Il tono in composizione

La composizione non riguarda solo l’uso del fotogramma e come questo interagisce con la posizione degli elementi all’interno dello stesso.

Anche l’estetica della foto stessa è un elemento fondamentale e complementare alla composizione, per questo motivo bisogna dare importanza anche al tono, il colore ed il ruolo che hanno le luci ed ombre nella nostra immagine.

Se da un lato questo può anche essere “meno importante” in fase di scatto, sicuramente lo è in una prospettiva di sviluppo (digitale) della foto stessa.

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I TONI IN FOTOGRAFIA

Quando si parla di “tono” in fotografia, o comunque in ambito “immagine”, si fa riferimento alla percezione umana soggettiva della luminosità del colore.

In fotografia, visto che abbiamo a che fare con il digitale, possiamo misurare il “tono” di un determinato colore. Nello specifico si individuano in genere 256 tonalità dove con il valore 0 abbiamo il “nero assoluto” mentre con il valore 255 abbiamo il bianco puro (sono 256 perché si considera anche lo “zero”).

Tutti i valori intermedi sono “variazioni tonali” e sono quelle che ci permettono di vedere un colore in tante sfumature diverse, ovvero possiamo avere del “rosso scuro” oppure del “rosso chiaro”, in base a qual è la quantità di “bianco” o “nero” mescolati con la tinta base.

A questo punto può interessante capire come il “tono” va ad influire nella nostra immagine, rendendola più o meno interessante.

Partiamo dall’esempio più semplice: una immagine in bianco e nero

In questo contesto la tonalità è semplificata ai minimi termini perché è caratterizzata dalla quantità di neri o bianchi.

  • Un elemento molto luminoso in una foto in bianco e nero ha ovviamente una “tonalità chiara”

  • Un elemento molto scuro in una foto in bianco e nero ha ovviamente una “tonalità scura”

  • Un elemento che ha un mix equilibrato di bianco e nero ha quindi una “tonalità media”.

Se ragioni in questo modo, e hai capito il concetto di base, ti sarà quindi facile comprendere che se un’immagine in bianco e nero è composta prevalentemente da “toni medi” (e questo puoi capirlo se sai leggere l’istogramma o con l’esperienza) sei difronte ad una immagine detta “piatta”, ovvero “priva di contrasto” e generalmente “poco piacevole” da osservare.

In post-produzione puoi agire, consapevole di questa “debolezza” data dalla presenza massiccia di “toni medi”, con uno sviluppo atto ad aumentare il contrasto.

E questo si ottiene aumentando la luminosità (i bianchi quindi) negli elementi con tonalità più chiare, e aumentando la quantità di nero negli elementi con tonalità più scure. In altre parole hai aumentato il divario nella variazione tonale intermedia tra gli elementi chiari e scuri.

In modo molto semplice basta agire con il selettore del contrasto nel software che utilizzi oppure gestendo il potente strumento delle “curve”.

Ovviamente le interpretazioni non possono limitarsi a questo, puoi agire in post-produzione in tanti modi. Puoi in fatti decidere di aumentare tutte le tonalità in modo da ottenere un’immagine molto chiara, un “hi-key”, oppure una immagine molto scura, detto “low-key”. Tutto in base a come vuoi valorizzare la tua scena.

Oppure puoi sfruttare la variazione tonale (o contrasto) per enfatizzare un elemento nel fotogramma e renderlo interessante agli occhi dell’osservatore.

Sicuramente su questo punto di vista il digitale è stata una manna dal cielo per i fotografi che ora possono veramente avere il controllo su tutto il flusso creativo per ottenere l’immagine come vogliono che sia.

Di base, comunque, va compreso che non esiste una “regola universale” su questo aspetto. L’unica certezza sta forse nel fatto che un’immagine composta prevalentemente da toni medi non è tanto piacevole da osservare.

Ora però passiamo al colore. Come ci si comporta dal punto di vista tonale?

Di base le considerazioni da fare sono le medesime del bianco e nero, ma ci sono alcuni punti da tenere seriamente in conto.

Il colore, già di suo e ne ho già parlato anche in altre puntate di questa rubrica, svolge un ruolo molto importante nella composizione. Il colore infatti è in grado di catalizzare l’occhio dell’osservatore e di essere un veicolo di informazioni ed emozioni.

Presa questa consapevolezza si può affermare che, di fatto, il contrasto (ovvero la variazione tonale tra chiaro e scuro) è molto meno determinante sulla riuscita o meno della tua immagine rispetto a quanto invece lo è nella fotografia in bianco e nero.

È questo punto chiave da ricordare: in una immagine a colori che proponiamo ad un osservatore, sono i colori degli elementi, come sono rapportati tra loro ecc… che veicolano l’occhio della persona nella lettura dell’immagine.

Le aree scure e chiare e come sono rapportate tra loro sono anch’esse importanti, ma scivolano in secondo piano.

Nella fotografia in bianco e nero invece, come detto in precedenza, sono il fattore predominante.

Qui, come ormai dico nelle ultime puntate di questa rubrica, il fattore “esperienza” e pratica comincia ad essere fondamentale. Pensare di apprendere questi concetti, che per quanto semplici sono comunque tecnicamente complessi, standotene seduto o seduta davanti ad un computer o ascoltando il podcast mentre passeggi, non ti porterà da nessuna parte.

Devi prendere la fotocamera, uscire e mettere in pratica, allenandoti, i suggerimenti e spunti che ti do di volta in volta.