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Flickr si evolve. E a quacluno non piace

Flickr si evolve. E a quacluno non piace

Flickr che è oggettivamente la community fotografica (o meglio “social fotografico”) più “vecchio” e seguito al mondo, ha subito in questi giorni il suo upgrade più importante da quando esiste: sarà gratuito solo in parte e per usufruire di tutte le sue funzionalità si dovrà sottoscrivere un piano a pagamento mensile. E questo ha fatto scaturire una vera e propria indignazione da parte dei tutti i loro utenti.

Considerazioni sulla fotografia

Questa puntata è molto interessante secondo me, perché mi ha dato l’opportunità di analizzare nello specifico alcuni argomenti che spesso vengono trascurati.

Una chiacchierata virtuale con Monica che mi parla di talento, capacità tecnica e senso della post-produzione. 

E tu che ne pensi?

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Cosa sono i sensori BSI?

Tutti parlano dei sensori BSI (Back-Side Illuminated Sensor) e sembra quasi che se la tua fotocamera non include questa tecnologia significa che hai una fotocamera che non ti permetterà di ottenere ottime foto.

Ma io vorrei chiederti... Ma tu sai che significa o cos'è un sensore BSI? Significa che ha dei "led" che illuminano il sensore? Effettivamente può trarre in inganno questo nomignolo.

Chiariamo un attimo la questione con questa puntata.

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Fotografare in Bianco e Nero

Cosa ne pensi di impostare il monocromo (monocromatico) direttamente sulla macchina e fotografare quindi in B/N ? Ti chiedo questo perché non sono per la post produzione ossessiva preferisco imparare bene la tecnica creativa e non.

Questa è una domanda che mi ha fatto una ascoltatrice del podcast e che merita attenzione. La domanda non è scontata, infatti dietro a questa scelta c'è una filosofia fotografica molto interessante e che veniva tirata in ballo fin da Ansel Adams.

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Treppiedi per uso fotografico. Suggerimento

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Il treppiede (treppiedi o cavalletti fotografici) fa già parte del tuo corredo fotografico? Hai chiesto un consiglio treppiede a qualcuno? O con quale parametro lo hai scelto? Ritengo il tripod (sinonimo) uno degli strumenti essenziali per poter fare fotografia nel modo giusto. Se hai scelto dei treppiedi sulla base di uno dei parametri sotto riportati, in tutte le sue varianti, allora forse è il caso che tu completi la lettura di questa guida tecnica.

  • L’hai preso alla bancarella al mercato rionale
  • Ti sei basato sulla marca
  • Hai preso lo stesso che aveva un fotografo che hai conosciuto/visto
  • Ti dava l’impressione di essere solido
  • Hai scelto quello che ingombrava meno
  • Ti sei basato sull’estetica

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profondità di campo
profondità di campo

TREPPIEDI SBAGLIATI DA CONSIGLIARE

Non credo esistano consigli sbagliati, ma credo piuttosto nel fatto che spesso vengano richiesti e dati dei consigli senza conoscere bene tutti i fattori. Infatti ci sono risposte ed indicazioni diverse in base al fatto che tu richieda un:

  • consiglio treppiede da viaggio,
  • consiglio treppiede video
  • consiglio treppiede reflex
  • consiglio treppiede economico
  • consiglio treppiede manfrotto / benro / gitzo
  • ecc…

Se ricevi un consiglio sbagliato, e di riflesso fai una scelta sbagliata nell’acquisto, non succede il finimondo e nemmeno rischi di danneggiare la tua attrezzatura fotografica (possibilità molto remota). Ne risentirà però la qualità delle tue produzioni fotografiche, che se sommata ad altri fattori può anche farti perdere l’amore per la fotografia stessa.

Anch’io ho sbagliato…

Mica mi escludo. Generalmente scrivo articoli sulla base della mia esperienza e su cosa ho provato/sperimentato e testato, ed infatti sono stato il primo ad acquistare il treppiede da una bancarella del mercatino. Pagato, se non ricordo male, 15 Euro…

E che treppiedi ragazzi!

Con 15 Euro mi han dato un treppiede completo di livella, che arrivava ad un’altezza di 2 metri tutto esteso, pesava poco più di un chilogrammo e una volta chiuso non era più lungo di mezzo metro!

E in dotazione avevo anche la custodia!!!!

Che affare! Un affare talmente buono che si dovevo assolutamente prenderlo senza guardare, peccato che anche le foto che ottenevo con questo treppiede era meglio se non le guardavo proprio…

Con il tempo ho capito come funziona e vorrei che anche tu evitassi di fare i miei stessi errori.

A COSA SERVONO I CAVALLETTI FOTOGRAFICI (TREPPIEDI)

Tante persone erroneamente pensano che il treppiede serva per fare foto in condizioni di scarsa luce, ma questo è molto limitativo. O comunque si tratta di “un uso” che si può fare del treppiede.

Il treppiede, o cavalletto, ha molteplici utilità, ma quella fondamentale consiste nel smorzare ed eliminare le micro-vibrazioni che si possono generare quando tenti di scattare a mano libera.

Una regola generica, ma efficace, dice che per evitare il micromosso nelle tue fotografie, devi utilizzare sempre un tempo di scatto equivalente o più veloce della focale utilizzata. Quindi? In pratica se stai utilizzando una focale di 18mm teoricamente dovresti usare un tempo di scatto più veloce di 1/18 di secondo per avere la sicurezza di non generare del micromosso scattando a mano libera.

Sempre sulla base di questa regola, se stai utilizzando un obiettivo con focale di 200mm, il tempo di scatto limite per poterlo eseguire a mano libera è di 1/200 di secondo!

1/200 di secondo è un tempo molto veloce, e spesso difficile da raggiungere anche in pieno giorno se la giornata non è estremamente luminosa. Ecco allora che il treppiede ti torna utile anche in condizioni di luce normale, e non solo quando è scarsa.

Termini fotografici
Termini fotografici

STABILIZZATORE VS. TREPPIEDI

Quasi tutti i moderni obiettivi sono dotati di stabilizzatore, ed in ogni versione nuova è sempre più efficiente, ma è migliore o può sostituire un cavalletto?

Onestamente non lo so. L’unica cosa veramente certa è che lo stabilizzatore ha un limite tecnico, quindi non ti permette di fare a mano libera qualsiasi tipo di foto dove prima dovevi usare il treppiede. Non permette in pratica di sostituirlo.

Personalmente credo che un treppiede deva essere comunque un accessorio di cui dotarsi, anche se il tuo corredo fotografico è caratterizzato principalmente da obiettivi stabilizzati.

COM’E’ COMPOSTO UN TREPPIEDE PER MACCHINA FOTOGRAFICA?

Un treppiede di qualità è composto principalmente da due elementi fondamentali:

  1. Il treppiedi vero e proprio (struttura)
  2. La testa per il treppiede
consiglio treppiede
consiglio treppiede

Il treppiede vero e proprio è la struttura a tre gambe. La testa è l’elemento fisso, ma generalmente snodabile, al quale si collega la fotocamera.

Devi vedere e valutare i due elementi in modo distinto. Un buon treppiede (a parte alcune eccezioni) permette di staccare le due parti, permettendo così di intercambiare gli elementi. Puoi infatti prendere un treppiede più robusto, ma tenerti la testa di cui già disponi, o viceversa.

CARATTERISTICHE COMUNI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE NEI TREPPIEDI

Premesso che tu abbia compreso che il treppiede va valutato nei due elementi principali, prima di addentrarmi nella valutazione più particolareggiata (carbonio meglio di alluminio, testa a sfera o cremagliera ecc…), c’è un fattore OGGETTIVO che devi tenere in considerazione SEMPRE che è questo:

IL PESO DELLA TUA ATTREZZATURA FOTOGRAFICA

La prima cosa fondamentale che devi tenere in considerazione per avere un consiglio treppiede idoneo è conoscere il peso della tua attrezzatura fotografica che deve sostenere. Verso la fine dell’articolo ne comprenderai il motivo.

COME SI FA?

Molto semplice. Hai una bilancia a casa? Anche quella per alimenti dovrebbe essere sufficiente.

  1. Per prima cosa prendi il tuo corpo macchina (reflex, mirrorless, compatta o bridge che sia) completa di batteria inserita e pesala;
  2. Prendi il tuo obiettivo fotografico (se è una fotocamera con obiettivi intercambiabili) più grande e ad occhio più pesante, e pesa anche quello;
  3. Fai la somma.

Benissimo. Ora sei consapevole di quanto pesa la tua attrezzatura fotografica, ovvero di qual’è il peso che deve sostenere il treppiede.

PERCHÉ È IMPORTANTE CONOSCERE IL PESO?

Tutti i treppiedi sviluppati seriamente per scopi fotografici riportano, tra le caratteristiche nella scheda tecnica, proprio la capacità di carico per i quali sono progettati.

Questa cosa è molto importante, ma non devi allarmarti se ti rendi conto che il treppiede che già possiedi è progettato per sostenere 1 kg mentre la tua attrezzatura ne pesa 2 kg. Semplicemente questo pregiudica le prestazioni del treppiede, che non sarà in grado di smorzare efficacemente le vibrazioni o semplicemente non sarà in grado di mantenere la posizione impostata nel tempo — immagina una lunga esposizione di 20 o 30 secondi — flettendosi.

Attenzione. Non fermarti qui nella lettura dell’articolo per lanciarti subito nell’acquisto del treppiede leggendo le schede tecniche; nel corso dei prossimi paragrafi ti spiegherò che questo parametro sulle schede tecniche va anche interpretato e come.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post condividendo questo articolo.

SCEGLIERE IL TREPPIEDE FOTOGRAFICO GIUSTO

A questo punto dovresti aver compreso l’importanza nel conoscere il peso della tua attrezzatura e quindi possiamo effettuare l’analisi delle caratteristiche. Comincio con le basi basandomi su una marca nota: Manfrotto.

TREPPIEDE VIDEO E FOTOGRAFICO

I treppiedi non sono tutti uguali. Ci sono quelli progettati per le riprese video e quelli specifici per la fotografia, anche se spesso ci può essere un uso promiscuo.

I treppiedi esclusivamente per uso video in genere sono caratterizzati da una struttura a doppio tubo (foto a sinistra), ma possono usare anche quelli con tubo singolo (uguali a quelli fotografici).

consiglio treppiede
consiglio treppiede

Quale tenere in considerazione? Io ti indico piuttosto quale “non” considerare. Visto che si parla di fotografia devi tenere in considerazione quello a tubo singolo (foto a destra)

QUANTE SEZIONI

Se ci hai fatto caso i treppiedi esistono di varie tipologie anche se si tratta dello stesso modello. Potrai infatti trovare lo stesso modello che viene offerto in due varianti specifiche:

  • modello a 3 sezioni
  • modello a 4 sezioni
consiglio treppiede
consiglio treppiede

Altre marche forniscono anche varianti a 2 sezioni ad esempio. Ma cosa sono le sezioni? Non sono altro che il numero di pezzi (o estensioni) di cui è composta ogni gamba del treppiede. Ecco qui sotto una illustrazione che ti fa capire di cosa si tratta:

DIFFERENZA TREPPIEDE A 3 O 4 SEZIONI

La compattezza. Un treppiede da 4 sezioni generalmente è, alla minima estensione, meno ingombrante di uno da 3 sezioni. Un treppiede da 2 sezioni sarà quindi quello più ingombrante.

All’atto pratico immagina di avere per le mani un tubo di 2 metri: se è composto da due sezioni hai modo di racchiuderlo in 1 metro di lunghezza (una sezione all’interno dell’altra). Se però è composto da 4 sezioni hai modo di racchiuderlo in circa mezzo metro di lunghezza. Non male vero?

D’istinto ti verrebbe pensare che la scelta migliore sia il treppiede da 4 sezioni, e non c’è nulla di male nel pensare a questo, c’è tuttavia un compromesso che devi tenere in considerazione. Un treppiede è più stabile se è meno “spezzettato” nella sua struttura.

Nell’esempio specifico un treppiede da 3 sezioni è generalmente più stabile e smorza meglio le vibrazioni rispetto ad uno da 4 sezioni, tuttavia un cavalletto composto da 4 sezioni permette di essere più compatto e trasportabile (ottimo quindi per chi fa viaggi o escursioni).

TREPPIEDI CLASSICI O IN CARBONIO

La seconda caratteristica più evidente che differenzia i vari treppiedi è il materiale con il quale sono costruiti. Poi infatti trovare le varianti:

  • Treppiede in alluminio (quello classico)
  • Treppiede in carbonio

CONVIENE IL TREPPIEDE IN ALLUMINIO O IN CARBONIO?

Quando si parla di queste caratteristiche è difficile non scontrarsi con dei pareri e gusti personali, pertanto mi limito a darti le differenze oggettive delle due soluzioni:

Il treppiede classico in alluminio va bene e non ha nessun tipo di problema.

Il treppiede in fibra di carbonio pesa molto meno di un treppiede classico, è strutturalmente più rigido e costa molto di più.

Se prendiamo come esempio il modello 190 della Manfrotto (vedi scheda di confronto qui sotto): il treppiede in carbonio pesa 1,65 kg contro i 2,05 kg della versione classica e costa il doppio (listino ufficiale sconti e promozioni escluse).

differenza treppiedi
differenza treppiedi

Ecco il motivo per cui ritengo molto personale la scelta basandosi sul materiale; se sei un escursionista che deve fare 20km al giorno in montagna, è palese che anche risparmiare 500 grammi sul carico dello zaino fa la differenza (anche a costo di spendere il doppio dei soldi per acquistarlo).

SCEGLIERE LA TESTA TREPPIEDE GIUSTA

Inizialmente ti ho detto che il treppiede devi vederlo composto da due elementi essenziali tra cui la “testa”.

La testa è l’elemento che fa da collegamento tra la fotocamera ed il treppiede stesso, ed è dotata — spesso — di varie tipologie di snodo per darti modo di inquadrare la scena che devi fotografare nel modo migliore.

Tanti treppiedi vengono forniti in Kit con una testa già integrata a complemento, ma quasi sempre è possibile sceglierne la configurazione. La stessa Manfrotto, che prendo come esempio in questo articolo, offre il treppiede mod. 055 in due Kit distinti:

  • Kit 055–3 sezioni alluminio con testa a 3 movimenti
  • Kit 055–3 sezioni alluminio con testa a sfera
consiglio treppiede
consiglio treppiede

TIPI PRINCIPALI DI TESTA PER CAVALLETTO

Di teste per treppiedi ce ne sono a decine. Le tipologie sono tantissime e ne inventano sempre di nuove e specifiche per le varie necessità, ma posso assicurarti che le categorie più diffuse, ovvero quelle che ti possono interessare da subito, sono principalmente queste:

  • Teste a sfera
  • Teste a 3 movimenti
  • Teste a cremagliera
consiglio testa treppiede
consiglio testa treppiede

UTILITÀ DELLA TESTA A SFERA

Probabilmente la testa a sfera è la più diffusa tra i tripod, specie nei Kit. La testa a sfera è caratterizzata da uno snodo composto da una “sfera” che fa da collegamento tra la fotocamera ed il treppiede.

Il vantaggio ed utilità di questa soluzione sta nel fatto che puoi posizionare rapidamente e velocemente la fotocamera nella direzione ed angolatura che preferisci, il tutto in un elemento molto compatto, costruttivamente solido e resistente.

Ecco un video che illustra il funzionamento di una testa a sfera. Nel video il modello mostrato è di fascia alta, ma serve per farti capire il funzionamento:

https://youtu.be/SALLQLqMDCE

UTILITÀ DELLA TESTA A TRE MOVIMENTI

Anche questo tipo di testa viene spesso fornito con i kit. E’ caratterizzata da un sistema che vincola il movimento della fotocamera, come si intuisce dal nome stesso, in tre movimenti distinti:

  1. Puoi muovere la fotocamera vs. destra o sinistra.
  2. Puoi muovere la fotocamera vs. l’alto o in basso.
  3. Puoi variare l’angolo di inclinazione della fotocamera.

In sostanza è molto simile alle teste usate per le riprese video, ed in effetti è da quella tipologia di utilizzo che derivano. Sono comode proprio per il fatto che vincolano i movimenti, pertanto puoi effettuare uno dei tre movimenti lasciando gli altri due perfettamente bloccati (ed evitare in questo modo spostamenti non desiderati).

Ecco un video che ti fa capire in cosa consiste il funzionamento di una testa a tre vie:

https://youtu.be/cFYsdjM_BRc

Nota: giusto per farti capire la differenza, considera che la testa a sfera è l’esatto opposto; quando allenti i sistemi di blocco la fotocamera si può muovere praticamente a 360° gradi senza nessun vincolo. Devi essere tu a bloccarla perfettamente nella posizione desiderata.

TESTA A CREMAGLIERA PER TREPPIEDE

Questa tipologia di testa è tra le più costose, per via della sua complessità tecnica secondo me. All’apparenza, e per quanto riguarda le funzionalità, è in tutto e per tutto simile ad una testa a tre vie. Anche questa infatti vincola i movimenti dello snodo in tre movimenti distinti, ma con una differenza:

La testa a cremagliera, oltre ai movimenti generici, permette di fare delle micro-regolazioni nei rispettivi movimenti. La testa a cremagliera di solito è caratterizzata dai comandi sdoppiati, mettendo a disposizione sia dei comandi per le regolazioni più grossolane e sia dei comandi per fare le regolazioni micrometriche.

Ecco un video che ti fa capire le caratteristiche di una testa a cremagliera:

https://youtu.be/3B4khyYRj7I

L’utilità? Elevata secondo me. La difficoltà più grande delle altre teste, sia con le teste a sfera che con quelle a tre movimenti, consiste nel posizionare perfettamente la fotocamera in modo da avere l’inquadratura che desideri. Con la testa a cremagliera questo avviene in modo molto più preciso proprio perché, dopo aver fatto un posizionamento approssimativo, puoi effettuare la regolazione perfetta grazie alle regolazione micrometrica. Questo tipo di teste è usata molto da chi fa foto di architettura ed interni.

Lo svantaggio di questo tipo di testa non è però solo di tipo economico, come probabilmente puoi riscontrare anche tu dal costo, ma quanto dal fatto che sono generalmente più ingombranti e pesanti.

COME SI SCEGLIE IL TREPPIEDE E LA TESTA

Eccomi ora alla parte che forse ti interessa di più. Si lo so, tutti sono bravi a spiegare le differenze tecniche tra un treppiede e l’altro, ma alla fine quello che interessa a te è avere un consiglio su come si sceglie il treppiede giusto.

Se sei arrivato fino a qui hai ben chiaro alcuni punti:

  1. Il treppiede è composto da due elementi (testa + struttura del treppiede).
  2. Il treppiede si differenzia dal numero di sezioni cui è composto.
  3. Il treppiede può essere in allumino o in carbonio
  4. Ci sono tre tipologie principali di testa da abbinare al treppiede (o in kit).

Questi quattro elementi sono soggettivi. Sei tu, in base ai tuoi gusti, usi e possibilità economiche, che potrai decidere su quale orientarti. C’è però un fattore oggettivo che vale per qualsiasi sia la tua scelta, ed è legata al calcolo del peso della tua attrezzatura che ti ho fatto fare all’inizio di questo articolo.

LA CAPACITÀ DI CARICO DEL TREPPIEDE E TESTA

La valutazione oggettiva che devi fare quando scegli un treppiede è quella di individuare nella scheda tecnica fornita dal costruttore (tutte info che trovi nei rispettivi siti del produttore) la: capacità di carico. E’ un valore espresso in chilogrammi.

E’ essenziale che la capacità di carico sia sempre superiore al peso della tua attrezzatura fotografica. Ma quanto?

FACCIAMO UN ESEMPIO

La mia fotocamera + obiettivo pesa 1,5 kg.

Sono interessato al treppiede Manfrotto serie 190, pertanto dal sito del produttore vado nella scheda tecnica e vedo che la sua capacità di carico è di 7 kg.

Ma non basta. Anche la testa ha una sua capacità di carico, pertanto devo valutare anche quell’aspetto tecnico.

Sono interessato alla testa RC2 che, sempre dal sito del produttore, vedo avere una capacità di carico di 4 Kg.

Bene. A questo punto la capacità di carico reale è già calata da 7 kg a 4 kg, perché quando si fanno queste combinazioni l’elemento che prevale è sempre quello con capacità di carico minore. Se per assurdo disponi di una testa con capacità di carico di 8 kg applicata su un treppiede con una capacità di carico di 4kg, sarebbe quest’ultima la capacità di carico reale.

MA NON BASTA ANCORA!

I valori che vedi indicati sono sempre indicati considerando le migliori condizioni possibili di utilizzo, quindi devi considerare che che quando fotografi:

  • non sempre il treppiede è posizionato sempre perfettamente in piano;
  • se usi dei teleobiettivi sulla tua fotocamera il peso non sarà ben bilanciato al centro;

Questi due fattori sono sufficienti per ridurre la capacità di tenuta del treppiede e testa.

Premetto che, come detto inizialmente, se superi le capacità di carico dei treppiedi con la tua attrezzatura fotografica non rischi di distruggere nulla (possibilità molto remota), tuttavia il sistema non riuscirà a smorzare adeguatamente le vibrazioni e distorsioni. L’ideale quindi è sempre stare abbondanti ed ampiamente dentro i limiti.

CONSIGLI PRATICI

L’ideale non è mai acquistare un sistema treppiede + testa che, sulla base delle caratteristiche tecniche, sia in grado di sopportare giusto il peso della mia attrezzatura.

L’ideale, e quello che ti consiglio, è di prendere sempre un kit con delle caratteristiche e specifiche tecniche tali da superare abbondantemente il peso della tua attrezzatura fotografica. Se opti per garantirti una capacità di carico doppia rispetto al peso della tua attrezzatura fotografica, avrai la garanzia di trovarti per le mani un kit efficace, duraturo e che non ti darà mai noie.

CONSIGLIO TREPPIEDE DA VIAGGIO/REPORTAGE

Se hai la necessità di un treppiede da viaggio la prerogativa è che sia compatto e possibilmente leggero.

Sulla base di queste considerazioni ti potrei consigliare un treppiede a 4 sezioni in alluminio e dotato di una testa a sfera. Come capacità di carico dovresti essere abbondantemente dentro i limiti per l’uso con una reflex dotata di obiettivo standard.

Ecco le migliori soluzioni che puoi trovare su Amazon per queste necessità: http://amzn.to/2r2N9Sl

CONSIGLIO TREPPIEDE PER ESCURSIONE

Io faccio parecchie escursioni, specie in montagna, e per questo ti garantisco che un treppiede compatto e leggero è una manna!

Non posso che consigliarti un treppiede a 4 sezioni in carbonio, dotato di testa a sfera.

Il costo è molto elevato, ma mi ringrazierai per tutta la vita.

Ecco le migliori soluzioni che puoi trovare su Amazon per queste necessità:

SERIE BEFREE: http://amzn.to/2raEJqp

CONSIGLIO TREPPIEDE PER PANORAMI

Qui si va sul tecnico. Se sei amante dei panorami e il trasporto non è un problema, il mio consiglio è quello di dotarti di un treppiede robusto.

Un treppiede a 2 sezioni, possibilmente con capacità di carico abbondantemente superiori al peso della tua attrezzatura (il doppio almeno) in modo da avere la massima stabilità e smorzo delle vibrazioni. Come testa ti direi una a cremagliera, ma anche a 3 vie potrebbe andar bene.

Ecco le migliori soluzioni che puoi trovare su Amazon per queste necessità:

SERIE MANFROTTO 055: http://amzn.to/2raIr3m

CONSIGLIO TREPPIEDE VIDEO

Inizialmente ho parlato delle differenze tra i cavalletti per video e quelli per uso fotografico, illustrandoti le differenze.

Se il tuo scopo è fare qualche video oltre le foto, non ha senso acquistare un treppiede esclusivo per uso video. Conviene prendere un treppiede a 3 sezioni e dotarlo di una testa a 3 vie. In questo moto potrai usarlo agevolmente per entrambe le necessità.

Ecco le migliori soluzioni che puoi trovare su Amazon per queste necessità:

SERIE MANFROTTO 055: http://amzn.to/2raIr3m

CONSIGLIO TREPPIEDE ECONOMICO

Se il tuo metro di ricerca per un treppiede è strettamente economico la scelta è difficile, ma sicuramente la soluzione utile che può soddisfare le tue esigenze è quella di scegliere un kit già predisposto dai costruttori.

Ovviamente saranno obiettivi di tipo economico e dotati di una testa a sfera base, ma comunque dovrebbero garantirti una portata di almeno 2–3 KG nelle migliori condizioni.

3 Kg non sono male, anche considerato che mediamente una reflex dotata di un buon obiettivo non dovrebbe superare i 2 kg.

Se il tuo budget disponibile non ti permette di accedere ad un kit base, personalmente ti sconsiglio di ripiegare in altre soluzioni offerte da marche sconosciute. Piuttosto fai a meno di prenderlo e risparmia i soldi per acquistarlo più avanti.

Tra i treppiedi in commercio puoi dare un occhio alla serie MANFROTTO COMPACT ma devi fare attenzione alle caratteristiche come da questa tabella:

manfrotto compact
manfrotto compact

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CON QUALE MI TROVO BENE?

Onestamente io trovo le serie compatte e da viaggio molto comode per la maggior parte degli usi. Non potrei pertanto che consigliare la serie BeFree / Traveller della Manfrotto, oppure un modello 190 sempre della Manfrotto. Entrambi abbinati ad una testa a sfera.

Cliccando qui puoi trovare la mia recensione sul Manfrotto BeFree.

[embed]https://player.vimeo.com/video/64128814[/embed]

Va tuttavia considerato che io lavoro con delle Mirrorless, che non necessitano di tanto peso per essere supportate. Se il tuo kit fotografico è composto da fotocamera Reflex e teleobiettivi per fare, ad esempio, fotografia naturalistica… beh… le cose cambiano; in questo caso forse è meglio dotarsi di un treppiede serie 055 della Manfrotto dotato di una testa a tre vie o a cremagliera.

FAMMI SAPERE COSA NE PENSI!

Scrivi il tuo parere, dimmi se qualcosa non ti è chiaro in questa guida on-line, o semplicemente esprimi un tuo parere usando la sezione commenti qui sotto!

Ah, ultima cosa importantissima. L’articolo ti è piaciuto? Lasciaci un commento qui sotto e twitta il post ai tuoi followers.

Expose to the right

Girando nei forum e gruppi di fotografia spesso si sente dire "esponi a destra" oppure "esponi per le luci".

Ad una analisi più tecnica il tutto deriva da come funzionano i sensori e da come questi sono (almeno fino a poco tempo fa) più performanti nella registrazione delle informazioni luminose nelle zone più chiare.

Ma cos'è cambiato? Te lo spiego in un modo semplice.

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COSA SIGNIFICA "ESPORRE A DESTRA"?

 Photo by  Miss Zhang  on  Unsplash

Photo by Miss Zhang on Unsplash

Tecnicamente significa fare una foto compensando l'esposizoine in modo da sfruttare al massimo le luci. 

PERCHÈ SI FA?

I "vecchi" (dopo ti spiego perché "vecchi") sensori catturavano molte più informazioni se si espone in modo da rendere il più luminosa possibile (senza clippare le luci, ovvero bruciarle) la scena.

In pratica il sensore catturava molte più informazioni e dettagli nelle zone luminose rispetto a quelle in ombra. Questo comporta che, schiarendo le ombre, si ottenga un degrado dell'immagine maggiore rispetto al fare una immagine luminosa e poi "scurirla" in post-produzione.

COME SI FA?

In fase di scatto, con un occhio all'istogramma, si procede a compensare l'esposizione schiarendo l'immagine.

In post produzione, se ad esempio hai compensato schiarendo di 1 stop, si procedere con il "togliere" 1 stop di luminosità. Da questo momento in avanti si procedere con la post-produzione normale.

RISCHI

Il rischio maggiore consiste nel bruciare, inconsapevolmente, le luci. Infatti le condizioni luminose cambiano in continuazione, specie nella fotografia paesaggistica, e questo comporta il rischio di fare delle foto con le luci "bruciate" per aver cercato di schiarire troppo la scena.

HA ANCORA SENSO?

Non più di tanto. I nuovi sensori godono della tecnologia nota come ISO INVARIANCE, ovvero sensori in grado di catturare molte informazioni in modo costante sia sulle ombre che sulle luci, pertanto con questi sensori si riescono a recuperare molto bene anche le zone d'ombra senza an

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Come vivono i fotografi paesaggisti?

In questa puntata rispondo ad una domanda di Francesco che pone un quesito interessante che ti sarà venuto in mente anche a te senza mai aver il coraggio di chiedere chiarimenti.

Ma perché non lo fai? Perché non cogli l'occasione di avere una persona come me che può (nei limiti delle mie conoscenze) darti una risposta? Contattami su Telegram (clicca qui).

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 Photo by  Alif Ngoylung  on  Unsplash

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LINK AI FOTOGRAFI CITATI

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Affinity Photo come alternativa a Lightroom?

In questi giorni mi sono arrivate alcune domande da persone che mi chiedono se Affinity Photo può essere ritenuto un'alternativa valida ad Adobe Lightroom. No, non può esserlo per lo stesso motivo che Lightroom è venduto in pacchetto assieme a Photoshop! Sono due Workflow diversi e hanno utilità diverse.

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LE DIFFERENZE TRA AFFINITY PHOTO ED ADOBE LIGHTROOM

 Photo by  Domenico Loia  on  Unsplash

Photo by Domenico Loia on Unsplash

Adobe Lightroom è uno strumento per "GESTIRE" le foto mentere Affinty Photo è uno strumento per "ELABORARE" le foto.

Nello specifico Affinity Photo è molto simile ad Adobe Photoshop e non ad Adobe Lightroom.

PUNTI IN COMUNE

Queste sono le caratteristiche simili tra i due software:

  • permettono di sviluppare un file RAW

COSA HA IN PIÙ ADOBE LIGHTROOM

Questo software ha delle caratteristiche e funzioni in più che sono:

  • Catalogazione e cernita foto
  • Geotaggare le foto con proiezione su mappa (modulo MAPPA)
  • Gestire la creazione di una presentazione video
  • Gestire la creazione di un fotolibro
  • Gestire la stampa diretta delle foto
  • Gestire la creazione di una gallery web

COSA HA IN PIÙ AFFINITY PHOTO

Questo software ha delle caratteristiche e funzioni in più che sono:

  • Post Produzione avanzata delle immagini
  • Gestine delle immagini a "livelli"

Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni qui sotto…! In più, se la puntata ti è piaciuta, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo PodCast sul tuo social network preferito!

Occultare il brand e modello fotocamera

Dai parliamone. Scommetto che anche tu conosci qualcuno (o magari tu stesso lo fai!) che occulta il modello della fotocamera e brand con del nastro adesivo. Ti spiego (almeno cerco di farlo) perché non ha assolutamente senso al giorno d'oggi.

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PERCHÉ SI OCCULTA IL MARCHIO?

Se conosci qualcuno che ha questa “abitudine” e gli chiedi il motivo di questa scelta quasi sicuramente ti da una risposta del tipo:

  • “Lo faccio perché così non attiro l’attenzione”
  • “Lo faccio perché i ladri non capendo il modello di macchina sono meno propensi a rubarla”
  • “Lo faccio perché la fotocamera è di valore e nascondendo il marchio non do sull’occhio a possibili furfanti”

Ma dai! Vorrei veramente chiedere a queste persone in quale realtà parallela vivono. 

RAGIONA CON LA TUA TESTA

Ma secondo te, veramente ti chiedo di ragionare in modo razionale, oggi come oggi un delinquente si mette a controllare il marchio della tua fotocamera prima di decidere di rubartela? Tipo… 

“no questo non lo scippo perché non riesco a vedere il modello della sua attrezzatura fotografica. Pare interessante, ma non vorrei scipparlo e trovarmi con una fotocamera da pochi soldi. Aspetto che passi il prossimo, magari non ha il brand nascosto”.

Veramente… a volte mi chiedo se certi fotografi sono più attratti dalla misticità e fascino della fotografia piuttosto che dalla voglia di fotografare.

Inoltre, secondo te, è così complesso identificare una Canon rispetto ad una Nikon oppure una Sony Mirrorless rispetto ad una Fujifilm?

NO! Perché ormai tutti i produttori hanno creato un loro stile, giustamente, per differenziarsi dalla concorrenza. Stile che è ovvamente individuabile facilmente anche dai malfattori esattamente come sei in grado di farlo anche tu.

LA STORIA DEL “NASCONDERE IL BRAND”

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Fino a qui ho scherzato, ma tutto sommato un fondo di verità c’è e deriva - da quello che so e mi hanno raccontato - da un contesto di un secolo fa circa.

Al tempo Leica mise sul mercato le prime fotocamere 35mm definendo così uno standard fotografico che permetteva a “tutti” di fare fotografia con della strumentazione leggera, pratica ed efficiente.

I fotografi professionisti cominciarono quindi ad usare questa tipologia di macchina per fare reportage particolari, spesso il luoghi socialmente critici e pericolosi e di guerra.

È proprio in questa situazione che è maturata l’abitudine da parte dei fotografi di “nascondere” il marchio del brand per non “dare nell’occhio” visto che le fotocamere 35mm avevano un buon valore sul mercato dell’usato/furto.

In particolare questa abitudine è contestuale all’uso delle fotocamere Leica, riconoscibili da un bollino rosso intenso che ne identificava facilmente il brand.

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La post-produzione nell’era digitale

La post-produzione delle immagini è sempre un argomento molto controverso e che genera tante discussioni nel mondo della fotografia Di fatto sono moltissime le mail che ricevo e che vanno, volontariamente o involontariamente, a parlare di questo argomento. Non so in quale delle due parti ti riconosci ma in linea di massima posso dire con sufficiente certezza — in base alla mia esperienza — che ci sono due categorie di fotografi principianti:

  • chi vede nella post-produzione digitale un semplice processo di sviluppo dell’immagine (o negativo digitale);
  • chi non post-produce il file digitale in quanto vuole ottenere le immagini “naturali”.

Io rientro decisamente nella prima categoria di persone e trovo molto “pericoloso”, se così vogliamo definirlo, abbracciare la seconda ipotesi e cerco di spiegartene i motivi.

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post-produzione
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LE IMMAGINI NON POST-PRODOTTE

Questa è la parte più interessante di tutta l’analisi.

La domanda vera che tutti i fotografi principianti dovrebbero porsi è:

“esiste l’immagine naturale?”

Oppure:

“esiste un’immagine non post-prodotta (modificata)?”

L’ideale comune che spinge molti fotografi a “non post-produrre” le immagini digitali sta nella ricerca dello stile “analogico” ovvero nella fotografia che prevedeva il caricamento di un rullo di pellicola negativa (o positiva), concentrarsi sullo scatto, per poi portare il negativo ad uno studio che — se non ti perdeva o danneggiava i negativo — ti faceva avere qualche settimana dopo la stampa delle immagini.

Se qualche fotografo era più fortunato o appassionato aveva magari a casa la camera oscura per farsi le stampe, ma in linea di massima si portavano i rulli analogici in qualche studio.

Beh… caro amico (o amica), in realtà io credo che questo ideale sia reale quanto le pubblicità di un noto fastfood che ti mostra che la carne arriva da animali allevati tra le montagne con l’allevatore che gli da il cibo.

SFATIAMO IL MITO DELL’ANALOGICO “AL NATURALE”

Non serve molto, basta solo sapere alcune caratteristiche dei rulli analogici e del processo di sviluppo e stampa delle foto analogiche.

Tuttavia, visto che molte persone hanno bisogno di sentirselo dire, ecco cosa basta sapere:

  • i rullini analogici non sono tutti uguali. Ogni rullino ha una sua caratteristica e rende delle immagini con determinate dominanti (o più semplicemente “bilanciamento del bianco”). Se così non fosse perché allora si sceglie la Velvia piuttosto che la Ektachrome? Suvvia.. non è di certo per la sensibilità ISO.

Già questo potrebbe bastare per chiudere la questione ma posso andare avanti.

  • lo sviluppo della pellicola incide sulla resa del negativo. Un rullo analogico necessita di un sviluppo attraverso dei prodotti chimici che vanno sapientemente dosati ed applicati nella sequenza corretta e con determinate tempistiche di azione. Se poi si sviluppa il colore allora la cosa diventa ancora più divertente visto che la temperatura dei prodotti è ancora più vincolante nell'esito dello sviluppo rispetto a quanto avviene con il bianco e nero. Insomma… il fotografo o colui che sviluppa il rullo ha anche qui un buon margine di “soggettività”.

Ed infine, se non hai sviluppato una pellicola positiva, ovvero quella che ti rende delle “diapositive”, dei fotogrammi già a colori che puoi proiettare, hai ancora un processo da fare: la stampa.

Sulla fase di stampa non vado ad approfondire ma tiro in ballo solo una citazione di un fotografo coetaneo e compaesano molto famoso (sopratutto NON in Italia), Renato D’Agostin, che mi ha regalato durante un Workshop al quale ho partecipato:

“Se sviluppare i negativi ti piace per il margine creativo di cui disponi, non sai che ti aspetta quando ti metti a stampare”

Si esatto… in fase di stampa il margine creativo è enorme e porta ad una resa diversa dell’immagine in base ai tuoi gusti.

Direi quindi che possiamo chiudere qui il discorso “con l’analogico non si postproduceva”.

La post-produzione c’era eccome! Era già nel momento stesso in cui sceglievi il tipo di rullo e per di più, se non sviluppavi e stampavi in casa, la lasciavi fare al laboratorio di turno al quale ti affidavi.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

post-produzione
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SFATIAMO IL MITO DEL JPG

Le fotocamere digitali non rendono foto naturali. Questo bisogna che tu lo comprenda bene.

Se pensi che scattando in JPG la foto sia “naturale” ti sbagli in pieno perché, tra le impostazioni della tua fotocamera, hai sicuramente detto alla stessa come deve essere creato il file JPG.

Quanta saturazione, quanto contrasto, quale bilanciamento del bianco…

Sono tutti parametri che tu hai impostato per permettere alla fotocamera di salvare un file JPG.

Se vuoi avere foto “al naturale” devi scattare in RAW. Sembra assurda come affermazione considerato che un RAW di per se non è un’immagine ma un mucchio di dati grezzi che devono, guarda un po’, essere interpretati attraverso un processo di sviluppo. Clicca qui per approfondire l’argomento.

Ad ogni modo andiamo avanti e vediamo in modo più approfondito cos'è la post-produzione.

COSA SIGNIFICA POST PRODURRE

Post-produrre significa in sostanza “sviluppare” l’immagine e qui entra in gioco una domanda che faccio sempre a tutte le persone che chiedono consigli sui nostri gruppi Facebook:

“Che cosa volevi ottenere? Che cosa fare?”

Nella post-produzione è uguale. Tu devi prima di tutto capire cosa volevi ottenere (o cosa vuoi ottenere). Se sai cosa vuoi ottenere allora puoi muoverti per ricercare il risultato.

Se non lo sai… farai uno sviluppo fatto male.

SVILUPPARE PER RENDERE LA FOTO NATURALE

Se il tuo obiettivo è ottenere una foto che assomigli il più possibile al contesto, colori, contrasto e luminosità nella quale ti trovavi, devi per forza — forse più di prima — effettuare una post-produzione mirata.

Ho fatto fotografia naturalistica per anni e trovo una delle cose più difficili quella di post-produrre le immagini affinché assomiglino il più possibile alla scena naturale.

Questa chiave di lettura è fondamentale: nessuno può dire che con il digitale non si possono fare foto “naturali”.

Quello che devi fare è “sviluppare la foto affinché rappresenti la realtà nel modo più naturale possibile”.

post-produzione
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SVILUPPARE PER TRASMETTERE UN’IDEA

Al lato opposto c’è la post-produzione per raggiungere un risultato/idea che hai in mente.

Anche questo è un passaggio difficile.

È facile pensare ed immaginare come si vorrebbe una foto. Il difficile è mettere in pratica l’idea.

Basta fare un giro sul sito 500px per trovare delle immagini splendide che… “cavoli vorrei ottenere anch'io questo effetto” ma di fatto non è semplice.

È molto complesso.

Perché serve sopratutto la capacità tecnica e conoscenze d’uso dei software. Cosa che spesso non abbiamo perché magari non hai voglia di metterti li ad imparare come si usa un software, fare i test per capire come reagisce alle varie impostazioni.

A volte non hai nemmeno idea di dove cercare chi ti può insegnare le basi d’uso di un software, ed allora si preferisce scattare in JPG e dire in giro che non scatti e sviluppi i raw perché preferisci avere:

“foto come le fa la fotocamera”

(quando in realtà, e lo sai pure te, semplicemente non sai usare un software di sviluppo).

SVILUPPARE A CASO

Non manca ovviamente quel numeroso esercito di fotografi principianti che, non abbastanza scafati da rendersi conto che non sanno usare un software di post-produzione complesso come Photoshop che hanno crakkato, si cimentano nello sviluppo selvaggio.

A caso insomma.

Probabilmente questo è il caso peggiore e non serve che lo approfondisca.

post-produzione
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FOTOGRAFARE COME STEVE MCCURRY

Tempo fa ho scritto un articolo sul famoso e noto fotografo del National Geographic Steve McCurry. Se vuoi approfondire l’articolo clicca qui.

Beh… questo grande fotografo è spesso tirato in ballo dai fotografi che sostengono la tesi della “foto non post-prodotta = foto naturale”, infatti in più di qualche occasione sembra che questo noto fotografo abbia dichiarato:

“Non post-produco le immagini che scatto”

E ti dico… in realtà sembra proprio che sia così!

Se conosci le foto di McCurry forse stai già ridendo o ti sei incappottato sulla sedia della scrivania ma non ti sto prendo in giro.

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Esempio di elaborazione foto McCurry (screenshot Google Immagini foto sopra) Effettivamente l’affermazione non è errata. Non ha mai detto che le foto pubblicate e che trovi nelle sue mostre NON SONO post-prodotte.

Tanto meno ha mai nascosto di avere uno staff che sviluppa le sue immagini.

Questo fatto ha causato spesso un sacco di polemiche veramente inutili e ridicole.

Inutili se messe difronte alla sua carriera di fotografo e ridicole per i motivi che ho già spiegato prima su questo articolo.

Steve ha uno staff che gestisce e sviluppa le sue immagini e non sono quattro grafici stagisti che ha trovato per strada ma si tratta di operatori veramente in gamba che come lavoro vanno a completare l’idea del fotografo e ne enfatizzano lo stile secondo — probabilmente — delle linee guida ben definite.

È questo il bello di un grande fotografo.

Potersi dedicare esclusivamente alla fotografia, a catturare i momenti ed avere la possibilità di permettersi uno staff che lavora le tue immagini, che sanno usare i software più moderni e che sono in grado di completare la tua idea di fotografia sulla base del tuo stile.

Ed in fondo… se uno è abbastanza “vecchio” da apprezzare l’analogico, mica si sarà dimenticato che tutte le grandi redazioni (National Geographic, Life ecc…) avevano delle persone che come lavoro “sviluppavano” i rulli che i fotografi gli facevano avere dopo le missioni.

Cerca e guarda il film “I sogni segreti di Walter Mitty” se vuoi capire di cosa parlo.

Ah… e se non sei abbastanza vecchio, anche se purtroppo la rivista “Life” non c’è più, devi sapere che ancora oggi nella National Geographic ci sono persone che come lavoro si occupano di fare cernita ed editare le foto ricevute dai loro inviati…

“Touche”

Come pianificare delle uscite fotografiche

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Con questo articolo voglio dare dei suggerimenti molto più tecnici delle soliti che si trovano in giro per il web, legati molto di più all’aspetto pratico del fare fotografia rispetto a quello teorico; condividere dei semplici accorgimenti che trovo molto comodi quando progetto un’escursione fotografica. Quando voglio fare delle uscite fotografiche. Ho usato il termine “progetto” non a caso. Tu come fotografo sei libero di fare come ti pare, uscire a caso senza uno scopo, oppure dedicare del tempo a pianificare l’uscita fotografica che può essere dal semplice giro, fino a culminare in un vero e proprio progetto fotografico complesso che ti porta via mesi o anni.

Superfluo dire che nel primo caso il risultato è in se un colpo di fortuna, che potrebbe aver ottenuto chiunque dotato di una fotocamera che casualmente si trovava dove sei tu, nel secondo caso si tratta di un risultato pensato ed ottenuto, segno distintivo di un fotografo diverso e migliore.

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Uscite fotografiche
Uscite fotografiche

DEFINIRE L’OGGETTO DELLE USCITE FOTOGRAFICHE

Quando decidi di metterti a tavolino a pianificare delle uscite fotografiche devi sempre partire da una fonte di ispirazione, o idea di base. Potrebbe essere che hai voglia di realizzare delle foto dei percorsi d’acqua torrenziali, ad un bosco, ad un panorama o tramonto (ma potrebbe essere anche un reportage o architettura urbana).

TROVARE IL LUOGO / STRUMENTI

Quando devi identificare dei luoghi interessanti da ispezionare e fotografare puoi ricorrere ad appunti su luoghi visti, ma esistono in rete degli strumenti molto interessanti che potresti sfruttare.

Di seguito ti elenco alcuni siti che utilizzo spesso e che mi danno una mano per pianificare le uscite fotografiche:

Google Maps

uscite fotografiche
uscite fotografiche

Google Maps, il noto portale di mappe, integra una funzionalità che si chiama “ESPLORA” che trovi in basso a destra, vicino agli strumenti di ingrandimento.

Cliccando li compare una barra con tutte le foto di quella specifica zona visualizzata a monitor.

Passando col mouse sopra ogni foto viene visualizzato il punto nel quale è geo-localizzata, quindi è un buon metodo per individuare punti interessanti da fotografare in una data zona.

500px.com

uscite fotografiche
uscite fotografiche

Questo è il mio sito preferito dove pubblico le mie foto e guardo quelle fatte da altri utenti.

Rispetto al sito precedente il funzionamento è leggermente diverso, prima devi identificare una foto interessante, ci clicchi sopra, e successivamente puoi cliccare su “LOCATION” per visualizzare una piccola mappa che identifica il luogo nel quale è stata realizzata.

A questo punto devi spostarti verso il basso, sotto la foto, nell’elenco “RELATED PHOTOS”, ovvero dove vengono elencate tante foto relazionate alla prima.

Di solito la maggioranza delle foto vengono “relazionate” in base al luogo o vicinanza del luogo, quindi può essere un buon strumento di ispirazione.

photospots.mwong.ch

Si tratta di un sito che analizza le foto su FLICKR e le raggruppa sulla mappa in basse delle coordinate GPS.

Il funzionamento è molto simile a Google Maps, ma concentrato principalmente nelle foto.

Passando col mouse sopra ogni foto viene visualizzato il punto nel quale è geo-localizzata, quindi è un buon metodo per individuare punti interessanti da fotografare in una data zona.

flickr.com

Questo è il più famoso dei siti dedicati alla fotografia, che raccoglie un database fotografico pressoché infinito.

Da pochi mesi è diventata parte di SmugMug, un portale per professionisti della fotografia, quindi probabilmente col tempo i servizi offerti da Flickr miglioreranno ulteriormente.

Integra in linea di massima entrambe le funzionalità dei due siti precedenti, permettendoti di fare la ricerca della location sulla base di una foto, oppure andando direttamente nel link https://www.flickr.com/map puoi accedere ad una mappa e visualizzare le foto in base alla zona visualizzata a monitor.

Personalmente preferisco il funzionamento “mappa” di google rispetto a questo.

ANALISI

Lo scopo di questa procedura non è quella di copiare le foto altrui, ma piuttosto quella di scovare posti interessanti e fotograficamente spettacolari, di cui non eri a conoscenza nonostante vicini.

Ad esempio in questo periodo sto definendo un progetto fotografico sul fiume Piave; ho una vaga idea di qualche posto interessante da fotografare, ma solo grazie ai siti sopra indicati ho individuato sulla mappa molti altri luoghi molto particolari e potenzialmente validi per una fotografia, e sopratutto riesco a capire bene come arrivarci.

DEFINIRE IL PERCORSO DELLE USCITE FOTOGRAFICHE

Una volta che hai trovato le location e punti interessanti da ispezionare hai fatto il grosso del lavoro tuttavia in molti casi, specie se si tratta di zone montuose, potrebbe essere complesso determinare il modo per arrivarci.

In alcuni casi potrebbe essere necessario affrontare un paio d’ore di camminata, oppure si tratta di zone molto ampie interdette al passaggio di automezzi.

In queste situazioni puoi ricorrere a questo strumento molto utile:

wikiloc.com

uscite fotografiche
uscite fotografiche

Questo sito è in assoluto il migliore al mondo. Raccoglie una miriade di percorsi “trekking” online, con possibilità di:

  • visualizzarli online con tutte le caratteristiche del percorso (difficoltà, dislivelli ecc…)
  • scaricare i file in formato GPX/TCX da inserire nel tuo GPS da Trekking per replicare lo stesso percorso.
  • usare un link da inserire nella loro applicazione iPhone/Android per vedere il percorso e memorizzarlo.

Essendo uno dei primi, probabilmente è stato il primo a fare questa cosa, ha raccolto nell’arco degli anni ormai oltre 8 milioni di percorsi condivisi pubblicamente dai suoi utenti, oltre ovviamente a foto e descrizioni tecniche.

Attraverso il loro sito è molto semplice ricercare la zona che ci interessa ispezionare e trovare vari percorsi possibili per raggiungere le location desiderate, anche con la possibilità di filtrarle in base al mezzo di trasporto che vogliamo utilizzare o grado di difficoltà.

Quello che devi fare è semplicemente “iscriverti” (gratuito) e poi cliccare, una volta fatto l’accesso, su “world map”, ovvero la mappa di tutto il mondo (google maps).

A sinistra torvi tutti i filtri per visualizzare il tipo di percorso (a piedi, in bicicletta ecc…) e lui ti filtrerà da solo, proiettandoti sulla mappa la posizione, tutte le possibili varianti.

Direi che non c’è altro da aggiungere!!!

hiking.waymarkedtrails.org

Su segnalazione di un lettore (Grazie Giacomo!) includo anche questo sito. Si basa sulle OpenStreetMaps, un progetto che promuove lo sviluppo e la divulgazione della cartografia in forma volontaria.

Questo sito è molto simile a wikiloc.com come logica, ovvero raccoglie tanti percorsi e traccie che si possono anche caricare sul proprio smartphone o GPS se supporta il formato .gpx (formato usato anche dai Garmin). Ad una prima e rapida occhiata ha un bel database di percorsi utili!

VALUTARE LA POSIZIONE DEL SOLE

Poter sapere la posizione del sole in una determinata ora di un determinato giorno nel punto dove ti troverai a fotografare è una cosa comodissima.

Anche in questo caso il web ci da una mano con vari siti che danno tutte queste informazioni, ma tra tutti io mi trovo molto bene con questo:

suncalc.net

Indicando luogo e data, hai modo di conoscere in modo chiaro ed inequivocabile la posizione del sole.

Oltre ad avere un riepilogo sulla destra con l’ora in cui sorge e tramonta il sole, spostando l’indicatore dell’orario hai anche modo di prevedere in anticipo quanto elevato sarà il sole e in quale posizione si trova rispetto alla tua posizione.

E’ uno strumento fenomenale per pianificare delle foto al tramonto o non ritrovarsi nel versante in “ombra” di una montagna in un determinato orario nel quale pensavi diversamente.

Io ho utilizzato questo strumento per pianificare un photowalking in Cansiglio, potendo aver chiara la fascia di ore nelle quali potevo godere della luminosità del sole che illuminava il versante montuoso, stessa cosa quando ho dovuto pianificare un photowalking urbano.

Esistono anche App per gli smartphone. Per Android posso consigliare questa: https://sites.google.com/site/sunboardapp/

METEO

Per concludere ovviamente non ti resta che valutare il meteo, per non rischiare di ritrovarti in situazioni spiacevoli durante le tue escursioni.

Io ti “sconsiglio” di affidarti a strumenti come i servizi meteo più comuni e famosi che si trovano online, perché spesso basano la loro attività prevalentemente nella vendita di pubblicità.

Questo non significa che ti “bombardano” di mail, ma solo che riescono a vivere e finanziarsi solo grazie alle visite che ottengono nei loro siti web, pertanto tendono a fare “news” e “notizie” eclatanti spesso esagerando con le affermazioni o previsioni.

Esempio: “in arrivo per il weekend di Giugno una bufera, crollo delle temperature e rischio neve”

… e poi si tratta di un leggero temporale con un minimo e naturale abbassamento delle temperature.

Meglio affidarsi a servizi più validi, io ti consiglio il sito dell’aeronautica militare:

http://www.meteoam.it

CONCLUSIONI

Una volta che hai definito gli obiettivi, trovato il percorso e valutato l’orario e meteo, puoi affrontare finalmente lo sviluppo del progetto, ovvero fotografare.

Ricordati di far molta attenzione alla lunghezza del percorso, io preferisco viaggiare leggero girando con la fotocamera, treppiede e uno o due obiettivi al massimo.

Fai attenzione anche a porti degli obiettivi fattibili: non pretendere di portare a casa tutta la serie fotografica che hai in mente nell’arco di un paio di giorni, valuta piuttosto l’ipotesi di fare più di una visita alla location, dedicando il tempo opportuno anche all’ottenimento di una sola foto per volta.

Che si tratti di zone urbanizzate o luoghi sperduti nella natura il procedimento di raccolta dati e pianificazione non cambia molto, pertanto i suggerimenti che ti ho dato sono grossomodo validi in tutti i contesti.

Un po’ più complessa la cosa se decidi di pianificare delle uscite fotografiche in zone disabitate.

STRUMENTI ADATTI

Se decidi di inoltrarti in luoghi un po’ sperduti o poco abitati, come potrebbe essere un bosco in montagna, il mio consiglio è quello di dotarti di un GPS da escursione con funzione di registrazione della traccia, in modo che tu possa ritornare tra i tuoi passi in modo sicuro.

Bisogna essere consapevoli delle proprie capacità e competenze, non puoi ritenerti un esperto perché hai visto tutte le puntate di Bear Grylls in TV, in queste situazioni una mappa e la bussola non sono sufficienti se in mano ad un inesperto:

  • primo per il fatto che bisogna saperle usare in abbinata
  • secondo perché — specie in montagna — è rischioso seguire dei percorsi se non siamo sicuri di dove ci si trova (specie in condizioni di luce scarsa o pioggia).

Io uso un economico Garmin Etrex 20. Ti sconsiglio di uno Smartphone, specie se vai in posti dove non è garantita la copertura, salvo non si tratti proprio di un giro semplice e privo di “possibili complicazioni”.

I PRODUTTORI DI QUESTA PUNTATA

  • Alfredo Guerra
  • Davide Merighi
  • Demetrio Bacaro
  • Elisabetta Brunialti
  • Giuseppe Caricasole
  • Marco Putelli
  • Piero Sabbadin

Se ti piace quello che sto facendo, per favore prendi in considerazione l’idea di diventare un sostenitore del progetto offrendomi un caffè (o colazione) virtuale attraverso PATREON.

Puoi scegliere di:

  • offrirmi un caffè al mese (2$), e credimi… se tutti gli ascoltatori/lettori mi donassero un caffè al mese sarebbe una cosa GRANDIOSA;
  • in alternativa accetto volentieri anche una colazione completa (5$)! Si tratta di cifre molto piccole che puoi pagare con PayPal o Carta di credito. Tra l’altro hai anche il “vantaggio” del cambio visto che il dollaro vale meno dell’Euro;
  • per finire puoi decidere di accedere a tutti i miei corsi online (che trovi qui:https://photoacademy.teachable.com/ ) con una cifra di 30$ al mese!

Se l’argomento ti è piaciuto condividilo con i tuoi amici sul tuo social preferito! Aiuterai me e questo blog a crescere!

Se poi vuoi fare delle domande, hai dei dubbi o vuoi semplicemente segnalare un tuo metodo, usa l’area commenti! Rispondo sempre a tutti!

Pensare al risultato o alla foto?

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Questa domanda sul pensare al "risultato" mi è stata fatta da Mauro Girardo tramite Telegram e se apparentemente può sembrare “niente di importante” in realtà dietro questo tipo di valutazioni ho visto emergere delle discussioni spesso molto importanti e vivaci. Ti ho detto che Mauro mi ha fatto la domanda tramite Telegram, quindi perché non mi fai anche tu una domanda se hai qualche dubbio?

Mi mandi un messaggio o audio-messaggio con il tuo dubbio, quesito o chiarimento da risolvere ed io cercherò di darti una risposta, in diretta nei miei PodCast.

Mi trovi su Telegram cercando https://te.me/alessiofurlan

MA VENIAMO ALLA RISPOSTA

Clicca sul player per far partire il podcast oppure:

In sostanza il dubbio da chiarire è se, quando vado a fotografare, devo adottare delle determinate scelte stilistiche in base a come penso di andar ad utilizzare le immagini.

Attenzione che non va confuso per “la finalità d’uso della foto” perché quella “si” che va affrontata con attenzione!

Se devo fotografare dei prodotti da mettere in un catalogo devo ovviamente scegliere un determinato stile di illuminazione, inquadratura e tutto quello che ci va dietro.

Se però fotografo un matrimonio o faccio un reportage non posso affrontare la fotografia dello stesso metodo che ho usato nella fotografia dei prodotti da catalogo, perché la finalità delle foto è diversa.

Idem se devo fotografare gli interni architettonici di un edificio e via dicendo.

SI PENSA O NO AL RISULTATO?

Non ho la bacchetta magica o la conoscenza assoluta, pertanto quello che ti dico ora è risultato della mia esperienza poi confermata confrontandomi con altri colleghi e fotografi “un pò più affermati di me”.

Il concetto è questo:

devi affrontare la fotografia basandoti sul formato fotografico che stai utilizzando in quel momento e non sul formato finale dove verrà utilizzata.

  • Usi una FullFrame o APS, quindi fotocamera con il formato 3:2? Realizzi la tua immagine sulla base di quel formato.
  • Usi una Medio-formato con formato quadrato? Realizzi la tua immagine sulla base di quel formato.
  • Usi una Micro 4/3? Realizzi la tua immagine sulla base di quel formato.

Tutto il resto sono chiacchiere da bar.

RENATO D’AGOSTIN

renatodagostin
renatodagostin

Qualche anno fa ho partecipato ad un WP con Renato D’Agostin (che se non sai di chi si tratta non è bene e ti consiglio di fare un giro sul suo curriculum visto che le sue foto sono finite in varie mostre in giro per il mondo e vende stampe da migliaia di euro) e mentre parlava di come realizzava i suoi libri fotografici è saltata fuori proprio questa domanda.

Scatti pensando a “dove” finiranno le tue foto (stampa con base lato lungo o su libri con base lato corto) ?.

La sua risposta è stata quasi “lapidaria”, ovvero adatta successivamente la foto in base al supporto. Il che significa che la taglia/adatta in base alle necessità.

L’unica cosa su cui poteva giocare stava nel fatto che su un libro poteva decidere di mettere la foto con lato lungo in verticale oppure sfruttare le due pagine per avere il lato lungo in orizzontale.

A conferma di quanto affermava ha mostrato una stampa di grandi dimensioni presente nella sua mostra (che si teneva contestualmente al workshop) dove c’era un’immagine specifica che aveva un taglio diverso rispetto alla stessa foto presente nel libro.

Proprio con questo esempio ci diceva che nel caso specifico ha dovuto adattare la foto in base alle dimensioni del supporto, visto che era vincolante.

CONCLUSIONI

Insomma il concetto è sostanzialmente questo:

  • tu non devi farti “vincolare” nella realizzazione dello scatto pensando al tipo di “supporto” nel quale andrai a mettere la foto. Che sia un quadro, un libro o la pubblicazione sui social network (sai vero che anche i social hanno dei loro formati specifici, Twitter per le immagini usa un formato diverso da Facebook o da Instagram ecc…);
  • tu devi realizzare le foto sulla base del formato, cercando di ottenere quello che vuoi trasmettere con l’immagine. Il “come adattare” la foto al tipo di supporto nel quale verrà presentata è una questione che risolverai successivamente. Perché non è un aspetto vincolante.

Siamo arrivati alla fine del podcast, ti chiedo di lasciare un commento ed una recensione su questa puntata su iTunes (se usi l’iPhone) oppure un commento/recensione sull’applicazione che usi per ascoltare le mie puntate.

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I PRODUTTORI DI QUESTA PUNTATA

  • Alfredo Guerra
  • Davide Merighi
  • Demetrio Bacaro
  • Elisabetta Brunialti
  • Giuseppe Caricasole
  • Marco Putelli
  • Piero Sabbadin

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Come valutare un lavoro fotografico

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Oggi parlo di un tema buono per i professionisti o chi si sta addentrando in questo mondo che è la fotografia, ovvero come si valuta un lavoro fotografico. Spesso nei gruppi compare la domanda “come faccio a diventare fotografo?” e a seguire si vedono delle risposte assurde, nel 99% dei casi - e non sparo numeri a caso - sono inviti a lasciar perdere questa attività ed onestamente non riesco minimamente a digerire la motivazione di queste affermazioni.

La principale motivazione che viene tirata in ballo sta nel fatto che “è un settore dove non si vive” oppure “c’è una concorrenza sleale assurda dove tutti ribassano i prezzi”. La cosa strana si evidenzia quando chi fa queste affermazioni è una persona che non fa il fotografo di professione, che non ha mai aperto una P.IVA e lavorato come fotografo professionista.

Io ti chiedo di non ascoltare queste voci e di leggere attentamente questi due punti che ti elenco:

  1. Se una persona non ha avuto successo non vuol dire che “anche tu” non avrai successo. A volte penso sia un modo per sentirsi a posto con la propria coscienza, ovvero cercare di infrangere i sogni altrui perché io non sono stato in grado di trovare il coraggio per inseguire i miei. Boh.. non lo so.
  2. La maggiorate dei professionisti che non hanno successo nella loro attività fotografica scaricano la colpa sugli altri (colpa del concorrente che fa i prezzi più bassi, delle persone che fanno lavori in nero, del cugino dello sposo che si sente i grado di fare il fotografo, del fatto che piove governo ladro).

Maccheppalle!

Non ho mai trovato invece nessuna di queste persone fare autocritica e prendere atto di queste cose:

  • Che non si è mai preoccupata fino ad ora di studiare il mercato.
  • Che non si è mai impegnata seriamente a capire come sono cambiate le esigenze dei propri potenziali clienti.
  • Di capire come evitare i lavori inutili concentrandosi invece su quelli con del potenziale intrinseco (indipendentemente dal fatto che siano lavori pagati o meno).

Ed è proprio da questo ultimo punto che voglio fare un’analisi in questo PodCast.

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LE TRE DOMANDE

Ecco un modo rapido per capire se un lavoro vale la pena di essere preso o meno.

Devi rispondere “si” o “no” a queste tre domande:

  • Mi piace la persona (o azienda) che commissiona il progetto?
  • Questo lavoro fotografico mi darà del materiale inedito per il mio portfolio?
  • Questo lavoro fotografico è finanziariamente strategico?

Se si risponde “si” o “no” a tutte e tre le domande la questione è semplice e non merita tante valutazioni.

Ma la cosa diventa un pelo più complicata quando si mescolano risposte positive con le negative.

Cominciamo dal primo punto.

MI PIACE LA PERSONA (O L'AZIENDA)?

Il fatto di apprezzare o meno - a pelle - la persona o l'azienda che ti fa la proposta non è una strategia sempre corretta da adottare per decidere se fare un lavoro o meno.

Spesso infatti ti capiterà di accettare un lavoro solo perché magari ti sta simpatica la persona, oppure perché è una tua amica/conoscente o amico dell’amico.

Ma allora come fare? Ecco degli esempi

ESEMPIO #1

Ti capita una proposta da una persona/azienda che ti piace davvero e puoi anche vedere in questa proposto un possibile “lavoro continuativo” nel tempo.

Messa così avresti la tendenza a voler accettare il lavoro. Lo farebbero tutti, non è un “tuo difetto”.

Ma cosa succede quando ti trovi diffrante a delle richieste fatte da realtà che non ti porteranno mai un guadagno, nemmeno in futuro? Come lavorare con un ente di beneficenza?

A tutti prima o dopo capiterà una situazione simile. Non sarà magari un ente di beneficienza, ma potrebbe essere un’associazione senza scopo di lucro e via dicendo.

Arriva un ente di beneficenza e chiede i tuoi servizi ma:

  • Non ti pagano le immagini o servizio,
  • Non vai a realizzare qualcosa che useresti nel tuo portafoglio.

Questa decisione è difficile.

Ti ritrovi praticamente 2 risposte negative e 1 positiva. In questi casi sei tu che devi decidere.

IL MIO CONSIGLIO È

  • Se fare questo lavoro “gratuito” ti porta vai tempo dalla famiglia oppure rischia di portarti via del tempo che puoi dedicare a altri lavori “retribuiti” allora devi rifiutare.
  • No dovrai sentirti in colpa perché ci saranno sempre associazioni caritatevoli che hanno bisogno del tuo aiuto e quando avrai del tempo libero troverai velocemente il modo di dare un mano anche tu a queste realtà.
  • Potresti cogliere l’occasione per inviare il tuo collaboratore, uno stagista che vuole imparare il mestiere, oppure potresti suggerire un altro fotografo.

ESEMPIO #2

Una persona (modella o modello magari) ti chiede un servizio fotografico proponendoti l’accorto TFP o TFCD (Time For Print, Time For CD).

Questo accordo prevede di solito il fatto che tu fornisci la competenza e fai il servizio fotografico fornendo le foto finite alla modella e lei in cambio ti autorizza ad usare le immagini per le tue necessità che ritieni più opportune (di solito non per fini commerciali ma dipende…).

In questo scenario ci ritroviamo che:

  • sicuramente non è un progetto “finanziariamente sostenibile”. Quindi risposta negativa.
  • è tuttavia sicuramente valido per rinnovare il tuo portfolio fotografico. Quindi risposta positiva.

CHE SI FA IN QUESTO CASO?

Diciamo che se la modella/o non ti piace (professionalmente parlando) allora si declina al volo senza pensarci due volte.

  • Ti fa perdere tempo
  • Ti ruba tempo ad altre iniziative.

MA SE INVECE VIENI PAGATO?

Messa così sicuramente penserai “beh… prendo il lavoro in questo caso”. Ma fermati un attimo a fare un’analisi perché sono proprio questi casi che di solito fanno maggiori danni.

In questi casi devi tenere in considerazione che di solito non vi viene concessa la possibilità di utilizzare le immagini per il tuo portfolio, pertanto la decisione si basa ancora una sull’esito della prima domanda:

Questo cliente non ti convince? Secondo te è eccessivamente pignolo o ha una scarsa stima del “lavoro del fotografo”? (Credimi… ci sono clienti che credono che il lavoro del fotografo sia una cosa che possono fare tutti con una fotocamera ma si affidano a te perché non hanno voglia/tempo di gestirla loro o non hanno trovato un amico/cugino disponibile co ala sua fotocamera in un dato giorno).

  • A questo punto perché lavorare con una persona o un'azienda che non ti piace o rispetta?
  • Perché prendersi un impegno chi finirà per divorare il tuo tempo, facendoti stressare o togliendoti tempo per altri lavori o tempo per stare con la tua famiglia.

CONCLUSIONI

So che non è così semplice come sembra. Ci sono molte variabili coinvolte, ma queste tre semplici domande dovrebbero essere una base quando sei bloccato decidere se si dovrebbe accettare il lavoro.

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Fuochi d’artificio. Come fotografarli nel modo corretto

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I fuochi d’artificio mi fanno subito pensare all’estate mi viene in mente il caldo, serate all’aperto, aperitivi, mare e quanto belli sono? Sarà per i colori o per le emozioni primordiali date dal fuoco ed esplosioni, ma indubbiamente sono una delle cose più belle da fotografare… ma tra le più difficili!

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

IL PODCAST SUI FUOCHI D’ARTIFICIO

fuochi d'artificio
fuochi d'artificio

Se vuoi fotografare i fuochi d’artificio senza finire la serata, come succede alla maggiorate dei fotografi che improvvisano, con una scheda di memoria piena di macchie luminose insensate devi essere preparato. Ecco una linea guida:

  1. Assicurati di avere schede di memoria in abbondanza;
  2. Assicurati di avere delle batterie di ricambio;
  3. Devi munirti di un treppiede decente (clicca qui se non sai quale);
  4. Scegli un grandangolo oppure un teleobiettivo;
  5. Arriva in anticipo sul luogo dove farai le foto.

PROCEDURA BASE PER FOTOGRAFARE I FUOCHI D’ARTIFICIO

Check-list fatta? Bene, ora puoi procedere con l’aspetto operativo. Considera che i valori suggeriti per il diaframma e il tempo di scatto sono indicativi; basta veramente poco per rendere una situazione diversa dall’altra, ma questa linea guida ti darà sicuramente una mano ad avvicinarti alle impostazioni ideali di cui avrai bisogno:

  1. Colloca la fotocamera sul treppiede;
  2. Imposta la fotocamera per lo scatto manuale (modalità M);
  3. Utilizza un obiettivo grandangolare (tra i 10mm e i 42mm) per avere una prospettiva più ampia;
  4. Imposta il diaframma tra f/8 e f/16 in modo da ottenere la migliore profondità di campo possibile dal tuo obiettivo;
  5. Imposta il tempo di scatto tra 1 e 10 secondi;
  6. ISO 100 per iniziare e poi si aumenta.
  7. Non ha ovviamente senso usare il flash, sia perché rovineresti l’effetto, ma sopratutto perché infastidisci gli altri spettatori.

Note: ti consiglio di usare un cavo per lo scatto a distanza in modo da evitare qualsiasi tipo di contatto diretto con la fotocamera, rischiando di creare del micro-mosso.

Lo scopo nella fotografia dei fuochi d’artificio è quella di catturare la scia luminosa e colorata lasciata dai vari esplosivi utilizzati durante la manifestazione.

fuochi d'artificio
fuochi d'artificio

COME METTERE A FUOCO?

In realtà è meno complesso di quello che pensi. Per trovare il giusto punto di messa a fuoco puoi agire in due modi:

  • Sfruttando l'iperfocale
  • Aspetta che esploda un fuoco per mettere a fuoco in modo automatico con la fotocamera. Una volta individuato e definito devi disattivare la messa a fuoco automatica e non muovere più la fotocamera e nemmeno toccare la focale se si tratta di uno zoom. Se fai modifiche devi ripetere la procedura.

POSIZIONARSI IN UN BUON POSTO AL CENTRO DELL’AZIONE

Un errore comune che fanno i fotografi quanto tentando di fotografare i fuochi d’artificio, è quello di non includere nelle immagini degli elementi tali da rendere comprensibile a chi osserva, le dimensioni della composizione pirotecnica.

Quello che ti consiglio di fare è di includere nella scena le sagome dei visitatori in modo da dare un senso di prospettiva e dimensione alla scena. Anche in questo caso le impostazioni di scatto sono quelle suggerite prima, diaframma abbastanza chiuso ed inizia con una sensibilità ISO a 100 in modo da avere un rumore digitale minimo (sensibilità da aumentare eventualmente solo dopo).

Prima di fare delle foto lascia che qualche fuoco d’artificio venga fatto esplodere in modo da creare un po’ di cielo fumoso. Solo successivamente puoi iniziare a realizzare qualche scatto.

In questa fase devi fare dei test con i tempi di scatto in modo da individuare quello idoneo. Per capire qual’è il tempo di scatti giusto osserva le foto portate come esempio: l’obiettivo che devi raggiungere è quello di catturare la scia completa del fuoco d’artificio, in modo da renderlo visibile ed apprezzabile in foto.

Non ha ovviamente senso usare il flash, sia perché rovineresti l’effetto, ma sopratutto perché infastidisci gli altri spettatori.

fuochi d'artificio
fuochi d'artificio

LA VELOCITÀ DI SCATTO IDEALE

Quando vuoi fotografare i fuochi d’artificio è consigliabile usare un’esposizione lenta, tra 1 e 10 secondi, ma puoi anche andare oltre. Più lunga è l’esposizione, più scie luminose appariranno nella fotografia. Usare un tempo di scatto veloce, magari perché tenti di scattare a mano libera o sei senza treppiede, non coglierebbe l’essenza dei fuochi d’artificio. Ti ritroveresti con molte immagini inutilizzabili.

Se proprio non hai nulla per tenere ferma la fotocamera poi sperare in qualche esplosione più potente e rapida delle altre, sufficiente a creare una scia visibile anche se scatti a mano libera con tempi di scatto veloci. In questo caso il mio consiglio è di usare la focale più corta possibile ed aumentare la sensibilità ISO.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post condividendo questo articolo.

ANTICIPA L’AZIONE

Lo scoppio del fuoco d’artificio è immediato, sicuramente più rapido dei tuoi riflessi (per quanto tu sia preparato) e della fotocamera stessa. Anche le fotocamere infatti non sono escluse da dei lag, che significa ritardi) nello scatto (ovvero un determinato tempo che intercorre tra la pressione del tasto di scatto ed il momento in cui la fotocamera effettivamente registra l’immagine).

Ovviare a questa scomoda situazione non è complesso, ti basta semplicemente prendere un po’ di mano per capire che intervallo di tempo intercorre tra il rumore che senti al lancio del fuoco e quando lo vedi esplodere in cielo. A questo punto basta lavorare un po’ di astuzia: tieni premuto per metà il tasto di scatto (tanto l’autofocus non è attivo) ed attendi. Quando arriva il momento giusto non devi far altro che premere a fondo anticipando di qualche decimo l’esplosione.

Potendo disporre di un tempo di scatto tra 1 e 10 secondi puoi anche permetterti di premere il tasto di scatto in anticipo, sicuro di beccare in quel lasco di tempo l’esplosione pirotecnica inquadrata.

Una volta fatta la foto attendi che il cielo si sgomberi dal fumo per procedere allo scatto successivo.

SFRUTTA L’ACQUA E LE SKYLINE

fuochi d'artificio
fuochi d'artificio

Prima ti ho detto di posizionare la fotocamera in modo tale da poter avere una prospettiva dove si vedono le sagome degli spettatori. Tuttavia, se la tua location lo rende possibile, puoi sfruttare o cercare determinate prospettive che ti permettano di sfruttare i riflessi dell’acqua in un fiume, lago o mare.

Lo scopo di queste impostazioni è quello di realizzare una lunga esposizione in modo tale da ritrovarti una scena dove l’acqua crea un effetto seta, e con lo spettacolo pirotecnico sullo sfondo.

CONCLUSIONI

Ti sei mai chiesto se esiste uno strumento elettronico da abbinare alla tua fotocamera che ti da modo di realizzare questo tipo di foto in modo quasi automatico? Ebbene si… esistono degli strumenti del genere.

Link al sito: http://miops.com/miopssmart/

Condivisione file oltre l’immaginazione

La condivisione file per te significa spedire documenti, file e immagini semplicemente allegandoli alla tua email? O sei il tipo aggiornato che quando sente parlare di “condivisione file” si sente a posto perché usa strumenti tipo Dropbox, GoogleDrive, oppure OneDrive con i loro oltre 10 GB di spazio gratuito? condivisione

Forse è il caso che tu veda la condivisione file sotto un altro punto di vista. Non conta lo spazio... quello aumenta da solo e comunque è un “falso problema” (o “falso valore aggiunto”).

Quello che conta sono altri aspetti, specie per un uso fotografico, e con questo articolo di darò un’altra prospettiva che probabilmente condividerai.

Beh… per iniziare, se sei una persona che finora ha fatto la condivisione file allegandoli alle mail che spediva, ti spiego perché non è una pratica corretta e spesso fastidiosa, oltre a farti perdere del tempo utile.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

CONDIVISIONE IN MODO CORRETTO ED ESSERE APPREZZATI

L’ho fatto sempre anch’io. Se dovevo spedire una foto ad un cliente/amico/conoscente la allegavo semplicemente alla mail e via... senza preoccuparmi se il file allegato pesasse 3 o 50 mb; lo stesso valeva anche per i file o documenti. E' (ed era) una pratica assolutamente normale, però non è il modo corretto per fare condivisione file.

Il motivo è che non vedi la cosa dal punto di vista del destinatario e, probabilmente, non tieni in considerazione alcuni punti fondamentali dell’utente medio:

  • Moltissimi non hanno una connessione internet adeguata (siamo in Italia);
  • Tanti usano tablet o smartphone per gestire le mail;
  • Pochi hanno delle caselle mail con capienze elevate (stranamente ci sono ancora un sacco di persone che usano libero, tiscali oppure hotmail...);
  • Nessuno fa della manutenzione adeguata alla propria caselle di posta.

1. Non avere una connessione internet adeguata

Se si tratta di una condizione che ti riguarda, ti rende difficile anche lo stesso invio delle mail con allegati pesanti.

Perdite di tempo assurde per inviare dei messaggi, client email che spesso si piantano o, peggio ancora, consumo di tutta la banda utile (specie se usi chiavette internet) ti avranno portato, probabilmente, a trovare le soluzioni che ti andrò a spiegare nei prossimi paragrafi.

Ma è ancora peggio se non è una condizione che ti riguarda!

Dove abito l'ADSL è stato reso disponibile solo dal 2017!! E non abito in una zona sperduta dell'Italia, tipo in qualche montagna tra le Dolomiti. Abito nell'industrializzata pianura veneta, a cinque minuti da una città di 40k abitanti. Fino a quel momento ho dovuto usare le chiavette internet con banda limitata.

Purtroppo non è una situazione rara, bensì piuttosto diffusa in Italia, pertanto è assolutamente poco simpatico ricevere un’email con un allegato pesantissimo che ti consuma tutta la banda o che ti blocca il ricevimento di tutte le altre in coda.

E’ un dato di fatto che tante persone finiscano per non leggere, e in certi casi cancellare, le email con allegati troppo pesanti perché intasano la casella di posta.

Se non vuoi rientrare velocemente, senza passare per il via, nella grossa % di professionisti che vengono ignorati senza tanti rimpianti, dovrai imparare a metterti nei panni di un destinatario che ha una connessione debole e limitata per la ricezione dei messaggi, ed adeguarti adottando le soluzioni ideali (che ti spiegherò nei prossimi paragrafi) per agevolarlo.

2. Tablet e Smartphone

Stanno diventando gli strumenti principali per gestire la comunicazione e questi terminali sono solo in minima parte collegati alla rete in WiFi a banda larga.

La maggioranza si connette al web attraverso connessioni “mobile”, ovvero sfruttando degli abbonamenti a consumo, del tutto simili a quelli delle chiavette internet. Come per il punto (1) devi metterti nei panni del destinatario adottando le soluzioni ideali per non metterlo in difficoltà (che significherebbe metterlo a “disagio”… pessima scelta…).

3. Gmail

La conoscono tutti. Si tratta della casella di posta fornita da Google che per prima ha dato una capienza di 1 GB di spazio ad ogni utente.

Spettacolare! Ora mi pare siamo arrivati a 15 GB; purtroppo, però, ci sono ancora troppe persone che fanno uso di caselle mail con capacità limitate e tale fatto, collegato al punto (4) che leggerai di seguito, crea un mix micidiale ideale che porta alla mancata consegna delle tue email con allegati pesanti.

Anche la mia mail nativa del blog weblog@tecnicafoto....  non era sinonimo di spazio, anzi… proprio il contrario, di default mi pare fosse di soli 3 GB.

E’ una cosa che devi tenere in considerazione, specie se lavori e/o collabori con le aziende. Tante organizzazioni, dove ci sono tanti uffici e tante persone con la loro email personalizzata, stabiliscono dei limiti di spazio e banda per ciascuna casella, che impedisce, quindi, di ricevere e spedire email con allegati superiori ai 5–10 o 20mb.

Se invii una mail con allegati che superano tali limiti il destinatario semplicemente non la riceve.

4. Fare manutenzione alle mail

Non è nella cultura della maggioranza delle persone.

In certi casi mi capita di spedire una mail ad una persona e di ricevere una notifica di errore che mi dice che la casella del destinatario è troppo piena…

Questo è dovuto sia per i motivi spiegati nel punto (3) - caselle mail troppo poco capienti - ma anche dal fatto che poche persone fanno una manutenzione ordinaria e sistematica della propria casella mail eliminando i messaggi inutili e di spam. Non ci puoi fare nulla, ovviamente, ma se invii email con allegati molto pesanti è più facile forare il limite e che le tue mail non vengano consegnate.

A questo punto credo che siano chiari i motivi per i quali spedire una mail allegando il documento, file o foto direttamente nella stessa non sia una scelta intelligente da fare:

  • Il destinatario potrebbe cestinare la tua mail perché l’allegato gli intasa la ricezione delle mail;
  • Il destinatario potrebbe non riceverla mai (limiti di banda/spazio regolati dall’azienda);
  • Il destinatario ti odierà vita-natural-durante perché gli mangi tutto lo spazio che ha;
  • Il destinatario non riesce a scaricare la tua mail perché usa il tablet e l’allegato è troppo grande;

Esistono, fortunatamente, delle soluzioni molto valide che con il tempo si sono evolute così tanto da offrire anche dei servizi aggiuntivi, non pensati inizialmente. Ora te le illustrerò  e ti fornirò anche una soluzione che io trovo molto valida. Prima però, se non l’hai già fatto, ti chiedo di cliccare su +1 nel tasto qui sotto per dare una mano al mio blog… e non occupi spazio a nessuno. :-)

FILESHARING OVUNQUE

Non ha niente a che fare con qualche libro di Stephen King (Shining), ma sta solo ad indicare una soluzione tecnica rivolta proprio a smantellare i file pesanti nelle email.

Il funzionamento è molto semplice:

  • carichi il file on-line
  • inserisci la mail del destinatario
  • il destinatario riceve un link per scaricare il file on-line

 

Condivisione File Semplice no? In pratica hai modo di usufruire di uno spazio on-line gratuito, un esempio è il famoso Wetransfer, dove depositare il file e far ricevere al destinatario un link personalizzato per il download del file. In questo modo puoi gestire allegati fino a 2 GB senza intasare la mail di nessun destinatario.

Funziona talmente bene ed in modo semplice che ne fanno uso tantissimi utenti, ma la sua semplicità è il suo stesso difetto: infatti ha molti limiti, alcuni spiegati anche in questo articolo di saggiamente. Specie per un uso efficace e con un occhio anche all’aspetto professionale, presenta alcuni limiti che posso riassumere in:

  • Impossibile condividere delle cartelle
  • C’è un limite di tempo (7gg) dopo i quali l’allegato viene cancellato
  • C’è un limite di destinatari dopo i quali bisogna passare alla versione a pagamento
  • Non puoi accedere ai file inviati per modificarli o cancellarli
  • Non pui integrare i link nelle tue mail (il destinatario riceve una mail da wetransfer).

Esistono soluzioni alternative che ti fanno superare i limiti sopra riportati? Fortunatamente si!

FILESHARING FANTASTICO, MA IL CLOUD NON HA LIMITI.

La soluzione è davanti ai tuoi occhi e consiste nello sfruttare i servizi Cloud, che stanno diventando tanto di moda in questo periodo; si tratta, in pratica, di uno spazio on-line dove salvare file importanti che ti possono servire e che puoi anche condividere con i tuoi clienti, amici o colleghi.

Anche in questo caso la procedura è semplicissima: ti apri un account su un sito che offre il servizio e cominci a caricare i file. I vantaggi rispetto a Wetransfer riguardano proprio la condivisione file, infatti puoi:

  • Condividere anche cartelle complete;
  • Decidi tu per quanto tempo lasciare condiviso il file o cartella;
  • Puoi decidere tu chi può accedere o meno alla cartella o file;
  • Puoi modificare i file on-line, cancellarli o aggiungerne alla cartella;
  • Puoi accedere da ovunque ai file on-line anche tramite smartphone e tablet;

Nessun limite? Beh.. no… il più evidente è lo spazio offerto e purtroppo è anche l’aspetto che tendenzialmente andrai, d’istinto, a valutare senza dare importanza ad altri fattori, a mio parere più importanti. IL CLOUD PER CHI HA LA TESTA FRA LE NUVOLE Per cominciare ecco un elenco dei migliori siti che offrono questo servizio Cloud con alcuni miei punti di vista:

OneDrive

E’ un servizio Cloud di casa Microsoft con tutte le garanzie del caso. Lo spazio offerto è tantissimo (15GB) ed è integrato perfettamente con il pacchetto Office dando modo di salvare on-line direttamente i documenti e quant’altro.

Condivisione file In pratica è una replica efficace — e forse migliore — del servizio iCloud di Apple che esiste da tempo.

Per il resto non differisce tanto dagli altri servizi concorrenti, infatti permette di condividere i file archiviati principalmente in due modalità:

  • condividere i file in “sola lettura” (ovvero il destinatario non può modificare il file)
  • condividere i file “con autorizzazione alla modifica” (ovvero il destinatario può modificare il file)

Inizialmente la soluzione di casa Microsoft non era molto efficiente, ma parlo di anni fa, ora è tutta un’altra cosa e sicuramente è un’alternativa da tenere in considerazione, specie se sei un’utente Microsoft Office.

 

GoogleDrive

E’ il servizio Cloud di casa Google. Come per OneDrive offre tanto spazio e permette varie modalità di condivisione dei file.

Condivisione file I vantaggi e le potenzialità di questa soluzione stanno nel fatto che è perfettamente integrata con tutte le soluzioni Google, pertanto si può sfruttare GoogleDrive con:

  • Gmail
  • Google/Office (Fogli/Moduli/Documenti/Presentazioni)
  • Dispositivi Android

Se decidi di affidarti a questa soluzione, specie se usi Gmail dall’interfaccia on-line, avrai tante soddisfazioni. L’ho utilizzata per un po’ di tempo, principalmente per l’enorme quantità di spazio disponibile, ma poi sono tornato alla soluzione che usavo prima e che spiegherò in seguito.

DROPBOX

Tra tutti è quello che apparentemente offre il minor spazio di archiviazione (2 GB di partenza, ma puoi arrivare fino a 16 GB gratuiti), ed è il mio preferito.

Dropbox ha, secondo me, la migliore interfaccia e sistema di integrazione con il sistema operativo esistente. Una volta installata l’applicazione sul proprio computer si sincronizza automaticamente con la cartella on-line ed integra le funzioni di condivisione file direttamente nel menù del tasto destro del mouse.

Di Dropbox, considerato che sto parlando della condivisione file, trovo eccezionale ed estremamente funzionale proprio la gestione di questo aspetto: l’interfaccia on-line nel piano gratuito ti permette di visualizzare nell’area LINK tutti i file condivisi in quel momento, dandoti modo di annullarne velocemente la condivisione quando vuoi tu.

Condivisione file Questa funzione è secondo me fondamentale visto che spesso ti capiterà inviare ad amici/clienti/colleghi delle copie dei documenti importanti, file o gallery fotografiche e col tempo perderai la cognizione di quanti sono i file, cartelle o foto condivise; poter avere una visuale chiara di quali sono i file “distribuiti” ti permette anche di annullare quelle non più necessarie.

A dire il vero Dropbox offre l’opportunità di sfruttare un servizio di condivisione file molto più raffinato; ti dà la possibilità di accedere ai files solo se muniti di password, e fin qui nulla di straordinario, oppure la possibilità di impostare una scadenza temporale al link.

Link_-_Dropbox Non è comoda questa cosa? Peccato che sia una funzionalità prevista solo per il piano a pagamento (9,99 Euro al mese).

TANTO SPAZIO PER NON SENTIRSI SOFFOCARE, MA COL RISCHIO DI PERDERSI

Se sei arrivato a questo punto ormai hai chiare le varie soluzioni che puoi sfruttare e so per certo che l’istinto ti dice di scegliere la soluzione che offre più spazio. Purtroppo questo è stato capito da molti siti web, che hanno giocato su questo aspetto offrendo quantità incredibili di spazio gratuitamente pur di ottenere nuovi utenti.

Però non è questo quello che conta. Almeno secondo me e per le esigenze di un professionista.

Disporre di 20 GB di spazio fa davvero la differenza rispetto al poterne usare solo 2 GB? Credo proprio di no!

Questi spazi on-line non li andrai ad utilizzare per archiviare file, ma solamente come una zona franca dove poter lasciare dei file importanti che ti possono tornare utili in tanti contesti, dalla condivisione fino al poterli recuperare quando sei distante dal tuo computer o casi simili. Probabilmente li userai anche per condividere immagini con qualche amico/collega/cliente, ma non staranno lì in eterno. Ad oggi, su 4 GB disponibili di Dropbox, ne ho usati solo un 4% circa.

Ritengo che sia molto più importante che tu valuti la velocità di sincronizzazione e di upload/download dei file. Tra tutti io trovo Dropbox, nonostante sia quello che sembri offrire meno spazio gratuito (si possono avere fino a 16 GB gratuiti), la soluzione più pratica e dalle prestazioni migliori.

Tra l’altro usando delle applicazioni per l’organizzazione personale, programmi di cui parlerò nei prossimi articoli, ho riscontrato che quasi tutte si integrano perfettamente con Dropbox per la condivisione delle impostazioni e/o settaggi.

Per concludere Dropbox dà moltissime garanzie per il futuro, specie se dovessi optare per un upgrade alla versione PRO che ti permetterebbe di usufruire di 1 TB di spazio, ma sopratutto della possibilità di condividere file con dei limiti di tempo predefiniti da te.

Condivisione file Ti consiglio di testare il servizio Dropbox cliccando qui questo link!

UN REGALO PER TE… E UNO PER ME!

Ok. Se mi hai sopportato fino a questo punto ti chiedo un ultimo aiutino, se non l’hai già fatto, per far crescere questo blog. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post condividendo questo articolo.

Non hai un account Twitter? Beh… intanto ti consiglierei di farti un account, in fondo è gratuito e tra gli articoli in programma in questo progetto editoriale c’è proprio quello di spiegarti le potenzialità di questo social network e come fare ad avere oltre 2500 follower in un paio di mesi… senza barare ovviamente!

Il regalo non è nulla di straordinario, ma se clicchi su questo link, ed apri un account gratuito, ottieni 500mb aggiuntivi oltre a quelli previsti!

Come organizzare le informazioni in fotografia

In fotografia non conta solo fotografare, ma anche saper gestire ed organizzare le informazioni e gli spunti creativi che si presentano davanti a noi. Ti  sei mai chiesto/a come fanno certe persone ad avere sempre spunti ed idee creative in ogni contesto e nel momento giusto? Pensi si tratti solo di "talento" o pensi che esista un modo per organizzare le informazioni in modo efficace?

Quello che vedo io è che spesso, troppo spesso, si tende a tirare in ballo la "mancanza di talento" per giustificare la nostra pigrizia o la poca volontà di impegnarsi per raggiungere un risultato o un livello qualitativo.

Con questo articolo non ti spiegherò come diventare superman, né tanto meno andrò a spiegarti chissà quali tecniche di memorizzazione delle informazioni,  semplicemente ti darò qualche suggerimento utile su come sfruttare degli strumenti in modo efficace per gestire le informazioni, le tecniche e i suggerimenti di cui vieni a conoscenza, in modo tale che tu possa recuperarli rapidamente e renderli utili ogni qualvolta ti servano.

Potrei dirti: “basta che ti organizzi”, ed effettivamente è quello che mi hanno detto in molti, una frase con cui tanti si sono riempiti la bocca e che, oggettivamente, è corretta. Peccato però che pochi spieghino come “ci si organizza”, almeno fino ad ora, visto che nei prossimi paragrafi ti spiego come faccio a tenere mille informazioni organizzate e facili da reperire in ogni contesto e situazione.

Io ho perso un sacco di tempo per comprendere quali sono le soluzioni migliori. Ma veramente tanto! Se leggi il mio articolo fino in fondo tu avrai l’opportunità di evitare questa fatica!

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

organizzare le informazioni
organizzare le informazioni

IL PODCAST

Parlo di questo argomento anche nel mio PodCast. Se ti interessa clicca qui sotto:

ORGANIZZARE LE INFORMAZIONI: COME FARE

Quando ho deciso di affrontare la fotografia in modo serio e professionale ho subito compreso che per spiccare in questo settore bisogna prima di tutto essere aggiornati, ricercare sempre nuovi stimoli creativi ed essere al passo con i tempi.

Fare questo tutto sommato non è complicato nell’era di internet nella quale ci troviamo. Alla fine dell’articolo ti darò qualche fonte utile a questo scopo, però… e c’è sempre un “però”… la facilità nel reperire tutte queste informazioni, spunti e tecniche, va di pari passo con la necessità di organizzarli e gestirli nel modo corretto.

Per un po’ di tempo non avevo dato importanza a questo aspetto ma ben presto ho capito che:

  • le fonti da seguire sono tantissime
  • è umanamente impossibile ricordarle tutte
  • perdere tempo significa anche perderci dei soldi

Se devo comprare la pasta, e me ne dimentico, al massimo faccio un salto al ristorante (perdendoci economicamente visto il costo più elevato), ma in ambito fotografico non c’è cosa peggiore del ritrovarti in una situazione in cui pensi: “sì, cavoli… ho visto una tecnica spettacolare che andrebbe a puntino per le foto alle quali sto lavorando, ma non ricordo come si fa e non trovo più il sito/appunto/articolo che la trattava”.

E quindi? Come fare? Dove ho sbagliato?

Semplice! Te l’avevo detto anche prima… bastava che ti organizzassi meglio! Immagino che anche a te siano capitate delle situazioni simili... Per fortuna in questo post ti spiego quali sono gli strumenti che uso io.

ORGANIZZARE LE INFORMAZIONI CON I SOFTWARE GRATUITI

Salvare e catalogare articoli, tutorial o tecniche varie non è complesso, in linea di massima potresti usare anche i segnalibri-bookmarks del tuo browser (ormai tutti da Firefox a Google Chrome gestiscono la sincronizzazione on-line con tutti i dispositivi).

La vera sfida è fare in modo che queste informazioni saltino fuori quando realmente ti servono, filtrate correttamente tra centinaia o migliaia di altre notizie, e per fare questo devi necessariamente affidarti a dei software.

Nelle prossime righe ti spiegherò quali software uso io, tutti gratuiti nella versione base (più che sufficiente), e che col tempo mi hanno letteralmente semplificato la vita e ti permetteranno di migliorare anche la tua.

EVERNOTE. UN ELEFANTE PER AMICO

organizzare le informazioni
organizzare le informazioni

La prima cosa che devi fare arrivato a questo punto è quello di aprirti un account EVERNOTE. Se ne hai già uno chiudilo e ricomincia da zero cliccando sul link che trovi qui, in questo modo potrai anche usufruire di un mese di account con le funzionalità Premium.

Ricorda che puoi esportare tutte le note attuali per fare un backup e re-importarle sul nuovo account!

La logica di funzionamento di Evernote è molto semplice: puoi scrivere delle note ed organizzarle in taccuini on-line (o se preferisci puoi immaginarli come dei bloc-notes) e puoi creare quanti taccuini desideri. In pratica puoi fare un taccuino per ogni tema che vuoi catalogare, ma questa è solo una delle sue funzionalità.

Ma cosa c’è in Evernote che me lo fa trovare così insostituibile?

Te lo spiego: io sfrutto moltissimo internet frequentando molti siti, forum e blog di settore e quando trovo un’articolo, spunto, consiglio o tecnica che posso ritenere utile ho la necessità di poterla salvare velocemente, da qualsiasi dispositivo e che venga slavata in un unico posto.

Evernote mi garantisce questa integrazione con praticamente tutti i browser più utilizzati e qualsiasi terminale permettendomi, con un semplice “click”, di salvare una copia della pagina web, articolo, video o link direttamente su di un taccuino specifico sul mio account Evernote on-line. Ma non si limita a questo.

Io lo uso per:

  • Salvare link a pagine ed articoli interessanti
  • Salvare articoli completi (evitando così che spariscano quando l’autore aggiorna la pagina)
  • Condividere appunti con collaboratori ed amici
  • Salvare screenshoot
  • Salvare foto di promemoria (tramite l’app mobile)
  • Scannerizzare i biglietti da visita con lo smartphone (tramite l’app mobile)
  • Salvare una copia di un documento fotografandolo (tramite l’app mobile)
  • Registrare degli appunti vocali (tramite l’app mobile)
  • Scrivere liste “to-do”
  • Salvare documenti (pdf, word, excel ecc…)

Lo uso anche per scrivere le mie guide e libri. Qui puoi trovare un’intervista sostenuta per lo staff Evernote. Quanto spazio ho a disposizione gratuitamente? 1 GB al mese… Esattamente, si rinnova di 1GB ogni mese!

Il vantaggio di Evernote è che non crea un collegamento al sito web/articolo originale, ma ne fa una copia vera e propria, quindi anche se quell'articolo verrà cancellato sul sito originale, tu ne avrai sempre una copia.

Clicca qui per aprire il tuo account EVERNOTE.

POCKET. LA SEMPLICITA’ PRIMA DI TUTTO

organizzare le informazioni
organizzare le informazioni

Un altro strumento che uso con soddisfazione per organizzare tutti miei appunti è POCKET.

Il concetto e funzionamento sono molto simili a quelli di Evernote. Pocket si differenzia per il fatto che si limita a memorizzare, catalogare ed organizzare siti web, ma con disarmante semplicità di utilizzo.

Se stai visitando un sito web e trovi uno spunto, articolo o qualsiasi cosa che attiri la tua attenzione, basta cliccare sul tasto “pocket” sul tuo browser (è integrato molto bene su tutti) per memorizzare quella pagina nel tuo account potendoci anche aggiungere dei tag.

La sera, o in ogni occasione in cui hai un paio di minuti liberi che non sai come sfruttare, puoi accedere al tuo account (tramite browser o applicazione sul tuo smartphone/tablet) e consultarli con la dovuta calma. Puoi già cominciare da ora salvando questo articolo sul tuo “Pocket”

PINTEREST. UN SOCIAL CREATIVO E PRATICO

organizzare le informazioni
organizzare le informazioni

Perché inserisco nella lista degli strumenti utili a prendere appunti anche Pinterest? Non è forse un social network? Sì, lo è.

E se l’hai usato avrai avuto modo di comprendere che non è un posto dove si condividono pensieri, parole, opinioni politiche, stati ecc… Pinterest è un social network diverso che basa la sua caratteristica fondamentale sulla condivisione di immagini con relativo link per raggiungere la pagina nella quale si trova (e diffondendone di conseguenza il contenuto).

Ma immagini di cosa? Di prodotti principalmente. E che cosa centra con la fotografia?Pinterest ha molte categorie, tra le quali uno spazio molto frequentato dedicato alla fotografia, con innumerevoli sotto-categorie nelle quali puoi trovare spunti interessanti per qualsiasi genere e tecnica fotografica.

Essendo un social basato sulle immagini è di facile lettura e immediato. Basta sfogliare i pin (che corrispondono ai “post”) e una volta che clicchi su uno che ti interessa, oltre a poterlo leggere, ti verranno automaticamente suggeriti altri pin correlati. In pratica non devi nemmeno far la fatica di ricercare le cose! Sono loro che vengono da te.

Questo è il lato dedicato alla ricerca. Ma se trovi un pin utile ed interessante? Ottimo! Pinterest ti permette di gestire le bacheche, ovvero dei “raccoglitori” dove salvi tutti i pin che trovi interessanti.

Puoi creare più bacheche per tipologia e salvare in ognuna i pin che la riguardano e di conseguenza puoi organizzare molto bene ogni tipo di suggerimento ed appunto creativo. Se vuoi capire cosa intendo clicca su questo link.

Io sfrutto moltissimo Pinterest e le bacheche per salvare degli spunti creativi trovati sul web, ma lo utilizzo molto anche per condividere le mie raccolte perché sono assolutamente convinto che solo la condivisione possa permettere a tutti una crescita professionale, oltre che umana.

RIMANERE AGGIORNATO CON I FEED RSS

Il quarto strumento che uso sono i Feed RSS, ma che cosa sono? Tecnicamente sono sei semplici link identificati con un simbolo come questo sui vari siti web che ne fanno uso:

Organizzare le informazioni
Organizzare le informazioni

Quello di Tecnica Fotografica è fatto così: http://feeds.feedburner.com/tecnicafotografica e se ci clicchi sopra ti compare o una lista di articoli o adirittura un codice HTML incomprensibile.

Niente paura, nulla che non funzioni nel tuo browser. Si tratta infatti di una funzionalità sfruttata prevalentemente dai lettori di Feed RSS. Questo link infatti viene usato da tali lettori di FEED per reperire in modo semplice, e in formato universale, le informazioni che inserisco nel mio sito web e riprodurre gli articoli in modo semplice e chiaro.

Ma cosa cambia dal guardare il sito web direttamente piuttosto che usando un lettore di Feed RSS?

Nulla, se segui un unico sito web, ma se ne segui molti la cosa invece è di fondamentale utilità. Attraverso questi link RSS, inseriti in un lettore/aggregatore di Feed RSS come Feedly, puoi seguire infiniti siti web in un'unica interfaccia in modo semplice, chiaro e con la possibilità di fare tutti i tipi di catalogazione che preferisci.

Quello che devi fare è semplicemente aggiungere i link di ogni sito web che vuoi seguire su Feedly e poi catalogarli come ti pare e piace. Senza seguire tutti i siti web avrai modo di vedere (e leggere) ogni giorno le notizie e novità che vengono pubblicati su ogni blog che segui.

Questa è la schermata del mio account: come vedi ho due categorie (Fotografia IT e Photography) dove differenzio le fonti italiane da quelle internazionali. Sulla destra vedi tutti i nuovi articoli e news pubblicati.

Mi basta cliccarci sopra per leggere l'articolo direttamente da Feedly senza dover passare su ogni singolo sito web.

Organizzare le informazioni
Organizzare le informazioni

ALTRE FONTI E STRUMENTI

Se sei arrivato a leggere fino a qui probabilmente ti è sembrato interessante quello che ho scritto e all’inizio di questo articolo ti avevo promesso anche qualche dritta su alcune applicazioni e siti che uso per tenermi aggiornato e stimolare la mia creatività.

TauVisual

Se in Italia ci fosse un organo che regolamenta la fotografia professionale, probabilmente sarebbero loro. E’ rivolto prevalentemente ai professionisti con p.iva, ma il loro canale Youtube è una fonte infinita di informazioni utili per tutti!

500px

E’ un sito che raccoglie le foto di chiunque voglia aprirsi un account ed uplodare delle immagini. Però ha un sistema di rating e filtro delle immagini talmente efficace che con il tempo hanno reso questo sito web uno di quelli con i contenuti migliori e più belli. Discutibili, magari, nell’eccessiva post-produzione, ma che indubbiamente rispecchiano le tendenze visive degli utenti. Hanno introdotto da poco i Trending Profile, ovvero la possibilità di vedere solo le foto degli utenti migliori in assoluto

tecnicafotografica.net

No... non è uno scherzo! Segui il mio blog, iscriviti alla mia newsletter e ricevi le news più importanti direttamente nella tua mail! Quando imparo nuove tecniche oppure ho nuovi suggerimenti da dare sarai tu a saperlo per primo!

Filtri fotografici di cui non puoi fare a meno

C’è ancora qualcuno convinto che non sia possibile replicare (e quindi rimpiazzare) i filtri fotografici Photoshop. Ma perché perdere tempo e soldi - sì, perché i filtri hanno un costo non indifferente - quando stai pagando un abbonamento/licenza per software come Photoshop o Lightroom? Beh… proprio fesse queste persone forse non lo sono. Per quanto la tecnologia e lo sviluppo dell’image editing stia raggiungendo traguardi incredibili, ci sono situazioni dove nemmeno il più sofisticato software usato da Steven Spielberg o George Lucas è in grado di replicare le caratteristiche di un filtro ottico da 15 Euro (beh… forse no… probabilmente G. Lucas ci riuscirebbe…).

FILTRI PER FOTO

Esistono sul mercato decine di filtri foto: alcuni di questi sono indispensabili; di molti altri se ne può tranquillamente fare a meno.

In questo articolo analizzerò cinque tra i più importanti filtri fotografici: il filtro polarizzatore, il filtro UV, il filtro Skylight, il filtro neutro ed il filtro neutro digradante.

Che si tratti di correzione del colore o saturazione, controllo della luce, protezione dai raggi ultravioletti o di evitare di scattare fotografie senza equilibrio tra le varie parti, i filtri, nella maggior parte dei casi, risolvono (quasi) tutti i problemi: per ogni situazione puoi trovare il giusto filtro, quello che, nonostante le condizioni non ottimali, ti permette di scattare ed ottenere il risultato desiderato.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

Filtri fotografici

FILTRO POLARIZZATORE: IL MUST HAVE TRA I FILTRI FOTO

Inizio la panoramica sui filtri fotografici partendo da uno dei più utili ed interessanti, forse il più indispensabile: il filtro polarizzatore.

Per farti capire l’importanza di questo filtro basterà farti notare che — come anticipato poco prima — nessun software è in grado di sostituirsi completamente ad esso, e garantire gli stessi risultati.

Prima di tutto sarà bene chiarire cos’è il filtro polarizzatore e a che cosa serve.

Una delle modifiche base da attuare, e che rende le immagini più accattivanti, è quella di migliorare il contrasto e la saturazione dei colori: poniamo caso che tu stia fotografando un bel cielo blu, in una giornata estiva, oppure che tu stia scattando in un prato. La polarizzazione aiuta a rendere i colori più vivi, esaltandoli e definendoli.

Un’altra funzione importante, forse la più importante, svolta dal filtro polarizzatore è quella dell’eliminazione dei riflessi indesiderati, ovvero delle fastidiose scie luminose che si riflettono su acqua, vetro e altri materiali, e che rischiano di rovinare le nostre foto. Apparentemente non sembra un gran che, ma se riesci ad eliminare ad esempio i riflessi da una superficie d’acqua in pratica puoi vederci attraverso!

Filtri fotografici Foto sopra: quella a destra è stata ottenuta usando il filtro polarizzatore. Solo in questo modo è stato possibile vedere attraverso il vetro.

filtri fotografici Foto sopra: qui la foto fatta con il polarizzatore è a sinistra. Grazie al polarizzatore è possibile vedere attraverso la superficie dell’acqua.

filtri fotografici Foto sopra: non solo superfici come vetri e acqua. Anche con superfici “normali” il polarizzatore può essere utilissimo.

Inizi a capire l’importanza di questo filtro? Per convincerti definitivamente voglio darti un consiglio per rendere perfetti i tuoi scatti con il filtro polarizzatore: assicurati sempre di tenere la reflex inclinata ad un angolo di 30°/40° rispetto alla superficie riflettente che stai inquadrando. In questo modo il filtro polarizzatore dà il meglio di se.

FILTRO UV: FILTRO FOTO PER PROTEZIONE

Filtri fotografici Il secondo filtro di cui ti voglio parlare aveva un’importanza notevole quando si usavano le pellicole, ma mantiene anche nel digitale la sua utilità protettiva: il filtro UV.

Chi non ha mai sentito parlare dei raggi UV (Ultra Violetti)? Questo filtro consiste in un vetro il cui scopo è quello di bloccare questi raggi, soprattutto in ambienti dove la loro presenza è massiccia e, di conseguenza, dannosa per le foto, come in montagna o al mare.

In questi ambienti, se non si monta il filtro UV e i raggi non vengono schermati, si rischia di ottenere foto con colori alterati, tendenti all’azzurro e opachi, specie se si scatta ancora con una fotocamera a pellicola. Ha una funzione tutto sommato simile alla crema per proteggere la nostra pelle dai raggi ultravioletti, solo che si applica davanti all’obiettivo (non pensarti di spalmare la crema solare sull’obiettivo della tua fotocamera...).

Con la diffusione del digitale la necessità protettiva a tutela delle pellicole è venuta un po’ meno in quanto filtri fotografici protettivi UV (Ultra Violetti) e IR (Infrarosso) vengono installati direttamente sul sensore digitale. Il suo utilizzo, attualmente, ha una funzione più pratica: la sua applicazione sugli obiettivi ora serve come semplice protezione fisica. Questo vuol dire che se sul tuo obiettivo applicassi il filtro UV, la prima lente dell’obiettivo sarebbe meno esposta a polvere, schizzi, vento

Insomma, sia che tu stia cercando un filtro che ti permetta di non influenzare i colori sulle tue immagini in determinate condizioni, sia che tu voglia semplicemente limitare i possibili danni in cui la lente del tuo obiettivo potrebbe incappare, il filtro UV fa al caso tuo.

FILTRO SKYLIGHT: COS’È E QUANDO VA USATO

Insieme al filtro UV viene spesso citato un altro filtro, simile nella forma ma differente nella sostanza, sempre molto importante per chi vuole assicurarsi foto perfette anche in condizioni non ottimali: stiamo parlando del filtro Skylight.

Questo filtro, dal punto di vista delle funzionalità, somiglia abbastanza al filtro UV: entrambi servono, ad esempio, per rimediare ad alcune dominanti che si possono verificare in determinate condizioni (il nome Skylight già ti da un’idea del suo scopo) o per proteggere la lente anteriore dell’obiettivo.

La differenza sostanziale tra i due filtri sta nel fatto che lo Skylight è dotato di una leggera gradazione rosa. Questa caratteristica non è affatto trascurabile perché permette di esaltare i colori, riscaldandoli e rendendoli di conseguenza piacevoli agli occhi dell’osservatore.

La dominante del filtro Skylight è comunque appena percettibile, pertanto se devi scegliere tra un UV e questo, io sarei propenso a puntare sullo Skylight.

FILTRO NEUTRO: È COME APPARE

Si può spiegare lo scopo di questo obiettivo usando pochissime parole, e partendo dal suo aspetto estetico con una foto: la colorazione di questo filtro è grigia e questo serve a limitare la luce, a filtrarla.

Volendo dilungarsi un po’ di più si può dire che il filtro neutro ha la stessa funzione degli occhiali da sole: va indossato (montato) quando i tuoi occhi (la tua reflex) hanno la necessità di essere schermati, protetti dalla luce diretta dal sole senza che  i colori vengano contraffatti.

Ecco la vera funzione del filtro neutro, quella che gli è valsa questo nome: grazie a questo filtro tutte le componenti della luce vengono filtrate allo stesso modo, impedendo la creazione di differenti livelli cromatici e dominanze.

Ma dal lato pratico in che contesti dovresti usarlo? Per fare delle foto come questa:

Esposizioni lunghe

Non trovi queste foto spettacolari? Un semplice filtro dal valore di qualche decina di Euro e puoi ottenere delle immagini incredibili, che nessun software di post-produzione ti permetterebbe di ottenere.

Se vuoi approfondire l’argomento sulle lunghe esposizioni posso suggerirti:

Non è consigliabile usare questo filtro in tutte le situazioni: quando ad esempio il soggetto che state fotografando si compone di parti che differiscono notevolmente tra loro per la quantità di luce, per ottenere l’esposizione migliore è preferibile utilizzare un filtro neutro graduale (o digradante). Stesso principio, ma costruito in modo differente.

DIGRADANTE SIGNIFICATO

Questo tipo di filtro è usato soprattutto da chi si dedica alla fotografia di paesaggi, poiché consente di eliminare le differenze di illuminazione tra le varie parti che compongono la scena.

Il filtro neutro digradante è formato da due parti in una: si tratta di una lastra (o vetro) che parte da una colorazione grigio neutro (esattamente come il filtro neutro classico del quale ho parlato prima) e sfuma fino a diventare completamente trasparente.

Filtro ND Perché è importante l’equilibrio della scena? Immagina di fotografare un paesaggio collinare: guardando nell’obiettivo ti rendi conto che esiste una grande differenza di luminosità tra il terreno e il cielo. Questo perché i due contesti, colpiti diversamente dalla luce, non possono essere illuminati allo stesso modo.

Puoi trascurare il problema sul momento, ed occupartene in seguito servendosi di un buon software ed effettuando degli scatti multipli, ma perché rimandare? Grazie al filtro neutro digradante hai modo di scattare la foto perfetta, senza dover ricorrere alla post produzione, risparmiando tempo e con un risultato sicuramente più preciso e realistico.

Come ho accennato puoi sfruttare la post-produzione facendo degli scatti multipli — una foto che espone correttamente il cielo e una per il terreno — unendoli tramite Photoshop, ma c’è il rischio di ottenere veramente delle schifezze, specie se tra le due foto ci sono stati degli elementi che si sono spostati o mossi (e ci vuole poco.. basta che ci sia un po’ di vento).

CONCLUSIONE ED APPROFONDIMENTI

Finisce qui la panoramica tra i filtri fotografici più diffusi e più utili. Dopo averli esaminati nel dettaglio ed aver scoperto quando è meglio utilizzarli e quando no, in quali situazioni e in quali condizioni di luce, spero che tu stia comprendendo un concetto fondamentale che sto cercando di portare avanti in ogni articolo che scrivo:

L'importanza della combinazione di fotocamera, accessori (filtri) e obiettivo.

Puoi trovare ulteriori argomentazione sul tema in questi articoli:

VUOI VEDERE QUANTO COSTANO I FILTRI? ECCO DOVE!

Se l’articolo ti è piaciuto o semplicemente pensi possa interessare a qualche tuo amico, condividilo senza problemi!

Ovviamente, per finire, se hai dubbi o hai qualche suggerimento da dare per integrare quanto letto in questo articolo, non farti problemi! Qui sotto trovi lo spazio per i commenti e per fare qualsiasi tipo di domanda! Non mancherò di risponderti.

Fotografare in digitale oppure usare una fotocamera analogica?

Meglio fotografare in digitale oppure utilizzare una macchina fotografica analogica? Quale tra i due sistemi è migliore e quale dei due ti fa "diventare fotografo"? Un dibattito senza fine questo.

Io ci aggiungo che ritengo si tratti di un dibattito senza senso.

Lo dico perché si va a paragonare due sistemi, uno molto diverso dall'altro nonostante entrambi facciano parte di un solo mondo: LA FOTOGRAFIA!

Un po' come paragonare se sia meglio mangiare frutta o verdura… Fanno entrambe bene e una non preclude l’altra.

Sinceramente non mi sono messo a scrivere queste righe per fare l'ennesimo articolo su quale dei due sistemi sia il migliore.

Non è il dibattito tecnico che voglio affrontare, ma quello concettuale.

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

CON LA FOTOCAMERA ANALOGICA DIVENTI UN FOTOGRAFO MIGLIORE!

Quando parlo con persone che, magari, sono nate e cresciute con la fotocamera analogica e sono state inglobate nell’avvento del digitale ad età avanzata, di solito il dibattito sulla fotografia ha il medesimo epilogo:

  • Solo con l’analogico si impara veramente a fotografare.
  • Con l'analogico non puoi fare errori perché non puoi intervenire sulle immagini in post-produzione.
  • Con l'analogico le foto sono più naturali perché non puoi intervenire in post-produzione.

Niente di più sbagliato. Voglio metterlo in chiaro fin da subito. Chi scattava con l'analogico in fase di sviluppo o stampa riusciva a correggere ben più di qualche errore.

Attraverso tempi di sviluppo un po' più lunghi rispetto al solito o nella gestione della stampa si riusciva a recuperare molto nelle immagini realizzate, come ad esempio gli errori di esposizione.

In fase di stampa - ovvero la fase che prevede la "nascita" della foto sulla carta vera e propria - le cose erano ancora più divertenti.

Mascherare delle aree per non schiarirle troppo, favorendone invece altre non mascherate, era una prassi quasi all’ordine del giorno.

Ansel Adams, maestro della fotografia “bianco & nero”, faceva un uso estremo di questa pratica nella realizzazione delle sue opere che - guarda caso - hanno fatto la storia.

A volte mi chiedo come l’avrebbe presa Ansel Adams se  ai suoi tempi gli avessero proposto software grafici come Adobe Photoshop, Adobe Lightroom o Affinity Photo

Secondo me avrebbe fatto i salti di gioia e oggi sarebbe un “guru di Photoshop” che vende migliaia di corsi su Udemy. :D

Ma tornando a noi… anche il crop, che spesso qualcuno si chiede se sia una prassi “corretta” da fare in fotografia, è una questione che non avrebbe nemmeno senso tirare in ballo.

Ai tempi della stampa, semplicemente ingrandendo l'immagine o utilizzando una carta con dimensioni più piccole, si riusciva a fare un crop!

FOTOGRAFARE IN DIGITALE O MANCANZA DEL DIGITALE?

C’era, quindi, nell’analogico qualcosa che “aiutava” ad essere migliori fotografi oppure no?

In realtà qualcosa di vero c’è… Ma non c'entra con “il modo di fare le foto” quanto piuttosto con un aspetto “tecnico” che portava irrimediabilmente a dover approcciarsi alla fotografia (in generale) in modo diverso: le limitazioni.

Le limitazioni erano un aspetto intrinseco della fotografia analogica, ma non in senso negativo. Era la tecnologia che in fondo mancava.

Quando la fotografia analogica regnava sovrana, e qui mi riferisco al periodo prima degli anni '90, i vari aiuti tecnologici che oggi troviamo anche nelle macchine fotografiche entry-level, mancavano totalmente perfino nelle ammiraglie.

Fotografare in digitale

Tuttavia, ad un certo punto, anche nell’analogico le cose sono pian piano cambiate. La Canon EOS 1N, al momento del lancio nel 1994, vantava la possibilità di effettuare esposizioni multiple.

Ma non solo due esposizioni come al solito; bensì fino a dieci esposizioni, tutte misurate in modo da non bruciare le zone della pellicola già esposte.

Eh sì! Una macchina piena di tecnologia se prendiamo in considerazione che aveva molte caratteristiche simili alle moderne digitali:

  • le performance dell'esposimetro erano molto simili al digitale,
  • la raffica era di tutto rispetto,
  • il numero e la sensibilità dei punti di messa a fuoco identici ai punti AF trovati nelle DSLR
  • la possibilità di fare bracketing come con il digitale… ma su una macchina a pellicola (analogica per l’appunto).

Come mai, allora, resiste questa idea diffusissima che l'analogico ti fa diventare un miglior fotografo?

Riflettendoci sopra ho trovato una risposta che, personalmente, ritengo la più valida tra le tutte: LA DIFFICOLTÀ DI VEDERE SUBITO IL RISULTATO

La mancanza di qualsiasi aiuto nella preparazione ed esecuzione dello scatto rendeva difficile anticipare quello che sarebbe accaduto durante e dopo lo scatto.

La Canon FTb, aveva un'esposimetro che indicava solo se la foto era sotto o sovra esposta, mentre quelli digitali ti dicono addirittura di quanto.

Il Live View è di grandissimo e immediato aiuto nella composizione e valutazione dello scatto, dando una rappresentazione molto fedele su come verrà la foto dopo lo scatto.

Con l'analogico si doveva anticipare quasi tutto: la messa a fuoco, soprattutto con soggetti in movimento, il bilanciamento del bianco attraverso appositi filtri.

Si doveva anticipare persino la luce disponibile o il tipo di fotografia/soggetto da fotografare, per scegliere la pellicola adatta.

Ecco, tutto questo era un lavoro di anticipazione, mentre con il digitale si può fare in post produzione, cioè dopo lo scatto.

Un altro aspetto trascurato da molti, era la scarsità delle ottiche disponibili al tempo.

Parliamo sempre dell'epoca ante '90. Precedentemente all'inizio del ventunesimo secolo, erano pochi i sistemi che potevano mettere a disposizione focali che partono dal fish-eye per arrivare al super tele da 800mm o 1200mm.

Per non parlare degli obiettivi zoom, soprattutto nella zona delle focali corte e normali, tipo il 24-70mm. Quelle esistenti avevano una qualità ottica a dir poco scandalosa.

Tutto questo non faceva altro che obbligare il fotografo a pensare bene prima di scegliere un'obiettivo e ragionare molto sull'inquadratura.

Quindi, tutte queste limitazioni obbligavano ad usare di più l’attrezzo che oggi viene utilizzato spesso solo per dare l'impulso al dito indice, a premere il pulsante di scatto: IL CERVELLO!

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

Fotografare in digitale

OK, MA A QUESTO PUNTO MI DIRAI

”hei d'accordo, hai parlato tanto per dar ragione a chi sostiene la supremazia dell'analogico nell'educazione fotografica!"

In una lettura superficiale ovviamente questo mio scritto non fa altro che confermare ed esaltare l’ego di chi ha sempre sostenuto questo.

Ma in realtà, con una lettura più attenta di quanto ho scritto, capiresti che alla fine le limitazioni dell’analogico - che indirettamente portavano i fotografi a diventare consapevoli della fotografia che facevano - sono aspetti che si possono adottare anche quanto ti approcci a fotografare in digitale.

Immagina ora di fare esattamente la stessa cosa con la tua reflex digitale.

L’ESERCIZIO ANALOGICO PER FOTOGRAFARE IN DIGITALE

Per un'anno intero vai a scattare solo con una focale, a tua scelta! Anzi, sono clemente e ti concedo tre focali.

  • 24m
  • 50mm
  • 200mm

Nota: anche se non hai esattamente queste focali non cogliere l’occasione per escluderti da questo esercizio. Prendi tre focali o fissa 3 focali sul tuo obiettivo zoom che si avvicinino a queste.

Per ogni uscita dovrai scegliere solo una focale da utilizzare, dovrai anticipare le condizioni di luce che potrai impostare e utilizzare solo una sensibilità ISO.

Per ogni uscita, infine, dovrai stabilire un numero limitato di scatti, diciamo 36.

Massimo 36 scatti al giorno, nelle uscite di più giorni, esattamente come se avessi un rullino di 36 pose nel corpo macchina.

Fotografare in digitale

Quindi, riepilogando, ecco un esercizio da fare da qui in avanti per un anno:

  • scegliere 3 focali ed usarne solo 1 ad ogni uscita;
  • ogni uscita usare 1 sola sensibilità ISO;
  • ogni uscita fare al massimo 36 foto (come si disponesse solo di un rullino).

Finiti i 365 giorni con il digitale-analogico andrai ad analizzare e confrontare i tuoi scatti con quelli precedenti.

Ti anticipo un verdetto: le fotografie realizzate nell'ultimo periodo saranno di gran lunga migliori di quelle che hai fatto in tutti gli anni precedenti.

E stranamente… non è stato merito dell’analogico ma solo di un “approccio” diverso alla fotografia.

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Olympus. Facciamo un'analisi sulla gamma prodotti

Ciao a tutti, scrivo questo articolo per andare ad analizzare la gamma dei prodotti di una delle più grandi case produttrici di apparecchiature fotografiche attualmente in commercio: Olympus.

Dichiarazione etica: non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te ma sostieni il progetto Tecnica Fotografica! Grazie!

PRIMA DI TUTTO, CHI È OLYMPUS?

Una beve storia di questo piccolo grande colosso

Olympus nasce nel 1919 in Giappone a Tokyo, come fabbrica specializzata nella produzione di apparecchiature ottiche, fotografiche e microscopi.

Come gli altri marchi del settore, nella sua storia Olympus si è sempre mantenuta al passo con i tempi. Ha dimostrato di essere in grado di includere nei propri prodotti grandi innovazioni tecnologiche che le hanno permesso di mantenere in maniera salda la sua fetta di mercato negli anni, fino ad oggi, adottando una filosofia di produzione rivoluzionaria che le ha permesso, nel tempo, di essere unica nel suo genere.

Quali sono le più importanti scelte che possiamo individuare nella sua storia? Beh, a mio avviso sono tre:

  • La prima, adottata sin dal 1959, è la miniaturizzazione dei componenti.
  • La seconda, adottata nel 2003, è la scelta di utilizzare nei propri prodotti digitali il sistema Micro QuattroTerzi.
  • La terza, adottata nel 2013, è l’abbandono della produzione del sistema reflex.

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CORPI IN MINIATURA, SENSORE 4/3 E SISTEMA MIRRORLESS: UN BUCO NELL’ACQUA O UN CAVALLO DI BATTAGLIA?

Le scelte giuste al momento giusto; Olympus nasce nel 1919…bla bla bla…

Avete avuto paura che vi facessi una noiosissima lezione di storia? Ed invece, fortunatamente per voi, non mi dilungherò oltre sulla storia di Olympus, raccontandovi di come questo marchio negli anni della seconda guerra mondiale abbia convertito la produzione da ottiche fotografiche a strumenti ottici per le armi o di come nel 1950 con la scoperta della fibra ottica abbia realizzato il primo strumento per fare le gastroscopie.

Questi cenni storici, tuttavia, mi sono serviti solo per evidenziarvi tre punti importanti:

  • 60 anni nella ricerca per diminuire le dimensione delle macchine;
  • 15 anni di produzione e miglioramenti attraverso il sistema Micro QuattroTerzi ;
  • 5 anni di completa focalizzazione della gamma di produzione su soli corpi mirrorless.

Risulta chiaro che Olympus non è un marchio che adotta scelte a livello “modaiolo”, ma che delle sue scelte e filosofie ne ha fatto un cavallo di battaglia, con ricerche decennali.

Queste scelte, che magari a una prima occhiata vi faranno spaventare, anche senza aver mai posseduto un’azione in borsa della Olympus Corporation, in realtà danno una grande idea di quanto una scelta, che a primo impatto sembra limitante, abbia dato a Olympus la possibilità non solo di difendersi da altri marchi, come Nikon e Canon, ma anche di farsi strada.

Ebbene sì, di farsi strada!

Basti pensare al fatto che, come dicevo prima, dal 2013 in Olympus hanno abbandonato il mondo reflex, mentre marchi come Nikon hanno sospeso la ricerca e messo da parte alcuni progetti relativi al mondo mirrorless. Canon vi si sta affacciando solo negli ultimi anni, ma con ancora tantissima strada da fare per raggiungere Olympus.

LA GAMMA DEI PRODOTTI OLYMPUS

Olympus

In questo articolo voglio provare a descrivere e fare chiarezza sui maggiori prodotti Olympus, su quale sia la suddivisione della gamma e sulle differenze tra i modelli e soprattutto, cerco di spiegare a quale tipologia di fotografo sono destinati questi oggetti.

Come detto prima, il mondo Olympus è un mondo mirrorless a 360° e possiamo suddividerlo in 3 grandi gruppi:

  • La serie OM-D
  • La serie PEN (a sua volta divisibile nella serie F e nella serie E-PL)
  • La serie Tought

LE OM-D

Dall’ammiraglia per i professionisti alla top performer per i foto amatori principianti, le OM-D sono la scelta giusta sia per il foto amatore principiante, con tanta motivazione ad imparare (è risaputo che il menù delle Olympus è particolarmente complesso per chi non mastica la fotografia) e sono adatte anche al professionista che sa quello che vuole senza sentirsi “nudo” se sulla macchina e sulla tracolla non c’è una scritta Canon o Nikon grossa come una casa.

Tutte le OM-D presentano un mirino con una risoluzione di 1024 x 786 px e live View, stabilizzatore in corpo macchina, display orientabile e touch screen e obiettivo intercambiabile.

I modelli attualmente in produzione sono:

  • EM1 Mark II - Volete il top che offre la casa? Eccolo, senza mezzi termini. Stabilizzatore a 5 assi in corpo, video 4K, raffiche a 18 fotogrammi al secondo (per 77 RAW) in poco più di 570 grammi (poco più di un pacco di pasta)…ah, dimenticavo, con batteria e scheda di memoria! >> LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA <<
  • EM5 Mark II - Il miglior compromesso tra dimensione (non che quelle della EM1 Mark II siano grandi), prezzo e prestazioni. Un tempo di esposizione che scende fino al 1/16000 di secondo (per farvi capire, mentre lo leggevate ne sono passati 24000 il che equivale a 1,5 sec.), stabilizzata e design retrò. Si difende dalla sorella maggiore senza battere ciglio in meno di 1000€ (solo corpo). >> LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA <<
  • EM10 Mark III - La sorella minore con delle belle sorprese. Qui si parla di foto, ma questa piccola grande macchina, da poco immessa sul mercato, si vanta di avere al suo interno, rispetto alle sorelle superiori, la possibilità di registrare video 4K a 30fps e una modalità 720p a 120 fps. >> LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA <<

PICCOLO È MENO EFFICACE?

No, ragazzi, non cadiamo nel banale e nelle battute da 100 lire! Questo non è assolutamente il modo corretto di affrontare l’argomento.

Qui le dimensioni non contano in termini di efficienza, ma contano tanto solo in termini di portabilità e, fidatevi, sono solo un vantaggio!

Proviamo a fare un confronto in tema di dimensioni con due colossi della fotografia.

Qui sotto possiamo vedere come l’ammiraglia della casa sia nettamente più compatta confrontata con altre due top di gamma:

Olympus

Proviamo, invece, a paragonare una medio gamma di casa Canon con una medio gamma delle OM-D.

Proviamo a non limitarci al corpo macchina, ma facciamo il confronto con un “assetto” che il foto amatore/professionista medio possiede o aspira, ovvero il classico 24-70mm f/2.8, il tuttofare luminoso che ti risulta utile nella maggior parte dei casi.

(Per la OM-D, che come sapete ha un sensore 4/3” e quindi un fattore di crop di x2, ho scelto il 12-40mm f/2.8 che nell’utilizzo ha una lunghezza focale equivalente di 24-80mm)

Olympus

Vogliamo fare anche un ultimo confronto? Entry level della serie OM-D con la corrispettiva pari prestazioni di casa Canon?

Ecco qui sotto il confronto tra la EM10 Mark III ed una Canon EOS 50D

Olympus

Le differenze sono minime, con la differenza che la EM10 Mark III è un prodotto già affermato sul mercato da anni e Canon ha aspettato il 2018 per mettere sul mercato una mirrorless degna di nota e di attenzioni.

OM-D STANDS FOR?

Le prime OM escono sul mercato nel 1972 e il loro obbiettivo era quello di riuscire a fare un prodotto compatto già all’epoca. Indovinate un po'?

Obbiettivo raggiunto: lanciarono sul mercato una macchina reflex 35mm con un peso e dimensioni inferiori del 35% rispetto al resto del mondo.

Il nome OM-D è l’acronimo di Olympus Maitani - Digital .

O: Olympus sapete già chi è…

M: Maitani Yoshihisa è stato per ben 40 anni il designer della Olympus. È lui che dobbiamo ringraziare se ancor oggi restiamo affascinati dallo stile inconfondibile delle Olympus perché i designer moderni non fanno altro che cercare di emulare i suoi 40 anni di successi.

D: Digital; quest'ultima lettera è stata aggiunta con l’avvento dell’era digitale.

(In origine la serie si doveva chiamare solo M ma la Leica fece una grandissima pressione affinché il nome da loro già utilizzato restasse un'esclusiva per le loro macchine).

LA SERIE PEN

La serie PEN è una serie che riconosce sempre come padre del design il signor Maitani.

Perché PEN? Perché, come dissero al momento del lancio i progettisti, la serie PEN avrebbe dovuto avere la portabilità di una Penna, in modo da essere sempre pronta in qualsiasi momento.

(Quando furono lanciate sul mercato per poter essere il più compatte possibili, le PEN usavano il mezzo formato, ovvero scattavano due foto in un fotogramma da 35mm e con un rullino si facevano 72 foto…il concetto di portabilità e compattezza stava già volando alto).

La serie PEN va presentata subito con una grandissima distinzione al suo interno.

  • La PEN-F:  Come ha scritto Alessio nella sua recensione la PEN-F è un prodotto a sé stante della serie. Un piccolo capolavoro, ma un grande mostro! Sostanzialmente è un progetto OM-D impiantato in un corpo PEN.

Hanno restaurato lo stile retrò delle vecchie PEN analogiche, con la tecnologia delle sorelle della gamma superiore.

Probabilmente la così alta portabilità è andata a discapito dell’ergonomia rendendo necessario, a chi ha le mani un po’ più grandi, l’acquisto del battery grip.

Intendiamoci, non lo reputo assolutamente un aspetto che possa rendere la macchina meno interessante di quello che già è.

Si aggiungono poi le sorelle minori che presentano un menù meno complesso e un design sempre retrò ma più particolare:

  • E-PL9 - L’ultima immessa sul mercato. Il menù è stato rivisto ed ottimizzato per il suo ottimo touch screen. La sua semplicità di utilizzo viene paragonata a quella di uno smartphone per i social. Il sistema Wi-Fi integrato permette di poter scambiare le foto dalla memory card allo smartphone senza dover passare dal computer e i suoi filtri integrati permettono di dare gli effetti desiderati senza passare da programmi di editing per applicare dei preset.
  • E-PL8 - Anche qui il Wi-Fi integrato e la possibilità di esportare ciò che è sulla memory card direttamente sui social ne fanno la caratteristica più fondamentale per questo modello.
  • E-PL7 - Il primo prezzo di casa Olympus per avere una mirrorless (anche questa con Wi-Fi integrato) con ottiche intercambiabili.

Una pecca, a mio gusto, che ho trovato nella serie PEN (ovviamente modello F escluso), è l’assenza di un mirino, con l'obbligo di scattare in Live View.

Un design sempre retrò completa la scena di questa serie. Forse l’impostazione delle pubblicità di Olympus crea un’immagine stereotipata che dà l’idea che la serie PEN sia dedicata ad un pubblico femminile (probabilmente anche per via delle colorazioni presenti oltre al classico nero/alluminio), ma sono adatte a tutti ovviamente.

LA SERIE PEN A CHI È DEDICATA?

Olympus

La serie PEN è dedicata a tutti coloro che hanno voglia di avere con sé una macchina mirrorless dall'altissima portabilità, che non sia una macchinetta giocattolo o un triste compromesso tra una mirrorless e una “compattina”.

La possibilità di avere ottiche intercambiabili le rende molto versatili e un ottimo punto di partenza a chi si vuole avvicinare alla fotografia.

La ricchezza di funzioni creative e di preset in camera le rendono adatte ad ogni fotografo che cerchi la massima portabilità.

Parliamoci chiaro, non sono (tranne forse la PEN-F) in grado di essere professionali, però non tutti scattano per professione giusto?

LA SERIE THOUGHT

Action Cam è sempre sinonimo di GoPro ?

No, non per forza. Anche qui Olympus si difende con tre modelli che hanno delle caratteristiche molto interessanti sia per chi cerca una compatta che sia pronta ad ogni condizione, sia per chi cerca una action cam performante.

  • TG-4 - Una compatta che ha uno zoom equivalente a 25-100 mm in full-frame, un ottimo schermo posteriore e una serie di scene e modalità di cui mi sembra doveroso elencare: la modalità Live composite, il focus stacking, il focus bracketing, una modalità macro che diminuisce la distanza minima di messa a fuoco a 1 cm , Wi-Fi, GPS, impermeabilità fino a 15m e la possibilità di scattare in RAW.
  • TG-5 - Wi-Fi, GPS e ovviamente tutto ciò che è già stato elencato nella sorella minore non mancano nemmeno qui, ma si aggiunge una grande capacità in più, ovvero i video in 4K e lo slow motion in Full HD a 120fps. Per questo modello Olympus ha brevettato un sistema di resistenza agli urti per impatti da oltre due metri di caduta, un’impermeabilità a 15m e non batte ciglio fino a -10°C .
  • TG-Tracker - Oltre non si può andare…ma spingersi oltre i 30 metri di profondità senza necessità di custodie aggiuntive non è poco. Lente ultra grandangolare, video 4K e stabilizzatore di immagine in 5assi in un solo piccolo corpo, una luce LED ad alte prestazioni per illuminare in caso di scarsa luminosità e una funzione di timelapse integrata rendono questa la più estrema delle action cam della Olympus.

PERCHÉ SCEGLIERE OLYMPUS?

La compatibilità delle lenti nel mondo Olympus quanto mi deve preoccupare?

Sappiamo tutti che, con l’acquisto del corpo macchina non stiamo facendo il passo più grande, ma è la qualità delle lenti che ci andremo ad innestare che farà la reale differenza sul risultato che otterremo.

Beh... anche qui Olympus ne esce vincitrice, avendo adottato come sistema di innesto un sistema universale tra tutte le macchine in produzione.

Questo vuol dire che potremo andare a montare la miglior ottica a livello di qualità e prestazioni, anche nel corpo più entry-level della gamma sopra elencata.

Essendo un sistema di innesto brevettato e adottato anche da altri marchi non solo abbiamo l’imbarazzo della scelta tra i prodotti Olympus e le ottiche prodotte da marchi di concorrenza come Samyang e Sigma, ma possiamo pensare anche di utilizzare tutte le ottiche prodotte da Panasonic (alcune anche in collaborazione con Leica) che funzionano perfettamente con il mondo Olympus e viceversa.

A CHI È DESTINATO IL PRODOTTO OLYMPUS?

Talvolta parlando con amici o leggendo discussioni online questo marchio, del tutto degno di grande rispetto, viene spesso considerato come una seconda scelta ma non è così.

I prodotti di questo marchio sono la scelta ottimale per:

  • Chiunque voglia avvicinarsi al mondo della fotografia iniziando l’approccio con un prodotto tecnologicamente più avanzato, ovvero il sistema mirrorless;
  • Chi decide di cambiare e rinnovare la propria attrezzatura ma non è legato ad un parco ottiche già esistente e lo vuole creare andando verso un marchio che offre una copertura completa a livello di corpi e ottiche;
  • Chi possiede già l’apparecchiatura professionale ed è troppo spesso colto dalla pigrizia di scattare o addirittura di portarsi dietro la macchina perché ingombrante e scomoda ed ha quindi deciso di rinnovarsi pensando a un prodotto più compatto e leggero.
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