A scuola di fotografia con Ansel Adams

Disegnare con la luce: è con questa piccola definizione che molti professori danno ai loro studenti, un primo approccio al mondo della fotografia.

Riduttivo? Forse sì, ma rende l’idea di quanto questa tipologia di arte sia poetica, realistica e soggettiva al tempo stesso.

Con tutti i protagonisti che con i loro scatti hanno fermato il tempo e l’hanno regalato anche alle generazioni che in quel tempo non avevano vissuto, alcuni autori spiccano per aver creato emozioni che sono state in grado di arrivare a chiunque.

Le immagini della guerra riportate come valore documentaristico di Robert Capa, una romantica Parigi raccontata attraverso i baci di Robert Doisneau, la quotidianità profonda e irriverente dei monelli vista da Henri Cartier-Bresson ma soprattutto, la natura selvaggia e spudoratamente libera, che Ansel Adams ha fatto vivere in paesaggi parlanti di bianco e nero.

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CHI È ANSEL ADAMS

Image Licensing: This work is in the public domain in the United States because it is a work prepared by an officer or employee of the United States Government as part of that person’s official duties under the terms of Title 17, Chapter 1, Section 105 of the US Code. See Copyright.

È nato a San Francisco in un freddo febbraio del 1902. Non era affascinato dal ritmo frenetico della grande città, non provava alcun interesse per un mondo di traffico e clacson, così andava alla ricerca di posti che potessero profumare di pace.

E li trovò, così come loro trovarono lui per essere raccontati. In gioventù scoprì le dune del Golden Gate e andò alla ricerca di numerose aree naturali, come accadde durante il suo primo viaggio allo Yosemite National Park.

Quando scattò le prime fotografie, si rese conto che il paesaggio per lui rappresentava non un soggetto, ma il soggetto, a cui dedicò tutta la sua vita.

Nutriva un rispetto così grande per il mondo della wilderness, che non gli ha mai dato colori diversi se non quelli del bianco e nero, poiché le considerava “le tonalità con cui osserva il cuore” (anche se qualche scatto a colori poi si è scoperto l’aveva fatto).

Verso gli anni ’20 aderì ad un movimento fotografico di cui diventò il maggiore esponente: l’f/64.

Si tratta di un approccio alle immagini puro ed essenziale.

F/64, come suggerisce il nome stesso, rappresenta una tecnica grazie alla quale la profondità di campo è la più estesa, così come la nitidezza, utilizzando l’apertura del diaframma più piccola.

Questo movimento fece parte di tutta la sua vita, poiché non si trattava (solo) di un approccio metodologico, quanto di una scelta emotiva e devota alle emozioni in grado di sopraffare chiunque, di fronte alla bellezza di un paesaggio incontaminato.

Se gli occhi di Ansel Adams ti hanno rapito il cuore e desideri sapere i segreti nascosti nei suoi scatti per provare a metterli in pratica, prosegui nella lettura ma prima ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post condividendo questo articolo o mettendo un “mi piace”.

Image Licensing: This work is in the public domain in the United States because it is a work prepared by an officer or employee of the United States Government as part of that person’s official duties under the terms of Title 17, Chapter 1, Section 105 of the US Code. See Copyright.

GUARDA LA REALTÀ DA DENTRO PRIMA CHE DA FUORI

Di sicuro saprai il pensiero che hanno molti fotografi in merito all’argomento dell’oggettività di un’immagine.

Alcuni ritengono che il possibile scatto debba essere atteso, visualizzato e immortalato.

Pensano inoltre che l’immagine sia lì, oggettivamente esposta in tutto il suo splendore e che il compito di un buon fotografo sia quello di riconoscerla.

Altri non la pensano così, uno di questi è Ansel Adams.

Lui ritiene che ogni uomo racchiuda in sé un catalogo di immagini che sono il frutto delle letture che ha fatto, la musica che ha ascoltato, il cibo che ha mangiato, le persone che ha conosciuto.

Le immagini che una persona si porta dentro si differenziano rispetto a quelle di tutti gli individui, poiché parlano di un bagaglio personale e individuale, non trasportabile negli occhi di qualcun altro.

Esempio: se tu sei in un paesaggio incontaminato, vista mare limpido e cristallino, con un albero sulla sinistra, questa visione da cartolina sarà per te inevitabilmente affascinante, ma semplicemente perché penserai possa piacere a chi guarderà questa visione.

Invece se voltandoti, noti un rifiuto in mezzo a delle margherite e lo trovi più evocativo rispetto al panorama intero e ti emoziona, fotografa quello.

Non commettere mai l’errore di fotografare per qualcuno che prima di tutto non sia la tua anima.

Le fotografie sanno parlare e non sanno mentire praticamente mai, non dimenticartelo. Questo è il primo passo in assoluto di cui fare tesoro se vuoi diventare un bravo fotografo.

NON ASPETTARE IL MOMENTO GIUSTO: NON ESISTE

Fuori dalla finestra c’è una bella giornata e tu, con tutto il tuo entusiasmo, prendi l’attrezzatura per andare a fotografare e scegli un bel luogo.

Una volta arrivato sul posto, per quanto con il tuo obiettivo cerchi lo scatto vincente, questo non arriva. Così ti siedi sul prato e attendi il momento giusto. Ebbene non esiste, non arriverà questo istante.

La famosa “ispirazione” secondo Adams, altro non è che un atteggiamento prima di tutto per la propria vita e in un secondo momento per la propria arte.

Se un fotografo non è in grado di guardare il mondo emozionandosi, quell’ispirazione non arriverà mai, non esiste.

Le qualità di chi “disegna con la luce” non sono solo tecnica e zoom, ma vanno ben oltre.

In uno scatto c’è un pensiero trasposto: ti sei mai chiesto se il tuo pensiero vale la pena di essere raccontato o se gli manca qualcosa ed è forse per quello che non ti appare a comando, anche quando lo desideri?

Ribalta la tua visione, prova a fotografare anche quello che pensi non ti piaccia per sapere se effettivamente non ti piace.

Mettiti in discussione quando guardi l’immagine, esattamente prima di scattarla, visualizzala attentamente, ascolta quello che ti suggerisce, asseconda lei e asseconda quello che potresti imparare tu da lei.

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IL MESSAGGIO: VUOI DIRE QUALCOSA O COMUNICARE?

C’è differenza tra osservare e vedere, tra sentire e ascoltare, così come c’è differenza tra dire qualcosa e comunicare.

Secondo Ansel Adams più che una questione di feeling è una questione di stile.

Ovviamente tu devi seguire l’inclinazione del tuo cuore, quando scatti una buona immagine, ma riesci a comunicarlo? Dopotutto la fotografia non dimenticarti che è un canale grazie al quale puoi dialogare, emozionare, destabilizzare, ma fa tutto parte di un processo legato alla comunicazione.

Einstein diceva: “Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna”.

Traducendo questo insegnamento in fotografia puoi dedurre da te che non avrai fatto un buono scatto finché non arriverà a tutti con immediatezza.

È proprio qui che entra in gioco lo stile. Trova la tua identità, qualcosa grazie al quale puoi essere riconoscibile e per cui si apprezzi il contenuto del tuo messaggio.

Una fotografia di Adams è riassumibile così: natura sfrenatamente libera e bianco e nero caldo.

Come vorresti che riassumessero i tuoi scatti? Concentrati su questa domanda, basati sulla risposta che vorresti e troverai un messaggio che valga la pena raccontare e che sarà immediato a chiunque.

LA TECNICA: VIVILA PRIMA DI CONOSCERLA

Qualcuno sostiene che non è utile conoscere la teoria di qualcosa se prima non si passa attraverso la pratica.

Questo qualcuno si chiama Quentin Tarantino, regista di fama mondiale e autore di pellicole che hanno vinto moltissimi riconoscimenti.

Perché diceva questo? Perché lui durante un’intervista, ha dichiarato che le immagini sono come una nuova lingua: le impari sul posto, facendole, sbagliando, imparando con loro.

Allo stesso modo, non ti suggerisco di iniziare a fotografare senza avere la minima consapevolezza del mezzo che hai tra le mani, ma di cominciare anche se non ti senti completamente preparato, perché non arriverà mai quel giorno, avrai sempre da imparare in questo campo.

Esercizio, costanza e metodo. Queste tre parole chiavi se le farai diventare il tuo mantra quotidiano, ti daranno molte soddisfazioni nel corso del tempo.

Non avere paura di non sapere da che parte cominciare: il miglior modo per fare qualcosa è iniziare a farlo, di sicuro ti porteranno in una condizione diversa rispetto a quella in cui eri prima.

IL RITOCCO: NECESSARIO, SUPERFLUO O ENTRAMBI?

Nell’era del mondo digitale, sarebbe anacronistico non ammettere che i fotografi, anche quelli più puristi, oggi utilizzano l’arte del ritocco.

Anche se in minima parte, anche se per un dettaglio, ma ne fanno uso, salvo rare eccezioni.

Anche perché le macchine fotografiche stesse non sono più quelle di una volta e consentono una gamma di funzioni che prima non c’erano.

Tu puoi scegliere in questo senso quale strada prendere. Puoi optare per il post-produzione costante oppure sporadico, da utilizzare in casi eccezionali o sempre.

Non hai limiti a questo, ma sappi che Adams, queste possibilità che oggi la tecnologia mette a disposizione, non le condivide solo in parte o comunque cono una certa cognizione di causa.

Per Adams fotografare non è facile. Così come il pittore prima di dipingere un olio su tela ci impiega tempo e fatica, allo stesso modo il fotografo non risparmia nessuna energia di se stesso per arrivare ad un ottimo risultato finale.

Il fatto che l’era digitale abbia permesso a questo processo difficile una strada più facile e raggiungibile, secondo Adams rappresenta la morte della creatività. Non la post-produzione, ma il fatto di ricercare la strada più facile (o modo per “evitare” la parte più difficile).

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In una fotografia c’è quello che tu ci metti dentro. Puoi usare la saturazione totale, puoi renderla nitida dopo, puoi applicare i filtri più diversi, ma nulla toglie che nello scatto rimane il messaggio che gli ha dato il fotografo.

Per questo motivo il ritocco è rischioso, ma sarebbe anche disonestà intellettuale non ammettere i suoi benefici perché lo stesso Ansel Adams realizzava delle vere e proprie opere d’arte grazie allo “sviluppo e stampa” particolari che, di fatto, sono l’attuale post-produzione. Cosa fare dunque?

Utilizzalo per delle eccezioni e poco, giusto per qualche particolare, ma non fare della possibilità digitale della post-produzione la tua coperta di Linus, altrimenti non starai comunicando qualcosa che varrà la pena essere ricordato, ma starai solo dicendo qualcosa, come ormai fanno tutti.

UN CONSIGLIO DA PORTARE SEMPRE CON TE

Così come per il cantautore Fabrizio de Andrè “È bello pensare che dove finiscono le mie dita possa iniziare una chitarra”, tu ricordati che dove inizia il tuo cuore e dove finisce il tuo cuore, in mezzo c’è un “clic”.

Perché non si fotografa (solo) con i polpastrelli, ma (soprattutto) con l’anima.

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