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La luce in composizione

La luce in composizione è universalmente composta da due elementi: la direzione e la qualità. La direzione è un elemento importante in quanto, potendo illuminare il soggetto o contesto in modo diverso, va ad influenzare sia come viene percepita, nel suo complesso, la scena ma va anche ad influenzare la tonalità dei colori. Quando si parla di qualità si fa riferimento alla luce “dura” o “morbida”

Fino a questo momento ho sempre sempre parlato di colori in composizione basandomi sulla loro tonalità, se sono caldi o freddi e dal “peso” visivo che possono avere agli occhi degli osservatori.

Tuttavia, se pensavi che le cose fossero finite qui, ti sbagli di brutto. Infatti la resa (ovvero il tono percepito) dei colori è profondamente influenzato anche dal tipo di illuminazione cui sono soggetti.

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PREMESSA

sono consapevole che durante questo percorso, la rubrica sulla composizione che tengo ogni lunedì da mesi ormai, gli argomenti trattati sono molti e possono creare confusione o un senso di “eccessive cose a cui fare attenzione”.

Nella realtà, sotto l’aspetto pratico, non è fondamentale ricordare ogni singola variabile e come sono combinate tra loro. Nella maggioranza dei casi è sufficiente tenere a mente o applicare una o alcune delle caratteristiche di chi ho parlato per dare una svolta (in meglio) all’immagine che hai realizzato o che stai per realizzare.

Premesso questo posso andare avanti continuando a parlare di come la luce influisce sui colori e quindi sulla composizione.

Di base va ovviamente tenuto in considerazione che ci saranno due approcci completamente diversi:

  • se lavori in studio potrai curare la disposizione della luce in modo da influenzare in modo ragionato il tono dei colori.
  • se lavori in “esterna” con luce naturale, dovrai valutare di volta in volta le condizioni luminose che ti ritrovi ed adattarti alla situazione o rinunciare allo scatto per ritentarlo in un’altra condizione (alla faccia di chi dice che lavorare con la luce naturale sia più semplice).

GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DELLA LUCE IN COMPOSIZIONE

La luce in composizione è universalmente composta da due elementi: la direzione e la qualità.

La direzioneè un elemento importante in quanto, potendo illuminare il soggetto o contesto in modo diverso, va ad influenzare sia come viene percepita, nel suo complesso, la scena ma va anche ad influenzare la tonalità dei colori.

È ben diverso infatti, e penso sia facile da immaginare, come un paesaggio cambi totalmente aspetto se viene illuminato dal sole posto in alto a mezzogiorno a circa 60° rispetto, non dico al sorgere del sole o al tramonto, ma anche solo alla prima metà mattinata, quando è poco sopra l’orizzonte ed illumina il paesaggio con un angolo di 35-40°.

Quando si parla di qualità si fa riferimento alla luce “dura” o “morbida”.

La differenza si percepisce dal tipo di “ombre” che genera dai soggetti che illumina. Una luce solare in una giornata limpida è una luce DURA in quanto genera delle ombre “nette” dai soggetti illuminati.

La luce “MORBIDA” si ottiene invece quando tra la luce ed il soggetto illuminato si interpone un elemento (naturale o artificiale) che smorza e diffonde la durezza naturale della luce. Potrebbe essere un diffusore artificiale oppure delle naturali nuvole, foschia o nebbia.

Il risultato pratico è che i soggetti illuminati non generano delle ombre nette, ma delle ombre diffuse ed in alcuni casi nemmeno si riescono a percepire tali ombre. Ovviamente questo comporta una percezione totalmente diversa anche delle tonalità dei colori e del contesto.

TIPS

Quando ti ho illustrato il concetto di qualità della luce, ovvero la sua durezza, ho preso come esempio il sole, quale principale fonte di luce. Tuttavia la durezza della luce non è solo data dalla presenza o meno di elementi naturali o artificiali che si interpongono nell’illuminazione del soggetto.

La durezza è anche data dalla DISTANZA della fonte di luce dal soggetto illuminato. La stessa fonte di luce se è più vicina al soggetto è meno dura rispetto a quando è posizionata più distante. 

Se il “sole” ovviamente non puoi spostarlo, questo aspetto è importante da considerare quando scatti in “studio”. Infatti puoi gestire la durezza della luce allontanando o avvicinando i tuoi flash al soggetto che stai fotografando (ed ovviamente adattandone di conseguenza anche la potenza luminosa).

Vediamo ora alcuni contesti che puoi sperimentare nella fotografia in studio. Possono anche essere “replicati” in ambiente con illuminazione naturale, ma ovviamente in questo contesto devi adattarti tu alla luce, cambiando la posizione degli elementi e soggetti. In studio invece sei più comodo potendo tenere fermo il soggetto e spostando le fonti di luce.

LUCE DALL’ALTO DURA 

Se posizioni le fonti luminose in modo che la luce arrivi dall’alto e con una qualità molto dura (senza diffusori o allontanandola dal soggetto) ottieni delle ombre molto dure. Anche la superficie del soggetto fotografato risulterà con un contrasto maggiore ed evidenzierà maggiormente le sue caratteristiche se ha una trama ruvida.

Questo schema luminoso è poco adatto ai paesaggi e generalmente non viene usata nei ritratti a patto di non voler trasmettere drammaticità.

LUCE DALL’ALTO DIFFUSA 

In modo semplice, applicando un diffusore tra la fonte di luce ed il soggetto, puoi ammorbidire la luce che illumina il soggetto.

In questo schema luminoso ottieni ombre tenui e sfumate e in via generale un’immagine poco contrastata che non evidenzia, prendendo l’esempio di prima, le caratteristiche della superficie ovvero la trama.

È ottima quindi per i ritratti e anche quella più semplice e comoda da gestire in fase di scatto.

A questo punto do per assunto che tu abbia compreso come la qualità della luce (ovvero la sua durezza) influenza il risultato finale. Non resta che concentrarsi sulla sua direzione.

LUCE LATERALE 

Ponendo la fonte di luce affinché illumini di lato il soggetto o contesto, ottieni in modo del tutto logico delle ombre – più o meno dure – dal lato opposto.

In base alla sua altezza determina ombre più lunghe o più corte e dal punto di vista percettivo crea un senso di tridimensionalità perché rende appunto visibili tutti gli elementi caratteristici della superficie. Sia che si tratti di una vallata di montagna o il volto di una persona.

È una condizione ideale specie nei paesaggi ma poco usata nei ritratti.

LUCE FRONTALE

Ponendo la fonte di luce frontalmente al soggetto o contesto fotografato si ottiene un appiattimento della scena.

 Indipendentemente dal fatto che la fonte di luce sia più alta o più bassa, di fatto dal punto in cui scatti vai a perdere completamente la visone delle ombre generate (in quanto tu ti trovi a fotografare da una prospettiva dove le ombre sono nascoste dal soggetto fotografato che si trova diffrante a te).

Quando usarla? Quando ti interessa dare importanza ai colori e non vuoi che le ombre finiscano per distrarre l’osservatore.

CONTROLUCE 

Ponendo la luce alle spalle del soggetto o contesto fotografato ti trovi in controluce.

In modo del tutto naturale si viene a creare un contrasto enorme, specie per come percepito dalla fotocamera. Le nostre fotocamere infatti non hanno una gamma dinamica elevata, sicuramente inferiore a quella dell’occhio umano, pertanto non riescono a gestire in modo completo l’esposizione corretta dello sfondo (molto luminoso) e del soggetto (più scuro perché “in ombra”).

In questo contesto in genere si può decidere di ottenere delle silhouette (sfondo correttamente esposto o molto chiaro e soggetto completamente scuro) o, al contrario, decidere di bruciare completamente lo sfondo per avere però il soggetto correttamente esposto ottenendo in questo modo un risultato artistico particolare.