Termini fotografici basilari per chi scopre la fotografia

Quando affronti la fotografia per la prima volta è facile incappare in termini fotografici dei quali non ne comprendi minimamente il significato. A volte capita che anche gli esperti si lascino sfuggire il significato di qualche termine fotografico, figurati chi è all’inizio… Di cosa sto parlando?

  • La lunghezza focale
  • Il fattore di moltiplicazione
  • L’angolo di campo
  • L’apertura
  • Obiettivo veloce
  • Obiettivi fissi e zoom
  • Il micromosso e lo stabilizzatore
  • Filtro digradante

Se sei all’inizio della tua avventura fotografica è probabile che di alcuni di questi termini tu non comprenda il significato o tu ne abbia un’idea molto vaga.

Lo so perché ricevo tutti i giorni mail dove mi vengono fatte domande che evidenziano queste lacune, ma non devi preoccuparti.

Come tutte le cose fin quando qualcuno non te le spiega è normale non conoscerle o averle solo intese senza una precisa spiegazione.

LA LUNGHEZZA FOCALE

Termini fotografici

La lunghezza focale dell’obiettivo è quel numeretto in “millimetri” che trovi indicato sugli obiettivi. Lo trovi lateralmente o anche davanti.

Probabilmente il tuo obiettivo, quello che ti hanno dato in dotazione con la fotocamera, ha un’indicazione tipo 18–55mm o simile.

Ma che cosa indica?

Beh… se vogliamo fare i tecnici indica la distanza, in millimetri appunto, tra il centro dell’obiettivo quando è posto all’infinito ed il sensore digitale. Ahhh……. Scommetto che ora hai le idee chiarissime vero?

Dal lato pratico però forse a te non interessa molto conoscere questo significato

Io credo che dal lato pratico ti risulterà più facile comprendere cosa significa questo dato considerando che:

  • un numero più basso indica un ingrandimento minore;
  • un numero più alto indica un ingrandimento maggiore;

Compreso questo puoi successivamente tenere in considerazione che:

  • un numero più basso indica un obiettivo più corto e leggero;
  • un numero più alto indica un obiettivo più lungo e pesante;

Di conseguenza se disponi di un obiettivo con focale 18mm e successivamente lo cambi con un obiettivo di focale 55mm ti ritroverai un’immagine molto più ingrandita rispetto alla precedente: più del doppio.

Anche l’obiettivo sarà ovviamente molto più grande ed ingombrante.

Un obiettivo co focale 18mm di solito è più piccolo e leggero di un obiettivo con focale 50mm.

Hai presente gli obiettivi che vedi usare dai fotografi agli stadi di calcio alla TV o alle dirette delle Olimpiadi? Ecco… quelli sono obiettivi con focali dai 500mm ai 600mm, per questo motivo sono così grandi ed ingombranti (e pesano anche!).

L’obiettivo in dotazione come il 18–55mm di cui ho accennato prima indica che la tipologia di ottica permette di passare dalla focale di 18mm a quella di 55mm, hai quindi modo di “ingrandire” progressivamente l’immagine (ma di questo te ne sei accorto pure tu). Questo obiettivo si chiama “zoom”.

Per contro le dimensioni dell’obiettivo zoom rimangono quelle della focale massima: 55mm.

Se bene o male hai compreso il significato della focale allora puoi fare un passo ulteriore approfondendo la tipologia di obiettivi, che si differenziano in base appunto alla lunghezza:

  • obiettivi grandangolari (se hanno focali molto corte)
  • teleobiettivi (se hanno focali molto lunghe)

IL SENSORE APSC — FULLFRAME — MFT

Termini fotografici

Sentirai spesso persone parlare di sensore APS (o APS-C), FullFrame oppure MFT (oppure detto anche micro 4/3).

In sostanza è bene sapere che non esiste solo un formato e dimensione di sensore digitale in commercio ed installato nelle fotocamere, ma ne esistono di vari tipi e quelli che ti ho indicato sono i più comuni.

Il sensore FullFrame è grossomodo un sensore digitale delle stesse dimensioni della pellicola che si usava un tempo (si trovano ancora… non si sono estinte), ma inizialmente costava molto produrre questo tipo di sensori, quindi ne hanno creati di più piccoli come:

  • il formato APS-C
  • il formato MFT (Micro 4/3)

Il formato APS-C è una copia più piccola del formato FullFrame, quindi mantiene le stesse proporzioni in larghezza ed altezza (rapporto 3:2).

Essendo stato il formato preferito e sviluppato agli albori della diffusione delle fotocamere digitali, attualmente è ancora il formato più diffuso sulle fotocamere digitali a partire dalle reflex e mirrorless base.

Il formato MFT (Micro 4/3) oltre ad essere più piccolo del formato FullFrame, ha anche una proporzione diversa tra larghezza ed altezza (appunto un rapporto 4:3 dal quale trae il nome).

È assolutamente importante che tu sia consapevole del tipo di sensore di cui è dotata la tua fotocamera digitale, perché questo determina tutti i ragionamenti successivi che dovrai fare nella scelta degli obiettivi.

IL FATTORE DI MOLTIPLICAZIONE

Questo è un’altro di quei termini che viene usato molto in fotografia e nei quali sarai sicuramente incappato perché si tratta di una conoscenza tecnica basilare.

Poco fa ti ho spiegato cos’è la lunghezza focale, quel numeretto in “millimetri” indicato nell’obiettivo, ma ora devi sapere che il tipo di sensore va ad influenzare la lunghezza focale effettiva.

Se per esempio vai ad utilizzare una focale di 50mm sulla tua fotocamera reflex dotata di un sensore APS-C, la focale effettiva apparente non è 50mm, bensì 80mm.

Sarebbe più corretto dire che si tratta di una differenza di “angolo di campo inquadrato”, ma per prassi si preferisce esporre il concetto basandosi sulla “focale apparente”.

Questo succede perché il sensore APS-C, essendo un po’ più piccolo, riesce a catturare una porzione più piccola della scena inquadrata dall’obiettivi, e per questo risulta apparentemente più ingrandita.

Al lato pratico significa che hai un in ingrandimento maggiore e per rendere “comprensibile” questa cosa si è definito il “fattore di moltiplicazione”, ovvero un calcolo che rendere facile determinare qual’è la focale effettiva apparente.

  • Per le fotocamere Canon basta moltiplicare il numero sull’obiettivo per 1,6
  • Per le fotocamere Nikon/Pentax basta moltiplicare per 1,5
  • Per le fotocamere Olympus/Panasonic che usano il formato 4/3 si deve invece moltiplicare per 2

Devi comunque tenere in considerazione che non ti accorgerai mai di questa “differenza” fin tanto che usi sempre la stessa tipologia di fotocamera.

Se usi sempre fotocamere con sensore APS o Micro 4/3 (che mediamente costano meno di una fotocamera con sensore FullFrame) non ci farai caso.

Le cose cambiano se però ad un certo punto deciderai di acquistare una fotocamera con sensore FullFrame; in questo caso ti renderai subito conto che gli obiettivi che usavi prima danno un ingrandimento minore e questo è dovuto al fattore di moltiplicazione che viene a mancare nelle fotocamere con sensore FullFrame.

Ovviamente devi tenere a mente questo fattore di moltiplicazione quando magari vai a discutere e confrontarti con altre persone e fotografi.

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L’ANGOLO DI VISUALE (O PROSPETTIVA)

Termini fotografici

Anche se questo termine viene tirato in causa principalmente da tecnici della fotografia, è bene conoscerne il significato e a cosa si riferisce.

Oggi obiettivo ha un suo angolo di visuale (permette in pratica di ottenere una determinata prospettiva) e generalmente questo angolo di visuale è maggiore man mano che diminuisce la focale in millimetri.

Un maggiore angolo di visuale permette di vedere vedere e catturare “molte più cose” con un unico scatto, ma per contro queste saranno molto piccole.

Un minor angolo di visuale riduce la visione a pochi elementi, ma questi saranno molto più grandi e dettagliati nel fotogramma ottenuto.

Ma è veramente importante conoscere l’angolo di visuale (o prospettiva)?

Beh… non voglio sminuire l’aspetto tecnico, ma ad essere sinceri forse i fotografi identificano il tipo di obiettivo e hanno idea della prospettiva che andranno a catturare ragionando sulla focale e non sull’angolo di campo.

In altre parole:

  • un fotografo paesaggista che vuole catturare con la sua fotocamera molto più territorio possibile in un unico scatto, tenderà a preferire gli obiettivi con angolo di campo elevato e questo si ritrova negli obiettivi grandangolari (arrivando fino ai fisheye, obiettivi che catturano un angolo di campo pari a 180°).
  • chi fa fotografia naturalistica invece magari ha la necessità di avere un angolo di campo molto ridotto perché vuole concentrare la visuale dello spettatore in un unico elemento molto dettagliato. Per questo motivo questo tipo di fotografo tenderà a preferire i teleobiettivi.

Esiste un obiettivo che permette di replicare indicativamente quello che vediamo ad occhio nudo?

Beh… per consuetudine, anche se non è propriamente corretto, si tende ad individuare nella focale di 50mm (su fullframe) l’obiettivo che da un angolo di campo simile all’angolo di visuale attiva dell’occhio umano.

APERTURA

Termini fotografici

Quando si parla di apertura si fa sempre riferimento al diaframma nell’obiettivo.

Il diaframma, che si trova all’interno dell’obiettivo, ha il compito di regolare la quantità di luce che arriverà al sensore.

Il diaframma può essere impostato ad un’apertura molto piccola o molto grande e questo si regola tramite i valori diaframma che imposti tramite la tua fotocamera quando scatti in modalità manuale o in priorità di diaframma.

  • Un’apertura molto ampia permette, ovviamente, di far passare molta già luce che arriverà al sensore.
  • Un’apertura molto piccola farà passare molta meno luce.

I valori di apertura del diaframma sono identificati con dei numeri che di fatto sono un rapporto: ad esempio se nella tua fotocamera imposti 2.8 oppure 5.6 sta a significare che hai impostato un’apertura pari a f/2.8 oppure f/5.6.

Ora devi stare molto attento/a a quello che andrò a dirti: è molto importante che tu sia consapevole e ricordi che un valore BASSO del diaframma sta ad indicare un’apertura grande mentre un valore ALTO del diaframma sta ad indicare che il diaframma è molto chiuso.

Ad esempio il valore 2.8 rispetto al valore 5.6 sta ad indicare che il diaframma è molto più aperto e lascia passare molta più luce.

Non devi in pratica incappare nell’errore di credere che un valore più alto del diaframma stia ad indicare, come la logica ci tende ad insegnare, che il diaframma sia più aperto e faccia passare più luce.

Ma perché complicarsi la vita in questo modo e non definire uno standard di misurazione diverso?

In realtà c’è una motivazione tecnica dietro, infatti il rapporto è universale e vale a prescindere dall’obiettivo che vai ad utilizzare.

Qualsiasi obiettivo, anche se diversi tra loro, se aperto ad una apertura f/4, farà passare la medesima quantità di luce, a prescindere se si tratti di un grandangolare, teleobiettivo o zoom.

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LENTE VELOCE

Termini fotografici

Se senti qualcuno dire “è un obiettivo molto veloce”, di solito significa che si tratta o sta facendo riferimento ad un obiettivo che permette di aprire moltissimo il diaframma.

É un processo naturale e logico: un obiettivo che permette di aprire di più il diaframma permette — come indicato prima — di far passare molta più luce e di conseguenza la fotocamera usare un tempo di scatto molto più veloce.

Tra l’altro l’autofocus delle fotocamere moderne tende a funzionare meglio ed essere più performante quando l’obiettivo lascia passare molta più luce, di conseguenza un obiettivo che permette di far passare molta già luce di solito è sia più rapido nei tempi di scatto, ma anche già rapido nella messa a fuoco.

OBIETTIVI FISSI VS. ZOOM

Termini fotografici

Spesso incapperai in discussioni dove delle persone sostengono che gli obiettivi “fissi” sono meglio degli “zoom” e vice versa.

Gli obiettivi fissi sono quelli che, di fabbricazione, permettono di avere una sola focale (per questo motivo viene indicata come “fissa”).

Gli obiettivi zoom, come quello di cui sei in possesso molto probabilmente, permettono invece di variare la focale da un valore minimo ad uno massimo.

L’esempio più comune è il classico zoom 18–55 dato in dotazione con la fotocamera che hai acquistato.

Di solito gli obiettivi “fissi” hanno tra le loro caratteristiche la maggiore compattezza, dovuto sopratutto al fatto che disponendo di una sola focale sono stati costruiti per le dimensioni necessarie a gestire quella focale, e anche una migliore qualità ottica dovuta dal fatto che gestendo una sola focale non dispongono di tante lenti quante quelle presenti in un obiettivo zoom.

Nel lato pratico ormai gli obiettivi zoom hanno raggiunto un tale livello ottico che il vantaggio qualitativo viene un po’ meno, ma rimane pur sempre il problema degli ingombri e peso che fanno a tanti preferire ancora oggi gli obiettivi fissi.

Ci sono infine degli obiettivi zoom che io sconsiglierei di adottare, ovvero quegli obiettivi come un 18–300mm o 18–200mm che all’apparenza sembrano essere la soluzione ideale per poter fare “tutto”, ma nella realtà pratica hanno un sacco di limiti perché — in fotografia come in tanti altri ambiti — non esiste l’oggetto che ti permette di fare tutte le cose bene.

IL MICROMOSSO

Termini fotografici

Il microcosmo è un effetto negativo che si riscontra nelle immagini quando non si usa un tempo di scatto sufficientemente veloce.

Quando fai una fotografia devi impostare (o lo fa la fotocamera in base al tipo di “metodo di scatto” che hai impostato) tra i vari parametri il TEMPO DI SCATTO, ovvero per quanto tempo la fotocamera deve registrare la scena.

Immagina di fotografare una macchina di formula 1 in corsa:

  • se fai una foto con un tempo di scatto di 5 secondi ovviamente non potrai mai catturarla nel modo corretto e ti ritroverai una foto con una macchia colorata che non si capisce bene di cosa si tratta;
  • se imposti un tempo di scatto di 1 millesimo di secondo invece avrai buone probabilità di catturare la scena nel modo corretto.

Il micromosso lo riscontri quando magari “sei convinto/a” di aver usato un tempo di scatto sufficientemente veloce in fase di scatto, ma poi guardando la foto al computer ti rendi conto che l’immagine è leggermente mossa: questo è il micromosso (ovvero una situazione dove il mosso è talmente minimo che inizialmente non ci avevi fatto caso).

L’occhio umano in questa situazione non riesce generalmente a percepire che l’immagine è leggermente mossa (fintanto che non vai ad analizzare la foto al computer ingrandendo i particolari al 100%) ma percepisce che qualcosa non va.

In genere il micromosso viene percepito come una leggera perdita di definizione dell’immagine, in pratica viene percepita come leggermente sfocata.

Il micromosso può essere causato da due fattori:

  • la velocità dell’oggetto fotografato (spiegato prima con un esempio)
  • il fatto che non tieni sufficientemente ferma la macchina (a mano libera) in base al tempo di scatto usato.

LO STABILIZZATORE

Lo stabilizzatore è un sistema ed innovazione tecnica che ormai si trova in quasi tutti gli obiettivi e ha uno scopo: eliminare il micromosso causato dal fatto che non tieni sufficientemente ferma la macchina in fase di scatto (a mano libera).

In pratica lo stabilizzatore va ad annullare i micro-movimenti che fai fare alla fotocamera permettendoti di catturare l’immagine nel modo corretto.

Lo stabilizzatore si può trovare negli obiettivi (quindi trovi obiettivi che incorporano un sistema di lenti che si muovono per correggere la proiezione ed allineamento dell’immagine sul sensore), ed in questo caso ogni obiettivo ha il suo stabilizzatore incorporato.

Oppure si può trovare nel sensore, ovvero il sensore è dotato di un sistema elettronico che lo fa oscillare in modo tale da mantenere sempre l’immagine allineata nel modo corretto.

Quale dei due è migliore? Nessuno. Entrambi i sistemi sono molto validi.

Spesso quando sia affronta la fotografia da poco si fa un po’ di confusione sull’utilità ed uso dello stabilizzatore e anche le case produttrici di fotocamere a volte alimentano questa confusione facendo vedere dei test dove “grazie allo stabilizzatore di ultima generazione si possono fare scatti a mano libera anche con tempi di 20 secondi”.

Faccio chiarezza: è bella questa cosa dei 20 secondi a mano libera, tuttavia lo stabilizzatore non è in grado di “bloccare” il movimento del soggetto in movimento, pertanto — prendendo come esempio di prima la macchina di formula 1 — se non usi un tempo di scatto sufficientemente veloce non ci fai nulla dello stabilizzatore.

Se usi un tempo di scatto di 20 secondi, anche se lo fai a mano libera, otterrai comunque un’immagine con il soggetto mosso.

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IL FILTRO DIGRADANTE

Per finire ti parlo del “filtro digradante”.

Cosa sono i filtri bene o male credo tu lo abbia capito. Anche se oggi si fa tutto in post-produzione sai bene che se vuoi, puoi applicare davanti all’obiettivo un filtro colorato (rosso, arancio, giallo ecc…) pre ottenere delle immagini con delle dominanti.

Probabilmente se sei nuovo della fotografia qualcuno ti avrà consigliato di prendere un filtro protettivo (clicca qui per leggere un articolo dedicato) per la lente (filtri skylight oppure UV).

Oppure avrai sentito parlare del filtro polarizzatore (clicca qui per leggere un articolo dedicato) o addirittura del filtro neutro per fare le esposizioni lunghe.

Ma il filtro DIGRADANTE? Il filtro digradante è sempre un filtro ma con una caratteristica particolare: non è uniforme su tutta la superficie.

I filtri digradanti sono come questi: Ti servono? Beh… diciamo che hanno un loro uso particolare e visto che sei all’inizio forse per ora non ha senso approfondirne l’uso.

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