel fotogramma?
  • Ti sei mai ritrovato in spazi interni dove non potevi più indietreggiare e fare zoom-out e nonostante tutto ti ritrovavi sempre troppo “vicino” al tuo soggetto?

Beh per me era una questione costante.

E se anche tu ti sei ritrovato in una situazione simile molto spesso vuol dire che mentalmente tendi ad avere una visione grandangolare dei tuoi scatti che poi non riesci a realizzare perché hai una lente troppo “lunga”.

Andando ad analizzare gli scatti che facevo con un 24-105 mm tutto fare, più del 70% delle mie foto era sotto i 35mm e quasi tutte a 24mm e nonostante tutto, dopo a casa su Lightroom, ripensavo a cosa avrei potuto fare se avessi avuto una lente grandangolare più spinta.

Da qui mi sono messo alla ricerca del giusto grandangolo.

COSA CERCARE IN UN UNA NUOVA LENTE?

Ovviamente mi sono messo a tavolino e ho iniziato a fare le mie valutazioni, partendo da ciò che ritenevo più importante, ciò che era abbastanza necessario, ciò che proprio non poteva mancare nella mia futura lente e quello di cui potevo fare a meno.

I REQUISITI MINIMI

I miei requisiti minimi erano i seguenti:

  • Compatibile con un corpo macchina FF. Avendo una full frame non potevo prendere, per motivi di compatibilità, una lente per una macchina APS-C perché non sarebbe stata utilizzabile.
  • Lente zoom per una massima versatilità. Dopo aver provato lenti fisse e lenti zoom, mi sono reso conto che anche se talvolta perdo in aperture massime del diaframma rispetto alle lenti fisse, avere troppa attrezzatura da portarmi dietro ed i troppo frequenti cambi lente mi portavano a scattare meno rispetto ad una lente zoom e ciò era controproducente. Quindi se anche tu ti sei ritrovato a corto di voglia nei frequenti cambi lente inizia a valutare una lente zoom da aggiungere al tuo parco ottiche.
  • Lunghezza minima inferiore di 24mm. Fino a 24mm ero coperto da un atra lente zoom quindi abbastanza inutile avere delle lenti che si sovrappongono.

LE PREFERENZE

Al momento della selezione avevo certamente delle preferenze:

  • Il prezzo più contenuto possibile. Se non era un problema, state tranquilli che vi stavo descrivendo il Canon EF 11-24mm f/4 L USM oppure non mi ponevo il problema di fare una selezione e così tanti ragionamenti. Dovevo restare nei 1000€.
  • Prodotto dalla stessa casa madre del corpo macchina. Ebbene seppur vengono spesso prodotti per determinate macchine fotografiche da produttori terzi, sono stati spesso riscontrati casi di incompatibilità fra la lente (ovviamente prodotta da terze parti) ed il corpo macchina. A volte sono facilmente risolvibili, a volte si rischia di aver buttato via dei soldi. Ciò non toglie che alcune marche come Tamron ormai sono da considerare quasi sicuri al 100%.
  • Controllo del diaframma dal copro macchina ed autofocus. Si, esistono ancora delle lenti economiche, talvolta da non sottovalutare per niente, che hanno il controllo del diaframma a ghiera e sono sprovviste di autofocus (con la mia miopia, mi fido sempre di più della messa a fuoco della mia fotocamera rispetto ai miei occhi).
  • Tropicalizzazione. Avendo un corpo macchina tropicalizzato, avere anche una lente tropicalizzata ti fa completare la tenuta stagna alle intemperie e polvere.
  • Un prodotto non troppo datato. Fare un’acquisto errato capita a tutti ma comprare un’oggetto non rivendibile è un doppio errore. Durante i miei acquisti valuto sempre la capacità che avrà l’oggetto di poter essere appetibile anche nel mondo dell’usato se volessi poi in futuro fare un upgrade oppure se mi rendo conto di aver acquistato un’oggetto che non fa al caso mio. Molte lenti tengono il prezzo anche dopo anni, ma rischiare di dover svendere il pezzo perché sul mercato ci sono già i più recenti non è un grande affare.
  • La possibilità di applicare dei filtri ND. Alcune lenti grandangolari vengono prodotte con un paraluce di serie non rimovibile e ciò obbliga a dover spendere molti soldi per poter applicare un paraluce.
  • Compattezza. Alcune lenti per via del sistema zoom, della presenza dello stabilizzatore e anche per la dimensione dei vetri presenti al suo interno per garantire una grande apertura diaframmale sono estremamente pesanti ed ingombranti. Più sei leggero più sei stimolato a portarti dietro la tua attrezzatura e scattare.

 COSE DI CUI POTEVO FARE A MENO

Aperture estreme. L’apertura diaframmale massima di una lente ne definisce il costo, ebbene si perché a parità di focale guardate i prezzi:

Poi perché durante l’uso di una lente grandangolare, in media si cerca sempre un’apertura tra f/8 e f/16 per avere una maggiore profondità di campo.

Stabilizzatore. Se c’è meglio ma se non c’è non è la fine del mondo. Nella maggior parte dei suoi usi paesaggistici, le lenti grandangolari vengono utilizzate sul cavalletto, dove lo stabilizzatore viene disattivato.

IL BUDGET

canon 16-35

Essendo arrivato alla conclusione dei miei ragionamenti mi sono ritrovato a fare il conto più importante ovvero il budget. Volevo contenere il più possibile l’acquisto nei 1000,00 €.

Questo mi ha obbligato a escludere oggetti magnifici come:

Però mi ha permesso di puntare più in alto rispetto a oggetti validi ma con alcune lacune come:

Quindi i finalisti erano sostanzialmente due:

  • Canon 16-35 f/4L IS USM
  • Tamron 15-30mm f/2.8 VC USD

IL CONFRONTO TRA I FINALISTI

Entrambe le lenti sono due oggetti degni di nota e di ottima fattura, compatibili con un corpo full frame, zoom ed una lunghezza focale minima inferiore ai 24mm: perfettamente dentro i requisiti minimi.

Entrambi tropicalizzati, di fattura recente, autofocus performante USM, stabilizzate e controllo del diaframma dal corpo macchina.

Però cosa notiamo appena confrontiamo le due lenti a vista, prima di tutto che la ghiera di messa e fuoco e quella dello zoom sono invertite di posizione. Ovvero che la ghiera zoom nel Tamron è quella più esterna e funziona anche in senso opposto al Canon.

Non spaventati non è un problema grave, ma per me, ad istinto, con un parco ottiche Canon che hanno come prima ghiera lo zoom e seconda ghiera la messa a fuoco sono sicuro che mi sarei trovato, fino alla fine del suo utilizzo, per la forza dell’abitudine a sbagliare ghiera al primo tentativo, ed a volte è un’attimo perdere il momento perfetto.

Secondo ne notiamo l’ingombro, il Tamron è sia più lungo che più spesso.

La maggiore lunghezza è dovuta in parte alla convessità della lente esterna ed in parte al suo paraluce non rimovibile.

Lo spessore è determinato dalla sua ottima apertura che arriva a f/2.8 ma ne determina anche il doppio del peso rispetto al Canon:

  • Canon 16-35 - 615g
  • Tamron - 1100g.

ERGONOMIA

canon 16-35 5

Per quanto riguarda compattezza, peso ed ergonomia, sono tutti e tre punti a favore del Canon.

  • La vignettatura è molto tenue e si alleggerisce a fondo zoom, per entrambe le lenti è facilmente rimovibile in post produzione con software come Lightroom.
  • Resistenza al flare, un colpo basso per il Tamron. Questa caratteristica è una di quelle che determinano molto la qualità (ed a volte anche il costo) di una lente grandangolare.

Purtroppo il Tamron nonostante il suo invadente paraluce, soffre di flare anche in casi un cui il sole o forti fonti luminose non sono presenti nel fotogramma.

Rimuovere artefatti luminosi non è per niente facile, a volte sono gradevoli a volte danneggiano completamente lo scatto. E qui un altro punto va al Canon.

Il paraluce in questi casi è fondamentale e la possibilità di poterlo rimuovere e montare tranquillamente dei filtri ND/polarizzatori circolari a vite dal prezzo contenuto senza bisogno di costosissimi sostegni mi ha portato ulteriormente verso il Canon.

Da tenere di conto che per le ottiche più comuni come questa (ed anche il 17-40, il 24-70, il 24-105, il 70-200) di casa Canon il diametro esterno per i filtri è da 77mm e quindi i tuoi ND, UV e Polarizzatori che hai già o che acquisterai saranno utilizzabili.

Il prezzo inferiore di un paio di centinaia di euro, una borsa fotografica più leggero, uno stabilizzatore performante che ti permette di scattare anche con tempi di scatto più lunghi della velocità di sicurezza ed una meccanica ed ergonomia familiari, mi hanno fatto scegliere definitivamente il Canon.

DOPO QUALCHE MESE CON IL Canon 16-35 f/4 L IS USM

canon 16-35

Dopo qualche mese dall’acquisto e averlo testato nelle condizioni più difficili come: lunghe esposizioni notturne, paesaggi diurni con un utilizzo di cavalletto e filtri ND, street photo, fotografia di interni, musei e fotografia sottopalco di concerti, ti posso garantire che ha soddisfatto a pieno le mie aspettative e ben oltre.

Mi sento veramente di consigliarti questa lente che a parte rari casi è la lente che resta sempre innestata al mio corpo macchina.

Ad oggi, se devo uscire con una sola lente, senza dubbio la mia sete grandangolare me la fa scegliere rispetto ad altri tuttofare e fissi dalle grandi aperture.

La qualità e la nitidezza sono veramente incredibili e mi sento anche di consigliartela se hai un corpo macchina APS-C e prevedi per il futuro un upgrade in Full Frame (In questo caso si comporterà come ottimo tuttofare dalla qualità eccelsa con una lunghezza equivalente di circa 25-60 mm).

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LE ALTERNATIVE

In caso tu possa permetterti di spendere quei 100/200 € in più rispetto al Canon 16-35 mm f/4L IS USM, e tu necessiti di aperture maggiori rispetto alla possibilità di mantenere contenuti i costi di eventuali filtri ti consiglio comunque il Tamron 15-30mm f/2.8 VC USD, che comunque in questo scozzo ha retto il colpo fino alla finale.

Nel caso in cui i tuo budget è più contenuto, predecessore del Canon EF 16-35mm f/4L IS USM e sempre molto valido c’è il Canon EF 17-40mm f/4L USM.

Lo si trova ad oggi sul sito di Mr Bezos (Amazon) tenendo d’occhio le offerte, al prezzo di 628,00€ .

Alla fine dei conti, i concorrenti di terze parti costano circa la stessa cifra ma non reggono assolutamente il confronto sulla qualità.

Nel caso opposto invece, ovvero che il tuo budget te lo permette, la terza versione del f/2.8, ovvero il Canon 16-35 mm f/2.8 L III USM , è veramente un’ottica molto molto valida.

Oppure se vuoi un grandangolo superlativo che nemmeno il tuo sguardo riesce ad avere così tanto campo il Canon EF 11-24mm f/4 L USM saprà soddisfare le tue esigenze.

Tracolle Stroppa. L’alternativa efficace e di classe

Ogni giorno ricevo moltissime richieste di consigli, ma pochissime per quanto riguarda le tracolle, nonostante siano un accessorio che io ritengo fondamentale per fare fotografia. In questo articolo voglio parlarti delle tracolle Stroppa. Dichiarazione etica: il materiale ci è stato inviato per la recensione direttamente dal produttore. Non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo o indicazioni particolari. Hanno chiesto esclusivamente un nostro parere sulla qualità del prodotto testandolo e valutandolo con obiettività.

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Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

PERCHÉ LE TRACOLLE SONO IMPORTANTI

Sembra una domanda banale ma quello che riscontro è che, generalmente, le persone danno poca importanza alle tracolle da abbinare alle proprie fotocamere.

Solo certi specialisti di settore, o fotografi “navigati”, con il tempo si rendono conto di quanto sia importante questo accessorio.

Spesso si accende, nella testa del fotografo, la “lampadina” sull’importanza della tracolla quando incontrano un collega/amico che ne ha una di particolare.

Ecco… proprio su questo punto si potrebbe parlare per ore.

Di tracolle differenti da quegli “obbrobri” che ti danno in dotazione (tranne Leica che ti dà in dotazione tracolle di qualità e dal costo molto elevato, in perfetta linea con il target di utenti ai quali si rivolgono, in fondo) ce ne sono a bizzeffe.

Trovi:

  • tracolle in pelle di vari spessori e larghezze (di classe ed eleganti),
  • tracolle che sono una semplice fettuccia di stoffa,
  • tracolle monospalla (tipo quelle brevettate “BlackRapid"),
  • tracolle con attacchi rapidi (tipo quelle Peak Design),
  • tracolle in “fune/spago”.

Capisci bene anche tu che è veramente complesso individuare quella che fa per te tra tutte le possibili varianti in commercio e solo chi è in posizione fortunata come la mia ha, magari, modo di testarne parecchie per individuare quella più adatta.

Io ad esempio ho tracolle BlackRapid, Peak Design, in pelle fornite con la LeicaQ, quelle classiche. Ora ho avuto modo di provare per un bel mese tre modelli di tracolle by Stroppa.

Le tracolle Stroppa rientrano in quelle indicate nell’ultimo punto, ovvero ricavate da materiali che sembrano dei pezzi di fune/spago.

Non ti dirò che queste tracolle sono le migliori del mondo, perché in fondo non esistono le tracolle “migliori” ma solo quelle più adatte a te.

In questo articolo andrò a spiegarti cosa ho trovato di interessante in queste tracolle e cosa non mi ha convinto e cercherò di essere il più obiettivo possibile nel darti un consiglio per l’acquisto.

Andrò a confrontarle anche con altre tracolle di cui sono in possesso, in modo che se ne possiedi qualcuna anche tu, potrai avere un riscontro tangibile di quello che dico.

LE PARTICOLARITÀ DELLE TRACOLLE STROPPA

Stroppa mi ha mandato 3 tipologie di tracolla, che rispecchiano la loro attuale produzione, opportunamente scelte da me:

  • il modello Flex
  • il modello Duo
  • il modello Active

Sono tre tipologie di tracolla con caratteristiche ben mirate, che ti illustrerò nello specifico nei prossimi paragrafi, e con degli aspetti comuni di cui ti parlo subito.

LE CARATTERISTICHE UGUALI

La particolarità che le accomuna è, per l’appunto, il fatto che sono in sostanza dei pezzi di materiale simile ad una fune con, alle estremità, anelli in acciaio analoghi a quelli che trovi nei portachiavi, necessari per attaccarle agli agganci delle fotocamere.

Le estremità sono state realizzate con degli inserti in cuoio molto spessi e cuciti in modo che l’anello possa essere ben fisso e sostenere il peso e gli sfregamenti per tanto tempo, senza mai consumarsi o rompersi.

Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Hanno anche inserito un appendice in pelle che va a proteggere il bordo della fotocamera dallo sfregamento, quasi inevitabile, che avrebbe con l’anello in acciaio.

Questa appendice è fissa e cucita assieme agli inserti in cuoio, quindi non si può togliere.

Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Questa soluzione del bavero in pelle che protegge il bordo della fotocamera è veramente un tocco di classe che non si trova in molte tracolle.

Ho “rovinato” parecchie fotocamere negli anni passati proprio per la mancanza di questa “piccola soluzione”.

Ricordo ancora la mia Canon 5D con la vernice tutta scheggiata, scrostata e rovinata in prossimità degli attacchi della tracolla. Il tutto dovuto alla mancanza di una semplice protezione.

Purtroppo sono piccoli elementi ai quali all’inizio, se non sei esperto e non hai già vissuto il danno in qualche tua fotocamera precedente, non ci pensi. Acquisti la tua bella tracolla nuova e via… ti accorgi solo dopo qualche giorno che ha rovinato la vernice della fotocamera.

Credimi… non è piacevole.

In questo caso però, con tutte le tracolle Stroppa, saresti perfettamente a posto e non rischieresti di far danni.

LA COMODITÀ DEI POCHI MODELLI STROPPA

Un’altra cosa che ho apprezzato moltissimo appena entrato nel sito web Stroppa, che tra le altre cose non vende solo tracolle ma anche accessori, è stata la presenza di soli 3 modelli disponibili.

Spesso quando vai in un qualche sito web di produttori di tracolle, trovi decine di modelli e rischi di non capirci più nulla dopo un'ora di valutazione. Questo per me è frustrante.

Prendi ad esempio il sito web della BlackRapid: trovi 12 tipologie di tracolla, senza considerare le fettucce per tenere le fotocamere attaccate al polso.

Troppi modelli significa troppa difficoltà nel capire quale sia il più adatto a te.

Stroppa invece ha 3 modelli ben specifici, differenti tra loro sulla base di caratteristiche ben chiare e spiegate in poche righe.

Tu devi solo decidere di che lunghezza le vuoi (e anche in questo senso hanno adottato una soluzione veramente semplice per farti capire la lunghezza della tracolla, di cui ti parlerò tra poco).

Ecco nel dettaglio i tre modelli che ho provato:

LA TRACOLLA FLEX BY STROPPA

Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Nel loro sito la descrivono come:

Morbida e facile da piegare ma è quasi impossibile romperla. Essendo pratica e resistente, è una scelta perfetta per coloro che apprezzano la funzionalità degli accessori e hanno un approccio minimalista alla vita. Disponibile nei colori nero, rosso e verde mimetico.

La descrizione è perfetta. Di solito “più robusta” è la tracolla e “più rigida” si presenta nell’uso.

Questo modello è per l’appunto un compromesso tra “morbidezza” e senso di “robustezza” oltre ad essere molto elegante. Per questo motivo è la tracolla che ho abbinato alla mia LeicaQ.

Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Al tatto sembra una “fune da scalatore” che puoi trovare in tanti negozi specializzati di sport; quindi è tonda e caratterizzata da un’anima, poi rivestita, ma subito ti rendi conto che sono molto diverse.

La superficie è morbida e abbastanza liscia.

Comoda da tenere anche appoggiata direttamente sulla pelle e quindi si può utilizzare anche d’estate senza nessun problema.

LA TRACOLLA DUO BY STROPPA

Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Nel loro sito la descrivono come:

La sua intrecciatura densa conferisce una forza potente mentre il materiale morbido dà una sensazione calda e confortevole. Combinando la morbidezza del materiale e la resistenza, si adatta a un fotografo che ha l'abitudine di impressionare gli altri. È la scelta migliore per una persona che desidera distinguersi. Disponibile in due colori: Bianco & Nero o Blu Navy.

A parte la considerazione sul tipo di fotografo per il quale è pensata, che può essere condivisibile o meno, di fatto si presenta esattamente come nella descrizione:

  • Sensazione di robustezza estrema.
  • Più rigida del modello “Flex”, è composta da un’anima rigida, poi rivestita, che le dà una conformazione tonda esattamente come il modello precedente.
  • La superficie è meno liscia del modello “Flex” e dà l’impressione di toccare la superficie di un panno in micro-fibra. La leggera peluria superficiale, appena percettibile, dà esattamente una sensazione di “calore”.
Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Questa tracolla non l’ho tenuta in considerazione per questa stagione calda (sto scrivendo l’articolo in un caldo giorno di fine Maggio) perché ho paura che possa farmi sudare.

LA TRACOLLA ACTIVE BY STROPPA

Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Nel loro sito la descrivono come:

Questa tracolla è dura. Puoi maltrattarla come ti pare. È una scelta perfetta per i fotografi più esperti che trascorrono tutto il loro tempo negli ambienti più difficili. È disponibile in qualsiasi colore purché sia nero.

Anche in questo caso la battuta finale è molto divertente, ma per il resto rispecchia esattamente le sue caratteristiche.

È molto diversa dalle prime due, ed infatti se non ricordo male è l’ultima che hanno introdotto.

  • Al tatto la superficie è esattamente la stessa del modello “Flex”, quindi con un’intrecciatura liscia, ma con la differenza che “non è imbottita”.
  • Non ha, in pratica, un’anima rigida come i primi due modelli e di fatto non è tonda come sembra in foto, bensì piuttosto “piatta”.

O meglio… non va confusa con una tracolla a fettuccia, ma si tratta proprio di un rivestimento senza nulla al suo interno, quindi vuoto.

Questa sua caratteristica la rende:

  • estremamente morbida;
  • adatta sia come tracolla ma anche per essere avvolta attorno a un polso proprio per il fatto che è estremamente flessibile;

Dà un senso di minore resistenza, ma sul sito la indicano proprio come la tracolla ideale per chi deve “fare il lavoro duro” quindi sono solamente impressioni sbagliate, date forse dal fatto che ho avuto modo di confrontarle con gli altri due modelli.

Questa tracolla è stata abbinata alla mia Olympus EM1 Mark II che utilizzo per i “lavori duri”. Non che la LeicaQ non sia in grado di farli, ma la Olympus preferisco usarla proprio in tutti quei contesti dove non voglio avere la paura di “rovinare” una macchina da 4000 Euro. :D

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LA MIA ESPERIENZA CON LE TRACOLLE STROPPA

Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Dopo un mesetto passato a usare le tracolle STROPPA sono rimasto impressionato principalmente da questi aspetti:

  • qualità costruttiva. Sono prodotti di ottima fattura e mi sento di dire che probabilmente hanno una qualità sopra la media al prezzo cui sono vendute.
  • sono molto eleganti. La Flex e sopratutto la Duo sono i due modelli che balzano subito all’occhio quando andate in giro. Non a caso sulla LeicaQ versione “Titanium Grey” è stata messa in dotazione una tracolla che, a guardarla bene, sembra proprio una “Stroppa”.

Non hanno tuttavia solo aspetti positivi anche se va fatta una premessa: questa tipologia di tracolla ovviamente è agli antipodi rispetto a una BalckRapid o Peak Design.

Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Questi sono gli aspetti negativi che ho riscontrato:

  • L’anello in acciaio, vista anche la protezione in pelle prevista per evitare che i bordi delle fotocamere possano rovinarsi, è difficile da innestare sugli attacchi della fotocamera. Dovrebbero fare come in Fuji, dove danno in dotazione un piccolo attrezzo che aiuta ad “agganciare” la tracolla ai supporti nella fotocamera.
  • Non hanno considerato che certi modelli di fotocamera, ad esempio la LeicaQ, possano essere dotati di fondine protettive. La mia è per l’appunto dotata di una fondina in pelle originale Leica, già provvista di protezione in prossimità dei supporti fotocamera per evitare che eventuali agganci possano rovinare la vernice della fotocamera. Il fatto che non si possano togliere dalle tracolle Stroppa le appendici in pelle, comporta di fatto la situazione che si “sovrappongano” rendendo un po’ rigido tutto lo snodo.
  • Le tracolle Stroppa sono fatte per essere messe su e mai tolte. In certi casi, invece, dovrebbe essere studiata una soluzione, specie per il modello “Active”, che permetta di toglierla e metterla più velocemente, tipo una soluzione in stile PeakDesign, con i loro attacchi rapidi.
Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

CONCLUSIONI

Te la consiglio? Il verdetto è del tutto positivo per quanto mi riguarda.

Uso le tracolle Stroppa sulla mia LeicaQ e nella Olympus EM1 Mark II (clicca qui per leggere la recensione), quindi se le uso, pur disponendo di tracolle PeakDesign e BlackRapid un motivo c’è.

  • Se cerchi un prodotto elegante, moderno e bello da sentire in mano o al collo, allora non ci sono dubbi. La varietà di colori e soluzioni, nonostante siano solo 3, è più che sufficiente per individuare il modello giusto per te.
  • Se invece cerchi un prodotto per fare del lavoro duro devi fare una valutazione personale: la versione Active sicuramente è adatta allo scopo ma non ha attacchi rapidi come potrebbe avere, invece una BlackRapid o meglio ancora il sistema PeakDesign.

Tuttavia, la stessa caratteristica potrebbe essere il suo pregio: quando stai facendo del lavoro duro, potresti contare su una tracolla che “non si stacca manco cascasse il mondo” o che renda “difficile sganciarla” in tutti i contesti (a differenza delle PeakDesign che, volendo, sganci con una mano sola).

DOVE ACQUISTARLE

Le tracolle Stroppa puoi acquistarle nel loro store ufficiale ad un prezzo che va dalle 30 alle 33 Euro circa, quindi a un prezzo buono e alla portata di tutti.

Devi solo scegliere il modello e la lunghezza a te più congeniali:

Clicca qui per andare al loro store

Ah… quasi dimenticavo. Come si fa a determinare la lunghezza giusta della tracolla? In fondo non sono tracolle “regolabili”.

Beh… Stroppa ha trovato la soluzione in modo semplice:

  • ha fotografato la stessa modella che indossa una fotocamera con tutte le lunghezze disponibili della tracolla. Viene anche indicata l’altezza della modella, giusto per farti capire (e si tratta di una ragazza di altezza media).
Tracolla Stroppa
Tracolla Stroppa

Questo ti dà modo di capire, molto rapidamente, quanto in basso o in alto ti ritrovi la fotocamera.

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Olympus E-PL7 e E-PL8. Valgono la pena?

Ciao, sono di nuovo qui su Tecnica Fotografica per esprimerti la mia opinione su queste due fotocamere Olympus E-PL. Quella che leggerai qui è una mia personale opinione su queste macchine e non devi prenderla come un valore assoluto, ma interpretare questo articolo solo come un consiglio, esente da interessi, nel caso in cui tu fossi interessato a sapere qualcosa in più su questi due corpi macchina. Dichiarazione etica: non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te ma sostieni il progetto! Grazie!

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UNA RECENSIONE DI COPPIA E-PL

In questi giorni sto analizzando per Tecnica Fotografica i prodotti di tutta la gamma Olympus per cercare di fare chiarezza su ogni modello attualmente sul mercato, esaminarne le caratteristiche, commentarle e farti capire come la penso, facendo un’analisi complessiva di ciò che ogni macchina è in grado di fare e soprattutto di non fare.

Sono sicuro che anche tu avrai notato una cosa strana in questo articolo. Come mai, questa volta, sotto i riflettori ci sono due macchine in contemporanea?

Non meritano ognuna delle due una recensione dedicata? Sì e no.

PRIMA DI TUTTO VEDIAMO COSA SONO

La E-PL 7 e la E-PL 8 sono due fotocamere mirrorless della Olympus. Entrambe con sensore Micro QuattroTerzi.

Olympus E-PL

Sono due modelli della gamma PEN, e questo è sinonimo di compattezza senza compromessi ma, come abbiamo visto nella recensione della PEN E-PL9, la compattezza non è indice di basse prestazioni.

PER QUALE TIPOLOGIA DI FOTOGRAFO VENGONO PENSATE?

Ami la fotografia? Vuoi sempre con te qualcosa per scattare? Ti piace viaggiare leggero? Non vuoi nemmeno sentir parlare di borse, bagagli e zaini fotografici? Beh, se la tua risposta è sì a tutte e quattro queste domande dovresti veramente valutare l’idea di acquistare una fotocamera mirrorless Olympus della serie PEN.

Il loro rapporto tra compattezza, portabilità, prezzo e prestazioni le rende macchine con una vera marcia in più.

OLYMPUS E-PL. VALIDE MA...

Sono sempre rimasto molto stupito nello sviscerare le caratteristiche e le prestazioni dei modelli del marchio Olympus per Tecnica Fotografica, innamorandomi ogni volta di ognuno dei prodotti analizzati.

Grazie alla recensione di Alessio ho scoperto le incredibili prestazioni della Olympus PEN-F (clicca per leggere l'articolo). Ho avuto modo di poterti parlare dell’intera gamma Olympus e in modo molto entusiastico della OM-D EM 5 Mark II.

Penserai: “facile entusiasmarsi per modelli che sono quasi dei top di gamma!”

Ebbene, sappi che stai sbagliando, perché quando ho recensito la PEN E-PL9, sono partito con aspettative molto basse, ma ne ho successivamente rivalutato la posizione nella mia personale classifica delle macchine fotografiche in commercio.

Questa volta, però, la scintilla per queste due macchine non è scattata. Cerchiamo di capire il perché.

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE OLYMPUS E-PL

IL SENSORE

La prima cosa che salta all’occhio è che in entrambe le fotocamere troviamo lo stesso sensore Micro QuattroTerzi da 16,1 Megapixel, utilizzato tuttora nella E-PL9. Si tratta anche del medesimo sensore della OM-D E-M10 Mark III.

Il sensore, quindi, è un ottimo punto a favore di queste macchine.

LO STABILIZZATORE

Lo stabilizzatore è il pezzo forte delle Olympus e anche su queste PEN troviamo uno stabilizzatore della tipologia di spostamento del sensore.

Lo stabilizzatore sul sensore è un’ottima invenzione che permette ai sensori Micro QuattroTerzi di sopperire alla loro superficie più ridotta, dandoti la possibilità di dilatare di molto la velocità minima di scatto, senza avere effetti di mosso o micromosso nelle foto.

Come già spiegato nei miei articoli precedenti questo sistema è vincente perché ti permette di non dover acquistare lenti stabilizzate molto costose e, generalmente, meno definite.

(Le lenti stabilizzate hanno dei gruppi di lenti in più al loro interno rispetto alle lenti non stabilizzate, questo per permettere all’ottica la stabilizzazione. Di conseguenza la luce che entra nella tua fotocamera sarà sempre meno nitida per ogni vetro che attraversa; quindi meno vetri la lente contiene, più ne guadagna in nitidezza).

Lo stabilizzatore in queste macchine fotografiche lavora su 3 assi. Questo vuol dire che permette di assorbire micro shock di movimenti su 3 assi. Non è fenomenale come il 5 assi della OM-D EM 5 Mark II, ma fa il suo lavoro ed è il medesimo stabilizzatore della E-PL9.

IL MONITOR

Lo schermo di queste macchine fotografiche è il medesimo, con la solita comodissima possibilità di muoversi di 80° verso l’alto per quando dobbiamo scattare con la macchina più bassa del nostro viso e di 180° verso il basso per poterti scattare comodamente dei selfie, senza dover fare più tentativi per aver azzeccare l’inquadratura.

La possibilità di snodarsi è la medesima della E-PL9 con la differenza che nella OLYMPUS E-PL 7 e nella OLYMPUS E-PL 8 la risoluzione è di 1037 mila punti e nella E-PL9 è di 1040 mila punti. Oserei dire una differenza quasi impercettibile su di uno schermo da 3 pollici.

I FORMATI DI SCATTO

Entrambe le macchine scattano sia in RAW che in JPG con una frequenza media fino a 8 fps per circa 20 fotogrammi RAW e a capacità della memoria per i file JPG.

Tutto ottimo, ma niente in più o in meno rispetto alla E-PL9.

IL WI-FI

Anche in questo caso, come per il modello superiore, ritroviamo il Wi-Fi che ti permette di spostare in modo immediato i files dalla memory card allo smartphone (ovviamente con l'app dedicata, disponibile sia per iOS che per Android).

C’è da dire, però, che nella E-PL9 sono riusciti a diminuire sensibilmente i consumi della batteria per queste operazioni wireless, considerato che la sua durata non è elevata..

I FILTRI CREATIVI

I filtri creativi non mancano e sono più o meno gli stessi in entrambe le macchine.

Sono in numero minore rispetto a quelli della E-PL9, ma sapete già come la penso…meglio scattare in RAW e apportare le modifiche successivamente in Lightroom con dei buoni preset (come quelli di Alessio Furlan e Marco Fadelli).

L’opzione dei filtri creativi la reputo poco necessaria, ma questa è una visione soggettiva dovuta al mio modo di scattare. Preferisco, infatti, scattare con la fotocamera e importare i RAW nel computer per poi svilupparli con un software dedicato.

Se sei, però, una persona che non può permettersi tutto questo iter, oppure che non ha sempre a disposizione con sé il proprio computer, che scatta spesso fuori casa e ha la necessità di postare entro poco tempo lo scatto sui social, la scelta di questa fotocamera può essere una soluzione valida e veloce. Per come scatto io, invece, non risulta un'opzione ottimale.

LE DIMENSIONI

Pochi decimi di millimetro separano una macchina dall’altra, rendendole veramente poco differenti tra di loro e rispetto alla sorella maggiore.

Olympus E-PL

Per quanto riguarda il peso la differenza tra la più leggera e la E-PL9 è di soli 23 grammi (includendo memory card e batteria).

Come un po’ per tutte le Olympus la compattezza ha determinato la presenza di una batteria di dimensioni più piccole e, quindi, di durata ridotta obbligando tutti gli utenti che scattano molto o che rimangono fuori per molte ore e giorni a doversi dotare di un sostanzioso parco batterie oltre che al parco memory card.

IL MIRINO

Entrambe le fotocamere sono sprovviste di mirino ed è possibile inquadrare la scena solo tramite il monitor. Per alcuni può essere un limite, ma per chi si sta avviando verso il mondo delle mirrorless la mancanza del mirino non dovrebbe risultare un problema.

Per chi, però, non può proprio farne a meno, esiste un view finder prodotto da Olympus che si può applicare sulla slitta del flash e funziona perfettamente come se si trattasse di un view finder built-in.

Le OLYMPUS E-PL 7 e la OLYMPUS E-PL 8 sono gli ultimi due modelli dov'è possibile montare il view finder esterno. La compatibilità è stata rimossa sulla E-PL9. Di conseguenza se proprio non puoi farne a meno tienine di conto. Personalmente ti consiglio di tenere conto anche dell’ingombro in più che ha quest'optional, che, oltretutto, va ad occupare la slitta per un eventuale flash.

IL FLASH

In queste due macchine il flash c’è, ma non è integrato. Ovvero nella confezione c’è un piccolo flash esterno da poter inserire nella slitta superiore della macchina. Non è, invece, presente un flash integrato nel corpo macchina.

Questo fattore ti obbliga a dover portare con te un, seppur piccolo, componente in più.

La mancanza del flash è stata, poi, colmata nella E-PL9 mediante l'integrazione di un flash pop-up nel corpo macchina.

IL DESIGN

Il design di queste macchine è vincente, estremamente compatto e tutto in metallo con finiture in ecopelle; tutti i modelli sono disponibili in diverse colorazioni. Ispirato al design retrò delle vecchie PEN, esso rimane fedele ma, allo stesso tempo, rinnovato. Con le ottiche tuttofare di serie rimane molto compatto.

La sporgenza sul lato destro della fotocamera ne favorisce l’impugnatura, ma rimane, comunque, un po’ esigua e di poco aiuto nel caso in cui andassi a montare un’ottica più pesante e sporgente.

MODELLI DI FASCIA BASSA O MODELLI VECCHI?

C’è da fare chiarezza su questa strategia di mercato inusuale per altre case produttrici.

Solitamente, sia nell’ambito dei computer che degli smartphone e delle macchine fotografiche, siamo abituati che quando esce un nuovo modello il modello precedente tende a sparire in pochi mesi. Perché?

Questo favorisce un’impennata nelle vendite del nuovo prodotto e una svalutazione e un’obsolescenza del vecchio molto più veloce.

Questo fatto, inoltre, rende la gamma dei prodotti sul mercato molto all’avanguardia e più solida alle critiche esterne, permettendo al marchio di non “svalutare” i propri prodotti abbassandone il prezzo pur di renderli vendibili.

A differenza di altri marchi e modelli le E-PL attualmente sul mercato non sono delle macchine uscite contemporaneamente, con differenti caratteristiche e potenziali.

Sono semplicemente l’evolversi dello stesso modello negli anni.

Ebbene sì, siamo di fronte a due modelli un po’ più vecchiotti dell'attuale ultima uscita, la PEN E-PL9:

  • La OLYMPUS E-PL 8 è uscita sul mercato nel 2016
  • La OLYMPUS E-PL 7 è uscita sul mercato nel 2014

Questo vuol dire che tutta l’evoluzione tecnologica che c’è stata negli ultimi 4 anni in casa Olympus non ha riguardato questi modelli, nei quali molte cose sono rimaste invariate.

AMAZON: “VEDI IL MODELLO PIÙ RECENTE DI QUESTO ARTICOLO!”

Io cerco sempre di non farmi influenzare dalle strategie di marketing che ti spingono a spendere per avere sempre l’ultimo modello disponibile.

Ammettilo, anche tu non vedi l’ora di puntare un nuovo prodotto per comprarlo e testarlo.

E questo desiderio si fa ancora più forte quando il nuovo modello della tua fotocamera esce in commercio.

Tranquillo, è successo anche a me. Ti consiglio, però, di fermarti un attimo e ragionare.

In questo caso ammetto di essermi trovato in difficoltà, quando sono andato a guardare i prezzi di queste due fotocamere per scrivere questo articolo.

Anche Amazon nella pagina mi consigliava di visualizzare il modello più recente in commercio e da qui mi sono sorti i dubbi se fosse ancora un acquisto valido o meno.

TIRANDO LE SOMME NE VALE LA PENA?

Andiamo a fare un’analisi finale, tirando in ballo anche qualche prezzo.

Sul sito di Mr. Bezos troviamo i seguenti prezzi:

OLYMPUS E-PL 7

OLYMPUS E-PL 8

I prezzi non seguono una reale logica, perché troviamo il modello più nuovo, ovvero la OLYMPUS E-PL 8 con obiettivo kit ad un prezzo inferiore della OLYMPUS E-PL 7, quindi, senza dubbio, ti consiglierei la OLYMPUS E-PL 8.

Bisogna, però, valutare l’offerta nel complesso e non fermarsi solo a ciò che ho scritto in questo articolo. Va tenuto conto di quanta differenza c’è con gli ultimi modelli usciti, ed è questo che secondo me porta a escludere questi due modelli meno recenti.

Se osservi i prodotti consigliati da Amazon, nella stessa pagina visualizzerai una E-PL9 solo corpo a 549,00 € ed una E-PL9 con Kit M. Zuiko 14-42mm f/3,5-5,6 a 699,00 €.

Se sei, quindi, un possessore di altre fotocamere Olympus e hai già delle ottiche per Micro QuattroTerzi, senza alcun dubbio ti consiglio la E-PL9 solo corpo.

Non perché non siano valide le altre due, ma perché si tratta di un modello più recente e più performante che puoi ottenere per una differenza di soli 110€.

Se invece devi partire da zero perché non hai ottiche e quindi si tratterebbe della tua prima Mirrorless Micro QuattroTerzi, l’offerta della OLYMPUS E-PL 8 in kit a 551,82 € non è per niente male. Se non sei proprio alle strette aspetta qualche mese perché con solo 140€ in più ti potrai prendere il modello più recente e performante della serie PEN-E.

Per quanto riguarda la OLYMPUS E-PL 7 mi sento di sconsigliartene l’acquisto perché rischi veramente di trovarti un oggetto (seppur valido) tecnologicamente un po’ passato e di difficile rivendita, nel caso in cui ti trovassi in un futuro a voler fare un upgrade della tua attrezzatura e a volerla rivendere nel mondo dell’usato.

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Tavoletta grafica: Guida all’acquisto

L’uso della tavoletta grafica in fotografia è un argomento spesso poco trattato eppure si tratta di uno strumento quasi “irrinunciabile” per chi smanetta con i più comuni software di post-produzione. Allora perché non fare un articolo dove analizzare questo fantastico strumento?

In questa guida cercherò di spiegarti le caratteristiche principali della tavoletta grafica e quella che ti si addice di più in base ai tuoi bisogni.

Prima, però, bisogna capire cos’è questa “tavoletta grafica” e per quale motivo può sostituire in modo migliorativo l’abituale “mouse”.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

COS’È LA TAVOLETTA GRAFICA

Tavoletta grafica

Sono dei fogli virtuali tramite i quali è possibile trasferire sullo schermo del monitor tutto ciò che viene disegnato sulla superficie dell’aerea di lavoro di questo “foglio”, tramite l’uso dell’elettromagnetismo.

Messa in altro modo puoi immaginare che lo schermo del tuo computer (monitor) sia proiettato sulla tavoletta grafica; quindi in pratica con la penna vai a interagire con il monitor.

Di fatto ci sono anche delle tavolette grafiche che sono del tutto e per tutto dei monitor ma te ne parlerò più avanti in questo articolo.

PERCHÉ SCEGLIERE UNA TAVOLETTA GRAFICA

Tavoletta grafica

Tu, ma pure io, all’inizio ti sarai chiesto in modo un po’ scettico:

“A cosa potrebbe servirmi una tavoletta grafica se ho a disposizione un computer con un ottimo mouse?”

In effetti questi fogli virtuali ti permettono di essere ancora più veloce e preciso nella fase di post produzione in quanto, grazie alla qualità del sistema nel percepire il tipo di tratto che fai (pressione, durata, intensità ecc…), ti consentono di fare delle selezioni migliori di quelle che puoi fare con il miglior mouse in commercio e quindi di poter ritoccare la foto in maniera ancora più dettagliata.

Grazie al fatto che ormai le tavolette sono molto sensibili alla pressione che viene esercitata su di esse dalla penna (possono esserci fino a 1024 livelli di pressione differenti riconosciuti dalle tavolette), i computer, in combinazione con il software grafico, sono in grado di interpretare tale pressione in modo da variare dinamicamente l’intensità del colore e lo spessore della linea e tanti altri fattori.

Per questi motivi se sei un fotografo professionista, o anche un principiante che vuole implementare la qualità delle sue foto, te ne consiglio vivamente l’acquisto.

COME SCEGLIERE LA MIGLIORE TAVOLETTA GRAFICA

Tavoletta grafica

Faccio una premessa: ovviamente molto dipende dagli obbiettivi e risultati che vuoi ottenere, quindi devi sempre valutare la mia opinione in parte influenzata dalle mie necessità e preferenze, nonostante la mia volontà di essere il più oggettivo possibile.

Successivamente cercherò anche di indicarti, in base al tuo lavoro, quale sarebbe la tavoletta grafica che più ti si addice.

PER INIZIARE

Più in generale, la scelta della tavoletta grafica tra le varie opzioni si basa soprattutto su:

  • Utilizzo: cioè la tua esperienza in questo settore.
  • Caratteristiche costruttive: cioè la dimensione dello schermo per permetterti di portarla sempre con te.
  • Il tuo Budget (prezzo): se sei disposto a pagare intorno ai 100€ o tra 100-200€ o una fascia di prezzo ancora più alta.
  • Caratteristiche tecniche: ad esempio la risoluzione nella tavoletta grafica indica la precisione della tavoletta nel trasformare in tempo reale i movimenti della penna in spostamenti del cursore sullo schermo del pc: essa è, quindi, fondamentale per la buona riuscita e per i dettagli di disegni e ritocchi. La risoluzione della tavoletta grafica si misura in LPI, cioè linee per pollice, oppure in DPI, ossia punti per pollice (ne parlo in questo articolo): più il valore della risoluzione è alto, più la tavoletta sarà precisa. Una buona risoluzione per una tavoletta grafica di medio utilizzo è 2000 LPI.

Altro elemento importante è la qualità del pennino, esso si può dividere in:

  • “senza batteria”, che ti permette di ricaricarlo direttamente tramite la tavoletta grafica utilizzando la risonanza elettromagnetica;
  • “con batteria” che spesso ha una forma un po’ più grande.

Ora cercherò, come detto precedentemente, di consigliarti il modello di tavoletta grafica adatto a te.

I TIPI DI TAVOLETTA GRAFICA

Ne esistono principalmente 3 tipi. Guardiamoli insieme:

TAVOLETTE GRAFICHE BASE

Tavoletta grafica

Come dice il nome, ovviamente, questa tavoletta è dedicata a chi non è un professionista nel settore ma che pretende di avere comunque per le mani uno strumento più comodo, preciso ed efficace di un mouse di fascia alta.

La sua dimensione di solito si aggira sul formato A4(il classico foglio che trovi nelle fotocopiatrici o la facciata di un quaderno, per capirci).

Il suo prezzo può oscillare tra i 50 e i 150€, quindi molto basso per un accessorio così importante.

Verso la fine di questo articolo ti porterò comunque dei suggerimenti utili per fare l'acquisto mirato.

Ovviamente la qualità, ad un prezzo così basso, non può essere la migliore, ma se non sei un professionista “sfegatato” è più che sufficiente per fare della buona post-produzione. Sicuramente meglio di quella che fai col mouse.

CONSIDERAZIONI

Vantaggi: costano poco, sono facili da trasportare, la qualità di alcuni modelli è comunque buona, sono un buon modo per iniziare.

Svantaggi: materiali spesso non al top, alcuni modelli sono di scarsissima qualità e funzionano così così, non sopportano un ritmo di lavoro intenso, tanto che già dopo un anno di utilizzo dimostrano tutti i segni d’uso e consumo.

TAVOLETTE GRAFICHE PRO

Tavoletta grafica

La sua dimensione si aggira tra i formati A3 e A5.

Questi modelli spesso supportano anche la modalità wireless, quindi sono molto comodi da portare in giro. Il prezzo può variare dai 60 ai 300€.

CONSIDERAZIONI

Vantaggi: hanno un costo abbastanza decente per essere uno strumento così all’avanguardia, facilmente trasportabili.

La qualità di alcuni modelli è eccellente, sono ottimi strumenti di lavoro per un Pro della post produzione, garantiscono ottime prestazioni.

Svantaggi: alcuni modelli di ignota produzione cinese (con tutto il rispetto…) non garantiscono le prestazioni che promettono, il difetto più comune è la mancanza della corrispondenza precisa mano-occhio, cioè la mano lavora in una posizione che non coincide con quella che l’occhio guarda.

TAVOLETTA GRAFICA CON DISPLAY SENSIBILE

Tavoletta grafica

È il modello più costoso e più professionale, infatti è consigliato a chi lavora molto nell’ambito pubblicitario e ha a che fare con lunghe post-produzioni.

Il suo prezzo va dai 300 ai 3000€. Per quanto riguarda la sua dimensione: supera i 10 pollici fino ai 13 pollici.

CONSIDERAZIONI

  • Vantaggi: altissima qualità, facile da usare, minore stress e fatica nel lavoro, maggiore velocità e precisione nel lavoro
  • Svantaggi: i prezzi sono molto alti, le dimensioni e i collegamenti non consentono una buona trasportabilità del prodotto. Sono strumenti pensati per usi stabili in uffici e postazioni creative.

LE MIGLIORI MARCHE

Ora invece passerò a proporti quali sono, secondo me, le migliori marche a cui fare riferimento per l’acquisto della tua tavoletta grafica in base anche, ovviamente, alle tue competenze.

Tieni anche in considerazione che i modelli che ti propongo sono disponibili "ora", ma potresti trovare online anche il modello nuovo, appena aggiornato (che si individua per qualche numero nella sigla di differenza), oppure il modello appena precedente che - magari - è stato rinnovato solo nell'estetica e praticamente nulla nelle caratteristiche tecniche.

Tavoletta grafica

LA MIGLIORE PER I PRINCIPIANTI

Wacom CTH-490

Per chi vuole davvero cominciare a disegnare e creare sul serio, il prodotto migliore è la Wacom CTH-490. Il foglio misura 152 x 94 mm e la comoda penna ergonomica funziona senza batterie.

La penna dà la possibilità di usare 1024 livelli di regolazione della pressione e due tasti funzione, mentre quattro tasti ExpressKey presenti sulla tavoletta possono essere programmati con i vostri comandi preferiti, per velocizzare il lavoro e non interrompere il flusso creativo.

Con l’acquisto separato del kit wireless di Wacom è possibile collegare la tavoletta al computer anche senza cavo.

Compatibile con sistemi Windows e Mac.

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Attenzione: potresti trovare tavolette CTH-490 seguite da sigle come AK-S, CK, DW oppure DB-S… sono sostanzialmente la stessa tavoletta fornita in colori diversi o con software in dotazione specifici per certi usi (disegno, fotografia ecc…). Si tratta di software che in genere non vai mai ad usare, quindi io mi preoccuperei di guardare il prezzo e puntare su quella dal rapporto migliore.

LA MIGLIORE PER RAPPORTO QUALITÀ-PREZZO

Wacom CTH-690

Per chi ha più esperienza nel settore al di là dei limiti di una tavoletta da principianti, un ottimo step up dalla prima tavoletta che garantisca qualità e prestazioni al giusto prezzo è la Wacom CTH-690.

Il foglio, di 216 x 134 mm, permette maggiore libertà di movimento, e la penna è dotata di un’estremità per cancellare, oltre che a 1024 livelli di regolazione della pressione.

La grande comodità di questa tavoletta sta anche nella funzione multitouch: è infatti possibile usare non solo la penna, ma anche le proprie dita, per zoommare, spostare e rimpicciolire aree di disegno, come se la tavoletta fosse un grande trackpad.

Collegabile anche senza cavo con l’acquisto a parte del kit wireless Wacom.

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Come per il modello precedente, anche in questo caso troverai online varie versioni con sigle differenti.

 LA MIGLIORE PER I PIÙ ESPERTI

Wacom PTH-651

Se siete graphic designer o fotografi professionisti, il prodotto migliore che posso proporti è la Wacom PTH-651.

Il foglio da 216 x 134 mm permette i gesti più ampi e sicuri, e la superficie multitouch consente l’uso delle dita come su un trackpad, per ingrandire, spostare, ruotare l’immagine a piacimento.

La penna ergonomica senza pile offre 2048 livelli di pressione e interpreta correttamente anche l’inclinazione rispetto alla tavoletta.

Utilizzabile sia wireless, sia con cavo USB, sulla tavoletta è presente un selettore ad anello touch programmabile e otto tasti ExpressKey da abbinare alle funzioni preferite.

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Anche in questo caso troverai alcune versioni di questo modello con sigla differente in base, sopratutto, all’estetica.

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto le tue opinioni e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” e di condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

OLYMPUS E-PL9. Concepita per i social

Sono nuovamente qui per cercare di capire cosa sia una PEN E-PL9 e soprattutto se sia una fotocamera che valga la pena acquistare. Nasce per essere compatta, ma è degna di stare nella mano di un influencer.

Che si tratti di un selfie in un camerino mentre fai shopping, che tu sia in giro per lavoro, che tu voglia viaggiare leggero senza portarti dietro un quintale di attrezzatura fotografica, non significa che tu debba (o voglia) scattare solo con lo smartphone per essere attivo sui tuoi social.

OLYMPUS E-PL9

Dichiarazione etica: quella che trovi qui è una mia opinione su questa fotocamera e non devi prenderla come un valore assoluto, ma devi interpretare questo articolo solo come un consiglio, esente da interessi, nel caso in cui tu fossi interessato a sapere qualcosa in più su questa fotocamera. Non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo dal produttore. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimarranno gli stessi per te, ma sosterrai il progetto! Grazie!

PEN E-PL9 IN SINTESI

Devo essere sincero, sono partito con delle aspettative molto basse per recensire questa macchina ed invece… sono rimasto piacevolmente stupito!

Se dovessi concentrare in pochissime parole la Olympus PEN E-PL9 penso che te la descriverei così:

  • Una OM-D EM 10 Mark III ancora più compatta.

LA PEN E PIÙ EVOLUTA

La PEN E-PL9 nasce chiaramente destinata a farsi strada nel mercato delle compatte e delle entry level.

Ma questo piccolo oggetto ha molte marce in più di una semplice “compattina”, che le permettono di non essere solo destinata al mercato delle compatte e delle entry level, ma bensì a spiccare fuori dalla massa.

Saprai anche tu, dal mio articolo precedente, che la serie PEN è una serie che si evolve nel tempo ma con un grande punto fisso a cui fare riferimento: la compattezza.

Per la compattezza non ci sono problemi, ormai è assodato… ma le prestazioni?

UN PRIMO SGUARDO SULLA PEN E-PL9

Questa è una mirrorless a tutti gli effetti: compatta è solo un aggettivo!

Ad un primo sguardo dato alla PEN E-PL9 notiamo subito che è molto compatta ma, allo stesso tempo, decisamente superiore alle semplici compatte tascabili.

Qui sotto possiamo vederla paragonata ad una reflex entry level molto compatta di casa Canon:

OLYMPUS E-PL9

Olympus da ormai molti anni ha deciso di convertire nettamente tutta la sua produzione su un formato particolare, il sistema Mirrorless Micro 4/3.

Questo l’ha resa una delle più importanti case produttrici di macchine fotografiche nel mondo.

Grazie a questa scelta tutta le macchine della Olympus sono molto compatte, ma la serie PEN lo è molto di più.

Perché ti dico che è molto di più di una compatta? Perché subito, con il primo colpo d’occhio, puoi notare che la lente è intercambiabile e, come avrai imparato, le lenti sono la parte grossa della qualità di una foto e ciò su cui in futuro vale la pena investire.

OLYMPUS OM-D E-M5

Il corpo è in metallo solido come le sorelle della fascia superiore e ciò gli conferisce robustezza, sia al tatto che all’atto pratico per ripararla dagli urti.

Altre macchine di altre marche sulla stessa fascia di prezzo hanno il corpo in policarbonato invece che in metallo

Dal lato destro ha un po’ più di spessore che gli conferisce, insieme al rivestimento in similpelle applicato esternamente ,un maggior grip nell’impugnatura.

Questa fotocamera è concepita per essere tascabile o “da borsetta”, quindi gli obiettivi pancake le si addicono alla perfezione.

L’ergonomia dell’impugnatura probabilmente diventa meno comoda se andrai ad innestare nella macchina delle lenti più lunghe e pesanti.

L’innesto del Micro 4/3 ti permette di poter attaccare alla macchina lenti Olympus destinate anche alla serie OM-D e tutte le lenti del mondo Micro 4/3 prodotte da terzi come Sigma e Samyang e anche lenti Panasonic che vengono prodotte con Leica (anche se, però, non ha molto senso).

Con due mani e con la tracolla, per stare sicuro, puoi sicuramente affrontare il tutto.

Qui puoi vedere come cambia l’ingombro della PEN E-PL9 con innestato il classico Pancake di serie 12-40 mm f/3.5-5.6 e l’ingombrante (seppur molto più piccolo rispetto ai concorrenti di altre marche) 40-150 mm f/2.8 .

OLYMPUS E-PL9

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UNO SGUARDO PIÙ APPROFONDITO

Devo essere sincero, non mi piace essere troppo tecnico nei miei articoli, ma è proprio questo aspetto che mi ha sbalordito di questa macchinetta.

La PEN E-PL9 ha lo stesso sensore da 16mp e lo stesso processore di immagine Truepic 8, video 4K, touchscreen e menù semplificato per il touch della OM-D EM 10 Mark III (clicca qui per leggere una recensione).

Non è proprio una copia, ha delle cose in meno ovviamente, ma ha anche delle cose in più!

LE PRINCIPALI COSE IN PIÙ (RISPETTO ALLA OM-D EM 10 MARK III)

Rispetto alla sorella maggiore OM-D EM 10 Mark III, ha in più un piccolo flash integrato.

Ovviamente starai già pensando anche tu che non è il flash adatto per lavorare sui servizi fotografici con le fotomodelle.

È piccolo ma c’è e può essere utilizzato, regolato ed impostato (ovviamente nelle sue capacità) come uno esterno.

Diciamo che può salvarti in alcune situazioni a breve distanza in cui gli ISO non sono sufficienti.

E, sempre in più, in questa fotocamera troviamo un sistema Wi-Fi e Bluetooth a basso consumo energetico.

Questo ti permette di scattare e trasferire le tue immagini con dei filtri già applicati direttamente dalla macchina ai tuoi social nello smartphone senza finire la batteria di entrambi.

Un’altra cosa interessante è che con il Wi-Fi integrato e i flash prodotti da casa Olympus, che hanno il Wi-Fi integrato, si possono comandare dalla macchina 4 gruppi di flash su 4 canali senza bisogno di trigger.

LE PRINCIPALI COSE IN MENO (RISPETTO ALLA OM-D EM 10 MARK III)

OLYMPUS E-PL9

Ha qualcosa in meno? Sì, ha delle cose in meno, ovviamente, ma probabilmente non è una grande tragedia.

La cosa che ha in meno di più eclatante è lo stabilizzatore che non è più su 5 assi ma solo su 3 ed è un altro modello rispetto a quello di fascia superiore, rendendolo un po’ più carente rispetto alle maestose performances del 5 assi. Rimane, comunque, un buon stabilizzatore di immagine.

Un altra cosa che vediamo subito, appena la si impugna, è la mancanza di view finder ed Olympus ha deciso di negare l’accesso anche a quello da slitta, rendendolo incompatibile con questo modello.

Se non riuscite proprio a scattare senza, questa, allora, non è la fotocamera per voi.

Se, però, avete intrapreso la strada delle mirrorless, scattare guardando in un piccolo monitor tipo mirino o guardare la stessa immagine in un monitor sul retro della macchina non dovrebbe crearvi troppe differenze se non in situazioni di luce esterna troppo forte.

TIRANDO LE SOMME

OLYMPUS E-PL9

Tirando le Somme questa è una macchina che nasce per essere polivalente, ma dalla dimensioni ridotte.

Hai la possibilità di scattare in RAW e di elaborare i tuoi scatti sul computer in un secondo momento, oppure di scattare applicando dei filtri molto creativi e generare degli ottimi JPEG da condividere subito sui tuoi social.

I tempi di scatto variano da 1/4000 di secondo a 60 secondi e questo ti dà la possibilità di scattare foto in momenti estremamente veloci e di sfogare la tua creatività con tempi di esposizione molto lunghi.

  • Muovendoti nel menù potrai scegliere lo scatto silenzioso che con l’otturatore elettronico ti permette di raggiungere addirittura 1/16000 di secondo.
  • In modalità Bulb, con il comando remoto, si possono raggiungere anche i 30 minuti di esposizione.

La messa a fuoco (con scatto) tramite tocco sullo schermo è veloce e ti permette di fare un vero punta e scatta.

Sia che ami fotografare piatti gourmet per la tua pagina Instagram, sia che tu sia un maniaco dei selfie, con il riconoscimento automatico dei volti ( fino ad 8 ), lo schermo inclinabile di 80 gradi verso l’alto e di 180 verso il basso ti sarà di grande aiuto.

I comandi sono intercambiabili e personalizzabili, sia per i pulsanti che per la ghiera, e i suoi 380 grammi (per corpo macchina, batteria e memory card) per 699,00 € (in kit con il 14-42 mm f/3.5-5.6) la rendono veramente una gran macchina.

PER CHI È DESTINATA LA PEN E-PL9 ?

Non è una macchina mirrorless che consiglierei ad un utilizzatore di DSLR professionali, come secondo corpo macchina per lavorarci oppure come corpo di backup.

(C’è sempre un bel po’ di strada tra questa Mirrorless ed una macchina professionale)

Ma la trovo estremamente azzeccata per:

  • qualunque viaggiatore che vuole restare leggero e senza ingombri;
  • qualunque neofita sia interessato ad avvicinarsi alla fotografia, partendo con delle buone basi e lasciandosi aperto il portone del mondo delle ottiche Micro 4/3;
  • chiunque si dedichi molto al mondo dei social e ha bisogno di uno step superiore alla fotocamera del proprio smartphone…

…esatto probabilmente è la macchina giusta per fotografare il tuo prossimo piatto a base di avocado e postarlo direttamente su Instagram!

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Aurora HDR. Il migliore software per fare HDR?

Aurora HDR è un progetto congiunto tra Skylum Software e Trey Ratcliff per produrre il software di foto-ritocco HDR più potente, semplice e veloce al mondo per Mac e PC.

  • Skylum Software è uno dei principali sviluppatori al mondo di software per la fotografia di consumo e professionale, che serve Mac, Windows e clienti aziendali in tutto il mondo.
  • Trey Ratcliff è il fotografo di HDR più famoso al mondo, con oltre 16 milioni di follower online e oltre 145 miliardi di visualizzazioni delle sue immagini sul suo sito Web www.stuckincustoms.com, Google +, Facebook e altri punti vendita. Quando Skylum Software ha cercato di creare il miglior software HDR di sempre, si sono rivolti a Trey per assisterti in tutte le fasi.
  • Utilizzando la vasta esperienza di Trey con gli attuali strumenti sul mercato e la tecnologia avanzata di Skylum Software, hanno creato assieme un software all'avanguardia per aiutare i fotografi di tutti i livelli di abilità a realizzare incredibili foto ad alta gamma dinamica.

Messa in questo modo sembra l’apoteosi delle aspettative di un fotografo appassionato di questa tecnica fotografica, ma stanno realmente così le cose?

Io ho realizzato un corso completo su questo software che mi ha permesso, tra le altre cose, di sviscerarne le caratteristiche, potenzialità e difetti e con questo articolo voglio fare un’analisi su tutta la questione.

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COS’È LA FOTOGRAFIA HDR?

Se sai già di cosa tratta la fotografia HDR puoi tranquillamente saltare questo paragrafo ma una lettura veloce potrebbe chiarirti le idee e farti focalizzare sul punto.

HDR significa High Dynamic Range, ovvero una fotografia con una elevata gamma dinamica.

La fotografia ad alta gamma dinamica (HDR) è una tecnica fotografica popolare progettata per superare i limiti dei sensori delle fotocamere digitali.

Questo processo utilizza più esposizioni dello stesso soggetto, ciascuna ripresa con diversi valori di esposizione (spesso di parla di bracketing).

Queste singole esposizioni vengono unite, automaticamente nella fotocamera o attraverso un software come Aurora HDR, in un'unica inquadratura che comprende un intervallo di esposizione maggiore.

Note: la gamma dinamica in fotografia, per renderla in parole semplici, misura la capacità di un sensore nel catturare in un unico scatto i dettagli in un intervallo tra due estremi luminosi (zone scure e zone chiare).

PERCHÉ LE FOTOGRAFIE HDR PIACCIONO TANTO?

Dobbiamo partire facendo un passo indietro, ponendoti una domanda: per quale motivo un’immagine o foto piace? Ovviamente si parla di “media” perché solo la pizza piace a tutti :D

Una foto può ottenere successo tra il pubblico di osservatori per alcuni motivi abbastanza facili e noti da individuare, cosa che, forse, ti stupirà se non ci hai mai pensato:

  • l’ha fatta un fotografo notoriamente famoso e quindi si dà per assunto che “deva” essere migliore, bella e speciale;
  • la foto ha delle caratteristiche nella composizione che creano un equilibrio, tensioni o simmetrie che soddisfano la maggior parte dei gusti più comuni e diffusi;
  • la foto rappresenta e trasmette un messaggio forte che colpisce la sensibilità della maggior parte delle persone che si trovano in un'altra condizione sociale. L’esempio più eclatante è la foto del bambino africano denutrito mostrato ad un pubblico che vive in una realtà basata sul consumismo; la stessa foto mostrata alla popolazione colpita da tale tragedia non toccherebbe minimamente. Ovviamente vale anche per la fotografia di guerra ecc…;
  • la foto rappresenta qualcosa in un modo che le persone non sono abituate a vedere.

È su quest’ultimo punto che la fotografia HDR trae i maggiori consensi ma ovviamente può essere anche combinata con gli altri fattori.

Aurora HDR

LA FOTO IN HDR

Quando realizzi una fotografia con la tecnica dell’HDR ottieni di fatto un’immagine che non sei abituato a vedere.

Anzi… ad essere sinceri forse non è corretto quello che ho detto e sarebbe più giusto dire che rappresenta un’immagine in un modo che “generalmente” non ti aspetti di vedere in una fotografia.

Infatti un paesaggio fotografato con la tecnica dell’HDR viene mostrato con delle caratteristiche che di fatto sono molto più simili a quelle che percepisce l’occhio umano (che ha una gamma dinamica estrema vista la capacità di adattarsi alle condizioni luminose in modo istantaneo).

Caratteristiche però che non sei, come detto prima, abituato a vedere nelle fotografie “normali”.

COSA FA AURORA HDR

Di software per realizzare degli HDR ce ne sono tanti online (ok… non proprio tanti, ma ce ne sono); alcuni, molto validi tra l’altro, sono inclusi nei software più comuni che ho già trattato altrove:

Il fatto è che quasi tutti si limitano a darti degli strumenti senza “aiutarti” nella creazione di un HDR fatto bene.

Infatti il problema maggiore della fotografia HDR è che, generalmente, chi fa questo tipo di fotografie, o meglio… post-produce queste foto, fa dei “castroni assurdi”.

Detto in altre parole: realizzano delle cose inguardabili, strapiene di artefatti e post-produzioni decisamente discutibili.

A costo di ripeterlo, non credo sia colpa dei fotografi in sé, piuttosto del fatto che non sono mai stati dati loro degli strumenti adeguati per gestire una fotografia in HDR.

È qui che tiro in ballo Aurora HDR, che ho acquistato fin dalla sua prima versione, poiché non ero per nulla soddisfatto dei software che avevo utilizzato fino a quel momento.

Faccio riferimento a un software come Potomatix che, nonostante funzioni bene, ha un’interfaccia di lavoro che sembra arrivare direttamente dagli anni ’90 e necessita veramente di tanta pazienza per comprenderne le funzionalità e, soprattutto, applicarle nel modo adeguato.

Appena ho messo le mani su Aurora HDR ho compreso immediatamente che l’idea dietro a questo software era completamente nuova e interessante.

Aurora HDR

PERCHÉ AURORA HDR POTREBBE ESSERE IL MIGLIOR SOFTWARE?

Va detto che la prima versione di Aurora HDR non era poi così straordinaria e a dirla tutta l’avevo anche lasciata un po’ in disparte visto che i risultati ottenuti non mi piacevano molto. Il software, però, ha continuato ad essere sviluppato.

Siamo infatti arrivati alla 3^ versione con Aurora HDR 2018 e, attualmente, sembra veramente funzionare alla grande.

L’INTERFACCIA DI AURORA HDR

L’interfaccia di Aurora HDR è semplice e pulita.

A primo impatto può addirittura sembra eccessivamente semplificata per essere un software pensato per la gestione dell’HDR.

Subito si vedono in basso le anteprime dei PRESET che ai più maliziosi potrebbe far pensare che si tratti di un classico software che applica dei “predefiniti”. Anche in questo caso si tratta di un errore (ne parlo dopo…).

Basta, però, dare un occhio alla colonna di destra per vedere che ci sono 14 serie di strumenti o, per meglio dire, “gruppi di strumenti”.

Infatti ogni gruppo contiene mediamente un paio di strumenti e selettori atti ad applicare delle micro-modifiche all’immagine.

Aurora HDR

LA LOGICA DI FUNZIONAMENTO DI AURORA HDR

Tutto è basato sull’intuitività con la quale il fotografo viene guidato nel processo di post-produzione con Aurora HDR.

Appena sia avvia il software viene subito richiesto di “aprire le immagini da gestire” e ti dà anche la possibilità di aprire un set di 3 immagini predefinite per testare il software (…io avrei, però, scelto delle foto migliori :-) ).

Con Aurora HDR si può anche gestire una foto singola con la tecnica dell’HDR ma, ovviamente, non si ottengono risultati “interessanti”.

Il meglio di sé lo dà quando vengono importate almeno 3 immagini realizzate con 3 esposizioni diverse (nella tipica procedura di realizzazione di una foto HDR).

In questo caso il software:

  • ti fa vedere l’anteprima delle immagini che verranno fuse assieme per creare un HDR;
  • ti dice qual è la differenza di esposizione (in EV) tra le varie foto. Utile per capire se sono adeguate per il lavoro che devi fare;
  • ti mette a disposizione alcuni selettori che si occupano di garantire l’allineamento delle immagini (anche se usi un treppiede ci può essere una piccola differenza tra una foto e l’altra), eliminare il “ghosting” (ovvero gli effetti fantasma che si possono verificare quando unisci più foto tra loro che hanno elementi in movimento), ridurre alcuni difetti grafici tipici delle foto unite in HDR come l’aberrazione cromatica ed il rumore digitale.

Fatto questo basta premere il pulsante “Create HDR” per incaricare Aurora HDR di creare l’immagine di base, ovvero un’immagine a 32 bit ottimizzata dal punto di vista tonale.

A questo punto puoi procedere all’elaborazione del tuo file HDR sfruttando tre tecniche:

  • uso dei preset
  • l’uso degli strumenti
  • l’uso promiscuo di preset e strumenti

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

Aurora HDR

L’USO DEI PRESET

I preset sono sicuramente la cosa che balza all’occhio immediatamente, non appena si accede all’area di sviluppo dell’immagine.

I preset non sono altro che delle “pre-impostazioni” già fatte, ma non vanno confuse con dei semplici stili. I preset sono in sostanza una semplice memorizzazione dei vari settaggi impostati negli strumenti presenti nella colonna di destra.

Sono, quindi, un metodo molto rapido per accedere a impostazioni già pronte ed ottimizzate.

I preset sono infatti divisi per categorie (indoor, landscapes ecc…), ottimamente suddivisi e raggruppati per poter accedere ai migliori settaggi in base alle tue necessità.

Puoi inoltre:

  • creare nuovi preset in base alle tue necessità;
  • importare ed esportare i preset per condividerli;
  • acquistarne di nuovi realizzati da fotografi specializzati nella tecnica (ne trovi di disponibili sul sito ufficiale di Aurora HDR);

Aurora HDR

L’USO DEGLI STRUMENTI

Se non ti va di usare i preset puoi usare direttamente gli strumenti presenti sulla barra laterale destra.

Anche in questo caso trovi i vari strumenti suddivisi per gruppi (HDR Denoise, Color, Vignette ecc…) dove all’interno puoi trovare da uno a più selettori per gestire la tua immagine HDR.

La cosa che trovo molto interessante in Aurora HDR è che:

  • evidenzia di un colore arancio/giallo i selettori e gruppi che hai utilizzato per gestire la tua immagine. In questo modo puoi capire rapidamente, tra tutti gli strumenti disponibili, quelli che hai utilizzato.
  • Non è necessario usare TUTTI gli strumenti. Ma spesso i gruppi contengono strumenti e selettori che fanno cose che sono presenti anche in altri gruppi. Questa scelta non è stupida ma piuttosto estremamente intelligente! Infatti in questo modo ogni fotografo può trovare la combinazione ideale di “gruppi di strumenti” da usare nella sua post-produzione e stile;
  • Sono posizionati in modo logico. Prima trovi gli strumenti di base, essenziali per la creazione del tuo HDR, e a seguire tutti gli altri sempre più specifici per determinati usi.

L’USO PROMISCUO DI PRESET E STRUMENTI

Nonostante il fotografo possa decidere se usare i preset per una post-produzione rapida, oppure di usare gli strumenti sulla barra di destra per avere un controllo completo, il flusso migliore sarebbe quello di usare entrambi.

Prima ti ho detto che i preset non sono dei semplici “stili” ma sono, in sostanza, una semplice memorizzazione dei vari settaggi impostati negli strumenti presenti nella colonna di destra.

Infatti non appena clicchi su un preset vedrai che sulla colonna di destra si evidenzieranno di arancio/giallo gli strumenti e settaggi caratteristici di quello specifico preset.

Sono quindi un metodo molto rapido per accedere a impostazioni già pronte ed ottimizzate ed è proprio così che dovresti usarli!

Dovresti selezionare un preset che ti soddisfa e da lì continuare con la tua post-produzione specifica.

STRUMENTI AVANZATI

Aurora HDR tuttavia include anche altre funzionalità avanzate come:

  • la gestione dei livelli (molto simili a come li trovi in Affinity Photo o Photoshop);
  • la gestione dei metodi di fusione (molto simili a come li trovi in Affinity Photo o Photoshop);
  • la gestione delle maschere (molto simili a come li trovi in Affinity Photo o Photoshop);

Oltre ovviamente a funzioni di base come il crop, esportazioni in vari formati ecc..

COSA NE PENSO DEL SOFTWARE AURORA HDR?

Di base basta scaricarlo ed avviarlo, con le foto di prova che ti mettono già a disposizione, per capire che dietro c’è un progetto ben strutturato e che siamo una spanna avanti rispetto a tutti i software che trovi in giro nella gestione degli HDR.

Altra cosa interessante, che va un po’ in controcorrente a quello che si vede in giro ultimamente, il software non prevede il pagamento di un abbonamento mensile come Photoshop: lo acquisti una sola volta e hai diritto a 5 licenze/installazioni.

Mediamente lanciano 1 nuova versione ogni anno che include funzioni e miglioramenti avanzate ma in questo caso l’aggiornamento costa ovviamente meno rispetto al prezzo del nuovo; quasi sempre è conveniente fare l’aggiornamento.

IL CORSO COMPLETO IN ITALIANO

Aurora HDR 2018

Il punto debole di Aurora HDR è forse solo uno… attualmente non è tradotto in Italiano e questo potrebbe essere un limite per molti fotografi italiani.

Nonostante sia estremamente intuitivo, per molte persone alcune funzioni potrebbero sembrare incomprensibili.

Per questo motivo ho realizzato un corso in Italiano. Il corso completo ha queste caratteristiche:

  • 3,5 ore di video on-demand;
  • 1 Manuale in Italiano sul significato delle varie funzioni;
  • 6 Set di foto esempio da usare durante il corso;
  • Accesso illimitato al corso completo;

Non ti resta che scoprire quanto costa (e credimi… sarà per te una sorpresa) cliccando qui.

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Olympus OM-D E-M5 Mark II come la vedo

Dopo aver analizzato tutta la gamma dei prodotti Olympus per fare un punto generico, mi risulta ancora difficile avere un’opinione non soggettiva di questi prodotti di alta qualità, soprattutto ora che mettiamo sotto i riflettori un prodotto di fascia OM-D: la Olympus OM-D E-M5 Mark II. Voglio esprimerti un’analisi soggettiva, ovvero le mie impressioni su questa fotocamera. Inoltre (diciamocelo chiaro), visto il prezzo, cosa potrei fare con quel budget? Te lo spiego in questo articolo.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

COSA È LA OLYMPUS OM-D E-M5 MARK II ?

Te la descrivo nella sintesi più grande che posso fare?

È una fotocamera professionale Mirrorless micro 4/3.

La OM-D E-M5 Mark II detiene il secondo posto sul podio dei prodotti di casa Olympus, seconda solo alla E-M1 Mark II.

A mio avviso non è da sottovalutare molto rispetto alla sorella maggiore, ma analizziamola bene a fondo.

Per chi è stata pensata questa macchina?

La E-M5 è un prodotto che può essere valido sia per un professionista che per un fotoamatore molto avanzato.

Con questo intendo dire che non è una macchina adatta ad un principiante?

La risposa è sia sì, che no.

Dipende da che tipo di principiante sei. Ritieni di sentirti a disagio trovandoti tra le mani un piccolo pezzo di metallo ultra tecnologico, ricoperto di ghiere e pulsanti, con un menù da studiare per filo e per segno, per non ritrovarti a dover scattare in automatico perché non sai dove mettere le mani?

Allora, probabilmente, non è adatta ad un principiante come te.

(Parto sempre e comunque dal presupposto che se devi comprare un oggetto di questo livello per utilizzarlo in modalità completamente automatica, perché non sei nemmeno interessato a capire cosa siano le basi della fotografia, allora probabilmente dovresti iniziare a pensare ad un’altra tipologia di macchina. Le automatizzazioni servono a semplificare il lavoro in rapidità ma non ad annullare le capacità cognitive del fotografo).

Se, invece, sei pronto a spendere un po’ del tuo tempo oltre che sulle basi della fotografia, anche nel cercare di stabilire un feeling per domare questa belva allora sei un potenziale acquirente di questo prodotto.

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DI QUESTA MIRRORLESS

OLYMPUS OM-D E-M5

Per quale motivo ho affermato che questa macchina è stata pensata sia per il fotoamatore avanzato che per il professionista?

Perché essa ha veramente un grande potenziale e queste due tipologie di personaggi (spesso però nemmeno loro) possono essere in grado di portare il contagiri della Olympus OM-D E-M5 Mark II al fondo scala delle prestazioni.

Tra le principali caratteristiche che la caratterizzano e che vengono elencate ovunque si parli di questa mirrorless, troviamo queste caratteristiche principali:

  • Sistema di stabilizzazione su 5 assi;
  • Tropicalizzazione del corpo macchina;
  • Sistema micro QuattroTerzi;
  • Wi-Fi;
  • 40M High Resolution Shot;
  • Filtri creativi;
  • Display LCD Touch screen orientabile;
  • Compattezza e leggerezza

Andiamo ad analizzare punto per punto.

IL SISTEMA DI STABILIZZAZIONE VCM (5 ASSI)

OLYMPUS OM-D E-M5

A essere sincero questa è la prima caratteristica delle Olympus che mi viene in mente pensando a queste macchine.

Questo sistema di stabilizzazione è un sistema innovativo che è stato progettato intorno al sensore.

Riesce ad assorbire e neutralizzare vibrazioni e shock su 5 assi di diversa inclinazione, aiutandoti a scattare in condizioni veramente difficili.

Perché, secondo me, si tratta di un sistema vincente? Primo, perché è un sistema built-in ovvero costruito dentro la macchina e non nelle lenti (come fanno molti altri marchi) e questo ti permette di non dover scendere a compromessi nella scelta dell’utilizzo e dell’acquisto della tua nuova ottica.

Ti faccio l’esempio classico del fotoamatore medio?

Hai comprato il bundle pack con camera e l’obiettivo kit stabilizzato. Dopo noti che la sua apertura o la sua lunghezza focale non è abbastanza per fotografare in certe condizioni.

Oppure desideri una lente che enfatizzi le tue tendenze di scatto o, semplicemente, hai voglia di spendere per la tua passione (stai tranquillo, non ti sto criticando, ci casco dentro con tutti e due i piedi ogni volta).

Quindi ti ritrovi su Amazon a comprare la nuova lente non stabilizzata e molto probabilmente fissa per risparmiare qualche soldo.

Passeranno solo pochi scatti e ti accorgerai che se avessi avuto lo stabilizzatore, che ti aiutava di qualche stop, si sarebbero salvate foto che all'apparenza sembravano buone, ma una volta aperte su Lightroom a casa si sono rivelate mosse…

Sappi che da quell’istante a poche ore più avanti il tarlo del nuovo obiettivo con stabilizzatore si farà strada nella tua mente…Ti avevo avvertito…

Ed eccoti che ti troverai nuovamente su Amazon (con in più la rottura di “rivendere” l’ottica appena acquistata perdendo dei soldi) oppure sempre nell’indecisione di capire quale lente usare e quale no perché potrebbe starti stretta.

Ecco, Olympus con questo sistema ha eliminato completamente questo problema; qualunque lente Micro QuattoTerzi che monterai potrà essere supportata dal sistema di stabilizzazione.

(Le lenti Olympus munite di IS ti aiuteranno ancora di più perché il sistema IS della lente comunicherà con quello in camera per amplificarne maggiormente l’effetto).

Un ulteriore punto a favore di questo sistema è che le lenti non stabilizzate, a parità di qualità, saranno molto più nitide.

A parità di lente, quella stabilizzata ha più elementi al suo interno e la luce che passa attraverso perderà sempre più di qualità per ogni vetro attraversato.

Questo stabilizzatore è un cavallo di battaglia per la Olympus e ti permetterà di utilizzare tempi di scatto più lunghi e/o diaframmi più chiusi a parità di ISO.

Quindi, anche se più piccoli, i sensori Micro 4/3 potranno essere esposti per più tempo alla luce generando un risultato con molto meno rumore del previsto (ovviamente considerando di fotografare elementi statici).

IMMAGINE STABILIZZATA IN DIRETTA

Esatto, dobbiamo ricordarci che quando guardiamo per inquadrare il nostro scatto, sia che si utilizzi il LiveView sia che si guardi nel mirino, osserveremo sempre un’immagine su di un piccolo schermo già elaborata dal sensore e quindi possiamo già avere un’anteprima della foto che andremo a scattare.

Questo vale per le lunghe esposizioni, i filtri creativi, la correzione delle distorsioni prospettiche degli obiettivi (ti trasforma un fisheye in un grandangolo che non distorce sfericamente) ed è compresa anche la stabilizzazione.

LA TROPICALIZZAZIONE

Olympus, grazie alla sua tropicalizzazione, in accoppiata con la compattezza, consiglia questa macchina per ogni genere di avventura.

Sì, avventura e non giro dell’isolato. Garantiscono (ovviamente in accoppiata con lente tropicalizzata) un corpo macchina:

  • Splashproof (a prova di schizzi): quante volte ti sei ritrovato di fronte ad un paesaggio bellissimo oppure in una situazione da immortalare, ma combattuto ed in ansia a causa della pioggia che stava cascando minacciosamente sulla tua attrezzatura? Ovvio, non puoi immergerla o lasciarla ore sotto l’acqua piovana ma per i pochi secondi che utilizzerai per scattare potrai sentirti sollevato.
  • Dustproof (a prova di sabbia e polvere): ti trovi in condizioni estreme per un reportage di lavoro in condizioni difficili? Sul Quad nel deserto in nord Africa? O semplicemente sdraiato al mare? Non scattare, per non sciupare la macchina, è una delle più grandi paure di tutti noi, ammettiamolo.
  • Freezeproof (a prova di freddo): con una temperatura dell’attrezzatura, fino a -10 gradi, questa macchina non sente difficoltà. Sembra una sciocchezza, ma sai quanto soffrono le digitali il freddo? Tanto!

Mi sembrano tutti elementi a favore di questa fotocamera. Inoltre, difficilmente si trovano sul mercato corpi macchina tropicalizzati al prezzo di 1000€.

IL SISTEMA MICRO QUATTROTERZI (MFT 4/3)

OLYMPUS OM-D E-M5

Il sistema Micro Quattro-Terzi è già stato tirato in ballo svariate volte su questo sito e sono convinto che tu sappia già di cosa si stia parlando.

Nel caso tu non lo sapessi, si fa riferimento alla dimensione del sensore che monta questa macchina fotografica.

Questa tipologia di sensori è molto efficiente, nonostante la sua dimensione minore che permette a chi produce, poi, il corpo macchina attorno ad esso, di creare una fotocamera dalla dimensioni molto compatte.

Hanno un fattore di moltiplicazione di 2x rispetto ad una fotocamera Full Frame e quindi a parità di lunghezza focale avrai il doppio dello zoom e anche il doppio della profondità di campo.

Considero il sensore M4/3 come un vantaggio per la sua compattezza e non come un deficit per la macchina fotografica.

La Olympus OM-D E-M5 Mark II monta un sensore da 16 megapixel…so già quello che pensi e non farti ingannare, non sono affatto pochi Si tratta di un sensore densissimo che ti permetterà di fare dei bei crop in postproduzione e senza perdita di dettaglio.

Considera il paragone con una macchina di pari gamma di un’altra casa produttrice, ovvero una Canon Eos 6D Mark II.

La 6D Mk II ha un sensore Full Frame 36 x 24 mm da 26,2 Megapixel, quindi con una superficie di 864 mm² ed un rapporto di 30.000 pixel per mm².

La OLYMPUS OM-D E-M5 Mk II ha un sensore MFT 4/3 17,4 x 13 mm da 16 Megapixel, quindi con una superficie di 226,2 mm² ed un rapporto di 70.000 pixel per mm².

IL WI-FI NELLA E-M5 Mk II

Per me il Wi-Fi ha un aspetto abbastanza utile e uno assolutamente inutile.

Il sistema Wi-Fi con App dedicata per smartphone consente l’utilissima possibilità di utilizzare quest’ultimo in condizioni di emergenza come comando remoto per le foto.

Ma è davvero necessario? Probabilmente no…

Lo scatto in remoto si utilizza nel caso in cui abbiamo posizionato la macchina sul nostro cavalletto e vogliamo scattare senza rischiare di far muovere la macchina durante una lunga esposizione oppure di muoverla anche semplicemente schiacciando il pulsante di scatto.

La maggior parte delle volte in cui ti troverai a dover scattare una foto del genere lo avrai già messo in conto quindi ti sarai già dotato dell’attrezzatura necessaria.

La volta che non avrai dietro con te il pulsante per lo scatto remoto potrebbe essere un’ottima idea scattare utilizzando il tuo smartphone…ma se ti dicessi che nei complessi menù della macchina è presente una funzione che permette di regolare con quanti secondi di ritardo scatta la foto dal momento del rilascio del pulsante e anche per quanti secondi sarà aperto l’otturatore, ti sembra sempre una buona idea scaricare in maniera drastica le batterie di entrambi gli apparecchi? Probabilmente no…

Tramite il Wi-Fi puoi passare le foto dalla memorycard della macchina direttamente alla memoria del tuo smartphone. Beh la cosa più inutile in assoluto della funzione Wi-Fi.

Veramente vuoi spostare e condividere sui social un file con un potenziale di lavorazione in post produzione incredibile, così, senza passare dal computer?

Beh o siamo su una lunghezza d’onda diversa oppure faresti prima ad investire i tuoi soldi in uno smartphone più moderno e scattare con quello.

LO SCATTO AD ALTA RISOLUZIONE

OLYMPUS OM-D E-M5

Lo scatto ad alta risoluzione è una grande innovazione che permette di scattare delle foto come se la macchina avesse 40 megapixel invece dei suoi 16.1 effettivi.

Aspetta un attimo… com’era la storia del confronto con la FullFrame 6D Mk II? Ah sì… te lo ricordo... ha un sensore da 26,2 Megapixel.

Com’è possibile allora? È più semplice del previsto, ovvero la macchina in automatico, sfruttando la possibilità di muovere il sensore (ti ricordi lo stabilizzatore?) scatta molte foto e le unisce in un file che supera fino i 60 MB.

Questa funzione non è utilizzabile in tutte le condizioni, ma ha dei limiti:

  • L’uso del cavalletto è obbligatorio;
  • Lo scatto è limitato al massimo di 8 secondi;
  • Il diaframma può essere chiuso al massimo a f/8;
  • Gli ISO sono limitati a 1600;
  • Il Flash (ne è contemplato l’utilizzo) ne limita la velocità di scatto a 1/20 di secondo;
  • In questa modalità non possono essere utilizzate le funzioni di: HDR, Time Lapse, Filtri artistici, Live Composite e anche altre;
  • Come potevate immaginare, non è adatta a soggetti in movimento, foglie che si muovono, acqua eccetera…perché? Perché nella fusione dello scatto i pixel non combaceranno creando delle strane bande ed errori nel file.

Rimane comunque un’ottima risorsa per Still life, foto di interni e panorami statici.

Fai fotografia di interni o di architettura? Che faccia farebbe il tuo cliente quando gli dicessi che la tua fotocamera sfornerà file da 40mpx?

E quanto sarà comodo per te gestire un’immagine con un dettaglio così estremo? Ovvio… ci vuole un computer adeguato a supportare questo sforzo di lavoro, ma questo è un altro discorso.

I FILTRI CREATIVI

Cerco di trattenermi…non è questa la creatività che andiamo a cercare in quest’oggetto.

La macchina ci deve dare la possibilità di fare degli scatti ottimi in RAW e poi di svilupparli con calma successivamente a casa o in studio con un programma dedicato.

Se volessi dei filtri creativi inclusi, mi scaricherei la app di Instagram e scatterei con lo smartphone In caso contrario li reputo abbastanza inutili anche perché ti obbligano a generare in file JPG e non un RAW.

IL DISPLAY DELLA OLYMPUS OM-D E-M5

OLYMPUS OM-D E-M5

Il Display è il pezzo forte di questa macchina, può essere inclinato e ruotato, ha una buona risoluzione ed è touch.

Si può navigare nelle funzioni del menù e raggiungere i controlli semplicemente toccando lo schermo.

Questa è un’ottima possibilità di semplificare i controlli della macchina, ma è condito dalla complessità del menù quindi siamo punto a capo.

COMPATTEZZA E LEGGEREZZA

La OLYMPUS OM-D E-M5 Mark II è una macchina molto compatta. È il 34% più piccola e il 36% più leggera rispetto alle reflex digitali ad ora sul mercato. Il corpo macchina compreso di batteria e scheda SD arriva appena a 417 grammi.

Ecco qui un link per il confronto con una pari gamma della Canon.

OLYMPUS OM-D E-M5

Forse è talmente piccola da risultare poco valida per chi ha le mani grosse? Non credo che sia un fattore di demerito oppure che sia una situazione che la rende inutilizzabile, ci si può adattare.

L’unica pecca è che riducendo tutto hanno ridotto anche le dimensioni della batteria che non garantisce una durata molto performante.

Se scatti foto per una giornata intera o sei in giro per dei giorni ti consiglio di affiancare almeno una batteria di scorta a quella di serie.

L’ASPETTO ESTERIORE

Secondo te è una cosa che conta meno di altre in una macchina fotografica? Forse sì, ma spenderesti i tuoi soldi in un buon prodotto che il tuo occhio non apprezza solo perché sulla carta è un buon prodotto? Credo di no…

Che dire oltre alla parola "Affascinante"? Ebbene sì, come detto e ridetto, i gusti son gusti, ma il design retrò di questo pezzo da novanta della tecnologia di Olympus crea un fascino da non sottovalutare.

Il design non sempre è fine a se stesso, infatti il sistema di ghiere nella parte superiore, che ricorda le vecchie Olympus OM, e i pulsanti dedicati offrono degli short-cut non indifferenti tra le tantissime funzioni di questa macchina e del tutto personalizzabili.

Da poco hanno messo sul mercato il color Titanio oltre al color Acciaio e Nero già presenti.

Un colore veramente molto bello e dovrai sbrigarti se ne sei attratto: ne hanno prodotti solo 7000 modelli in tutto il mondo.

TIRANDO LE SOMME

È una macchina molto valida a partire dalle prestazioni fino ad arrivare al prezzo. Attualmente su Amazon la Olympus OM-D E-M5 Mark II si trova a 999,99 € il solo corpo macchina e 1.691,32 € il kit che comprende il 12-40mm f/2.8. Un valido prezzo per entrambi, se disponi di quel budget.

I prezzi sono, però, sempre ballerini! Cliccando qui puoi accedere ad una lista di fotocamere mirrorless consigliate e trovi nell’elenco anche la Olympus OM-D E-M5 Mark II.

Se con l’acquisto del solo corpo macchina vai off budget allora mi sento di consigliarti di valutare la OM-D E-M10 Mark III, che è sempre molto valida ma ha un prezzo, per il kit, più contenuto.

Se invece disponi del budget per il kit con il 12-40mm f/2.8 mi sento di consigliartelo perché disporresti da subito di un’ottica M4/3 di alta qualità (che corrisponde ad avere un tuttofare su Full Frame di 24-80 mm ma ovviamente molto più compatto come puoi vedere nel confronto link sotto).

OLYMPUS OM-D E-M5

Per queste caratteristiche resta difficile trovare qualcosa di equivalente a questo prezzo, considerato che il prezzo ridotto te lo ritrovi non solo nell’acquisto della macchina ma anche nei futuri acquisti di lenti nel mondo Micro 4/3.

Dichiarazione etica: non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto dal produttore, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo è tutto risultato di un nostro punto di vista ed analisi. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te ma sostieni il progetto! Grazie!

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

BENQ SW320 recensione monitor fotografico

Abbiamo avuto la possibilità di testare per molto tempo il monitor fotografico BenQ SW320. Non si tratta di una prova durata qualche settimana ma un test che si è prolungato per oltre un mese. Perché testare per così tanto questo monitor? Beh… tutto parte dal fatto che si tratta di un monitor di fascia alta, altamente professionale, con un costo che non è di certo alla porta di tutti.

BENQ SW320

Se però stai pensando “ok… allora questo monitor non può far per me” ti dovresti fermare un attimo.

Dovresti valutare se è realmente “una cosa che non fa per te” spendere 1500-1600 euro per un monitor definitivo, che ti garantisce prestazione fotografiche al TOP, che probabilmente non cambierai mai più o nemmeno valuterai di cambiare prima dei prossimi 10 anni.

O ha più senso spendere 4-500 euro ogni due anni per un monitor mediocre che comunque ti farà sentire sempre l’esigenza di cambiarlo non appena le tue esigenze migliorano?

Tanto per farti capire… ecco le caratteristiche BENQ SW320:

  • Schermo antiriflesso da 31.5 pollici con pannello IPS
  • Risoluzione nativa 4K 3840x2160 (UHD)
  • Contrasto 1000:1
  • Luminosità 350 cd/m2 con 5ms tempo di risposta (GTG)
  • Tecnologia Flicker Free
  • Ingressi video DisplayPort 1.4 e HDMI 2.0
  • Software per la calibrazione Palette Master Element
  • Wide Color Gamut (99% AdobeRGB, 100% sRGB )
  • 14-bit 3D Look Up Table (LUT)
  • Telecomando "Hotkey Puck" Control
  • Paraluce, USB 3.0 hub
  • 3-year warranty

DESIGN BENQ SW320

Il BENQ SW320 è un monitor dal design molto sobrio, niente fronzoli, tutta sostanza.

Un monitor immenso da tutti i punti di vista. Con un display da 31.5 pollici (circa 80cm) e un peso di quasi 19kg, è sicuramente tra i pesi massimi.

Nonostante la sua mole, il supporto molto generoso non fatica a reggere il monitor e offre anche la possibilità di regolarlo in altezza, ruotarlo di circa 45 gradi e passare anche in modalità verticale, con minimo sforzo. Visto il peso del intera installazione, BENQ ha pensato bene di dotare il monitor di una comoda e solida maniglia situata sul retro.

Il monitor è molto grande e visto da vicino pare immenso. Questo necessita di una base molto grande e allo stesso tempo molto solida.

Beh tanto di capello per BENQ che ha provveduto a dotare questo monitor di uno stand molto stabile anche se molto generoso come dimensioni, ma che non si muove di un solo millimetro e in più, non fa “ballare” il monitor quando la scrivania viene accidentalmente colpita.

Il piedistallo oltre ad essere molto resistente, e anche molto facile da aggiustare sia in altezza che in rotazione.

BENQ SW320

Nel supporto verticale (la gamba) del monitor c’è anche un foro attraverso il quale si possono far passare i vari cavi che servono per collegare il monitor al PC, rendendo in questo modo la scrivania molto pulita e ordinata.

Sempre nella base è stato scavato un alloggio per il comando remoto chiamato da Benq HOTKEY PUCK, che viene collegato al monito attraverso un cavo miniUSB, rendendo l’interazione con i vari menu/modalità di funzionamento del monitor, un vero piacere.

Come qualsiasi monitor professionale, anche il BENQ SW320 viene accompagnato da un paraluce modulare, che può essere utilizzato sia in modalità orizzontale che verticale.

Nella parte superiore è stato praticato un foro passante per agevolare il posizionamento del colorimetro in fase di calibrazione, senza dover smontare ogni volta il paraluce.

BENQ SW320

ERGONOMIA

Qui niente da segnalare in modo particolare. La possibilità di ruotare lo schermo attorno al asse verticale di 45 gradi, inclinazione di -5 gradi verso il basso e 20 gradi verso l’alto. In più c’è la possibilità di montare il monitor in posizione orizzontale (landscape) o verticale (portrait).

Benq ha ascoltato le richieste dei fotografi e ha fatto in modo da poter adattare il paraluce sia per la posizione orizzontale, sia quando il monitor viene montato in verticale.

BENQ SW320

Nonostante l’esistenza del telecomando, il monitor dispone anche dei classici pulsanti per accedere al menu OSD e alle varie regolazioni, posti nella parte frontale destra della base del display.

Se il monitor si trova abbastanza lontano da rendere l’utilizzo dei vari menu e il passaggio tra le varie modalità, c’è il controller che può essere posizionato vicino alla tastiera.

Cosi il passaggio da Adobe RGB a sRGB o alla modalità Bianco e Nero, Darkroom o HDR è veramente a un click di distanza. I pulsanti del controller si possono anche impostare secondo le proprie necessità.

VIDEO E CONNETTIVITÀ

BENQ SW320

Il BENQ SW320 è un monitor da 32 pollici, per uso prettamente fotografico e che offre oltre alla tanto pubblicizzata risoluzione 4K (3840x2160), uno spazio colore molto esteso coprendo al 99% lo spazio colore AdobeRGB e al 100% sRGB. In più, c’è il support HDR 10 per il High Dynamic Range e profondità colore a 10bit.

Tra le varie funzionalità ho trovato un DARKROOM MODE che neanche dopo qualche mese di utilizzo non ho ben capito la sua utilità, ma anche un BLACK and WHITE MODE che trovo utilissimo e geniale.

BLACK and WHITE MODE

BENQ SW320

Vedere le foto con l'effetto di un film in bianco e nero, la possibilità di scegliere fra tre diverse pre-impostazioni di visualizzazione bianco e nero per vedere in anteprima la foto, già prima di apportare concretamente le regolazioni di elaborazione fotografica, è una comodità non da poco e un aiuto sostanziale nella post-produzione.

Un’altra funzione che rafforza la posizione di questo monitor nella categoria PRO, è la possibilità di uniformare la brillantezza del monitor. Una funzione molto utile nei monitor con panelli molto grandi come questo.

La BRIGHTNESS UNIFORMITY, va a correggere quei difetti dovuti alla inconsistenza in brillantezza dei pixel eliminando le macchie con luminosità diversa.

In questo modo il display avrà una luminosità omogenea di grande aiuto per la post produzione delle immagini o dei video.

Il BENQ SW320 utilizza un panello IPS, con ampi angoli di visualizzazione (178/178 gradi) e 1,07 miliardi di colori. La luminosità massima si attesta sui 350cd/m2 con un contrasto di 1000:1. Il contrasto in questo caso non è uno molto spinto ma perfettamente adatto alla funzione che deve svolgere.

Dopo la calibrazione ho osservato un leggerissimo aumento del contrasto ma niente di troppo invasivo.

Per quanto riguarda gli ingressi video, la disponibilità come numero e poca ma siamo veramente ad alti livelli.

C’è disponibile un ingresso HDMI, Display Port e Mini Display Port con support colore a 10bit e quindi la possibilità di avere un monitor con 1 miliardo di colori. Questo non è possibile utilizzando la connessione HDMI.

Sempre alla categoria ingressi ci sono disponibili un hub USB3.0 è un SD card reader.

Parlando di ingressi video, ho osservato un comportamento alquanto interessante.

Con la mia scheda grafica, collegando il monitor con il cavo Mini Display Port, la risoluzione massima disponibile era solo 2K non 4K, mentre collegando il monitor al computer tramite il cavo HDMI sono riuscito ad avere la risoluzione 4K.

Di sicuro questo non è un “problema” del monitor ma delle mie GPU.

Faccio questa osservazione per ricordarti di controllare la compatibilità delle tue schede grafiche per sfruttare a pieno questo monitor.

Progettato sopratutto per la fotografia, il BENQ SW320 è dotato del software Palette Master Element, che viene usato per la calibrazione del display, assicurando colori molto accurati e consistenti.

Nonostante il monitor sia già calibrato in fabbrica con una deviazione massima del colore di 1.69, per questo viene fornito anche un rapporto do calibrazione contenente tutti i dati, è buona abitudine ricalibrare il monitor regolarmente, usando il software in dotazione.

Per il Benq SW320 la casa madre raccomanda il Datacolor Spyder 4, Spyder 5 o il Display Pro. Avendo il Datacolor Spyder 4 posso confermare la totale compatibilità del monitor con il colorimetro.

Purtroppo il Palette Master Element, non viene insieme al monitor ma dev'essere scaricato dal sito ufficiale BENQ. Questo però significa avere sempre a disposizione l'ultima versione aggiornata.

Un problema, se vogliamo chiamarlo cosi, e la funzione High Dynamic Range.

Per poter utilizzare il monitor in modalità HDR, bisogna collegarlo al PC attraverso un cavo HDMI, questo permettendo di accedere anche alla risoluzione massima di 3840x2160.

Se per caso hai intenzione di collegare questo monitor ad un pc con una scheda grafica che ha come connessione principale un'uscita DVI, sarà impossibile.

Non c'è alcuna presa DVI, per non parlare delle vecchie VGA. Comunque, BENQ ha pensato a tutto l'occorrente, inserendo nella scatola tutti i cavi necessari per collegare il monitor al PC.

PERFORMANCE

Iniziando con la parte più pubblicizzata, la risoluzione 4K, il monitor con i suoi 3840x2160 pixel offre tantissimo spazio per la scrivania, quindi tantissimo spazio per aprire tutti i pannelli necessari nel lavoro di post-produzione e posizionarli a piacere.

Tuttavia le dimensioni generose del display obbligano ad aumentare la dimensione dei caratteri, e questo porta ad evidenziare la risoluzione di "soli" 139 pixel per pollice.

Questo è solo per trovare il pelo nell’uovo, visto che siamo comunque ben al di sopra dei canonici 96 pixel per pollice.

Sarebbe stato bello però, vista la cifra da sborsare per impossessarsi di questo monitor, avere un display retina con 256 pixel per pollice.

Questo però non deve essere un deterrente nell'acquisto. Non è la risoluzione la cosa più importante nel lavoro di un fotografo, bensì la gestione colore.

Qui il BENQ SW320, si rifa abbondantemente offrendo oltre un miliardo di colori, con la garanzia Technicolor. Se non sai ancora cosa fa la Technicolor, basta seguire questo link: https://www.technicolor.com/

BENQ SW320

Evidentemente solo perché Benq ha collaborato con l'azienda francese, non ci ha fatto dare per scontato che tutto sarebbe stato rose e fiori: cosi ci siamo impegnati a metterlo a dura prova.

Superati tutti i test, possiamo affermare che la qualità video è ottima, con neri impressionanti e contrasto molto buono.

Il refresh rate/ velocità di aggiornamento è nella norma senza visibile ghosting nelle scene di azione.

Non c'è invece, alcuna infiltrazione di luce dalla sorgente usata per la retroilluminazione del pannello, è questa e un'ottima notizia. Tutto combinato con l'ottimo rivestimento antiriflesso per un'esperienza visiva di alto livello.

Tornando al colore, appena montato il monitor presentava una leggerissima dominante bluastra, eliminata subito con la calibrazione. L'occasione ci ha permesso di testare anche il comportamento del software per la calibrazione, fornito da Benq.

Risultato: temperatura colore omogenea su tutta la superficie, come anche i grigi che risultano privi di qualsiasi dominante di colore.

La luminosità prima e anche dopo la calibrazione risulta omogenea, grazie al software integrato che aiuta a regolare la brillantezza dei pixel lungo tutto il pannello.

Per quanto riguarda lo spazio colore, si conferma la copertura del 99% Adobe RGB, 100% sRGB e 95% NTSC.

BENQ SW320

USO CON I NUOVI APPLE “RETINA”

Ho testato il monitor anche con un MacBook Pro “Touch Bar” da 13” configurazione base, quindi con scheda video INTEGRATA.

Onestamente pensavo fosse difficile per il mio portatile gestire un monitor 4K come il BenQ non avendo una scheda video dedicata, ma ho dovuto ricredermi.

Il MacBook Pro riesce a gestirlo molto bene e sopratutto è interessante come sia possibile sfruttare molto bene le impostazioni “display retina” native i OSX con il BenQ.

Infatti, come suggerito prima, l’estrema risoluzione del monitor rende tutte le icone e testi “troppo piccoli” da leggere ed è quasi naturale dover ingrandire le dimensioni dell’interfaccia. Poterlo fare direttamente dalle impostazioni di OSX è una cosa geniale e comoda! Esperienza straordinaria.

VERDETTO

Con una risoluzione 4K, un'infinità di regolazioni ed eccellente copertura colore, eccellente nitidezza del testo, alta definizione e spazio sul display da poter lavorare con fino a 4 finestre con risoluzione 1080p, essendo il 32 pollici per uso fotografico professionale meno caro sul mercato, il BENQ SW320 supera alla grande i nostri test, nonostante abbia soltanto una media risoluzione di pixel per pollice.

Il design del monitor anche se non all'avanguardia, risulta piacevole e sobrio. Fa molto … business. Tutto colmato con la possibilità di posizionare il monitor in modalità ritratto e il paraluce modulare che si può montare anche in questa posizione, lo fanno ricevere un bel voto.

VOTO 8,9/10

IL MIO CONSIGLIO

Ti suggerisco vivamente di valutare questo monitor per rivoluzionare la tua postazione fotografica.

Il suo costo è elevato ma se osservi la prospettiva di spesa considerando il fatto che una volta preso avrai per le mani un monitor definitivo, dalle prestazioni estremamente professionali, che non dovrai probabilmente più cambiare per molti anni.

Se vuoi farti un’idea del suo costo clicca qui: http://amzn.to/2oP1Nuh

Olympus EM10  Mark III - Recensione

Ho volutamente scelto di provare la Olympus EM10 Mark III, non è una fotocamera fornita dal brand in prestito per testarla e dare una valutazione. È stata quindi volutamente scelta ed acquistata da me su Amazon ed esprimere dei pareri strettamente personali.

Olympus EM10 Mark III

Tra l’altro sono stato anche possessore di una Olympus OM-D E-M5 Mark II e di una PEN-F, oltre ad aver usato la EM1 Mark I, quindi so benissimo cosa poteva offrirmi Olympus dal punto di vista tecnico (in fondo la EM5 Mark II e PEN-F non è tanto lontana dalla EM1 dal punto di vista delle funzionalità).

Quello che mi interessava comprendere è se questa Olympus EM10 Mark III aveva un senso o se era una oggetto di una semplice “strategia commerciale” che prevede la necessità (quasi obbligo) di rinnovare forzatamente i modelli ogni tot di tempo.

Infatti, almeno come impressione, non è stata proprio ben vista dagli amatori ed utilizzatori Olympus che la vedono sotto molti punti di vista un “passo in dietro” rispetto al modello precedente EM10 Mark II.

PERCHÈ HO SCELTO LA EM10 Mark III?

Questa è domanda legittima che mi è stata fatta da molti utenti.

Premetto che di modelli mirrorless ce ne sono tantissimi pertanto non è stata una scelta prettamente oggettiva.

Di base mi ero messo alcuni “paletti” che tra l’altro sono requisiti sui quali di solito mi baso anche per consigliare fotocamere ed obiettivi agli utenti e consistono in queste caratteristiche:

  • la fotocamera doveva essere “moderna”, ovvero un modello possibilmente uscito da meno di un anno e non fuori produzione ovviamente.
  • la fotocamera non doveva avere un suo modello evoluzione.
  • la fotocamera doveva costare, obiettivo standard incluso, non più di 750 Euro (più o meno…).

Questi sono i motivi per i quali ad esempio ho scartato modelli come:

  • E-M10 Mark II (modello precedente)
  • Sony A5000, a6000, a6300 o a6500

Ovviamente allo stesso tempo c’erano modelli che invece “ci stavano” come la Canon EOS M6 ma potevo sceglierne solo una, quindi ho puntato su quella che mi incuriosiva di più.

In futuro spero di poter testare per bene la EOS M6 (ho cercato invano di mettermi in contatto con Canon per avere delle demo ma non riesco mai ad avere dei riscontri in tal senso, quindi se tra i lettori c’è qualcuno che lavora in Canon beh… sono qui…).

Magari non appena termino questa recensione farò l’investimento sulla EOS M6.

PRIME IMPRESSIONI DALL’UMBOXING DELLA EM10 Mark III

Parto dall’unboxing, con impressioni pratiche e tangibili come può essere solo un primo impatto diretto col prodotto appena scartato dalla sua confezione.

https://youtu.be/psezj3wXXHY

Ritiro in ballo la premessa fatta all’inizio: sono stato un possessore (per oltre un anno) di una E-M5 Mark II e PEN-F, quindi ho ben presente cosa significa avere un prodotto “di qualità”.

Non si tratterà di una E-M1 ma ci si va molto vicini sotto il punto di vista della qualità costruttiva e materiali utilizzati.

Sulla E-M10 Mark III invece sentivo dire parecchie cose “preoccupanti”.

Già si tratta di un modello posizionato su una categoria di prezzo decisamente inferiore alla E-M5 Mark II, quindi mi aspettavo materiali meno pregiati e un “feeling” al tatto più “plastico”, ma i feedback che si sentivano online dicevano che la Olympus EM10 Mark III era anche “peggio” del modello precedente.

Queste erano le premesse all’apertura della confezione.

Ma secondo me si sbagliano.

Appena scartata e presa in mano ho subito percepito un’ottima qualità costruttiva.

Onestamente non ho percepito al tatto questa differenza sui materiali e solidità rispetto alla E-M5 Mark II.

Le differenze ci sono, non sono dati nascosti, ma ribadisco che prendendola in mano non mi rendo per nulla conto di questo aspetto. Ovviamente le dimensioni ridotte (già era piccolina la EM5) si sentono ma questa è un’altra cosa.

In sostanza: prima impressione ok! Promossa a pieni voti.

IL NUOVO MENÙ

Chiunque possiede ed usa le Olympus fin prima del modello Olympus EM10 Mark III o E-M1 Mark II è d’accordo su un punto:

  • il menù delle Olympus è talmente “complesso” che bisogna girare col manuale sempre dietro per un mese prima di smanettarci in modo naturale. Se poi si deve usare una funzione particolare… ciaooo è quasi obbligatorio cercare sul manuale la funzione.

Certo… col tempo e con la pratica tutto diventa naturale ma oggettivamente le Olympus hanno talmente tante funzioni e una tale evoluzione tecnologica che è veramente complesso farci stare tutto in un menù funzionale e semplice.

Ma nonostante tutto, Olympus ne era consapevole e per questo ha investito risorse per cercare di semplificare al meglio anche questo aspetto.

Nella E-M10 Mark III il menù è oggettivamente meno complesso di quello che ricordavo nella E-M5 e PEN-F ma rimane comunque una spanna indietro ai vari menù delle Canon, Fujifilm ecc…

Anche in questo caso, se devo tirare una somma, devo dare un voto positivo allo sforzo di Olympus nel semplificare le cose.

Ho quasi il dubbio che non si possa fare di meglio se non “tagliando” delle funzionalità. Io preferisco così però! Meglio adattarmi al menù che tagliare funzioni utili.

GRAFICHE, SCHERMO E MIRINO

Una cosa che proprio non sopporto sono le grafiche utilizzate da Olympus. Sembra di guardare degli schermi stile videogioco/cellulare anni ’90.

Non me ne voglia Olympus ma è dal 2013 che non rinnovate le grafiche dei vostri menù!

L’istogramma e le livelle sono una cosa “inguardabile” ma anche tutte le altre rappresentazioni ed informazioni non scherzano.

Non ha senso secondo me dotare le fotocamere di schermi e mirini elettronici ad altissima risoluzione per poi mostrarci grafiche di sistema pixellate.

Crolla il palco. Ti da l’impressione che il mirino e lo schermo siano in realtà a risoluzione ridotta rispetto la concorrenza!

Non cito Leica (sono possessore di Leica Q) che costano “un zero” in più, ma basta prendere in mano una Fujifilm o Canon per avere l’impressione di usare qualcosa di più moderno, raffinato ed attento ai particolari.

Aggiornamento: ho attualmente in mano una EM1 Mark II e per quanto riguarda il monitor le cose vanno un pelo meglio per via della maggiore risoluzione, ma le livelle e l’istogramma rimangono come detto prima… inguardabili.

Per il resto fanno ovviamente il loro dovere.

MECCANICA E DISPOSIZIONE DEI COMANDI

La cosa che mi piace un sacco nelle Olympus è che hanno le doppie ghiere per la regolazione dei dati di scatto che ti permettono di gestire ad esempio:

  • apertura e tempo di scatto quando si scatta in manuale
  • apertura diaframma (oppure tempo) e compensazione quando si usano dei semiautomatici.

Non sono una cosa scontata! Spesso non si trovano nemmeno nelle reflex “evolute” (figuriamoci nelle entrylevel).

Già questo decreta secondo me una votazione positiva su questo aspetto senza possibilità di appello ma anche tutti gli altri pulsanti sono al loro posto.

Certo, va preso atto che si tratta di un corpo macchina piccolissimo, quindi non c’è modo di giocare tanto con la disposizione dei pulsanti, tuttavia ho usato la Olympus EM10 Mark III in condizioni di buio assoluto senza mai aver problemi a capire quale tasto premere per accedere ai menù e/o impostare qualche parametro specifico (ISO, punto di messa a fuoco ecc…).

LO SCHERMO ESTERNO

Lo schermo è rimasto quello standard presente anche nella EM1 Mark I, ovvero ruota verso l’alto di 90° e verso il basso di 45°.

Ammetto di aver sempre apprezzato questa tipologia di snodo perché ti da modo di fare foto e controllare l’inquadratura anche mettendo la fotocamera per terra o alzandola.

Se però vuoi fare anche video in modo abituale, allora non lo reputo adatto a questa fotocamera. Non è snodabile lateralmente in stile “videocamera” come nella E-M5 Mark II o PEN-F.

Le necessità sono cambiate. Una volta le fotocamere venivano usate solo per fare fotografia ma ora gli utenti richiedono anche la possibilità di fare video.

La Olympus EM10 Mark III permette di fare ottimi video in 4K, tra l’altro sfruttando lo stabilizzatore, e le sue dimensioni la renderebbero una fotocamera IDEALE per i Vlogger!

Peccato che i Vlogger abbiano la necessità di potersi vedere durante le riprese, senza andare alla cieca. In questo contesto lo schermo “snodabile” è decisamente più logico, pratico e sensato.

Se per te il “video” non è un aspetto fondamentale, o lo fai solo saltuariamente, allora puoi far a meno di queste mie valutazioni in tal senso.

USO QUOTIDIANO

Dai… siamo sinceri. Ci può essere una differenza sull’uso quotidiano tra una Olympus EM10 Mark III e la versione precedente Mark I o da una E-M5 o una EM1?

Sul lato pratico non c’è nessuna differenza.

Ovviamente c’è l’ergonomia, ma per tutto il resto - generalmente e per la maggiorate dei fotografi - non ci saranno chissà quali differenze nell’uso quotidiano.

Ed infatti non è che usare una LeicaQ (che attualmente possiedo) o la Olympus EM10 Mark III (che sto utilizzando ora) mi ha fatto sentire in difficoltà nello scambio.

Nemmeno ho dovuto star un ora a prendere confidenza con la nuova fotocamera.

Conoscevo il menù della Olympus per i motivi detti prima e nonostante siano passati 2 anni da quando avevo l’ultima Olympus - nel frattempo sono passato per Fuji e ora appunto ho una Leica - alla fine le mie foto le ho fatte ugualmente e rapidamente.

C’è però una cosa che trovo IMPAGABILE ed IMPAREGGIABILE nelle Olympus. Le funzionalità:

  • LIVE TIME
  • LIVE COMPOSE

Queste rimangono per me le funzionalità che valgono ogni euro speso per una Olympus. Due funzionalità che ti semplificano la vita fotografica (e NON POCO) se sei amante delle fotografie notturne ed esposizioni lunghe.

Detta in parole povere il con il live-time è come scattare in BULB ma con la possibilità di vedere l’immagine che si crea pian piano “realtime” sullo schermo LCD della fotocamera.

Con la modalità BULB tradizionale in fondo eri abituato a fotografare alla cieca.

Premevi il tasto di scatto e stavi li… ad aspettare un “tot” di secondi, magari con dei calcoli matematici alla mano, per poi cliccare sull’anteprima una volta terminato per vedere il risultato ottenuto.

Spesso i calcoli erano sbagliati, oppure le condizioni ti ingannavano e quindi eri costretto a “rifare” lo scatto. Se facevi scatti da 3-4 minuti di esposizione poteva voler dire anche “perdere 10-15 minuti a scatto.

Con il LiveTime no… vedi esattamente come si tra creando l’immagine “in diretta” e puoi stoppare l’esposizione non appena noti che ti soddisfa.

Il LIVE COMPOSE è una cosa ancora più interessante. In pratica è una modalità di scatto dove la fotocamera fa uno scatto iniziale di partenza per esporre il paesaggio, dopo di ché inizia ad esporre “catturando” e “registrando” solo i cambi di luminosità.

Puoi così fare startrail direttamente “on camera” ottenendo tra l’altro dei file RAW!

olympus em10

Ecco… secondo me questi sono due aspetti che rendono questa Olympus EM10 Mark III veramente ottima per l’uso quotidiano.

QUALITÀ DELLE IMMAGINI

Uno dei dubbi, se non il dubbio principale, per chi non conosce il formato 4/3 è la grandezza del sensore.

Siamo cresciuti col digitale e ci è stato sempre insegnato che un sensore più grande soffre di meno rumore ad alti ISO (tanti magari si ricordano come la Canon 5D - prima “fullframe” raggiungibile economicamente anche per un “non professionista” - dava una pista a tutti i sensori APS-C in fatto di resistenza ad alti ISO).

Per questo motivo l’idea di prendere una fotocamera con sensore 4/3, che è più piccolo di un sensore APS, figuriamoci di un FullFrame, fa sorgere molti dubbi.

Ed in realtà è più o meno così dal punto di vista tecnico.

Un sensore più piccolo con “gli stessi megapixel di una FULLFRAME” ovviamente soffre di una densità maggiore che porta ad avere tendenzialmente più rumore a parità di ISO.

La questione però che tanti tralasciano sta nel fatto che il micro 4/3 non va usato come una fotocamera FullFrame o una APS.

Il formato 4/3 gode di una profondità di campo “doppia” rispetto ad una fotocamera con sensore FullFrame.

Questo significa che se con il FullFrame abituato a scattare a f/8 per ottenere una certa profondità di campo in determinati contesti, con la Olympus EM10 Mark III puoi ottenere la stessa PDC scattando a f/4!

Cosa centra questo discorso con la resistenza ad alti ISO? Beh… significa che arriva più luce nel sensore della Olympus EM10 Mark III e per questo motivo puoi ridurre gli ISO di ben 2 stop (riducendo di conseguenza il rumore generato e percepito).

Se con la FullFrame scatti a 3200 ISO, col formato 4/3 puoi usare 800 ISO.

Non male come caratteristica del sensore 4/3 vero?

Se poi hai dubbi sull’eccessiva quantità di profondità di campo beh… ecco alcune foto che ti possono far cambiare idea:

CONCLUSIONI FINALI ED ASPETTI NEGATIVI

Questa fotocamera tutto sommato si presenta bene. Decisamente di quello che pensavo.

Dal punto di vista costruttivo e dei materiali non sento poi queste grandi differenze rispetto alla sorella E-M5 Mark II. Le differenze, sulla carta, ci sono ma se non le percepisco dal lato pratico allora significa che in Olympus hanno fatto le cose bene.

Tuttavia non è esente da “difetti” che proprio non vanno giù.

No… non si tratta di difetti costruttivi o ergonomici. Non li considero questi dei difetti perché sono delle scelte tecniche necessarie per mantenere il prezzo basso e dargli una sua collocazione specifica (dimensioni, ingombri ecc…).

Quello che non mi va giù sono mancanze nella Olympus EM10 Mark III di queste funzioni presenti nei modelli superiori (EM5, PEN-F e EM1):

  • lo scatto silenzioso
  • lo scatto high-res (alta risoluzione).

Queste due caratteristiche sono presenti nella E-M5 Mark II, nella PEN-F… nella EM1 Mark II e in parte anche nella EM1… e mancano nella Olympus EM10 Mark III ?!

Queste mancanze non sono una motivazione “tecnica” ma una scelta strategica. Una limitazione delle funzionalità impostata a livello FIRMWARE.

Per essere schietti, secondo me, la Olympus EM10 Mark III potrebbe avere queste funzionalità ma Olympus ha volutamente deciso di “eliminarle” dal menù per non affossare il mercato della sorella maggiore E-M5.

Lo scatto HighRes permette di sfruttare lo stabilizzatore del sensore per realizzare file in alta risoluzione. Anche la Olympus EM10 Mark III ha lo stabilizzatore, allora perché non abilitarlo?

Ok… la limitazione nello scatto in Alta risoluzione posso anche capirlo, ma perché eliminare lo “scatto silenzioso” dalla Olympus EM10 Mark III ?!?

Lo scatto silenzioso è una sciocchezza... ma utile! Indipendentemente dal modello! Dovrebbe essere disponibile nella fotocamera “professionale” ma anche nella fotocamera “amatoriale”.

Io mi sono fatto un’idea. La E-M10 è troppo simile alla E-M5 che costa quasi il doppio e tutto sommato sono “identiche” sul lato pratico. Si ok… la EM5 ha qualche tasto rapido in più e lo schermo snodabile, ma non ti cambia la vita.

Bah… non lo comprendo.

IL RAPPORTO QUALITÀ - PREZZO

Ad ogni modo la E-M10 Mark III rimane una gran macchina. Prezzo abbordabile e con meno di 800 euro puoi avere una macchina in Kit:

  • con un ottimo obiettivo, comodo per fare tutto;
  • che registra in 4k (il che non guasta);
  • che permette di scattare in live-comp e live-time;
  • che sforna ottime immagini;
  • che può disporre di un parco ottiche di tutto rispetto che poco ha da invidiare a Canon e Nikon;

Non credo ci sia altro da dire. Se hai un budget di 800 Euro questa Olympus EM10 Mark III è una delle migliori mirrorless per lanciarti in questo mondo. Clicca qui per vederne il miglior prezzo su Amazon.

GoPro Hero 6 Strepitosa e deludente

L’articolo di oggi è un po’ diverso dai soliti. Chi mi sta attorno sa bene quanto ami testare e provare di tutto e in questo caso ti parlo della GoPro Hero 6.

GO PRO HERO RECENSIONE?

Ad essere sinceri gli articoli sul blog dedicati alle recensioni sono veramente una minima parte rispetto al numero di strumenti, fotocamere e sopratutto apparati di cui faccio uso ogni anno.

È una cosa strana effettivamente, forse dovrei impegnarmi un po’ di più nel mettere nero su bianco le cose che provo e testo e voglio provare proprio da oggi parlandoti della GoPro Hero 6.

Dichiarazione etica: il materiale recensito è stato acquistato direttamene da Tecnica Fotografica. Non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te.

ASCOLTA IL PODCAST SULLA GO PRO HERO

Questo articolo può essere anche ascoltato come PodCast!

Il nome GoPro è ovviamente sinonimo di “Action Cam”, è la prima cosa che ti viene in mente nonostante ci siano tantissime altre case produttrici di Action Cam che producono buoni prodotti.

È un po’ come paragonarla alla “Apple”. Tanti produttori realizzano tablet ma quando si pensa al “tablet” ci viene quasi sempre in mente il prodotto di punta della Apple: l’iPAD.

Lo stesso vale per la GoPro con la Action Cam “Hero” ora alla versione 6.

GoPro
GoPro

Ed è di questo che voglio parlare oggi in questo articolo: della GoPro Hero 6, action cam che è entrata a far parte (per un pò e poi ti dico il perché) delle mie attrezzature aggiungendosi alla Hero 4 Black, Hero 5 Session ed Hero 5 Black che ho avuto negli anni scorsi.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

COSA CENTRA UNA GO PRO HERO CON LA FOTOGRAFIA

GoPro
GoPro

Prima di dare un significato al titolo di questo articolo la domanda che forse ti sei fatto è:

Cosa centra una GoPro con la fotografia?

La domanda è tutt’altro che scontata. Anzi… è perfettamente legittima.

Una Action Cam ha senso in ambito fotografico? Beh, se devo essere sincero pure io non ne ho mai trovato il nesso, però questo aveva un senso fino alla Hero 3 oppure Hero 4.

Con la GoPro Hero 5, e sopratutto la 6, le cose sono cambiate un pochino.

Le GoPro 5 e 6 (non ricordo la 4) integrano infatti delle caratteristiche interessanti ed utili per l’ambito fotografico:

  • possibilità di scattare foto in formato RAW;
  • possibilità di gestire ISO e TEMPO di scatto;
  • possibilità di gestire il tipo di esposizione;
  • possibilità di gestire le compensazioni di esposizione;
  • possibilità di gestire la temperatura colore;

Quello che manca è la possibilità di gestire l’apertura del diaframma, probabilmente per il fatto che non ha il sistema meccanico per la gestione di questo aspetto, ma se ci pensi bene sono caratteristiche che spesso mancano anche alle nelle fotocamera compatte!

Vogliamo poi parlare dei timelapse che puoi fare?

Ad ogni modo non sono tanto le funzioni in se che la rendono interessante “anche” in ambito fotografico.

È piuttosto tutto il pacchetto che la rende interessante.

La GoPro Hero è veramente una cam che ti sta nel pugno di una mano, estremamente compatta, con un angolo di campo elevatissimo che torna buona quindi per fare le classiche foto “d’effetto” ed è poi resistente agli urti ed impermeabile fino a 10 metri.

GO PRO FOTO

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Si è vero. La GoPro Hero ha un sensore microscopico ovviamente.

In fondo per poter realizzare un oggetto così piccolo bisogna per forza ricercare dei compromessi.

Ed infatti la GoPro Hero 4 non era poi così interessante per usi fotografico.

Si ok… va bene per fare le foto agli amici durante le vacanze, poi con l’introduzione del comando vocale nella Hero 5 le cose sono diventate ancora più divertenti.

Ma se si metteva alla prova con la sfida più ostica per tutte le fotocamere? Le foto notturne?

Ovviamente la storia finiva qui. Usarla in ambito “notturno” o di scarsa luce non aveva proprio senso.

Ma il primo vero salto di qualità si è visto con la Hero 5 Black (non nella “session” che è stata limitata via firmware sotto questo aspetto).

La GoPro Hero 5 effettivamente ti da modo di ottenere delle interessanti foto notturne. Intendo fare lunghe esposizioni.

L’abbinamento di un angolo di campo molto ampio (che da quindi anche una grande profondità di campo) con un’apertura di diaframma maggiore rispetto ai modelli precedenti, ti permette di ottenere delle immagini veramente interessanti.

Certo… non adatte magari a farci stampe fineart, ma guardando gli esempi che trovi nel mio articolo sul blog penso che tu possa concordare che può ritagliarsi uno spazio anche tra i fotografi.

Specie se si decide di sviluppare qualche progetto particolare. Poi sono comode perché non servono pesanti ed ingombranti treppiedi per fare foto notturne.

Ti basta un mini-treppiede magnetico della Joby per poterla attaccare praticamente ovunque per ottenere foto veramente particolari. Se poi fatte con una luna esposizione si apre un mondo.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

L’ULTERIORE MIGLIORAMENTO CON LA GO PRO HERO 6?

GoPro
GoPro

È qui che è avvenuta la vera cosa interessante. Con la GoPro Hero 6 la qualità migliorata ancora di più.

E non lo dico per “sentito dire”. Ho ascoltato recensioni online dove dicono che “per chi ha la Hero 5 non conviene fare il cambio” e io non sono assolutamente d’accordo. Almeno dal punto di vista fotografico.

Ho infatti avuto la fortuna di avere contemporaneamente la Hero 5 e la Hero 6 e ho fatto le foto ai medesimi contesti (passeggiate notturne col cane) con entrambe le Cam.

Ed i risultati sono stati disarmanti secondo me.

La GoPro Hero 6 ha una qualità sia ottica che di immagine generata dal sensore che è una spanna avanti rispetto alla Hero 5.

Nelle foto notturne (e lo vedi anche tu negli esempi che ti riporto nel mio articolo) c’è un salto qualitativo veramente enorme.

È noto e constato il miglioramento della gamma dinamica che permette di ottenere immagini e video di qualità più elevata ma secondo me hanno lavorato anche sulla lente perché è molto più resistente ai controluce.

Con la Hero 5 comunque bisognava stare attenti a non avere degli elementi troppo luminosi (lampioni ad esempio) che finivano per rovinare la foto.

Con la Hero 6 invece si possono fare riprese e foto senza tanti scrupoli anche se ci sono tanti elementi luminosi e forti contrasti. Resisterà molto bene.

DOVE STA IL PROBLEMA ALLORA?

Il problema, almeno… per quello che ho constatato e vissuto io, sta purtroppo in altri aspetti. Aspetti che riguardano un controllo qualità scarso o una particolare sfortuna da parte mia.

Aspetti che mi hanno portato ad avere ben 2 GoPro Hero 6 che ho, purtroppo, dovuto restituire entrambe ad Amazon che ha provveduto a rimborsarmi di tutto.

Per questo motivo prima ti ho detto che la fotocamera non fa più parte del mio correndo.

Ripeto… magari sono stato sfortunato, ma mi è sembrato di rivivere i tempi passati quando per l’acquisto di un obiettivo Sigma dovevi già mettere in conto di fare dei possibili recessi.

Prendevi due obiettivi Sigma identici e ti potevi trovare uno con una qualità ottica “professionale” e l’altro che magari si rompeva in mano.

LA MIA VICENDA CON LA GOPRO HERO 6 E AMAZON

La mia vicenda è questa.

Ho acquistato una GoPro Hero 6 su Amazon, come al solito il mio negozio online di fiducia, che puntualmente me l’ha consegnata dopo 2 giorni.

Esteticamente identica, più costosa e con meno accessori in dotazione, ma che non mi sono mancati quando ho potuto constatare la qualità di cui ti parlavo sopra.

Bellissima! Era di fatto diventata la mia “fotocamera portatile”. Sempre nel taschino del giubbotto tanto che stavo pensando di avviare due progetti con questa cam:

  • il progetto #PH360 (che consiste nel fare 1 foto al giorno per 360 giorni) dal quale ricavare un progetto fotografico che volevo poi far vedere alla GoPro a distanza di un anno o a step intermedi (3 mesi, 6 mesi ecc…);
  • un progetto che non centra nulla col blog e la fotografia, ma piuttosto una cosa che riguarda il mondo dell’online. In quanto imprenditore online volevo fare una sorta di “diario” dove ogni giorno parlavo del mio lavoro per poi condividere i video con le persone che mi seguono sotto l’aspetto “imprenditoriale/tecnico”.

Fino a che… non ho fatto caso che lo schermo posteriore presentava un punto bianco molto fastidioso.

Controllo bene e si tratta di un pixel “bloccato”. L’ho notato quando mi sono messo a fare foto notturne al cielo e le stelle.

Quel punto bianco non si vede nelle foto e video diurne di tutti i gironi, ma di sera o in ambienti poco luminosi era veramente fastidioso quanto della polvere sul sensore.

Controllando meglio poi noto che ci sono più pixel bianchi ma meno visibili.

Volendo potevo tenerla così, non sarebbe stata la fine del mondo ed in fondo le immagini che generava non erano colpite da questo difetto. Era solo il pannello posteriore con questa caratteristica.

Ma poi ho pensato “che cavoli… i miei 509 Euro mica erano difettosi… Amazon permette il rimborso e ho pure un diritto di recesso, richiedo la sostituzione”.

Amazon sempre fenomenale appena faccio la richiesta di reso/sostituzione me ne spediscono subito una di nuova e nel frattempo io potevo continuare ad usare quella che avevo. L’importante era che la rimandassi in dietro entro 30 giorni.

Ad ogni modo… dopo un paio di gironi mi arriva il pacco con la “nuova” GoPro Hero 6.

Grande Amazon! Spacchetto tutto e cosa faccio secondo te? Controllo subito - che non mi faccia fregare come la prima volta che non ci ho fatto caso di giorno - che lo schermo sia privo di difetti.

RAGGELATO

GoPro
GoPro

Eh si… quello che ho provato è stato proprio questo. Ho pensato “oddio qui siamo difronte ad un controllo qualità imbarazzante”

Non servono parole, le foto le vedi qui anche tu. Lo schermo della “nuova GoPro Hero 6” era anche peggio della precedente in mio possesso.

Non aveva pixel bloccati ma una disomogeneità della retroilluminazione che era inguardabile. E purtroppo colpiva anche le immagini di giorno.

Inutile dire che ho subito fatto la richiesta di reso ad Amazon anche di questa ed il giorno dopo sono partite entrambe per il “Centro Resi Amazon”.

GoPro
GoPro

E io me ne sono tornato ad usare la mia GoPro Hero 5, qualitativamente inferiore, ma almeno priva di difetti.

CONCLUSIONI SULLA GO PRO HERO 6

La GoPro Hero 6 è indubbiamente un accessorio per il fotografo che ha il suo perché.

  • Non è “il massimo” come videocamera.
  • Non è nemmeno “il massimo” come fotocamera ovviamente.

Ma fa il suo lavoro in modo decisamente egregio e da degli sbocchi creativi enormi.

Certo, non si può pretendere di avere una qualità paragonabile ad una Reflex o una Mirrorless, pensare il contrario è una cosa da sciocchi e lo hai visto anche tu.

Tuttavia l’idea di affiancarla alla tua attrezzatura ha un senso e vale la pena acquistarla.

Sul prezzo possiamo aprire un dibattito enorme. Attualmente questa GoPro Hero 6 costa circa 430 Euro ed è un prezzo “alto” se paragonato a cosa puoi acquistare con questa cifra:

Tuttavia, come detto prima, non consiglio a nessuno di prendere la GoPro Hero 6 per “sostituire” una fotocamera ma piuttosto di prenderla se vuoi affiancare un apparato divertente e che ti darà tante soddisfazioni ad un corredo esistente.

Tanti online dicono che se si ha già una GoPro Hero 5 non ha senso cambiare. Io non sono d’accordo. La GoPro Hero 6 ha un livello qualitativo superiore e di tanto.

Per me è stato particolarmente “difficile” re-impacchettare tutto per restituire le fotocamere difettose ad Amazon. Pur avendo già la Hero 5.

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Ho anche pensato per un attimo di tenermi quella con i pixel bloccati perché in fondo ci potevo anche “convivere” ma poi ho pensato che non è giusto.

Spero tanto che GoPro migliori il suo processo di controllo qualitativo perché attualmente, nonostante tante soluzioni alternative he costano anche meno, nessuna è in grado di generare una tale qualità d’immagine.

Aggiungo anche un piccola frecciatina a GoPro… ho provato più volte a mettermi in contatto con loro prima di fare questo articolo e podcast, sperando di poter fare una chiacchierata, anche visto il fatto che gestisco un blog seguito da una community di oltre 60k persone, ma non mi hanno mai dato nemmeno una risposta.

Ecco… anche questo non è un buon biglietto da visita.

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Recensione Olympus OM-D E-M1 Mark II

Questa non è la solita recensione tecnica, perché ho scritto questo materiale, cercando di esprimere al meglio le sensazioni che ho provato dopo la svolta avvenuta nella mia carriera fotografica, quando ho deciso di provocare la sorte, rinunciando al titolo di Ambasciatore Nikon in Romania, per fare un tuffo di testa, in un mare imprevedibile e vorticoso. (Mircea Bezergheanu) Solo pochi mesi fa, mostravo tanta ignoranza, deridendo il sistema mirrorless a prescindere da chi fosse il produttore.

E-M1

A dir la verità, ero comunque attratto da un nuovo prodotto della Fuji, però le macchine del noto marchio giapponese, avevano tutte grossi problemi di autonomia, aspetto vitale per me e per il tipo di fotografia che prediligo.

Passo settimane intere fuori casa, in luoghi remoti dove non ho la possibilità di ricaricare le batterie e sinceramente, nemmeno portandomi dietro una borsa piena, non avrei risolto il problema.

Sono stato ignorante, e lo riconosco, omettendo i sforzi fatti dai produttori nell’implementare in queste macchine funzioni che non si ritrovano nelle classiche DSLR.

In qualche modo, proprio sotto il mio naso, sono passati anni e anni di evoluzione tecnologica ed il mio primo contatto serio con il sistema mirrorless è stato un bel colpo.

Non e mai troppo tardi riconoscere di aver sbagliato ….

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, egratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ 

PREMESSA

Tutte le fotografie presenti all'interno di questa recensione, insieme alle opinioni e valutazioni sul prodotto recensito, sono il frutto del lavoro e appartengono in tutto e per tutto al fotografo romeno Mircea Bezergheanu.

Tecnicafotografica per mano del redattore Flavius Filimon, previo accordi con l’autore, non ha fatto altro che tradurre i testi cosi some sono stati redattati da quest’ultimo, senza togliere ne aggiungere niente.

Dichiarazione etica: non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te ma aiuterai il blog a crescere.

Premessa di Mircea Bezergheanu

Tutte le fotografie all’interno di questa recensione, sono state riprese in formato nativo ORF, quindi convertite in TIFF/JPEG usando il software PhaseOne Capture One Pro.

Per abitudine fotografo solo in Neutral senza modificare nessun parametro in macchina.

In questo caso, i colori ed il contrasto hanno meno intensità rispetto a quello che noi vediamo a occhio nudo, e di conseguenza le foto sono state lavorate a livello di contrasto e saturazione.

Ci sono tanti scatti dove non e stato bisogno di intervenire in alcun modo dopo la conversione. Se qualcuno ha qualche problema con questo … beh, sono problemi suoi!

Per la precisione, ma anche per mettere il cuore in pace a tutti quanti, ci sarà a disposizione anche un’archivio con le foto a risoluzione massima insieme ai file ORF (RAW). La lettura di questa recensione NON E’ ASSOLUTAMENTE OBBLIGATORIA!

LA STORIA

A soli 5 giorni dopo la annuncio della mia rinuncia al titolo di Ambasciatore Nikon in Romania e di conseguenza alla collaborazione con la Nikon ma anche annunciando che sono in cerca di un nuovo sistema con il quale mettere alla prova tutta la mia carriera fotografica, ho ricevuto un corredo completo Olympus.

Beh … sinceramente non ero molto contento e non gli davo molte speranze di vita nelle mie mani.

Ero ancora radicato in quella mentalità conservativa che sostiene che un sensore piccolo NON PUO essere migliore di uno più grande.

Ebbene … qui inizia lo show! Cercherò di presentarvi quello che ho trovato riguardante questi “piccoli” sensori.

Ho cercato informazioni anche in rete — come tutti — però tutto era molto schematico o copriva soltanto una piccola nicchia, in base alla specializzazione del fotografo che aveva utilizzato l’apparecchio.

Ho anche letto per intero il manuale utente … due volte.

Ho letto più materiale possibile sul sistema mirrorless e sopratutto sui due brand più importanti in questa fascia di mercato: Panasonic e Olympus.

Sono andato a cercare persino la documentazione ed i brevetti registrati in Giappone per la tecnologia che si trova all’interno di queste macchine, quindi mi sono messo a studiare.

Il tutto combinato con uscite fotografiche giornaliere che mi hanno portato ad avere, dopo circa 2–3 mesi, oltre 100.000 (si cento mila) scatti realizzati con i seguenti obiettivi:

Clicca qui per vedere il prezzo di tutti gli obiettivi e fotocamere Olympus suggerite.

Questo penso che mi da il diritto di trarre qualche conclusione pertinente riguardante il sistema mirrorless sopratutto quello di Olympus.

I metodi utilizzati per testare il materiale sono stati gli stessi usati per testare i prodotti Nikon.

Questi comprendono:

  • uscite sul territorio
  • test nelle più svariate condizioni meteorologiche, partendo dalle montagne innevate con temperature sotto zero fino al caldo infernale del deserto e la polvere dei vulcani nelle isole Canarie.

Lo riconosco, ho provato a non fare paragoni tra il sistema DSLR della Nikon e quello che avevo in mano della Olympus ma non ci sono riuscito.

Ero troppo curioso di vedere e capire ciò che stavo perdendo passando da un sensore più grande ad uno più piccolo, cioè il micro 4/3.

Sbalordito dai risultati, ho capito che non stavo perdendo niente, anzi guadagnavo. Seguitemi …

LO STABILIZZATORE

La prima cosa che ho notato usando il sistema Olympus, è stato il fantastico stabilizzatore incorporato nel corpo macchina.

Riuscivo a fotografare a mano libera laddove non ero mai riuscito a fotografare con il treppiede perché il vento si portava via tutto. Treppiede e macchina fotografica. [n.d.r. le condizioni per arrivare in quel contesto non davano modo di girare con molta attrezzatura tecnica]

Sotto potete vedere scatti di 2–3 o addirittura 4 secondi realizzati a mano libera.

Qui ero a Roque Nublo, subito dopo il tramonto, con un vento infernale. Il treppiede era effettivamente un accessorio inutile.

Seguono dei scatti ripresi sopra delle rocce spazzolate costantemente da fortissime onde che muovevano il treppiede anche se mi appoggiavo sopra.

Cosi ho preferito scattare queste foto a mano libera.

Sono fate di giorno con un obiettivo 12–40mm f2.8 PRO e un filtro ND1000.

Queste sono delle riprese all’interno di una caverna, dove non c’era lo spazio per montare il treppiede e non avevo nemmeno il tempo per farlo.

Quindi, ho scattato a mano libera, appoggiandomi alle rocce.

Che sia chiaro, questo non e un vantaggio che dipende dalla dimensione del sensore.

È solo l’eccellente tecnologia IBIS (In Body Image Stabilization) che si ritrova all’interno del corpo della Olympus OM D E-M1 Mark II.

Tuttavia è avvantaggiata dalle dimensioni del sensore usando una realtà fisica a tutto vantaggio del sensore micro 4/3.

MACROFOTOGRAFIA

Sappiamo tutti che nella fotografia macro ma anche nei ritratti quando si scatta con un diaframma aperto a f/1.8 e a distanza ravvicinata, abbiamo grossi problemi per quanto riguarda la profondità di campo in quanto ridottissima.

In questo senso, se si fotografa un soggetto in modalità macro o close-up, con un sensore FF o APS-C ci si trova nella situazione che a f/8 il soggetto non è comunque tutto a fuoco ma solo una piccola parte di esso sarà nitida.

Una situazione poco gradevole che ci obbliga a due scelte:

  • Chiudere il diaframma
  • ricorrere alla tecnica chiamata FOCUS-STACKING.

Chiudere il diaframma

Nella prima e immediata soluzione ci si vede obbligati ad alzare la sensibilità ISO, quindi riducendo la gamma dinamica e rinunciando anche a un po di dettaglio fine.

Focus Stacking

Nella seconda situazione ci s’imbatte nell’impossibilità di fotografare soggetti che si muovono spostando l’attenzione sui soggetti morti o immobili scattando solo con la macchina sul treppiede e perdendo dai 10 ai 30 minuti per ogni scatto.

Ebbene, Olympus ha integrato molto bene questa funzione nel menu della fotocamera, sfruttando anche la dimensione ridotta del sensore che ci presenta già il primo vantaggio.

Una Profondità Di Campo maggiore che permette di scattare con aperture più ampie e senza alzare troppo la sensibilità ISO che riduce la gamma dinamica [n.d.r. per via del fattore di moltiplicazione].

Dunque, abbinando la maggiore PDC anche con diaframmi più aperti alla funzione Focus Stacking, si può fotografare qualsiasi soggetto mantenendolo a fuoco e senza andare in diffrazione come succede con diaframmi molto chiusi.

L’integrazione di questa tecnologia mi ha permesso di fotografare soggetti vivi che si muovevano lentamente o soggetti mossi dal vento.

La percentuale di riuscite era di circa 6 su 10.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

IL FOCUS STACKING OLYMPUS

Nel focus stacking la macchina esegue una successione di scatti a raffica — impostabili da 2 a 199— spostando il punto di messa a fuoco dopo ogni scatto.

Il tutto avviene generalmente in un tempo al di sotto di un secondo e lo stabilizzatore integrato fa si che gli scatti sono abbastanza allineati.

Successivamente avviene la fase due del processo con due varianti:

  • la prima richiede il salvataggio delle foto per un’ulteriore editing con Photoshop o diversi altri software dedicati al focus stacking. In questo caso si possono scattare fino a 199 ORF cioè RAW alla massima risoluzione per ogni esposizione.
  • Nella seconda situazione si può decidere di lasciare alla macchina il compito di unire tutti gli scatti ottenendo in circa 15–20 secondi un file JPEG a risoluzione massima. L’unico neo di questa modalità e che nella composizione della foto finale verranno utilizzati soltanto 9 scatti. I file ORF che compongono la foto finale verranno anch’essi salvati sulla scheda di memoria, nel caso in cui si desidera di lavorarli ulteriormente con il computer.

Personalmente sono completamente soddisfatto dal risultato ottenuto lasciando tutto alla macchina.

Nelle foto sottostanti sono i risultati del focus stacking in macchina, con i primi mostrando lo stesso soggetto fotografato con e senza la funzione focus stacking attiva.

Un’altra sequenza di scatti senza la funzione Focus Stacking attiva.

Altri scatti realizzati con la funzione Focus stacking attiva.

Un’altra sequenza di scatti senza la funzione Focus Stacking attiva.

In fine uno scatto forse impossibile da realizzare con una DSLR tradizionale usando il focus stacking.

La mia affermazione si basa sul fatto che avrei dovuto piazzare il treppiede — in questo caso ho scattato a mano libera — mentre l’insetto era vivo, in leggero movimento, e dopo circa 3–4 secondi ha spiccato il volo.

Anche il tempo avrebbe lavorato contro di me in quanto, per tutti i 9 scatti, ci sarebbero voluti circa 15 minuti.

Ancora una volta, la prova che questo sistema mi offriva degli “attrezzi” che non avrei avuto in un DSLR, con il conseguente fallimento nell’ottenimento uno scatto del genere:

Devo precisare però che la funzione focus stacking con l’unione degli scatti direttamente in macchina può essere attivata soltanto in accoppiata con un numero limitato di obiettivi Olympus della gamma PRO e obiettivi Macro.

Questi obiettivi hanno nel processore interno un’algoritmo che permette di spostare il piano focale in modo indipendente, lasciando libero il processore della macchina fotografica per effettuare lo sviluppo ed unire gli scatti realizzati.

La macchina fotografica riconoscerà l’obiettivo e, leggendo la memoria interna di quest’ultimo, userà lo schema registrato specifico per ogni obiettivo.

Ho anche scoperto che uno degli obiettivi nella mia lista dei desideri, nel quale avrei voluto avere questa funzione integrata, non era nella lista di quelli compatibili con la funzione. Mi riferisco al Olympus 25mm f/1.2.

La foto sottostante è l’esempio perfetto per mostrarvi il lavori dove avrei utilizzato la funzione focus stacking con l’obiettivo 25mm f/1.2, obiettivo non macro.

Questo è un ritratto ripreso di semi-profilo, cioè a 45 gradi. Scattando con il mio nuovo sistema e la funzione focus stacking avrei avuto tutti e due gli occhi a fuoco. Semplice ed efficace!

Con questa immagine riporto in vista un’altro concetto fisico malinteso da chi usa le macchine a pieno formato. Questo sbaglio lo facevo anch’io per essere sincero:

“Credevo fosse impossibile avere una ridotta profondità di campo con un bel bokeh usando un sensore piccolo fin quando ho messo le mani sul micro 4/3 Olympus”

La teoria dice cosi e non sbaglia: sensore più piccolo = PDC più grande.

Però ho osservato che non è poi così evidente ma sopratutto risolve l’eterno problema riscontrato con il formato 36mm, quando scattavo ritratti con inquadratura stretta, tipo testa e spalle, usando un diaframma molto aperto.

Parlo della difficoltà estrema nell’avere tutti e due gli occhi a fuoco.

Non era solo la colpa dei miei micro movimenti ma bastava anche un leggerissimo movimento del soggetto per dire addio ad uno dei occhi a fuoco.

E dobbiamo tener presente che scattavo a f/1.4 perché se avessi osato fare il “tamarro” scattando per esempio con un 85mm a f1.2, la foto sarebbe stata compromessa in partenza vista la PDC di soli 3–4 millimetri.

Per questo motivo, con il formato 36mm, dovevo chiudere per forza a f/2.2… f/2.8… persino a f/3.5 quando facevo questo tipo di ritratti, nonostante avessi montato un obiettivo f1.4 o f1.2 sulla macchina. È fisica!

Il sistema micro 4/3 invece mi ha offerto la possibilità di scattare a f/1.2 anche dalla minima distanza di messa a fuoco del obiettivo.

Tutto combinato con la funzione focus stacking, i limiti nella composizione sono spariti.

La seguente lista contiene obiettivi identificati da me che supportano l’attivazione della funzione FOCUS STACKING con l’unione degli scatti IN CAMERA.

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IL VANTAGGIO ISO ED APERTURA

Un’altra rivelazione scattando ritratti e macro con il micro 4/3 è stata quella che, avendo una maggiore PDC, potevo di conseguenza usare una sensibilità ISO inferiore quando scattavo con poca luce.

Questo perché io faccio ritratti in qualsiasi condizione di luce senza mai usare il flash.

Lo stesso concetto viene applicato anche nella fotografia Wild-life.

Ipotizzando che il mio soggetto si trovi nel bosco e voglio fotografarlo da vicino:

  • mi trovo nella situazione di dover alzare gli ISO oltre 1600
  • la PDC ridotta mi obbliga a chiudere il diaframma di uno o due stop
  • Tutto questo mi fa alzare di ancora di più la sensibilità arrivando a 3200 o 6400 ISO.

Seguono 2 scatti realizzati con la Nikon D800 e Nikon D5, rispettivamente con il teleobiettivo Nikkor 600mm f4 e 300mm f4, per mostrarvi quanto ridotta era la PDC, mettendomi nell’impossibilità di avere tutta la testa a fuoco.

Avevo soltanto pochi millimetri a f/7.1, sia col 600mm che con il 300mm.

Aggiungo una foto a ISO 1600, scattata con la Olympus OM D M1 MkII, con una focale equivalente a 300mm ma con il diaframma a f/2.8.

Se avessi scattato con una macchina Full Frame avrei dovuto scattare intorno ai 6400 ISO per avere la stessa esposizione ma non con la stessa pulizia e gamma dinamica.

Avrei avuto un’immagine con la stessa qualità da tutti i punti di vista scattando con la D5 … ma non tutti si permettono una Nikon D5!

CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

Per quanto riguarda il dettaglio nelle fotografie realizzate con il sistema Olympus micro 4/3, ecco una carrellata di scatti eseguiti nel range ISO 200 — ISO 5000.

Fate voi!

ISO 250

ISO 1600

ISO 200

ISO 640

ISO 5000

SCATTI IN NOTTURNA

Visto che si parla di dettaglio a ISO alti ecco a voi qualche scatto notturno a 3200–6400 ISO.

A queste sensibilità credevo di avere grossi problemi. Mi sono subito tranquillizzato dopo i primi scatti.

Un altro vantaggio molto valido è stato un’obiettivo unico e particolare. Si tratta di un fish-eye della Olympus con un diaframma massimo di f/1.8, obiettivo che nessun’altra casa produce. E unico sul mercato!

Per quanto affermato fatemi spiegare facendo un paragone con il sistema Nikon più precisamente con la Nikon D810.

Con la Nikon D810 in abbinamento al fish-eye Nikkor, che tra l’altro ha un diaframma massimo di f/2.8, per fotografare la Via Lattea sono obbligato a chiudere fino a f/4 per avere un po di dettaglio nella foto in quanto il fish-eye Nikkor è molto morbido a f/2.8 in particolare ai bordi e angoli dell’inquadratura.

Invece, fotografando con la Olympus, il loro fish-eye mi permette di impostare il diaframma a f/1.8 guadagnando cosi circa 2–3 stop di luce.

Questo si traduce in ISO più bassi. Praticamente in una situazione dove con la Olympus OM D E-M1 MkII scatto a ISO 1600 dovrei impostare ISO 6400 sulla Nikon per avere risultati simili.

Ad ogni modo il fish-eye della Nikon ha uno schema ottico di ormai 25 anni e non può competere con il fish-eye Olympus, nemmeno chiuso a f5.6.

Ho sentito che la Nikon ha lanciato una versione nuova del fish-eye ma più buio, quindi … niente da perdere.

Ecco uno scatto a ISO 6400, fatto con la Olympus, nel buio totale in una notte senza la luna. Il diaframma dell’obiettivo è a f/1.8.

Ora, lascio a voi i calcoli per capire a che valore dovrei salire con la Nikon D810 ed il nuovo obiettivo Nikkor fish-eye, che offre soltanto un f4 su FF. Per caso oltre 25000 ISO? … A me risulta questo.

Quindi, un’altra volta mi sono chiesto:

dov’è il vantaggio di una FF nella vita reale, in campo? Lo so in studio è migliore non lo contesto. Ma io non fotografo in studio… pam, pam!

Dimenticavo … Ecco uno scatto a ISO 6400, a mano libera, in una grotta.

C’è di tutto: gamma dinamica e anche cromatica, esattamente come in qualsiasi altro apparecchio fotografico moderno.

Questo e stato soltanto un test eseguito per curiosità.

Sempre di notte e non solo — utili anche per la fotografia nello studio — possiamo scegliere tra due funzioni implementate in modo eccellente.

LA FUNZIONE LIVE COMPOSITE

Con la prima — Live Comp — si possono fare esposizioni fino a 3 ore facendo Light Painting o Star trails.

E, cosa molto interessante, non c’è più quella noiosa riduzione per il rumore sulle lunghe esposizioni che richiede un’altra esposizione “a vuoto” con la durata uguale a quella di prima. In questo caso sarebbero state 3 ore.

Olympus ha implementato un altro tipo di riduzione rumore sulle lunghe esposizioni, più efficiente e molto più corta, che fa uno scatto a vuoto di circa 60 secondi prima ed un’altro scatto di 60 secondi, sempre a vuoto, dopo l’esposizione.

Finalmente liberi da quell’attesa spaccamaroni, dove non si faceva niente, con la macchina che consumava la batteria in quando si esponeva per niente, perdendo il resto della notte soltanto… aspettando.

I miei test hanno rilevato una durata della batteria di circa 4 ore per un’esposizione continua e il doppio dell’autonomia aggiungendo il grip/booster. Più che sufficiente direi!

Per questa tecnica bisogna fare attenzione che il primo scatto abbia l’esposizione corretta.

Il resto dei scatti si limita ad aggiungere soltanto gli elementi luminosi sopra l’esposizione base.

Inoltre… durante la fase di scatto si può osservare la costruzione degli star trails direttamente sul display della fotocamera.

LA FUNZIONE LIVE TIME

Con la seconda funzione — Live Time — si possono fare scatti di 60 secondi sommati in sequenza ed il numero di scatti viene dato dal valore degli ISO.

Più e alta la sensibilità e minore sarà il numero di scatti necessari per l’esposizione.

Da 8 scatti a ISO 1600 fino a 24 scattando a ISO 200.

Quindi abbiamo approssimativamente mezz’ora di esposizione multipla dove la luce si accumula con il rumore andando sempre a calare.

Possiamo semplicemente vedere sul display come la scena inquadrata s’illumina con l’istogramma che si sposta. Interrompendo l’esposizione quando ci conviene!

Devo spiegarvi che Olympus OM D M1 MkII è l’unica fotocamera che ti permette di avere un’anteprima della Via Lattea sul display consentendo di inquadrare e comporre anche nella notte più buia?

Cosa che con le altre fotocamere tradizionali era molto difficile con un mirino praticamente nero sforzandomi nel fare test su test per centrare l’inquadratura.

Ecco una foto realizzata in una notte senza luna, a ISO 200!!!

È stata la prima volta dove sono riuscito ad avere un dettaglio nell’erba presente nel primo piano con in più il colore.

Questo piccolo sensore umiliava tutte le altre fotocamere che si ritenevano “di un certo livello”, che io stesso lodavo fino ad un certo punto.

Tutto questo solo perché gli ingegneri della Olympus sono riusciti ad implementare in modo geniale queste funzioni, dimostrando che capiscono molto bene come si lavora con la luce.

Certo… ci sono anche cose da rimproverare ma le facciamo alla fine perché c’è una lista…

Altri scatti notturni o al tramonto, con esposizioni fino a 60 secondi.

La nuova Olympus OM D E-M1 MkII permette di impostare direttamente dal menu, esposizioni fino a 60 secondi, a differenza dei 30 secondi della maggior parte delle DSLR.

Passiamo ora alla presentazione di alcuni scatti che possono aiutare ad valutare la capacità del sensore di riprodurre scene con un elevatissimo contrasto, permettendo di valutare anche la gamma dinamica.

Per finire, pubblico una foto realizzata in una situazione impossibile.

Avevo fotografato la luna all’80% della luminosità quando questa era vicina alla Via Lattea sulla volta celeste.

Mi aspettavo un risultato molto diverso. Invece, quello che e uscito, mi ha lasciato a bocca aperta.

Notte… controluce… e ho beccato sia la Via Lattea che il dettaglio nelle colline. Si amico mio, questo significa essere figo!

La scena non e artistica ma fa quanto tre trattati sull’esposizione e gamma dinamica.

E se non ve l’avevo ancora detto … notte, controluce, Via Lattea, la Luna, colline … tutto in uno singolo scatto … alla faccia del nemico. :)

Da quel momento in poi ho piena fiducia in questo attrezzo perché ha dimostrato che PUO!

ALBA E TRAMONTO

E visto che abbiamo parlato tanto di notturne ecco qualche alba, giusto per poter valutare ancora meglio la gamma dinamica di questa macchina…

Passiamo ora ad un’altro capitolo — il Ritratto.

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IL RITRATTO

Pensavo che la faccenda sarebbe stata “così-così” perché il sensore più piccolo avrebbe dato un bokeh più debole, invece la realtà e stata molto più dolce.

Pare che gli obiettivi della Olympus sono realizzati tenendo conto di questo handicap del sensore.

Ma dopo tanti ritratti fatti con la Olympus OM D E-M1 MkII ho capito che posso compensare con la tecnica ciò che stavo perdendo per via delle leggi della fisica.

Ora sto aspettando gli obiettivi con apertura massima di f1.2 … Sara da divertirsi!!!

Nel frattempo ho valutato la riproduzione del colore e la texture della pelle scoprendo che gli ingegneri della Olympus utilizzano un metodo molto ingegnoso per rendere i loro prodotti speciali.

Mi chiedevo come hanno fatto a scoprire quel effetto magico, trovato fin`ora soltanto nel Nikkor 105mm f/1.4.

Ebbene hanno lavorato sulla l’MTF realizzando uno schema ottico ottimizzato per la riproduzione dei toni della pelle.

Precisamente i dettagli più grossi sono riprodotti molto bene e molto definiti mentre la texture della pelle, tipo i pori e le piccole imperfezioni sono più morbidi.

In questo modo l’obiettivo risulta molto nitido generalmente, però morbido a livello cromatico, di micro-contrasto e dettaglio fine della pelle.

Tanto di capello!

Mi chiedevo anche per il bokeh come mai è cosi bello e ho scoperto:

  • Il passaggio da nitido/definito a sfocato è molto brusco sfruttando una progressione algoritmica molto bene studiata ed implementata.

Ecco un’esempio seguito da un crop al 100%.

CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

Aggiungo alcuni scatti dove ho osservato attentamente il bokeh.

Sono foto scattate nella folla, con distanze veramente ridottissime tra il soggetto e le persone che lo circondavano.

Soltanto in questa occasione mi sono accorto della progressività del bokeh.

Cosi ho iniziato a studiare la documentazione dei brevetti degli obiettivi e gli MTF sulla base di quanto riuscito a trovare in rete.

Comunque si può vedere che ho la possibilità di separare il soggetto dallo sfondo persino quando questo si trova immerso nella folla con altri soggetti molto vicini.

La profondità di campo ha un passaggio molto netto da nitido a sfocato ma è abbastanza incidente da permettermi di avere tutti e due gli occhi del soggetto all’interno della zona nitida.

Si raggiunge cosi un’equilibrio eccellente tra la zona nitida e lo sfocato.

E dovrei ancora sognare una FF?

LA FOTOGRAFIA DI PAESAGGI

E cosi siamo passati alla fotografia paesaggistica e qui avevo a disposizione un’altra funzione rivoluzionaria implementata dal produttore.

LA FUNZIONE HI-RES

Con la funzione Hi-Res ho la possibilità di ottenere file RAW da 80 MPix e 50 MPix in formato JPEG.

Questo e possibile spostando il sensore da 20 megapixel in otto posizioni differenti durante l’esposizione facendo praticamente 8 esposizioni poi combinate in camera generando cosi un file nativo da 80 megapixel.

Non si tratta di interpolazione perché i pixel sono reali quando viene effettuata la ripresa.

Sempre con la funzione Hi-Res attivata riesco anche a guadagnare circa 1,5 stop per quanto riguarda il rumore digitale.

Cioè questo è minore negli scatti dove ho usato Hi-Res rispetto agli scatti normali. Ho fatto questa osservazione fotografando di notte con la funzione Hi-Res attiva.

La sensibilità ISO massima alla quale si può ancora attivare la funzione Hi-Res è 1600 ISO con un diaframma massimo di f/8. Sinceramente qui non vedo alcuna limitazione.

In più con Hi-Res attiva impostando tempi di esposizione diversi nelle otto esposizioni dello stesso scatto si va in pratica a simulare l’effetto di un filtro neutro digradante anche se è comunque leggermente diverso.

I seguenti scatti sono stati realizzati sia con un filtro ND che con la funzione Hi-Res.

Altri paesaggi, Hi-Res disattivata.

FOTO IN STUDIO

Si va avanti, entrando nello studio, dove il livello di riproduzione del dettaglio fine ha superato tutte le mie aspettative.

Tanto di capello anche in questo caso. È veramente un piacere lavorare nello studio con la Olympus OM-D E-M1 Mark II.

Ne parlerò di come si possono sfruttare le funzioni Live Comp usando sorgenti di luce banalissimi, come un telefonino o una torcia a LED. Questo però sarà in un’altro articolo.

LA FUNZIONE PROCAP

Un’altra funzione che non riesco a trovare cosi bene inserita in nessun’altra fotocamera — c’è l’hanno alcune compatte ma fa veramente pena — e la funzione ProCap.

Veramente … da sogno!

Questa funzione mi ha dato la possibilità, per la prima volta nella vita, di riprendere arcieri mentre lanciano le frecce o il fuoco uscendo dalla canna del fucile, tutto già dai primi scatti.

Semplicemente perché quando metto la macchina d’avanti agli occhi e premo il pulsante di scatto a metà:

  • la macchina inizia a scattare usando l’otturatore elettronico
  • registrando le foto nel buffer, ma senza scriverle nella memory card.

La velocità di scatto e allucinante! 60 scatti al secondo a risoluzione massima!!!! E posso scattare sia RAW che RAW+JPEG. Questo rileva e conferma la presenza di due processori “quad core” in funzione.

Tornando alla nostra discussione, la macchina scatta e mantiene nel buffer i sessanta scatti, continuando a scattare anche dopo aver premuto completamente il pulsante di scatto finche quest’ultimo viene rilasciato.

Ma e alla fine di questo processo che accade la magia.

Dopo aver finito la sequenza di scatto nella memory card vengono registrati, oltre agli scatti ripresi normalmente, anche 14 scatti ripresi prima di aver premuto completamente il pulsante di scatto. Pam, pam!

In questo modo anche se io avevo perso l’attimo/il movimento/lo sparo ho la possibilità di ritrovare nei 14 scatti precedenti anche la foto che “pensavo” di riprendere.

Guardate…

La stessa funzione usata con successo anche nel wild life

La raffica continua per qualche secondo, fino a quando il buffer e pieno, poi cala a 9.5 frame al secondo fino al riempimento della scheda di memoria.

E visto che si parlava di wild life, passiamo al prossimo capitolo.

LA FOTOGRAFIA WILD-LIFE

Questa e stata l’occasione ideale per testare l’efficacia del autofocus

Ho usato anche soggetti umani per testare l’autofocus

Ho usato anche soggetti umani per testare l’autofocus

LE CRITICHE

E cosi ho costatato che la velocità di focalizzazione è veramente eccezionale ma il sistema di gestione dello stesso e l’algoritmo della focalizzazione non sono proprio all’altezza. L’implementazione e molto semplicistica, nonostante sembri qualcosa di sofisticato.

AUTOFOCUS

Rimprovero anche la mancanza un punto autofocus master quando scelgo di mettere a fuoco usando un gruppo di punti autofocus.

La macchina sceglierà da sola il punto sul quale farà la focalizzazione iniziale, cosa che mi crea grossi problemi quando devo fotografare un’animale posto a 45 gradi rispetto al piano focale.

L’apparecchio non sa qual’è la testa o la coda e cosi focalizza usando il primo punto che trova la zona più contrastata. Questo mi obbliga ad usare un solo punto AF per avere la certezza che la zona nitida sarà la dove voglio io.

Per ora il menu mi da la possibilità di scegliere tutti i punti AF (eccessivi) o solo alcuni (troppo pochi) il che rende estremamente difficile tenere a fuoco un’uccello in volo rapido specialmente quando lo sfondo non e pulito e non e indicato attivare tutti i punti AF.

Anche la dimensione dei punti AF è troppo grande. In più dopo aver scattato, andando a rivedere la foto su display, non posso veder evidenziato il punto di messa a fuoco scelto.

IL MIRINO

Sempre al capitolo rimproveri … la qualità del mirino. Ci sono state situazioni quando non mi veniva di premere il pulsante di scatto perché quello che vedevo attraverso il mirino sembrava brutto, quindi non valeva la pena scattare.

Invece appena toglievo l’occhio dal mirino mi si presentava davanti un paesaggio da sogno… Meno male che nella fotografia wild-life non c’è neanche quel lag fastidioso.

Per ora considero il mirino soltanto uno strumento aggiuntivo che mi aiuta nell’inquadratura e basta. Non lo uso per nient’altro.

L’AVVIO DELLA FOTOCAMERA

All’accensione della fotocamera c’è un lag — tempo morto —troppo lungo.

Io con la Nikon potevo fotografare dopo circa mezzo secondo dall’identificazione del soggetto essendo l’apparecchio sostanzialmente sempre acceso. Ora, me lo posso dimenticare… purtroppo.

IL BATTERYGRIP

Un’altro malcontento — il booster/batterygrip non ha la funzione di ricarica delle batterie attraverso la porta USB.

Sony invece ha implementato questa funzione con successo.

IL SISTEMA FLASH

Un’altro aspetto negativo e la mancanza dei flash TTL dedicati. L’unica soluzione offerta da ProFoto mi sembra molto cara… troppo cara.

Il lampeggiatore di casa, Olympus 900, ha un lag inaspettatamente lungo quando in modalità TTL però si muove bene in manuale.

AUTONOMIA

La Olympus OM -D E-M1 MkII è una sorpresa nella durata della batteria.

Dopo aver fotografato una modella sulle dune, dopo la visualizzazione di vari file e registrando anche un paio di filmati in 4K, la batteria si è fermata quando il numero d scatti con una sola ricarica segnava 3078 scatti.

Non parlo del WildLife, perché in questo genere è difficile fare una statistica sul consumo della batteria. Potresti scaricare una batteria soltanto tenendo premuto il pulsante di scatto, aspettando che l’uccello spicchi il volo. Il battery grip con la batteria aggiuntiva e d’obbligo in questo caso.

CONCLUSIONI

Tutto sommato ora ho a disposizione un’attrezzo professionale che mi permette di fare tutto quello che so fare, senza farmi sentire limitato da nessun punto di vista.

La macchina fotografica non è altro che un’attrezzo, tutto ciò che è importate si trova dietro al mirino.

Oggi Olympus offre un sistema maturo, con circa 200 obiettivi, se prendiamo in considerazione anche i produttori di terze parti, che coprono focali da 7mm a 840mm e con esemplari che vantano aperture anche di f/0,95.

Ho anche adocchiato un Voightlander Nocton 10,5mm f/0,95 per fare fotografia notturna, abbinandolo ad un’altro obiettivo Olympus. Il fish-eye 8mm f/1,8, che vanta una qualità ottica sorprendente.

Le ottiche professionali hanno prezzi più economici di circa la metà, o addirittura un terzo, rispetto alla controparte Canon/Nikon con una qualità ottica che supera gli obiettivi Canon/Nikon ed offrendo fino a 74 l/m rispetto allo standard Canon/Nikon di 45 l/m.

Abbiamo cosi una definizione molto più alta capace di risolvere l’alta densità di pixel dei sensori micro 4/3.

Questo si traduce in dettaglio estremamente ricco. Vedi la texture degli obiettivi fotografati, presenti nella sezione macro, di questa recensione.

Olympus offre gratuitamente anche un software prodotto dalla casa per la trasformazione dei file ORF in TIFF o JPEG, però è molto lento e ogni tanto si blocca.

Personalmente ho scelto di utilizzare un programma prodotto da Phase One che offre una soluzione professionale estremamente potente per la conversione dei file.

E veramente sopra Adobe Lightroom, software che non raccomando per niente.

Sembra che Lightroom non riesca in alcun modo a convertire in modo efficiente i file ORF in file TIFF.

SCOPRI QUANTO COSTA

Si tratta ovviamente di una fotocamera di primissimo livello e top di gamma, quindi non aspettarti un prezzo sotto i 3000 Euro… Ma anche no!

Il bello di questa Mirrorless è che ha un prezzo che mediamente trovi nelle Reflex semi-professionali, con molte meno funzioni e tecnologicamente meno avanzate.

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DBPOWER EX5000 alternativa alla GoPro?

Ormai non e un segreto che la GoPro fa delle ottime action-cam ad un prezzo onesto per quello che offrono. Pero dobbiamo essere realisti. Non tutti si permettono di spendere 300–400 EURO, per una videocamera che verra usata sporadicamente, o soltanto un paio di volte l’anno quando si va in vacanza.

Fortunatamente ci sono alternative che meritano di essere prese in considerazione.

Dichiarazione etica: il materiale recensito è stato acquistato direttamene da Tecnica Fotografica. Non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te ma sostieni il progetto! Grazie!.

Action cam DBPOWER EX5000

Una di esse e proprio la DBPOWER EX5000. Una action-cam dal prezzo decisamente accessibile, circa 60 EURO su Amazon, che vanta un sensore prodotto da Panasonic, con una risoluzione di 14 Megapixel.

Il corpo della videocamera e molto simile alla GoPro 4 come dimensioni ed e molto leggero. Questo pero non significa che la leggerezza e sinonimo di scarsa qualità.

Il corpo in termoplastica ad alta densità e robusto e resistente agli urti. Con un design molto compatto che facilita il trasporto ed un peso di soli 60 grammi, la DBPOWER EX5000 non è d’intralcio durante l’azione e quasi ci si dimentica di avere con se.

In più lo schermo LCD da 2 pollici, posto sul retro della videocamera, facilita la ripresa rendendo molto piacevole ed immediata anche la revisione dei filmati.

Nella confezione, oltre alla action-cam DBPOWER EX5000, si trova:

  • una custodia impermeabile per sub, che permette immersioni fino a 30 metri di profondità;
  • clip per la custodia;
  • un’altra clip multi funzione;
  • il supporto per la bicicletta;
  • supporto per il casco;
  • un supporto per la camera;
  • adesivi 3M;
  • il cavo USB;
  • il manuale d’utilizzo;
  • 3 cinture velcro;
  • un panno in micro-fibra;
  • ben due batterie.

Vedendo il numero di accessori ci si rende conto subito della versatilità di questa videocamera, ma anche della convenienza.

In pratica, ci viene offerto tutto il corredo necessario per montarla su vari supporti ed entrare in azione.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

Per quanto riguarda la batteria di scorta, si capisce che l’autonomia non è tra le più elevate, e cosi gli ingegneri della casa produttrice hanno provveduto a rimediare.

Le batterie utilizzate sono a ioni di litio, 3,7V e 900mAh. La durata nella nostra prova e stata di circa 40 minuti di filmati a risoluzione massima per carica, con un totale di 80 minuti usando anche la seconda batteria.

Non male! Nel caso in cui le esigenze di autonomia siano più alte, si posso acquistare altre batterie di scorta, facilmente reperibili su Amazon.it .

Un punto a favore della DBPOWER EX5000 è, oltre alla fornitura della seconda batteria, la possibilità di condividere tutti gli accessori, con altre videocamere della stessa famiglia.

Persino con accessori della GoPro.

Ovviamente la custodia subacquea e tagliata su misura e non si può usare su altri corpi o viceversa. Non c’e da preoccuparsi, quest’ultima e realizzata in policarbonato molto resistente, e ci vorrà un pò per romperla.

Inserita nella custodia, la DBPOWER EX5000, passa da 60grammi ad un peso complessivo di quasi 160gr.

Come tutte le action-cam del segmento la DB POWER EX5000 monta una lente grandangolare con un angolo di campo di ben 170 gradi; un ottimo angolo di campo per riprendere paesaggi e sopratutto i momenti d’azione.

Sempre sul corpo macchina si trovano:

  • sulla parte frontale il pulsante di accensione che permette anche di cambiare le varie modalità di ripresa, nonché di entrare nel menu ricco di funzioni.
  • Sulla parte laterale destra ci sono i pulsanti per navigare nel menu. Sempre usando uno dei due pulsanti si può attivare la funzione Wi-Fi.
  • La parte laterale sinistra e riservata ai vari attacchi USB, l’alloggiamento per la Micro SD e il microfono per le riprese audio.

La DB POWER EX500 offre anche la possibilità di controllarla in modalità wireless, sfruttando la connessione Wi-Fi

Co l’app FinalCam per Android, questo è molto semplice e renderà possibile scattare a distanza usando lo smartphone.

Nella ripresa subacquea la DBPOWER EX5000 tiene passo con la concorrenza pur essendo leggermente peggiore della GoPro.

C’e da dire che comunque una profondità di 30 metri richiede attrezzatura specifica per immersioni ed illuminazione adeguata, quindi questa “feature” in fondo è solo utile come pubblicità

Attorno ai 10 metri di profondità la qualità video e foto migliora visto che i raggi solari raggiungono facilmente quella profondità, quindi non c’e bisogno di avere attrezzatura particolare per illuminare i soggetti.

Lo stabilizzatore d’immagine della DBPOWER EX5000 è di tipo elettronico e fa molto bene il suo dovere sia a mano libera che montato sulla moto o la bici.

Ovviamente per avere una stabilizzazione migliore per ottenere un video molto fluido e sempre raccomandabile usare delle gimbal (teste motorizzate).

Passando al reparto video, la DBPOWER EX5000, permette di effettuare riprese in Full HD a 1080p e 30fps.

Esiste anche la possibilità di ridurre la risoluzione a 720p e addirittura in WideVGA, un formato ormai dimenticato ma che torna utile quando la videocamera viene utilizzata come DashBoard-Cam in macchina, per riprendere il traffico.

Dal punto di vista della qualità immagine, non ci sono dubbi. E l’unica alternativa valida, alla GoPro.

Nonostante la sensibilità ISO, che in manuale si può impostare tra 100, 200 e 400 ISO, nel test in luce scarsa la videocamera si e comportata molto bene.

Molto interessante in questa piccola actiona-cam è la possibilità di usarla come videocamera per la sorveglianza poiché la DBPOWER EX5000 può essere impostata in modo tale che si attivi automaticamente ed inizi a registrare quando rileva un movimento.

Un’altra opzione utile quando si vuole risparmiare spazio sulla scheda di memoria e la possibilità di gestire l’audio, cioè includerlo nella registrazione o no, rendendo i filmati un po più leggeri.

La DBPOWER EX5000 può essere usata anche in fase di ricarica e come Web Cam per PC.

La DBPOWER EX5000 e anche una macchina fotografica e per certi sensi non delude. Certo, non puo essere paragonata ad una reflex. Ma, vista la possibilità di cambiare il bilanciamento del bianco, scattare in HDR, scegliere persino la sensibilità ISO, e vista la sorprendente gamma dinamica per un sensore minuscolo come il suo, con un livello di dettaglio molto buono, la DBPOWER EX5000 puo sosttituire con successo una fotocamera compatta.

Per la prospettiva, dobbiamo accettare il fatto che abbiamo in mano una macchina dotata di un obuettivo ultragrandangolare, con un angolo di campo di quasi 170 gradi, quindi la distorsione a barilotto c’è. Invece l’aberrazione cromatica è quasi inesistente, e questo fa recuperare punti.

Ecco alcune foto fatte con la ActionCam:

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CONCLUSIONE

La DBPOWER EX5000, con il validissimo supporto del sensore CMOS + Ultra da 14 megapixel firmato Panasonic, si posiziona nella parte alta della fascia intermedia delle action-cam.

Con un’ottica molto buona che copre un’angolo di campo da 170 gradi in orizzontale ed una qualità complessiva sopra la media, questa piccola action-cam può soddisfare tutte le esigenze dell’utente sportivo.

In più, con tutte le opzioni disponibili per customizzare la ripresa video, la DBPOWER EX5000 è sicuramente una delle pochissime valide alternative alla GoPro; specialmente per chi cerca un prodotto con un ottimo rapporto qualità prezzo senza spendere troppi soldi.

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Il giudizio della redazione Tecnica Fotografica e molto buono, sempre ricordando che siamo nel segmento amatoriale.

Per risultati professionali, bisogna guardare altro.

Recensione Monitor AOC Q2781PQ

La scelta di un monitor per un fotografo è sempre una cosa importante e delicata. Spesso ci si affida solo ai “soliti” marchi noti spendendo molto, forse troppo…

Il bisogno di migliorare il flusso di lavoro ma anche di avere un monitor più grande e con una risoluzione migliore del mio vecchio affidabile LG, mi ha spinto ad aprire(di nuovo), il portafogli.

Stavolta però, ho deciso di sfidare il mercato

Non prendere subito un prodotto dei soliti conosciuti marchi, poi anche costosi, ma di andare a cercare la massima resa con la minima spesa.

Budget 300–370 euro! Sinceramente anche a me sembrava uno scherzo, ma ho tenuto duro continuando la ricerca.

Alla fine ho trovato quello che io considero un buon compromesso: Il AOC Q2781PQ da 27 pollici.

La prima cosa fatta dopo la consegna è stata il montaggio.

Tra l’aprire della scatola e l’accensione del monitor sono passati meno di 5 minuti, effettivamente.

Nella scatola c’è il monitor con la base già montata, protetto dal solito involucro in polistirolo, cavo di alimentazione con l’alimentatore a mattone, come quelli usati per i portatili, manuale d’uso, cavo HDMI e DisplayPort.

La presenza dei vari cavi può sembrare una piccolezza, però è molto piacevole sapere che si può utilizzare fin da subito, senza dover acquistare altri accessori.

Per la scelta dell’alimentatore esterno, questa è stata una scelta obbligata. Un design cosi sottile non permette l’inserimento dell’alimentatore nel corpo del panello.

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DESIGN

Questo monitor e veramente bellissimo. Il profilo ultra-sottile di soli 15mm, e la elegante base metallica, lo rendono molto moderno e adatto all’uso sia in casa che in ufficio.

Il panello del tipo AH-IPS da 27 pollici, circa 68cm di diagonale, offre un’impressionante qualità d’immagine grazie alla risoluzione di 2560x1440 pixel.

In pratica un 2K, o per la precisione QHD.

Neanche i colori non sono male ma questo aspetto lo vedremo più in la.

Rimanendo sempre nel reparto design, la cosa che più mi attrae, è l’apparente mancanza della cornice.

Dico “apparente mancanza”, perché con uno spessore di soli 8mm questa c’è, ma talmente sottile e ben integrata nel corpo del panello, che sembra di avere un panello fluttuante.

In questo modo circa il 93% del panello e occupato dal desktop. Questo rende il monitor ancora più speciale.

In più, la scocca dietro ha una finitura lucida ed un taglio molto moderno, che rendono il monitor piacevole da guardare anche da dietro.

Anche la base mantiene lo stesso tono moderno. In metallo, con un taglio ad U, il piedistallo sembra scolpito da un blocco unico di alluminio.

La sua forma particolare, permette di occupare pochissimo spazio sulla scrivania e di posizionare altri oggetti sotto il monitor, come lo smartphone, le cuffie, o qualsiasi altro accessorio che non superi i 10cm di altezza.

Fortunatamente il piedistallo è abbastanza alto da far dimenticare la mancanza della regolazione in altezza. Inoltre è molto solido.

Dal punto di vista ergonomico invece, non è un campione.

Anzi, sono rimasto alquanto deluso dal fatto che a parte la solita regolazione che permette di inclinare il monitor di 20 gradi verso il retro e 5 gradi in avanti, manca tutto il resto.

Ok, non parliamo di monitor da mille euro, ma almeno la regolazione in altezza ci poteva stare.

Come ben sappiamo però, il design non ha niente da fare con l’ergonomia. Cosi dobbiamo rinunciare alla regolazione in altezza, alla base girevole, e anche alla possibilità di girare il monitor in verticale mettendolo in posizione “ritratto”.

Ricordiamoci che parliamo comunque di un monitor che si può avere per circa 300 euro, e grazie ai 27 pollici, c’è n’è di superficie da sfruttare e anche in posizione landscape le foto in modalità ritratto non sembreranno minuscole.

Non sono presenti gli attacchi VESA, quindi il monitor non può essere fissato al muro usando i supporti VESA e la base è irremovibile.

Per quanto riguarda la costruzione, la qualità complessiva è notevole.

Le plastiche utilizzate sono di ottima qualità, con l’assoluta mancanza di scricchiolamenti difetti visibili o sbavature.

In più, il rivestimento opaco dello schermo, rende molto piacevole il lavoro durante le lunghe sessioni di foto-ritocco, eliminando completamente i riflessi indesiderati.

RESA CROMATICA

L’aspetto più importante nello sviluppo di una fotografia digitale è proprio la resa cromatica del monitor.

È critico in questo caso avere un pannello che rappresenta in colori più fedele alla realtà possibile.

Il AOCQ2781PQ, grazie al suo pannello che sfrutta la tecnologia Advanced High Performance In Plane Switching (AH-IPS), oltre ad avere angoli di visione molto ampi, ha anche un’ottima resa del colore coprendo interamente lo spazio colore sRGB.

Il panello di origine LG Electronics fa molto bene il suo lavoro nella resa cromatica nonostante la calibrazione dalla fabbrica rende i colori un po freddi.

La bella notizia però è che il monitor può essere calibrato, ottimizzando ulteriormente la resa dei colori.

I bianchi sono veramente perfetti, mentre i neri non sono proprio assoluti, cosa normale in questa fascia di prezzo.

Nelle svariate prove di uso quotidiano, tra sessioni di foto-ritocco, visione di film ed uso generale delle varie applicazioni impiegate nel lavoro d’ufficio il monitor è uscito sempre a testa alta.

In particolare, con la risoluzione QHD è stato possibile sfruttare al massimo lo spazio del desktop per posizionare i vari pannelli Photoshop, con l’aumento notevole dello spazio di lavoro all’interno dell’applicazione di Adobe.

SPECIFICHE TECNICHE

Il AOCQ2781PQ si presenta con una diagonale di 27 pollici (68cm) formato 16:9, un pannello AH-IPS (Advanced High Performance In Plane Switching), derivato della tecnologia IPS (In Plane Switching).

Si tratta di un pannello da 8bit prodotto da LG Display, e sfruttando questa tecnologia permette di avere migliori angoli di visione rispetto ai pannelli TFT ed una resa cromatica migliore, aspetto molto importante nell’editing fotografico.

Con una risoluzione di 2560x1440 pixel, detta anche QHD o 2K, il AOCQ2781PQ garantisce sia una migliore visione ma anche maggior spazio usufruibile, specialmente nel lavoro di foto-ritocco dove non sarà più necessario nascondere i panelli per recuperare spazio di lavoro.

La luminosità del pannello utilizzato si attesta sui 350 cd/m2, il contrasto è di 1000:1, 16.7 milioni di colori e la densità dei pixel è di 108 PPI. Tutto nella norma qui, tranne la densità dei pixel che è più alta dei soliti 96 PPI, a tutto vantaggio della qualità immagine.

Un aspetto importante nel lavoro di foto-ritocco è la resa cromatica e luminosa del monitor.

Fermandoci sull’ultima, possiamo affermare che il panello assicura un’ottima illuminazione ben bilanciata, senza zone con luminosità più bassa o più elevata.

Nel test del nero, dove viene proiettata un’immagine completamente nera per provare appunto la qualità dei neri ma anche per vedere se ci sono difetti di retroilluminazione come zone più chiare ai lati, il monitor si è comportato egregiamente.

Nessun irraggiamento strano, tutto grazie alla tecnologia Flicker-Free, che utilizza delle strisce LED distribuite sul retro del pannello.

Più interessante nel mondo gaming e video che nella fotografia, il tempo di risposta che per questo monitor è di 4 millisecondi GTG, con un refresh rate di 60Hz.

Specifiche TecnicheAOC Q2781PQ

  • Dimensione pannello: 27″ (68 cm)
  • Tipo pannello: AH-IPS
  • Produttore pannello: LG Display
  • Densità pixel: 108 PPI
  • Aspect Ratio: 16:9
  • Refresh Rate: 60 Hz
  • Tempo di risposta: 4 ms GTG
  • Risoluzione: 2560×1440 pixel
  • Angoli di visione: 178°/178°
  • Rateo di contrasto: 1000:1
  • Luminosità: 350 cd/m2
  • Porte: alimentazione, 2x HDMI, 1xDisplayPort, 1x VGA, 1 audio over HDMI out
  • Attacco VESA: No

IMPOSTAZIONI, REGOLAZIONI E CONNESSIONI

Le varie impostazioni e regolazioni del monitor sono raggiungibili attraverso il menu OSD al quale si accede tramite i pulsanti presenti nella parte inferiore sinistra dello schermo identificati dalle varie sigle poste sulla parte anteriore dello schermo.

Il menù non e molto complesso, ma attraverso le varie voci presenti, permette una notevole personalizzazione del display.

  • Luminosità,
  • bilanciamento del bianco,
  • gamma,
  • nitidezza,
  • scelta della sorgente, tutte possono essere modificate dal menu.

Dietro al monitor, partendo da sinistra sinistra troviamo:

  • due porte HDMI 1.4,
  • un ingresso DisplayPort 1.2,
  • un ingresso VGA,
  • una porta jack 3.5 mm
  • la presa per l’alimentazione.
  • No USB, ne altoparlanti disponibili su questo modello.

CONCLUSIONI

AOC Q2781PQ è un’ottima soluzione per chi è alla ricerca di un monitor dalle poche pretese economiche; offre un favoloso pannello con risoluzione QHD e copertura al 100% dello spazio colore sRGB, un design moderno ed una costruzione molto solida.

Le numerose regolazioni disponibili nel menù, la possibilità di calibrazione, combinata con la copertura dello spazio sRGB, lo rendono uno strumento adatto anche a lavori di foto-ritocco più impegnativi.

La mancanza di qualsiasi regolazione in altezza, rotazione, o la possibilità di metterlo in modalità ritratto, lo rendono poco appetibile a chi cerca più ergonomia per sessioni prolungate di lavoro, ma dobbiamo pagar “pegno” al prezzo più che accettabile al quale si trova questo monitor.

Recensione Manfrotto Zaino Pro Light RedBee-210

Se sei arrivato qui, una cosa è chiara: la sicurezza della tua attrezzatura fotografica e molto importante per te! Ebbene noi di Tecnica Fotografica abbiamo appena provato uno zaino fotografico della Manfrotto. Si tratta di uno dei zaini della serie PRO Light dedicato ai fotografi che spesso si trovano nella situazione di dover portarsi dietro due corpi macchina, in particolare il modello SKU MB PL-BP-R.

Una settimana zaino in spalla in giro per la Transilvania con il Manfrotto Pro Light RedBee-210.

 

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Capacità di carico di livello massimo ed un prezzo più che concorrenziale:

I suoi diretti concorrenti delle marche più note, oltre ad avere un prezzo di partenza più alto, pesano mediamente 600 grammi in più e costano circa 50 euro in più.

Ok, ma oltre il peso piuma cosa ha da offrire in più questo bellissimo Manfrotto? Beh, continua a leggere…

DESIGN

E assolutamente normale iniziare con quello che balza all'occhio per primo.

Appena visto sullo scaffale del negozio mi sono detto: QUESTO E’ MIO!

E tutto quello che vuoi dal punto di vista del design. Bello, sexy, sobrio e allegro allo stesso momento, compatto ma estremamente capiente e sopratutto DISCRETO!

Nonostante gli inserti di colore rosso, non e come altri zaini che sembrano a gridar a voce alta:

EHI ATTREZZATURA ULTRA-COSTOSA QUI DENTRO!!

I design che parla italiano poi, è inestimabile! Messo accanto ad altri suoi “compagni”, persino i proprietari dei rispettivi zaini hanno confermato a voce alta la bellezza di questo compagno di viaggi.

Ma basta con i elogi, passiamo alle cose più importanti.

Le dimensioni sono abbastanza contenute. Lo zaino si sviluppa in verticale, mantenendo una linea snella che lo rende molto comodo nei movimenti.

La parte frontale rivestita con materiale molto resistente a tagli e abrasioni, idrorepellente e … prendi nota Tamrac! … bello allo stesso tempo!

Il fondo dello zaino, non ha un rivestimento in gomma come ci si aspetterebbe, ma in un materiale anch’esso idrorepellente molto resistente all’abrasione e ai tagli.

La sua resistenza e stata decisamente messa a dura prova durante la settimana in giro per la Transilvania.

Appoggiato su asfalto rovente o bagnato dalla pioggia, erba piena di rugiada nelle meravigliose mattine a fotografar l’alba, o sulla ghiaia nelle selvagge montagne della Romania.

La particolare apertura sul retro, geniale dal punto di vista della protezione contro i ladri, obbliga ad appoggiare lo zaino sulla parte frontale nei momenti quando si cerca di estrarre qualche accessorio posizionato in modo che non sia facilmente raggiungibile attraverso le tre aperture, una in alto e due sui lati.

Nel viaggio intrapreso nella terra dei vampiri ho usato molto spesso l’apertura principale, appoggiando spessissimo lo zaino a terra.

Dopo una settimana di maltrattamenti … neanche l’ombra di graffi o tagli.

 

Gli appigli all’esterno … non ci sono! Anzi, ci sono tre ma sono semi nascosti.

Quei tre appigli servono per attaccare il treppiede … e basta!

Per la precisione sono soltanto tre fibbie, dove vengono inserite delle fettuccine che vengono fornite insieme allo zaino.

In effetti si tratta di una decisione che favorisce l’aspetto esterno dello zaino che cosi rimane pulito e molto più attraente.

Poi ci sarebbero le tre maniglie, una superiore per alzare e trasportare il RED-BEE 210, più altre due maniglie laterali alle quali non sono riuscito a trovare una giustificazione.

La cover anti-pioggia si trova all’interno dello zaino dentro un sacchetto in rete che si può lasciare dentro o agganciato all’esterno. Non esiste una tasca dedicata come su altri zaini.

L’interno del Manfrotto RedBee 210 e “customizzabile” a piacere e al 100%.

Gli inserti imbottiti si possono spostare a piacere o estrarre completamente, ottenendo cosi un’unico vano.

CAPACITA’ DI CARICO

Il Manfrotto RedBee 210, ha una capacità di carico eccezionale.

Io personalmente ho messo dentro senza alcun sforzo:

  • due corpi macchina Canon EOS 1D Mk III, quindi macchine con il battery grip integrato;
  • 70–200mm f2.8,
  • 28mm f2.8,
  • 50mm f1.8,
  • 14mm f2.8,
  • 100mm f2.8 macro,
  • portatile 15.6 pollici,
  • carica batteria del portatile,
  • 6 schede di memoria, 2 filtri ND, 1 polarizzatore,
  • due batterie di riserva per le macchine fotografiche,
  • 1 intervallometro,
  • 2 flash con 2 trigger wireless.

Nel mio viaggio nella terra del conte Dracula, ovviamente ho ridotto il corredo che mi sono portato dietro per ovvie ragioni.

Comunque, ho fatto star dentro, nella parte centrale:

  • 1 treppiede Manfrotto BeFree (eh si, ci sta tutto),
  • 2 macchine fotografiche,
  • 2 batterie,
  • 14mm f2.8,
  • 70–200mm f2.8,
  • 50mm f1.8,
  • iPad mini, filtro ND 1000, filtro polarizzatore, 6 schede di memoria, intervallometro, oltre alle chiavi di casa, telefonino, carica batterie per lo smartphone, portafogli e documenti vari.

Sempre al capitolo capacità di carico, devo segnalare il fatto che questo zaino, può contenere contemporaneamente un portatile da massimo 15.6 pollici ed un tablet, ovviamente ognuno nel suo scomparto dedicato.

Eccezionale … inutile dire altro!

ERGONOMIA

Il Manfrotto RedBee 210 riceve un bel voto anche a questo capitolo.

Il peso piuma, combinato con una rigidità che lo fa aderire bene al corpo, i spallacci larghi e ben imbottiti con regolazioni facilmente accessibili anche quando lo zaino viene indossato, la cintura in vita che permette di scaricare il peso sui fianchi, fanno di questo zaino il compagno ideale sia nei spostamenti brevi, sia nelle lunghe trasferte.

Sempre legato all’ergonomia e alla facilità d’uso bisogna aggiungere le aperture di questo zaino.

La chiusura a lampo dei vari punti di accesso e molto scorrevole e a prova di schizzi e polvere.

Un’altro aspetto che rende l’utilizzo del Manfrotto RedBee 210 molto piacevole, sono le linguette dei ZIP, che non sono fatte come al solito in metallo, ma in un materiale sintetico.

Inoltre Manfrotto ha scelto un design che comprende un semi-anello in materiale plastico molto resistente, che mantiene le linguette sempre aperte.

Cosi si possono maneggiare anche indossando i guanti. Geniale ma sopratutto molto comodo nelle gelide giornate invernali!

Un’ultima osservazione prima del verdetto.

Il Manfrotto RedBee 210 ha le dimensioni ideali per essere imbarcato come bagaglio a mano con qualsiasi compagnia aerea.

Cosi chi vuol scappare per un week-end fotografico in giro per l’Europa, è già pronto.

Vista la capacità di carico, ci possono stare dentro anche due cambi, per non andare in giro puzzolenti. Ottimo lavoro Manfrotto!

NON MI PIACE

  • Pur di mantenere una linea molto minimal e pulita, Manfrotto ha eliminato la tasca per nascondere la cover anti pioggia, ma anche quelle laterali, utili per riporre piccoli oggetti come una barretta energetica o una bottiglia d’acqua. Per chi ama fare trekking c’è comunque una soluzione: sfruttare uno dei due scomparti dedicati al portatile o il tablet per inserire una sacca idrica (la cosiddetta Camel Back) anche se non è propriamente “comodo”.

MI PIACE

  • la possibilità di inserire all’interno il treppiede Manfrotto BeFree;
  • adatto all’imbarco come bagaglio a mano, con qualsiasi compagnia aerea;
  • IL PREZZO! Su Amazon il prezzo e fisso a 150 Euro, circa 50 euro in meno rispetto alla concorrenza (clicca qui per vedere il prezzo su Amazon)

Giudizio finale … 4,5 stelle su 5!

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Ricoh Theta-S sotto un nuovo punto di vista

Una foto/video camera davvero a tutto tondo! Probabilmente avrai sentito parlare, anche in questo blog e nei gruppi che gestiamo, della possibilità di realizzare delle foto e video a 360°.

Si tratta in pratica di una procedura dove: mettendo la tua reflex o mirrorless su un treppiede, facendo una serie di scatti in sequenza, perdendo del tempo in post-produzione con un computer ecc… alla fine riesci ad ottenere un’immagine molto divertente e particolare che mostra tutto ciò che hai attorno in tutti i 360° di ripresa.

Fighissima… ma estremamente noiosa come tecnica da mettere in pratica con le fotocamere…

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Foto fatta durante un’escursione in canoa (sinistra) e staff TecnicaFotografica al bar (destra)

Figuriamoci con i video… La GoPro ha realizzato una specie di palla da calcio dove puoi piazzarci 6 GoPro e queste ti fanno in pratica una ripresa a 360°!

Bella anche questa come soluzione, ma chi si può permettere di acquistare 6 GoPro?

Non è sicuramente alla portata di tutti, e comunque è tutta una cosa molto scomoda.

E SE TI DICESSI…

Che esiste però anche un apparato grande quanto un piccolo telecomando televisivo, con 4 tasti funzione che permette di fare tutto questo cliccando solo un bottone?

Si tratta della Theta-S prodotta dalla Ricoh che abbiamo avuto modo di provare e testare per bene in due mesi!

Era da un po’ che avevo nella lista dei desideri Amazon questo apparato.

Mi interessava ed intrigava da tempo ma non rientrava tra i progetti nei quali investire, però ci è venuta in contro Ricoh che gentilmente ci hanno dato un modello i prova per noi!

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

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ASPETTO FOTOGRAFICO

Ammetto che un po’ scettici lo eravamo tutti nello staff TecnicaFotografica, ma io lo ero ancor di più perché mi sono sempre chiesto come poteva un apparato del genere sostituire tutto il sistema di montaggio foto 360° e fare per di più anche dei video!

Ma ho dovuto ricredermi presto, non appena arrivato il pacco dal corriere!

Quando l’ho presa in mano la prima volta e l’ho provata è stato un fulmine a ciel sereno, assolutamente stupendo!

Me ne innamorai all’istante!

Era come avere uno spunto creativo e totalmente differente da tutto quello che ero abituato a vedere grazie ad un apparato che mi stava in una mano.

Macché Reflex o mirrorless… è piccolissima e versatile!

Me la sono portata in vacanza non potevo davvero farne a meno, ma adesso? Beh nemmeno adesso!

Il problema è che il test è finito e devo restituirla e le cose si mettono male perché mi sa che finirò per comprarmene una per la gioia della mia carta di credito.

Vediamo se indovinate dove ci troviamo? ROMA!

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

ESTETICA E FUNZIONALITA’

Il punto di forza secondo me è l’estrema versatilità.

Ci sono tantissimi modelli di “camera 360°”, basti pensare a Samsung Gear 360 oppure alla Garmin VIRB 360 o alla LG 360 CAM che con il loro design hanno un pò attirato l’attenzione di tutti… ma poi finisce li.

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Confronto Theta-S vs. Samsung Gear 360 e LG 360 CAM

Di fatto la Theta-S ha un’ergonomia, per quanto minimale, estremamente efficace:

  • ti sta in tasca

  • la comandi con un dito

  • ti sta comodamente in mano

  • è leggerissima

Alla fine risulta essere super discreta e cattura tutto quello che c’è intorno a te e sembra proprio che nessuno ne faccia caso.

Il fatto che ti sta sulla mano è normale scattare delle foto semplicemente alzando la mano, esattamente come vedi fare alle persone che si fanno i Selfie, e forse proprio per questo quando la uso passo totalmente inosservato.

In realtà però questa fotocamera non riprende solo da un lato ma inquadra a 360°… quindi tutti gli elementi presenti attorno a me.

Se sei un appassionato di film stile 007 probabilmente dopo averci giocato per un paio di giorni penseresti che sarebbe stato un aggeggio veramente cool per gli agenti in incognito.

COSA ASPETTARSI E COSA NO

La Ricoh Theta-S è fantastica ma non devi pensare che sia priva di limiti o che siano tutte rose e fiori.

Garantito al 100% ti diverti come un bambino di 10 anni a natale che scarta i pacchi ma passato l’entusiasmo della “novità”, poi vai a scontrarti inevitabilmente anche con le considerazioni tecniche.

Specie noi che scriviamo questa recensione dopo un mese di utilizzo.

MEMORIA NON ESPANDIBILE

La versione che ho avuto a disposizione era di 8GB e questo è un limite piuttosto grande.

I video e foto a 360° occupano un sacco di spazio, specie i video, e in più di un’occasione abbiamo dovuto “smettere” di usarla nonostante davanti a noi ci fossero potenzialmente ancora altre occasioni di usarla prima della fine della giornata.

Ok, in fondo basta usare un cavetto e scaricare tutto su un notebook ma forse era più comodo permettere l’espansibilità della memoria visto che permette in fondo di fare video di per massimo 45minuti a 30 frame al secondo.

Come foto va decisamente meglio, siamo nell’ordine di un’autonomia di circa 1600 foto!

Certo… c’è l’APP che permette molto facilmente di scaricare sia le foto che i video sul tuo smartphone e poi da li salvarle in una scheda di memoria ma sarebbe stato più comodo permettere l’espansione forse, se no altro per il fatto che il mio smartphone ha attualmente solo 5 GB liberi.

SULLA QUALITÀ DELLE IMMAGINI

Sulla qualità finale dei file generati sono rimasto piacevolmente sorpreso.

La prima cosa alla quale stare attenti quando si usa una campagna 360 è verificare come gestiscono la fusione delle due immagini tra loro.

Dispone infatti di due fotocamere, una davanti e una dietro, che riprendono a 180° e poi vengono “incollate” automaticamente tramite il loro software interno di gestione dell’immagine.

Al confronto ad esempio con la fotocamera LG 360 CAM si nota subito l’estrema qualità della Theta-S nel rendere impercettibile lo stacco/attacco tra le due immagini.

Se con la LG ritenevo “normale” il fatto di non poter raggiungere la perfezione nella fusione dei due fotogrammi, con questa invece è quasi incredibile il risultato che si ottiene con la Theta-S.

ATTENTO ALLE LENTI

Non so se sia una questione “risolvibile” agli ingegneri della Ricoh ma io ho trovato veramente “delicati” quegli obiettivi così sporgenti.

Il fatto che la Theta-S ha un design stretto e alto, ti porterà in più di una occasione a posizionarla in verticale per poi magari fare uno scatto a distanza tramite l’APP (si esatto… con l’app la usi come una sorta di “scatto remoto”).

In questa situazione devi stare attento! Basta una vibrazione e/o un colpo di vento che cade subito.

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

Forse il peso degli obiettivi posti sulla parte alta o il fatto che abbia una base tutt’altro che larga, la porta ad essere estremamente instabile quando appoggiata in verticale e se cade va inevitabilmente ad “appoggiarsi” con le lenti molto sporgenti.

Il mio consiglio è, se vuoi usarla in questo modo senza tenerla in mano, di dotare di almeno un Manfrotto Pixi che, pur occupando pochissimo spazio, può veramente diventare il tuo accessorio ideale da abbinare a questa fotocamera 360.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

LA DOMANDA FONDAMENTALE È: VALE L’ACQUISTO?

Su questo punto lo staff TecnicaFotografica ha discusso molto.

Che sia costosa non ci sono dubbi: su Amazon viene proposta ad un prezzo di 372 Euro in promozione (prezzo pieno 399). Clicca qui per vedere se il prezzo è diminuito.

Tuttavia… non possiamo, e lo dico sempre anche a tutte le persone che seguono il blog, limitarci a valutare un prodotto basandoci solo sul prezzo.

La questione è che — veramente — facciamo fatica a non considerarla un prodotto ottimamente riuscito nonostante le mancanze che abbiamo riscontrato ed indicato prima.

La concorrenza offre tante valide alternative ma la Tetha-S è quella che, personalmente, ci ha dato l’impressione migliore. Maturità, materiali validi e l’impressione di avere per le mani un prodotto ben bilanciato e costruito.

Secondo il nostro parere si tratta di un apparato molto particolare che esce dagli schemi. La fotografia 360° non ha nulla a che vedere con le fotografie tradizionali che fai con la reflex.

Questa tipologia di riprese hanno più una finalità di coinvolgimento sociale secondo noi. Torna quindi comoda per documentare le situazioni ed eventi ai quali ci capita, quasi giornalmente, di incappare.

Questa CAM la puoi tenere sempre nel marsupio/borsa/tasca quando esci e tirarla fuori al volo per fare:

  • video con i tuoi amici

  • foto ad eventi e feste

  • documentare in modo coinvolgente una vacanza

  • riprendere un’impresa

Volendo risparmiare puoi optare per una versione “più economica” di questa 360 Cam: la Tetha-SC. Clicca qui per scoprirne il prezzo.

PUÒ AVERE UTILITÀ PIÙ PROFESSIONALI OLTRE CHE PER PRATICO DIVERTIMENTO?

Alcuni collaboratori di TecnicaFotografica sono anche fotografi professionisti, pertanto abbiamo messo sul piatto la questione “uso professionale”.

Anche in questo caso ci sono alcuni elementi da tenere in considerazione:

  • è decisamente valida come CAM per documentare i retroscena di un lavoro che fa un determinato fotografo (prova a pensare che bello riprendere come avviene una sessione si shooting in studio dove di solito non si vede mai cosa c’è dietro la fotocamera);

  • è decisamente interessante per contribuire al servizio da fornire ai committenti nel caso in cui il fotografo lavori in determinati ambiti (feste, matrimoni o eventi live dai quali abbiamo tratto il nostro workshop “fotografi frontepalco”);

  • è limitante la sua autonomia (sia in numero di foto/video che per autonomia della batteria).

  • le immagini vanno comunque “lavorate” perché tramite la loro app su computer non è possibile fare delle composizioni divertenti come l’effetto “minimondo” (vedi immagine qui sotto). Si può però ottenere con una seconda App per Smartphone da loro creata!

Ricoh Theta-S

Ricoh Theta-S

TECNICISMI

  • La Ricoh Theta-S è più piccola di una cover per occhiali: 13 cm di altezza, 4,4 cm di larghezza e 2,2 cm di spessore per 125 grammi di peso.

  • È rivestita di una gomma con effetto vellutato bella a vedersi ma facile da sporcare devo dire.

  • Le due fotocamere contrapposte hanno un sensore CMOS da 12 megapixel con lenti grandangolari F2.0 in grado di realizzare video sferici con risoluzione fullHD equivalente a 30 frame per secondo.

  • La memoria interna non espandibile è di 8 gb come già indicato precedentemente garantendo un’oretta di riprese video.

  • La batteria non è rimovibile e può essere ricaricata mediante la presa microusb posta sulla parte inferiore della scocca.

  • Nella parte inferiore trova posto anche un comodo attacco a vite compatibile con tutti i comuni cavalletti.

CONCLUSIONI

Ricapitolando, questa piccola zero zero sette non è priva di difetti… ma…

E’ FANTASTICA!

Non posso fare a meno di lei ovunque io vada! me la porterei anche all’Home festival se il test durasse di più!

Penso di acquistarla per dare una visione 360 gradi ai miei lavori!

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Se vuoi acquistarla su Amazon CLICCA QUI

Recensione Monitor Philips 276E7QDAB 27"

True-to-life colour, edge-to-edge screen, built in full digital sound, IPS pannel … tutta roba da far perdere la testa!  Tutta roba da far pensare che si ha nelle mani l’ultimo grido in materie di tecnologia, insomma tutta roba che suona molto bene.

Questo è il solito scenario di qualsiasi negozio di elettronica, fatto per aprire gli occhi del cliente … ma anche il portafogli.

Siccome in redazione abbiamo ricevuto un sacco di richieste e domande su qual’è il miglior monitor per foto-ritocco, ma anche adatto al lavoro in ufficio, navigare, guardare i film, bello da vedere, che sia abbastanza grande da vantarsi al bar con i amici ….. eeee che costa anche poco … abbiamo deciso di dar sfogo alla nostra vena sado-maso, e accettare la sfida.

Unica regola imposta, riuscire a comprare un monitor che soddisfi almeno il 70% delle richieste con i soli soldi che avevamo in tasca in quel momento. Per fortuna che siamo in cinque in redazione, e cosi siamo riusciti a mettere insieme 230 euro.

Dopo qualche ora di ricerca in internet, abbiamo adocchiato un nome, Philips con due monitor che rientravano nel budget e sulla carta promettevano di soddisfare quasi tutte le richieste:

  • Uno da 24 pollici
  • uno da 27 pollici, tutti e due della linea E (presumo ELEGANCE), della casa giapponese.

Viste le premesse, abbiamo deciso di concedere una prova al fratello più grande della serie E dei monitor di casa Philips.

La versione da 24 pollici ci avrebbe permesso di mangiare anche una pizza, ma visto il prezzo più che abbordabile abbiamo deciso di fare il passo un po’ più lungo e provare l’ebrezza del display più grande: il PHILIPS 27" 276EQDAB.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

Sborsati i 200 EURO, è arrivato in circa tre giorni dall’ordine e ci siamo messi subito al lavoro per montarlo… Beh, da questo punto di vista, non c’era niente da fare.

Nella confezione, oltre all’alimentatore a mattone, due cavi HDMI e DVI, il CD con il manuale utente, c’è solo la base del piedistallo che si monta semplicemente avvitandola al gambo del piedistallo, fisso sul monitor.

5 minuti di lavoro e il monitor era già montato e collegato

DESIGN

Con un design molto moderno e sottile, il PHILIPS 276E7QDAB e il candidato perfetto per un monitor da ufficio. In effetti questo monitor è nato per il lavoro da ufficio, però ha un asso nella manica:

  • l’ottimo panello IPS con una risoluzione Full HD 1920x1080 in formato 16:9.

Il display da 27 pollici (circa 68cm) di diagonale e circondato da una sottilissima ed elegante cornice che misura solo 7mm , eccetto la parte inferiore che misura 17mm e ospita il pulsante di accensione del tipo touch e il marchio Philips.

Niente altro … un design molto minimal e pulito.

Il piedistallo non è proprio delle dimensioni di un sequoia e a prima vista può sembrare fragile, ma sorprendentemente riesce a sostenere senza problemi il massivo schermo da 27 pollici.

In più, la forma a “C” non occupa tanto spazio sulla scrivania, permettendo di appoggiare lo smartphone o altri oggetti piccoli sotto il monitor.

Come al solito tutte le connessioni fisiche del display sono posizionate sul retro del pannello.

Partendo da destra verso sinistra ci sono:

  • 1x serratura Kensington
  • 1xHDMI
  • 1xDVI
  • 1xVGA
  • 1x audio out
  • collegamento per l’alimentazione.

Anche se sembra una disposizione standard che chiunque si aspetterebbe di trovare sul retro di un monitor, questo modello ha qualcosa che non si trova su tutti i altri Device.

Parliamo del joystick che permette l’accesso al menù OSD, e a tutti i controlli all’interno del menù.

In base alla durata della pressione del joystick, o alla direzione della in quale viene spinto, si può accendere o spegnere il monitor, o accedere alla miriade di regolazioni che si trovano all’interno del menù.

Aggiustare il volume, scegliere la sorgente video, aggiustare il bilanciamento del bianco, o scegliere tra i tre modi SmartImage Lite.

In pratica la tecnologia SmartImage Lite implementata da Philips, permette di scegliere tra i preset che si trovano nel menù, preset che vanno a ottimizzare l’immagine sul display in base alle diverse attività che vengono svolte.

Il bello e che l’ottimizzazione viene fatta in TEMPO REALE, analizzando il contenuto sullo schermo e modificando in modo dinamico i valori relativi alla luminosità, contrasto, nitidezza e colore.

ERGONOMIA

Una parola sconosciuta per il PHILIPS 276E7QDAB, che si piazza appena sopra l’asticella della bocciatura.

Dobbiamo essere realisti. Parliamo di un monitor che costa 200 euro.

Purtroppo c’è solo l’inclinazione di 5 gradi in avanti e 20 gradi all’indietro.

Dobbiamo rinunciare alla regolazione in altezza, rotatoria o la modalità ritratto.

Ma …. questo monitor si salva essendo dotato di un attacco VESA. L’attacco VESA, permette di attaccare al monitor un supporto personalizzato, o un braccio snodabile che si attacca al muro.

In questo modo si possono avere tutte le regolazioni possibili, alzando, ruotando, e inclinandolo a piacimento.

IMMAGINE E COLORI

Il PHILIPS 276E7QDAB sfrutta un pannello con tecnologia IPS e retroilluminazione a LED.

Ampi angoli di visualizzazione e colori fedeli alla realtà sono il biglietto da visita di questa tecnologia.

Ma come si comporta veramente il nostro monitor?

Gli angoli di visione sono veramente ampi senza alcun viraggio di colore o bruciatura dell’immagine, anche quando guardato da angoli estremi. Una richiesta molto importante del mondo della fotografia.

Un’altro aspetto importante nel foto-ritocco e la rappresentazione del colore. Un’aspetto critico che fa passare tutti gli altri in un secondo piano. Se i colori sono falsi, il monitor e da buttare.

Il PHILIPS 276E7QDAB con il suo pannello IPS e tecnologia TRUE-TO-LIFE COLOUR, reclama la rappresentazione dei colori fedele alla realtà, e la copertura al 100% dello spazio colore sRGB.

È cosi, ma dobbiamo fare un punto

La calibrazione dalla fabbrica viene fatta per rendere il colori molto vivi e l’immagine molto nitida.

Questo fa si che certe sfumature di colore si perdono e la copertura dello spazio sRGB arriva solo al 97%, ma con un’accurata calibrazione si può spremere tutta la potenza di questo monitor.

Una differenza irrisoria nella vita reale che è impercettibile a occhio nudo.

Semmai, Windows 10 offre la possibilità di calibrare i monitor anche a occhio senza l’aiuto di uno spettro-fotometro o in alternativa c’è anche la possibilità di acquistare un calibratore o semplicemente portare il monitor da un qualsiasi fotografo professionista che per il prezzo di una pizza, farà lo sporco lavoro.

Legato all’immagine c’e da menzionare la tecnologia SMART IMAGE LITE

Philips ha implementato in questo monitor la Smart Image Lite, offrendo tre preset.

Questi tre modi presettati sono

  • Standard
  • Internet
  • Gaming

Il modulo STANDARD offre un’ottima leggibilità dei testi, riducendo leggermente la luminosità.

INTERNET offre una combinazione di colori più saturi, contrasto e nitidezza, per avere la miglior qualità d’immagine quando sullo schermo vengono proiettate foto o qualsiasi altro tipo di immagini.

Il modulo GAME si concentra sul tempo di risposta che in questa modalità passa da 15 millisecondi a soli 5 millisecondi e sulla nitidezza, per far apparire più nitide possibile le figure e gli oggetti che si muovono velocemente all’interno della scena. Tutto questo per un’esperienza di gioco ottimale.

Rimanendo sempre all’interno del capitolo qualità immagine dobbiamo parlare della tecnologia SMART CONTRAST.

PHILIPS ha sviluppato ed implementato in questo monitor la tecnologia SMART CONTRAST, che analizza e modifica in modo dinamico il rapporto di contrasto, per offrire la massima qualità d’immagine e nitidezza, aumentando o riducendo la retroilluminazione del panello.

I migliori risultati si vedono quando si guardano i filmati o nella modalità GAMING.

CONNETTIVITA’

Mancano completamente le porte USB, miniUSB o qualsiasi lettore di schede di memoria, però c’è una funzione molto interessante a livello di connettività che si chiama MHL, Mobile High Definition Link.

La MHL permette di collegare tutti i mobile Device come smartphone e tablet, al monitor attraverso un cavo MHL.

Questa tecnologia ha il vantaggio di non dover avere per forza un NAS, o una rete wireless che supporta il protocollo DLNA o un media box del tipo Apple AirPlay.

Basta un semplice cavo MHL per trasferire dallo smartphone o tablet al monitor, filmati in FulHD a 1080p, 192 KHz e 7.1 surround sound.

CONCLUSIONI

Con uno schermo immenso, una qualità immagine ottima e funzioni che lo rendono il monitor tuttofare ideale, il PHILIPS 276E7QDAB si piazza abbastanza in alto nel nostro ranking.

Anche se c’è qualche mancanza a livello di ergonomia, il prezzo ed il design attraente lo fanno perdonare.

Da Tecnica Fotografica, quattro stelle su cinque.

Software fotografici in abbonamento. Ma conviene?

Se decidi di usare un software a pagamento, conviene l’abbonamento oppure pagare una licenza per poi avere la libertà di decidere se aggiornare il software oppure no? Il mio punto di vista è molto chiaro nella mia testa:

  • Se non sei un amante dei software, ed in genere anche dei computer, e sopratutto fai pochissima post-produzione complessa (in fatto di complessità, perché per il resto ritengo ESSENZIALE post-produrre un’immagine digitale come già detto e scritto più volte nei miei articoli) allora vai con un software gratuito, ce ne sono molti in commercio a partire proprio da Gimp.
  • Se invece lo fai per professione o vuoi imparare ad usare un software che ti dia la garanzia sul fatto che verrà sviluppato e migliorato costantemente nel tempo, allora in questo caso la scelta di affidarsi ad un software a pagamento è la cosa più saggia.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

condivisione
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Come ha già detto il mio collega Daniele Carrer nei suoi podcast (per chi non lo conosce cercate “Daniele Carrer” su google e vi anticipo subito che non è parente del nostro amico e collaboratore Davide Carrer) un software professionale ed ormai consolidato nella scenda di solito ti permette di fare delle cose in modo molto più rapido e perdendo meno tempo, che all’atto pratico per chi da un valore al suo tempo significa RISPARMIARE SOLDI, o quanto mento poter dedicare il tempo a cose molto più piacevoli del stare rinchiusi in una stanza davanti ad un computer.

Ma con questo articolo non voglio star qui a fare un’analisi su quale sia il software migliore per la post-produzione, dedicherò i tempo dovuto a questo argomento prossimamente.

Oggi voglio analizzare assieme a te una questione che tocca più un aspetto “psicologico” che monetario fine a se stesso.

Voglio fare un’analisi su un’abitudine o prassi che si sta progressivamente diffondendo tra tutte le software-house, ovvero proporre le proprie licenze sotto forma di abbonamento piuttosto che come acquisto di singola licenza.

Corso di fotografia
Corso di fotografia

MEGLIO FARE UN ABBONAMENTO O ACQUISTARE LA LICENZA?

Inutile girarci attorno! Ormai tutte le software house si stanno indirizzando verso l’offerta di abbonamenti piuttosto che licenze singole e questo ha un po’ cambiato le regole in gioco, mettendo spesso in difficoltà nella scelta della soluzione più idonea a tutta quella schiera di utenti che erano abituati a sostenere il costo di una licenza in un dato momento per poi utilizzare il software per tutto il tempo che volevano (o avere l’illusione di poterlo fare).

Di base però la maggioranza degli utenti (Italiani) hanno criticato questa presa di posizione delle software-house.

Le critiche che spesso vengono fatte e si basano su affermazioni tipo:

“Con questa soluzione ci guadagnano solo le software house”

Oppure

“Con l’abbonamento mi ritrovo dopo 6 anni ad aver pagato lo stesso prezzo della licenza senza però esserne proprietario e se smetto di pagare non posso usare il software”

Ma non è che forse molti criticano questa storia degli “abbonamenti” perché hanno reso molto più difficile usare e i software i modo illegale…

Magari acquistando una licenza in più persone per poi attivare il software in vari computer?

O perché con la storia degli abbonamenti ci sono meno smanettoni che si mettono a sviluppare dei crack validi che poi ci facevano comodo anche a noi?

Beh… non sto qui a discutere su questo modo “non corretto” di comportarsi, sono sicuro che tutti voi ascoltatori siete delle persone che cercano di fare le cose correttamente e in totale legalità.

Ma andiamo a fare un’analisi per quanto più possibile oggettiva:

HA SENSO FARE UN ABBONAMENTO?

Onestamente ritengo proprio di si. E prendo come riferimento il pacchetto Adobe Photoshop + Adobe Lightroom.

Io sono un professionista da orami parecchio tempo e prima dell’avvento della possibilità di prendere in abbonamento un prodotto Adobe ero costretto a dover scegliere se pagare 2.000 euro sull’unghia per avere una licenza Photoshop + Lightroom.

Poi dovevo anche sostenere, praticamente annualmente, un aggiornamento di 3–400 euro per mantenerlo efficiente, con le ultime funzionalità introdotte oppure semplicemente perché avevo cambiato fotocamera ed il vecchio software non era in grado di riconoscere la mia fotocamera.

Con l’abbonamento mensile invece mi sono trovato a poter spendere circa 12 Euro al mese (IVA INCLUSA, ovvero per un professionista costa circa 10 euro alla fine grazie a quel numeretto di 11 cifre chiamato p.iva).

Ok dai faccio due conti senza considerare la p.iva:

  • 12 euro al mese per 12 mesi sono 144 Euro all’anno
  • ho sia Photoshop che Lightroom sempre aggiornati

Praticamente dopo 10 anni di abbonamento, forse, mi sarò avvicinato al prezzo della licenza singola: senza però considerare gli aggiornamenti che nella versione in abbonamento sono sempre inclusi costantemente, mentre nella versione a licenza singola avrei dovuto pagare opzionalmente.

Eh niente…. Continuo a pensare che la “scusa” del fatto che l’abbonamento costi di più non regga ma è ovviamente una mia opinione strettamente personale.

Quindi possiamo fare un veloce riepilogo:

QUALI SONO GLI ASPETTI POSITIVI DI UN ABBONAMENTO?

  1. E’ economicamente sostenibile (pagare 12 euro al mese è più facile rispetto a tirar fuori di botto 2000 Euro).
  2. L’abbonamento incide meno sul bilancio personale o professionale perché, volendo, puoi anche decidere di fare un abbonamento MENSILE e non ANNUALE. ovvero puoi decidere anche di raccogliere i lavori devi fare ed acquistare l’abbonamento per un mese “solo per il mese che andrai ad utilizzare il software”.
  3. Ti porta dei vantaggi a lungo termine visto che hai sempre l’ultima versione aggiornata del software e potrai quindi cambiare fotocamera senza farti tanti problemi con la garanzia di avere sempre il software compatibile con i tuoi nuovi file RAW.
  4. Accedi al software con qualunque computer. Non ti serve girare con il codice di licenza in mano ma se ad esempio stai usando un computer di un tuo amico, ti basta inserire il tuo nome e password per attivare il software. Non serve nemmeno che ti ricordi di disattivare la licenza una volta terminato il lavoro perché puoi farlo, successivamente, da un qualsiasi altro computer, impedendo così che il tuo amico continui magari ad usare la tua licenza a “sbaffo”.
  5. Le software house possono basare un programma di sviluppo del software basandosi su delle entrate “costanti” mensili. Questo è un vantaggio che non tocca direttamente l’utente ma indirettamente si. Questo modello di business ha permesso di ridurre drasticamente i prezzi di vendita (te l’ho dimostrato prima) dovuto probabilmente anche al fatto che molti più utenti, visti i prezzi ridotti, hanno accettato di affidarsi ad un abbonamento piuttosto che usare un software crakkato con tutti i rischi, limiti e malfunzionamenti del caso.
portfolio
portfolio

QUALI SONO GLI ASPETTI NEGATIVI DI UN ABBONAMENTO?

Visto che sto facendo un confronto ho voluto ricercare anche degli aspetti negativi che sono riuscito ad individuare in questi.

  1. Non sei proprietario della licenza. Nonostante il calcolo di prima dove dimostravo come l’abbonamento sia economicamente vantaggioso nel medio-lungo periodo, se sei una persona che utilizza un software per parecchi anni, al massimo aggiornandolo nell’anno dell’acquisto e se usi acquistare ed usare la stessa fotocamera per più anni (almeno 3–4) allora hai un vantaggio nell’acquistare una singola licenza.
  2. Nel tempo ti “costa meno” se non sei una persona che aggiorna ogni anno il software ma magari lo aggiorna ogni 2–3 release. Ovviamente sempre considerando l’ipotesi di tenere per parecchi anni lo stesso software e hardware.
  3. Spesso i prodotti con licenza non hanno molti controlli “online”, anche se le cose stanno cambiando, pertanto ti permettevano di usare il software su molte più postazioni rispetto a quelle indicate nella licenza. Questo significa che in genere hai un “vantaggio” se hai più portatili o più postazioni fisse (ovviamente per uso personale e non professionale altrimenti dovresti, per rispettare in tutti i sensi la legge e la concorrenza con i colleghi, acquistare le licenze multiple adeguate).
  4. Quando hai una licenza in abbonamento è probabile che senza accorgertene tu vada a fare molti aggiornamenti che, con il tempo, appesantiscono il software e ti portino ad avere la necessità di un computer più potente per far girare bene il software. Con una licenza standard, ed il fatto che tendenzialmente fai meno aggiornamenti, hai modo di mantenere un software con delle esigenze “prestazionali” del computer inferiori, esigenze per le quali era pensato al momento del rilascio.

CONSIDERAZIONE

Uno dei problemi che sono costrette ad affrontare le persone che acquistano una licenza singola (non in abbonamento) è quasi sempre la compatibilità del software con i nuovi formati raw delle fotocamere moderne.

In altre parole se tu usi Photoshop CS5, versione software ormai vecchia di parecchi anni, e vuoi aprire i file raw di una moderna Olympus OMD M1 MARK II è probabile che non ci riesca e ti senta costretto a dover aggiornare il tuo software.

Esiste però una soluzione: basta usare l’applicazione gratuita fornita da Adobe chiamata DNG Converter, ovvero un software che si preoccupa di convertire i file RAW della tua nuova fotocamera in DNG(digital negative), che è un formato particolare creato proprio da Adobe per garantire una certa compatibilità tra tutti i software Adobe.

Una volta fatta questa conversione puoi aprire i tuoi nuovi file RAW (che ora sono dei DNG)anche con una vecchia versione di Adobe Photoshop o Adobe Lightroom.

È un pò più macchinoso come passaggio da fare ma tutto sommato è un dazio non eccessivo da pagare a fronte del vantaggio notevole che puoi avere nel non dover pagare l’aggiornamento del pacchetto Adobe.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

HA SENSO FARE UN ABBONAMENTO SE:

  • Vuoi sempre avere l’ultima versione aggiornata e funzionante del pacchetto
  • Vuoi accedere da qualsiasi computer semplicemente inserendo nome e password del tuo account
  • Non vuoi più star li a preoccuparti degli aggiornamenti o “sperare” che non introducano qualcosa di interessante nella “prossima versione”.
  • Cambi spesso fotocamera per necessità o semplicemente per piacere.

NON HA SENSO FARE UN ABBONAMENTO SE:

  • Pensi di usare un software per tanto tempo sempre sulla stessa macchina
  • Cambi PC/MAC ogni 10 anni
  • Non ti interessa avere un software sempre performante. Ti basta com’è.
  • Non cambi mai fotocamera
Software
Software

CONCLUSIONE

Spero che con questa breve analisi sui pro e contro degli abbonamenti software tu ti sia fatto un’idea più chiara sulla questione.

Se ti stai chiedendo se ci sono poi alternative ad Adobe, perché effettivamente ormai sembra non dare più tante alternative agli abbonamenti (solo Adobe Lightroom si riesce ancora a trovare in licenza singola ma non credo rimanga disponibile ancora per molto) sei fortunato (o fortunata).

Puoi ripiegare su Affinity Photo; questo software si avvicina moltissimo alle caratteristiche e funzionalità di Adobe Photoshop e puoi acquistarlo ad un prezzo veramente alettante.

Questo articolo può essere ascoltato in PodCast cliccando qui sotto:

XIAOMI Yi-M1. Ecco la nostra recensione dopo oltre 1 mese di utilizzo

Eccoci d’avanti all’ultimo arrivo del marchio cinese XIAOMI, che con questo prodotto vuol dar battaglia ai marchi più blasonati nel mondo della fotografia. Parliamo della prima fotocamera mirrorless della XIAOMI, la Yi-M1. Una fotocamera mirrorless a obiettivi intercambiabili, con sensore Micro 4:3 prodotto da Sony. Non so di preciso per cosa sta la Yi nel mondo del Sol Levante, ma almeno sul sito www.yitechnology.com , la Yi sta per Your Innovator.

PROVA NELLA VITA REALE

Perché “PROVA NELLA VITA REALE”? Ebbene perché molto spesso le recensioni nel laboratorio a volte possono essere fuorvianti o magari piene di dettagli e informazioni poco comprensibile per l’utente che guarda la fascia di mercato dove si trova questa macchina fotografica.

Penso che sia molto più rilevante condividere le informazioni ed impressioni ottenute nell’utilizzo sul campo.

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

Recensione a cura dello staff tecnica fotografica:

IL VIDEO

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CORPO MACCHINA

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La nuova arrivata in casa XIAOMI si presenta in due versioni, una nera e una grigio metallizzato.

La forma del corpo prende ispirazione da Leica T, una mirrorless del celebre marchio tedesco, con soli tre tasti fisici sulla parte superiore del corpo e il resto dei controlli spostati sul display touch che fa da padrone sul retro della Yi-M1.

Dal punto di vista dell’ergonomia la Yi-M1, non sta per niente male.

Nonostante il prezzo molto più basso rispetto alle concorrenti, si presenta robusta ben fatta e solida. D'altronde il corpo è costruito in termoplastica dal noto produttore danese DNS Arnitel.

Soltanto il pulsante per l’accensione e spegnimento, la slitta calda del flash e l’attacco dell’obiettivo sono in metallo.

Come si può osservare, la linea del corpo è molto pulita ed è molto piacevole al tatto, sopratutto nella zona dell’impugnatura dove si trova un rivestimento sempre in termoplastica ma gommosa che rende l’impugnatura molto confortevole e anche molto resistente. Di fatti nonostante la mia disattenzione e poca cura nell'utilizzo, non sono riuscito a graffiarla.

Nella parte anteriore del corpo, si trovano il tasto di sgancio dell’obiettivo, la luce per l’assistenza all’auto-focus ed il marchio rosso Yi.

La parte superiore invece, è occupata dai due microfoni che registrano l’audio in modalità STEREO, la slitta calda del flash, il pulsante di scatto attorno al quale si trova lo switch ON/OFF, la ghiera di controllo, e la ghiera dei modi di ripresa, con in mezzo il pulsante per la registrazione video.

Sul lato destro della macchina aprendo lo sportellino, si trovano l’alloggiamento della scheda SD, l’attacco Mini HDMI e il micro USB 2.0. Sul lato sinistro c’e il piccolo e abbastanza potente altoparlante. La parte inferiore è riservata al vano batterie, mentre sul retro, l’imponente schermo touch da 3 pollici e 1.04 Megapixel di risoluzione insieme ai due tasti, uno per la riproduzione delle foto e dei filmati e l’altro per la cancellazione.

Dal punto di vista operativo, tutti i pulsanti sono molto reattivi e facilmente raggiungibili e il grande display LCD touch molto definito, luminoso e ben visibile anche in condizioni di forte luce, fa si che scattare le foto diventi un gioco da ragazzi.

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Ma ahimè, non è oro tutto quel che luccica. Purtroppo la Yi-M1 non ci offre lo schermo orientabile. Questo pero, non è un problema cosi grave come può sembrare. L’angolo di visuale del display è molto ampio e si riesce a vedere l’immagine anche da angolazioni non proprio abituali.

Il parere di Marco

La prima cosa che noti quando la prendi in mano è forse la cosa più bella e fantastica che ti aspetti da quella macchina, cioè le dimensioni ridotte che ha, in quanto ti sta comodamente in tasca; la seconda cosa che noti è che ci manca la lente e se la agganci al corpo diventa tutt'altro che tascabile, secondo me chi compra una mirrorless con sensore micro quattro terzi senza mirino si aspetta una macchina più ‘’agevole’’, quindi reputo la scelta un po’ insensata, forse fornendo in dotazione una lente più piccola (pancake) acquisterebbe un valore aggiunto.

L’impugnatura è ok, in quanto non ci si possa aspettare granché da un corpo così piccolo, soprattutto se hai le mani grandi. Gli alloggiamenti batteria, SD e cavetti sono identici a quelli della LeicaQ, quindi pari pari a fotocamere professionali, che trovo comodi e agevoli.

Le ghiere e i pulsanti sono intuitivi e basilari, il tutto facilitato dallo schermo touch con una buona reattività. La cosa che trovo più scomoda è il blocco della lente, sei costretto a cliccare un bottone per chiudere completamente la lente.

SENSORE DELLA YI-M1

Il cuore pulsante della Yi-M1, come accennato all'inizio della recensione è l’ottimo sensore in formato Micro 4:3 prodotto dalla Sony. Si tratta di un sensore di 20 milioni di pixel costruito con la tecnologia CMOS Exmor, nome di codice Sony IMX269.

La Yi-M1 oltre allo scatto a risoluzione nativa di 20 Mpixel, offre anche una risoluzione più alta, che attraverso un processo di interpolazione viene portata a 50 Mpixel.

La sensibilità ISO di questo sensore va da ISO 100 fino a ISO 25 600. Ma non lasciatevi ingannare dalla sensibilità alta presente nella scheda tecnica, perché la Yi-M1 si comporta bene e molto bene a sensibilità ISO basse fino a ISO 800, con una leggera perdita di nitidezza a ISO 1600.

Ho deciso di portare al limite il sensore di questa piccola macchina e ho deciso di documentare il processo di saldatura di una fusione in metallo.

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Nella foto inserita come esempio scattata a ISO 200 (prima foto sopra), si vede l’ottimo lavoro del sensore Sony. Di fatti nonostante la misurazione dell’esposizione fosse fatta sui guanti fortemente illuminati dalla macchina saldatrice, è stato catturato abbastanza dettaglio anche nelle zone buie, conservando dettaglio anche nella zona illuminata all'interno del pezzo saldato.

Un’altro esempio evidente dell’ottimo lavoro del sensore con un valido aiuto anche da parte dell’obiettivo si può vedere nella foto sottostante, scattata a ISO 1600 (seconda foto sotto). C’e una leggerissima, pero insignificante perdita di dettaglio fine, non viene pero intaccata la capacita del sensore di mantenere informazioni sia nelle zone illuminate che in quelle buie.

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A ISO 3200 riesce ancora a dare risultati soddisfacenti per poter postare le foto sul web o fare piccole stampe da inserire nel album dei ricordi, mentre se saliamo a ISO 6400 la primogenita della XIAOMI fa fatica a tenere il passo con le concorrenti che danno leggermente più dettaglio a quella sensibilità.

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AUTOFOCUS

La messa a fuoco in modalità automatica di questa piccola macchina fotografica ha due facce. Se la macchina ha ancora la prima versione di firmware si può osservare u comportamento deludente in fase di messa a fuoco in luce scarsa o nella modalità di messa a fuoco continua, mentre facendo l’aggiornamento alla versione del firmware “2.0 INT”, la situazione usando la messa a fuoco singola cambia sensibilmente e si riesce a mettere a fuoco in modalità automatica anche in condizioni difficili.

Non solo la parte fotografica migliora, ma anche il comparto video. Purtroppo la modalità di messa a fuoco rimane sempre lentissima.

OBIETTIVI

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Per quanto riguarda il corredo di obiettivi offerto dalla XIAOMI per la Yi-M1, questo è piuttosto scarso. Ci sono soltanto due obiettivi attualmente disponibili nello store della XIAOMI. Il 12–40mm f3.5–5.6 e il 42.5mm f1.8.

La bella notizia è che avendo scelto il formato Micro 4:3 come attacco, la Yi-M1 e aperta a ricevere tutte soluzioni del mondo Micro 4:3 attualmente sul mercato. In poche parole, si può prendere un obiettivo Panasonic (clicca qui per vedere tutte le opzioni disponibili) oppure Olympus(clicca qui per vedere tutte le opzioni disponibili) con attacco Micro 4:3 e attaccarlo alla macchina.

Il formato Micro 4:3, essendo uno standard internazionale ha il grande vantaggio di poter usare su una macchina fotografica obiettivi prodotti dai produttori di macchine fotografiche concorrenti, che hanno deciso di sposare questo formato. Geniale! Per questo che al lancio, il formato Micro 4:3 veniva pubblicizzato con lo slogan: “Digitale senza compromessi!”

La distanza di messa a fuoco dell’obiettivo trovato in kit con questa macchina fotografica, e lo zoom ad apertura variabile 12–40mm f3.5 — f5.6, equivalente ad un 24–80mm nel formato pieno.

Con una distanza minima di mesa a fuoco di soli 35cm, si adatta abbastanza bene anche la fotografia close-up dove si possono ottenere scatti interessanti e pieni di dettaglio.

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Dal punto di vista della qualità immagine in condizioni difficili, il piccolo zoom cinese si difende molto bene.

Ecco uno scatto effettuato puntando direttamente il sole.

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Certo, il contrasto cala leggermente pur rimanendo nella norma del segmento, ma le aberrazioni cromatiche sono tenute sotto controllo. Il punto dolente scattando contro sole e il flare. In questo caso, pur essendo presente sotto forma di due debolissimi aloni nella parte inferiore centrale del fotogramma, non da alcun fastidio e dimostra l’alta qualità delle lenti che compongono l’obiettivo.

Una particolarità interessante per chi pensa di montare filtri su questo obiettivo, è che la lente frontale non gira durante la fase di messa a fuoco. Questo agevola tanto l’utilizzo di filtri ND graduati, o qualsiasi altro tipo di filtro montato sulla lente frontale.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post condividendo questo articolo.

GAMMA DINAMICA

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Un altro punto sensibile nelle fotocamere a basso costo e la gamma dinamica. Cioè, riprendendo scene fortemente contrastate, si nota una perdita d’informazione o nella zona più scura o in quella più chiara.

Dopo aver fatto un paio di scatti di prova puntando un oggetto contro il cielo azzurro e un’altro al tramonto, posso dire che anche in queste condizioni la Yi-M1 si difende egregiamente.

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Nella scena al tramonto c’e dettaglio anche nelle zone più scure e la scena è abbastanza contrastata e con bei colori. Nella scena più estrema, della rosa puntata contro il cielo (foto qui sopra) è sorprendente come si riesce ad avere informazione anche nelle zone più scure senza bruciare le luci alte che sono rappresentate dal cielo.

In più, si può notare anche la quasi totale assenza di aberrazione cromatica o frangiatura viola, ai bordi della rosa o delle foglie.

FORMATO RAW

Per i fotografi entusiasti che magari vorrebbero avere un secondo corpo macchina senza andare a spendere migliaia di euro per un’altra DSLR, la Yi-M1 offre la possibilità di scattare anche in formato RAW.

La XIAOMI ha scelto di usare il negativo digitale DNG in questa piccola macchina. Nella prova di sviluppo usando il più popolare software di sviluppo Adobe Lightroom, tutti i file sono stati riconosciuti senza problemi. Vuoi approfondire l’argomento DNG? Clicca qui.

Un’altro aspetto importante è che la Yi-M1 offre risultati impressionanti per un sensore Micro 4:3 scattando in RAW. Di fatti, scegliendo di scattare in RAW c’e abbastanza margine per recuperare anche una foto fortemente sottoesposta senza tirar fuori tantissimo rumore.

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Nelle foto esempio, quella sopra e un file RAW convertito in JPEG usando Lightroom, senza alcuna modifica. Invece la foto sotto è lo stesso file RAW processato per ottenere il massimo dettaglio possibile.

VIDEO

Ormai quasi tutte le macchine fotografiche in questo segmento offrono la possibilità di effettuare riprese video in 4K.

La Yi-M1 offre la possibilità di scattare in 4K a 30fps, ma anche in 2K, FullHD, HD e VGA. La qualità video è ottima, l’unica pecca è l’autofocus abbastanza lento in condizioni di luce scarsa.

CONCLUSONI

Dopo averla provata intensamente per qualche mese posso dire che la primogenita della XIAOMI si difende molto bene.

Certamente non si può paragonare a una DSLR, e neanche a una mirrorless della fascia alta, ma tenendo presente la fascia di mercato dove punta, il suo dovere lo fa.

Spero che la divisione fotografia della XIAOMI, metterà a posto il problema della messa a fuoco continua che nonostante l’aggiornamento del firmware all'ultima versione, continua a deludere e magari metteranno sul mercato anche un flash dedicato, che al momento non esiste. Sistemando questo aspetto, sicuramente la Yi-M1 acquisterebbe più valore.

Il parere di Marco

Qui il discorso è molto personale, in ambito professionale ti potrei dire che è molto scarsa, ma sarebbe sbagliato perché non è il suo, non è rivolta ad un pubblico professionale, quindi direi che rivolgendosi ad un pubblico amatoriale va discretamente bene, cosa significa? C’è di peggio e c’è di meglio.

Esempi: non è sempre precisa nell'agganciare il soggetto, non è velocissima a mettere a fuoco, in situazioni di scarsa luce non ci siamo proprio e non regge bene alte ISO, ma una cosa positiva ce l’ha: TI DIVERTE,

Non devi avere grosse aspettative da questa YI M1, imposta la macchina al meglio e scatta senza pensarci, non devi preoccuparti del fuoco o del mosso, l’unica cosa è provarci e se la foto riesce sarà stato divertente, almeno io nei test mi sono divertito; non so se è perché l’ho presa come un ‘’gioco’’ fin da subito e mi sono lasciato andare, ma di fatto è stato così!

XIAOMI ha sicuramente una grossa cura nei dettagli, che però secondo me dovrebbe mettere da parte per concentrarsi sul prodotto, come ad esempio la lente più compatta. La M1 è una macchina che consiglio a tutti quelli che cercano qualcosa in più delle macchinette fotografiche compatte, in quanto ha anche delle simpatiche funzioni implementate come l’impostazione che ti indica come mettere in posa il soggetto.

Divertente e senza pensieri quindi. Impensabile per un professionista, ottima per foto di famiglia senza troppe difficoltà.

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