Recensione Olympus OM-D E-M1 Mark II

Questa non è la solita recensione tecnica, perché ho scritto questo materiale, cercando di esprimere al meglio le sensazioni che ho provato dopo la svolta avvenuta nella mia carriera fotografica, quando ho deciso di provocare la sorte, rinunciando al titolo di Ambasciatore Nikon in Romania, per fare un tuffo di testa, in un mare imprevedibile e vorticoso. (Mircea Bezergheanu) Solo pochi mesi fa, mostravo tanta ignoranza, deridendo il sistema mirrorless a prescindere da chi fosse il produttore.

E-M1

A dir la verità, ero comunque attratto da un nuovo prodotto della Fuji, però le macchine del noto marchio giapponese, avevano tutte grossi problemi di autonomia, aspetto vitale per me e per il tipo di fotografia che prediligo.

Passo settimane intere fuori casa, in luoghi remoti dove non ho la possibilità di ricaricare le batterie e sinceramente, nemmeno portandomi dietro una borsa piena, non avrei risolto il problema.

Sono stato ignorante, e lo riconosco, omettendo i sforzi fatti dai produttori nell’implementare in queste macchine funzioni che non si ritrovano nelle classiche DSLR.

In qualche modo, proprio sotto il mio naso, sono passati anni e anni di evoluzione tecnologica ed il mio primo contatto serio con il sistema mirrorless è stato un bel colpo.

Non e mai troppo tardi riconoscere di aver sbagliato ….

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PREMESSA

Tutte le fotografie presenti all'interno di questa recensione, insieme alle opinioni e valutazioni sul prodotto recensito, sono il frutto del lavoro e appartengono in tutto e per tutto al fotografo romeno Mircea Bezergheanu.

Tecnicafotografica per mano del redattore Flavius Filimon, previo accordi con l’autore, non ha fatto altro che tradurre i testi cosi some sono stati redattati da quest’ultimo, senza togliere ne aggiungere niente.

Dichiarazione etica: non ci è stato chiesto di scrivere nulla sul prodotto, né ci è stato fornito compenso di alcun tipo. All’interno dell'articolo ci sono collegamenti di affiliazione. Se acquisti qualcosa dopo aver cliccato sul link, riceveremo una piccola commissione. Non preoccuparti: i prezzi rimangono gli stessi per te ma aiuterai il blog a crescere.

Premessa di Mircea Bezergheanu

Tutte le fotografie all’interno di questa recensione, sono state riprese in formato nativo ORF, quindi convertite in TIFF/JPEG usando il software PhaseOne Capture One Pro.

Per abitudine fotografo solo in Neutral senza modificare nessun parametro in macchina.

In questo caso, i colori ed il contrasto hanno meno intensità rispetto a quello che noi vediamo a occhio nudo, e di conseguenza le foto sono state lavorate a livello di contrasto e saturazione.

Ci sono tanti scatti dove non e stato bisogno di intervenire in alcun modo dopo la conversione. Se qualcuno ha qualche problema con questo … beh, sono problemi suoi!

Per la precisione, ma anche per mettere il cuore in pace a tutti quanti, ci sarà a disposizione anche un’archivio con le foto a risoluzione massima insieme ai file ORF (RAW). La lettura di questa recensione NON E’ ASSOLUTAMENTE OBBLIGATORIA!

LA STORIA

A soli 5 giorni dopo la annuncio della mia rinuncia al titolo di Ambasciatore Nikon in Romania e di conseguenza alla collaborazione con la Nikon ma anche annunciando che sono in cerca di un nuovo sistema con il quale mettere alla prova tutta la mia carriera fotografica, ho ricevuto un corredo completo Olympus.

Beh … sinceramente non ero molto contento e non gli davo molte speranze di vita nelle mie mani.

Ero ancora radicato in quella mentalità conservativa che sostiene che un sensore piccolo NON PUO essere migliore di uno più grande.

Ebbene … qui inizia lo show! Cercherò di presentarvi quello che ho trovato riguardante questi “piccoli” sensori.

Ho cercato informazioni anche in rete — come tutti — però tutto era molto schematico o copriva soltanto una piccola nicchia, in base alla specializzazione del fotografo che aveva utilizzato l’apparecchio.

Ho anche letto per intero il manuale utente … due volte.

Ho letto più materiale possibile sul sistema mirrorless e sopratutto sui due brand più importanti in questa fascia di mercato: Panasonic e Olympus.

Sono andato a cercare persino la documentazione ed i brevetti registrati in Giappone per la tecnologia che si trova all’interno di queste macchine, quindi mi sono messo a studiare.

Il tutto combinato con uscite fotografiche giornaliere che mi hanno portato ad avere, dopo circa 2–3 mesi, oltre 100.000 (si cento mila) scatti realizzati con i seguenti obiettivi:

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Questo penso che mi da il diritto di trarre qualche conclusione pertinente riguardante il sistema mirrorless sopratutto quello di Olympus.

I metodi utilizzati per testare il materiale sono stati gli stessi usati per testare i prodotti Nikon.

Questi comprendono:

  • uscite sul territorio
  • test nelle più svariate condizioni meteorologiche, partendo dalle montagne innevate con temperature sotto zero fino al caldo infernale del deserto e la polvere dei vulcani nelle isole Canarie.

Lo riconosco, ho provato a non fare paragoni tra il sistema DSLR della Nikon e quello che avevo in mano della Olympus ma non ci sono riuscito.

Ero troppo curioso di vedere e capire ciò che stavo perdendo passando da un sensore più grande ad uno più piccolo, cioè il micro 4/3.

Sbalordito dai risultati, ho capito che non stavo perdendo niente, anzi guadagnavo. Seguitemi …

LO STABILIZZATORE

La prima cosa che ho notato usando il sistema Olympus, è stato il fantastico stabilizzatore incorporato nel corpo macchina.

Riuscivo a fotografare a mano libera laddove non ero mai riuscito a fotografare con il treppiede perché il vento si portava via tutto. Treppiede e macchina fotografica. [n.d.r. le condizioni per arrivare in quel contesto non davano modo di girare con molta attrezzatura tecnica]

Sotto potete vedere scatti di 2–3 o addirittura 4 secondi realizzati a mano libera.

Qui ero a Roque Nublo, subito dopo il tramonto, con un vento infernale. Il treppiede era effettivamente un accessorio inutile.

Seguono dei scatti ripresi sopra delle rocce spazzolate costantemente da fortissime onde che muovevano il treppiede anche se mi appoggiavo sopra.

Cosi ho preferito scattare queste foto a mano libera.

Sono fate di giorno con un obiettivo 12–40mm f2.8 PRO e un filtro ND1000.

Queste sono delle riprese all’interno di una caverna, dove non c’era lo spazio per montare il treppiede e non avevo nemmeno il tempo per farlo.

Quindi, ho scattato a mano libera, appoggiandomi alle rocce.

Che sia chiaro, questo non e un vantaggio che dipende dalla dimensione del sensore.

È solo l’eccellente tecnologia IBIS (In Body Image Stabilization) che si ritrova all’interno del corpo della Olympus OM D E-M1 Mark II.

Tuttavia è avvantaggiata dalle dimensioni del sensore usando una realtà fisica a tutto vantaggio del sensore micro 4/3.

MACROFOTOGRAFIA

Sappiamo tutti che nella fotografia macro ma anche nei ritratti quando si scatta con un diaframma aperto a f/1.8 e a distanza ravvicinata, abbiamo grossi problemi per quanto riguarda la profondità di campo in quanto ridottissima.

In questo senso, se si fotografa un soggetto in modalità macro o close-up, con un sensore FF o APS-C ci si trova nella situazione che a f/8 il soggetto non è comunque tutto a fuoco ma solo una piccola parte di esso sarà nitida.

Una situazione poco gradevole che ci obbliga a due scelte:

  • Chiudere il diaframma
  • ricorrere alla tecnica chiamata FOCUS-STACKING.

Chiudere il diaframma

Nella prima e immediata soluzione ci si vede obbligati ad alzare la sensibilità ISO, quindi riducendo la gamma dinamica e rinunciando anche a un po di dettaglio fine.

Focus Stacking

Nella seconda situazione ci s’imbatte nell’impossibilità di fotografare soggetti che si muovono spostando l’attenzione sui soggetti morti o immobili scattando solo con la macchina sul treppiede e perdendo dai 10 ai 30 minuti per ogni scatto.

Ebbene, Olympus ha integrato molto bene questa funzione nel menu della fotocamera, sfruttando anche la dimensione ridotta del sensore che ci presenta già il primo vantaggio.

Una Profondità Di Campo maggiore che permette di scattare con aperture più ampie e senza alzare troppo la sensibilità ISO che riduce la gamma dinamica [n.d.r. per via del fattore di moltiplicazione].

Dunque, abbinando la maggiore PDC anche con diaframmi più aperti alla funzione Focus Stacking, si può fotografare qualsiasi soggetto mantenendolo a fuoco e senza andare in diffrazione come succede con diaframmi molto chiusi.

L’integrazione di questa tecnologia mi ha permesso di fotografare soggetti vivi che si muovevano lentamente o soggetti mossi dal vento.

La percentuale di riuscite era di circa 6 su 10.

Prima di continuare ti chiedo un piccolo favore. A te non costa nulla, mentre a me serve per migliorare la visibilità di questo post: Condividi e metti “mi piace” a questo articolo!

IL FOCUS STACKING OLYMPUS

Nel focus stacking la macchina esegue una successione di scatti a raffica — impostabili da 2 a 199— spostando il punto di messa a fuoco dopo ogni scatto.

Il tutto avviene generalmente in un tempo al di sotto di un secondo e lo stabilizzatore integrato fa si che gli scatti sono abbastanza allineati.

Successivamente avviene la fase due del processo con due varianti:

  • la prima richiede il salvataggio delle foto per un’ulteriore editing con Photoshop o diversi altri software dedicati al focus stacking. In questo caso si possono scattare fino a 199 ORF cioè RAW alla massima risoluzione per ogni esposizione.
  • Nella seconda situazione si può decidere di lasciare alla macchina il compito di unire tutti gli scatti ottenendo in circa 15–20 secondi un file JPEG a risoluzione massima. L’unico neo di questa modalità e che nella composizione della foto finale verranno utilizzati soltanto 9 scatti. I file ORF che compongono la foto finale verranno anch’essi salvati sulla scheda di memoria, nel caso in cui si desidera di lavorarli ulteriormente con il computer.

Personalmente sono completamente soddisfatto dal risultato ottenuto lasciando tutto alla macchina.

Nelle foto sottostanti sono i risultati del focus stacking in macchina, con i primi mostrando lo stesso soggetto fotografato con e senza la funzione focus stacking attiva.

Un’altra sequenza di scatti senza la funzione Focus Stacking attiva.

Altri scatti realizzati con la funzione Focus stacking attiva.

Un’altra sequenza di scatti senza la funzione Focus Stacking attiva.

In fine uno scatto forse impossibile da realizzare con una DSLR tradizionale usando il focus stacking.

La mia affermazione si basa sul fatto che avrei dovuto piazzare il treppiede — in questo caso ho scattato a mano libera — mentre l’insetto era vivo, in leggero movimento, e dopo circa 3–4 secondi ha spiccato il volo.

Anche il tempo avrebbe lavorato contro di me in quanto, per tutti i 9 scatti, ci sarebbero voluti circa 15 minuti.

Ancora una volta, la prova che questo sistema mi offriva degli “attrezzi” che non avrei avuto in un DSLR, con il conseguente fallimento nell’ottenimento uno scatto del genere:

Devo precisare però che la funzione focus stacking con l’unione degli scatti direttamente in macchina può essere attivata soltanto in accoppiata con un numero limitato di obiettivi Olympus della gamma PRO e obiettivi Macro.

Questi obiettivi hanno nel processore interno un’algoritmo che permette di spostare il piano focale in modo indipendente, lasciando libero il processore della macchina fotografica per effettuare lo sviluppo ed unire gli scatti realizzati.

La macchina fotografica riconoscerà l’obiettivo e, leggendo la memoria interna di quest’ultimo, userà lo schema registrato specifico per ogni obiettivo.

Ho anche scoperto che uno degli obiettivi nella mia lista dei desideri, nel quale avrei voluto avere questa funzione integrata, non era nella lista di quelli compatibili con la funzione. Mi riferisco al Olympus 25mm f/1.2.

La foto sottostante è l’esempio perfetto per mostrarvi il lavori dove avrei utilizzato la funzione focus stacking con l’obiettivo 25mm f/1.2, obiettivo non macro.

Questo è un ritratto ripreso di semi-profilo, cioè a 45 gradi. Scattando con il mio nuovo sistema e la funzione focus stacking avrei avuto tutti e due gli occhi a fuoco. Semplice ed efficace!

Con questa immagine riporto in vista un’altro concetto fisico malinteso da chi usa le macchine a pieno formato. Questo sbaglio lo facevo anch’io per essere sincero:

“Credevo fosse impossibile avere una ridotta profondità di campo con un bel bokeh usando un sensore piccolo fin quando ho messo le mani sul micro 4/3 Olympus”

La teoria dice cosi e non sbaglia: sensore più piccolo = PDC più grande.

Però ho osservato che non è poi così evidente ma sopratutto risolve l’eterno problema riscontrato con il formato 36mm, quando scattavo ritratti con inquadratura stretta, tipo testa e spalle, usando un diaframma molto aperto.

Parlo della difficoltà estrema nell’avere tutti e due gli occhi a fuoco.

Non era solo la colpa dei miei micro movimenti ma bastava anche un leggerissimo movimento del soggetto per dire addio ad uno dei occhi a fuoco.

E dobbiamo tener presente che scattavo a f/1.4 perché se avessi osato fare il “tamarro” scattando per esempio con un 85mm a f1.2, la foto sarebbe stata compromessa in partenza vista la PDC di soli 3–4 millimetri.

Per questo motivo, con il formato 36mm, dovevo chiudere per forza a f/2.2… f/2.8… persino a f/3.5 quando facevo questo tipo di ritratti, nonostante avessi montato un obiettivo f1.4 o f1.2 sulla macchina. È fisica!

Il sistema micro 4/3 invece mi ha offerto la possibilità di scattare a f/1.2 anche dalla minima distanza di messa a fuoco del obiettivo.

Tutto combinato con la funzione focus stacking, i limiti nella composizione sono spariti.

La seguente lista contiene obiettivi identificati da me che supportano l’attivazione della funzione FOCUS STACKING con l’unione degli scatti IN CAMERA.

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IL VANTAGGIO ISO ED APERTURA

Un’altra rivelazione scattando ritratti e macro con il micro 4/3 è stata quella che, avendo una maggiore PDC, potevo di conseguenza usare una sensibilità ISO inferiore quando scattavo con poca luce.

Questo perché io faccio ritratti in qualsiasi condizione di luce senza mai usare il flash.

Lo stesso concetto viene applicato anche nella fotografia Wild-life.

Ipotizzando che il mio soggetto si trovi nel bosco e voglio fotografarlo da vicino:

  • mi trovo nella situazione di dover alzare gli ISO oltre 1600
  • la PDC ridotta mi obbliga a chiudere il diaframma di uno o due stop
  • Tutto questo mi fa alzare di ancora di più la sensibilità arrivando a 3200 o 6400 ISO.

Seguono 2 scatti realizzati con la Nikon D800 e Nikon D5, rispettivamente con il teleobiettivo Nikkor 600mm f4 e 300mm f4, per mostrarvi quanto ridotta era la PDC, mettendomi nell’impossibilità di avere tutta la testa a fuoco.

Avevo soltanto pochi millimetri a f/7.1, sia col 600mm che con il 300mm.

Aggiungo una foto a ISO 1600, scattata con la Olympus OM D M1 MkII, con una focale equivalente a 300mm ma con il diaframma a f/2.8.

Se avessi scattato con una macchina Full Frame avrei dovuto scattare intorno ai 6400 ISO per avere la stessa esposizione ma non con la stessa pulizia e gamma dinamica.

Avrei avuto un’immagine con la stessa qualità da tutti i punti di vista scattando con la D5 … ma non tutti si permettono una Nikon D5!

CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

Per quanto riguarda il dettaglio nelle fotografie realizzate con il sistema Olympus micro 4/3, ecco una carrellata di scatti eseguiti nel range ISO 200 — ISO 5000.

Fate voi!

ISO 250

ISO 1600

ISO 200

ISO 640

ISO 5000

SCATTI IN NOTTURNA

Visto che si parla di dettaglio a ISO alti ecco a voi qualche scatto notturno a 3200–6400 ISO.

A queste sensibilità credevo di avere grossi problemi. Mi sono subito tranquillizzato dopo i primi scatti.

Un altro vantaggio molto valido è stato un’obiettivo unico e particolare. Si tratta di un fish-eye della Olympus con un diaframma massimo di f/1.8, obiettivo che nessun’altra casa produce. E unico sul mercato!

Per quanto affermato fatemi spiegare facendo un paragone con il sistema Nikon più precisamente con la Nikon D810.

Con la Nikon D810 in abbinamento al fish-eye Nikkor, che tra l’altro ha un diaframma massimo di f/2.8, per fotografare la Via Lattea sono obbligato a chiudere fino a f/4 per avere un po di dettaglio nella foto in quanto il fish-eye Nikkor è molto morbido a f/2.8 in particolare ai bordi e angoli dell’inquadratura.

Invece, fotografando con la Olympus, il loro fish-eye mi permette di impostare il diaframma a f/1.8 guadagnando cosi circa 2–3 stop di luce.

Questo si traduce in ISO più bassi. Praticamente in una situazione dove con la Olympus OM D E-M1 MkII scatto a ISO 1600 dovrei impostare ISO 6400 sulla Nikon per avere risultati simili.

Ad ogni modo il fish-eye della Nikon ha uno schema ottico di ormai 25 anni e non può competere con il fish-eye Olympus, nemmeno chiuso a f5.6.

Ho sentito che la Nikon ha lanciato una versione nuova del fish-eye ma più buio, quindi … niente da perdere.

Ecco uno scatto a ISO 6400, fatto con la Olympus, nel buio totale in una notte senza la luna. Il diaframma dell’obiettivo è a f/1.8.

Ora, lascio a voi i calcoli per capire a che valore dovrei salire con la Nikon D810 ed il nuovo obiettivo Nikkor fish-eye, che offre soltanto un f4 su FF. Per caso oltre 25000 ISO? … A me risulta questo.

Quindi, un’altra volta mi sono chiesto:

dov’è il vantaggio di una FF nella vita reale, in campo? Lo so in studio è migliore non lo contesto. Ma io non fotografo in studio… pam, pam!

Dimenticavo … Ecco uno scatto a ISO 6400, a mano libera, in una grotta.

C’è di tutto: gamma dinamica e anche cromatica, esattamente come in qualsiasi altro apparecchio fotografico moderno.

Questo e stato soltanto un test eseguito per curiosità.

Sempre di notte e non solo — utili anche per la fotografia nello studio — possiamo scegliere tra due funzioni implementate in modo eccellente.

LA FUNZIONE LIVE COMPOSITE

Con la prima — Live Comp — si possono fare esposizioni fino a 3 ore facendo Light Painting o Star trails.

E, cosa molto interessante, non c’è più quella noiosa riduzione per il rumore sulle lunghe esposizioni che richiede un’altra esposizione “a vuoto” con la durata uguale a quella di prima. In questo caso sarebbero state 3 ore.

Olympus ha implementato un altro tipo di riduzione rumore sulle lunghe esposizioni, più efficiente e molto più corta, che fa uno scatto a vuoto di circa 60 secondi prima ed un’altro scatto di 60 secondi, sempre a vuoto, dopo l’esposizione.

Finalmente liberi da quell’attesa spaccamaroni, dove non si faceva niente, con la macchina che consumava la batteria in quando si esponeva per niente, perdendo il resto della notte soltanto… aspettando.

I miei test hanno rilevato una durata della batteria di circa 4 ore per un’esposizione continua e il doppio dell’autonomia aggiungendo il grip/booster. Più che sufficiente direi!

Per questa tecnica bisogna fare attenzione che il primo scatto abbia l’esposizione corretta.

Il resto dei scatti si limita ad aggiungere soltanto gli elementi luminosi sopra l’esposizione base.

Inoltre… durante la fase di scatto si può osservare la costruzione degli star trails direttamente sul display della fotocamera.

LA FUNZIONE LIVE TIME

Con la seconda funzione — Live Time — si possono fare scatti di 60 secondi sommati in sequenza ed il numero di scatti viene dato dal valore degli ISO.

Più e alta la sensibilità e minore sarà il numero di scatti necessari per l’esposizione.

Da 8 scatti a ISO 1600 fino a 24 scattando a ISO 200.

Quindi abbiamo approssimativamente mezz’ora di esposizione multipla dove la luce si accumula con il rumore andando sempre a calare.

Possiamo semplicemente vedere sul display come la scena inquadrata s’illumina con l’istogramma che si sposta. Interrompendo l’esposizione quando ci conviene!

Devo spiegarvi che Olympus OM D M1 MkII è l’unica fotocamera che ti permette di avere un’anteprima della Via Lattea sul display consentendo di inquadrare e comporre anche nella notte più buia?

Cosa che con le altre fotocamere tradizionali era molto difficile con un mirino praticamente nero sforzandomi nel fare test su test per centrare l’inquadratura.

Ecco una foto realizzata in una notte senza luna, a ISO 200!!!

È stata la prima volta dove sono riuscito ad avere un dettaglio nell’erba presente nel primo piano con in più il colore.

Questo piccolo sensore umiliava tutte le altre fotocamere che si ritenevano “di un certo livello”, che io stesso lodavo fino ad un certo punto.

Tutto questo solo perché gli ingegneri della Olympus sono riusciti ad implementare in modo geniale queste funzioni, dimostrando che capiscono molto bene come si lavora con la luce.

Certo… ci sono anche cose da rimproverare ma le facciamo alla fine perché c’è una lista…

Altri scatti notturni o al tramonto, con esposizioni fino a 60 secondi.

La nuova Olympus OM D E-M1 MkII permette di impostare direttamente dal menu, esposizioni fino a 60 secondi, a differenza dei 30 secondi della maggior parte delle DSLR.

Passiamo ora alla presentazione di alcuni scatti che possono aiutare ad valutare la capacità del sensore di riprodurre scene con un elevatissimo contrasto, permettendo di valutare anche la gamma dinamica.

Per finire, pubblico una foto realizzata in una situazione impossibile.

Avevo fotografato la luna all’80% della luminosità quando questa era vicina alla Via Lattea sulla volta celeste.

Mi aspettavo un risultato molto diverso. Invece, quello che e uscito, mi ha lasciato a bocca aperta.

Notte… controluce… e ho beccato sia la Via Lattea che il dettaglio nelle colline. Si amico mio, questo significa essere figo!

La scena non e artistica ma fa quanto tre trattati sull’esposizione e gamma dinamica.

E se non ve l’avevo ancora detto … notte, controluce, Via Lattea, la Luna, colline … tutto in uno singolo scatto … alla faccia del nemico. :)

Da quel momento in poi ho piena fiducia in questo attrezzo perché ha dimostrato che PUO!

ALBA E TRAMONTO

E visto che abbiamo parlato tanto di notturne ecco qualche alba, giusto per poter valutare ancora meglio la gamma dinamica di questa macchina…

Passiamo ora ad un’altro capitolo — il Ritratto.

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IL RITRATTO

Pensavo che la faccenda sarebbe stata “così-così” perché il sensore più piccolo avrebbe dato un bokeh più debole, invece la realtà e stata molto più dolce.

Pare che gli obiettivi della Olympus sono realizzati tenendo conto di questo handicap del sensore.

Ma dopo tanti ritratti fatti con la Olympus OM D E-M1 MkII ho capito che posso compensare con la tecnica ciò che stavo perdendo per via delle leggi della fisica.

Ora sto aspettando gli obiettivi con apertura massima di f1.2 … Sara da divertirsi!!!

Nel frattempo ho valutato la riproduzione del colore e la texture della pelle scoprendo che gli ingegneri della Olympus utilizzano un metodo molto ingegnoso per rendere i loro prodotti speciali.

Mi chiedevo come hanno fatto a scoprire quel effetto magico, trovato fin`ora soltanto nel Nikkor 105mm f/1.4.

Ebbene hanno lavorato sulla l’MTF realizzando uno schema ottico ottimizzato per la riproduzione dei toni della pelle.

Precisamente i dettagli più grossi sono riprodotti molto bene e molto definiti mentre la texture della pelle, tipo i pori e le piccole imperfezioni sono più morbidi.

In questo modo l’obiettivo risulta molto nitido generalmente, però morbido a livello cromatico, di micro-contrasto e dettaglio fine della pelle.

Tanto di capello!

Mi chiedevo anche per il bokeh come mai è cosi bello e ho scoperto:

  • Il passaggio da nitido/definito a sfocato è molto brusco sfruttando una progressione algoritmica molto bene studiata ed implementata.

Ecco un’esempio seguito da un crop al 100%.

CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA

Aggiungo alcuni scatti dove ho osservato attentamente il bokeh.

Sono foto scattate nella folla, con distanze veramente ridottissime tra il soggetto e le persone che lo circondavano.

Soltanto in questa occasione mi sono accorto della progressività del bokeh.

Cosi ho iniziato a studiare la documentazione dei brevetti degli obiettivi e gli MTF sulla base di quanto riuscito a trovare in rete.

Comunque si può vedere che ho la possibilità di separare il soggetto dallo sfondo persino quando questo si trova immerso nella folla con altri soggetti molto vicini.

La profondità di campo ha un passaggio molto netto da nitido a sfocato ma è abbastanza incidente da permettermi di avere tutti e due gli occhi del soggetto all’interno della zona nitida.

Si raggiunge cosi un’equilibrio eccellente tra la zona nitida e lo sfocato.

E dovrei ancora sognare una FF?

LA FOTOGRAFIA DI PAESAGGI

E cosi siamo passati alla fotografia paesaggistica e qui avevo a disposizione un’altra funzione rivoluzionaria implementata dal produttore.

LA FUNZIONE HI-RES

Con la funzione Hi-Res ho la possibilità di ottenere file RAW da 80 MPix e 50 MPix in formato JPEG.

Questo e possibile spostando il sensore da 20 megapixel in otto posizioni differenti durante l’esposizione facendo praticamente 8 esposizioni poi combinate in camera generando cosi un file nativo da 80 megapixel.

Non si tratta di interpolazione perché i pixel sono reali quando viene effettuata la ripresa.

Sempre con la funzione Hi-Res attivata riesco anche a guadagnare circa 1,5 stop per quanto riguarda il rumore digitale.

Cioè questo è minore negli scatti dove ho usato Hi-Res rispetto agli scatti normali. Ho fatto questa osservazione fotografando di notte con la funzione Hi-Res attiva.

La sensibilità ISO massima alla quale si può ancora attivare la funzione Hi-Res è 1600 ISO con un diaframma massimo di f/8. Sinceramente qui non vedo alcuna limitazione.

In più con Hi-Res attiva impostando tempi di esposizione diversi nelle otto esposizioni dello stesso scatto si va in pratica a simulare l’effetto di un filtro neutro digradante anche se è comunque leggermente diverso.

I seguenti scatti sono stati realizzati sia con un filtro ND che con la funzione Hi-Res.

Altri paesaggi, Hi-Res disattivata.

FOTO IN STUDIO

Si va avanti, entrando nello studio, dove il livello di riproduzione del dettaglio fine ha superato tutte le mie aspettative.

Tanto di capello anche in questo caso. È veramente un piacere lavorare nello studio con la Olympus OM-D E-M1 Mark II.

Ne parlerò di come si possono sfruttare le funzioni Live Comp usando sorgenti di luce banalissimi, come un telefonino o una torcia a LED. Questo però sarà in un’altro articolo.

LA FUNZIONE PROCAP

Un’altra funzione che non riesco a trovare cosi bene inserita in nessun’altra fotocamera — c’è l’hanno alcune compatte ma fa veramente pena — e la funzione ProCap.

Veramente … da sogno!

Questa funzione mi ha dato la possibilità, per la prima volta nella vita, di riprendere arcieri mentre lanciano le frecce o il fuoco uscendo dalla canna del fucile, tutto già dai primi scatti.

Semplicemente perché quando metto la macchina d’avanti agli occhi e premo il pulsante di scatto a metà:

  • la macchina inizia a scattare usando l’otturatore elettronico
  • registrando le foto nel buffer, ma senza scriverle nella memory card.

La velocità di scatto e allucinante! 60 scatti al secondo a risoluzione massima!!!! E posso scattare sia RAW che RAW+JPEG. Questo rileva e conferma la presenza di due processori “quad core” in funzione.

Tornando alla nostra discussione, la macchina scatta e mantiene nel buffer i sessanta scatti, continuando a scattare anche dopo aver premuto completamente il pulsante di scatto finche quest’ultimo viene rilasciato.

Ma e alla fine di questo processo che accade la magia.

Dopo aver finito la sequenza di scatto nella memory card vengono registrati, oltre agli scatti ripresi normalmente, anche 14 scatti ripresi prima di aver premuto completamente il pulsante di scatto. Pam, pam!

In questo modo anche se io avevo perso l’attimo/il movimento/lo sparo ho la possibilità di ritrovare nei 14 scatti precedenti anche la foto che “pensavo” di riprendere.

Guardate…

La stessa funzione usata con successo anche nel wild life

La raffica continua per qualche secondo, fino a quando il buffer e pieno, poi cala a 9.5 frame al secondo fino al riempimento della scheda di memoria.

E visto che si parlava di wild life, passiamo al prossimo capitolo.

LA FOTOGRAFIA WILD-LIFE

Questa e stata l’occasione ideale per testare l’efficacia del autofocus

Ho usato anche soggetti umani per testare l’autofocus

Ho usato anche soggetti umani per testare l’autofocus

LE CRITICHE

E cosi ho costatato che la velocità di focalizzazione è veramente eccezionale ma il sistema di gestione dello stesso e l’algoritmo della focalizzazione non sono proprio all’altezza. L’implementazione e molto semplicistica, nonostante sembri qualcosa di sofisticato.

AUTOFOCUS

Rimprovero anche la mancanza un punto autofocus master quando scelgo di mettere a fuoco usando un gruppo di punti autofocus.

La macchina sceglierà da sola il punto sul quale farà la focalizzazione iniziale, cosa che mi crea grossi problemi quando devo fotografare un’animale posto a 45 gradi rispetto al piano focale.

L’apparecchio non sa qual’è la testa o la coda e cosi focalizza usando il primo punto che trova la zona più contrastata. Questo mi obbliga ad usare un solo punto AF per avere la certezza che la zona nitida sarà la dove voglio io.

Per ora il menu mi da la possibilità di scegliere tutti i punti AF (eccessivi) o solo alcuni (troppo pochi) il che rende estremamente difficile tenere a fuoco un’uccello in volo rapido specialmente quando lo sfondo non e pulito e non e indicato attivare tutti i punti AF.

Anche la dimensione dei punti AF è troppo grande. In più dopo aver scattato, andando a rivedere la foto su display, non posso veder evidenziato il punto di messa a fuoco scelto.

IL MIRINO

Sempre al capitolo rimproveri … la qualità del mirino. Ci sono state situazioni quando non mi veniva di premere il pulsante di scatto perché quello che vedevo attraverso il mirino sembrava brutto, quindi non valeva la pena scattare.

Invece appena toglievo l’occhio dal mirino mi si presentava davanti un paesaggio da sogno… Meno male che nella fotografia wild-life non c’è neanche quel lag fastidioso.

Per ora considero il mirino soltanto uno strumento aggiuntivo che mi aiuta nell’inquadratura e basta. Non lo uso per nient’altro.

L’AVVIO DELLA FOTOCAMERA

All’accensione della fotocamera c’è un lag — tempo morto —troppo lungo.

Io con la Nikon potevo fotografare dopo circa mezzo secondo dall’identificazione del soggetto essendo l’apparecchio sostanzialmente sempre acceso. Ora, me lo posso dimenticare… purtroppo.

IL BATTERYGRIP

Un’altro malcontento — il booster/batterygrip non ha la funzione di ricarica delle batterie attraverso la porta USB.

Sony invece ha implementato questa funzione con successo.

IL SISTEMA FLASH

Un’altro aspetto negativo e la mancanza dei flash TTL dedicati. L’unica soluzione offerta da ProFoto mi sembra molto cara… troppo cara.

Il lampeggiatore di casa, Olympus 900, ha un lag inaspettatamente lungo quando in modalità TTL però si muove bene in manuale.

AUTONOMIA

La Olympus OM -D E-M1 MkII è una sorpresa nella durata della batteria.

Dopo aver fotografato una modella sulle dune, dopo la visualizzazione di vari file e registrando anche un paio di filmati in 4K, la batteria si è fermata quando il numero d scatti con una sola ricarica segnava 3078 scatti.

Non parlo del WildLife, perché in questo genere è difficile fare una statistica sul consumo della batteria. Potresti scaricare una batteria soltanto tenendo premuto il pulsante di scatto, aspettando che l’uccello spicchi il volo. Il battery grip con la batteria aggiuntiva e d’obbligo in questo caso.

CONCLUSIONI

Tutto sommato ora ho a disposizione un’attrezzo professionale che mi permette di fare tutto quello che so fare, senza farmi sentire limitato da nessun punto di vista.

La macchina fotografica non è altro che un’attrezzo, tutto ciò che è importate si trova dietro al mirino.

Oggi Olympus offre un sistema maturo, con circa 200 obiettivi, se prendiamo in considerazione anche i produttori di terze parti, che coprono focali da 7mm a 840mm e con esemplari che vantano aperture anche di f/0,95.

Ho anche adocchiato un Voightlander Nocton 10,5mm f/0,95 per fare fotografia notturna, abbinandolo ad un’altro obiettivo Olympus. Il fish-eye 8mm f/1,8, che vanta una qualità ottica sorprendente.

Le ottiche professionali hanno prezzi più economici di circa la metà, o addirittura un terzo, rispetto alla controparte Canon/Nikon con una qualità ottica che supera gli obiettivi Canon/Nikon ed offrendo fino a 74 l/m rispetto allo standard Canon/Nikon di 45 l/m.

Abbiamo cosi una definizione molto più alta capace di risolvere l’alta densità di pixel dei sensori micro 4/3.

Questo si traduce in dettaglio estremamente ricco. Vedi la texture degli obiettivi fotografati, presenti nella sezione macro, di questa recensione.

Olympus offre gratuitamente anche un software prodotto dalla casa per la trasformazione dei file ORF in TIFF o JPEG, però è molto lento e ogni tanto si blocca.

Personalmente ho scelto di utilizzare un programma prodotto da Phase One che offre una soluzione professionale estremamente potente per la conversione dei file.

E veramente sopra Adobe Lightroom, software che non raccomando per niente.

Sembra che Lightroom non riesca in alcun modo a convertire in modo efficiente i file ORF in file TIFF.

SCOPRI QUANTO COSTA

Si tratta ovviamente di una fotocamera di primissimo livello e top di gamma, quindi non aspettarti un prezzo sotto i 3000 Euro… Ma anche no!

Il bello di questa Mirrorless è che ha un prezzo che mediamente trovi nelle Reflex semi-professionali, con molte meno funzioni e tecnologicamente meno avanzate.

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