I punti di ripresa [composizione]

Con questa puntata dedicata alla composizione, continuo quanto iniziato precedentemente ovvero: punti di ripresa.

Analizziamo un pò più sul dettaglio cosa comporta fotografare dall’alto vs. il basso, in asse o dal basso vs. l’alto!

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PUNTO DI RIPRESA IN ASSE RISPETTO AL SOGGETTO 

Ti consiglio di utilizzare questa prospettiva di ripresa se non vuoi ottenere alcun tipo di deformazione sulla linearità del soggetto fotografato.

Come accennato prima questa scelta prospettica ti da la garanzia di poter ottenere un rapporto naturale tra le dimensioni del viso, tronco e gambe se fotografi una persona nella figura intera.

Posizionandoti più in alto rischieresti di ritrovarti con una immagine dove la testa sembra molto più grande del corpo, mentre fotografando dal basso rischieresti di farla risultare molto più piccola dei piedi o del tronco.

In linea di massima fotografando una persona “in asse” riesci a mantenere una fedeltà maggiore sulle proporzioni e questo vale anche se fotografi solo il viso di una persona.

Anche se non c’è un tronco o altre parti del corpo da inquadrare, se ti sforzi a mantenere e ricercare l’asse rispetto al soggetto fotografato hai la garanzia di ritrovarti un rapporto adeguato tra le dimensioni delle vare parti del viso (occhi, naso, bocca ecc…).

Ovviamente ci sono dei limiti oltre i quali non puoi andare. Con un obiettivo estremamente grandangolare, oppure avvicinandoti “troppo” al volto del soggetto non sarà la prospettiva a salvarti da una deformazione naturale causata dallo schema ottico dell’obiettivo usato.

Il tutto vale anche per la fotografia architettonica. Se vuoi evitare linee cadenti o storte, cerca di mantenere l’obiettivo in asse con la struttura geometrica fotografata (nei limiti del possibile… se fotografi un palazzo di 100 piani è ovviamente “impossibile”).

Al contrario se fotografi un bambino, fiore o animale il modo per mettersi in asse con loro è quello di abbassarsi fino alla loro altezza.

PUNTO DI RIPRESA IN ALTO RISPETTO AL SOGGETTO

Questo punto di ripresa viene di soluto usato per far sembrare il soggetto fotografato “più piccolo”. 

Il problema è che spesso questa prospettiva viene usata, involontariamente da chi non ha una cultura fotografica definita, per fotografare dei soggetti che sono già piccoli di suo (quindi più bassi della prospettiva “naturale” dell’occhio umano).

Ecco allora che un bambino risulta ancora più piccolo e goffo di quello che è, o un fiore risulta “spiaccicato al terreno” piuttosto che protendersi verso il cielo.

Ci sono solo due casi nei quali puoi sfruttare questa prospettiva in modo abbastanza sicuro:

  • se la persona che stai fotografando sta guardando nell’obiettivo

  • se utilizzi un grandangolare molto spinto

GLI OCCHI DELL’OSSERVATORE

Nel primo caso se riesci a fare in modo che l’osservatore guardi nell’obiettivo puoi anche utilizzare questa prospettiva dall’alto vs. Il basso. 

L’osservatore infatti verrà “catturato” dallo sguardo del soggetto fotografato (che più avanti capirai si tratta di un’ancora molto potente nelle fotografie).

L’USO DEL GRANDANGOLO SPINTO

Nel secondo caso si sfrutta una caratteristica del grandangolo, ovvero quella di “ingigantire gli elementi in primo piano rispetto a quelli che stanno dietro”, per ottenere una foto particolarmente originale ed interessante.

In questo caso la tua bravura deve essere quella di sfruttare un “difetto” degli obiettivi grandangolari a tuo vantaggio, per ottenere qualcosa di particolarmente interessante attraverso una prospettiva totalmente scomoda.

PUNTO DI RIPRESA IN BASSO RISPETTO AL SOGGETTO 

Siamo arrivato all’ultima prospettiva: dal basso verso l’alto.

Come già accennato questa prospettiva tende ad esaltare e slanciare la forma del soggetto/elemento fotografato.

Che tu utilizzi questa prospettiva per fotografare un edificio, o che tu la utilizzi per fotografare una persona importante (leader, capitano, boss), in entrambi i casi darai l’impressione a chi osserva la foto, di esserne quasi sopraffatto.

Nelle fotografie di edifici si creeranno delle linee cadenti molto accentuate che faranno sembrare i monumenti molto alti, altissimi e maestosi e questo effetto sarà tanto maggiore quanto più corta è la focale dell’obiettivo che andrai ad utilizzare.

Se disponi i un classico 18-55 prova a fare un test fotografando un edificio dal basso vs. l’alto prima a 18mm e poi a 55mm. Noterai subito che c’è una differenza abissale tra le due immagini che andrai ad ottenere.

Ecco degli esempi fotografici:

Nella ripresa dall'alto i fiori in primo piano sono un poò troppo schiacciati sul terreno dietro di essi. Sullo sfondo il paesaggio assume una notevole importanza, mentre i fiori sembrano avere il solo ruolo di primo piano che accentua il senso di profondità della scena. Se vi chiedessero qual è il soggetto di questa foto probabilmente rispendereste “il paesaggio”, o forse anche “le montagne sullo sfondo”. 

Foto sopra: con il punto di ripresa in asse i fiori guadagnerebbero tantissimo peso nell'economia della foto. Adesso ne diventano decisamente i protagonisti, mentre il paesaggio alle spalle (anche se inqueata immagine si nota poco) è comunque ridotto al ruolo di sfondo. Se ti chiedessero quale è il soggetto di questa foto risponderesti senza alcun dubbio “i fiori in primo piano”

Foto sopra: in questa foto, ripresa dal basso, i fiori in primo piano diventano ancora più importanti.

Non solo sono i protagonisti indiscussi dell'immagine, ma grazie alla ripresa dal basso adesso sembrano quasi “giganteschi”. 

UN PUNTO DI RIPRESA ESTREMO 

Ovviamente non si possono racchiudere in 3 punti la miriade di prospettive possibili, infatti sto solo dando una linea guida generale.

Nulla ti vieta, se riesci a farlo, di fotografare un elemento/soggetto da un angolo di 90°, magari mentre sei in volo su una mongolfiera o quando vai a fotografare Cappella Sistina.

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Queste possiamo definirle “punto di vista estremo” in quanto non rientrano di fatto in nessuna classificazione e sono sicuramente inquadrature e punti di vista veramente poco usali ed in un certo senso “difficili” da fare.


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