Utilità

Battery Grip ed Accessori

Puntata dedicata agli accessori! Tutto parte dal Battery Grip per poi spaziare a quelli che, secondo me, sono gli accessori ideali per chi inizia a fotografare, il tutto senza farsi prendere dalla sindrome del "questo sicuramente mi potrà servire". :D

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 Photo by  Jakob Owens  on  Unsplash

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ELENCO DEGLI ACCESSORI CHE RITENGO FONDAMENTALI

  • Treppiede
  • Intervallometro
  • Filtri protettivi
  • Filtro polarizzatore
  • Filtro neutro (extra)

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I sistemi autofocus

Come funziona l'autofocus delle fotocamere? Perché ci sono fotocamere che reagiscono meglio alla messa a fuoco dei soggetti ed altre che invece "tentennano".

Ecco una semplice analisi dei sistemi di messa a fuoco attualmente disponibili nelle nostre fotocamere.

Non è una spiegazione tecnica, quindi se sei un tecnico non essere troppo fiscale se non sono preciso al 100%. ciao!

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 Photo by  ShareGrid  on  Unsplash

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Quali software oltre a Photoshop?

Quali software offre il mercato oltre ai più blasonati Lightroom e Photoshop? Ecco in questa mia rubrica di quasi mezz'ora una panoramica sui software che hanno attirato di più la mia attenzione!

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LISTA DI SOFTWARE ALTERNATIVI

 Photo by  João Silas  on  Unsplash

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I software citati (clicca sopra per andare direttamente al loro sito):

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La funzione Auto ISO

Oggi dal mio studio "plurivitaminico e molto alcolico" vi parlo della funzione Auto ISO e del perché può veramente salvarti il "c.....o" in determinate situazioni, nonostante per molti fotografi sia vista come un'ennesima funzionalità che limita la bravura del fotografo.

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DI COSA SI TRATTA?

È una funzionalità presente nelle nostre fotocamere moderne che va in pratica ad aggiungersi alle altre priorità conosciute:

  • Priorità di Diaframma
  • Priorità di Tempo

La funzione Auto ISO in pratica ti da modo di lasciare alla fotocamera la scelta della sensibilità ISO da impostare.

MA È COME SCATTARE IN AUTOMATICO?

Tanti fotografi “snobbano” questa funzionalità degli “auto ISO” perché pensano che così alla fine è come scattare in automatico, ma si sbagliano.

La funzione Auto ISO interviene solo quando è necessario per evitare che tu ottenga una foto sottoesposta garantendoti allo stesso tempo il rispetto di un tempo di sicurezza idoneo.

COME FUNZIONA

Se la tua fotocamera è provvista della funzionalità “AUTO ISO” hai modo di impostare tre parametri:

  • Sensibilità ISO minima da usare.
  • Sensibilità ISO massima da usare.
  • Tempo di scatto lento limite da usare.

In pratica tu dici alla fotocamera quali sono i parametri di base da tenere in considerazione quando imposti “AUTO ISO” nel parametro della sensibilità.

Se per ipotesi tu imposti:

  • ISO minimi 100
  • ISO massimi 3200
  • Tempo di scatto 1/100

La fotocamera coni parametri qui sopra impostati cercherà sempre di usare la sensibilità ISO più bassa.

Se le condizioni luminose non lo permettono allora rallenterà il tempo di scatto fino a 1/100.

Se ancora non è sufficiente per ottenere l’immagine correttamente esposta, comincerà ad alzare la sensibilità ISO.

SE SCATTI IN PRIORITÀ DI TEMPO

Tu regoli il tempo di scatto (ipotizziamo 1/300° di secondo) e la fotocamera si preoccupa di impostare il diaframma.

Se le condizioni luminose non sono idonee, la fotocamera apre il diaframma fino all’apertura massima consentita.

Se ancora non è sufficiente e hai impostato la funzione AUTO ISO allora comincerà ad aumentare la sensibilità ISO fino a quando non ottiene un’immagine correttamente esposta (nel limite dei 3200 ISO massimi come limite impostato).

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SE SCATTI IN PRIORITÀ DI DIAFRAMMA

Tu regoli il diaframma (ipotizziamo f/4) e la fotocamera si preoccupa di impostare il tempo di scatto.

Se le condizioni luminose non sono idonee, la fotocamera comincia a rallentare il tempo di scatto fino a quando - se hai impostato la funzione AUTO ISO - non ottiene un’immagine correttamente esposta (nel limite del 1/100 impostato). 

Se ancora non è sufficiente allora comincerà ad aumentare la sensibilità ISO fino a quando non ottiene un’immagine correttamente esposta (nel limite dei 3200 ISO massimi come limite impostato).

CONCLUSIONI

La funzione Auto ISO ti può veramente salvare in molte situazioni difficili. 

Non è nemmeno complessa da attivare/disattivare visto che la voce “auto ISO” sarà disponibile contestualmente ai valori ISO da impostare manualmente.

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Pensare al risultato o alla foto?

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Questa domanda sul pensare al "risultato" mi è stata fatta da Mauro Girardo tramite Telegram e se apparentemente può sembrare “niente di importante” in realtà dietro questo tipo di valutazioni ho visto emergere delle discussioni spesso molto importanti e vivaci. Ti ho detto che Mauro mi ha fatto la domanda tramite Telegram, quindi perché non mi fai anche tu una domanda se hai qualche dubbio?

Mi mandi un messaggio o audio-messaggio con il tuo dubbio, quesito o chiarimento da risolvere ed io cercherò di darti una risposta, in diretta nei miei PodCast.

Mi trovi su Telegram cercando https://te.me/alessiofurlan

MA VENIAMO ALLA RISPOSTA

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In sostanza il dubbio da chiarire è se, quando vado a fotografare, devo adottare delle determinate scelte stilistiche in base a come penso di andar ad utilizzare le immagini.

Attenzione che non va confuso per “la finalità d’uso della foto” perché quella “si” che va affrontata con attenzione!

Se devo fotografare dei prodotti da mettere in un catalogo devo ovviamente scegliere un determinato stile di illuminazione, inquadratura e tutto quello che ci va dietro.

Se però fotografo un matrimonio o faccio un reportage non posso affrontare la fotografia dello stesso metodo che ho usato nella fotografia dei prodotti da catalogo, perché la finalità delle foto è diversa.

Idem se devo fotografare gli interni architettonici di un edificio e via dicendo.

SI PENSA O NO AL RISULTATO?

Non ho la bacchetta magica o la conoscenza assoluta, pertanto quello che ti dico ora è risultato della mia esperienza poi confermata confrontandomi con altri colleghi e fotografi “un pò più affermati di me”.

Il concetto è questo:

devi affrontare la fotografia basandoti sul formato fotografico che stai utilizzando in quel momento e non sul formato finale dove verrà utilizzata.

  • Usi una FullFrame o APS, quindi fotocamera con il formato 3:2? Realizzi la tua immagine sulla base di quel formato.
  • Usi una Medio-formato con formato quadrato? Realizzi la tua immagine sulla base di quel formato.
  • Usi una Micro 4/3? Realizzi la tua immagine sulla base di quel formato.

Tutto il resto sono chiacchiere da bar.

RENATO D’AGOSTIN

renatodagostin
renatodagostin

Qualche anno fa ho partecipato ad un WP con Renato D’Agostin (che se non sai di chi si tratta non è bene e ti consiglio di fare un giro sul suo curriculum visto che le sue foto sono finite in varie mostre in giro per il mondo e vende stampe da migliaia di euro) e mentre parlava di come realizzava i suoi libri fotografici è saltata fuori proprio questa domanda.

Scatti pensando a “dove” finiranno le tue foto (stampa con base lato lungo o su libri con base lato corto) ?.

La sua risposta è stata quasi “lapidaria”, ovvero adatta successivamente la foto in base al supporto. Il che significa che la taglia/adatta in base alle necessità.

L’unica cosa su cui poteva giocare stava nel fatto che su un libro poteva decidere di mettere la foto con lato lungo in verticale oppure sfruttare le due pagine per avere il lato lungo in orizzontale.

A conferma di quanto affermava ha mostrato una stampa di grandi dimensioni presente nella sua mostra (che si teneva contestualmente al workshop) dove c’era un’immagine specifica che aveva un taglio diverso rispetto alla stessa foto presente nel libro.

Proprio con questo esempio ci diceva che nel caso specifico ha dovuto adattare la foto in base alle dimensioni del supporto, visto che era vincolante.

CONCLUSIONI

Insomma il concetto è sostanzialmente questo:

  • tu non devi farti “vincolare” nella realizzazione dello scatto pensando al tipo di “supporto” nel quale andrai a mettere la foto. Che sia un quadro, un libro o la pubblicazione sui social network (sai vero che anche i social hanno dei loro formati specifici, Twitter per le immagini usa un formato diverso da Facebook o da Instagram ecc…);
  • tu devi realizzare le foto sulla base del formato, cercando di ottenere quello che vuoi trasmettere con l’immagine. Il “come adattare” la foto al tipo di supporto nel quale verrà presentata è una questione che risolverai successivamente. Perché non è un aspetto vincolante.

Siamo arrivati alla fine del podcast, ti chiedo di lasciare un commento ed una recensione su questa puntata su iTunes (se usi l’iPhone) oppure un commento/recensione sull’applicazione che usi per ascoltare le mie puntate.

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I PRODUTTORI DI QUESTA PUNTATA

  • Alfredo Guerra
  • Davide Merighi
  • Demetrio Bacaro
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Come valutare un lavoro fotografico

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Oggi parlo di un tema buono per i professionisti o chi si sta addentrando in questo mondo che è la fotografia, ovvero come si valuta un lavoro fotografico. Spesso nei gruppi compare la domanda “come faccio a diventare fotografo?” e a seguire si vedono delle risposte assurde, nel 99% dei casi - e non sparo numeri a caso - sono inviti a lasciar perdere questa attività ed onestamente non riesco minimamente a digerire la motivazione di queste affermazioni.

La principale motivazione che viene tirata in ballo sta nel fatto che “è un settore dove non si vive” oppure “c’è una concorrenza sleale assurda dove tutti ribassano i prezzi”. La cosa strana si evidenzia quando chi fa queste affermazioni è una persona che non fa il fotografo di professione, che non ha mai aperto una P.IVA e lavorato come fotografo professionista.

Io ti chiedo di non ascoltare queste voci e di leggere attentamente questi due punti che ti elenco:

  1. Se una persona non ha avuto successo non vuol dire che “anche tu” non avrai successo. A volte penso sia un modo per sentirsi a posto con la propria coscienza, ovvero cercare di infrangere i sogni altrui perché io non sono stato in grado di trovare il coraggio per inseguire i miei. Boh.. non lo so.
  2. La maggiorate dei professionisti che non hanno successo nella loro attività fotografica scaricano la colpa sugli altri (colpa del concorrente che fa i prezzi più bassi, delle persone che fanno lavori in nero, del cugino dello sposo che si sente i grado di fare il fotografo, del fatto che piove governo ladro).

Maccheppalle!

Non ho mai trovato invece nessuna di queste persone fare autocritica e prendere atto di queste cose:

  • Che non si è mai preoccupata fino ad ora di studiare il mercato.
  • Che non si è mai impegnata seriamente a capire come sono cambiate le esigenze dei propri potenziali clienti.
  • Di capire come evitare i lavori inutili concentrandosi invece su quelli con del potenziale intrinseco (indipendentemente dal fatto che siano lavori pagati o meno).

Ed è proprio da questo ultimo punto che voglio fare un’analisi in questo PodCast.

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LE TRE DOMANDE

Ecco un modo rapido per capire se un lavoro vale la pena di essere preso o meno.

Devi rispondere “si” o “no” a queste tre domande:

  • Mi piace la persona (o azienda) che commissiona il progetto?
  • Questo lavoro fotografico mi darà del materiale inedito per il mio portfolio?
  • Questo lavoro fotografico è finanziariamente strategico?

Se si risponde “si” o “no” a tutte e tre le domande la questione è semplice e non merita tante valutazioni.

Ma la cosa diventa un pelo più complicata quando si mescolano risposte positive con le negative.

Cominciamo dal primo punto.

MI PIACE LA PERSONA (O L'AZIENDA)?

Il fatto di apprezzare o meno - a pelle - la persona o l'azienda che ti fa la proposta non è una strategia sempre corretta da adottare per decidere se fare un lavoro o meno.

Spesso infatti ti capiterà di accettare un lavoro solo perché magari ti sta simpatica la persona, oppure perché è una tua amica/conoscente o amico dell’amico.

Ma allora come fare? Ecco degli esempi

ESEMPIO #1

Ti capita una proposta da una persona/azienda che ti piace davvero e puoi anche vedere in questa proposto un possibile “lavoro continuativo” nel tempo.

Messa così avresti la tendenza a voler accettare il lavoro. Lo farebbero tutti, non è un “tuo difetto”.

Ma cosa succede quando ti trovi diffrante a delle richieste fatte da realtà che non ti porteranno mai un guadagno, nemmeno in futuro? Come lavorare con un ente di beneficenza?

A tutti prima o dopo capiterà una situazione simile. Non sarà magari un ente di beneficienza, ma potrebbe essere un’associazione senza scopo di lucro e via dicendo.

Arriva un ente di beneficenza e chiede i tuoi servizi ma:

  • Non ti pagano le immagini o servizio,
  • Non vai a realizzare qualcosa che useresti nel tuo portafoglio.

Questa decisione è difficile.

Ti ritrovi praticamente 2 risposte negative e 1 positiva. In questi casi sei tu che devi decidere.

IL MIO CONSIGLIO È

  • Se fare questo lavoro “gratuito” ti porta vai tempo dalla famiglia oppure rischia di portarti via del tempo che puoi dedicare a altri lavori “retribuiti” allora devi rifiutare.
  • No dovrai sentirti in colpa perché ci saranno sempre associazioni caritatevoli che hanno bisogno del tuo aiuto e quando avrai del tempo libero troverai velocemente il modo di dare un mano anche tu a queste realtà.
  • Potresti cogliere l’occasione per inviare il tuo collaboratore, uno stagista che vuole imparare il mestiere, oppure potresti suggerire un altro fotografo.

ESEMPIO #2

Una persona (modella o modello magari) ti chiede un servizio fotografico proponendoti l’accorto TFP o TFCD (Time For Print, Time For CD).

Questo accordo prevede di solito il fatto che tu fornisci la competenza e fai il servizio fotografico fornendo le foto finite alla modella e lei in cambio ti autorizza ad usare le immagini per le tue necessità che ritieni più opportune (di solito non per fini commerciali ma dipende…).

In questo scenario ci ritroviamo che:

  • sicuramente non è un progetto “finanziariamente sostenibile”. Quindi risposta negativa.
  • è tuttavia sicuramente valido per rinnovare il tuo portfolio fotografico. Quindi risposta positiva.

CHE SI FA IN QUESTO CASO?

Diciamo che se la modella/o non ti piace (professionalmente parlando) allora si declina al volo senza pensarci due volte.

  • Ti fa perdere tempo
  • Ti ruba tempo ad altre iniziative.

MA SE INVECE VIENI PAGATO?

Messa così sicuramente penserai “beh… prendo il lavoro in questo caso”. Ma fermati un attimo a fare un’analisi perché sono proprio questi casi che di solito fanno maggiori danni.

In questi casi devi tenere in considerazione che di solito non vi viene concessa la possibilità di utilizzare le immagini per il tuo portfolio, pertanto la decisione si basa ancora una sull’esito della prima domanda:

Questo cliente non ti convince? Secondo te è eccessivamente pignolo o ha una scarsa stima del “lavoro del fotografo”? (Credimi… ci sono clienti che credono che il lavoro del fotografo sia una cosa che possono fare tutti con una fotocamera ma si affidano a te perché non hanno voglia/tempo di gestirla loro o non hanno trovato un amico/cugino disponibile co ala sua fotocamera in un dato giorno).

  • A questo punto perché lavorare con una persona o un'azienda che non ti piace o rispetta?
  • Perché prendersi un impegno chi finirà per divorare il tuo tempo, facendoti stressare o togliendoti tempo per altri lavori o tempo per stare con la tua famiglia.

CONCLUSIONI

So che non è così semplice come sembra. Ci sono molte variabili coinvolte, ma queste tre semplici domande dovrebbero essere una base quando sei bloccato decidere se si dovrebbe accettare il lavoro.

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Filtro ND. Analisi completa

Ma quanto è neutro un FILTRO ND nella fotografia? Iniziare un articolo con questa domanda è una provocazione oppure c’è una verità di fondo che sfugge anche ai fotografi un po’ più esperti? In questo articolo voglio fare un’analisi più approfondita sui filtri neutri visto che sono un accessorio molto utile ed interessante per chi fa fotografia.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

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COSA SONO I FILTRI

Filtro ND
Filtro ND

Prima di iniziare, è meglio capire cosa sono i filtri.

Vengono definiti filtri nella fotografia, tutti gli oggetti posizionati davanti all’obiettivo della macchina fotografica attraverso i quali viene modificata la quantità, qualità e colore della luce che va a colpire il sensore.

Questi possono essere avvitati alla filettatura predisposta per i filtri, attraverso gli Holder per i filtri a lastra o semplicemente tenendo il filtro in mano e posizionandolo davanti alla lente frontale.

Certi obiettivi particolari sono già predisposti o richiedono di montare i filtri sul retro dell’obiettivo!

Ad esempio un particolare filtro ND 65000 che toglie ben 16 stop di luce, da montare sul retro dell’obiettivo attraverso una modifica non distruttiva dell’attacco, prodotto dalla azienda statunitense Aurora Aperture.

Una lastra di vetro colorato, il fondo di un bicchiere, un pezzo di carta, una foglia, tutti questi oggetti possono agire da filtro per la luce e per ottenere effetti particolari.

In questo articolo però, vorrei soffermarmi su una tipologia di filtri molto utile ma anche molto in voga in questo periodo. Il FILTRO ND (Densità Neutra).

TIPI DI FILTRO ND

Come tutti gli altri filtri, anche gli ND si dividono in più categorie. Le prime due dividono i filtri in base al loro comportamento.

  • Filtri ND riflettivi,
  • Filtri ND assorbenti,

I FILTRI ND RIFLETTIVI

I filtri ND riflettivi come lo dice il nome, riflettono la luce, riducendo in questo modo, la quantità che raggiunge il sensore.

Sono costruiti sempre con il vetro, ma la differenza sta nel fatto che questi hanno un lato coperto da un finissimo strato metallico che appunto, riflette gran parte della luce.

Di solito viene utilizzato acciaio inconel che ha la qualità di essere neutro per un larghissimo spettro di lunghezze d’onda.

Lo svantaggio di questi filtri sta nel fatto che il rivestimento tende a ossidarsi nel tempo riducendo cosi la qualità immagine.

Questa tipologia di filtri poi trovarla in ambito astronomico, magari per studi rivolti all’analisi del sole attraverso l’uso di telescopi dedicati.

I FILTRI ND ASSORBENTI

I filtri ND assorbenti, al contrario dei filtri riflettivi, assorbono la luce.

Questi filtri sono caratterizzati da una colorazione scura, più o meno intensa a seconda della loro capacità di bloccare la luce.

L’applicazione di questa colorazione scura (nera) avviene attraverso un processo fisico-chimico.

Nel mondo della fotografia vengono prediletti i filtri ND assorbenti in quanto hanno un costo di produzione minore e resistono meglio alle intemperie.

Per questo motivo continuerò a parlare soltanto di questa tipologia: i filtri ND assorbenti.

COSA SONO I FILTRI ND (NEUTRAL DENSITY)?

Filtro ND
Filtro ND

Effettivamente i filtri ND non sono altro che pezzi di vetro annerito o resina ottica sempre di colorazione scura, da posizionare davanti all’obiettivo.

Questi, riducendo l’intensità della luce che arriva al sensore, permettono di allungare i tempi di esposizione per ottenere effetti particolarmente interessanti nella fotografia di paesaggio soprattutto, ma non solo.

Funzionano un po come i tuoi occhiali da sole.

Sono chiamati filtri a densità neutra non per la densità fisica del materiale ma perché riducono in uguale misura, tutte le lunghezze d’onda della luce che arriva al sensore, quindi la riproduzione dei colori rimane intonsa (invariata). Almeno in teoria!

Le tipologie più diffuse sul mercato sono (per quanto riguarda il formato):

  • i filtri circolari,
  • i filtri a lastra,

Mentre per quanto riguarda le caratteristiche utili per la composizione fotografica sono:

  • i filtri ND (Densità neutra)
  • i filtro GND (Densità neutra digradante)
  • i filtri VND (Densità neutra variabile)

LA FORMA DEL FILTRO ND

Ci sono i filtri a lastra, pezzi squadrati di vetro che hanno bisogno di un supporto chiamato Holder per tenerli attaccati davanti alla lente frontale dell’obiettivo e poi ci sono i molto più diffusi filtri circolari dotati di una cornice spesso in metallo, filettata per poter essere avvitati sul obiettivo.

FILTRO ND CIRCOLARE

Per quanto riguarda le dimensioni, i filtri circolari hanno le dimensioni più svariate partendo dai 39mm di diametro e arrivando fino a 100mm.

Il vantaggio di questi filtri è che puoi prenderne uno di “grande” ed adattarlo ad obiettivi più piccoli senza tanti problemi, sfruttando gli anelli di riduzione.

Ovviamente c’è un limite a tutto: se metti un filtro da 77mm su un obiettivo con attacco filtro da 49mm attraverso l’uso degli adattatori, alla fine ti ritrovi della vignettatura nello scatto finale.

Questo succede perché la serie di anelli adattatori fungono da “cono/parluce” davanti all’obiettivo stesso.

FILTRO ND A LASTRA

I filtri a lastra invece, si trovano in lastre da 80mm, 100mm, 150mm, 165mm, 185mm e rarissimi 200mm.

Questi non hanno vincoli particolari, infatti un filtro da 100mm può essere utilizzato senza problemi anche su un obiettivo con attacco filtro da 49mm.

Basta solo avere l’adattatore corretto per l’polder.

TIPI DI FILTRO ND

Ora vediamo la tipologia e comportamento dei filtri ND.

Ci sono:

  • Filtro ND standard (ND)
  • Filtro ND graduati (GND)
  • Filtro ND variabili (VND)

I FILTRI ND STANDARD

I filtri ND standard, semplicemente chiamati ND, sono di colore scuro uniforme su tutta la superficie.

Tu devi solo scegliere la tipologia di “densità” (ovvero quanto scuri li vuoi).

Questi assorbono la luce su tutto il fotogramma, si trovano sia a lastra che circolari e puoi sovrapporli uno con l’altro.

I FILTRI ND GRADUATI

Filtro ND
Filtro ND

I filtri ND graduati sono filtri che presentano solo metà della superficie scura, l’altra metà essendo priva di colorazione, si presenta come un semplice pezzo di vetro.

Tra la zona scura e quella totalmente trasparente la fusione può essere più o meno netta, infatti esistono per questo varie tipologie di filtro GND.

Questa loro particolarità li rende molto utili nella fotografia paesaggistica, quando si cerca di catturare l’intera gamma dinamica di una scena, in un singolo scatto.

Solitamente questa tipologia di filtri viene impiegata per scurire la zona più chiara dell’inquadratura, come per esempio il cielo.

I filtri ND graduati si suddividono nelle stesse categorie dei filtri ND standard per quanto riguarda la forma. Variano però in base alla tipologia di “transizione” di cui hai bisogno: per questo ci sono i filtri con l’area di transizione sfumata, e quelli con la zona di transizione netta.

FILTRI GND A TRANSIZIONE NETTA

In base al paesaggio da fotografare si può scegliere uno dei due tipi.

Ad esempio per un paesaggio marino, con l’orizzonte dritto e pulito, puoi usare un filtro graduato netto, dove la transizione e brusca senza una parte sfumata.

FILTRI GND A TRANSIZIONE SFUMATA

Al contrario, un paesaggio collinare, o con una linea dell’orizzonte irregolare, impone l’utilizzo dei filtri ND graduati sfumati.

FILTRI NEUTRI A DENSITÀ VARIABILE (VND)

Questa tipologia di filtri si trovano soltanto nel formato circolare da avvitare alla lente frontale.

Questa particolare tipologia di filtro per sua natura non può essere prodotta nel formato a lastra in quanto, per ottenere un grado superiore di densità, sono composti da due vetri che ruotano uno sull’altro.

Il funzionamento di questa tipologia di filtri è simile al comportamento di due filtri polarizzatori sovrapposti.

Non a caso una “tecnica” per crearsi un filtro ND Variabile “casereccio” è proprio quello di sfruttare due obiettivi Polarizzatori da posizionare uno davanti all’altro.

I filtri ND variabili per quanto siano comodi e convenienti sono poco diffusi.

La colpa della poca diffusione sta nel fatto che la maggior parte di questi filtri creano un’orrendo difetto nelle immagini quando si supera una certa soglia di densità.

Nell’immagine comparirà una specie di vignettatura centrale a forma di croce che renderà l’immagine inutilizzabile o, in altri casi, presentano una “non uniformità” nello smorzamento della luminosità.

 I MARCHI PIÙ CONOSCIUTI

Filtro ND
Filtro ND

A questo punto sicuramente ti chiederai: “Ok, ho capito che tipo e dimensione di filtro mi serve, ma cosa scegliere tra tutti i marchi presenti sul mercato?”

Una domanda legittima che ogni fotografo si è fatto almeno una volta nella carriera, me compreso.

E visto che ho avuto la fortuna di provarne un po’, ho fatto un piccolo elenco che potrebbe esserti d’aiuto.

  • NISI
  • TIFFEN
  • B+W
  • LEE
  • FORMATT – HITECH
  • HOYA
  • HAIDA

Tutti queste marche sono piuttosto buone. Però questo non basta.

Filtro ND
Filtro ND

SCEGLIERE LA DENSITÀ GIUSTA PER TE

Oltre a capire che dimensione e tipo di filtro ti può servire, dovresti ragionare anche alla densità che ti può tornare utile.

Avere un set con tutte le densità non è impossibile ma questo significa che impazzirai nel trovare la combinazione adatta allo scopo.

Infatti i filtri ND possono essere anche “sovrapposti” per sommarne le proprietà.

FILTRI ND A RIDOTTA DENSITÀ

Alcune densità lasciano passare più luce consentendoti di usare tempi di esposizione più brevi, pari a qualche centesimo di secondo.

Questi sono molto amati dai ritrattisti che devono usare aperture molto ampie che richiedono molto spesso tempi di esposizione sopra 1/8000s.

FILTRI ND AD ELEVATA DENSITÀ

Infine, quelli più scuri, tipo ND1000 sono molto amati dai paesaggisti perché possono arrivare a fare esposizioni lunghe sopra i 60 secondi anche in pieno giorno.

QUALE SCEGLIERE

I produttori dei filtri, non se per masochismo o per semplice voglia di rendere sempre le cose più complesse di quelle che sono, non adottano tutti lo stesso “standard” per indicare il grado di densità.

Per questo motivo ti riporto una tabella - che fa parte dei contenuti del manuale dedicato sulle Esposizioni Lunghe con filtri neutri - che ti può tornare utile a capire come i filtri neutri determinano i tempi da utilizzare:

Filtro ND
Filtro ND

COME E QUANDO USARE I FILTRI ND?

Filtro ND
Filtro ND

Potrebbe sembrare una domanda scontata e di facile risposta, ma anche con i filtri ND ci sono delle linee guida da seguire.

Esempio: l’utilizzo dei filtri con sorgenti di luce posizionate ad angoli molto acuti rispetto al piano della fotocamera.

In questo caso, i filtri che in pratica sono un pezzo di vetro in più d’avanti all’obiettivo, potrebbero creare dei difetti come riflessi indesiderati, pesanti flare o aberrazioni cromatiche.

Nel caso dei filtri ND il più grande problema e rappresentato dai riflessi.

Per questo motivo io ti raccomando di cercare sempre i filtri che riportano la dicitura COATED: cioè hanno un rivestimento anti riflesso.

Certo, sono consapevole che questi filtri costano di più e magari il tuo budget non e all’altezza pertanto ecco una soluzione: in questi casi prova a mascherare con le mani o il corpo la parte da dove arrivano i raggi di luce, in modo che la luce non vada a colpire direttamente la superficie del filtro.

RIGUARDO A SOVRAPORRE I FILTRI

So che adesso pensi: “Ma se io compro un paio di filtri meno densi, posso sovrapporli per ottenerne uno più forte?”

La risposta e SI! I filtri ND si possono sovrapporre, simulando cosi l’effetto di un filtro più forte.

Devi tener presente che la potenza dei filtri non si moltiplica ma si somma.

In poche parole, se mettiamo uno sopra l’altro due filtri, uno che toglie 2 stop ed un’altro che toglie 4 stop, il risultato non sarà una riduzione della luce di 8 stop ma di soli 6 stop.

Se sovrapponiamo un filtro da 1 stop con uno da 2 stop, avremo una riduzione della luce di 3 stop, e via dicendo. Tutto chiaro?

La corretta sovrapposizione dei filtri ND è questa:

  • il primo ad essere avvitato/fissato al obiettivo deve essere quello più scuro,
  • poi quello più chiaro,
  • e sopra di esso quello ancora più chiaro e via cosi.

Certo questa è una situazione ipotetica in quanto molto spesso (sopratutto sui grandangoli), montando due filtri davanti alla lente frontale verra fuori una forte vignettatura.

MEGLIO QUELLI IN VETRO OTTICO O RESINA?

Filtro ND
Filtro ND

Se individuare il filtro giusto tra le diverse densità, marchi e formati dei filtri non fosse abbastanza, ora c’è anche il dilemma del materiale:

  • Vetro ottico o resina?
  • Quale dei due materiali rende al meglio?
  • Quale dei due materiali offre la nitidezza più alta e meno dominanti di colore?
  • Quale materiale è più resistente?

Tutte domande che non ti fanno più dormire la notte.

Secondo la mia esperienza sul campo non esiste niente di meglio dei filtri in vetro ma va dato atto che i filtri in resina hanno ormai raggiunto una qualità ottica pari a quella del vetro.

Il vantaggio dei filtri in resina sta sul fatto che sono mediamente più resistenti agli sforzi meccanici e sbalzi di temperatura.

Attenzione però… quando si parla di filtri in resina devi stare attento a non pensare che significhi “spendere poco” o “spendere meno”.

I filtri “buoni” in resina costano comunque tanto, spesso anche più di quelli in vetro perché dietro la loro realizzazione c’è uno sviluppo molto più complesso.

Infatti si trovano purtroppo tanti kit di filtri in resina online che sono alettanti per il fatto che costano poco, ma di fatto hanno realmente una qualità di livello veramente basso.

Dalle dominanti magenta (non bloccano la radiazione infrarossa) e riduzione della nitidezza (indice di scarsa qualità), i filtri in resina più economici ti portano spesso a perdere ore di lavoro in post produzione per “riparare” la foto.

Non devi prenderli in considerazione, nemmeno per gioco.

LA TECNICA FOTOGRAFICA

Se ti interessa approfondire l’argomento, soprattutto per quanto riguarda la tecnica fotografica, puoi sfruttare l’occasione per acquistare il manuale (attualmente in offerta): Esposizioni lunghe con filtri Neutri.

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Schede di memoria e sigle identificative

La scelta della scheda di memoria per la propria fotocamera può essere una cosa complessa perché, di fatto, sono ormai cosparse di talmente tante sigle che non si capisce bene le differenze tra una e l’altra. Con questo articolo, seppur breve, voglio chiarire in modo semplice il significato delle sigle che trovi nelle schede di memoria ed aiutarti nella scelta idonea per la tua fotocamera in modo da spendere “il giusto”.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

TIPOLOGIA DI SCHEDE DI MEMORIA

Schede di memoria

Le fotocamere moderne in linea di massima accettano due tipi di scheda di memoria “standard”:

Va dato atto che ormai la tendenza dei produttori di fotocamere è quella di adottare le schede SD per tutta una serie di motivi. Il primo è di tipo pratico:

Le schede CF (Compact Flash) stabiliscono il collegamento con il corpo macchina attraverso dei “pin” (una specie di aghi) che dalla macchina sono infilati sulla scheda di memoria.

Purtroppo, se sei sfortunato o ti affidi a delle marche sconosciute (o anche dei falsi), potrebbe succedere di incappare in un prodotto non perfettamente realizzato che “piega” o “rompe” uno degli aghi all’interno del vano memoria della tua fotocamera e questo comporta l’inevitabile necessità di mandare in assistenza la fotocamera.

Il secondo motivo è di tipo “prestazione”. Con il tempo le schede SD (Secure Digital) sono state sviluppate e si trovano più facilmente con prestazioni tecniche migliori

E LE MICRO SD?

Ci sono delle fotocamere che funzionano con le Micro SD? Come quelle che mettono negli smartphone?

Si… mi pare esista una fotocamera che adotta questo sistema ma per ora rimane per lo più esclusiva degli smartphone.

Non so bene il motivo tecnico, probabilmente è anche questione di comodità visto che è più facile manovrare, togliere e rimettere le normali schede SD (Secure Digital) piuttosto che smanettare con le MicroSD.

Le MicroSD sono pensate per lo più per essere inserite negli apparati per poi non essere più rimossi. Per questo le trovi sugli Smartphone, nella GoPro ed Action Cam in generale.

USARE LE MICROSD CON ADATTATORE

Ci sono stati casi dove delle persone mi hanno chiesto se usare una MicroSD sulla Fotocamere tramite adattatore possa essere una soluzione valida.

Beh… per funzionare funzionano, non ho nemmeno fatto caso se ci sono differenze di prezzo onestamente, ma lo sconsiglio.

L’adattatore è pur sempre un elemento che “collega” i contatti della MicroSD con i contatti della fotocamera e, considerato che si tratta di un elemento meccanico in più, significa “raddoppiare” le possibilità di errore per un difetto/ossidazione degli elementi di contatto.

Ignoro se ci possano essere anche delle limitazioni o possano incidere in fatto di “velocità di trasferimento” pertanto se qualche lettore sa dare dei feedback al riguardo mi contatti e farò la rettifica/integrazione all’articolo.

CARATTERISTICHE SIGLE SCHEDE DI MEMORIA

Schede di memoria

Le schede di memoria hanno varie sigle identificative che hanno uno scopo ben preciso e universale.

Di seguito analizzerò le sigle punto per punto:

  • Capacità di Memoria in GB
  • Velocità di Scrittura “Speed Class”
  • Speed class superiori “UHS”
  • Video “Speed Class”
  • Bus speed
  • Speed Rating

CAPACITÀ DI MEMORIA IN GB

Questo è il più ovvio dei dati e il più facile da comprendere/riconoscere.

Maggiore è la memoria della fotocamera e maggiori sono le immagini, foto e video (in minuti) che puoi salvare.

Ovviamente dipende anche dalle dimensioni del file che vai a salvare, ecco allora che se scatti in RAW ti serve una scheda di memoria più capiente perché i file pesano di più rispetto allo scattare in JPG.

Le schede di memoria sono contraddistinte spesso dalla sigla SD seguita da altre sigle SC, HC oppure XC.

Schede di memoria

SD sta ad indicare semplicemente “Secure Digital” per identificare il tipo di scheda. Mentre le altre sigle indicano:

  • SC = (Standard Capacity): ovvero schede tradizionali da 128Mb fino a 2GB;
  • HC = (High Capacity): ovvero le schede da 4 a 32GB;
  • XC = (eXtended Capacity): ovvero le schede da 64GB a 2TB;

VELOCITÀ DI SCRITTURA “SPEED CLASS”

L’altra sigla che trovi sulle schede è un numero all’interno i un cerchio spezzato ed indica la “velocità di scrittura minima” della scheda.

La velocità di scrittura è definita Classe per questo motivo il numero si trova all’interno di un “cerchio spezzato” che, per l’appunto, è una “C” se ci pensi.

Schede di memoria

Ecco cosa significano i numeri:

  • 2= Classe 2: sono schede con velocità minima di 2 MB/s;
  • 4= Classe 4: sono schede con velocità minima di 4 MB/s;
  • 6= Classe 6: sono schede con velocità minima di 6 MB/s:
  • 10= Classe 10: sono schede con velocità minima di 10MB/s;

SPEED CLASS SUPERIORI “UHS”

Con l’evolversi degli apparati (fotocamere e videocamere) si è sentita la necessità di prodotti ancora più performanti, sopratutto per far fronte alla più esosa richiesta di prestazioni scrittura per video 4K.

Per questo motivo state sviluppate una nuova serie di schede di memoria che vengono identificate da una sigla numerica dentro ad una “U” per identificarne la velocità minima di scrittura.

Schede di memoria

  • U1: velocità minima di scrittura pari a 10 MB/s fino ad un massimo teorico di 30 MB/s;
  • U3: velocità minima di scrittura pari a 30 MB/s fino ad un massimo teorico di 90 MB/s;

VIDEO “SPEED CLASS”

Fino a questo momento si è sempre parlato di “velocità” di scrittura ma, specie per chi fa video, è importane anche avere una certa garanzia sulla stabilità della scheda durante la registrazione.

I video infatti non sono come dei “file immagine” fini a se stessi. I video sono un flusso continuato di dati che vengono registrati sulla scheda.

In pratica, a differenza dei file immagine, non vengono creati dalla fotosfera e salvati nella scheda, ma c’è un flusso continuo tra la fotocamera e la scheda nella quale viene creato il file.

Per questo motivo alcune schede riportano una sigla “V” che sta ad indicare la Video Speed Class.

Schede di memoria

La sigla “V” seguita da un numero significano questo:

  • V6: garantite fino a 6 MB/s;
  • V10: garantite fino a 10 MB/s;
  • V30: garantite fino a 30 MB/s;
  • V60: garantite fino a 60 MB/s;
  • V90: garantite fino a 90 MB/s;

BUS SPEED

La spiegazione di cos’è il BUS te la risparmio tuttavia è anche questo un dato che viene riportato sulle schede di memoria sotto forma di numero romano.

Schede di memoria

Nello specifico è un valore molto utile per chi magari fa uso di scatti a raffica in RAW con la sua fotocamera.

Un valore più alto garantisce maggiori performance:

  • “I” (UHS-I) sta ad indicare un BUS Speed fino a 104 MByte/s;
  • “II” (UHS-II) sta ad indicare un BUS Speed fino a 312 MByte/s;
  • “III” (UHS-III) sta ad indicare un BUS Speed fino a 624 MByte/s;

 SPEED RATING

Per concludere abbiamo un ultimo valore indicato nelle schede di memoria che è quello indicato più in grande per il semplice fatto che è più facile da comprendere dagli acquirenti.

È il classico valore che viene pubblicizzato in modo esagerato tipo “633x”, “1000x” oppure “2000x”.

Schede di memoria

LEXAR ad esempio fa un gran uso di questi valori, ma cosa stanno a significare?

Adesso ti verrà da ridere… ma indicano “quanto più veloci sono rispetto d un CD-ROM” nella scrittura. Esattamente.

SanDisk invece propone le sue schede indicando esclusivamente i valori in MB/s.

Ecco allora che queste due schede sono esattamente la stessa cosa:

  • Scheda Lexar “2000x”
  • Scheda SanDisk “300 Mb/s”

Di seguito ti riporto due immagini che possono tornarti utili per un riepilogo generale:

QUALE SCHEDA PREFERIRE?

Qui la cosa si fa interessante! Di base più performante è la scheda e maggiori garanzie ti da nel futuro (in quanto potrai utilizzarla in molti apparati anche in futuro), tuttavia significa anche spendere di più.

Esempio classico:

1. SanDisk Extreme PRO 32 GB (clicca qui)

  • UHS-I
  • Scheda di Memoria SDHC
  • Classe 10
  • U3
  • V30

2. SanDisk Extreme PRO 32 GB (clicca qui)

  • UHS-II
  • Scheda di Memoria SDXC
  • Classe 10
  • U3

Delle due schede sopra la seconda (UHS-II) costa quasi 3 volte tanto la prima. Nella seconda non è indicato la video “speed class”, ma per il fatto che è una “Classe 10” e “U3” significa che “come minimo” è una “V30”.

Detto in parole più semplici costa quasi 3 volte tanto perché è una UHS-II ma per usi fotografici non ha quasi senso.

CONSIGLI SCHEDA?

SanDisk Extreme PRO 32 GB

Scheda di Memoria SDHC, Classe 10, U3, V30, Velocità di Lettura 95 MB/s

Sono le schede con il miglior compromesso considerato che puoi registrare video 4K fino a 60fps e 120fps.

Clicca qui per vederne il prezzo online

Lexar Professional

Scheda SDHC, 32 GB, Velocità fino a 300 MB/s, 2000x, UHS-II/U3, con Lettore USB 3.0

Clicca qui per vederne il prezzo online

Toshiba EXCERIA PRO

Offre una velocità di trasferimento di 260 MB/s, e di scrittura di ben 240 MB/s. E’ una Classe UHS Speed Class 3 di livello UHS-II.

Clicca qui per vederne il prezzo online

CONCLUSIONI FINALI

Di base una buona prassi sarebbe quella di controllare sul manuale della tua fotocamera quali sono le tipologie di schede suggerite.

Ovviamente non ti consiglieranno mai una scheda che non viene supportata dalla fotocamera ma ti consiglieranno quasi sempre la scheda migliore che ottimizza le performance della fotocamera stessa. Al massimo ti indicano i requisiti “minimi” della scheda.

RICORDA COMUNQUE... non ha senso acquistare e spendere troppi soldi in schede di memoria che poi non vai a sfruttare nel modo adeguato con la tua fotocamera.

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Come vincere un concorso fotografico

Concorso fotografico
Concorso fotografico

Tempo fa sono stato coinvolto nella creazione e gestione di un concorso fotografico e questo ha portato anche, di riflesso, al ricevere tutta una serie di domande relative ai concorsi fotografici e nello specifico su “come si fa a vincere un concorso fotografico” o quanto meno “come presentarsi con delle carte valide e vincenti”.

La domanda non è per nulla scontata perché effettivamente nel mondo della fotografia esistono tutta una nicchia di fotografi che in modo sistematico partecipando a tutti i principali e noti concorsi fotografici.

Ancora più interessante è sapere che spesso, o quanto meno con una media decisamente alta, riescono a portarsi a casa qualche bel premio in denaro o in attrezzatura fotografica.

Che poi non è solo questione di premi “materiali” (fotocamere, obiettivi ecc…) da vincere o di “titoli” da poter mostrare sul proprio sito web.

Ma spesso si tratta di veri e propri progetti studiati a tavolino con l’obiettivo di fare una specie di business.

In che senso business? Beh… devi partire dal presupposto che non esistono solo concorsi fotografici dove vinci la possibilità di vedere la tua foto sulla copertina di una nota rivista con i “mi piace su Facebook”.

Ci sono concorsi fotografici dove per partecipare devi versare delle quote di partecipazione anche notevoli (sull’ordine delle centinaia di Euro) ma dai quali - se ne esci vincente o quanto meno ti posizioni - puoi ottenere dei premi in denaro che coprono e superano di molto il prezzo d’iscrizione.

Ti basta fare una ricerca su “San google” con la parola chiave “concorso fotografico a pagamento” per ritrovarti una bella lista di concorsi.

Senza poi pensare ai concorsi extra-italia dove allora le cose si fanno ancora più interessanti.

È qui allora che le cose si fanno interessanti.

Infatti una cosa è partecipare al concorso generico su Facebook dove vince la foto che riceve più “like”.

Per questo articolo esiste anche un podcast! Ascoltalo!

Un’altra cosa è partecipare ad un concorso con tema specifico dove dietro c’è una giuria e dove, per partecipare e giocarti la possibilità di vincere 1.000 Euro, devi versare un’iscrizione di 30-40 Euro.

In questo ultimo caso non puoi partecipare con la prima foto a caso che hai trovato sul tuo Hard Disk.

O quanto meno saresti un pazzo furioso a farlo in questo modo, ma devi piuttosto studiare una strategia per giocare le carte migliori disponibili.

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Concorso fotografico
Concorso fotografico

COME SI STUDIA UNA STRATEGIA?

Non è facile ovviamente. Quando si partecipa ad un concorso dove dietro c’è una giuria che deve valutare delle foto è fondamentale arrivare preparati.

Dalla mia esperienza e da una ricerca che ho fatto nelle ultime settimane per preparare un podcast sul tema, confrontandomi anche con le opinioni dei miei colleghi, ho individuato dei punti che dovresti tenere in considerazione.

Iniziamo dalle basi:

ATTINENZA AL TEMA DEL CONCORSO

Di solito i Contest fotografici importanti con premi in denaro (o premi significativi) indicano un tema specifico ma “abbastanza libero”, questo è necessario per garantire la presenza un certo numero di partecipanti al concorso stesso.

In fondo se devono dare un premio in denaro è essenziale che come minimo arrivino ad ottenere un numero di iscrizioni(e pagamento quote) che compensino il valore del premio.

Tuttavia è importante non abusare di questa libertà perché è facile discostarsi un po’ troppo dal tema principale o essere veramente “borderline” con il rischio quindi di non riuscire a comunicare il messaggio che si voleva dare alla giuria.

NON ESSERE TROPPO LEGATO ALLA TECNICA

Quando inizi a fotografare ti vengono insegnate delle regole di composizione ecc… fondamentali per prendere confidenza con la fotografia e tecnica stessa ma non devi diventarne schiavo.

Cosa che di solito porta ad una perdita di spontaneità fotografica.

Quasi sempre un concorso fotografico non viene vinto dalla foto “tecnicamente perfetta” ma piuttosto dalla foto che trasmette di più il messaggio, a prescindere dalla bontà tecnica.

Ovvio però che non puoi fare una foto a caso e pretendere che la tecnica passi totalmente in secondo piano… insomma… credo tu abbia capito cosa intendo.

In questo senso è molto simpatica la situazione che ho vissuto, da presidente di giuria in alcuni Contest, dove i partecipanti “che non hanno vinto” si lamentavano dei difetti tecnici delle foto vincitrici. Dimenticando le basi della fotografia: una foto deve trasmettere un messaggio, non una perfezione tecnica.

CERCA LA SEMPLICITÀ

Un po’ legato al punto precedente, tanti fotografi cercano di riempire il più possibile il fotogramma al fine di rendere l’immagine “piena” e renderla coinvolgente.

Questo però rischia di creare distrazione e incomprensibilità del messaggio che si voleva trasmettere.

Sempre più spesso stiamo vedendo - tra le altre cose - che nei concorsi fotografici vince la semplicità.

Concorso fotografico
Concorso fotografico

SE PUOI, RACCONTA UNA STORIA

Fare una foto è facile. Racchiudere una storia in una foto è invece estremamente complicato.

Ma esiste un trucco… concentrati sulle singole persone e non sulla massa.

Vuoi raccontare un evento “live”? Non fotografare la massa di persone davanti al palco, ma fotografa gli sguardi(contestualizzati) di un paio di ragazzi in fila da ore per vedere il loro idolo sul palco.

Questa foto racconterà una storia perché le persone che osservano (quindi anche la giuria) non si identificano nella massa, ma nelle singole persone.

CERCA LA FOTO CON L’EFFETTO “WOW”

Una persona che ormai non sento più da anni e che era un mio caro amico oltre che ottimo fotografo, spesso mi diceva che ricercava nelle foto l’effetto “wow”.

Sai di cosa si tratta? Beh… semplicemente sono delle foto che, non si sa bene per quale motivo, quando le guardi ti viene da dire “wow è uno spettacolo”.

Questo fa la differenza con una foto per la quale diresti “bella! Mi piace”.

Per questo punto non ci sono consigli che ti posso dare, sei tu che puoi sentire dentro di te scaturire questo “wooov” quando guardi la foto che hai realizzato.

Concorso fotografico
Concorso fotografico

COME SCEGLIERE IL CONCORSO GIUSTO PER NOI

Premessa: personalmente credo che la maggioranza dei fotografi, tu per primo, tenga nel cassetto la maggioranza delle sue immagini.

Questo è un gran peccato secondo me.

Credo che tutti amino sentirsi dire che le proprie foto sono belle o meglio ancora sono galvanizzate all’idea di vincere un premio grazie alla propria foto.

Per questo io per primo sono un promotore dell’idea di “buttarsi” per mettersi alla prova ed il “concorso” può essere una valida valvola di sfogo.

Il problema è che online ci sono un sacco di concorsi che hanno finalità ben più nascoste e lontane dal concetto di “concorso fotografico”. Ecco degli esempi:

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

INGAGGI GRATIS PER GLI EVENTI

Inutile girarci attorno. Ci sono fior fiore di eventi che, con la scusa di ”darti il pass” in cambio o peggio ancora in cambio di “un panino e bibita” fanno accedere tanti fotografi amatori all’evento e poi organizzano il “concorso” fotografico.

Ma perché lo fanno?

In questo caso il concorso serve solo all’organizzazione per “raccogliere” tutto il materiale fotografico creato dalle varie persone in modo totalmente gratuito.

Si esatto… in pratica per un panino e bibita (o un pass) hai lavorato come un mulo per loro fornendo un servizio che un professionista si sarebbe fatto pagare non meno di 100-150 Euro.

ENTI GOVERNATIVI

Una cosa divertente che vedevo anni fa era la possibilità - partecipando ad un concorso - di veder pubblicata una propria foto sulla copertina delle pagine Gialle o Pagine Bianche(elenchi telefonici).

Beh… secondo te a cosa serviva tale concorso?

Esattamene come al punto precedente: fotografie gratis.

In questo caso non per documentare l’evento, ma per crearsi un repertorio fotografico o banche dati d’immagini gratuite.

Stessa cosa di prima! Tu magari ti esalti per il fatto che una tua foto è finita come copertina di un elenco telefonico, che tra le altre cose nessuno ormai guarda più, ma non hai ancora compreso che probabilmente hanno scelto una foto a caso tra quelle che gli sono state inviate… a loro interessava crearsi una banca dati d’immagini gratuite. E te lo dicono pure nel regolamento del concorso.

Macro
Macro

QUALI CONCORSI SCEGLIERE

Esclusi i concorsi che hanno come unico scopo quello di crearsi delle banche dati d’immagine, quindi dove sicuramente la giuria non sarà poi così impegnata a valutare bene le immagini (spesso scelte a caso), la scelta principale sta nel capire se vuoi partecipare ad un concorso per gioco o per metterti alla prova.

Se vuoi partecipare per gioco allora ci sono un sacco di concorsi senza scopo di lucro che puoi trovare online.

CONCORSI IN CAMBIO DI “LIKE”

Generalmente sono concorsi dove vince chi ottiene “più like” o “più votazioni da parte del pubblico”.

Se ti è scappata la risatina tipo “ma ti puoi figurare se partecipo a queste baggianate” ti capisco.

Pure io scarto questo tipo di concorsi, tuttavia c’è una motivazione tecnica dietro.

In Italia, per fare un concorso di fotografia dove vengono elargiti premi in denaro (o materiali) è necessario seguire una regolamentazione di legge che prevede, tra le altre cose, definire un notaio che certifichi la correttezza delle operazioni di voto.

Ma secondo te… una piccola associazione o circolo fotografico che vuole mettere in palio qualcosa, per auto-promuoversi e/o creare un qualcosa di divertente con i suoi soci, si va ad impegolare con questa ridicola regolamentazione di legge definita probabilmente da qualche legislatore fuori dal mondo?

No… ma visto che è facile trovarsi con una multa/denuncia da gestire e nessuno vuole trovarsi in queste condizioni, la maggiorate delle organizzazioni adottano il sistema dei “mi piace” su Facebook.

Che poi il sistema dei “mi piace” non premi la regolarità dei voti è un altro discorso che il legislatore (si… lo stesso di prima) non ha considerato.

CONCORSI GRATIS

Un altra tipologia di concorsi che puoi seguire “per gioco” sono quelli a tema libero.

Quando trovi un concorso dove non è specificato un tema preciso.

In questo caso è probabile che i giudici si trovino a dover valutare foto paesaggistiche assieme a foto still-life e/o ritratto… ovvio che in questo caso risulta veramente complesso definire se è migliore una foto di paesaggio o un ritratto ambientato.

Viene quindi meno la “serietà” del concorso.

CONCORSI A PAGAMENTO

I concorsi a pagamento, quasi sempre extra-italia per le stesse motivazioni indicate prima sulla legge che regolamenta i concorsi, invece quasi sempre hanno dietro un’organizzazione valida e seria.

In questo caso per partecipare è fondamentale che tu sia veramente preparato e faccia uno studio attento su quali foto proporre considerando di:

  • fornire foto tecnicamente impeccabili salvo non abbiano un significato dirompente che mette in secondo piano eventuali difetti tecnici.
  • fornire foto attinenti al tema e quanto più possibile ORIGINALI (non già viste).
  • evita di fornire foto pesantemente post-prodotte. Quasi tutti i concorsi accettano le foto con un minimo di post-produzione, ma se esageri quasi sempre viene scartata.
  • informati su chi è in giuria. Se tra i giurati che ad esempio Stefano Unterthiner allora è probabile che rimanga affascinato da delle splendide foto di animali in cattività rispetto ad un “gattino domestico” e via dicendo. Devi ricordare che la giuria è comunque composta da persone e per questo motivo è assolutamente normale che abbiano dei gusti soggettivi che influenzano il risultato finale.
Concorso fotografico
Concorso fotografico

NON ABBATTERTI

Come ti accennavo all’inizio sono stato organizzatore e giuria di un concorso per conto di un circolo fotografico .

Alla fine sono stati decretati 3 vincitori e da quel momento ho ricevuto qualche email (circa 3-4 mail su quasi 783 partecipanti ) che hanno quasi offeso o comunque criticato la “seconda classificata” dando delle motivazioni più disparate.

Ebbene questo fa capire come spesso ci siano persone che partecipano ai concorsi con lo spirito sbagliato.

Tutti partecipiamo ad un concorso “convinti di NON vincere”,ma è assolutamente normale rimanerci male quando “ci rendiamo conto” che non abbiamo vinto.

In questo caso si può reagire in due modi:

  • cercando di capire perché gli altri hanno vinto
  • criticare i vincitori e la giuria

Inutile dire che la seconda reazione non è costruttiva perché se sei una persona che ragiona in questo modo significa che continuerai a partecipare ai concorsi sperando di vincere giocando con delle carte da perdente.

Il risultato è scontato.

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Come crearsi un sito web fotografico

Sito Web
Sito Web

Se sei un vero appassionato di fotografia con anche magari qualche ambizione nel creare qualcosa di interessante con la fotografia, un progetto, una gallery online o semplicemente stai pensando di affrontare l’ardua strada del “fotografo professionista”, prima o dopo incappi nella necessità di farti un sito web fotografico.

Arrivare nel 2017 con qualcosa di interessante da dire senza avere per le mani GIA’ un sito web è veramente da pazzi furiosi, da rinchiuderti e buttare via le chiavi.

Tuttavia… mettendomi nel presupposto che tu conosca da poco la fotografia o che un colpo di creatività abbia improvvisamente scosso la tua esistenza, il problema comune è che effettivamente nella maggioranza dei casi non si sa da che parte andare, che servizio adottare o a che soluzione affidare le nostre immagini.

La scelta peggiore e meno saggia che potrai fare è ovviamente affidarti a “san google” per trovare dei suggerimenti in tal senso.

Ma so già che l’hai fatto e che probabilmente questo ha causato ancora più confusione nella tua testa e forse per questo sei arrivato qui… a leggere questo articolo.

Non devi sentirti in colpa o vergognarti di questa situazione, ci sono passati tutti - io per primo - ed infatti non ti nego di aver testato, provato, creato, smontato e poi rifatto centinaia di siti web per la mia attività fotografia.

Non è assolutamente colpa tua se hai tutta questa confusione in testa, la questione è che la maggioranza dei fotografi in Italia di base sono estremamente ignoranti sull’aspetto “online”.

Basano quasi il 100% del loro attività di marketing sul passaparola, non conoscono le potenzialità del mondo online e paragonano il sito web ad una VETRINA.

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portfolio
portfolio

PRIMA DEL SITO WEB

Torno nuovamente a prendermi in causa! Io per primo! Per tutti gli anni nei quali sono stato “fiscalmente” un fotografo professionista anch’io basavo il mio “marketing” sul “passaparola”.

Ma sopratutto… ero convinto che fosse l’unica strada “da percorrere” ed era questo il problema più grave.

IL PASSAPAROLA

Cos’è il passaparola? Beh… per farti un esempio pratico:

tu fai un lavoro ad un tuo amico e questo parla bene di te ad un suo conoscente. Il conoscente viene successivamente da te e ti ingaggia per un lavoro.

Questo è un esempio di “business” basato sul “passaparola”.

Dal punto di vista “teorico” questo modello di business è assolutamente efficace (ed in effetti lo è limitatamente a se stesso).

Le possibilità di crescita ed ampliamento del bacino clienti è “teoricamente” interessante, specie se hai tanti amici felici che parlano bene del tuo lavoro, ma ha due grossi limiti:

Il primo è di tipo pratico:

due clienti “infelici” che magari conoscono “tanti potenziali clienti nel tuo target”possono danneggiare in modo repentino la tua attività professionale.

Non arrivano i clienti, nessuno ti chiama, e sopratutto non sai nemmeno capirne il motivo(prezzo alto? Hai un carattere di m…? Il target di utenti nel mercato è cambiato?).

Il secondo è di tipo tecnico:

se tu, come presumo hanno fatto tutti, per entrare ed affermarsi nel mercato punta sul fare un “prezzo più basso del concorrente”(che non significa lavorare sottocosto ma magari fai un prezzo più basso solo perché sei in una posizione fiscale più vantaggiosa) puoi rischiare di crearti un mercato attorno a te dove sei riconosciuto per il fatto che “fai prezzi bassi” piuttosto che “per la tua bravura”.

E credimi… Non è nemmeno tanto bello essere ricordato come fotografo con il miglior rapporto “qualità/prezzo” perché di solito significa ugualmente essere ricordato per i prezzi più bassi.

IL RISCHIO DEL PASSAPAROLA

Questo è molto rischioso perché prima o dopo, e non ci scappa nessuno, dovrai anche tu adeguarti ai regimi fiscali dei tuoi concorrenti che sono li da molti più anni di te.

E li cade il palco. Per questo motivo la “chiusura delle attività professionali” si verifica mediamente “non i primi anni”, ma quelli successivi.

Ed ovviamente viene sempre data la colpa al governo ladro che applica troppe tasse (tasse che sono tenuti a pagare stranamente anche i tuoi concorrenti che però sono ancora li che lavorano in quel settore da più tempo di te e con prezzi più alti).

Beh… tornando a noi.

Pur essendo convinto che il modello di business basato sul passaparola fosse la scelta giusta per la mia attività di fotografo ho capito che non potevo basare il mio business su una gamba sola.

Siamo chiari… il passaparola è comunque una cosa che porta i suoi frutti, specie se lavori bene, ma non potevo basare il mio business solo su quello per i motivi detti prima.

È da qui che ho scoperto l’importanza dell’online:

  • dell’avere un sito web adeguato alla mia professione di fotografo,
  • uno strumento che non fosse una mera “vetrina” ma che potesse diventare un collegamento e punto d’incontro con le persone che cercano un servizio come quelli che offro io.

Da qui sono iniziate le mie sperimentazioni più varie.

portfolio
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LE SOLUZIONI PER CREARSI UN SITO WEB ONLINE

Posso dire di aver “adottato” e “sperimentato” qualsiasi soluzione che l’online fornisca attualmente per i fotografi:

  • dal sito in HTML direttamene realizzato da me scrivendo il codice a mano (e credimi che avevo realizzato delle cose veramente spettacolari)
  • al sito in FLASH, anche questo in buona parte fatto da me scrivendo il codice a mano per poi scoprire che il “Flash” non era una cosa che il “mobile” (ovvero smartphone e tablet) ama molto… Sarebbe quindi da pazzi mettersi a fare un sito in Flash oggi.
  • Poi ho scoperto Wordpress e qui mi si è aperto il mondo. Ovvero la possibilità di crearmi un sito web totalmente personalizzato, all’avanguardia e strutturato, senza essere un “tecnico del web”.
  • Per finire poi a scoprire soluzioni “all-in-one” chiavi in mano.

MA QUINDI… COSA SCEGLIERE? COSA FARE?

Io la vedo in questo modo.

Se sei un fotografo che vuole affermare la sua identità fotografica nel mercato e nell’online devi secondo me avere questi tre paletti:

  • un buon sito web ottimizzato per la fotografia.
  • una posizione social dove farti trovare ed interagire con i tuoi potenziali clienti e sopratutto EX CLIENTI. I tuoi EX CLIENTI sono quelli che alimentano il passaparola e che più di tutti esalteranno il tuo operato (se fatto bene) agli occhi di tutti quelli che invece ti seguono ma non conoscono i retroscena di te e di cosa hai fatto. Potrebbe essere una PAGINA FACEBOOK ma ancora meglio sono i GRUPPI. Cosa c’è di meglio dell’avere degli utenti che vogliono entrare a far parte del tuo gruppo? Se non ti hanno già fatto fare un lavoro significa che quasi sicuramente si affideranno a te in futuro, non appena sarà il momento giusto.
  • Un posto dove raccontare cosa fai, dove sei e che visione hai del lavoro che fai. Può essere un comune “blog”, ovvero una specie di diario, ma ancora meglio potrebbe essere un podcast, una newsletter e/o vlog (ovvero dei video).

IL SITO WEB IN WORDPRESS

Sito Web
Sito Web

Una delle soluzioni ideali è quella di adottare WordPress per il tuo sito fotografico.

In questo articolo non posso spiegarti per punto e per segno come si crea un sito su Wordpress, devi per forza seguire un breve corso o farti dare una mano, anche se si tratta di una cosa abbastanza semplice da fare.

Prima di tutto devi acquistare un dominio(ad esempio tecnicafotografica è il nome del dominio di questo blog).

Poi acquisti lo spazio web (hosting) ovvero il posto dove vengono salvate le varie cartelle, pagine del sito web e foto che andranno a comporre il tuo sito web appunto.

Per finire devi adottare una “grafica” del sito, ovvero come vuoi che compaia visivamente agli occhi degli osservatori quando digitano il tuo indirizzo web.

I VANTAGGI DI UN SITO WEB SU WORDPRESS

Wordpress ha il vantaggio:praticamente tutti sanno metterci le mani.

Tu magari no, e in questo casoti sconsiglio di scegliere questa opzione, ma se ti affidi ad un amico appassionato di siti web sicuramente saprà metterci le mani e crearti un sito web funzionante in poche ore.

Una volta creato ed operativo sarà praticamente una sciocchezza per te gestirlo perché è veramente FACILE e l’interfaccia di amministrazione non è più complessa dell’andare a controllare la posta su Gmail.

L’altro vantaggio di Wordpress è la possibilità ovviamente di personalizzare al massimo la grafica (cosa che è ovviamente complessa se devi farla tu) ed infatti molti acquistano le grafiche ottimizzate e specifiche per l’uso, da dei freelance che le realizzano e le mettono in vendita per 40-50 euro su siti specializzati come ThemeForest(cliccando qui trovi una selezione di grafiche per fotografi).

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

HA SENSO AFFIDARE TUTTO AD UN WEB DESIGNER?

Ovviamente se è nel tuo interessa farti una grafica totalmente personalizzata puoi anche ingaggiare un web designer che ti realizza una cosa da hoc per te, ti costerà un pochino più delle 40-50 Euro di prima, ma ovviamente ti permette di avere l’assoluta originalità.

Ti consiglio di adottare questa soluzione in un secondo momento, quando magari la tua attività e brand ha raggiunto un certo livello di popolarità.

Se poi ci fai caso quasi tutti i siti web per fotografi sono molto simili. Ti sei mai chiesto perché?

La motivazione è più semplice di quello che pensi: non è che con i siti fotografici puoi fare tanti esperimenti di stile… sono tutti sostanzialmente simili perché quello è lo standard migliore per visionare le foto sul web, tablet e smartphone inclusi.

SITO WEB SU SERVIZI ALL-IN-ONE

Sito Web
Sito Web

Se l’idea di metterti a smanettare con hosting e template Wordpress ti fa paura o non hai amici che sanno smanettare e fare manutenzione a questo tipo di servizi, puoi affidarti ad un servizio “all-in-one”.

Parlo di servizi come SmugMug.

Se cerate SmugMug sul web vi esce un servizio dove in sostanza tu paghi un abbonamento mensile e/o annuale scegliendo tra i vari piani messi a disposizione (basta cliccare su PLANS e poi OVERVIEW).

Cliccando qui puoi vedere un esempio (il mio sito personale).

Che vantaggio ti danno siti come SmugMug? Tu devi solamente preoccuparti di inserire le foto e scegliere una delle grafiche che ti mettono a disposizione.

In pochi minuti (tempo di caricare le foto e fare qualche personalizzazione) ti ritrovi con un sito ottimizzato per la fotografia online.

COSA SIGNIFICA “OTTIMIZZATO PER LA FOTOGRAFIA”?

Significa che il caricamento del sito web è ai massimi livelli, chi visita il tuo sito non avrà rallentamenti nella navigazione(ricorda infatti che più della metà degli utenti se ne vanno dal tuo sito web se le pagine e foto non si caricano entro pochi secondi).

Siti come questo inoltre ti danno vari tool a disposizione (ovviamente in base al piano che acquisti) come ad esempio io ho sottoscritto il piano che:

  • mi da la possibilità di abbinarci un dominio personale
  • mi da modo di creare delle gallery web per i miei clienti pubbliche/private e/o protette da password. Ottime proprio per far vedere le anteprime dei lavori.
  • impedisce agli utenti di “scaricare” le immagini senza consenso, o quanto meno se uno tentava si scaricava solo una versione a bassissima risoluzione.

Ovviamente ha anche la possibilità di vendere le foto direttamente online, ma non è una funzionalità molto usata in Italia.

Ci sono tuttavia anche altre soluzioni simili a SmugMug tra cui la più nota è sicuramente 500px che, in versione a pagamento, è molto simile.

Cliccando qui puoi vedere il mio account 500px.

Simile a SmugMug c’è Photoshelter, altro portale dedicato ai fotografi che vogliono sopratutto vendere foto online.

Cliccando qui spesso puoi ottenere uno sconto o prezzo agevolato(dipende alla promozione in corso) su SmugMug.

QUESTIONE ORIGINALITÀ

Magari non ti piacciono queste idee per il fatto che non puoi essere originale?

Beh… ci sono tanti fotografi famosi che utilizzano queste soluzioni come il sito di ColbyBrown ed Elia Locardi, che ho citato più volte.

SITO WEB WORDPRESS ma “ALL-IN-ONE”

Sito Web
Sito Web

Esistono infine una terza tipologia di servizio web che puoi valutare per realizzare il tuo sito web fotografico.

Sono soluzioni che mettono a disposizione ad esempio StudioPress. In pratica affidandoti a loro hai a disposizione:

  • un mix tra SmugMug e Wordpress
  • personalizzazione ai massimi livelli
  • possibilità di cambiare/modificare e personalizzare i temi grafici
  • certificato SSL già incluso (cose tecniche... ma meglio averlo!)
  • zero manutenzione

Cosa cambia dal sito “Wordpress” di cui ti ho parlato prima?

Dal lato “pratico” nulla. Sono esattamente la stessa cosa. Ma cambia per il fatto che non devi più sostenere l’onere della manutenzione. Il che è un valore aggiunto molto comodo…

Se ti chiedi quanto utili sia questa ultima soluzione beh… attualmente tecnicafotografica.net è basato un servizio come questo, fornito da StudioPress.

PER CONCLUDERE?

Come sempre è difficile dare un consiglio diretto e mirato per un servizio valido per tutte le esigenze. Non esiste infatti una soluzione unica ed universale.

Se esistesse allora sarebbe utilizzata da tutti no?

Il mio consiglio è di testarli tutti. Tutti i servizi ti danno modo di testarli per almeno 30 giorni e, se non bastano, puoi acquistare e pagare solo i mesi che ti servono per capirne la sua utilità in base alle tue esigenze.

L’unica cosa certa e che se non sei pratico di Wordpress o non ti interessa tenere un blog allora forse ti conviene evitare Wordpress e scegliere soluzioni tipo SmugMug.

Cliccando qui spesso puoi ottenere uno sconto o prezzo agevolato(dipende alla promozione in corso) su SmugMug.

IL PODCAST

Forse ti può interessare anche il PodCast sull'argomento che ho registrato tempo fa:

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Come si sceglie un corso di fotografia?

La scelta di un corso di fotografia non è una cosa scontata o da prendere alla leggera per chi si sta appassionando a questo fantastico hobby o lavoro. I corsi di fotografia “non sono tutti uguali”.

Puoi ascoltare anche un PodCast relativo a questo tema:

O meglio… si… sono tutti uguali effettivamente… perché alla fine chi ti va a dire che il “suo corso ti insegna cose che gli altri non insegnano” ti sta raccontando palle.

Le regole in fotografia, la composizione e tutto il resto esistono da anni e non è che ora uno se ne può venir fuori con qualcosa spacciandolo come “roba nuova”.

Tanto meno serve essere “fotografi famosi” per insegnare come funziona la fotografia.

Certamente, un fotografo con esperienza saprà darti sicuramente delle dritte “pratiche” che magari altri amatori evoluti non sanno darti, oppure se ti affidi alle “dritte” di un professionista magari saprà darti tutto il knowhow (bagaglio culturale e tecnico) necessario per riuscire a “vendere” il tuo lavoro come fotografo.

MA ALLORA DOVE STA LA DIFFERENZA?

La differenza sta esclusivamente nel come ti vengono insegnati gli argomenti da parte dei docenti.

La fotografia è caratterizzata comunque da termini e procedure tecniche, pertanto è fondamentale che chi ti va a spiegare le cose sia consapevole delle persone che ha difronte.

È cosa ben diversa partecipare ad un corso di fotografia rivolto a chi non sa “nulla” di fotografia e a chi invece è già un hobbista che vuole approfondire gli argomenti appresi.

Io ho fatto l’insegnate di fotografia per oltre dieci anni, sono stato anche fotografo professionista, e nel corso dei miei anni dove insegnavo fotografia per conto di un Circolo Culturale, ho anche sviluppato un corso di fotografia poi adottato anche da tanti altri miei colleghi insegnanti e che ora è disponibile online.

Tuttavia, come dico anche nel mio sito web dedicato al corso, non è il miglior corso di fotografia disponibile e ti consiglio di diffidare assolutamente con chiunque di venga a dire che “il suo corso” è il migliore disponibile.

Il mio è un corso, che ritengo adatto a chi non vuole imparare la fotografia sentendo paroloni tecnici che non capisce e non capirà mai.

Con questi punti voglio darti alcune dritte per valutare un corso di fotografia, cosa deve darti e cosa devi aspettarti.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

Corso di fotografia
Corso di fotografia

COSA DEVE DARTI UN CORSO?

Io non ho mai credito nelle formule “corso base” seguito poi da “corso avanzato”.

Non nego che secondo me queste formule sono solo una “scusa” per farti pagare una doppia iscrizione, tuttavia è diventata talmente una costante che quasi sistematicamente ricevo sempre qualche mail che mi chiede:

“Hey Ale… quando fai un corso avanzato di fotografia?”

Ma perché? Serve un corso “base” e poi “avanzato” per spiegare cos’è la priorità di diaframma e come funziona?

O vuoi dirmi che ci sono corsi dove nella versione “base” non ti spiegano come funziona il diaframma e/o il tempo di scatto o quali sono le regole basi della composizione?

O che non ti spiegano come si sceglie una fotocamera per chi “non ha mai avuto una fotocamera”?

Io credo che un corso di fotografia deve darti tutto quello che serve per poter sapere come funziona la fotografia dal punto di vista basilare. Non ci sono milioni di concetti per fare fotografia.

Fare fotografia è “semplice”, le regole sono poche e una volta che il docente ti spiega come funzionano queste regole fotografiche si tratta solo di metterle in pratica e studiare i lavori dei grandi artisti.

Ecco cosa devi - secondo me - aspettarti da un corso di fotografia:

  • che ti faccia capire la differenza tra le varie fotocamere esistenti;
  • che ti spieghi il funzionamento base delle fotocamere;
  • che ti spieghi il diaframma/tempo/ISO in fotografia
  • che ti spieghi come interagiscono questi elementi tra loro
  • che ti spieghi le regole basilari sulla composizione

Tutto il resto son chiacchiere. Tutto il resto sei solo tu, con la volontà e tenacia nel mettere in pratica i concetti che il docente ti ha spiegato.

Non servono corsi avanzati per mettere in pratica quelle che sono le regole base sulla fotografia.

Quello che serve è che tu metta in pratica i concetti sulla fotografia.

Corso di fotografia
Corso di fotografia

COSA NON DEVI ASPETTARTI DA UN CORSO?

I corsi di fotografia non ti possono insegnare a fotografare.

Sembra una cosa assurda quella che ho appena detto, ma è proprio così.

I corsi di fotografia seri ti fanno vedere come funziona la fotografia e come vanno fatte le cose (pensiamo magari ai corsi dove il docente “mostra” come funziona la priorità di tempo e diaframma ecc…) ma non ti insegnano a fotografare.

Perché il docente non può essere “te” e non può “fare le foto per te”.

Sei tu che hai in mano la macchina fotografica e tu che puoi, con la tua sensibilità e cultura, valutare il contesto nel quale ti trovi e decidere:

  • se fare una foto
  • quando fare la foto
  • come fare la foto

Questo è fondamentale e devi mettertelo in testa. Non siamo su “Matrix” dove Neo imparava a pilotare un elicottero facendosi innestare le informazioni tramite una specie di DVD o chiavetta USB.

Il docente deve insegnarti come funziona la fotografia e le fotocamere ed insegnarti le regole di composizione che - come avrai sentito dire in molti ambiti - poi dovrai infrangerle.

Ma cosa significa “infrangere le regole fotografiche”? Significa che una volta imparate devi dimenticarle!

Tante (e troppe) persone purtroppo hanno travisato questo concetto concludendo che alla fine non serve imparare le regole base della fotografia visto che nell’arte non esistono regole.

Poi se ne vedono i risultati purtroppo; salvo qualche rarissima eccezione tutti quelli che adottano questo pensiero poi fanno foto senza senso, che non hanno una logica e sopratutto non sanno per quale motivo magari una loro foto “funziona” e per quale motivo altre “non funzionano”.

Le regole di base, anche se poi devi “dimenticarle”, servono per farti imboccare la strada giusta.

Farti capire perché una composizione è migliore di un’altra o, nel caso opposto, farti rendere conto - grazie all’autocritica sulle tue foto - su cosa hai sbagliato.

Ora una domanda per te. Questo articolo ti piace? Conosci qualcuno a cui vorresti farlo leggere? Condividi l'articolo sul tuo social preferito! Aiuterai il blog a crescere e migliorare!

QUALE FOTOCAMERA ACQUISTARE?

Corso di fotografia
Corso di fotografia

È da una settimana che ti sei appassionato alla fotografia e vuoi fare un corso di fotografia per approfondire questa cosa?

Vuoi cambiare fotocamera perché hai sempre avuto una “compatta” e senti la necessità di fare un balzo qualitativo?

Ecco… fermati un attimo. Prima di andare in un centro di elettronica o lanciarti all’acquisto selvaggio online fermati un attimo e pensa prima a fare un corso di fotografia!

Ma che senso ha? Si può fare un corso di fotografia senza fotocamera?

Si è vero per fare un corso di fotografia, specie quelli con docente che includono delle uscite pratiche, è necessaria una macchina fotografica.

Ma un buon corso di fotografia “dovrebbe”, nelle prime lezioni, proprio spiegare quali sono le fotocamere ideali per il fotografo differenziandolo dal professionista rispetto all’amatore o all’hobbista avanzato.

Purtroppo nei miei anni ho visto tantissime persone partecipare ai miei corsi di fotografia con la fotocamera nuova e fiammante acquistata magari il pomeriggio stesso del giorno della prima lezione.

Nella maggioranza dei casi era una fotocamera “sbagliata”, ovvero totalmente diversa da quella che io gli consigliavo di acquistare con i soldi che avevano speso (magari avevano speso 500 Euro per una compatta avanzata quando con 400 si prendevano una reflex base).

Quindi ricorda questa cosa:

prendi la fotocamera solo dopo che il docente ha affrontato la lezione (che ci deve essere! Specie in quei corsi chiamati “base”) dove ti spiega la differenza tra le fotocamere e quale acquistare.

DOPO IL CORSO BASE?

Ti ho già detto prima che non credo molto nella politica del “corso base” seguito poi dal “corso avanzato”.

Per me sono un semplice modo per darti l’illusione di spendere meno, magari offrendoti il corso base a 30 euro e poi quello avanzato a 70 Euro.

Tanto si sa… quando hai fatto il corso base ovviamente vai a fare il corso avanzato! Mica ti vorrai fermare a metà!

Tanto valeva vendere il corso completo a 100 Euro no?

Per questo motivo il mio corso di fotografia online non è diviso in “base” e “avanzato”. È un corso unico: il corso di fotografia. Punto.

Insegno tutto quello che puoi imparare nel mio corso? Assolutamente NO!

Un corso di fotografia - come già detto - non può farti diventare il nuovo fotografo della National Geographic dalla sera alla mattina.

Io di solito consiglio a TUTTI di fare un corso di fotografia (o se preferite chiamatelo “corso base” + “corso avanzato”) e successivamente fare dei workshop specifici con professionisti specifici!

Per questo io di solito consiglio di fare un corso (come quello che ho realizzato io per esempio) per apprendere come funziona la fotografia, diaframma, tempi, regole di composizione ecc… e successivamente, per specializzarti magari nella fotografia paesaggistica, fare dei workshop con Elia Locardi oppure Colby Brown ecc…

Ovviamente non mancano nemmeno i fotografi italiani specializzati in queste tipologie di workshop avanzati come ad esempio quelli di Andrea Livieri.

Di soluzioni ce ne sono molte in giro, puoi chiedere a me oppure informarti su quali sono i fotografi più importanti ed affermati in un certo campo e vedere se organizzano workshop ecc… Di soluzioni ce ne sono quasi sempre.

Ovvio… non aspettarti di spendere per un workshop prezzi come 40 o 50 Euro.

Quando fai un workshop “specialistico” i prezzi salgono in modo esponenziale, si parla di cifre che vanno dai 300 Euro fino anche ai 2-3000 euro.

Ma devi considerare che si tratta di workshop specialistici, dove il docente non ti insegna il diaframma e tempo ma piuttosto ti insegna tutti i segreti per fare le foto nel modo migliore in un dato contesto.

E queste sono cose che non “cambiano” col tempo. Una volta apprese ti rimangono per sempre.

Corso di fotografia
Corso di fotografia

CORSI ONLINE O DAL VIVO?

Qui la questione è interessante e va affrontata. Una volta era consuetudine, se volevi apprendere la fotografia, ricercare l’associazione culturale o il circolo fotografico che realizzava i periodici corsi.

In molte occasioni erano solo “tecniche” e “scuse” per trovare nuovi iscritti al circolo utili per far vedere tanti numeri (come i “mi piace” su Facebook) con poca sostanza. Ma va anche detto che ci sono circoli fotografici seri in giro che fanno veramente belle cose.

Con la diffusione del digitale le cose sono cambiate parecchio ed infatti ora è possibile accedere ad una miriade ci corsi online.

Uno è meglio dell’altro? Beh… direi che dipende molto dalle tue esigenze.

Recarsi una volta a settimana per due mesi presso il circolo fotografico ad ascoltare un docente che proietta slide col proiettore non è tanto diverso dall’ascoltare le lezioni registrate del medesimo docente.

La differenza sta solo nel fatto che nel primo caso sei vincolato ad orari, giorni e salute. Nel secondo caso invece puoi anche seguire tutto il corso in una giornata oppure ascoltare 2 lezioni a settimana o ripassare i concetti.

Io ad esempio trovo molto più efficaci i corsi di fotografia online appunto perché posso seguire le lezioni quando voglio, dove voglio e come voglio senza vincoli di orario, salute o semplice “voglia”.

Il problema del “chiedere i consigli” non sussiste visto che può essere fatta la domanda al docente quando si vuole tramite le chat online o mail.

Va dato ovviamente merito ai corsi “tradizionali” sul fatto che possono includere le uscite pratiche e queste, probabilmente, sono l’unico vero aspetto che fa la differenza e che potrebbe farti propendere verso un tipo di corso rispetto all’altro.

A te la scelta!

Ah, ultima cosa importantissima. L’articolo ti è piaciuto? Lasciami un commento qui sotto o condividi l’articolo con i tuoi amici!

Come non farsi fregare negli acquisti online

Come acquistare online senza farsi fregare è facile ma tanti sembrano dimenticarsi le basi.

Questo articolo è disponibile e fruibile anche sotto forma di PodCast. Se vuoi ascoltarlo clicca qui:

L’acquisto di prodotti fotografici online, nonostante sia stranamente un’abitudine ancora poco diffusa in Italia, sta crescendo notevolmente e porta innumerevoli vantaggi.

Non tanto per quanto riguarda il risparmio, visto che ormai tutti brand stanno adottando le politiche dei prezzi imposti(che si tratta di una politica dei prezzi utile per non rischiare di trovare un negozio che vende una fotocamera che di listino costa 900 euro al prezzo di 1500 euro solo perché magari è l’unico provvisto di certi modelli nell’arco di molti km).

Bensì la comodità dell’acquisto online si trova nella disponibilità dei prodotti(quante volte ti è capitato di decidere finalmente quale obiettivo acquistare dopo aver valutato per mesi le varie caratteristiche online ma scoprire che il tuo negozio di fiducia non ce l’ha disponibile, che deve ordinarlo, e che tu devi attendere un’altra settimana prima di riceverlo).

Veramente… queste sono le cose che di solito mi fanno andar via di testa!!

E poi vogliamo mettere la comodità di ricevere direttamente a casa quanto acquistato (o farlo arrivare in fermo deposito in posta, o presso un deposito accessibile anche la domenica), magari il giorno dopo affidandoti a negozi online come Amazon e magari senza dover sostenere le spese di spedizione?

Per quanto mi riguarda acquisto online da ormai una decina d’anni e l’ultima volta che ho acquistato una fotocamera in un negozio fisico a poche decine di km da casa mia è stato qualche anno fa.

Mi avevano fatto un’offerta veramente interessante e pari al prezzo del prodotto online, anche se poi ho scoperto che si trattava di una “scatola bianca”, ovvero un metodo di vendita che tecnicamente non sarebbe “corretto” e permesso visto che in sostanza smembrano i kit vendendo i pezzi singolarmente riuscendo così a tenere il prezzo leggermente più basso.

Nel mio caso il venditore ha fatto un pò il furbetto evitando di avvertirmi e giustificandosi dicendo che aveva venduto l’ultima macchina la mattina, consapevole che avrei comunque accettato perché ormai mi ero sparato i miei bei 40km in auto e non sarei tornato a casa a mani vuote.

Ad ogni modo non voglio star qui a puntare il dito sulla serietà e regolarità di certi negozi fisici ma piuttosto a me interessa farti sapere che:

non ho mai ricevuto una fregatura in tutti questi anni

E considera che attualmente acquisto circa 300–400 prodotti fotografici online ogni anno tra usato e nuovo.

Ah… se ti interessa saperlo: il negozio fisico non mi ha più visto ed ovviamente avendo perso la mia fiducia.

Avrà concluso una vendita profittevole ma ha perso un (buon) cliente che acquista tanto e spende molto.

acquistare online
acquistare online

L’ITALIANO MEDIO CHE NON HA MAI ACQUISTATO ONLINE

Premetto che ogni persona decide di fare quello che gli pare (giustamente) con i suo soldi e allo stesso modo credo che ogni persona deva adottare il sistema di acquisto che la soddisfa di più o che la fa sentire più sicura.

Non è che devi “per forza” acquistare online se non ti piace questo metodo/mercato solo perché sono io a dirtelo o te lo ha detto un’altro utente del web.

Ad ogni modo, quando parlo con persone scettiche sugli acquisti online e sulla mia disinvoltura nel farlo, mi trovo spesso difronte a sguardi rassegnati che mi dicono (o sembrano dire):

“Eh… ma dandogli i dati della carta di credito poi potrebbero fregarti tutti i soldi del fido”

Oppure…

“Il negozio sotto casa è gestito da una persona che mi conosce e mi da così garanzie maggiori”

Ma in assoluto “the winner is”:

“Acquistando online gli dai i soldi senza avere il prodotto, quindi potrebbero anche mandarti un mattone”

Ok… è ora di mettere le cose in chiaro una volta per tutte così smettete di farmi queste menate…

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

REGOLA #1 — BABBO NATALE NON ESISTE

La prima regola per non farsi fregare è quella di usare nel modo corretto una cosa che ci hanno dato in dotazione fin dalla nascita: il cervello

Già il fatto che stai perdendo tempo a leggere questo articolo (o ascoltare il mio podcast) allora significa che lo stai usando.

Tuttavia per non farsi fregare negli acquisti online la regola fondamentale ed assoluta è questa:

Babbo natale non esiste

Vedi: i prodotti digitali come le fotocamere ed obiettivi hanno dei margini talmente ridotti che la differenza di prezzo tra un negozio online e l’altro, salvo promozioni note come il BlackFriday, oscilla fino ad un massimo di 50–70 Euro… 100 Euro toh! Ma non possono esserci differenze del 30–40%.

Se il prezzo medio di vendita di una fotocamera è 1000 euro e trovi un venditore online che te lo vende a 700, ovvero risparmiando 300 euro, le cose sono tre:

  • o ti stanno fregando;
  • o stai acquistando un prodotto extraeuropeo (quindi importato attraverso i canali non convenzionali o che NON ti permettono di godere della garanzia ufficiale Italiana);
  • o è un prodotto usato/rigenerato che vogliono far spacciare per nuovo (o le famose “scatole bianche”).

Sono già consapevole che ci sarà qualcuno tra i lettori che mi dirà

“eh ma non è vero, io ho acquistato a 900 euro questa reflex NUOVA che mediamente si trova nei negozi italiani a 1500 euro e ho la garanzia ufficiale in Italia”

Ben per lui ma permettimi che questa eccezione è poco razionale.

Rubando una citazione di Montemagno:

“sarebbe come dire che se ti metti a correre bendato dentro ad un bosco ne uscirai totalmente illeso perché una volta ti è andata bene”

Certo… può succedere… ma è molto più probabile che tu ti schianti rovinosamente addosso ad un albero o faccia un volo giù per un pendio.

Ti sei già dimenticato i prezzi che facevano “Gli Stockisti”? Prezzi veramente sotto la media, tutto grandioso e figo, ma poi che è successo? Beh… fai una ricerca su “san google”.

Ricorda… Babbo Natale non esiste… se è troppo bello per essere vero, allora forse non vale la pena rischiare.

acquistare online
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REGOLA #2 — I GRANDI NEGOZI DANNO MAGGIORI GARANZIE

Siamo in Italia e siamo ancora abituati al concetto provinciale che “il negozietto sotto casa ti da maggiori garanzie” per tutta una serie di motivi:

  • ti coccola
  • non sei un numero
  • ecc…

Allo stesso tempo chi ragiona in questo modo tende a prendere le distanze dal grande negozio online proprio perché ci viene da pensare che “essendo un piccolo numero”, nel caso in cui le cose vadano male non ti tengono in considerazione come fa il piccolo negozio.

Questo è vero in parte e ti spiego:

di piccoli negozi di elettronica e fotografia gestiti da personale e titolari che ci mettono il cuore ce ne sono tanti ma lo stesso tempo hanno dei limiti oggettivi invalicabili.

Amazon, uno dei più grandi store online, quando acquisti un prodotto ti da una garanzia di circa 30 giorni(a volte anche fino a 60gg… dipende in che periodo dell’anno fai l’acquisto) durante il quale tu puoi usare normalmente l’apparato acquistato e, se non ti va bene o non ti soddisfa, lo rimandi in dietro ottenendo un buono sconto di pari valore oppure il rimborso sulla carta di credito (a tua scelta).

Questo vale sia per ripensamenti ma anche per eventuali difetti che si dimostrano durante l’utilizzo (ovviamente la garanzia di legge rimane comunque di 24 mesi).

Questa politica estremamente aggressiva(ma vantaggiosa per il cliente) se lo può permettere solo una grande realtà.

Non tanto perché, come pensano i soliti detrattori, realtà come queste possano comandare Sony, Canon ecc… obbligandoli a riprendersi in dietro gli oggetti che i clienti rifiutano.

Ma quanto piuttosto perché è comodo e rapido soddisfare un’esigenza di una limitata % di clienti (in realtà sono pochi i clienti che “rendono” un prodotto entro i 30 giorni, salvo non abbia evidenti difetti) piuttosto che “fare i duri” e rifiutare facendosi una cattiva pubblicità.

Difficilmente trovi un piccolo negozio che si può permettere di “ridarti i soldi” dopo 30 giorni dall’acquisto perché non ti soddisfa.

Almeno… io non conosco negozi che fanno questo.

Al massimo ti riprende l’oggetto, svalutandolo, in cambio di un’altro acquisto.

La situazione più deleteria si verifica poi se il prodotto appena acquistato manifesta un difetto…

Di solito quello che può fare un piccolo negozio in questi casi è solo ritirare il prodotto e fargli prendere la strada della riparazione in garanzia.

Per certi marchi noti può significare anche attendere 1 mese per la riparazione (sperando che non ci siano giorni festivi in mezzo). Anche se hai acquistato la fotocamera 3 giorni prima.

Ripeto… poi ci sono sicuramente negozi che ti danno il “muletto” pur di tener buono il cliente ma come possiamo paragonare questa cosa con il rimborso completo?

Non è una critica. Purtroppo è un dato di fatto. Così stanno le cose; o si accettano o si può continuare a lamentarsi per nulla.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

REGOLA #3 — NO POSTEPAY

Mai inviare un pagamento su Postepay!

Ormai chi è scafato negli acquisti online sa bene che inviare i soldi sotto forma di ricarica PostePay (o peggio ancora… ricariche telefoniche)è una delle fregature annunciate più comuni.

La PostePay nonostante sia una “carta di credito”, in realtà non da garanzie in quanto le transazioni non sono legate ad un movimento di acquisto/vendita certificato quanto un bonifico.

REGOLA #4 — CONTROLLA LA SICUREZZA DEL SITO

Si tratta di una cosa banale ma quando fate l’acquisto su un sito web accertatevi sempre che l’indirizzo del suo sistema di vendita inizi con

https:”

Quella “s” è un indice di sito che tratta nel modo corretto la transazione dei dati (sia personali che della carta di credito).

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REGOLA #5 — USA CARTE DI CREDITO RICARICABILI

Ormai sono diffusissime le carte di credito “ricaricabili” e tornano molto utili proprio per gli acquisti online.

Non confonderle o paragonarle alle PostePay!

Sono molto simili come funzionamento: le ricarichi di 100 euro e puoi spendere 100 euro.

Ma sono delle vere e proprie carte di credito legate speso ad un conto corrente e generalmente rilasciate da un istituto bancario che ha un controllo molto più accurato sulle transazioni ed utilizzo (anche improprio).

Ti consiglio di usarle perché, essendo di solito collegate al tuo conto corrente bancario (chiedi alla tua banca per maggiori informazioni), ti permettono i ricaricarle dell’importo che devi spendere e non rischi, in caso di furto/truffa, di perdere più soldi di quelli che avevi messo dentro.

Le carte di credito “normali” invece di solito hanno un plafond, ovvero hanno un limite — spesso molto alto — che un “truffatore” può prosciugarti se incappi in una truffa.

Ad esempio se in una carta di credito ricaricabile hai messo dentro 100 Euro… al massimo ti possono rubare 100 Euro. Su una carta di credito “normale” con plano di 3000 Euro beh… sai già come può finire.

REGOLA #6 — SE NON TI FIDI USA PAYPAL

Sono onesto, non amo molto PayPal da venditore in quanto applicano delle tariffe sulle transazioni molto onerose.

Tu come compratore non noti nulla in quanto le commissioni non vengono “aggiunte” al prezzo che paghi, ma vengono “tolte” dai soldi che riceve il venditore.

Sotto questo punto di vista è bene che tu ne sia consapevole e per questo motivo se tenderai ad usare sempre PayPal alla fine dovrai accettare anche un costante aumento dei prezzi nel tempo(necessari al venditore per recuperare le spese e costi di gestione del servizio).

Ad ogni modo, se non ti fidi ancora ad usare direttamene la carta di credito (magari ricaricabile) allora fatti un account su PayPal.

COSA FA PAYPAL?

In sostanza è un intermediario tra la tua carta di credito ed il venditore:

  • Tu compri qualcosa da un venditore — che deve accettare PayPal — dicendo a PayPal quanto versare.
  • A questo punto PayPal preleva i soldi dalla tua carta di credito e li mette a disposizione del venditore che, immediatamente, può procedere alla spedizione del prodotto.

Il vantaggio è che:

  • tu dici esattamente a PayPal quanto versare al venditore (è tutto automatizzato);
  • il venditore riceve i soldi senza sapere nessun dato della tua carta di credito;
  • In caso di “truffa”, ovvero se non ricevi quanto acquistato, puoi rivolgerti a PayPal per un contenzioso che di solito si conclude con la restituzione dei soldi che hai versato.

Solo PayPal conosce la tua carta di credito ed è molto affidabile (a tutti gli effetti è una banca vera e propria).

REGOLA #7 — OCCHIO A QUANDO RICEVI I PACCHI

Visto che tutti i passaggi precedenti sono ormai abbastanza “sicuri” (PayPal, Carta di credito ricaricabile, ecc…), l’unico punto nel quale puoi ancora rimanere fregato è la consegna del pacco.

Devi essere consapevole che quando ricevi un pacco e tu lo accetti, firmando la ricevuta al corriere, di fatto non puoi più contestarne l’imballo e come è stato “trattato” durante il trasporto.

Questa è probabilmente l’unica vera differenza che fa il vantaggio del negozio sotto casa.

Dal negozio sotto casa puoi vedere il prodotto e toccarlo prima di prenderlo, quindi è difficile prendere fregature di questo tipo.

Per questo motivo è importante che tu:

  • controlli bene che il pacco sia sigillato e non manomesso(Amazon applica un sigillo sotto forma di nastro con il loro logo ecc…).
  • se è semplicemente il cartone si è “rovinato” in fase di trasporto(può succedere… mica trattano con i guanti i pacchi) firma sempre la ricevuta di consegna con “riserva”. Si tratta di una procedura che in pratica assomiglia ad una cosa che “ho ricevuto il pacco, ma ho visto che è un po’ danneggiato, quindi valuto che sia tutto a posto”.
  • Se non ti convince il pacco ed è evidentemente “danneggiato”, rifiuta il ritiro. Molto meglio rifiutare e fare un reso piuttosto che prendersi una fregatura.
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REGOLA #8 — AMAZON — SOLO PRIME

Quando si parla di Amazon spesso si tende a pensare che tutti i prodotti che ci trovi all’interno siano venduti da questo store ma non è propriamente così.

Amazon vende in tre modalità:

  1. Venduto e spedito da Amazon
  2. Venduto da X e spedito da Amazon
  3. Venduto da X e spedito da X

È molto importante conoscere queste 3 differenze, che sono chiaramente indicate in fase di acquisto, perché cambia totalmente la gestione di un eventuale contestazione.

CASO #1

I prodotti Venduti e spediti da Amazon ti danno le maggiori garanzie perché significa che il prodotto è venduto da loro e si trova nei loro magazzini, quindi ne gestiscono anche la spedizione.

La gestione del reso in caso di difetti o ripensamento è molto pratica in questo caso perché è tutta gestita la loro (si.. anche il ritiro del prodotto “difettoso” o “che non ti piace” se vuoi renderlo è a carico loro che si assumono tutte le spese di restituzione).

CASO #2

In questo caso il venditore non è Amazon ma hanno il prodotto presso i loro magazzini, quindi ne gestiscono la spedizione.

Anche questa soluzione è affidabile perché di certo non rischi di ricevere un mattone al posto del tostapane ordinato.

La gestione del reso in caso di difetti o ripensamento è molto pratica in questo caso perché è tutta gestita la loro (si.. anche il ritiro del prodotto “difettoso” o “che non ti piace” se vuoi renderlo è a carico loro che si assumono tutte le spese di restituzione).

CASO #3

In questo caso il venditore non è Amazon e nemmeno gestiscono loro la spedizione.

Amazon in questo caso si limita ad inoltrare l’acquisto al venditore che ne gestirà l’imballaggio, spedizione e tutto il resto.

Questa scelta può essere rischiosa perché in alcuni casi ci sono “venditori terzi” che fanno i furbi ed in caso di contestazione potresti scontrarti con grosse difficoltà.

Anche se Amazon dichiara di occuparsi dei resi ecc… in caso di problematiche, di fatto Amazon si limita a verificare che tutto sia stato eseguito a regola d’arte ma non può accertare se dentro al pacco c’era un mattone piuttosto che il tostapane acquistato.

In questo caso se il venditore truffaldino ti ha mandato un pacco con dentro un mattone e tu accetti il pacco senza prima accertarti di cosa c’era dentro beh… in questo caso probabilmente Amazon non risponde.

ATTENTO ALLE “FALSE PROMOZIONI”

Una segnalazione interessante che mi ha fatto un ascoltatore del PodCast e lettore è riguardo le “false promozioni”.

Prendiamo come esempio il BlackFriday, ovvero il periodo dell’anno dove tutti fanno degli sconti “assurdi” per tradizione e anche per stimolare gli acquisti in vista del Natale.

Ebbene… sei sicuro che lo sconto del 50% dichiarato sia reale e non abbiano anticipatamente aumentato i prezzi?

Purtroppo funziona così… tanti — Amazon inclusa — fanno degli aumenti di prezzi su tanti articoli poco prima del giorno degli sconti per poi far vedere che applicano degli sconti elevati!

C’è un modo per controllare questa cosa? Certamente! Ci sono due modi per verificare l’andamento dei prezzi.

PRIMO METODO

Esiste un sito web che fa il monitoraggio dell’andamento dei prezzi sul sito Amazon.

https://it.camelcamelcamel.com

Tu inserisci il nome del prodotto nella barra di ricerca e poi selezioni il prodotto che ti suggeriscono.

A questo punto puoi vedere l’andamento dei prezzi, il prezzo minimo e massimo di vendita. Puoi quindi notare se “poco prima del giorno degli sconti” hanno aumentato progressivamente i prezzi.

5771e-1qpwd00focuwf81cnqyqcbw.png

Noterai che ci sono prodotti che sono stati aumentati poco prima del giorno degli sconti, mentre altri che hanno seguito un trend costante.

Interessante anche il fatto che puoi impostare degli “allert”, ovvero delle notifiche, quando il prezzo di un prodotto raggiunge una certa soglia.

SECONDO METODO

Il secondo strumento utile è quello messo a disposizione direttamente da Amazon. Sono le “liste dei desideri”, ovvero delle liste dove tuo puoi elencare i prodotti che ti interessa acquistare in futuro.

Nella lista troverai, una volta inserito il prodotto, dati come:

  • disponibilità;
  • nome del venditore;
  • prezzo del prodotto attuale;
  • prezzo del prodotto quando tu lo avevi inserito nella lista.

Quest’ultimo punto è quello interessante, infatti ti permette di capire se il prezzo è aumentato o diminuito.

838c4-1zt-qf6yrgaanxr1mqo04gg.png

Ovviamente però devi essere furbo… devi inserire nella lista il prodotto alcuni mesi prima del giorno degli “sconti”.

CONCLUSIONI

Con questo è tutto! Se hai delle segnalazioni, consigli o precisazioni da fare mandami una mail o segnala qui sotto nei commenti!

Provvederò ad integrare quanto da te suggerito al fine di garantire la massima sicurezza sugli acquisti online!

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di cliccare “mi piace” condividere questo articolo sul tuo social network preferito

Exif nelle foto: cosa sono e a cosa servono

Molte persone non sanno a cosa servono gli Exif o non sanno proprio cosa sono. Facciamo chiarezza. Hai mai visto qualche film di spionaggio o poliziesco dove gli investigatori prendono il computer del delinquente e lo analizzano al dettaglio per scoprire tutto quello che ha fatto in un dato periodo, dove è andato, che siti ha visitato ecc…? Ecco… gli EXIF (detti anche metadati foto) si possono paragonare alla medesima cosa, una serie di informazioni e dati sullo scatto appena effettuato che la fotocamera salva in modo più o meno nascosto in ogni file: Dal RAW al JGP.

Photo by Freddy Marschall on Unsplash

Pensa che se la tua fotocamera, ma anche il tuo smartphone visto che permette di fare foto senza tanti problemi, ha il GPS integrato ed attivo in fase di scatto, memorizza anche la posizione nella quale ti trovavi in quel momento.

Accedendo agli EXIF puoi in pratica recuperare molte, ed interessanti, informazioni sull’immagine.

Prima di continuare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

COSA SONO I DATI EXIF

Gli Exif (acronimo di EXchangeable Image file Format) sono il dettaglio tecnico sull’immagine appena registrata dalla fotocamera sotto forma di file. Dettagli che vengono salvati sullo stesso file digitale.

Una prassi comune che fai quasi sempre quella di “riguardare” sull’LCD della fotocamera la foto che hai appena scattato giusto?

Ebbene, in questo contesto puoi anche vedere il tempo di scatto utilizzato per quella immagine, il diaframma, la sensibilità ISO, il bilanciamento del bianco ed in molte fotocamere è anche possibile vedere il punto della messa a fuoco.

Da dove recupera la fotocamera quelle informazioni? Beh.. ovvio… ha scattato lei la foto (si beh… più o meno…) quindi per questo conosce i parametri. Ma in realtà non è così.

La fotocamera recupera queste informazioni direttamene dal file digitale, ovvero dai dati EXIF in essa contenuti.

Per lo stesso motivo tutti i software di grafica sono in grado di visualizzare gli EXIF.

Ecco degli esempi sui software più comuni (exif viewer):

Adobe Lightroom a in alto | Affinity Photo a sotto

Exif su Adobe Photoshop

IN COSA TI TORNANO UTILI

Gli EXIF possono tornarti utili i vari modi.

Il primo che balza all’occhio di chi sta leggendo questo articolo è:

“figo, riesco a vedere che parametri di scatto avevo usato per fare quella foto di due anni fa in riva al lago pincopallo”.

Oppure:

“Che bello, ora posso postare le foto sui social potendo indicare i parametri di scatto senza doverli ricordare a mente”.

Ahhhh… esistono ancora i gruppi e circoli fotografici che per regolamento vogliono che le foto siano accompagnate dai dati di scatto?

Per favore… dimmi che non è così e che nel frattempo i fotografi si sono evoluti e hanno ormai compreso che i dati di scatto su una foto non danno praticamente alcun aiuto a chi osserva.

Sono veramente pochi i casi in cui hanno senso secondo me:

  • quando qualcuno ha un dubbio tecnico (esposizione, nitidezza)
  • quando si fotografo elementi sotto illuminazione e contesto standardizzato (prodotti in serie ecc…).

Ad ogni modo torniamo al discorso principale: gli EXIF hanno un’utilità ben maggiore. Grazie agli EXIF puoi infatti far attuare dei processi automatizzati ai software non indifferenti. Ecco alcuni scenari:

#1 — ANALISI E CATALOGAZIONE

Grazie agli EXIF puoi dire ai vari programmi di gestione immagini (clicca qui per capire la differenza tra programmi di gestione foto e quelle di elaborazione) di selezionarti solo le foto con una data focale, sensibilità ISO, oppure puoi dire al software di farti un’analisi per capire quali sono le focali usate maggiormente.

Adobe Lightroom in questo senso è molto versatile perché dispone di un sistema di filtri molto avanzato che vedi qui:

Ogni colonna si può personalizzare scegliendo un parametro di filtro tra tutti quelli disponibili (ovvero ricavando un dato dagli Exif).

Per accedere a questa funzionalità basta cliccare su:

  • Visualizza > Mostra barra filtri

Barra filtri su base EXIF | Adobe Lightroom

#2 — RINOMINA FILE CRONOLOGICA

Sempre grazie agli EXIF è possibile avviare una procedura di rinomina automatica dei file.

Ad esempio puoi dire ai software (porto sempre Adobe Lightroom come esempio, ma è uguale con tanti altri software) di rinominare i file in base alla data di scatto con la logica del AAMMGG:

  • AA = ultime due cifre dell’anno
  • MM = mese dell’anno
  • GG = giorno dell’anno

Parlo dell’organizzazione delle foto in questo articolo sul backup.

#3 — EXIF ONLINE

Gli EXIF ti semplificano anche la pubblicazione delle foto nel web.

Siti specializzati come l’ottimo SmugMug (clicca qui per vederlo), 500px o il più noto Flicrk, sono in grado di leggere le informazioni nel file e salvarli tra i dati pubblici una volta lanciata la foto.

Questo permette di facilitare la ricerca delle foto agli altri utenti nella community, puoi provare anche tu: vai su 500px e cerca “Canon 85mm”. Il sito analizza tutte le foto a catalogo e ti mostra quelle che hanno attinenza col tuo termine di ricerca prescelto.

Molto comodo! Questo è possibile solo grazie al fatto che il portale web è in grado di recuperare i dati di scatto dagli exif della foto.

#4 — COPYRIGHT E SICUREZZA

Una curiosità degli EXIF sta nel fatto che con le fotocamere moderne più evolute è possibile impostare il “copyright” direttamente in fase di registrazione del file.

Qui puoi vedere un screenshot che mostra il mio nome inserito direttamente negli EXIF che la fotocamera inserisce in modo automatico in ogni foto che realizzo. Si tratta di un procedimento molto interessante perché gli EXIF non sono modificabili, o meglio… lo sono facilmente nei JPG ma con i RAW la procedura parecchio complessa che non tutti gli utenti medi sono in grado di portare a termine.

Questa caratteristica è utile perché può scoraggiare la maggioranza delle persone che rubano o fanno un uso improprio dei tuoi file, specie se ti rubano i file RAW.

Inoltre pochi sanno che i file raw includono spesso la matricola della fotocamera usata per lo scatto, di conseguenza un “ladro poco attento” o un “acquirente poco intelligente” potrebbe rischiare di pubblicare delle foto nel web dalle quali poi si potrebbe risalire al proprietario della fotocamera (che magari ha subito il furto della fotocamera stessa).

Allora come ti sembra questo articolo? Ti piace? Perché non lo condividi con i tuoi amici o sul tuo social network preferito? Aiuterai sia il blog a crescere e potresti suggerire qualcosa di interessante a chi ti sta attorno!

MODIFICARE GLI EXIF DATA

Ovviamente tutto può essere modificato. Delle persone sono in grado di sbloccare Adobe Photoshop per usarlo gratuitamente (è illegale farlo), figuriamoci se non è possibile modificare gli EXIF.

Tuttavia, come già detto prima, la procedura è macchinosa, bisogna usare dei software, lavorare su ogni singolo file e alla fine l’utente medio non si perde in questa procedura.

L’importante è che tu sia consapevole che, nonostante sia possibile inserire il copyright negli EXIF in fase di scatto e sia anche possibile risalire alla matricola della fotocamera, di fatto non hai mai la totale garanzia in caso di furto.

Modificare gli Exif con Adobe Lightroom

Ipotizza di aver sbagliato ad inserire data ed orario nella tua fotocamera e ti ritrovi con 200 foto con tutti i dati sul giorno e ora di scatto errati… come si fa?

Oppure immagina di aver fatto un viaggio negli Stati Uniti e ti sei dimenticato del fuso orario e la fotocamera è rimasta con i parametri “italiani”. Come fare?

In Adobe hanno pensato a questo ed infatti puoi modificare (o correggere) l’ora e data di scatto accedendo al menù:

  • Metadati > Modifica orario di acquisizione…

Adobe Lightroom Ti esce una finestra dalla quale puoi procedere alla modifica che ritieni opportuna.

SI POSSONO CANCELLARE GLI EXIF

Ovviamente se puoi modificarli puoi anche cancellarli ma se il tuo intento è quello di pubblicare delle foto per le quali non vuoi far sapere tanti dati tra cui:

  • la data di scatto
  • il tipo di fotocamera usata
  • l’obiettivo usato
  • ecc…

La procedura è molto più semplice.

Ti basta SALVARE una copia del file dicendo al software (Adobe Lightroom e tanti altri) di NON INCLUDERE i dati EXIF nella copia del file che salvi.

Ecco una schermata di esempio:

Rinomina in Adobe Lightroom Adobe Lightroom ti permette di definire i tipi di metadati che vuoi includere nel file che vai a creare (che può essere inizialmente un RAW, ma anche un JPG).

CONCLUSIONI

Ora ti è più chiaro qual’è l’utilità ed importanza degli EXIF?

Probabilmente hai sempre fatto uso di questi dati importanti nella gestione delle tue immagini ma magari non avevi mai pensato a quanto complessa è la cosa.

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Il miglior monitor per fotografia non esiste

Una delle domande che mi viene fatta più spesso è quella di suggerire il miglior monitor per fotografia. Nella realtà non esiste il miglior monitor per fotografi, ma ne esistono di vari tipi e modelli che possono e devono essere scelti non tanto in base alle loro caratteristiche ma piuttosto in base alle tue necessità tecniche e di pubblicazione.

Con questo articolo voglio darti qualche suggerimento sia “tecnico” su come si sceglie un monitor per fotografi, ma poi anche un consiglio pratico indicandoti alcuni modelli interessanti da tenere d’occhio.

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QUALE MIGLIOR MONITOR: LED, LCD OPPURE O-LED?

Nella maggioranza delle guide online trovi chi ti dirà che la tecnologia LCD è sorpassata dalla LED che è migliore, ma ora arrivano gli O-LED ecc… ma io non voglio tediarti con l’ennesimo articolo che ti parla delle differenze.

Io sono dell’avviso che la scelta del monitor si deva prendere tenendo in considerazione alcuni parametri quali:

  • le tue necessità: sei un fotografo dilettante o professionista? Stampi o generalmente pubblichi nel web? Pubblichi in un sito specializzato per le fotografie o sui socialnetwork?
  • chi è il tuo utente target: ovvero chi sono le persone che guarderanno le tue foto.
  • di quale budget disponi: se puoi spendere 2000 euro puoi puntare ad un certo prodotto. Se puoi spendere 300 euro non ha senso puntare ad un certo tipo di prodotto.

HO IL MONITOR VECCHIO QUINDI FACCIO FOTTO BRUTTE?

Poi si aggiunge questo aspetto. Se quattro anni fa avevi il monitor TOP nel mercato non è che oggi, ormai sorpassato dei nuovi modelli e nuove tecnologie, ti ritrovi per le mani un monitor che ti rende foto brutte.

Se il monitor era fenomenale 4 anni fa oggi forse è scarso? Direi di no.

Ora però andiamo a vedere quali sono le caratteristiche importanti che secondo me devi tenere in considerazione.

FOTOGRAFIA 4K. DIMENSIONI E RISOLUZIONE DEL MONITOR FOTOGRAFICO

monitor per fotografia

Prima di tutto è bene capire che i monitor differiscono nelle DIMENSIONI (indicate in pollici, esattamente come per le TV di casa), mentre il secondo parametro che li rendono diversi sono la RISOLUZIONE (indicata in pixel, esattamente come le fotografie digitali) che non è necessariamente legata alle dimensioni.

In pratica se da un lato un monitor da 30” è ovviamente più grande rispetto ad uno da 24”, dall’altro possono avere esattamente la stessa risoluzione.

DOMANDA: Ma se l’aumento delle dimensioni è chiaro, cosa comporta l’aumento della risoluzione?

RISPOSTA: Avere più pixel comporta che gli oggetti, scritte e strumenti dei software che vai ad utilizzare risultino visivamente “più piccoli”. La maggiore risoluzione permette anche di vedere meglio le immagini di risoluzione più grande al loro ingrandimento massimo 100%

Come vedi ci sono un vantaggio ed uno svantaggio nell’avere una risoluzione elevata:

  • il vantaggio è quello di poter vedere più comodamente le immagini con risoluzione maggiore, cosa comoda oggi che le fotocamere digitali dispongono di tanti megapixel.
  • lo svantaggio è quello di ritrovarti con le icone degli strumenti dei software che vai ad usare, visivamente molto più piccole. Certi software permettono di adattare tale cosa aumentandone le dimensioni, ma sono pochi.

Di prassi tuttavia ti avverto che l’aumento delle dimensioni è in genere anche accompagnato da un’aumento della risoluzione massima.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post condividendo questo articolo.

LA DIMENSIONE IDEALE DI UN MONITOR FOTOGRAFICO

monitor per fotografia

Questo è secondo me un parametro importante e secondo me le misure sulle quali devi orientarti quando ricerchi un monitor per uso fotografico sono i 19”, 24” o 27”.

Generalmente i monitor da 27” hanno una risoluzione molto elevata, quindi se da un lato hai la possibilità di godere di tanto spazio “visivo” dall’altro rischi di ritrovarti con le icone degli strumenti che utilizzi per modificare le tue immagini, molto piccoli. Devi infatti anche considerare che essendo un monitor più grande tenderai a guardarlo da più distante.

Dal lato opposto i monitor da 19” hanno delle dimensioni relativamente contenute, tali da renderli ideali per essere utilizzati in ambienti poco spaziosi, ma hanno anche delle risoluzioni più basse e questo rischia di renderti difficoltosa la modifica delle foto le icone e strumenti dei software vanno ad occupare quasi tutto lo spazio disponibile.

Personalmente ho trovato nei monitor da 24” la via di mezzo ideale per l’uso fotografico. Sufficienti per essere usati e piazzati anche in scrivanie poco spaziose, ma dall’altro lato con una risoluzione adeguata per avere tutti gli strumenti a disposizione senza distruggerti la vista.

Dipende un po’ da te quindi. L’ideale è sempre avere il monitor più grande (quindi 27” o anche 30” se ne trovi uno di interessante), ma se hai problemi di vista allora secondo me devi forse fare un passo in dietro.

Non si tratta di accontentarsi, ma una scelta ponderata per vivere meglio l’esperienza di lavoro davanti al monitor.

LE OPZIONI

Definita la dimensione ideale, potresti anche valutare alcuni aspetti che ti riporto di seguito:

IL FORMATO

I monitor sono in formato 16:9 oppure 16:10. Un tempo erano anche in formato 4:3 ma ormai non si trovano più.

Il formato 16:9 è il più diffuso, ma il 16:10 potrebbe essere la soluzione ideale se usi intensamente i software di post-produzione.

Il formato 16:10 — essendo più largo — ti permette di vedere bene l’immagine che stai gestendo ed avere le colonne degli strumenti di post-produzione (tipici di Adobe Photoshop, Lightroom, Capture One Pro ecc…) sul lato destro e sinistro ben piazzate.

MONITOR PER FOTOGRAFIA LUCIDI OPPURE OPACHI

Apparentemente la differenza tra le due soluzioni è molto semplice. Il monitor lucido riflette ogni tipo di luce esterna mentre lo schermo opaco permette una lettura migliore della foto visualizzata anche in condizioni di luce difficile, ma nella realtà le differenze da considerare sono ben più importanti:

  • Il monitor LUCIDO tende a riflettere maggiormente le fonti di luce invasive esterne, ma rende tendenzialmente dei colori più intensi e contrastati. Lo schermo lucido in genere è ideale per un uso “office” del monitor, ma non per l’uso fotografico.
  • In fotografia di prassi la scelta ideale è il monitor OPACO in quanto permette di replicare molto più fedelmente i colori ed i contrasti tipici delle immagini quando vengono stampate.

Quale scegliere? Se come primo impatto ti verrebbe naturale prendere quello con schermo OPACO devi anche considerare uno dei punti fondamentale indicati all’inizio di questo articolo: “chi è il tuo utente target”.

Se le tue foto verranno per la maggior parte dei casi visualizzate da utenti nel web allora è probabile che abbiano portatili e monitor LUCIDI. In questo caso per quale motivo allora prendere un monitor OPACO? Non è forse il caso che tu adotti un monitor LUCIDO in modo da post-produrre e pubblicare le foto esattamente come le vedranno anche gli utenti finali?

SPAZIO COLORE

Se hai letto bene il libretto d’istruzioni della tua fotocamera reflex o mirrorless sai che puoi salvare i file immagine con lo spazio colore sRGB oppure Adobe RGB.

Senza entrare nell’analisi di entrambi i profili prendi per buono il fatto che lo spazio colore consiste nel numero di colori cui è strutturata e rappresentata l’immagine e che tra i due il profilo Adobe RGB è quello che ne contiene di più.

Cosa centra questo con il monitor per la fotografia? Molto semplice: anche il monitor deve essere in grado di visualizzare e rappresentare correttamente questi colori, quindi non avrebbe senso scattare le immagini con lo spazio colore Adobe RGB se poi il tuo monitor non è in grado di visualizzare tutti i colori di cuoi è composta l’immagine.

Nella scheda tecnica dei monitor seri trovi indicato, in %, la copertura del profilo colore. Quindi potresti trovare ad esempio indicato che coprono 100% il profilo sRGB oppure 90% profilo Adobe RGB ecc…

Quale scegliere? Verrebbe da dire di prendere quello che — ovviamente — ti da modo di visualizzare il profilo colore migliore e completo, ma questo significa aumentare moltissimo i soldi da spendere. Entra in gioco quindi il terzo punto indicato all’inizio di questo articolo: di quale budget disponi?

Considera che tutti i monitor comuni, portatili, televisori e terminali vari (tablet, smartphone ecc…) riescono a replicare correttamente al massimo il profilo RGB, pertanto se non hai strette necessità professionali, un monitor che copre il formato RGB è più che sufficiente.

Allora come ti sembra questo articolo? Ti piace? Perché non lo condividi con i tuoi amici o sul tuo social network preferito? Aiuterai sia il blog a crescere e potresti suggerire qualcosa di interessante a chi ti sta attorno!

CONCLUSIONI FINALI

monitor per fotografia

Facendo il punto della situazione mi ricollego ai tre punti iniziali. Per scegliere il monitor giusto per te non devi rincorrere solo le caratteristiche tecniche, ma:

  • uso che ne fai;
  • target dei tuoi utenti/visitatori;
  • budget disponibile;

Se non sei un professionista o che ha delle necessità strettamente professionali secondo me, parere però del tutto personale, non devi necessariamente ricercare il prodotto top di marca. Non è importante che sia un 30” o che copra al 100% il profilo Adobe RGB.

Se hai un sito web o ti piace far vedere le tue foto su siti come Flickr o 500px è allora probabile che il 90% dei tuo visitatori non abbia nemmeno i monitor tarati correttamente, per questo motivo allora non ha senso spendere troppi soldi in un monitor. Se poi Facebook ed Instagram sono il fulcro sul quale gli utenti ti seguono tanto “peggio”, nel senso che non è praticamente inutile cercare la perfezione.

Leggi questo articolo per approfondire l’argomento (clicca qui).

Infine il budget. Se puoi permetterti il monitor professionale da 2000 Euro tanto meglio! Prendilo! Meglio un monitor professionale usato al 50% delle sue potenzialità che prendere un monitor mediocre per ritrovarti limitato. Ma se il tuo budget è di 500 euro allora non svenarti… scegli quello migliore su quel target di prezzo.

PS… ovvio che se pretendi di spendere solo 70 Euro ed avere un monitor “valido” per uso fotografico allora qualcosa non torna o devi già considerare tutta una serie di limitazioni.

ECCO I MONITOR CHE TI CONSIGLIO

In questa selezione ho tenuto in considerazione solo alcune marche di monitor: DELL, LACIE e gli EIZO.

Probabilmente ci sono tanti altri monitor, anche di altre marche, decisamente validi.

DELL

Questa marca è nota sopratutto per i computer, ma di fatto produce tutta una serie di prodotti molto validi a partire proprio dai monitor. Ne trovi di varie tipologie e fascia di prezzo.

EIZO

È ritenuta da tutti la casa per eccellenza nella produzione di monitor per uso fotografico, tipografico e per la gestione dei colori in genere.

  • Di seguito puoi trovare serie di monitor definiti “amatoriali”, ma che di amatoriale hanno ben poco visto che l’unico che non copre il profilo Adobe RGB al completo è il modello CS230B-BK. Ecco la mia selezione consigliata su Amazon: clicca qui
  • Di seguito la serie di monitor definiti “professionali”, ovvero per chi vuole solo il massimo senza compromessi. Ecco la mia selezione consigliata su Amazon: clicca qui
  • Di seguito la serie di monitor "wide”, ovvero con una conformazione molto larga che ti permette un uso pratico ed efficace della scrivania. Ecco la mia selezione consigliata su Amazon: clicca qui

AD OGNI MODO…

monitor per fotografia

È molto difficile suggerirti quale monitor “fa per te”, il mio consiglio è quello di vederli e possibilmente testarli dal vivo oppure — se te lo puoi permettere — acquistare due monitor su Amazon e poi restituire — entro i termini previsti per il recesso negli acquisti online — quello che tra i due non ti soddisfa.

Amazon è una garanzia in questo senso, quindi non è una soluzione pratica da scartare anche se ovviamente sarai costretto ad anticipare l’acquisto di 2 monitor.

Ah, ultima cosa importantissima. L’articolo ti è piaciuto? Lasciami un commento qui sotto o condividi l’articolo con i tuoi amici!

Cosa sono i DPI e PPI e a cosa servono nelle foto digitali

Che cosa sono i DPI? Che cosa sono i PPI? E a che servono nelle nostre fotografie digitali che dobbiamo mostrare online? Queste sono delle belle domande che spesso trovano delle risposte molto colorite nel web. Io ci rido sopra ma sia chiaro, pure io all’inizio non avevo le idee tanto chiare su cosa fossero questi DPI e PPI e finivo anche per tenerli in considerazione nella pubblicazione delle mie foto online. Nella realtà, i DPI e PPI non servono praticamente a nulla per le foto che vuoi mostrare nel web ed ora te ne spiego il motivo sperando che ti possa tornare utile per evitare “gaffe” o semplicemente per avere le idee più chiare.

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

DPI e PPI

IL CONCETTO DI “GRANDEZZA DI UNA FOTO”

Sicuramente hai ben chiaro anche tu che una fotocamera con più megapixel ti permette di ottenere delle foto più risolute e di conseguenza anche delle stampe dalle dimensioni più grandi, meno chiaro è cosa si intenta con “più grandi”.

Una foto 20X30 (formato A4) è da considerarsi grande? Oppure una foto 30x40 (formato A3)? O le foto “grandi” sono quelle che superano il metro di larghezza e che trovi nei cartelloni pubblicitari?

Beh… sono sicuro che ogni persona ha un suo concetto di “grandezza”, ma ti posso dire con assoluta sicurezza che tutte le fotocamere — anche quelle da 6 megapixel di un decennio fa — possono fare delle foto da stampare in “grandi dimensioni”, indipendentemente quale sia il tuo parametro di misura.

Ma come? Vuoi dirmi che una foto fatta con una fotocamera da 6 megapixel può essere stampata grande quanto quella fatta da una fotocamera da 24 megapixel? Assolutamente si. Le dimensioni di stampa non dipendono dai megapixel, ma dai DPI (o PPI) che assegni alla foto.

Ecco allora che forse è meglio chiarire il concetto di DPI (o PPI).

COSA SONO I DPI O PPI

DPI è una sigla che significa “Dots Per Inch”, che tradotto significa PUNTI PER POLLICE. Un pollice è circa 2,5 centimetri.

PPI significa “Pixel Per Inch”, ovvero sostanzialmente la stessa cosa anche se in ambito “digitale”.

Sono dei parametri molto importanti da abbinare alla foto se vuoi perseguire una finalità di stampa dell’immagine che stai gestendo.

A COSA SERVONO I DPI

DPI e PPI

Tutto deriva da come viene effettuata la stampa di un’immagine sulla carta. Le stampanti, per rappresentare l’immagine, applicano un puntino di inchiostro uno davanti all’altro (lo noti anche guardando la barra della stampante che corre da destra a sinistra in continuazione mentre stampa l’immagine), applicando in pratica dei PUNTI.

Ecco allora che entra in gioco il parametro dei DPI o PPI

Se imposti la tua foto a 300 DPI in pratica stai dicendo alla stampante di rappresentare l’immagine applicando 300 PUNTI ogni 2,5 CENTIMETRI circa.

Ragionando in PPI forse è più semplice. Se hai una foto da 3000px di lato maggiore quanto grande verrà stampata se imposti la foto in modo che venga stampata a 300 Pixel per pollice? Basta fare 3000 diviso 300 (PPI) ed ottieni la misura di 10 POLLICI (che corrispondono a circa 25 centimetri partendo dal presupposto che la stampante riesca a replicare esattamente 300 pixel ogni pollice). Tutto chiaro?

Ma che succede se ora vai a variare questo parametro dicendo che la foto venga stampata a 150 PPI? Succede che la foto verrà stampata al doppio delle dimensioni: infatti 3000 diviso 150 ti fa ottenere la misura di 20 Pollici, che corrispondono a circa 50 centimetri.

Il parametro dei DPI o PPI ti permette in pratica di definire la grandezza della foto stampata. Per questo motivo non sono i megapixel dell’immagine che incidono sulla grandezza della foto, ma sono i DPI/PPI che vai ad impostare.

Ad ogni modo questo non significa che una fotocamera da 6 megapixel ti permette di ottenere immagini stampate della medesima qualità della fotocamera da 24 megapixel, infatti devi tener a mente anche la risoluzione dell’occhio umano.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post. Condividilo! :D

300 DPI E RISOLUZIONE DELL’OCCHIO UMANO

DPI e PPI

Se è vero che tecnicamente non sono i megapixel a definire quanto grande può essere stampata la foto, bisogna anche tenere in considerazione che l’occhio umano ci vede abbastanza bene.

Per questo motivo se una foto viene stampata con dei DPI o PPI troppo bassi, ovvero i puntini per pollice sono molto staccati tra loro, l’occhio umano lo nota. Vedresti una foto tutta “puntinata” esattamente come quando guardi un cartellone pubblicitario da vicino.

Nello specifico — indicativamente — l’occhio umano non riesce più a distinguere i puntini quando le foto sono stampate dai 300 DPI o PPI in su.

Questo parametro ovviamente è considerato se si guarda una foto da vicino, ma man mano che una persona si allontana dalla foto stampata la capacità risolutiva dell’occhio umano diminuisce, per questo motivo se una foto deve essere osservata da circa 3 metri può anche essere stampata a 100 DPI o PPI senza che nessuno faccia caso ai “puntini”.

Ovviamente usare una fotocamera che sforna file da 24 megapixel ti permette di fare stampe più grandi se usi i 300 DPI o PPI visto che ci sono più pixel disponibili.

Per lo stesso motivo ovviamente non ha senso stampare le foto a 400 DPI o superiori, visto che l’occhio umano non riuscirebbe comunque ad apprezzarne la risolutezza.

L’ERRORE COMUNE DEI FOTOGRAFI

Uno degli errori più comuni fatti dai fotografi dilettanti, ma anche dai professionisti, è quello di farsi fregare dal concetto di DPI/PPI e credere che vada ad incidere anche nei file da mostrare esclusivamente nel web.

Si tratta di un errore comune dato dal concetto spiegato prima, ovvero un retaggio della stampa. Si crede infatti che aumentare o diminuire i DPI/PPI vada ad incidere anche sulla risolutezza e dettaglio dell’immagine mostrata a video.

Non è così però e ti spiego di seguito il motivo.

I MONITOR, I FILE DIGITALI ED I DPI

DPI e PPI

Se per la stampa hai una stampante che applica un puntino di inchiostro uno in seguito all’altro, nel web abbiamo i PIXEL del monitor che determinano la grandezza dell’immagine.

La differenza sta tuttavia nel fatto he ogni monitor ha una sua specifica densità di PIXEL PER POLLICE (PPI), che non può essere variata come avviene in una stampante.

Un file digitale di 3000 pixel di lato maggiore visualizzato a video avrà una dimensione diversa in base al monitor che stai usando. Se infatti usi un monitor composto da 300 Pixel per Pollice allora l’immagine, ingrandita al 100%, avrà una dimensione di 25 centimetri circa.

Anche se tu vai a variare i DPI / PPI impostando l’immagine a 150 DPI / PPI questa verrà sempre mostrata nel tuo monitor a 300 Pixel per Pollice perché il monitor non è in grado — per ovvi motivi tecnici — di cambiare la sua risoluzione. Verrà quindi mostrata alle medesime dimensioni di prima.

QUINDI COME SI RAGIONA?

Nel web semplicemente NON HA SENSO ragionare in DPI/PPI. Per le immagini nel web si ragiona in PIXEL.

Ovviamente — rispetto a prima — entra in gioco in tutta la sua forza il concetto di megapixel in questo caso. Una foto realizzata a 24 megapixel verrà visualizzata molto più in grande di una foto da 6 megapixel e non ci sono dubbi.

Nel web tu devi ragionare solo in PIXEL. Quando qualcuno ti chiede un’immagine da usare per un articolo su un blog o da pubblicare su qualche sito web, ti dovrà dire quali sono le dimensioni in pixel che gli servono. Se — come spesso accade — ti accenna al fatto di impostare 72 DPI puoi farti una bella risata e fregartene.

LEGGENDA METROPOLITANA DEI 72 DPI

DPI e PPI

Per quale motivo spesso — tanto spesso — molti chiedono le foto digitali a 72 DPI o ti suggeriscono di aumentare/diminuire questo parametro per ottenere delle immagini più dettagliate?

Si tratta di una leggenda metropolitana, o più precisamente di un retaggio dal passato. Infatti in passato i primi monitor usati in ambito digitale avevano una risoluzione di 72 PIXEL PER POLLICE e per questo motivo i grafici erano solito chiedere foto digitali con questo parametro. Parametro che ora non ha senso visto che i nostri monitor raggiungono risoluzioni ben più elevate.

GLI INGANNI DI PHOTOSHOP

DPI e PPI

Potresti obiettare il fatto che prima ho affermato una cosa errata, infatti se prendi un’immagine digitale e con Photoshop ne cambi i DPI/PPI di fatto l’immagine viene visualizzata più in grande rispetto a prima pur usando il medesimo monitor.

Prima invece ho detto che non cambia nulla! Perché succede questo?

In realtà hai sicuramente fatto un errore molto semplice, ma essenziale. In fase di variazione del parametro DPI/PPI hai sicuramente attivato la funzione “ricampiona immagine”, ovvero hai detto a Photoshop (o altro programma che hai usato) di rigenerare una nuova immagine sulla base dei parametri da te indicati.

Nel tuo caso specifico aumentando i DPI dell’immagine digitale lasciando attiva la spunta “ricampiona immagine”, photoshop ha INGRANDITO l’immagine aumentandone i PIXEL. Nel digitale tuttavia aumentare i pixel di un’immagine non è mai un’ottima scelta perché ne diminuisce la qualità complessiva.

CONCLUSIONI

Spero che questo articolo ti abbia chiarito le idee su cosa devi fare o non ha senso fare quando vuoi mettere le mani all’immagine e soprattutto sul concetto di DPI / PPI e PIXEL.

Se hai domande o dubbio scrivi qui sotto e commenta l’articolo.

Formato raw. 8 Motivi per usarlo

Se hai fatto un qualsiasi corso di fotografia o visitato qualche forum di fotografia, sicuramente qualcuno ti avrà suggerito di usare il formato raw per ottenere delle immagini migliori. Ma perché è così importante? Per quale motivo in molti contesti è utilissimo questo formato file immagine? Cosa c’è di diverso rispetto ad esempio un file jpg (o jpeg)?

formato raw

COS’È UN FILE RAW?

Prima di tutto, devi comprendere di cosa si tratta.

Il file RAW è un formato nel quale puoi salvare l’immagine che la tua fotocamera digitale (mirrorless o reflex che sia) ha appena catturato.

Di prassi quando scatti con una fotocamera compatta, una fotocamera bridge o col tuo smartphone, i file che salvi e che poi guardi nel tuo computer sono di un certo tipo ben definito: il formato JPG (o file .jpeg). Puoi considerarlo come uno “standard” comodo e riconosciuto da tutti per permettere di vedere le immagini su qualunque dispositivo e si tratta di un un file immagine già post-prodotto ed ottimizzato dalla tua fotocamera digitale in modo tale che risulti “bello da vedere” fin da subito.

Anche il file RAW è un formato, esattamente come il JPG, che però ti da tante opportunità e vantaggi nella post-produzione; infatti — a differenza del formato JPG — salva tutti i dati che ha registrato il sensore, senza farci nessuna modifica.

IL FORMATO FILE NELLA TUA FOTOCAMERA

Se smanetti nelle impostazioni della fotocamera dovresti trovare tra i vari menù la possibilità di impostare il tipo di salvataggio file che puoi fare potendo scegliere:

  • il formato jpg (o jpeg)
  • il formato raw

Attenzione: non farti trarre in inganno dalle opzioni disponibili nella tua fotocamera. Potresti infatti trovare delle fotocamere digitali che ti danno l’opportunità di scegliere varie versioni di JPG ed alcune di RAW, ma si tratta di opzioni che la tua fotocamera ti da per scegliere la grandezza del file salvato che non centra nulla col formato.

Di base le differenze tra un RAW rispetto al JPG sono quelle che ti vado a spiegare di seguito.

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

RAW

I VANTAGGI NELL’USARE FOTO RAW

1. QUALITÀ D’IMMAGINE MAGGIORE

Quando scatti usando il formato RAW la tua fotocamera salva tutti (ma proprio tutti!) i dati che gli arrivano dal sensore, senza farci nessuna manomissione e lasciando a te l’onere (oppure onore) di post-produrlo nel modo preferito per poi salvarne il risultato nel formato JPG.

Probabilmente ti starai chiedendo: “ok… ma perché sbattermi io a post-produrre foto RAW quando posso avere una fotocamera che mi spara fuori già il file bello che pronto?”

Domanda legittima. Tuttavia, devi considerare che la fotocamera non è neanche lontanamente in grado di capire, quanto l’intelligenza di un uomo, se la post-produzione è fatta bene o male. Tanto meno la post-produzione che può fare una fotocamera reflex professionale può avvicinarsi alla potenza di calcolo di un computer moderno.

Quando ti metti a scattare in RAW tu avrai per le mani un file che puoi elaborare secondo i tuoi gusti estetici e creativi, pertanto si presume che i risultati che potrai ottenere siano decisamente migliori di quelli che può darti una fotocamera che salva in JPG.

2. PIÙ LIVELLI DI LUMINOSITÀ

Questo è un concetto un po’ più complesso e quindi devi leggerlo con attenzione.

Le immagini catturate con la tua fotocamera vengono elaborate digitalmente e registrate in un file composto da un determinato numero di livelli di luminosità. I livelli di luminosità rappresentano gli step necessari per passare dal nero al bianco e sono quindi i responsabili di tutte le varie sfumature intermedie della scena visualizzata.

È chiaro che se la tua fotocamera digitale salva un file disponendo di 1000 livelli di luminosità, otterrai un file che rappresenta la scena fotografata con molte più sfumature rispetto all’avere un file dove la scena viene rappresentata in soli 10 step.

L’esempio del pittore

Per cercare di renderti ancora più semplice il concetto, immagina di essere un pittore che deve replicare una scena che ha difronte.

Se disponi di una tavolozza composta da 10 tonalità di colori sarai in grado di ottenere un certo risultato. Ma se puoi disporre di una tavolozza con 1000 tonalità di colori puoi ovviamente ottenere qualcosa di molto più realistico e dettagliato.

Il concetto è più chiaro ora? Se lo hai compreso allora posso dirti che:

  • il file JPG è composto da 256 livelli di luminosità (8 bit);
  • il file RAW può variare dai 4.096 ai 16.388 livelli (in base se si tratta di un file da 12 o 16 bit).

Puoi capire anche tu che l’impatto sulle tue immagini può essere enorme se utilizzi il foto raw al posto del file jpg, specie se fai della post-produzione nel file, perché è li che noti la vera differenza tra i due formati. Poco più avanti ho pubblicato un video per darti un’idea di cosa sto parlando.

3. RECUPERARE LE ZONE D’OMBRA E LE ALTE LUCI

Prima ho detto che apprezzerai questa differenza nei livelli di luminosità sopratutto se fai post-produzione e questo è sicuramente uno degli interventi che potresti fare più spesso:

Recuperare le zone d’ombra (o zone scure)

Ti sarà capitato più di qualche volta di ritrovarti delle foto con delle zone d’ombra molto (troppo) scure e vari software come Lightroom, Adobe Photoshop oppure Capture One Pro mettono a disposizione tanti bei strumenti (o tool) per intervenire e schiarirle.

Ebbene, se disponi di un file raw potrai recuperare molto più facilmente queste zone d’ombra schiarendole, proprio perché hai a disposizione molti più livelli di luminosità sui quali lavorare.

Recuperare le zone di luce (zone chiare)

La stessa identica cosa puoi farla anche con le zone di luce, se il file presenta delle zone troppo chiare puoi recuperarle molto più facilmente.

4. BILANCIARE IL BIANCO

Un’altra bella caratteristica della foto raw è che ti permette di bilanciare il bianco (ovvero correggere le dominanti di colore non idonee presenti nell’immagine digitale) anche in post-produzione, esattamente come se tu fossi ancora li nel luogo con la fotocamera in mano. Clicca qui per leggere l’articolo sul bilanciamento del bianco.

Com’è possibile tutto questo?

Se ti ricordi qualche lezione di artistica fatta alle medie, saprai che esistono tre colori primari dai i quali puoi ottenere tutti gli altri semplicemente combinandoli e mescolandoli tra loro. Questi colori primari sono il: ROSSO, GIALLO e BLU.

Nella fotografia digitale vale più o meno lo stesso principio: le fotocamere registrano le immagini nei tre colori primari e poi li combinano tra loro per creare le varie tonalità di colore. In questo caso però i colori primari utilizzati dalla fotocamera sono il: ROSSO, VERDE ed il BLU (identificato come RGB = red, green, blue).

Il file salvato in formato raw — a differenza del formato jpg — ha la caratteristica di registrare le tre immagini nei suoi tre colori primari per darti modo in post-produzione di combinarli tra loro come meglio desideri. Non male vero?

Guarda il video sui file raw per fare un riassunto pratico di questi ultimi tre concetti:

Scarica i file raw usati nel video e fai i test a casa tua!

Vuoi testare tu la post-produzione con i file usati nel video? Sblocca l’accesso ai RAW cliccando qui ui sotto!

Clicca qui per il download dei file raw File RAW

5. OTTENERE UN MAGGIOR DETTAGLIO

Questa è una caratteristica legata strettamente alla post-produzione. Un file immagine raw può essere elaborato meglio attraverso i software di post-produzione con i tool incaricati di recuperare maggiore nitidezza e dettaglio nell’immagine, per questo motivo il file raw gode di un certo vantaggio rispetto al file jpeg.

6. NON RISCHI DI DANNEGGIARE LA FOTO ORIGINALE

Immagina di aver fatto delle foto a colori con la tua fotocamera mirrorless (o fotocamera reflex) salvandole in formato JPG: arrivi a casa, scarichi le foto nel computer e poi torni a far foto il giorno dopo formattando la scheda di memoria. Prassi assolutamente normale direi.

Un bel giorno decidi di dare una sistemata (elaborare) le tue foto che avevi salvato nel computer e cominci ad aprire qualche file. Ti piace l’effetto bianco e nero? Bene, con il tuo software converti la foto in bianco e nero, poi premi SALVA e la pubblichi su Facebook. Per finire ovviamente spegni il computer ma prima ancora chiudi il software.

TAAAAAC… E QUI TI SEI FREGATO!

RAW

Una volta che hai convertito l’immagine in bianco e nero non potrai più ripristinarla alla versione a colori se non hai fatto un backup dei file come ti ho spiegato in questo articolo.

Questo è quello che succede quando usi i file JPG.

Ma se invece elabori le foto raw questo problema non ce l’avrai mai perché questo formato non permette di essere sovrascritto. Ogni volta che farai una modifica e vuoi salvarla il programma di postproduzione ti chiederà di creare un nuovo file (o lo farà automaticamente in modo autonomo).

7. OTTENERE DELLE STAMPE MIGLIORI

Come per la questione sulla nitidezza non è tanto merito del raw; potendo fare una post-produzione più efficace e con più margine di modifica, anche le stampe che farai ne beneficeranno.

8. SCEGLIERE IL FORMATO DI SALVATAGGIO “DOPO LO SCATTO”

Prima ti ho detto che con i file raw non rischierai mai di sovrascrivere il file originale e per questo motivo il programma di modifica immagini salverà le modifiche che fai scegliendo un formato nuovo.

Essendo un file che contiene tutti i dati grezzi catturati dal sensore della fotocamera digitale, ti da modo di scegliere il formato di salvataggio finale. Quindi puoi salvare una copia del file post-prodotto in:

  • JPG (o JPEG)
  • TIFF
  • PSD
  • PNG
  • ecc…

Senza parlare dei profili colore, dove la cosa diventa ancora più complessa e variegata.

DIFETTI E SOLUZIONI DEL FORMATO RAW

RAW

Ovviamente questo formato di immagine non ha solo pregi, ma anche tanti difetti. Voglio qui riassumerli in modo da poterti dare una panoramica il più ampia possibile esprimendo anche un mio punto di vista sulla questione.

APRIRE FILE RAW

Una delle principali critiche che viene avanzata nei confronti del formato RAW è che necessita sempre e comunque di una post-produzione e per questo motivo diventa un formato immagine difficile da digerire per chi non è pratico di Photoshop.

Questo è vero, tuttavia le cose sono cambiate moltissimo nel corso degli ultimi anni. Non serve più essere esperti di photoshop per postprodurre una foto RAW; ormai anche nei tablet e smartphone sono disponibili delle applicazioni che permettono di apportare delle modifiche al file raw in pochi attimi, velocemente ed in modo efficace.

Lo stesso vale per chi usa Pc o Mac; ormai tutti i nuovi sistemi operativi sono in grado di gestire le foto raw nativamente, ovvero ti danno già in dotazione dei semplici software per modificare le immagini (tra cui i raw).

Se invece tu sei uno di quelli che usa la fotocamera digitale ma non fa un minimo di post-produzione nemmeno nei file JPG, beh… allora per quale motivo ti sei preso una fotocamera digitale? Con molti meno soldi puoi prenderti una fotocamera analogica più professionale della tua attuale reflex digitale, comprare rullini per i prossimi 10 anni (+ uno scanner per digitalizzare i negativi) ed avanzi ancora soldi per farti una vacanza.

Occupano più spazio

Ovviamente essendo il file RAW un formato dove la fotocamera racchiude tutte le informazioni catturate dal sensore digitale, ti ritrovi file molto pesanti (con la mia Mirrorless Olympus EM5II per certe tipologie di foto ottengo foto raw da oltre 100mb).

Ma sei sicuro che lo spazio sia un problema? Non voglio farti i conti in tasca, ma è innegabile che ora come ora le schede di memoria e i dischi d’archiviazione costano veramente poco in rapporto alla capacità di archiviazione che ti danno.

Con meno di 100 euro puoi acquistare dei dischi da 2 Terabyte (che corrispondono a 2097152 megabyte, ovvero potresti salvare mediamente dalle 95.000 alle 150.000 foto in formato raw considerato il peso medio dei file sfornati dalle fotocamere digitali moderne).

Rallentano la fotocamera

Essendo molto più pesanti rispetto ai file JPG possono rallentarti la fotocamera quando fai scatti in raffica?

Certamente! In questa situazione la fotocamera ha bisogno di più tempo per salvare i file nella scheda di memoria, pertanto è assolutamente normale che tu possa riscontrare un rallentamento.

Tuttavia, le fotocamere digitali moderne garantiscono la velocità massima — senza rallentamenti — almeno per i primi 10 o 20 scatti in raffica.

Si tratta di un formato proprietario

Se hai usato fotocamere di marca diversa nel corso della tua carriera fotografica hai sicuramente notato che i file raw si chiamano in modo diverso. Ogni marca ha il suo nomignolo per identificare il formato raw:

  • I file raw Canon si chiamano CRW
  • I file raw Nikon si chiamano NEF
  • I file raw Olympus si chiamano ORF
  • I file raw Fujifilm si chiamano RAF
  • ecc…

Questo non deve crearti problemi di alcun tipo. Non è un limite come certi fotografi ciecamente vanno affermando.

CONVERTITORE RAW JPEG

I software sono in grado di gestire tutti i formati e sopratutto mantengono sempre la compatibilità con i formati più vecchi. Anche oggi, con i software più moderni, si possono aprire e gestire i file raw ottenuti con le prime fotocamere digitali di una decina di anni fa. Senza problemi.

Stranamente, il problema si riscontra piuttosto con i “nuovi modelli di fotocamera” dove magari ci vuole qualche settimana o mese perché il software venga aggiornato in modo da permettere di aprire e gestire i file che si ottengono con una fotocamera reflex appena messa in commercio.

RAW

E che mi dici del formato DNG?

Hai presente i file PDF? Quel formato che usi magari tutti i giorni in ufficio per scambiarti documenti digitali con i colleghi? Quanto comodo è? È stata un’invenzione geniale! Il documento in PDF puoi visualizzarlo da qualsiasi computer, tablet o smartphone. Puoi aprirlo sul PC, Mac o anche computer Linux e puoi stamparlo quando vuoi!

Beh… il formato DNG (Digital NeGative) si propone di raggiungere lo stesso risultato in ambito fotografico. Sviluppato dalla Adobe (si esatto, proprio la stessa softwarehouse che sviluppa Photoshop e Lightroom) è uno formato raw che vuole essere compatibile con tutto e tutti nell’idea di raggiungere un’universalità nel mondo della fotografia. Esiste anche un tool gratuito per effettuare la conversione da raw proprietario a DNG.

L’idea ed il presupposto è bello, ma attualmente mostra tutti i suoi limiti. Il file DNG non è ancora stato accettato volentieri dalle aziende che producono i software di post-produzione e tanto meno dai principali produttori di fotocamere; per questo motivo non ti consiglio di convertire i tuoi file RAW originali a questo formato “universale”. Almeno non fino a quando le cose non cambiano in modo deciso.

Se ti interessa comunque scaricare il tool per la conversione clicca qui.

TI CONVIENE USARE I FILE RAW?

In realtà non esiste una risposta universale! Dipende dal tipo di fotografia che fai e dagli usi ai quali è destinata. Io ti ho spiegato pregi e difetti del formato, ora non devi far altro che capire bene qual’è il flusso di lavoro che vuoi adottare ed ottenere il massimo da quello di cui disponi.

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Backup delle foto? Ecco la guida definitiva

Sei alla ricerca del metodo definitivo e più sicuro al mondo per fare un backup delle foto? Il metodo esiste e consiste in una cosa semplicissima: upload on-line in uno dei tanti servizi gratuiti (o a pagamento) disponibili. Dovrai solo tenere in considerazione una cosa: in Italia è praticamente impraticabile, pertanto hai a disposizioni due soluzioni:

  1. dedichi tutte le notti a fare l’upload dei file on-line sperando che non ci siano interruzioni nella connessione;
  2. trovi una soluzione alternativa, come quelle che ti propongo in questo articolo.

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, dei materiali per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

Backup Foto

PERCHÈ IL BACKUP DELLE FOTO È IMPORTANTE

Che anche tu sia consapevole di fare troppe foto, sopratutto tante foto che non hanno nulla di minimamente artistico, è un dato di fatto. Ma non è questo il punto, altrimenti mi basterebbe dirti di cliccare quel tasto CANC (oppure Cmd+Back) e il problema sarebbe risolto.

Ti faccio una domanda scomoda: quando ti capita di rovistare tra le decine di cartelle con foto apparentemente inutili che hai fatto qualche anno prima, a quella bella festa, compleanno o vacanza… Dimmi la verità; quante emozioni ti ritornano in mente?

Che lo si voglia accettare o meno, questa è la forza caratteristica delle foto inutili; ovvero di tutte quelle fotografie fatte senza finalità artistiche ma esclusivamente in momento di totale cazzeggio con gli amici,fidanzata o parenti.

E quindi? Dove sta il problema?

Il fatto è che queste foto sono quelle che occupano di più le tue schede di memoria, quella dello smartphone o della fotocamera compatta.

Fare un backup corretto di queste foto, indipendentemente dal fatto che tu abbia usato uno smartphone piuttosto che una reflex professionale, non è solo una cosa utile, ma un dovere che devi fare verso te stesso ed i tuoi ricordi.

Nei prossimi paragrafi ti spiegherò un metodo per fare il backup delle foto, ma prima bisogna che tu prenda la consapevolezza di quello che stai facendo ora. Se ti riconosci in uno di questi avatar, allora sei a rischio “disastro”.

AVATAR 1: IL FOTOGRAFO “NON FOTOGRAFO” [NON CALCOLABILE]

Se ti capita di fare qualche foto lo fai volentieri e ti piace, ma non sei il tipo di persona che si mette a fare levatacce mattutine per catturare l’alba o che si fa ore di escursioni in montagna per arrivare in un punto preciso dal quale ricavare un tramonto suggestivo.

Le foto sono quasi tutte nella scheda di memoria della tua fotocamera, che ti sei premurato di prendere bella capiente a suo tempo. Se proprio ti capita di aver occupato quasi tutto lo spazio le scarichi sul desktop del tuo PC o computer portatile che hai a casa.

Quali sono i fattori di rischio?

  1. le schede di memoria si possono danneggiare più spesso di quello che pensi;
  2. è facile formattare la scheda senza farci caso;
  3. fotocamera e smartphone sono oggetti facili da rubare (e la scheda si trova li dentro);

AVATAR 2: IL FOTOGRAFO CONSAPEVOLE [RISCHIO ELEVATO]

Sei un appassionato di fotografia attento e come prassi salvi le foto nel computer periodicamente. Spesso giri con il portatile e per questo motivo sistematicamente fai le foto e appena puoi le salvi nel portatile.

Quali sono i fattori di rischio?

  1. la prossima volta che prendi in mano il computer inciampi sul filo di alimentazione e ti cade a terra. HD danneggiato. La riparazione o il recupero dati ha dei costi che spesso supera le migliaia di euro;
  2. usi il computer fisso? qualche anno fa un fulmine ha beccato un palo della luce della mia linea che si trovava ad un centinaio di metri. La tensione è stata talmente forte che nel millesimo di tempo necessario al salvavita per intervenire, si sono bruciati rispettivamente: tutti i telefoni, una televisione, qualche elettrodomestico e la tastiera del computer collegata via USB ad un alimentatore. Il PC ed alcuni dischi esterni non erano collegati alla rete elettrica (culo! di solito sono collegati!).

AVATAR 3: IL FOTOGRAFO ORGANIZZATO [RISCHIO MEDIO]

Sei il fotografo che è consapevole dell’importanza del backup delle foto. Per questo motivo fai sempre in modo di avere 2 copie delle tue foto sfruttando i CD e DVD che attualmente costano pochi centesimi, occupano pochissimo spazio e garantiscono la possibilità di copiare un gran numero di dati (foto nel tuo caso).

Quali sono i fattori di rischio?

  1. cd e dvd vergini sono dei contenitori dati che si danneggiano molto facilmente. Con il tempo i dati scritti nelle superficie del disco si deteriora portandoti alla perdita di parecchi dati (non tutti per fortuna).
  2. sono sensibili agli sbalzi termici. Ho molti dvd/cd che usavo come backup nel primo decennio che facevo fotografia che cominciano a presentare delle crepe sulla superficie. Tutto probabilmente dovuto al fatto che li custodivo in una stanza fredda e poi li andavo ad usare nei lettori molto caldi.
  3. i lettori CD/DVD stanno lentamente scomparendo dal mercato. Sempre più spesso non si trovano in dotazione nei portatili e computer fissi.

AVATAR 4: IL FOTOGRAFO SUPER-SAYAN [RISCHIO RIDOTTO]

Sei un fotografo attento. La differenza rispetto ad un professionista sta solo nella partita-iva.

Ogni sessione fotografica è salvata in 3 copie: una sul computer + due copie sui dischi esterni.

I dischi esterni sono li sopra la scrivania, ma sempre staccati dall’alimentazione per evitare rischi dovuti ai sbalzi di tensione.

Quali sono i fattori di rischio?

Il tuo metodo è valido e molto più sicuro degli altri. Probabilmente non avrai mai problemi nella tua vita da fotografo, ma tenere tutti i backup delle foto li a portata di mano significa rischiare di perderli tutti in un colpo a causa di:

  1. furto in casa;
  2. bambino che gioca e fa cadere tutta la pila di dischi;
  3. infiltrazioni d’acqua/allagamenti (cantine o seminterrati);

Backup Foto

TU CHE AVATAR SEI?

Allora come ti sembra questo articolo? Ti piace? Perché non lo condividi con i tuoi amici o sul tuo social network preferito? Aiuterai sia il blog a crescere e potresti suggerire qualcosa di interessante a chi ti sta attorno!

Io consiglio questo procedimento semplice, rapido ed economico, che uso da decenni in ambito fotografico e non mi ha mai comportato alcun problema nonostante il numero impressionante di imprevisti successi.

Un backup efficace si basa essenzialmente su questi fattori:

  1. facilità di esecuzione;
  2. buona organizzazione dei file;
  3. disporre SEMPRE di almeno 2 copie dei file;
  4. conservare in posti diversi le copie;

BACKUP FOTO — FACILITÀ DI ESECUZIONE

I backup delle foto vanno fatti sistematicamente, pertanto è essenziale che per te non diventi una prassi che ti porta via troppo tempo.

Questo sta alla base del fatto per il quale io sconsiglio di farlo attraverso le modalità ON-LINE. Con le bande che abbiamo in Italia ci metti troppo tempo, dovresti farlo la notte lasciano che il computer lavori, ma se per un motivo il backup non va a buon fine sei fregato e devi ricominciare da capo.

Seee… credici… dopo due tentativi andati a vuoto sicuramente dirai “bah… ritento il backup domani o stanotte” e con questo ti ritrovi con settimane o mesi di backup MAI FATTI.

Suggerimento

Il metodo più rapido è quello di avere degli HD esterni (DISCHI ESTERNI) nei quali riversi i file per i quali devi fare il backup.

BACKUP FOTO — ORGANIZZAZIONE

Fare una copia dei file è semplice, ma devi anche renderne semplice il recupero. Se per un qualche motivo devi accedere ai backup allora devi individuare i file in modo pratico e veloce.

ECCO IL MIO METODO

Io ti consiglio di organizzare il salvataggio dei file con questa logica:

FASE 1: Rinomina i tuoi file immagine con la sequenza:

AAMMDD_NNN

  • AA = ultime due cifre dell’anno
  • MM = mese
  • DD = giorno del mese
  • NNN = sequenza numerica 001…002…002 ecc..

Esempio:

Se hai realizzato delle foto durante le vacanze a Levico Terme tra il 14 e il 15 agosto, i tuoi file dovranno essere rinominati come segue:

LE FOTO DEL GIORNO 14:

  • 150814_001.jpg
  • 150814_002.jpg
  • 150814_003.jpg
  • ecc..

LE FOTO DEL GIORNO 15:

  • 150815_001.jpg
  • 150815_002.jpg
  • 150815_003.jpg
  • ecc…

FASE 2: Raggruppa tutte le foto del giorno in cartelle specifiche rinominate come:

AAMMDD_NomeEvento

Quindi, sempre sulla base delle foto fatte tra il 14 e il 15 agosto 2015 farai due cartelle:

  • 150814_VacanzaLevicoTerme / che contiene le foto del 14 agosto
  • 150815_VacanzaLevicoTerme / che contiene le foto del 15 agosto

Opzione: visto che si tratta del medesimo evento, puoi anche decidere di fare una cartella unica nelle quali raccogli tutte le foto della vacanza. In questo caso puoi nominarla come:

  • 1508_VacanzaLevicoTerme / che contiene le foto del 14 e 15 agosto

FASE 3: Crea una cartella per ogni anno nella quale inserisci tutte le cartelle dell’anno specifico.

All’atto pratico questo è un esempio di come dovresti ritrovarti organizzate le cartelle ed i backup dei file delle foto:

Backup delle foto

Perché questo metodo di rinomina file è efficace?

  • I computer organizzano e catalogano i file in modo naturale per nome leggendoli da sinistra verso destra. Nel nostro esempio prima legge l’anno, poi il mese e successivamente il giorno, elencandoli automaticamente in modo progressivo.
  • Se un giorno trovi on-line un file che avevi pubblicato qualche anno prima e non ti ricordi di preciso di quale evento si trattava o faceva parte, è facile riconoscerlo subito in quanto riporta Anno/Mese/Giorno. Scrivere solo “giro in montagna” o “sessione in studio” potrebbe non essere sufficiente se fai molte uscite in montagna o fai molte sessioni fotografiche in studio.

BACKUP FOTO — DUPLICE COPIA

Devi sempre disporre come minimo di 2 copie dei file.

  • Nella versione più basilare di questo metodo, per le foto che stai elaborando hai la garanzia di averne una copia originale salvata in un HD eterno (disco esterno).
  • Nella prassi più CORRETTA significa tuttavia disporre di due copie salvate in due HD esterni (dischi esterni) che potresti chiamare BACKUP01 e BACKUP02.

Attenzione:

È basilare il concetto di HD ESTERNO. Non devi salvare due copie del file all’interno del tuo computer facendo magari due cartelle di cui una la chiami “backup”. Se domani il computer si rompe perdi comunque entrambe le copie. Devi invece avere due copie su due dischi separati.

BACKUP FOTO — CONSERVAZIONE

Se ti sei riconosciuto nel fotografo SUPER-SAYAN allora probabilmente ti manca solo un passaggio per poter avere la coscienza a posto: la conservazione dei dischi in posti diversi.

Se ti fai due copie backup dei file su due dischi esterni (che chiamerai BAKCUP01 e BACKUP02) non ha senso lasciare entrambi i dischi sopra la scrivania; la cosa che devi fare è prendere uno dei due dischi esterni e conservarlo in un luogo diverso della casa.

Questo non ti rende invulnerabile da delle catastrofi (terremoto o alluvione), per questo il backup ON-LINE rimane per definizione la scelta migliore (se fattibile), ma perlomeno scongiura il danno da furto, bambino che gioca o infiltrazioni d’acqua.

PS: sto gufando in questo momento e ne sono consapevole… ma non mi assumo responsabilità di quello che potrebbe succedere al tuo computer nelle prossime ore. Potrai tuttavia migliorare la tua posizione condividendo — se non l’hai già fatto — questo articolo sui vari social!

QUALI STRUMENTI PER FARE IL BACKUP?

Per me l’uso dell’HD esterno rimane la scelta con il rapporto qualità prezzo migliore.

Ormai ci sono tante soluzioni HD disponibili, da quelle più economiche a quelle più costose (HD allo stato solido chiamati anche SSD), ma di fatto con un centinaio di Euro puoi acquistare dei buoni dischi che ti permettono di fare il backup per anni, anche se sei un professionista.

Ecco alcune soluzioni:

DISCHI DA 1 TB

Sono dischi capaci di contenere 1048576 Megabyte. Per darti un paragone considera che una fotocamera normalmente genera file immagini da 7–8 Megabyte, quindi sono in grado di archiviare fino ad oltre 130.000 fotografie.

DISCHI DA 2 TB

Sono in grado di archiviare fino ad oltre 260.000 fotografie.

Questi sono solo degli esempi, ma se vuoi vedere tutta l’ampia scelta CLICCA QUI.

Backup Foto

DISCHI PORTATILI O FISSI?

Magari ti sei accorto che esistono soluzioni anche con prezzi più bassi, ovvero ti seri reso conto che i dischi esterni portatili costano un po’ di più rispetto a quelli fissi come questo da 3 TB?

La differenza è che QUELLI PORTATILI non necessitano di cavi di alimentazione: li colleghi al computer o portatile via USB (anche con i tablet) e li puoi usare ovunque.

Quelli FISSI invece necessitano di un alimentatore di corrente (una presa insomma) per poter funzionare. Il motivo sta nelle prestazioni: i dischi fissi esterni sono più veloci nel trasferimento dei dati.

Io ho adottato entrambe le soluzioni:

  • DISCO FISSO ESTERNO ultra veloce e con grande capacità che mi fa da BAKUP01. Questo è sempre sopra la scrivania e collegato al computer. Lo uso per avere i dati sempre a portata di mano quando mi servono e per fare backup rapidi.
  • DISCHI PORTATILI ESTERNI che mi fanno da BACKUP02 e BACKUP03 (si… io lavoro con la triplice copia) e che trovo comodi perché li collego via USB giusto per fare il backup e poi li custodisco in posti diversi.

CONCLUSIONI. OGNI QUANTO TEMPO FARE IL BACKUP?

Se lavori con la duplice copia “basilare” il backup va fatto:

  • ogni volta che finisci una sessione fotografica;
  • ogni volta che torni da una vacanza oppure uscita fotografica;

Se lavori con la duplice copia “ideale”, ovvero usando due dischi esterni BACKUP01 e BACKUP02 puoi anche permetterti di usare questo time:

BACKUP01

  • ogni volta che finisci una sessione fotografica;
  • ogni volta che torni da una vacanza oppure uscita fotografica;

BACKUP02

  • Una volta la settimana (o in base al tuo volume di foto che realizzi);

Se lavori in triplice copia come faccio io invece puoi permetterti di fare:

BACKUP01

  • ogni volta che finisci una sessione fotografica;
  • ogni volta che torni da una vacanza oppure uscita fotografica;

BACKUP02

  • Una volta la settimana (o in base al tuo volume di foto che realizzi);

BAKCUP03

  • Una volta al mese.

Backup Foto

ALLORA CHE ASPETTI?

Direi che ora non hai più tante scuse. Sei proprio sicuro di voler rischiare di buttare alle ortiche anni di ricordi? Non perdere ulteriore tempo, prenditi un disco esterno: CLICCA QUI.

Ah… se ti chiedi se io ho mai perso dei dati o sessioni fotografiche… SI… mi è capitato, ed e stato fatto nel modo più ingenuo che si potesse immaginare: ho venduto il mio vecchio portatile e prima di cederlo l’ho formattato per eliminare tutti i dati… e tra di essi c’era una cartella sul desktop che conteneva le foto della festa del mio 18° compleanno.

Siamo giunti alla fine del post. Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni nei commenti…! In più, se l’articolo ti è piaciuto, ti chiedo semplicemente di condividere questo articolo sul tuo social network preferito!

Copyright in fotografia | Difendilo col watermark

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Proteggi le foto con un watermark in fotografia tipo “copyright by” vero? Non sarai mica come quei pazzi che mettono le foto su Facebook o sul proprio sito senza proteggerle? Il Watermark in fotografia per difendere il copyright è essenziale metterlo altrimenti chiunque trova le tue foto sul web può usarle tranquillamente.

Beh.. le cose non stanno proprio così e con questo post ti darò qualche spunto interessante che potrebbe aprirti gli occhi, oppure potresti non condividerlo per niente, ma ti assicuro che non potrai ignorarlo perché si tratta di pura e semplice verità.

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

NEWS! ASCOLTA IL PODCAST!

I vantaggi di un podcast:

  • puoi ascoltare i miei articoli anche quando sei in auto
  • puoi scaricarlo sul computer ed ascoltarlo con il tuo iPod mentre fai running
  • ottimizzerai il tuo tempo
  • non dovrai star davanti al PC!

IL WEB E’ UNA COSA SPETTACOLARE

Faccio parte di una generazione veramente particolare: a 14 anni per fare una telefonata quando ero fuori casa dovevo trovare una cabina telefonica e a 20 avevo pubblicato le prime foto in un sito web.

In ambito fotografico questa rivoluzione ha permesso, praticamente nel giro di un paio di anni, a tutti di poter mostrare le proprie foto al mondo. Prima c’erano solo i professionisti che potevano permettersi di avere un negozio con una bella vetrina dove mostrare le loro opere, ma ora tutti potevano farlo, bastava iscriversi a qualche blog o sito web gratuito ed era fatta!

Straordinario vero? Probabilmente, se sei più giovane di me, a fatica puoi immaginare la fotografia senza la possibilità di mostrare le tue foto su un blog, su un sito come Flickr (probabilmente il primo sito in assoluto che permetteva di pubblicare le proprie foto) o 500px.

Tuttavia l’estrema facilità nel pubblicare le foto ha anche reso molto velocemente chiaro quanto fosse impossibile proteggerle ed individuare chi e come usava le nostre foto, senza averne il diritto. Sotto questo punto di vista le vetrine dei negozi dei fotografi sono decisamente più sicure non trovi?

Si ok, va fatta comunque una precisazione: esiste il diritto d’autore, ed è tutelato per legge, ma questo non impedisce a qualcuno di rubarti le foto dal tuo sito web per farsi il volantino della sagra di della polenta. Tu non te ne accorgeresti MAI.

Ti rendi conto? Ti possono rubare le foto!

In realtà la soluzione è molto semplice e probabilmente anche tu avrai trovato delle soluzioni pratiche: basta fare in modo che la foto diventi inutilizzabile per il potenziale ladro!

E quindi? Che razza di articolo stai scrivendo Alessio? Se ti fidi di me continua a leggere questo articolo fino alla fine e ti farò risparmiare una valanga di tempo, se usi applicare il watermark in fotografia per difendere il tuo copyright. Se invece non lo metti, forse ti darò qualche spunto per sentirti più sicuro. Nel frattempo ti chiedo un piacere, se non l’hai già fatto, di condividere e commentare questo post con i tasti qui sotto. Non ti costa nulla dai!

IL COPYRIGHT IN FOTOGRAFIA COME E DOVE

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Sai qual’è la tecnica più efficace per far rispettare il copyright attraverso il watermark in fotografia ed impedire che ti rubino le foto?

Fare in modo che non diventi appetibile o inutilizzabile!

Di soluzioni di ce ne sono parecchie, ma ti porto qualche esempio pratico:

  • applicare un watermark in fotografia sottoforma di filigrana copyright
  • disabilitare il tasto destro del mouse dei visitatori
  • pubblicare delle foto in bassa risoluzione

Applicare un watermark in fotografia sottoforma di filigrana è un sistema molto interessante che consiste nell’applicare in ogni foto una scritta in semi-trasparenza tipo:

  • © nomefotografo
  • copyright nomefotografo
  • © nomesitoweb
  • copyright nomesitoweb
  • un logo

Si possono usare tanti software per farlo, tra cui Adobe Lightroom che ti da la possibilità di piazzare la firma in un punto preciso della foto. Ma indubbiamente il metodo più raffinato ed avanzato è quello di usare Adobe Photoshop sfruttando le potenzialità dei metodi di fusione livelli ed applicare il copyright in punti strategici della foto.

Ecco degli esempi:

Copyright Watermark
Copyright Watermark
Copyright Watermark
Copyright Watermark

Questo non impedisce a qualcuno di rubarti la foto, ma farà da deterrente, visto che difficilmente qualcuno ruba una foto se poi deve perderci troppo tempo nel lavorarla per nascondere il tuo watermark in fotografia. Piuttosto cercherà qualche altra foto più facile da gestire.

Disabilitare il tasto destro del mouse Se devi scaricare o salvare un’immagine da una pagina web come fai? Premi il tasto destro del mouse sopra l’immagine e poi la salvi dove vuoi tu. Semplice!

Ma lo sai che puoi disabilitare questa funzionalità? Integrando una semplice riga di codice nel tuo sito web chiunque lo visita si ritrova nell’impossibilità di usare il tasto destro del mouse. Ecco una stringa di codice da inserire prima della chiusura del tag HEAD del tuo sito:

/* window.addEvent('domready', function() {document.addEvent('contextmenu',function(e){return false;});}); /* ]]> */

Ma se vuoi fare le cose ancora meglio per difendere il copyright puoi anche far comparire un messaggio intimidatorio a chi tenta di rubarti la foto. Questo codice fa comparire la scritta “Rubare le foto è illegale” a chi tenta di farlo:

function right(e) { if (navigator.appName == ‘Netscape’ && (e.which == 3 || e.which == 2)) return false; else if (navigator.appName == ‘Microsoft Internet Explorer’ && (event.button == 2 || event.button == 3)) { alert(“Rubare le foto è illegale!”); return false; } return true; } document.onmousedown=right; if (document.layers) window.captureEvents(Event.MOUSEDOWN); window.onmousedown=right; // End –>

Pubblicare delle foto in bassa risoluzione Questa è indubbiamente la tecnica più efficace per difendere il copyright e non comporta l’applicazione di un Watermark in fotografia. Consiste nel pubblicare le foto in bassa risoluzione. Questo non impedisce che qualcuno ti rubi la foto, ma di certo ti da la garanzia che sia inutilizzabile per usarla nel volantino della sagra della polenta.

Per esperienza ritengo che basti ridimensionare le immagini a 600 pixel di lato maggiore.

Se usi una normale fotocamera APS-C le foto scattate in orizzontale dovrai ridimensionarle a 600x400 pixel, mentre se scatti in verticale dovrebbe bastare 400x600 pixel.

ispirazione fotografica
ispirazione fotografica

KEEP CALM LE TUE FOTO NON SONO POI COSì UNICHE

Bene, ora che ti ho spiegato le varie tecniche e watermark in fotografia più efficaci per difendere il copyright e da usare come deterrente per impedire che ti rubino le foto, voglio spiegarti per quale motivo stai perdendo così tanto tempo inutile per nulla e anzi… perché stai sminuendo i tuoi lavori.

Ma come Alessio?! Hai sprecato tutte queste parole fino ad ora per dirmi che sto perdendo tempo per nulla e non è azzeccata l’idea di adottare sistemi per proteggere le proprie foto?

Senti.. voglio essere sincero con te:

1. Applicare la filigrana su ogni immagine, in modo personalizzato per farlo bene, significa perdere un disastro di tempo e per farlo. Se il tuo obiettivo è diventare un professionista dovrai tenere bene in considerazione la questione “tempo”, ma questo è un altro discorso.

2. Qualsiasi immagine che viene visualizzata su un monitor può essere salvata, anche se disabiliti il tasto destro del mouse basta fare uno “screenshoot” (una foto dello schermo…) per aggirare la riga di codice che hai premurosamente inserito in ogni pagina del tuo sito web.

3. I codici per il blocco del tasto destro del mouse potrebbero non funzionare in base al browser e/o sistema operativo che usi.

Se poi guardi i siti web di molti fotografi famosi noterai che la maggioranza non adotta questi sistemi per proteggere le loro foto.

Misty Melody || Tuscany
Misty Melody || Tuscany

Al massimo mettono un piccolo watermark in fotografia appena percettibile su un’angolo inferiore di una foto (foto sopra di Elia Locardi).

Ma perché?

Perché guadagnano molti soldi dirai tu! Credimi, a nessuno piace perdere potenziali guadagni, specie proprio ai fotografi più famosi che sono arrivati a quel punto perché hanno saputo dare un valore al proprio lavoro. Quindi no.. non è proprio per nulla quello il motivo.

VALORIZZARE LE IMMAGINI PER TE NON SARA’ PIU’ UN’OPZIONE!

Ti immagini la Gioconda con una scritta “Copyright Leonardo da Vinci” sul volto oppure un Picasso con una “©” gigante al centro dell’opera?

monalisa
monalisa

Puoi acquistare ed usare le fotocamere di ultima generazione più performanti, imparare le tecniche di post-produzione più avanzate, frequentare i migliori docenti di fotografia al mondo o sviluppare la migliore grafica per il tuo sito web; ma se voi che le tue produzioni vengano apprezzate o aspiri ad ottenere molti “mi piace” sui social, devi prima di tutto fare in modo che le tue immagini si possano apprezzare nel migliore dei modi possibili.

Come diceva Jobs: La chiave del successo è l’esperienza utente.

Ecco le tre semplici cose che devi fare d’ora in avanti:

  • pubblicare nel tuo sito web solo le migliori foto foto;
  • pubblicare le foto in alta risoluzione
  • permettere la diffusione nel modo più semplice

Pubblicare nel tuo sito web solo le migliori foto foto

Lo sai che il 90% degli utenti che visitano il tuo sito web poi non ci fanno più ritorno? Con l’esperienza l’avevo solo intuito, ma poi ho trovato la conferma da un esperto di SEO e Bloggin come Dario Vignali (dai un occhio al suo blog, è veramente una fonte straordinaria!). E chi ci resta non ci rimane per più di un molto… poche decine di secondi probabilmente.

E’ un dato di fatto, pertanto è essenziale che chi visita il tuo portfolio rimanga colpito. Per ottenere questo non è importante la quantità, ma piuttosto che siano le migliori foto da te realizzate in assoluto.

Pubblicare le foto in alta risoluzione

Pazzia? Assolutamente no. Basta guardarsi attorno per capirlo. I principali siti che gestiscono le fotografie (Flickr e 500px) hanno nell’ultimo anno rinnovato le loro interfacce per far in modo che le foto vengano apprezzate a pieno schermo ed in alta risoluzione. Tutto per rendere l’esperienza utente migliore in assoluto.

Chi produce siti web per fotografi — su Themeforest ne trovi tanti — ora offrono solo soluzioni che permettono di visualizzare le foto a pieno schermo o quasi.

Tutto questo per rendere l’esperienza utente migliore in assoluto!

Permettere la diffusione nel modo più semplice

Per ultimo, ma non per importanza, devi fare in modo che la condivisione delle tue immagini possa avvenire nel modo più semplice ed immediato possibile.

Mi capita, purtroppo in continuazione, di trovare dei fotografi veramente bravi che pubblicano delle immagini stupende, ma che non riescono ad ottenere dei riscontri in fatto di condivisione o approvazione da parte del pubblico. In tutti i casi la motivazione è sempre la stessa: un watermark in fotografia posizionato nel posto sbagliato danneggia l’immagine e la rende poco interessante, anche se è bellissima.

Se ancora non ci credi prova di persona. Prendi una delle migliori foto che hai fatto e pubblicala in due versioni a distanza di qualche mese: una prima con la scritta “copyright by…” in centro e ben visibile e una seconda in alta risoluzione priva di alcuna scritta. I risultati ti daranno la conferma.

LA CHIAVE DEL SUCCESSO È L’ESPERIENZA UTENTE

acquistare online
acquistare online

Tieni a mente sempre questa frase ogni volta che deciderai di adottare qualche strategia o soluzione per fare in modo che le persone vedano le tue foto. Il web è pieno di tantissimi bravi fotografi, non solo professionisti, pertanto se vuoi emergere il primo passo che devi fare è quello di rendere accessibili ed apprezzabili al massimo le tue immagini.

Cerca di avere il buon gusto di non mettere più dei watermark in fotografia ingombranti e fastidiosi e fai in modo che possano accedervi da qualunque terminale, non devi infatti dimenticare che il 70% del traffico web in fotografia ormai avviene attraverso l’uso dei tablet!

Lo vuoi un ultimo consiglio e due video?

Grande! Ben fatto! Ormai ti ho detto praticamente tutte le cose importanti della questione; in questo articolo ti ho spiegato prima qualche metodo usato per proteggere le foto, poi dei motivi per cui sono solo una perdita di tempo. Tuttavia un watermark con i tuoi dati ti consiglio di applicarlo sulla foto.

Ti consiglio di applicare un copyright, in piccolo ma visibile, in basso a ridosso di uno degli angoli della foto (vedi esempio di seguito):

Questa pratica non serve per “proteggere” la foto, ma piuttosto per far in modo che la tua foto venga ricondotta a te ogni volta che qualcuno condivide la tua foto o se compare da qualche parte durante una ricerca o navigazione nel web.

Evita inoltre di usare dei font troppo complessi e raffinati tipo quello usato per Leonardo da Vinci. Un semplice Arial/Verdena/Helvetica è perfettamente adatto allo scopo.

Se vuoi creare una firma avvincente e veramente di qualità affidati ad un esperto! Clicca sul sito qui sotto e guarda che significa avere una firma originale:

Infine ecco due video interessanti e divertenti di Tomesani (Tau Visual) che chiariscono in modo semplice ed efficace la “dura verità” sul diritto d’autore:

[embed]https://youtu.be/cStIePe9HQY[/embed]

[embed]https://youtu.be/HmAdNLDN2Io[/embed]

E per ultimo probabilmente il consiglio più iumportante: se ancora ti tormenta la paura che ti possano rubare una foto, per favore… piuttosto rinuncia ad usare il web come strumento per far vedere quanto bravo sei e diffondere i tuoi lavori. Meglio non farlo, piuttosto che farlo male.

E ora la parola a te! Mi piacerebbe sentire anche il tuo punto di vista sul copyright: quali sono i tuoi punti di vista, che esperienze negative hai avuto, cosa ti fa paura nel pubblicare le foto in alta risoluzione. Sfrutta l’area commenti qui sotto sia per esprimere il tuo punto di vista o per farmi delle domande dirette! Risponderò!

AGGIORNAMENTO

Giorgio Taverniti nella sua parte iniziale di questo video pubblicato il 17 febbraio parla proprio di come anche Google sembri preferire, e quindi indicizzare e rendere più visibili, le foto in alta risoluzione e con watermark poco invasivi.

Non sono stupito del suo intervento, piuttosto sono soddisfatto che siano parole (e conferme) date da chi ha una parola più autorevole di me, perlomeno nel campo della SEO, posizionamento e tendenze. La pubblicazione tratta anche temi più ampi ed importanti che magari non centrano con questo articolo, ma è comunque materiale interessante.

Ecco il video e buona visione!

[embed]https://youtu.be/RvFek7386hY[/embed]

Il fattore di moltiplicazione in fotografia

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Il fattore di moltiplicazione è un concetto di cui forse hai sentito parlare. Potresti avere idea di cosa si tratta, ma hai potuto riscontrare i suoi effetti in modo chiaro solo sul lato pratico, ed è proprio da qui che voglio partire.

Se prendi un obiettivo da 14mm di focale e lo usi su una fotocamera con sensore Full Frame, ottieni una foto con una certa inquadratura. Se però quello stesso obiettivo lo utilizzi su una fotocamera con sensore APS ottieni una foto con un’inquadratura più stretta che rende l’immagine più ingrandita, tanto per fare un esempio.

Di quanto ingrandita? Di un fattore preciso e specifico.

Conoscendo questo fattore di moltiplicazione, puoi calcolare in modo semplice e rapido che un obiettivo da 14mm, su una fotocamera con sensore Full Frame ad esempio, corrisponde ad un obiettivo da 22mm su una fotocamera con sensore APS.

Prima di iniziare, specie se è la prima volta che leggi il mio blog, ti vorrei suggerire di iscriverti alla newsletter. I motivi ti possono sembrare banali, ma in realtà iscrivendoti riceverai prima di tutto, e gratuitamente, delle guide per apprendere alcune tecniche fotografiche. Per secondo, riceverai settimanalmente dei consigli e suggerimenti fotografici rivolti esclusivamente a chi è iscritto. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ »

Termini fotografici

Il fattore di moltiplicazione, dato dalla differenza nelle dimensioni dei sensori digitali, è una caratteristica oggettiva che si può calcolare con precisione sulla base di questi dati che ti riporto in modo semplice:

  • Fotocamere APS Canon: si moltiplica x 1.6
  • Fotocamera APS Nikon: si moltiplica x 1.5
  • Fotocamere APS Fujifilm: si moltiplica x 1.5
  • Fotocamere 4/3 Olympus/Panasonic: si moltiplica x 2

È molto importante conoscere il fattore di moltiplicazione della tua fotocamera, perché tutti i riferimenti, tipologie e caratteristiche di un obiettivo che trovi indicati sulle schede tecniche si basano sullo standard sensore Full Frame e non su altri.

IL FATTORE DI MOLTIPLICAZIONE NEI RITRATTI

E’ consuetudine identificare nella focale 85mm quella ideale per i ritratti. Se però utilizzi questo obiettivo su una fotocamera Canon con sensore APS, in realtà ti ritrovi una focale di 136mm (85mm x 1.6), esagerata per dei ritratti.

Se cerchi un obiettivo ideale per i ritratti nella tua fotocamera con sensore APS, dovresti usare una focale di 50mm (che moltiplicata x 1.6 fa circa 80mm). Se usi fotocamere con sensore APS è molto più semplice se fai il calcolo all’inverso: decidi la focale che ti serve e la dividi per il fattore di moltiplicazione.

Per riprendere l’esempio di prima, è bastato dividere 85mm per 1.6 e ho trovato rapidamente il valore di 53mm; l’obiettivo in produzione che si avvicina di più a questo valore è il 50mm. L’illustrazione sottostante mostra il concetto di “fattore di moltiplicazione”.

Un determinato obiettivo usato su una fotocamera dotata di sensore APS-C (in blu) rende l’immagine finale più ingrandita rispetto alla stessa immagine che riusciresti ad ottenere con una fotocamera dotata di sensore FULL-FRAME (in rosso).

Fattore di moltiplicazione

PRECISAZIONE TECNICA

Il web è bello perché è vario quindi è probabile che anche tu sia incappato (o ti capiterà… fidati…) in chi ti viene a dire:

“chi hi cavolo ti ha detto che un obiettivo da 50mm di focale su FullFrame diventa un 80mm su APS? Un obiettivo da 50mm è e rimane un obiettivo da 50mm di focale sia su fotocamere FullFrame che su fotocamere APS”

Quindi faccio questa aggiunta al fine di rendere le cose chiare e cristalline.

Un obiettivo da 50mm è e rimane un 50mm di focale, cambia però l’angolo di campo registrato dal sensore che — su APS — è più stretto come vedi nell’immagine qui sopra di esempio.

Tuttavia è di più facile comprensione, anche per un principiante, dire che un 50mm CORRISPONDE ad un 80mm su APS per il fattore di moltiplicazione (1.6x in questo caso).

VANTAGGI E SVANTAGGI

Obiettivo o Fotocamera

Il fattore di moltiplicazione non è sempre uno svantaggio. Da un lato comporta il fatto che non potrai sfruttare in modo ottimale delle ottiche che magari già possiedi (le vecchie fotocamere Reflex analogiche erano tutte Full Frame): ti ritrovi nell’impossibilità di usare quel bell’obiettivo 24mm per un panorama considerato che sulla tua fotocamera Reflex con sensore APS diventa un 40mm, focale non propriamente adatta ai panorami. Dall’altro lato ti ritrovi un valore aggiunto impressionante se hai la necessità di teleobiettivi.

PROVA A PENSARCI…

Se hai, o devi acquistare un obiettivo da 300mm, sulla tua fotocamera con sensore APS corrisponde ad un obiettivo di quasi 500mm! (300mm moltiplicato per 1,6). In pratica ti ritrovi una focale ottima per fare fotografia naturalistica o di eventi sportivi.

Un obiettivo professionale di 500mm f/4 da usare su fotocamera Full Frame costa 4–5.000 €, mentre un ottimo obiettivo professionale da 300mm f/4 (da usare sulla fotocamera APS) costa circa 1.500 €. Non è un vantaggio, secondo te?

ATTENZIONE AGLI OBIETTIVI

Fin d’ora voglio dirti di prestare particolare attenzione all’aspetto “sensore”, perché in commercio, con la maggiore diffusione del sensore APS, sono stati sviluppati obiettivi specifici per questo formato.

Se acquisti un obiettivo fotografico “standard”, ovvero adatto per fotocamere con sensore Full Frame, lo puoi usare tranquillamente su qualunque fotocamera reflex della stessa marca (indipendentemente dal tipo di sensore di cui è dotata).

Contrariamente, se acquisti un obiettivo fotografico sviluppato specificatamente per fotocamere con sensore APS, non potrai usarlo su una fotocamera con sensore Full Frame, magari comprata successivamente.

MICROMOSSO, TEMPO DI SICUREZZA E FATTORE DI MOLTIPLICAZIONE

Nei blog, forum e gruppi di fotografia si parla spesso di “tempo di sicurezza”, ovvero la tecnica che consiste nel determinare il tempo di scatto “limite” che puoi utilizzare a mano libera.

In sostanza la tecnica insegna che il tempo limite per non ottenere il micromosso a mano libera senza treppiede deve essere la corrispondente della focale usata.

In pratica se usi una focale di 50mm il tempo di sicurezza è 1/50° di secondo, se usi un obiettivo da 200mm di focale il tempo di sicurezza è di 1/200° di secondo ecc…

Ma come ci si comporta con il fattore di moltiplicazione?

In questi casi il tempo di sicurezza va calcolato sulla focale APPARENTE, ovvero dopo il calcolo di moltiplicazione. Per andare sul pratico se stai usando un obiettivo da 50mm di focale su una fotocamera APS Canon devi moltiplicare per 1,6 ottenendo una focale apparente di 80mm. In questo caso il tempo di sicurezza è di 1/80° di secondo.

Note: qualcuno potrebbe chiedersi il motivo di questa affermazione, visto che un sensore APS non fa altro che “ritagliare” la parte centrale del fotogramma, quindi non dovrebbe incidere sui tempi di sicurezza, ma nella realtà va considerata la differenza di densità dei pixel sui sensori APS che è generalmente molto superiore e per questo amplifica il micromosso.

Una domanda interessante:

Questi obiettivi sviluppati specificatamente per il formato APS sono comunque soggetti al fattore di moltiplicazione?

Assolutamente SI! In tutti gli obiettivi il valore della focale in millimetri riportato fa riferimento allo standard FULLFRAME, pertanto anche se acquisti un obiettivo Canon specifico per APS con focale indicata di 50mm, devi considerare che va moltiplicato X 1,6 (oppure 1,5 se usi Nikon o Fujifilm). Se compri un obiettivo per fotocamere micro 4/3 che riporta come focale 15mm, devi anche questo moltiplicarlo (in questo caso X 2).

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