Il diaframma in fotografia. Le basi per comprenderlo. Tecnica Fotografica

Il diaframma in fotografia. Le basi per comprenderlo

Comprendere la funzionalità del diaframma in fotografia non è per niente semplice, e forse proprio per questo motivo molte persone si arrendono alla prima difficoltà passando oltre trascurando le opportunità creative che può permetterti di raggiungere.

Purtroppo di solito si tende a semplificare la questione dicendo che il diaframma da modo di gestire la profondità di campo, o per gestire lo sfocato se risulta più comprensibile, ma le sue funzionalità sono ben più complesse ed importanti.

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diaframma in fotografia

COS’È E COSA FA IL DIAFRAMMA IN FOTOGRAFIA

Beh… prima di fare brutte figure è meglio aver chiaro che il diaframma è un elemento meccanico che si trova all’interno degli obiettivi fotografici, quindi non è una caratteristica che puoi trovare indicata nella fotocamera con ottiche intercambiabili.

Questo elemento meccanico chiamato diaframma ha la particolarità di poter creare un foro di dimensioni variabili (in base alle impostazioni) in modo tale da poter regolare la quantità di flusso luminoso (o luce) che passa all’interno dell’obiettivo.

Quindi si… è come avere una specie di tappo nell’obiettivo che puoi aprire o chiudere a piacimento o in base alle tue necessità.

Si ok… simpatico dirai tu. Ma ancora non hai capito la sua utilità vero? Come darti torto?

diaframma in fotografia

LO SCOPO DEL DIAFRAMMA

Nell’articolo sulle basi delle fotografia ti ho spiegato che il diaframma è uno dei tre parametri essenziali, e di cui non puoi fare a meno, per ottenere una foto correttamente esposta.

Per rendere il concetto più semplice devi immaginare il flusso della luce. Seguimi nel mio ragionamento:

Il sensore (o pellicola) per registrare un’immagine deve essere colpito da una certa quantità esatta di luce che proviene dall’esterno; ovviamente puoi gestire la sensibilità del sensore alla luce attraverso gli ISO come già spiegato. Questo flusso luminoso arriva da ciò che hai difronte a te ovvero della scena che stai fotografando.

Bene. A questo punto che fa il flusso luminoso? Deve ovviamente passare attraverso l’obiettivo della tua fotocamera per poi trovare, guarda un po’, il sensore che si trova proprio li alla fine.

In questo breve tragitto all’interno dell’obiettivo il diaframma ti da modo, potendo regolare la grandezza di un foro, di decidere quanta luce far passare:

  • se c’è una luce molto intensa puoi decidere di farne passare poca;
  • se c’è una luce poco intensa (ambienti bui) poi decidere di farla passare tutta.

Puoi fare a meno del diaframma?

Se hai già letto gli altri articoli potresti intuire, o supporre, che anche con il tempo di scatto in fondo puoi decidere l’intensità di luce che deve colpire il sensore (o pellicola) e che pertanto del diaframma potresti anche farne a meno tutto sommato (e per questo motivo tanti non approfondiscono lo studio del diaframma).

Ma c’è un limite fisico del quale non puoi sbarazzarti: l’obiettivo stesso è un diaframma (un foro nel quale passa la luce appunto).

Ma fatta questa precisazione ti sei mai chiesto se puoi veramente farne a meno? Beh… probabilmente per la maggiorate delle foto che fai e valutando il semplice concetto di “esposizione corretta” potresti anche far a meno del diaframma e gestire la luce con il tempo di scatto e sensibilità ISO (cosa che viene fatta dalle fotocamere compatte in sostanza). Ma ti perderesti una cosa importantissima che deriva dalla regolazione del diaframma (o foro che fa passare la luce…): la gestione della profondità di campo.

diaframma in fotografia

IL DIAFRAMMA E LA PROFONDITÀ DI CAMPO

Vediamo un po’ come posso spiegarti la profondità di campo; prima però ti chiedo di condividere questo articolo sul tuo Facebook o social network preferito. Credimi che per me è importante e a te non costa veramente nulla!

Per farti capire cosa sia la Profondità di Campo non c’è mezzo migliore che un esempio pratico tratto dal manuale Bokeh — L’arte dello sfocato.

Fai questo semplice esperimento: prendi in mano una matita, distendi il braccio di fronte a te tenendola rivolta con la punta verso l’alto, e guardala. Osserva la matita e, con la coda dell’occhio, fai caso allo sfondo. Noterai che tutto ciò che sta dietro la matita è sfocato. Se però distogli lo sguardo dalla matita e ti concentri su ciò che sta dietro, succede l’esatto contrario: lo sfondo è nitidissimo, ma la matita risulta sfocata.

Questa è la Profondità di Campo: la capacità di vedere a fuoco tutti gli elementi, o solo parte di essi.

Nel nostro esperimento si parla di Profondità di Campo ridotta, in quanto tale capacità è limitata (o matita o sfondo). Il nostro sistema visivo ne ha una ridottissima, ma è talmente rapido nel mettere a fuoco ciò che osserviamo, che non ce ne rendiamo conto. Abbiamo l’impressione che tutto sia perfettamente a fuoco.

Con la fotografia le cose stanno però diversamente: la tua fotocamera, a differenza della vista umana che funziona in modo continuativo come un video, è in grado di catturare e registrare solo un singolo momento e, di conseguenza, riesce a rendere visibile e distinguere gli elementi sfuocati da quelli nitidi.

Il diaframma in fotografia
[FOTO SOPRA] In realtà la Profondità di Campo in una fotografia non si limita a due piani di messa a fuoco (sfondo e soggetto), ma a tre: lo sfocato dietro al soggetto, il piano a fuoco in cui si trova il soggetto, e lo sfocato tra la fotocamera e il soggetto.

COME SI GESTISCE LA PROFONDITÀ DI CAMPO

Per poter avere il controllo della profondità di campo devi necessariamente disporre di una fotocamera con i comandi manuali (anche se sarebbe più corretto chiamarli semiautomatici):

  1. M = manuale
  2. A, Av = priorità di apertura (o diaframma)

Se la tua fotocamera non dispone di questi comandi, ma solo di automatismi e scene pre-impostate, allora comprendi anche tu che i limiti creativi sono messi a dura prova, o quanto meno si limitano agli aspetti riguardanti la composizione.

COME SI LEGGE LA PROFONDITÀ DI CAMPO?

L’apertura del diaframma viene indicata in valori numerici anticipati dal prefisso f/. L’esempio di una scala di valori numerici standard è:

f/1 — f/1,4 — f/2 — f/2,8 — f/4 — f/5,6 — f/8 — f/11 — f/16 — f/22 — f/32 ecc…

Nella tua fotocamera verranno indicati come:

1–1.4–2–2.8–4–5.6–8–11–16–22–32 ecc…

  • Un numero di diaframma basso corrisponde ad una apertura molto ampia: un foro grande;
  • Un numero di apertura alto corrisponde ad una apertura molto piccola: un foro piccolo;

Il diaframma in fotografia
Per quanto riguarda la profondità di campo, ovvero l’intensità dello sfocato ottenibile, sarà così caratterizzato:

  • Un numero di diaframma basso corrisponde ad una apertura molto ampia che ti da modo di avere pochi elementi a fuoco;
  • Un numero di apertura alto corrisponde ad una apertura molto piccola che ti da modo di avere tanti elementi a fuoco;

Il diaframma in fotografia

A destra un diaframma molto aperto. A sinistra un diaframma molto chiuso.

Se vuoi approfondire la creazione e gestione dello sfocato ti consiglio il manuale realizzato appositamente che puoi trovare cliccando qui: Bokeh | L’arte dello sfocato.

Alessio

Blogger, Autore, Fotografo ed Imprenditore Online, Questo è il mio progetto più importante. Guarda le mie foto su 500px o SmugMug.

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